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venerdì 1 marzo 2013

Dateci un nuovo sogno!!


Cesare Sacerdoti
c.sacerdoti@cse-crescendo.com




Seguendo i dibattiti post elettorali ho avuto la sensazione che i leader politici siano concentrati a definire il nuovo nemico, già pensando alla prossima campagna elettorale. Il dibattito infatti non scorre sui contenuti, ma sugli atteggiamenti di questo o quel rappresentante politico, senza comprendere, senza prendere atto, ancora una volta, delle vere istanze che stanno dietro il voto dei cittadini.
Nel bene o nel male, l’Italia sta vivendo una nuova “rivoluzione” pacifica (come quella, non compiuta, post Tangentopoli). Francamente credo che questa sia una grande opportunità, da difendere e a cui dare compimento positivo. Non dico di esserne orgogliosi, ma non so quante altre Nazioni abbiano il coraggio di mettersi davvero in gioco. Purché si dia seguito positivamente a questa rivoluzione.
C’era chi voleva “mandare tutti a casa” per un forte rinnovamento: oggi abbiamo un Parlamento fortemente rinnovato, con un’età media dei Parlamentari molto bassa (la più bassa in Europa), con una forte componente femminile. Quest’obiettivo, malgrado tutto è stato raggiunto. E voglio non discutere dell’esperienza e delle competenze degli eletti. Loro hanno in mano ora l’opportunità di riscrivere il prossimo futuro del Paese.
La cosa per me drammatica è sentire i leader sconfitti parlare di “il bene del Paese”: cos'è il bene del Paese? Come lo si definisce? Secondo quale criterio? E’ il bene dell’Italia (c’era chi diceva “il bene dell’Italia sono io”) o degli italiani?
Ma purtroppo, al momento, si sente discutere solamente di provvedimenti “contro” qualcuno. Non si parla di futuro: nessuno sta cercando di dare un nuovo sogno agli italiani. Non può essere un sogno quello di “ridurre il costo della politica”; non può essere un sogno neanche “la restituzione dell’Imu”; e ancor meno è un sogno la politica dei tagli (che anzi per qualcuno può diventare un incubo).
Confondiamo i fini con i mezzi: quelli sopra indicati possono essere al più strumenti attraverso cui passare per perseguire una strategia.
In soldoni, mi chiedo, quanti posti di lavoro creano tali provvedimenti? Di quanto crescerà il benessere degli italiani? O vogliamo accontentarci di un’”Italia più giusta” in cui il malessere sia più diffuso, secondo il noto proverbio del mal comune mezzo gaudio (e mia nonna, saggia, aggiungeva “questo è il proverbio degli stupidi”)?

lunedì 18 febbraio 2013

Tanto litigare per nulla


di
Francesco Zanotti


Oggi il Corriere pubblica un raffronto, fatto dall’Oxford Economic Institute, sull'impatto economico dei diversi programmi di Governo.
Ora, innanzitutto, le cose che vogliono fare le quattro forze politiche analizzate sono molto simili. Ma soprattutto sono statisticamente uguali i risultati che si propongono.
Le differenze ci sono, ma sono così piccole che, certamente, le loro differenze non sono statisticamente significative.
Ed allora: perché i diversi schieramenti litigano ferocemente arrivando agli insulti personali, anche da parte di Signori molti compassati come Monti?
E’ questa litigiosità violenta e per il nulla che risolverà la crisi? O solo più semplicemente, ci conferirà autorevolezza internazionale?
Credo di no!
I lettori di questo blog sanno da dove nasce questa litigiosità cosmica e insulsa: dall’autoreferenzialità delle forze politiche che la battaglia elettorale aggrava fino ai risultati paradossali di cui sopra.

venerdì 1 febbraio 2013

Fuga dall’Università …


di
Francesco Zanotti




Oggi tutti i giornali parlano della “fuga dalle università”. Su Repubblica, ad esempio, Massimo Cacciari sostiene che questo fenomeno è l’ennesimo segnale che siamo un Paese in declino. Una studentessa se la prende con la riforma Gelmini.

Io vorrei parlare della crisi e delle speranze della conoscenza che sono la causa e la soluzione della crisi delle università. E della ecologia di crisi che ci sta devastando

La crisi della conoscenza ha, almeno, due cause che non vengono considerate.

