Visualizzazione post con etichetta sviluppo. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta sviluppo. Mostra tutti i post

venerdì 2 giugno 2017

Leonardia .. per costruire un nuovo sviluppo

di
Francesco Zanotti

Risultati immagini per leonardo da vinci uomo vitruviano wikipedia

Ho il piacere di annunciare il lancio di una nuova collana editoriale (Leonardia http://www.aracneeditrice.it/aracne…/index.php/collana.html…) di cui sono il direttore. E la pubblicazione del primo libro http://www.aracneeditrice.it/…/index.php/pubblicazione.html….
Prima dell'estate organizzeremo una presentazione di Leonardia e del primo libro. E un’anteprima sul mio libro (Un'Expo della Conoscenza per fare emergere una nuova società) che verrà pubblicato in autunno.
Ecco la “mission” di Leonardia.

“I pensieri elevati devono avere un linguaggio elevato”
Aristofane

Obiettivo della collana è di pubblicare opere che utilizzino tutte le forme di pensiero conosciute per capire le dinamiche di evoluzione autonoma dei sistemi umani al fine di poter “governare non direttivamente” l’emergere di un nuovo sviluppo “non equivalente”, tra gli infiniti percorsi di sviluppo possibili, giudicato socialmente etico ed estetico.

Leonardia perché Leonardo Da Vinci è stato il precursore di quasi tutte le forme di pensiero che sono state sviluppate nel corso dei secoli successivi: dal pensiero classico a quello “non riduzionistico”.
Le tematiche principali possono essere strutturate su due filoni strettamente intrecciati: le “fonti” e gli “impieghi”.

Per “fonti” intendiamo tutti quei modelli e metafore che sono nati dalle diverse aree di conoscenza e che costituiscono la materia prima per comprendere le dinamiche di evoluzione autonoma dei sistemi umani e trovare il modo di governarle non direttivamente.
Le fonti fondamentali sono:
·         Le scienze “hard”: la fisica e la matematica
·         la biologia, l’evoluzione e le neuroscienze
·         le scienze umane
·         la complessità e la scienza dei sistemi
·         la filosofia e l’estetica come categoria di sintesi
·         le religioni come “software” sociale

Un libro di ”fonti” non dovrebbe contenere solo sintesi delle singole aree di conoscenza, ma dovrebbe presentare i “modi” di pensare che sono stati sviluppati in queste aree di conoscenza e illustrare come essi possono contribuire  a comprendere  i processi di evoluzione autonoma dei sistemi umani e individuare modalità di governo non direttivo verso un nuovo sviluppo etico ed estetico.

Per “impieghi” intendiamo tutti i sistemi umani che compongono una società e per i quali è necessario attivare nuovi processi di auto evoluzione “governata non direttivamente” in modo da arrivare a costruire nuovi contesti economici, sociali, istituzionali e naturali a partire da un “fondo” di “ vuoti” ricchissimi, proprio utilizzando le nuove forme di pensiero “raccontate” nelle fonti.

Gli “impieghi”, cioè, i sistemi umani sono i seguenti:
·         Sistemi Tecnologici e virtuali
·         Attori e Sistemi Economici micro (le imprese manifatturiere, distributive finanziarie etc.) e macro
·         Attori e Sistemi Sociali
·         Attori e Sistemi Politico-istituzionali-normativi
·         Sistemi Psichici, Biologici ed Ecologici
·         Sistemi Urbani e infrastrutturali

In sintesi, il rapporto fonti impieghi è “circolare”, non è “lineare”. Non si procede solo dalle fonti verso gli impieghi. Vale anche il percorso inverso: gli impieghi possono suggerire la scoperta di nuove “fonti” cioè nuovi modelli e nuove metafore del conoscere.


domenica 14 maggio 2017

A me e al Pd conviene votare e fine legislatura …

di
Francesco Zanotti

Risultati immagini per matteo renzi

Ma nessuno si accorge dell’assurdità di questa affermazione?

E’ ovviamente una frase di Matteo Renzi …

Ma la data delle elezioni non può essere scelta in base ad interessi di parte! Le elezioni vanno fatte quando servono ad accelerare il processo di sviluppo del paese. Purtroppo elezioni competitive non servono mai … diventano fine a loro stesse. E la frase di Renzi dimostra questa triste realtà.

mercoledì 9 novembre 2016

Perché ha vinto Trump: una lettura sistemica

di
Francesco Zanotti

Risultati immagini per trump presidente

Trump ha vinto perché è riuscito a comunicare che era contro l’establishment. Peccato che stavolta si è esagerato.

