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venerdì 1 aprile 2016

La Guidi e l’inevitabilità delle reti amicali

di
Francesco Zanotti
Presidente ApEC

Risultati immagini per ministro guidi e compagno

I ruoli di governo vengono assegnati in base a reti amicali. Esse sono la vita e il sostegno delle persone che vengono scelte. Sono esse che ispirano giudizi e comportamenti. Sono esse che danno alle persone identità. Come ci si può, allora, aspettare che queste reti amicali scompaiano?
Dobbiamo accettare che esistano e soprattutto sviluppino il loro sottoprodotto inevitabile. Parafrasando una frase celebre: rendono inevitabili private collusioni e virtù solo retoriche. Retoriche perché indirizzate a comunità esterne alla rete amicale.
Quello che sta fuori dalle reti amicali è retorica, quello che sta dentro è la vita vera.
Non scandalizziamoci, allora, se un ministro vive la sua rete amicale. L’abbiamo messa lì proprio perché era espressione di quella sua specifica rete amicale.
E’ possibile cambiare le cose? Certo occorre selezionare in base alle risorse cognitive ed alle competenze di progettualità sociale. Ma le classi dirigenti attuali non possono farlo perché non sono in grado di valutare risorse cognitive e competenze di progettualità sociale.

Se vogliamo cambiare le cose non scandalizziamoci, non facciamo i moralisti, ma facciamo una cosa semplicissima: invitiamo le nostre classi dirigenti a studiare.

lunedì 29 settembre 2014

Aspettando il 10 ottobre. Un metodo di giudizio “anticipato” su di un Governo.

di
Francesco Zanotti


Un Governo lo si giudica dai fatti, si dice. Sarà anche vero, ma si tratta di un metodo di giudizio pericoloso. Perché è ex-post: si verifica se il governo ha raggiunto obiettivi o ha fatto danni solo “dopo”. Dopo un certo periodo di azione di Governo che il Governo stesso  ha stabilito.
Insomma, ad un certo punto, definito dallo stalliere, si va a vedere se i buoi sono scappati dalla stalla o se sono ancora là dentro ben pasciuti. E se non se ne trovano più o li si trovano smagriti e spenti? Certo di licenzia lo stalliere. Ma i buoi non ci sono più …
In un periodo di transizione epocale non si può attendere di misurare se sono stati raggiunti risultati o se sono stati fatti danni. Potremmo scoprire che non solo non ci sono risultati, ma i danni sono così rilevanti che non c’è più nulla da governare.
Alternativamente? Quando qualcuno chiede di Governare, prima di dire sì o no (votarlo o meno) facciamo un bilancio delle risorse cognitive che sta usando. Se sono troppo povere (cioè usa una parte troppo piccola delle risorse cognitive esistenti), potete star certi che non otterrà risultati e genererà danni. E se usa un sistema di risorse cognitive ampio? Siamo certi che le basi ci sono. Ma non basta. Andiamo, poi,  a vedere quale metodo di Governo vuole usare. Se attiva processi di creazione sociale di riforme, progetti e quant’altro, allora votiamolo con tranquillità. Sapendo, però, che, poi, dovremo partecipare a questo processo di creazione sociale dotandoci delle risorse cognitive per una partecipazione, appunto costruttiva, progettuale.
Questo metodo di valutazione non vale solo per il Governo del Paese. Ma anche per ogni altro livello di governo. Imprese comprese.
Chi riesce a tenere i buoi nella stalla non è perché ha il potere di aprire o chiudere la stalla, ma è perché dispone della conoscenza.



lunedì 26 maggio 2014

Dove è la vittoria? Che senso ha la vittoria?

