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venerdì 28 aprile 2017

Decisionisti impotenti, generatori di conflitti non ricomponibili

di
Francesco Zanotti

Risultati immagini per lonely man

Non è un problema di qualità personali. Tutti coloro che vogliono costruire da soli il futuro vengono spernacchiati. Ma non è un problema di qualità personali. E’ un’inevitabilità sistemica. Chi di decisionismo ferisce di ridicolo perisce. A tutti i livelli del vivere collettivo.

Il caso più eclatante è Trump. Ha le idee chiarissime (non discutiamo se giuste o sbagliate), è un uomo di grande volontà ed energia. Ma nei primi cento giorni ha incassato più sconfitte che … ecco quasi solo sconfitte.
Ma anche Renzi non ha scherzato in fatto di decisionismi impotenti. E ultimamente, vedi il caso Alitalia, ci sono cascati anche i sindacati nella tentazione di scegliere per gli altri.

Scrivevo che la ragione non sta nelle incapacità personali, ma in una inevitabilità sistemica. Cerco di spiegarla brevemente.
Il decisore seriale pensa che la sua visione delle cose sia quella corretta e cerca di usare il potere legittimamente conseguito, per realizzarla.
Ora ogni persona “ragiona” (immagina, progetta, sceglie) usando le risorse cognitive di cui dispone. Purtroppo i decisori seriali, proprio perché sono tali, non hanno il tempo per arricchire il patrimonio di risorse cognitive di cui dispongono e la società diventa sempre più complessa. Il combinato disposto di queste due tendenze è che le scelte che operano, invece che universali, sono molto parziali. Allora non possono che scatenare la reazione di tutti coloro che non le condividono. E non importa se il giorno prima di hanno votato alla Presidenza degli Stati Uniti.

Le stesse dinamiche si sviluppano all’interno dei partiti. Domenica sapremo chi sarà il Segretario designato del PD. Ma questa designazione comporta una scelta tra persone che, per farsi scegliere devono contrapporsi. Già di per sé sono persone che hanno sistemi di risorse cognitive “semplici” con i quali solo visioni parziali possono sviluppare, ma il confronto elettorale li costringe a semplificarle ulteriormente: si vincono le elezioni con slogan.
Allora, per definizione, chi vince rappresenterà solo formalmente tutti perché per vincere è stato costretto a escludere legittimità alle idee degli altri. Il risultato sarà un aumento della conflittualità interna. E nuove scissioni. Come è accaduto allo sconfitto Bersani che alla fine si è preso la sua rivincita uscendo dal PD.



venerdì 1 marzo 2013

Dateci un nuovo sogno!!


Cesare Sacerdoti
c.sacerdoti@cse-crescendo.com




Seguendo i dibattiti post elettorali ho avuto la sensazione che i leader politici siano concentrati a definire il nuovo nemico, già pensando alla prossima campagna elettorale. Il dibattito infatti non scorre sui contenuti, ma sugli atteggiamenti di questo o quel rappresentante politico, senza comprendere, senza prendere atto, ancora una volta, delle vere istanze che stanno dietro il voto dei cittadini.
Nel bene o nel male, l’Italia sta vivendo una nuova “rivoluzione” pacifica (come quella, non compiuta, post Tangentopoli). Francamente credo che questa sia una grande opportunità, da difendere e a cui dare compimento positivo. Non dico di esserne orgogliosi, ma non so quante altre Nazioni abbiano il coraggio di mettersi davvero in gioco. Purché si dia seguito positivamente a questa rivoluzione.
C’era chi voleva “mandare tutti a casa” per un forte rinnovamento: oggi abbiamo un Parlamento fortemente rinnovato, con un’età media dei Parlamentari molto bassa (la più bassa in Europa), con una forte componente femminile. Quest’obiettivo, malgrado tutto è stato raggiunto. E voglio non discutere dell’esperienza e delle competenze degli eletti. Loro hanno in mano ora l’opportunità di riscrivere il prossimo futuro del Paese.
La cosa per me drammatica è sentire i leader sconfitti parlare di “il bene del Paese”: cos'è il bene del Paese? Come lo si definisce? Secondo quale criterio? E’ il bene dell’Italia (c’era chi diceva “il bene dell’Italia sono io”) o degli italiani?
Ma purtroppo, al momento, si sente discutere solamente di provvedimenti “contro” qualcuno. Non si parla di futuro: nessuno sta cercando di dare un nuovo sogno agli italiani. Non può essere un sogno quello di “ridurre il costo della politica”; non può essere un sogno neanche “la restituzione dell’Imu”; e ancor meno è un sogno la politica dei tagli (che anzi per qualcuno può diventare un incubo).
Confondiamo i fini con i mezzi: quelli sopra indicati possono essere al più strumenti attraverso cui passare per perseguire una strategia.
In soldoni, mi chiedo, quanti posti di lavoro creano tali provvedimenti? Di quanto crescerà il benessere degli italiani? O vogliamo accontentarci di un’”Italia più giusta” in cui il malessere sia più diffuso, secondo il noto proverbio del mal comune mezzo gaudio (e mia nonna, saggia, aggiungeva “questo è il proverbio degli stupidi”)?