La prima è che le classi dirigenti snobbano la conoscenza. Voglio dire che le classi dirigenti economiche, sociali e politiche non usano le conoscenze economiche, sociali e politiche esistenti. Straordinario è il caso della strategia d’impresa che è la conoscenza chiave per costruire sviluppo economico, ma è assolutamente ignota a imprenditori, manager e banchieri. Quindi, da un lato, i ragazzi non considerano la conoscenza utile e significativa. E, dall’altro, le classi dirigenti non domandano loro conoscenze avanzate. Se non quelle scientifico-tecnologiche … di cui parlo ora.
La seconda ragione è lo stato generale della conoscenza. Non riusciamo a staccarci da una visione specialistica della conoscenza. E questo accade proprio nella scienza. Una conoscenza specialistica è una risorsa strumentale e non vitale. Quindi può tranquillamente essere destinata solo ad una minoranza di tecnici che diventano sacerdoti di una conoscenza inevitabilmente esoterica.

Ed arriviamo alle speranze. Sta emergendo (purtroppo lentamente, ma sta emergendo) una nuova visione del mondo che promette di dotare l’uomo di una nuova conoscenza scientifica ed umana, socialmente generata e progettualmente disponibile per costruire una nuova società. Una  nuova conoscenza per rigenerare la classi dirigenti ed entusiasmare i giovani.

Per accelerare questo processo, per rilanciare conoscenza, università e società abbiamo progettato l’Expo della Conoscenza la cui descrizione che potete scaricare da questo blog


domenica 20 gennaio 2013

Campagna elettorale e risorse di conoscenza insufficienti


di
Francesco Zanotti


Una campagna elettorale senza contenuti. Ma è inevitabile.
E le ragioni sono due. La prima è illustrata dalla teoria dei sistemi autopoietici. Se si gioca un gioco (il gioco elettorale), i riferimenti sono inevitabilmente gli altri giocatori. Non possono essere le vicende della società, se non strumentalmente. Ad esempio: per colpire gli avversari.
La seconda ragione è più importante della prima. Noi abbiamo bisogno di una nuova capacità progettuale. Più intensa più immaginifica, capace di progettare una nuova società …
Il problema è che i nostri politici non hanno le risorse di conoscenza necessarie per farlo. Ascoltavo ieri sera su La7 Giovanni Flavia, un giovane carico di buone intenzioni e di grande eticità. Ma annaspava parlando di economia e finanza. Poi ho letto l’intervista a Monti sul Corriere che ha tuonato contro gli incapaci. Ovviamente assegnando a se stesso la coccarda di “capace”. Ed allora mi sono cascate le braccia.
Il problema non è nella qualità degli uomini. Se non siamo razzisti dobbiamo credere che tutti gli uomini hanno potenzialità uguali e, per quanto se sa, infinite. Il problema è che se gli uomini hanno risorse di conoscenza povere questa potenzialità annaspa. O si esprime in accuse e, quando tenta proposte, finisce con partorire banalità.
Monti e Favia sono persone generose, meritano di stare alla guida del Paese, magari insieme. L’unica cosa che dovrebbero accettare è di aumentare le risorse di conoscenza di cui dispongono. Anche Monti che è un tecnico? Soprattutto Monti perché sta dimostrando chiaramente che le sue risorse di conoscenza in economia (più specificamente: in strategia d’impresa), sociologia, antropologia, sistemica e molte altre sono del tutto insufficienti.
Allora è necessario un nuovo movimento che non abbia l’ambizione di assumere un ruolo politico, che non si perda nella “denuncite” oramai dilagante e sterile, ma che si ponga come obiettivo quello di fornire a tutti coloro che vogliono assumersi il ruolo di gestione della cosa pubblica le risorse di conoscenza sufficienti per farlo con successo.


giovedì 10 gennaio 2013

Conoscenze (colpevolemente) dimenticate: De Finetti

di
Luciano Martinoli

Bruno de Finetti (1906-1985) è stato un grande matematico italiano. Fondatore della "Teoria" della probabilità, prima di lui si parlava solo di "calcolo", e delle sue innumerevoli e feconde applicazioni in economia, nel campo delle assicurazioni e in altri settori. Se ne può trovare un pregevole e succinto racconto della sua vita e delle sue opere qui . Lascio alla lettura di esso ulteriori commenti e descrizioni della grandezza dell'uomo. Qui vorrei limitarmi a sottoporre solo due brevi citazioni, ispiratrici di nuove direzioni e misura dall'angusto angolo della mente dove tutti ci siamo andati a ficcare. 