di
Francesco Zanotti


Il punto di partenza è un articolo di Aldo Cazzullo sul Corriere: "La sconfitta di un sistema”. Poi anche un articolo di Francesco Verderami: “Ora il premier è un uomo solo al comando”.
La sintesi: è stata sconfitta una classe dirigente ed ha vinto un uomo.
Non è una buona notizia.
La ragione è la seguente.
Se non si cambia il sistema di risorse cognitive usato dalla vecchia classe dirigente si continuerà a riproporre (ed aggravare) le dinamiche che hanno generato la crisi. Se si ha in mano un martello, sempre e solo martellate si potranno dare.
Ma Renzi non utilizza un nuovo sistema di risorse cognitive? La risposta è decisamente: no!
Lo dimostra proprio la voglia di vittoria, la convinzione che abbiamo bisogno di eroi “etici” che sconfiggono il drago.
Lo dimostra il fatto che individua le stesse aree di azione degli “sconfitti”. In generale tutti vogliono le riforme istituzionali. In economia tutti vogliono ridurre il costo del lavoro per aumentare la competitività. Sono obiettivi sbagliati? Sono obiettivi solo molto indirettamente utili, nella migliore delle ipotesi.
Il problema è che le nostre imprese devono ricominciare a produrre cassa. Per farlo devono riprogettare il nostro sistema economico. La profondità della riprogettazione viene immediatamente alla mente se si legge l’articolo di Paolo di Stefano sul Corriere a pag. 33 che parla della generazione dei nativi digitali. Ne tenta l’identikit. La cosa che mi ha colpito: “A parte computer e telefonini, non ci sono oggetti di culto il cui possesso è ambito.”. Il nostro sistema di imprese industriali cerca di vendere oggetti che si illude siano ambiti. Se continua con questa convinzione non si riprenderà mai.
Per riprogettare un qualunque sistema, i suoi attori devono usare un nuovo sistema di risorse cognitive. Compito del Governo è fornire questa nuove risorse cognitive.
Chi parla di vittorie e cerca auto realizzazione personale vive in un’altra epoca. Passata. Il suo successo è solo figlio della protesta e sarà effimero perché alla protesta non riuscirà a seguire una azione efficace perché persegue obiettivi irrilevanti: le riforme e la competitività.


martedì 11 marzo 2014

La legge elettorale e la non “non sapenza”

di
Francesco Zanotti


Ma che diavolo è la non sapenza?
Avrei potuto dire “ignoranza”, ma questa parola si porta dietro una giudizio sulla persona. Avrei potuto dire “non sapienza”, ma forse è ancora peggio.
Allora ho scelto “non sapenza” per indicare la mancanza, il non utilizzo di conoscenze che potrebbero essere utili a chi governa.
Chi governa dovrebbe sapere che in un sistema complesso (il gruppo sociale costituito dal Parlamento) non si possono creare gruppi stabili. Ad ogni stimolo esterno un gruppo sociale si riarticola al suo interno in modi imprevedibili.
Se, poi, lo stimolo è costituito da un accordo tra vertici (come la legge elettorale) che costituisce uno stimolo esterno per antonomasia, allora il suo potere di stimolare riarticolazioni è fortissimo. Chi avanza accordi tra vertici può star certo che questi accordi saranno smembrati e ricomposti.
Il pensare che possano essere realizzati senza stravolgimenti è pura e semplice ingenuità cognitiva. Cioè … “non sapenza”.
Cosa fare quindi?
Qualche post fa Livio Lo Verso mi ha bonariamente rimproverato che forse va bene fare la Cassandra, ma poi bisogna proporre.
Giusto.
Ma, prima di tutto un piccolo “ma”.
Le previsioni che faccio non sono grazie ad un dono maligno degli dei, come nel caso di Cassandra. Nascono, invece, dell’utilizzo di … lasciatemi dire ... ”leggi sistemiche”. E la mia prima e basilare proposta è: che i governanti se le studino. E’ una colpa grave la “non sapenza”.
Poi … Ho descritto in tanti post la nostra proposta di metodo di governo. L’abbiamo chiamata Sorgente Aperta. Serva a stimolare e governare i processi di creazione sociale della realtà (o di una legge elettorale). Ma non la posso mica ripetere ad ogni … “critica sospinta”.
Va bene che “repetita iuvant”, ma con parsimonia. Altrimenti accade che: Repetita iuvant ... sed etiam “stufant” …




mercoledì 5 marzo 2014

Occorre costruire consenso, non decidere

di
Francesco Zanotti


Non vale solo per la legge elettorale. Vale per tutto il processo di governo.
Governare, non è imporre. E’ costruire consenso.
Ma come si costruisce consenso? Coinvolgendo le persone o gli attori sociali dei quali si cerca consenso in un processo progettuale il cui risultato (il progetto, appunto, che si realizzerà solo se carico di consenso) non può essere predefinito. Per riuscire a far progettare insieme persone o attori sociali occorre fornire loro nuove risorse cognitive. Il Governare allora non è decidere, ma diffondere risorse cognitive e guidare processi progettuali emergenti.
Ma ci vuole troppo tempo! Certo se chi governa non ha nuove risorse cognitive da offrire e se non sa gestire processi di progettualità sociale.
Governare non può essere, davvero, decidere. Se si prova col decisionismo si spreca tempo e si costruiscono paludi dalle quali usciamo (forse) tutti infangati.