lunedì 25 febbraio 2013

Indifferente ….


di
Francesco Zanotti


Oggi si saprà chi ha vinto le elezioni, anche se è probabile che non vinca nessuno.
Ma se qualcuno vincesse non ha alcuna importanza chi sia: tanto saremmo nei guai lo stesso!
Nessuno ha un progetto complessivo di società futura, ma tutti coltivano la strategia del tirare la coperta corta. Se ci avete fatto caso, tutti propongono qualche forma di redistribuzione. Monti tra Stato e cittadini, a favore dello Stato. Bersani e Vendola (con sfumature) a favore dei poveri contro i ricchi. Ingroia a favore delle carceri. Grillo a favore del “popolo” contro la classe dirigente.
Tirando la coperta, però, si finisce solo per litigare. E il litigare sociale si chiama rivoluzione.
Noi non abbiamo bisogno di redistribuire la ricchezza esistente, ma di creare tanta nuova ricchezza. Che è possibile solo attraverso una nuova conoscenza. Poi mettiamo pure in galera i farabutti, razionalizziamo lo Stato, distribuiamo meglio la ricchezza prodotta. Ma prima produciamola … anche per mantenere le legioni che, a sentire Grillo e Ingroia, se la meritano. E tutto l’apparato statale che avrebbe bisogno di migliorare i servizi, non di costare meno. Cito un solo servizio che avrebbe bisogno di nuovi investimenti (si chiamano investimenti, non costi): la scuola.

lunedì 18 febbraio 2013

Tanto litigare per nulla


di
Francesco Zanotti


Oggi il Corriere pubblica un raffronto, fatto dall’Oxford Economic Institute, sull'impatto economico dei diversi programmi di Governo.
Ora, innanzitutto, le cose che vogliono fare le quattro forze politiche analizzate sono molto simili. Ma soprattutto sono statisticamente uguali i risultati che si propongono.
Le differenze ci sono, ma sono così piccole che, certamente, le loro differenze non sono statisticamente significative.
Ed allora: perché i diversi schieramenti litigano ferocemente arrivando agli insulti personali, anche da parte di Signori molti compassati come Monti?
E’ questa litigiosità violenta e per il nulla che risolverà la crisi? O solo più semplicemente, ci conferirà autorevolezza internazionale?
Credo di no!
I lettori di questo blog sanno da dove nasce questa litigiosità cosmica e insulsa: dall’autoreferenzialità delle forze politiche che la battaglia elettorale aggrava fino ai risultati paradossali di cui sopra.

lunedì 4 febbraio 2013

Imporre l’agenda …


di
Francesco Zanotti



La forza di Berlusconi è la campagna elettorale. Non il Governo, ovviamente. Ma tutti sanno che il vincere la campagna elettorale non c’entra nulla con il governare.
Berlusconi vince (personalmente sempre, come partito questa volta non si sa) perché impone l’agenda del dibattito politico. Gli altri lo seguono. Lo criticano, certamente. Ma questo significa accettare che è lui il protagonista. Guardate i giornali nemici di Berlusconi: sono pieni di Berlusconi.
I contenuti latitano da tutte le parti, ma le altri parti latitano anche nella capacità di imporre l’agenda.
Sarebbe importante che si imponesse un’altra agenda: quella della conoscenza. Ma non è tema da campagna elettorale. Lo dimostra il Sole 24 Ore riportando ieri (3 febbraio 2013) la sintesi delle proposte di Berlusconi, Bersani, Giannino, Ingroia e Monti (il mio elenco è in ordine alfabetico) sul tema della cultura: ne prevale la dimensione museale. Ma di questo parlerò domani o dopo domani.
Il nostro obiettivo nei prossimi due mesi sarà quello di predisporre un programma per lo sviluppo attraverso la conoscenza da presentare quando sarà evidente l’impotenza della nuova classe dirigente politica. Essa, credo, non avrà bisogno di misurarsi coi fatti perché il nuovo Parlamento difficilmente riuscirà a esprimere un Governo. Certamente non potrà esprimere un Governo che saprà costruire sviluppo.