La cosa che faceva arrabbiare de Finetti e lo faceva uscire letteralmente dai gangheri era l’idiozia umana dipinta da sapienza. “Le imbecillità vestite di scuro”, “i vari modi del non dir niente”, i problemi posti male.

Non è che, per caso, tutti noi, ma sopratutto gran parte della classe dirigente, abbiamo dimenticato questo banale e ovvio accorgimento preoccupandoci più del vestito che di ciò che vestivamo?
E chi, ma sopratutto come, ci aiuta ad evitare in tutti i modi di "dire niente"?

"L’utopia costituisce un presupposto necessario per ogni impostazione significativa della scienza economica”

E' un tema, per fortuna, sempre più ricorrente. Solo lui, e pochi altri, però ha avuto l'ardore di spingersi così in profondità per scoprirlo e mostrare a tutti ciò che i signori "vestiti di nero" non hanno capacità di concepire, o paura di svelare.

Quanto, al di là degli aforismi, ci stiamo perdendo non accedendo alla conoscenza sviluppata in ogni dove? Come renderla fruibile a tutti per garantire il proseguimento su nuove basi dello sviluppo della comunità umana?

lunedì 29 ottobre 2012

Tempus fugit e povertà


di
Francesco Zanotti

La necessità di avviare una nuova fase di sviluppo (dai non parliamo di crescita: è troppo volgare e fuorviante) non è contestata proprio da alcuno.
I nostri politici non perdono occasione di dire che di solo rigore si muore e che bisogna … ecco purtroppo loro parlano di crescita, ma per quanto devo dire va bene lo stesso.
Ecco, appunto i politici. Il discorso sul tempo riguarda proprio loro.
Immaginiamo che qualcuno di loro abbia una ricetta (sarebbe meglio un preciso progetto, non una ricetta) per costruire sviluppo. Non ce l’ha nessuno, viviamo di genericità velleitaria quando si tratta di proporre e non più di denunciare, ma supponiamo, proprio per assurdo, che qualcuno ce l’abbia.
Bene, quando potrà metterla in pratica? Calcoliamo il tempo.
Oggi siamo immersi nella stagione delle primarie, poi verranno le elezioni politiche, poi occorrerà formare il Governo, poi occorrerà trasformare questa ricetta in legge da far approvare dal Parlamento … ecco, siamo almeno a luglio del prossimo anno. Ecco, no, poi ci sono le vacanze … allora facciamo settembre con tendenza a slittare ad ottobre.
Calcolo finito: qualunque ricetta per quanto miracolosa sia, se tutto va bene, non potrà essere messa in atto prima di ottobre dell’anno prossimo.
Ma tutto non può andare bene ...

lunedì 10 settembre 2012

A zonzo sul web una domenica pomeriggio...

Considerazioni irrtuali e gratuite in libertà...


Da un'agenzia di stampa si apprendono i dati sull'erogazione di energia elettrica in Italia dall'inizio dell'anno ad agosto. Terna, proprietaria della rete di distribuzione dell'energia elettrica,  sistema venoso del nostro paese, annuncia una diminuzione di consumi, rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, dell' 1,4% . L'Italia si sta spegnendo? Chissà, forse c'è una spiegazione tecnica, ma con le mille e più Alcoa che chiudono (il Corsera del 9 agosto citava 141 vertenze al vaglio del Ministero dello Sviluppo Economico per un totale di 168.462 lavoratori) questa energia elettrica chi la dovrebbe consumare?
Quali progetti, quali capacità per rilanciare lo sviluppo per questo nostro affannato Paese?
Abbiamo un professore (dalla "bibliografia sottile", come ci ricorda un acuto osservatore come il professor Sapelli), tecnico a capo di tecnici (ma esistono le "tecniche" per governare un Paese? Il gotha degli economisti inglesi, non più tardi del 22 luglio 2009, in una missiva alla regina Elisabetta ammisero le loro incapacità.), abbiamo i partiti pronti a governare, abbiamo anche i leader con le ricette pronte in tasca che non aspettano altro di metterle in pratica, perchè loro sì che hanno capito come funziona! Ma un Paese di 60 milioni di persone, acculturate, evolute, con una lunga tradizione storica può mai "funzionare", come se fosse una macchina? Può essere in attesa di un qualcuno che la "guidi", come un automobile?