venerdì 20 dicembre 2013

Delusione prevedibile

di
Francesco Zanotti


Leggo sul Corriere di oggi un articolo di Dario Di Vico che manifesta la sua delusione perché la legge di stabilità è sbocconcellata, senza una idea forte che la informi e permetta di guidare il Paese verso lo sviluppo.
Ma è una delusione che era prevedibile, come è chiaro cosa occorrerebbe fare perché una legge di stabilità (dovremmo cambiare questo nome che si porta dietro una sua ideologia che è conservatrice nel peggior senso della parola) possa efficacemente iniziare a costruire sviluppo.
In una società complessa i sistemi cognitivi personali e sociali (degli attori sociali) tendono a diversificarsi e focalizzarsi su singole issue.
Poiché non esiste un processo di continuo arricchimento di questi sistemi cognitivi, questi stessi tendono a restringere le issue di cui si occupano ed a diventare ideologici. Il punto di partenza dell’azione progettuale del Governo è, quindi, una “prateria” sconfinata di microideologie (gli eventi di questi giorni dimostrano che queste già “micro” ideologie tendono a diventare sempre più “micro”) che sono, inevitabilmente, estranee le une alle altre.
Quando un governo formula una legge di stabilità lo fa usando il sistema cognitivo di cui dispone. Non può sapere se questo sistema cognitivo è compatibile, si sovrappone, o è conflittuale con la prateria di sistemi cognitivi che deve governare.
Si potrebbe ipotizzare che è povero (visto la grande massa di conoscenze di cui la nostra classe dirigente dimostra di non disporre), ma lasciamo stare. Ammettiamo che sia, almeno, “sanza ‘nfamia e sanza lodo” (da ignavi, quindi). In ogni caso, non ci si può attendere che esso costituisca una sintesi della prateria di microideologie. Quindi non ci si può attendere che le sue proposte possano essere accettate come sintesi riconosciuta di tutte le ideologie personali e sociali.
Poiché viviamo in un paese libero, questa insoddisfazione è dotata di potere di interdizione e, così, si scatena un processo negoziale inevitabile che porta a leggi arlecchino. Una arlecchinata, per di più, dai colori sbiaditi.
Mi si permetta di concludere con una domanda: se il fatto che le proposte del Governo sarebbero state sbocconcellate in una arlecchinata triste, perché non lo si è fatto?

Cosa fare in alternativa? Beh, ne abbiamo parlato più volte. Abbiamo sviluppato un metodo di progettualità sociale che abbiamo definito “Sorgente Aperta”. Appare in ogni angolo del nostro blog. Non in quelle prassi che generano arlecchinate.

sabato 23 novembre 2013

Guardiamoci da chi …

di
Francesco Zanotti


… vuol farsi eleggere. Eleggiamo coloro che sanno che il governare è un servizio pesante. Che non amano l’uomo solo al comando. Coloro che non hanno la risposta sempre pronta, ma il silenzio come prima reazione. Che se ne andrebbero appena si accorgessero che non tutti sono d’accordo con loro. Eleggiamo coloro che non usano mai le parole: battaglia e lotta. Che non vogliono vincere contro nessuno perché sanno che combattere qualcuno significa combattere contro la sua parte di ragione, esorcizzare la sua profezia, escludere il suo amore. Non eleggiamo coloro che saltellano sui palchi. 

lunedì 15 luglio 2013

Gli imprenditori e lo Stato: invertiamo il rapporto!