venerdì 1 febbraio 2013

Fuga dall’Università …


di
Francesco Zanotti




Oggi tutti i giornali parlano della “fuga dalle università”. Su Repubblica, ad esempio, Massimo Cacciari sostiene che questo fenomeno è l’ennesimo segnale che siamo un Paese in declino. Una studentessa se la prende con la riforma Gelmini.

Io vorrei parlare della crisi e delle speranze della conoscenza che sono la causa e la soluzione della crisi delle università. E della ecologia di crisi che ci sta devastando

La crisi della conoscenza ha, almeno, due cause che non vengono considerate.

La prima è che le classi dirigenti snobbano la conoscenza. Voglio dire che le classi dirigenti economiche, sociali e politiche non usano le conoscenze economiche, sociali e politiche esistenti. Straordinario è il caso della strategia d’impresa che è la conoscenza chiave per costruire sviluppo economico, ma è assolutamente ignota a imprenditori, manager e banchieri. Quindi, da un lato, i ragazzi non considerano la conoscenza utile e significativa. E, dall’altro, le classi dirigenti non domandano loro conoscenze avanzate. Se non quelle scientifico-tecnologiche … di cui parlo ora.
La seconda ragione è lo stato generale della conoscenza. Non riusciamo a staccarci da una visione specialistica della conoscenza. E questo accade proprio nella scienza. Una conoscenza specialistica è una risorsa strumentale e non vitale. Quindi può tranquillamente essere destinata solo ad una minoranza di tecnici che diventano sacerdoti di una conoscenza inevitabilmente esoterica.

Ed arriviamo alle speranze. Sta emergendo (purtroppo lentamente, ma sta emergendo) una nuova visione del mondo che promette di dotare l’uomo di una nuova conoscenza scientifica ed umana, socialmente generata e progettualmente disponibile per costruire una nuova società. Una  nuova conoscenza per rigenerare la classi dirigenti ed entusiasmare i giovani.

Per accelerare questo processo, per rilanciare conoscenza, università e società abbiamo progettato l’Expo della Conoscenza la cui descrizione che potete scaricare da questo blog


domenica 20 gennaio 2013

Campagna elettorale e risorse di conoscenza insufficienti


di
Francesco Zanotti


Una campagna elettorale senza contenuti. Ma è inevitabile.
E le ragioni sono due. La prima è illustrata dalla teoria dei sistemi autopoietici. Se si gioca un gioco (il gioco elettorale), i riferimenti sono inevitabilmente gli altri giocatori. Non possono essere le vicende della società, se non strumentalmente. Ad esempio: per colpire gli avversari.
La seconda ragione è più importante della prima. Noi abbiamo bisogno di una nuova capacità progettuale. Più intensa più immaginifica, capace di progettare una nuova società …
Il problema è che i nostri politici non hanno le risorse di conoscenza necessarie per farlo. Ascoltavo ieri sera su La7 Giovanni Flavia, un giovane carico di buone intenzioni e di grande eticità. Ma annaspava parlando di economia e finanza. Poi ho letto l’intervista a Monti sul Corriere che ha tuonato contro gli incapaci. Ovviamente assegnando a se stesso la coccarda di “capace”. Ed allora mi sono cascate le braccia.
Il problema non è nella qualità degli uomini. Se non siamo razzisti dobbiamo credere che tutti gli uomini hanno potenzialità uguali e, per quanto se sa, infinite. Il problema è che se gli uomini hanno risorse di conoscenza povere questa potenzialità annaspa. O si esprime in accuse e, quando tenta proposte, finisce con partorire banalità.
Monti e Favia sono persone generose, meritano di stare alla guida del Paese, magari insieme. L’unica cosa che dovrebbero accettare è di aumentare le risorse di conoscenza di cui dispongono. Anche Monti che è un tecnico? Soprattutto Monti perché sta dimostrando chiaramente che le sue risorse di conoscenza in economia (più specificamente: in strategia d’impresa), sociologia, antropologia, sistemica e molte altre sono del tutto insufficienti.
Allora è necessario un nuovo movimento che non abbia l’ambizione di assumere un ruolo politico, che non si perda nella “denuncite” oramai dilagante e sterile, ma che si ponga come obiettivo quello di fornire a tutti coloro che vogliono assumersi il ruolo di gestione della cosa pubblica le risorse di conoscenza sufficienti per farlo con successo.