"Rilanciare lo sviluppo", dicevo, ma altri dicono "crescita", "attirare investimenti stranieri". Di cosa?
Facciamo un salto in Europa, in un piccolo paese in "via di sviluppo": La Slovacchia.
Samsung, azienda elettronica coreana, ha presso Galanta, un paesino a meno di 50 chilometri ad est di Bratislava, una fabbrica dove impiega 3000 persone, nella maggioranza donne in quanto preferite per lavori di precisione quali l'elettronica richiede. La produzione è prevalentemente di schermi LCD e l'azienda, attiva in Slovacchia fin dal 2002, ha ricevuto da allora incentivi per 110 milioni di euro ai quali, in vista delle difficoltà del mercato, se ne sono aggiunti altri 28.
Un mio conoscente, manager di un'azienda che ha anch'essa nell'area un sito produttivo, proprio qualche giorno fa mi raccontava del fenomeno di "ritorno" delle operaie dalla Samsung.
"Perdiamo spesso operaie che preferiscono gli stipendi leggermente più alti offerti dai coreani"- mi raccontava- "ma dopo un po' ritornano da noi. I ritmi di lavoro sono forsennati; pensa che le donne, quando hanno le loro 'cose' mensili, sono costrette a indossare una fascia rossa al braccio per consentire ai capi di misurare le pause per andare in bagno."
Dunque 138 milioni di euro in 10 anni per allevare delle schiave!
E' questo l'unico sviluppo consentito dalla competizione globale.
E' questo ciò che stanno pensando i nostri governanti?
E se noi, tutti noi, potessimo avere idee migliori?
Saprebbero come consentire di realizzarle? O pensano davvero che per qualche misterioso dono divino solo loro siano nel "giusto"?
Ci sono sempre più segni che vi è un problema di "sistema", oltre che di uomini. Immaginare il "nuovo", radicalmente nuovo, non può esser fatto con le risorse cognitive attuali, che appaiono le uniche disponibili leggendo i giornali, le interviste, parlando con le persone.
Prima di parlare di soluzioni, bisogna arricchirsi "cognitivamente". Altrimenti le domeniche a zonzo sul web saranno sempre più deprimenti.

Luciano Martinoli
l.martinoli@cse-crescendo.com

Luciano Martinoli

domenica 2 settembre 2012

Un Business Plan emozionante come un romanzo

di
Francesco Zanotti


Oggi sul Sole 24 Ore, in prima pagina, con il titolo “Quando impresa e cultura parlano la stessa lingua”.

L’Autore vuole fare un omaggio alla cultura e all’impresa, ma fa un pessimo servizio a tutte e due. Se poi si guarda in altri luoghi dello stesso giornale si trovano punti di vista più interessanti, a partire dal pezzo di David Lodge in prima pagina dell'inserto “Domenica”.
Cosa c’è che mi sembra fuorviante di quell’articolo?
Innanzitutto si ha l’impressione che fare cultura sia solo il fare romanzi. Ma forse non era intenzione dell’autore sostenere questa tesi.
Si sostiene, però, che il ruolo dell’impresa a favore della cultura è quella di fare interventi (in questo caso organizzare un premio: Il Campiello) con gli stessi valori e le stessa passione con la quale si fa impresa.
Mi permetto di sostenere lapidariamente una diversa tesi. Non solo scrivere romanzi è fare opere d’arte. Anche costruire imprese è fare opere d’arte. Gli imprenditori, però, non costruiscono imprese opere d’arte solo perché ricercano la qualità, quello che piace al pubblico, ricercano i talenti etc.
Costruiscono imprese opera d’arte quando hanno voglia di cambiare il mondo. Ed usano il loro patrimonio cognitivo (la visione del mondo, i modelli e le metafore di cui dispongono) per costruire una proposta di cambiamento del mondo.
Il problema è che oggi non riusciamo più a generare imprese opere d’arte. La mia interpretazione è che il patrimonio cognitivo che oggi gli imprenditori usano è troppo povero per immaginare e costruire imprese opere d’arte. Un modo straordinario di fare cultura sarebbe quello di arricchire il patrimonio cognitivo degli imprenditori. Non fornire solo soldi e protezioni, ma anche e soprattutto conoscenza. Ad esempio, le conoscenze di strategia d’impresa. Con queste risorse cognitive riusciranno a fare il primo passo del processo di generazione di imprese opere d’arte: un Business Plan emozionante come un Romanzo.