di
Francesco Zanotti


Certo che il nostro Stato è un peso per le imprese. Ma non potrà mai accadere che sia lo Stato a salvare le imprese.
Leggo su di un giornale le dichiarazioni di un “imprenditore” di una grande impresa: altrove lo Stato supporta le imprese, da noi no!
Io credo che occorra cambiare prospettiva: le grandi imprese non devono aver bisogno dello Stato. Addirittura: devono mettere in conto uno Stato poco efficiente. La loro proposizione imprenditoriale deve essere così alta e forte da imporsi nel mondo nonostante lo Stato. Quando vi saranno migliaia di queste grandi imprese, si svilupperà intorno a loro anche un ecosistema di nuove e forti PMI e lo Stato incasserà quelle risorse che gli permetteranno di rinnovarsi. Lo stesso discorso vale per il sistema bancario.
Ma allora manchiamo di creatività? No! Usiamo schemi cognitivi poveri e, a causa di questo, abbiamo idee povere.
L’imprenditore che ha parlato è un “imprenditore” di seconda generazione. Che ha in testa lo schema cognitivo del padre o quelle stupidaggini che si raccolgono sotto il cappello di “cultura manageriale”.

Cioè: non è un imprenditore, ma un manager da corsi di formazione! Basterebbe insegnarli conoscenze e modelli di strategia d’impresa. Queste sono le sconosciute risorse cognitive che potrebbero rilanciare la nostra economia.

lunedì 4 febbraio 2013

Imporre l’agenda …


di
Francesco Zanotti



La forza di Berlusconi è la campagna elettorale. Non il Governo, ovviamente. Ma tutti sanno che il vincere la campagna elettorale non c’entra nulla con il governare.
Berlusconi vince (personalmente sempre, come partito questa volta non si sa) perché impone l’agenda del dibattito politico. Gli altri lo seguono. Lo criticano, certamente. Ma questo significa accettare che è lui il protagonista. Guardate i giornali nemici di Berlusconi: sono pieni di Berlusconi.
I contenuti latitano da tutte le parti, ma le altri parti latitano anche nella capacità di imporre l’agenda.
Sarebbe importante che si imponesse un’altra agenda: quella della conoscenza. Ma non è tema da campagna elettorale. Lo dimostra il Sole 24 Ore riportando ieri (3 febbraio 2013) la sintesi delle proposte di Berlusconi, Bersani, Giannino, Ingroia e Monti (il mio elenco è in ordine alfabetico) sul tema della cultura: ne prevale la dimensione museale. Ma di questo parlerò domani o dopo domani.
Il nostro obiettivo nei prossimi due mesi sarà quello di predisporre un programma per lo sviluppo attraverso la conoscenza da presentare quando sarà evidente l’impotenza della nuova classe dirigente politica. Essa, credo, non avrà bisogno di misurarsi coi fatti perché il nuovo Parlamento difficilmente riuscirà a esprimere un Governo. Certamente non potrà esprimere un Governo che saprà costruire sviluppo.

martedì 11 dicembre 2012

Reprint: Il prof. Monti non può che fallire… Reprint con una aggiunta


di
Francesco Zanotti



Il 17 novembre dell’anno scorso ho pubblicato un post nel quale prevedevo il fallimento di Monti per ragioni completamente diverse da quella che proponevano tutti gli altri oppositori. Oggi mi permetto di riproporre all'attenzione quel post sottolineando con forza che nessuna delle cause di insuccesso è stata rimossa.
Anzi, tutte si sono consolidate, quasi ideologizzate.
Lo dimostra, tra mille altre cose, l’affermazione, sentita ieri sera al TG1, un po’ stizzita, non certo serena, di Monti: tutti quelli che si intendono un po’ di economia  dovrebbero… Non ricordo cosa di specifico dovrebbero fare, ma il risultato era chiaro: continuare l’azione del Suo Governo (sottinteso: con lui al comando).
Egregio professore l’economia non è una scienza alla quale appellarsi per “calcolare” il bene ed il male come nella fisica classica si calcola il movimento di palline e pianeti... basta che non siano troppi. E’ un pateracchio di “pseudo leggi” che non hanno alcun fondamento. Che senso ha richiamarsi a intenditori di fumo? Non è certo il suo caso, ma fa venire il sospetto che a vender fumo qualcuno (richiamare l’autorevolezza di una scienza che non ha nulla di scientifico) “ci abbia la sua bella convenienza”.
Purtroppo le cause di fallimento di Monti ce le portiamo dietro quasi fatalmente e i protagonisti della prossima campagna elettorale non sanno neanche che sono loro a costruire la crisi.

Ecco il post del 17 novembre 2011 con una aggiunta finale.

Perché non può che fallire?