venerdì 18 gennaio 2013

Lapidariamente …


di
Francesco Zanotti


… è immorale perseguire di stabilità. Non abbiamo bisogno di stabilità, ma di costruire una nuova società ed una nuova economia. Mi si obietterà che è possibile farlo solo dopo avere ottenuto la stabilità della società e dell’economia attuale. 
Stupidaggini. 
Il cercare di stabilizzare un sistema complesso non crea le condizioni per un suo ulteriore sviluppo.
La ricerca di stabilità è solo l’obiettivo, inconsciamente disonesto, di una classe dirigente (compresi i rivoluzionari) che vuole mantenere quella società e quell'economia che gli riconosce il ruolo, appunto, di classe dirigente.
Chiedete (e la lista sarebbe lunga e sta diventando sempre più lunga) a tutti coloro che sperimentano la fatica del vivere in modo sempre più drammatico se ad essi interessa la stabilità …

giovedì 10 gennaio 2013

Conoscenze (colpevolemente) dimenticate: De Finetti

di
Luciano Martinoli

Bruno de Finetti (1906-1985) è stato un grande matematico italiano. Fondatore della "Teoria" della probabilità, prima di lui si parlava solo di "calcolo", e delle sue innumerevoli e feconde applicazioni in economia, nel campo delle assicurazioni e in altri settori. Se ne può trovare un pregevole e succinto racconto della sua vita e delle sue opere qui . Lascio alla lettura di esso ulteriori commenti e descrizioni della grandezza dell'uomo. Qui vorrei limitarmi a sottoporre solo due brevi citazioni, ispiratrici di nuove direzioni e misura dall'angusto angolo della mente dove tutti ci siamo andati a ficcare. 

La cosa che faceva arrabbiare de Finetti e lo faceva uscire letteralmente dai gangheri era l’idiozia umana dipinta da sapienza. “Le imbecillità vestite di scuro”, “i vari modi del non dir niente”, i problemi posti male.

Non è che, per caso, tutti noi, ma sopratutto gran parte della classe dirigente, abbiamo dimenticato questo banale e ovvio accorgimento preoccupandoci più del vestito che di ciò che vestivamo?
E chi, ma sopratutto come, ci aiuta ad evitare in tutti i modi di "dire niente"?

"L’utopia costituisce un presupposto necessario per ogni impostazione significativa della scienza economica”

E' un tema, per fortuna, sempre più ricorrente. Solo lui, e pochi altri, però ha avuto l'ardore di spingersi così in profondità per scoprirlo e mostrare a tutti ciò che i signori "vestiti di nero" non hanno capacità di concepire, o paura di svelare.

Quanto, al di là degli aforismi, ci stiamo perdendo non accedendo alla conoscenza sviluppata in ogni dove? Come renderla fruibile a tutti per garantire il proseguimento su nuove basi dello sviluppo della comunità umana?

martedì 4 dicembre 2012

Ma dove vogliamo andare???


Ovvero: sintesi dell’attuale competizione politica

di
Francesco Zanotti

La prima cosa da dire è che è drammatico il dover subire una competizione elettorale quando servirebbe una alleanza progettuale per costruire un Progetto di Sviluppo per il Paese.
Ma so che alla nostra classe dirigente non passa neppure per il bugigattolo vicino all’anticamera del cervello il rinunciare a scazzottarsi per lunghi mesi.
Ed allora guardiamo alle “armi” con cui ci si scazzotterà. Banali: il candidato più giovane possibile, il cambiamento come slogan retorico perché nessuno ha un Piano complessivo e concreto di cambiamento, lo spostamento degli equilibri come strategia.
E’ ovvio che, se è questo il tipo di scazzottamento a cui assisteremo, sarà del tutto indifferente chi vincerà. Chiunque sarà il vincitore, si troverà di fonte ad una sfida (quella di definire un Piano di Sviluppo per il nostro Paese) che è del tutto impreparato ad affrontare. E il definire un Piano di sviluppo non sarà neanche immaginata come necessità. L’occupazione principale dei vincitori sarà rinfacciare la sconfitta ai perdenti. L’occupazione principale dei perdenti sarà quella di cercare la rivincita verso i vincitori. Amen 