lunedì 20 agosto 2012

Monti e gli Altri … Con la lettera maiuscola

di
Francesco Zanotti


Forse esiste anche un’altra ragione della crisi e del perchè non riusciamo a superarla …
Ieri, a Rimini (secondo quanto riportano i media), in un meeting che aveva come obiettivo il rapporto tra l’Uomo e l’Infinito, il Presidente del Consiglio ha dichiarato il suo obiettivo: Stiamo mettendo i semi per rendere la società italiana più normale, più guardabile in faccia e più ispiratrice di fiducia.

Per giudicare la qualità del suo obiettivo occorre guardare gli Altri …

John Fitzgerald Kennedy, 12 settembre 1962

« Gli occhi del mondo, guardano ormai verso lo spazio, verso la luna e i pianeti che vi sono oltre ad essa, e noi ci siamo impegnati a far sì che tutto ciò non sia governato da una bandiera ostile di conquista, ma da un vessillo di libertà e di pace ».
« Abbiamo iniziato questo viaggio verso nuovi orizzonti perché vi sono nuove conoscenze da conquistare e nuovi diritti da ottenere, perché vengano ottenuti e possano servire per il progresso di tutti ».

 Suo Fratello Robert, 18 marzo 1968

sabato 19 maggio 2012

Innovazione, ascolto e cerchi magici

di
Francesco Zanotti


Tutti parlano, cercano, invocano l’innovazione. Soprattutto i politici. Ma... ancora una volta, il problema è la conoscenza…
Fate la prova del telefono. Provate a telefonare non dico a Monti, ma a qualche politicuzzo locale. Se non fate parte di qualche cerchio magico, non riuscite a parlarci. Ma non è che questo politicuzzo non parli. Anzi. Quando, per caso, lo cuccate in qualche immagine televisiva, lo vedrete certamente al cellulare. Se è un politico importante ad un cellulare che gli ha appena passato qualche porta borse.
Il problema è con chi parla.
Se le comunicazioni vengono ristrette a persone “importanti”, si forma un cerchio magico di persone che conversano freneticamente tra di loro. Che, in pratica, passano quasi tutto il loro tempo a conversare. Ma questo conversare tra i soliti noti ha effetti devastanti. Crea realtà virtuali, sganciate dalla realtà di chi sta fuori dal cerchio magico (cioè la stragrande maggioranza delle persone). Questa realtà virtuale (che non esiste, che è creata dalle loro conversazioni, che vive solo nelle loro conversazioni) è quella su cui, poi, si basano per decidere, progettare, fare leggi.
La politica è distante dalla gente. Ma il problema non è l’ottusità o la malafede dei politici. La loro distanza siderale dalla realtà è generato dalla spasmodica concentrazione gli uni sugli altri, dal loro chiudersi in circoli di comunicazione rigorosamente chiusi.
Ovvio che persone chiuse in circoli autoreferenziali non posso avere nessuna idea nuova e non possono capire idee nuove. L’innovazione diventa solo ricerca scientifica, ma una ricerca scientifica mitica che non capiscono, che non sanno indirizzare  e che delegano a scienziati chiusi in altri circoli autoreferenziali.
Che c’entra la conoscenza? Semplice: non ho espresso idee originali. Ho solo letto Luhmann e tratto alcune conclusioni. Anche i nostri politici potrebbero leggere Luhmann e, poiché non sono cretini, potrebbero trarre le mie stesse conclusioni e rompere, di conseguenza, i cerchi magici che li isolano dal mondo che dovrebbero (e, forse vorrebbero) servire. Dovrebbero, però, lasciare un attimo il telefonino per leggere qualche riga di Luhmann … Forse davvero una “mission impossible”  …

giovedì 29 marzo 2012

Sta accadendo quello che è accaduto a Berlusconi

di
Francesco Zanotti


Non si può che essere d’accordo con Bersani., quando sostiene che sia i tecnici sia i politici devono stare attenti perché esiste una Italia che può decidere di prendere a schiaffoni sia gli uni che gli altri.