Innanzitutto perché il programma che si propone di realizzare non ha nessuna influenza sulle cause della crisi attuale. Non siamo di fronte ad una crisi finanziaria, ma alla crisi di un modello di società. Il programma del nuovo governo non vuole avviare un processo di progettazione di una nuova società, ma vuole cercare di far funzionare meglio la società attuale. Compito impossibile anche (certamente non solo) per banali limiti fisici. La natura non sopporta un’ulteriore crescita dell’attuale società industriale.

Poi perché la conoscenza da cui parte (l’economia) è una pseudo scienza che vuole scimmiottare, irragionevolmente, la fisica classica. Si tratta di un corpus di conoscenze da ricostruire integralmente. Da ricostruire perché suggerisce azioni di ristrutturazione, invece che di riprogettazione.

Ancora: perché non ha cambiato il metodo di governo. E’ vero che si propone di consultare, far partecipare, ma sono buone intenzioni generiche. Il Governo di una società complessa richiede che chi governa avvii processi di creazione sociale di nuove realtà. Con tutto il rispetto, la formazione e le esperienze del prof. Monti non hanno nulla a che fare con i processi di creazione sociale. Voglio dire che, anche se le cose che vuole fare fossero corrette, non riuscirebbe a farle per “incompetenza processuale”.

Da ultimo non ci riuscirà perché nessun grande sviluppo può nascere da sacrifici (proposti da una classe dirigente che non farà alcun sacrificio) e azioni impopolari. Un grande sviluppo nasce da un movimento di popolo che si incammina verso una nuova storia. E certamente non sarà il prof Monti a risvegliare la voglia di un futuro diverso in un popolo che oggi sembra davvero un volgo disperso.

Ecco l’aggiunta finale. Perché non opponiamo a tutti i ragionamenti delle Agenzie di Rating un Progetto Paese alto e forte, che nasca da una Progettualità di Popolo?


lunedì 26 novembre 2012

Né programmi, né vittorie, ma progettualità attuabili


di
Francesco Zanotti




Oramai è chiaro, una società complessa non è governabile dall’Alto. Un Governo è capace di imporre tasse, ma non di generare sviluppo.
E’ inutile sostituire un Governo con un altro. E’ anche inutile cercare un Governo trasgressivo (Grillo, Vendola etc.).
Questo significa che le energie buttate nelle campagne elettorali (dove si cerca la vittoria, ufficialmente per realizzare programmi) sono uno spreco, generano illusioni ed aggravano la crisi attuale.
Per Governare verso lo sviluppo occorre una modalità di Governo radicalmente diversa.
Il punto di partenza non può che essere costituito da progetti locali, intensi ed autofinanziantesi. Non si deve chiedere nulla al Governo, tanto nulla potrebbe dare. Poi un Governo culturalmente diverso costruirà una società sintesi.
Detto diversamente, occorre attivare un processo emergente che parta da individui e gruppi “locali” (non solo gruppi geografici). Poi il Governo farà sintesi.
Il problema è che oggi ci sono solo progettini piccoli piccoli che, per di più, cercano di essere “mantenuti”.
Allora il problema è sempre e solo la conoscenza. Noi siamo le nostre risorse cognitive. Se riusciamo a fare solo progetti banali, significa che le risorse cognitive di cui disponiamo ci impediscono di guardare lontano dal presente e dal nostro “particulare”. Il progetto dell’Expo della Conoscenza che proponiamo intende diffondere una nuova conoscenza capace di diffondere nuove conoscenze capaci di far individuare e costruire una nuova società.

venerdì 23 novembre 2012

Irresponsabilità del non conoscere


di
Francesco Zanotti

Il tema è semplice: uno dei guai più rilevanti che dobbiamo affrontare è che nei dibattiti economici, sociali e politici non si tiene conto delle conoscenze esistenti. Il risultato è che si propongono analisi superficiali e soluzioni che sono peggiori dei mali.
Solo qualche piccolo esempio.
Nel dibattito su come rilanciare il nostro sistema economico non si tengono conto delle conoscenze e delle metodologie di strategia d’impresa. Altrimenti non si parlerebbe di competitività (o, peggio, di produttività), ma si parlerebbe di progettualità imprenditoriale. Altrimenti il problema del rapporto banca-impresa sarebbe impostato sulla stessa progettualità imprenditoriale e non sfocerebbe in problematiche e  continue ristrutturazioni del debito.
Nel dibattito su come ristrutturare le imprese non si userebbe una teoria della comunicazione (quella di Shannon) che va bene per i segnali elettrici, ma non per la comunicazione umana.
Nel dibattito politico si userebbero i concetti di chiusura autoreferenziale e di accoppiamento strutturale per capire le dinamiche politiche odierne e la si pianterebbe con la fatica inutile, dispendiosa e conflittuale di proporre “razionalmente”, invece di fare emergere socialmente, nuove istituzioni.
Non solo non si usano mille conoscenze che sarebbero decisive, ma non si accettano neanche suggerimenti ad utilizzarle …
Immaginate cosa succederebbe se, ad esempio, i medici rifiutassero la conoscenza medica esistente …
Conclusione? Una banale: l’ignoranza (“tecnica”. Cioè il non sapere) ci sta creando guai. Sarebbe bene eliminarla …