lunedì 26 novembre 2012

Né programmi, né vittorie, ma progettualità attuabili


di
Francesco Zanotti




Oramai è chiaro, una società complessa non è governabile dall’Alto. Un Governo è capace di imporre tasse, ma non di generare sviluppo.
E’ inutile sostituire un Governo con un altro. E’ anche inutile cercare un Governo trasgressivo (Grillo, Vendola etc.).
Questo significa che le energie buttate nelle campagne elettorali (dove si cerca la vittoria, ufficialmente per realizzare programmi) sono uno spreco, generano illusioni ed aggravano la crisi attuale.
Per Governare verso lo sviluppo occorre una modalità di Governo radicalmente diversa.
Il punto di partenza non può che essere costituito da progetti locali, intensi ed autofinanziantesi. Non si deve chiedere nulla al Governo, tanto nulla potrebbe dare. Poi un Governo culturalmente diverso costruirà una società sintesi.
Detto diversamente, occorre attivare un processo emergente che parta da individui e gruppi “locali” (non solo gruppi geografici). Poi il Governo farà sintesi.
Il problema è che oggi ci sono solo progettini piccoli piccoli che, per di più, cercano di essere “mantenuti”.
Allora il problema è sempre e solo la conoscenza. Noi siamo le nostre risorse cognitive. Se riusciamo a fare solo progetti banali, significa che le risorse cognitive di cui disponiamo ci impediscono di guardare lontano dal presente e dal nostro “particulare”. Il progetto dell’Expo della Conoscenza che proponiamo intende diffondere una nuova conoscenza capace di diffondere nuove conoscenze capaci di far individuare e costruire una nuova società.

domenica 21 ottobre 2012

Stupidità delle campagne elettorali


di
Francesco Zanotti


Stupidità ovunque. Negli USA si combatte sul filo delle battute e delle gaffes: vi sembra dignitoso per il Paese più potente e, potenzialmente, più creatore di guai?
In Germania: in Germania si blocca il processo di evoluzione del sistema Europa perché si finalizza tutto all’emotività di una campagna elettorale.
In Italia: di sviluppo ne parliamo a maggio … forse.
Sì, siamo in piena e disordinata campagna elettorale. Sarà il prossimo Governo che dovrà formulare un forte, innovativo, emozionante Piano di Sviluppo per il Paese. Ma potrà farlo solo a partire da Maggio 2013 perché oggi tutti i politici sono in altre faccende affaccendati: le battute e le gaffes locali. A maggio, però, se dalle elezioni uscirà un Governo nobile e forte. Ma non ci contiamo molto …
Usiamo, invece, la campagna elettorale e tutte le risorse che mette a disposizione per avviare una grande progettualità sociale capace di scatenare progettualità locali altrettanto grandi. Certamente riusciremmo a costruire un grande Piano di Sviluppo del nostro Sistema Paese che funga da contesto per mille nuovi progetti “locali”. Non ultimi quelli delle nostre imprese.

giovedì 29 marzo 2012

Sta accadendo quello che è accaduto a Berlusconi

di
Francesco Zanotti


Non si può che essere d’accordo con Bersani., quando sostiene che sia i tecnici sia i politici devono stare attenti perché esiste una Italia che può decidere di prendere a schiaffoni sia gli uni che gli altri.

Vorrei aggiungere alcune cose per indicare una modalità di governo diversa da quella utilizzata dal governo attuale.
Una delle conseguenze della modalità di governo “scelta” da Monti è quello di essere riusciti a compattare e motivare un forte dissenso: quattro sindacati che manifesteranno insieme … Chi ha qualche anno di più, sa da dove viene l’UGL e che anni fa la CGIL non avrebbe mai partecipato a nulla insieme a questo sindacato.