Vorrei aggiungere alcune cose per indicare una modalità di governo diversa da quella utilizzata dal governo attuale.
Una delle conseguenze della modalità di governo “scelta” da Monti è quello di essere riusciti a compattare e motivare un forte dissenso: quattro sindacati che manifesteranno insieme … Chi ha qualche anno di più, sa da dove viene l’UGL e che anni fa la CGIL non avrebbe mai partecipato a nulla insieme a questo sindacato.

E il processo di coagulazione di un forte dissenso proseguirà. Le ragioni sono sistemiche.

mercoledì 22 febbraio 2012

Obiettivi, ma come? Non certo con la conoscenza


di
Francesco Zanotti

E’ tutto un fiorire di obiettivi: la lettera di Monti e di altri Capi di Stato e di Governo “trasgressivi”, ad esempio. Vi sono obiettivi generali: modernizzare le nostre economie, costruire maggiore competitività. Vi sono obiettivi più specifici: dall’apertura del mercato interno all’inevitabile potenziamento di ricerca e innovazione.
Ma questi obiettivi generali e specifici sono, in realtà, generici, continuano ad essere ripetuti ossessivamente e mai raggiunti.
Io credo siano obiettivi retorici. Alcuni sono addirittura miti insensati come quello della competitività. Per dimostrarne l’insensatezza, ripropongo una citazione scoperta e pubblicata nei nostri Blog dall’Ing. Sacerdoti:

lunedì 19 dicembre 2011

Non posso essere più in disaccordo


di
Francesco Zanotti

Sul Corriere della Sera di oggi trovo un articolo del Prof. Sartori dal titolo: “Merito e selezione per salvarci tutti”.
E’ difficile trovare un articolo sul quale io sia più in disaccordo di questo. Cito solo i punti del disaccordo. Se a qualcuno interesserà un approfondimento…
Il primo punto di disaccordo è che l’articolo si basa su di un’ipotesi oramai falsificata da tutta la conoscenza sistemica: che la democrazia rappresentativa (non la democrazia tout court) possa governare una società complessa. Contestato questo principio, cade tutto il discorso delle élite.
Lascio stare la polemica sul ’68, che è di una superficialità rara, e passo al contestare il concetto di base della meritocrazia: le selezione. E’ il residuo di una concezione riduzionistica del mondo.
In pratica, della convinzione che esista uno standard umano ottimale a cui riferirsi per misurare quanto più o quanto meno una persona gli si avvicini. Credo che tutte le scienze umane e naturali stiano urlando che pensare che esista questo standard è una sciocchezza. Come è una sciocchezza pretendere di misurare alcunchè di profondo (conoscenze, competenze, emozioni etc.) della persona umana. Credo che la scienza che urla più forte in questa direzione sia la fisica.
Ma non voglio farla così complicata. Invece della fisica, cito solo una scienza “di dettaglio”: la docimologia. E’ la scienza della valutazione scolastica. Provate a leggere qualcosa di questa “scienzuncola” e vedrete che è ridicolo il solo pensare di aver criteri oggettivi di valutazione di qualunque cosa che abbia a che fare con la complessità umana.
Quindi, che fare? Abbandonarsi alla immeritocrazia? No certo! Il cosa fare (almeno una direzione lungo la quale riflettere e progettare) lo abbiamo scritto abbondantemente, diffusamente in questo blog.
Infine, il finale … viva i tecnici: “il governo Monti è l’unica chance di salvezza che ci resta”. Ma su questo finale ho già scritto un blog.