mercoledì 21 novembre 2012

Corriere, prima pagina, oggi: come si contribuisce a costruire la crisi


di
Francesco Zanotti

I titoli della prima pagina del Corriere di oggi:

  • Un primato avvilente
  • Scatta l’ora delle redditest. Befera: un milione di famiglie dichiara quasi zero, ma spende di più
  • Ma il fisco semplice rimane un sogno
  • Auto, mutui, terme, la prova della verità
  • Le piccole imprese un’occasione (smarrita)
  • Così i partiti bloccano il decreto del governo sul taglio delle Province (commento birichino: curiosa la maiuscola a Province e non a governo)
  • Ancora fuoco aspettando la tregua
  • I sequestratori e la pista dei soldi in Svizzera
  • Cappellano del carcere abusava dei detenuti
  • Noi cattivi padri sindacalisti dei figli
  • Ora la Juve corre anche in Europa.
Escluso il titolo sulla Juve, solo disastri, minacce, guerre, scandali.
Egregio Direttore, non è questa la fotografia dell’Italia. Ci sono tutte queste cose, ma vi sono anche moltitudini di persone che stanno progettando e costruendo meraviglie. Il non dare loro spazio, cioè legittimazione, sostegno possibilità di fare rete, di trovare investitori, è un vero e proprio contributo a perpetuare, anzi aggravare la crisi che stiamo vivendo.
Noi siamo titolari di un Progetto che abbiamo definito Expo della Conoscenza e che le mando in copia. Potrebbe essere decisivo per costruire sviluppo. Ma nessun giornalista ha tempo di leggerlo, tanto meno di scriverne, impegnato a cantare “le donne i cavalier, l’armi e gli amori” e neanche sfiorare “le audaci imprese” che ci potrebbero portare fuori dalla crisi. 

venerdì 16 novembre 2012

Agire subito ed ora … perché non ascoltarci?


di
Francesco Zanotti


E’ il messaggio comune che Roberto Napoletano e Armando Massarenti propongono oggi nei loro due articoli sul Sole 24 Ore. Agire subito riguardo alla ricerca, alle semplificazioni, al patrimonio artistico e naturale, richiede il Direttore Napoletano.

Ma non si dice cosa si può fare concretamente ora e subito. E’ solo un richiamo a che comincino a fare altri. Cioè il Governo.

Noi - Associazione per l’Expo della Conoscenza - abbiamo sviluppato un Progetto che abbiamo denominato come la nostra Associazione: Expo della Conoscenza. Esso indica una via da percorrere subito. Mobilitando la società, senza attendere interventi dall'alto che oggi sono impossibili.
Forse, al massimo, saranno possibili dopo le elezioni, supponendo che dalle elezioni esca una maggioranza forte ed autorevole, dotata di ampio consenso sociale … E, già nello scrivere, mi sembra una ipotesi non proprio probabilissima.
Ma, anche se fosse davvero dopo le lezioni, non è quello il tempo del ”subito”.

Il nostro progetto potrebbe, per quel tempo, aver già svolto le sue due fasi iniziali, capaci di scatenare un nuovo sviluppo con qualunque Governo, in qualunque clima politico ... Visto che prescinde da Governi e Partiti che non sembrano gli attori più adatti a creare un clima politico positivo.


Il nostro progetto è una vera e propria strategia di sviluppo per il nostro Sistema Paese.