E il processo di coagulazione di un forte dissenso proseguirà. Le ragioni sono sistemiche.

domenica 7 novembre 2010

Nicolas Bourbaki, e i nostri leader … Da Berlusconi a Marchionne, passando da Bersani e dai rottamatori


Sull’inserto domenicale del Sole 24 Ore (domenica 7 novembre 2010) leggo la storia di Nicolas Bourbaki, nome collettivo con il quale un gruppo di giovani matematici, per lo più francesi, tra la fine degli anni trenta e gli inizi degli anni sessanta del secolo scorso ha provato a riscrivere tutta la matematica. Il loro portavoce è stato, a lungo, Jean Alexandre Eugène Diedonné, che l’autore dell’articolo non cita.
A quanto riferisce il “The Princeton Companion book of mathematics”, pag. 824, il gruppo è ancora attivo nella prima decade di questo nuovo secolo

Ho comprato anch’io i volumi di Bourbaki, anche se quando frequentavo l’università nessuno me ne aveva parlato… Era “strano” volevo capire fino in fondo… E l’approccio di Bourbaki mi piaceva molto… anche se poi molta acqua è passata sotto i ponti.
Bourbaki appartiene all’età strutturalista. Il suo approccio è poi stato “superato” da altri approcci fondazionali, come la teoria delle categorie… Ok, non è il caso di andare oltre con l’approfondimento.

Ma perché parlo di Bourbaki?

mercoledì 26 maggio 2010

Un commento ed una risposta


Provo a dare un mio contributo, dopo i due interventi al mio post "oltre i miti ... ed oltre Galileo". Uso un altro post, perché è un testo un po' lunghetto :-)

Inizio dal secondo, che non ha bisogno di una risposta. Solo, vorrei dichiarare il mio apprezzamento per un punto di vista a cui non avevo pensato. E provo a rilanciare… Allora una delle aree di conoscenza che non dovrebbe mancare alla nostra classe dirigente è la filosofia. Magari, così, oltre a immaginare davvero qualche soluzione alla crisi, ci risparmierebbe anche lo spettacolo meschino di mille baruffe chiozzotte televisive…

Poi, l’intervento del Sig. G.,
Poiché l’intervento contiene domande, ecco la mia risposta …

Rimane vaga ed indistinta la proposta, dice il Sig. G. ..

Be’, la proposta viene descritta in dettaglio nel libretto di circa 100 pagine che si può scaricare dal blog.

Certo, rimane una proposta particolare.
Essa non usa come chiave di lettura del reale i sistemi di interesse. Per il semplice motivo che questo modo di leggere il mondo porta solo a conflitti. Mi obietterà: ma gli interessi esistono e sono forti e ben decisi a difendersi e perpetuarsi. Ecco, innanzitutto, dico che, se così fosse davvero, l‘unica soluzione possibile è la violenza. Una violenza che deve essere rivoluzionaria. Non so se ricorda i librettini della allora sinistra extra parlamentare, negli anni ’70. Allora, il presunto sistema di interessi che governava il mondo si chiamava “governo mondiale delle multinazionali”. E quella sinistra, coerentemente, ha provato a distruggerlo facendo la rivoluzione con gli esiti che tutti conoscono.
A me la via della rivoluzione non piace e propongo di metterla in soffitto per sempre.

Ma, allora, ci teniamo gli attuali Signori degli interessi?
Certo che no! Ma per “eliminarli” propongo questa strada. Abbandoniamo la visione del mondo del “logicamente e oggettivamente” e usiamo quella suggerita dalla metafora della complessità. Essa ci propone (e ci chiede di accettare questa proposta solo se ci piace) che è il nostro sguardo che vede sistemi monolitici intelligenti, dediti a costruire la loro egemonia sociale per disporre a loro piacimento delle risorse. In realtà, esistono certamente battaglie (non strategie coordinate, ma battaglie) per accaparrarsi le risorse attuali. Ma sono battaglie sempre più sterili, condotte da persone che fanno scelte sempre meno efficaci. Per poter veramente impostare una egemonia, dovrebbero conoscere le dinamiche di sviluppo dei sistemi umani. E se ne guardano bene dal farlo. Sono sistemicamente degli sprovveduti.
Possono creare guai, ma lo possono tanto più quanto più noi, che vogliamo cambiare le cose, continuiamo a rosicarci dentro, invece di costruire un nuovo mondo. Che, al loro apparire, li vedrebbe immediatamente sparire per perdita di significato.
Immaginate Berlusconi e Bersani (o Geronzi e gli altri manager padroni attuali) che cercano disperatamente di mantenere il potere su strutture che non interessano più a nessuno, perché la vita economica, sociale, politica, istituzionale se ne è andata da un’altra parte.