Prima fra tutte, l’Italia ha evidenziato la nuova tendenza. Di fronte a classi dirigenti incapaci di costruire sviluppo emergono personaggi contro. Berlusconi nei primi anni ‘90. Non è che i suoi contenuti fossero particolarmente profondi. Ma apparivano profondamente anti establishment.
Questa tendenza (classi dirigenti pressoché inette che vengono sconfitte da personaggi contro) è stata esportata e si è radicalizzata.
E’ stata quella che ha generato il voto della Brexit: un urlo contro le classi dirigenti, indipendentemente dal contenuto. Disposti anche a tirarsi la zappa sui piedi pur di essere contro: non sono tanto le tue idee che non vanno bene. Sei tu che non vai bene
Lo stesso Obama ha vinto perché è stato giudicato il nuovo contro il vecchio. Poi anche Obama è diventato classe dirigente se non inetta, almeno velleitaria, quindi establishment. E la Clinton ha fatto di tutto per dimostrarsi appartenente all’establishment. E più la grande stampa si schierava a suo favore, più dimostrava che era establishment.
E’ contro questo establishment si è ribellata l’America profonda.

Il problema è che questa volta si è esagerato: pur di essere contro gli americani hanno scelto il personaggio che tutti conosciamo. E gli hanno dato il controllo delle armi nucleari.

domenica 6 novembre 2016

Papa Francesco, finanza e migranti

di
Francesco Zanotti

Risultati immagini per papa francesco sulle banche

Tutti hanno ascoltato le parole di Francesco al proposito. Si può dire tutto quello che si vuole, ma, innanzitutto, ha rivelato un dato sperimentale. Non possiamo ignorarlo. Di fronte ad esso vogliamo, forse,  sostenere che per ragioni sistemiche è giusto e inevitabile salvare prima le banche? Io credo che, oltre che crudele, sia stupido sostenere questa tesi. Le ragioni sistemiche spingono in tutt’altra direzione.

Innanzitutto, mi permetto di precisare il dato sperimentale: non salviamo le banche, ma i top manager delle banche. E quel sottobosco di finanzieri presuntuosi che moltiplicano i danni creati dai top manager. Questa precisazione rende ancora più crudele questa scelta. E rende emotivamente più difficile sostenere che è giusta.

Ma questo potrebbe anche portare qualcuno a sentirsi eroe: ho il coraggio di imporre sacrifici oggi per un domani migliore.

Allora bisogna contestare che si tratta di una scelta utile, forse necessaria. Non lo è. E’, invece, stupida. E, come tutte le volte che la stupidità genera vittime, è criminale.

E’ stupida perché, da un lato, le banche sono un intermediario di scambio non più necessario. Gli scambi potrebbero funzionare attraverso infrastrutture pubbliche.

martedì 27 settembre 2016

De Rita insegna …

di
Francesco Zanotti

Risultati immagini per Giuseppe De Rita

Propongo all’attenzione il pensiero di De Rita da lui sintetizzato oggi sul Corriere della Sera. Saranno citazioni senza commento: si commentano da sole. E intristiscono perché sono vere.

“Per molte generazioni l’inizio di settembre è stato il tempo per investire in energie di intenzionalità (energie nel capire e fare progetti) in vista dell’avvio del nuovo anno di lavoro.”

“Se oggi mi guardo intorno …c’è poca voglia di capire cosa può succedere e di sviluppare volontà di dominare gli eventi prossimi venturi”.

“Le spiegazioni sono tante:
  • classi dirigenti sempre più scadenti
  • la cultura dell’adattamento agli eventi
  • l’accentuata articolazione delle sfide competitive racchiude gli imprenditori in dinamiche di nicchia non certo di tipo sistemico
  • la stessa offerta di interpretazione e progettazione che viene dai centri di ricerca, consulenza e formazione sembra a dir poco cigolante.”

Unico commento: non solo sostengo che De Rita ha ragione, ma dico anche che è stato troppo buono.