giovedì 15 dicembre 2011

Un Professore senza allievi e senza scienza


Sergio Romano nell’articolo di fondo del Corriere di oggi sembra cadere nel mito del “Santo Subito”. Il Prof.
Monti è il Santo che arriva nella terra dei barbari (alcuni barbarissimi come la Lega) e diffonde sapienza, buon senso e umorismo. La Verità, insomma. Ma gli allievi non accettano il suo insegnamento. Alcuni, come i signori della Lega, si permettono di contestarlo, come si faceva a scuola ai miei tempi …Io credo che l’Ambasciatore Romano sia banalmente caduto in un equivoco. Ha semplicemente confuso la sua affinità di stile, di cultura e di casta con il Prof. Monti con la Verità. A lui appare verità quello che propone il Prof. Monti perché “riconosce” le sue parole.
Ambasciatore, non basta che Ella “senta” che il Prof. Monti proponga la verità perché sia davvero la verità. Come certo saprà, l’evidenza non è un criterio di valutazione epistemologicamente fondato.
In realtà, quello che propone il Prof. Monti è bel lontano dall’essere la verità. E’ solo il frutto dell’applicazione di una pseudo scienza alla realtà attuale con la pretesa che questa pseudo scienza permetta di capire ed intervenire.
La pseduscienza è l’economia che, ostinatamente, cerca di scimmiottare la fisica classica, considerandola un modello assoluto di conoscenza. E’ una sciocchezza pensare che il riduzionismo della fisica classica possa permettere di capire le dinamiche economiche, sociali e politiche. Le faccio un solo esempio. Cito dal testo del Suo articolo“ (Monti) ha spiegato che certe misure richiedono uno studio accurato dei loro effetti … ". Egregio Ambasciatore, la scienza economica attuale non è assolutamente in grado di prevedere gli effetti di un qualunque cambiamento economico, sociale, politico o istituzionale. Non solo, tutta la nuova conoscenza (sia nelle scienze naturali che umane) sviluppata nel ‘900 ha convenuto che questa capacità di previsione (tecnicamente: di calcolo) non può esistere.
Egregio Ambasciatore, solo un meccanico esperto riesce a capire perché una bicicletta non funziona e ripararla. La società è diversa da una bicicletta. Ed allora perché speriamo che con il dare la bicicletta Italia in mano al Prof. Monti (un tecnico, cioè un “meccanico”), questi ce la restituisca funzionante?
Io non sono leghista ed anche a me danno fastidio gli esibizionismi chiassosi e primitivi. Ma non posso dimenticare che noi liceali chiassosi avevamo ragione nel protestare contro insegnanti paludati di quasi nulla.
A noi nessuno aveva dato una conoscenza diversa e ci siamo dovuti arrangiare a costruirla. Certo ci siamo riusciti male. Ma oggi questa conoscenza esiste: dalle scienze naturali alle scienze umane si continua a ripetere che il banale riduzionismo della fisica classica non ha niente a che vedere con i sistemi biologici, economici, sociali.
Perché ostinatamente continuiamo ad ignorare questa nuove conoscenza, rimestando noiosamente (e dannosamente) i modelli di analisi e di intervento tipici delle scienze ottocentesche sperando che nasca il mondo del nuovo millennio?

...continua

Ce ne stiamo accorgendo a colpi di crisi ricorrentesi in ogni dimensione dell'umano. E' evidente che dovunque guardiamo c'è qualcosa che, gravemente, non va: lo sviluppo economico, la povertà, il rapporto con la natura, la soddisfazione sul lavoro e le profonde esigenze di realizzare una vita degna... E allora vogliamo smetterla di denunciare il passato? Sta diventando stucchevole cercare l'ennesimo cantuccio della stanza della società industriale e scoprire ancora una volta l'accumularsi di una polvere. E' il momento di lasciar riposare per un po' la denuncia e la protesta anche perché, se siamo onesti, dobbiamo chiederci: ma noi dove eravamo in questi anni?

Vivevamo su Marte e improvvisamente siamo tornati sulla terra ed abbiamo scoperto che quegli inetti di terrestri, dopo la nostra denuncia, non aveva fatto nulla. E tocca ancora a noi risvegliare le coscienze? Certo che no! Noi abbiamo vissuto immersi in questa società. Sono anche le nostre azioni che hanno mantenuta chiusa la stanza. Lasciando accumulare e incancrenire polvere. Viene quasi da dire: l’accumularsi e l’incancrenirsi ci fa comodo perché la nostra unica competenza era il contestare. Visto che sul costruire abbiamo dato tutti pessima prova.
E non si dica che qualche potere forte, da qualche parte ha impedito che le nostre folgoranti idee liberassero la stanza dalla polvere dell’ingiustizia, del privilegio … Quelli che sembrano poteri forti lo sono solo di fronte alla nostra incapacità di costruire alternative.
Cara e vecchia società di tutti noi, dunque. Che ci ha permesso di superare secolari infelicità … Certo non tutte, certo non a tutti, certo non ugualmente, ma molto.
Cara e vecchia società dalla quale ora dobbiamo allontanarci con un pizzico di nostalgia. Portandoci dentro lo zaino che accompagna ogni viaggio tutto quello che di buono ha prodotto.
E con il passo che diventa sempre più baldanzoso a mano a mano che diventa chiaro il luogo, la nuova società verso la quale siamo diretti ..
Ma verso quale luogo vogliamo dirigerci? Quale nuova società vogliamo costruire?
Noi certo non lo sappiamo! Sappiamo solo come fare a costruirla!