Ma costruire un nuovo mondo non è facile. E, invece sì! Basta cambiare gli occhiali che indossiamo. Vedremo un nuovo mondo e cominceremo a volerlo abitare. Concretamente, sì, penso che l’Expo della conoscenza, così come è descritto sul libretto, sia la strategia politica più efficace per costruire una nuova società. E’ l’esatto opposto del combattere gli interessi esistenti.

Expo della conoscenza significa una serie di iniziative plurali e multipolari che hanno l’obiettivo di diffondere nuovi occhiali (i nuovi modelli e le nuove metafore che stanno nascendo in tutte le scienze), che vengono raccolti sotto i nomi di “complessità” e “sistemica”.

Con queste nuove metafore, è possibile cominciare a dare una risposta alle domande che sono pubblicate in un altro articolo di questo blog e che sono una prima sintesi dei problemi più rilevanti che ci affliggono (una visione più completa sta nel libretto che è possibile scaricare dal blog). Ognuna di queste domande invita ad un percorso progettuale. Che non può venire intralciato dalle strategie di difesa degli interessi esistenti, perché sono indirizzate a far nascere nuovi mondi.

Faccio un solo esempio per non dilungarmi: la crisi dei consumi è caratterizzata dal disinteresse per il tipo di prodotti attualmente costruiti e commercializzati. Innanzitutto, meno male che sta crescendo questo disinteresse perché, se stesse diminuendo, saremmo nei guai. Infatti, una ulteriore grande crescita di questa produzione industriale è incompatibile con la natura. Ed anche con le nuove aspirazioni degli uomini. Secondo: viene aperta la strada alla progettazione di un nuovo sistema di prodotti costruirti attraverso nuovi sistemi produttivi. Nessuno impedisce questa riprogettazione.

Il mio invito a tutti i lettori è quello di fare esperienza di questa proposta. Provando ad immergersi nella metafora della complessità ed usarla per rispondere alle domande che ci siamo permessi di porre.

Mi si permetta una conclusione ed una chiarificazione. Io sto avanzando la proposta di un metodo per costruire una nuova società. Non sto avanzando la proposta di una nuova società. Neanche mi candido a guidare un movimento che possa usare la mia proposta per cambiare il mondo. Non so fare nessuna di queste cose.
Accadrà qualcosa se tanta gente più concreta ed esperta di me comincerà, innanzitutto, a migliorare e precisare la mia proposta di processo. E, poi, ad usarla per attivare processi di costruzione di una nuova società.
Ovviamente, la mia proposta non è l’unica possibile. E’ quella che, dopo tanti anni di ricerca, vedo io. Spero che a tanta gente piaccia. A così tanta gente, che possa diventare veramente la strada per costruire una nuova società.
Se si percorreranno altre strade, sarà solo una ricchezza. Certamente saremo alleati solidali ed attivi.

...continua

Ce ne stiamo accorgendo a colpi di crisi ricorrentesi in ogni dimensione dell'umano. E' evidente che dovunque guardiamo c'è qualcosa che, gravemente, non va: lo sviluppo economico, la povertà, il rapporto con la natura, la soddisfazione sul lavoro e le profonde esigenze di realizzare una vita degna... E allora vogliamo smetterla di denunciare il passato? Sta diventando stucchevole cercare l'ennesimo cantuccio della stanza della società industriale e scoprire ancora una volta l'accumularsi di una polvere. E' il momento di lasciar riposare per un po' la denuncia e la protesta anche perché, se siamo onesti, dobbiamo chiederci: ma noi dove eravamo in questi anni?

Vivevamo su Marte e improvvisamente siamo tornati sulla terra ed abbiamo scoperto che quegli inetti di terrestri, dopo la nostra denuncia, non aveva fatto nulla. E tocca ancora a noi risvegliare le coscienze? Certo che no! Noi abbiamo vissuto immersi in questa società. Sono anche le nostre azioni che hanno mantenuta chiusa la stanza. Lasciando accumulare e incancrenire polvere. Viene quasi da dire: l’accumularsi e l’incancrenirsi ci fa comodo perché la nostra unica competenza era il contestare. Visto che sul costruire abbiamo dato tutti pessima prova.
E non si dica che qualche potere forte, da qualche parte ha impedito che le nostre folgoranti idee liberassero la stanza dalla polvere dell’ingiustizia, del privilegio … Quelli che sembrano poteri forti lo sono solo di fronte alla nostra incapacità di costruire alternative.
Cara e vecchia società di tutti noi, dunque. Che ci ha permesso di superare secolari infelicità … Certo non tutte, certo non a tutti, certo non ugualmente, ma molto.
Cara e vecchia società dalla quale ora dobbiamo allontanarci con un pizzico di nostalgia. Portandoci dentro lo zaino che accompagna ogni viaggio tutto quello che di buono ha prodotto.
E con il passo che diventa sempre più baldanzoso a mano a mano che diventa chiaro il luogo, la nuova società verso la quale siamo diretti ..
Ma verso quale luogo vogliamo dirigerci? Quale nuova società vogliamo costruire?
Noi certo non lo sappiamo! Sappiamo solo come fare a costruirla!