Esso nasce dalla scoperta che la società industriale è stata grande e feconda. Ma oggi si sta rivelando troppo primitiva e sta perdendo di senso. Occorre, quindi, avviare un processo di emergenza (dal basso) di una nuova società. Come fare? Facendo quello che è accaduto nel Rinascimento. Si è buttato nella società medievale una cultura diversa e grande: la cultura classica. Ed è nata una nuova intera civiltà.
Oggi possiamo fare immediatamente e consapevolmente (senza attendere che accada motu proprio) la stessa cosa: sostituire la visione del mondo che sta al fondo della società industriale (la visione propria della fisica classica) con la nuova visione del mondo che sta nascendo in ogni angolo delle scienze e delle arti. Buttiamo questa nuova visione del mondo nella società. Così facendo cambieremo gli “schemi cognitivi” di riferimento. Abbandoneremo quelli attuali che ci lasciano vedere solo crisi. E ne useremo altri che ci permetteranno vedere i nuovi cieli che stanno su di noi (ma che sono oscurati dalle nubi degli schemi cognitivi in uso) e la nuova terra che stiamo calpestando, ma che ci spaventa. Scoprendo i nuovi cieli, non ci spaventerà più la nuova terra ed inizieremo a percorrerla con passo emozionato.
Coraggio, buttiamo nella vecchia società una nuova visione del mondo e si scatenerà subito lo sviluppo di una nuova società.

lunedì 29 ottobre 2012

Tempus fugit e povertà


di
Francesco Zanotti

La necessità di avviare una nuova fase di sviluppo (dai non parliamo di crescita: è troppo volgare e fuorviante) non è contestata proprio da alcuno.
I nostri politici non perdono occasione di dire che di solo rigore si muore e che bisogna … ecco purtroppo loro parlano di crescita, ma per quanto devo dire va bene lo stesso.
Ecco, appunto i politici. Il discorso sul tempo riguarda proprio loro.
Immaginiamo che qualcuno di loro abbia una ricetta (sarebbe meglio un preciso progetto, non una ricetta) per costruire sviluppo. Non ce l’ha nessuno, viviamo di genericità velleitaria quando si tratta di proporre e non più di denunciare, ma supponiamo, proprio per assurdo, che qualcuno ce l’abbia.
Bene, quando potrà metterla in pratica? Calcoliamo il tempo.
Oggi siamo immersi nella stagione delle primarie, poi verranno le elezioni politiche, poi occorrerà formare il Governo, poi occorrerà trasformare questa ricetta in legge da far approvare dal Parlamento … ecco, siamo almeno a luglio del prossimo anno. Ecco, no, poi ci sono le vacanze … allora facciamo settembre con tendenza a slittare ad ottobre.
Calcolo finito: qualunque ricetta per quanto miracolosa sia, se tutto va bene, non potrà essere messa in atto prima di ottobre dell’anno prossimo.
Ma tutto non può andare bene ...

...continua

Ce ne stiamo accorgendo a colpi di crisi ricorrentesi in ogni dimensione dell'umano. E' evidente che dovunque guardiamo c'è qualcosa che, gravemente, non va: lo sviluppo economico, la povertà, il rapporto con la natura, la soddisfazione sul lavoro e le profonde esigenze di realizzare una vita degna... E allora vogliamo smetterla di denunciare il passato? Sta diventando stucchevole cercare l'ennesimo cantuccio della stanza della società industriale e scoprire ancora una volta l'accumularsi di una polvere. E' il momento di lasciar riposare per un po' la denuncia e la protesta anche perché, se siamo onesti, dobbiamo chiederci: ma noi dove eravamo in questi anni?

Vivevamo su Marte e improvvisamente siamo tornati sulla terra ed abbiamo scoperto che quegli inetti di terrestri, dopo la nostra denuncia, non aveva fatto nulla. E tocca ancora a noi risvegliare le coscienze? Certo che no! Noi abbiamo vissuto immersi in questa società. Sono anche le nostre azioni che hanno mantenuta chiusa la stanza. Lasciando accumulare e incancrenire polvere. Viene quasi da dire: l’accumularsi e l’incancrenirsi ci fa comodo perché la nostra unica competenza era il contestare. Visto che sul costruire abbiamo dato tutti pessima prova.
E non si dica che qualche potere forte, da qualche parte ha impedito che le nostre folgoranti idee liberassero la stanza dalla polvere dell’ingiustizia, del privilegio … Quelli che sembrano poteri forti lo sono solo di fronte alla nostra incapacità di costruire alternative.
Cara e vecchia società di tutti noi, dunque. Che ci ha permesso di superare secolari infelicità … Certo non tutte, certo non a tutti, certo non ugualmente, ma molto.
Cara e vecchia società dalla quale ora dobbiamo allontanarci con un pizzico di nostalgia. Portandoci dentro lo zaino che accompagna ogni viaggio tutto quello che di buono ha prodotto.
E con il passo che diventa sempre più baldanzoso a mano a mano che diventa chiaro il luogo, la nuova società verso la quale siamo diretti ..
Ma verso quale luogo vogliamo dirigerci? Quale nuova società vogliamo costruire?
Noi certo non lo sappiamo! Sappiamo solo come fare a costruirla!