Allora la nostra proposta è strana. Non abbiamo soluzioni, linee politiche, idee originali. Ma un metodo con il quale generarle.
Primo passo di questo metodo: cambiamo i linguaggi. Secondo usiamo questi nuovi linguaggi per progettare insieme .. Accidenti, mi rendo conto che mi sto avventurando in un sentiero accidentato …
Allora provo con una storiella. Pensiamo di indossare occhiali verdi e di dover dipingere una parete di un nuovo colore: il verde ci ha seccati. Ai nostri piedi abbiamo una vasta gamma di barattoli di vernice. Ma tutti i colori ci sembrano gradazioni del verde. E, così, piano piano ci sembra inutile ridipingere una stanza di un nuovo colore che potrà essere solo una gradazione di verde. Accidenti ai poteri forti che ci costringono a dipingere sempre e solo di verde …
Ma poi arriva qualcuno che ci convince che un certo barattolo contiene il rosso. Ma apparirà rosso solo quando lo stendiamo sulla parete … Così, spinti da nuova fiducia e dalla voglia di avere nuova fiducia, cominciamo a dipingere. Ma, anche dopo averlo steso sulla parete, quel colore continua ad essere l’ennesima gradazione del verde. Allora la nostra collera e massima: certo solo un grande complotto di qualche potentato molto potente ci può costringere a naufragare in un mare di verde …
Maledetti poteri forti .. .
Così attiviamo un Gruppo antiverde. Che, innanzitutto, continua ossessivamente a dimostrare che tutto è di quel verde che, oramai invece di speranza, sta a segnalare schifezza. E poi cerca di buttare via tutti i barattoli …
Cosa significa partire dai linguaggi e dal metodo per usarli?
Significa togliersi gli occhiali verdi. E riuscire così a scoprire che tutti i barattoli sono effettivamente di mille colori. Riuscendo a vedere mille colori rinasce davvero la speranza di poter dipingere diversamente la stanza. Ma non possiamo stare senza occhiali ed ogni tipo di occhiale, anche il più sofisticato, altera i colori … Anche il rosso più sfavillante sarà, poi, sempre, ideologicamente, rosso … Ed allora che fare? Impariamo a cambiare occhiali quando vogliamo vedere cose diverse. Ma, poi, come dipingiamo quella stanza? Inevitabilmente tutti insieme con occhiali diversi. Perché ognuno può portare un solo tipo di occhiali per volta. E per fare della stanza un capolavoro, sono necessari tutti i colori. Quando il dipinto a mille mani sarà finito potremmo vedere un miracolo che piacerà a tutti e che tutti potranno vederlo in modo sempre diverso. Basterà indossare gli occhiali degli altri e se ne scoprirà un bellezza diversa.
Allora il nostro programma è molto semplice. Apparirà forse banale e ininfluente: diffonderemo nuovi linguaggi ed attiveremo gruppi progettuali che li useranno per progettare i mille aspetti di una nuova società.
I linguaggi sono i modelli e le metafore che nell'ultimo secolo, provenendo sostanzialmente dalle scienze della natura, si sono aggiunti a quelli tipici della società industriale.
Il metodo con il quale li useremo sarà Sorgente Aperta …
Ma perché “balbettanti”? Perché nel progettare un nuovo mondo ci rendiamo conto che il primo esprimersi non sarà che un balbettio. E, perché “poietici”? Perché il balbettio dovrà essere fecondo. Si trasformerà certamente in storie che cominceranno ad essere vissute.
Allora anche questo manifesto è un balbettio poietico? Certamente. Speriamo di doverlo riscrivere al più presto meno balbettante e più fecondo.