Allora la nostra proposta è strana. Non abbiamo soluzioni, linee politiche, idee originali. Ma un metodo con il quale generarle.
Primo passo di questo metodo: cambiamo i linguaggi. Secondo usiamo questi nuovi linguaggi per progettare insieme .. Accidenti, mi rendo conto che mi sto avventurando in un sentiero accidentato …
Allora provo con una storiella. Pensiamo di indossare occhiali verdi e di dover dipingere una parete di un nuovo colore: il verde ci ha seccati. Ai nostri piedi abbiamo una vasta gamma di barattoli di vernice. Ma tutti i colori ci sembrano gradazioni del verde. E, così, piano piano ci sembra inutile ridipingere una stanza di un nuovo colore che potrà essere solo una gradazione di verde. Accidenti ai poteri forti che ci costringono a dipingere sempre e solo di verde …
Ma poi arriva qualcuno che ci convince che un certo barattolo contiene il rosso. Ma apparirà rosso solo quando lo stendiamo sulla parete … Così, spinti da nuova fiducia e dalla voglia di avere nuova fiducia, cominciamo a dipingere. Ma, anche dopo averlo steso sulla parete, quel colore continua ad essere l’ennesima gradazione del verde. Allora la nostra collera e massima: certo solo un grande complotto di qualche potentato molto potente ci può costringere a naufragare in un mare di verde …
Maledetti poteri forti .. .
Così attiviamo un Gruppo antiverde. Che, innanzitutto, continua ossessivamente a dimostrare che tutto è di quel verde che, oramai invece di speranza, sta a segnalare schifezza. E poi cerca di buttare via tutti i barattoli …
Cosa significa partire dai linguaggi e dal metodo per usarli?
Significa togliersi gli occhiali verdi. E riuscire così a scoprire che tutti i barattoli sono effettivamente di mille colori. Riuscendo a vedere mille colori rinasce davvero la speranza di poter dipingere diversamente la stanza. Ma non possiamo stare senza occhiali ed ogni tipo di occhiale, anche il più sofisticato, altera i colori … Anche il rosso più sfavillante sarà, poi, sempre, ideologicamente, rosso … Ed allora che fare? Impariamo a cambiare occhiali quando vogliamo vedere cose diverse. Ma, poi, come dipingiamo quella stanza? Inevitabilmente tutti insieme con occhiali diversi. Perché ognuno può portare un solo tipo di occhiali per volta. E per fare della stanza un capolavoro, sono necessari tutti i colori. Quando il dipinto a mille mani sarà finito potremmo vedere un miracolo che piacerà a tutti e che tutti potranno vederlo in modo sempre diverso. Basterà indossare gli occhiali degli altri e se ne scoprirà un bellezza diversa.
Allora il nostro programma è molto semplice. Apparirà forse banale e ininfluente: diffonderemo nuovi linguaggi ed attiveremo gruppi progettuali che li useranno per progettare i mille aspetti di una nuova società.
I linguaggi sono i modelli e le metafore che nell'ultimo secolo, provenendo sostanzialmente dalle scienze della natura, si sono aggiunti a quelli tipici della società industriale.
Il metodo con il quale li useremo sarà Sorgente Aperta …
Ma perché “balbettanti”? Perché nel progettare un nuovo mondo ci rendiamo conto che il primo esprimersi non sarà che un balbettio. E, perché “poietici”? Perché il balbettio dovrà essere fecondo. Si trasformerà certamente in storie che cominceranno ad essere vissute.
Allora anche questo manifesto è un balbettio poietico? Certamente. Speriamo di doverlo riscrivere al più presto meno balbettante e più fecondo.