Allora la nostra proposta è strana. Non abbiamo soluzioni, linee politiche, idee originali. Ma un metodo con il quale generarle.
Primo passo di questo metodo: cambiamo i linguaggi. Secondo usiamo questi nuovi linguaggi per progettare insieme .. Accidenti, mi rendo conto che mi sto avventurando in un sentiero accidentato …
Allora provo con una storiella. Pensiamo di indossare occhiali verdi e di dover dipingere una parete di un nuovo colore: il verde ci ha seccati. Ai nostri piedi abbiamo una vasta gamma di barattoli di vernice. Ma tutti i colori ci sembrano gradazioni del verde. E, così, piano piano ci sembra inutile ridipingere una stanza di un nuovo colore che potrà essere solo una gradazione di verde. Accidenti ai poteri forti che ci costringono a dipingere sempre e solo di verde …
Ma poi arriva qualcuno che ci convince che un certo barattolo contiene il rosso. Ma apparirà rosso solo quando lo stendiamo sulla parete … Così, spinti da nuova fiducia e dalla voglia di avere nuova fiducia, cominciamo a dipingere. Ma, anche dopo averlo steso sulla parete, quel colore continua ad essere l’ennesima gradazione del verde. Allora la nostra collera e massima: certo solo un grande complotto di qualche potentato molto potente ci può costringere a naufragare in un mare di verde …
Maledetti poteri forti .. .
Così attiviamo un Gruppo antiverde. Che, innanzitutto, continua ossessivamente a dimostrare che tutto è di quel verde che, oramai invece di speranza, sta a segnalare schifezza. E poi cerca di buttare via tutti i barattoli …
Cosa significa partire dai linguaggi e dal metodo per usarli?
Significa togliersi gli occhiali verdi. E riuscire così a scoprire che tutti i barattoli sono effettivamente di mille colori. Riuscendo a vedere mille colori rinasce davvero la speranza di poter dipingere diversamente la stanza. Ma non possiamo stare senza occhiali ed ogni tipo di occhiale, anche il più sofisticato, altera i colori … Anche il rosso più sfavillante sarà, poi, sempre, ideologicamente, rosso … Ed allora che fare? Impariamo a cambiare occhiali quando vogliamo vedere cose diverse. Ma, poi, come dipingiamo quella stanza? Inevitabilmente tutti insieme con occhiali diversi. Perché ognuno può portare un solo tipo di occhiali per volta. E per fare della stanza un capolavoro, sono necessari tutti i colori. Quando il dipinto a mille mani sarà finito potremmo vedere un miracolo che piacerà a tutti e che tutti potranno vederlo in modo sempre diverso. Basterà indossare gli occhiali degli altri e se ne scoprirà un bellezza diversa.
Allora il nostro programma è molto semplice. Apparirà forse banale e ininfluente: diffonderemo nuovi linguaggi ed attiveremo gruppi progettuali che li useranno per progettare i mille aspetti di una nuova società.
I linguaggi sono i modelli e le metafore che nell'ultimo secolo, provenendo sostanzialmente dalle scienze della natura, si sono aggiunti a quelli tipici della società industriale.
Il metodo con il quale li useremo sarà Sorgente Aperta …
Ma perché “balbettanti”? Perché nel progettare un nuovo mondo ci rendiamo conto che il primo esprimersi non sarà che un balbettio. E, perché “poietici”? Perché il balbettio dovrà essere fecondo. Si trasformerà certamente in storie che cominceranno ad essere vissute.
Allora anche questo manifesto è un balbettio poietico? Certamente. Speriamo di doverlo riscrivere al più presto meno balbettante e più fecondo.