sabato 17 settembre 2016

Renzi:diamo conoscenza a quel ragazzo

di
Francesco Zanotti

Risultati immagini per matteo renzi

Ieri Renzi mi ha sorpreso. E’ vero, Germania e Francia pensano in piccolissimo. Ed egli ha fatto bene a denunciarlo: bravo.
Non solo, ma mi sa che ha davvero voglia di pensare in grande. E non per megalomania, ma perché i problemi (soprattutto le potenzialità di futuro, ricordiamolo) sono grandi.
Però, perché il pensare in grande non si riduca in velleità Renzi ha bisogno di un sacco di  risorse cognitive di cui non dispone. Faccio quale esempio. Il primo: il “valore” della competitività. Deve sapere che è un disvalore. Il perseguirlo lega le imprese al passato e genera battaglie di prezzo dalle quali nessuno sopravvive.  Il secondo: il “valore” delle riforme. Deve sapere che anche questo un “disvalore”. Nel senso che ogni assetto istituzionale è solo l’ambiente in cui si svolgono le conversazioni economiche, sociali e politiche. Certo che l’assetto istituzionale ha effetto su queste conversazioni. Ma non si sa quale. E, poi, non è mai lo stesso: cambia al cambiare delle conversazioni.
Ancora, occorrerebbe rivelargli che è contraddittorio cercare di costruire sviluppo con una legge di stabilità. Il concetto di stabilità è “positivo” solo all’interno della visione del mondo della fisica classica e dell’economia mainstream. E’ negativo in un mondo di diseguaglianze profonde che non può non vedere la nostra ricerca di stabilità come voglia di istituzionalizzare l’ingiustizia. Occorrerebbe informarlo che dovrebbe guidare una grande iniziativa di progettualità sociale per costruire un progetto Paese a servizio del mondo. E molte altre cose.
C’è qualcuno che ha modo di fargli sapere queste cose? Lo aiuterebbe molto.


mercoledì 13 luglio 2016

Due treni che si scontrano: ovvero la criminale tracotanza dell’economia

di
Francesco Zanotti
Presidente ApEC

Io non voglio dire che non si tratta di errore umano … con tutto quello ne consegue.
Dico, però che se ci fossero stati due binari l’errore umano non avrebbe avuto modo di verificarsi.
Ma non abbiamo i soldi per ammodernare le linee. E qui emerge la criminalità (criminalità perché ci sono almeno 27 morti) degli economisti. Gli investimenti che la collettività giudica importanti si fanno tutti, subito e a debito.
Ma gli economisti dicono che non si può fare perché abbiamo un debito alto. Ma alto rispetto a cosa? Al PIL, che diamine. Che diamine un piffero! 
Il debito di una collettività va paragonato al patrimonio di questa comunità. E la nostra comunità nazionale è ricchissima. Può tranquillamente raddoppiare il debito per fare investimenti rilevanti.
Ma se anche fosse poverissima, il discorso non cambierebbe. 
La BCE sta stampando carta moneta per cani e porci. Dico che fa bene. Dico che dovrebbe fare di più: stampare carta moneta per sostenere tutti gli investimenti. Anche qui gli economisti dicono un sonoro “no”. Ma è proprio il caso di dire, parafrasando un famoso detto latino,  che il “no” “abundat in ore stultorum”.
Dobbiamo combattere la stoltezza di una scienza (l’economia) che cerca situazioni di equilibrio quando dovrebbe essere al servizio di un nuovo sviluppo. La stoltezza di una scienza che non ha nulla della scienza, ma è un coacervo di credenze che non hanno né solidità teorica nè verifica sperimentale.
Se poi questa pseudo-scienza impedisce investimenti che servono ad evitare tragedie, allora è davvero una scienza criminale.
E se, da ultimo, gli economisti rifiutano anche solo di discutere delle loro teorie, allora si rasenta la tragedia premeditata.


lunedì 27 giugno 2016

Brexit acceleratore di autoreferenzialità

di
Francesco Zanotti

Risultati immagini per autoreferenzialità


Innanzitutto dobbiamo dire che la Brexit non c’è stata. Intendo dire che non c’è stato un Evento del tipo “sì” o “no”, bianco e nero, aut aut.
Di preciso, definito, c’è stato solo l’esito di un voto, ma a cosa questo voto porterà nei rapporti tra Ue e GB è tutto da definire. Solo per citare qualche fatto. Innanzitutto il referendum ha solo valore consultivo. Poi, la Scozia non ne ratificherà il risultato e insieme all’Irlanda del Nord, sembra aver intenzione di chiedere di entrare nella UE. Molti hanno votato “leave” solo per protesta spaventandosi dopo la vittoria e milioni di cittadini hanno chiesto di rifare il referendum. Le reazioni dell’UE sono al solito eterogenee: dall’atteggiamento punitivo della Commissione, all’atteggiamento più conciliante, guarda caso, dei tedeschi. In fine, nessuno sa come finirà il negoziato di “divorzio”. Quindi le conseguenze concrete di un evento che non è accaduto sono ad oggi imprevedibili, nel bene e nel male.
Detto questo, quasi tutti hanno capito che la vittoria del “leave” è stato la misura di un disagio profondo da diseguaglianze insopportabili e mancanza di sviluppo.
Ma, purtroppo, quasi tutti hanno risposto riproponendo se stessi, autoreferenzialmente.
I Governi riproponendo l’equazione scientificamente sbagliata: riforme istituzionali uguale sviluppo. Il nostro Premier con il solito volontarismo banale. Gli imprenditori riproponendo i fantasmi della competitività e della produttività. Le istituzioni finanziarie cercando protezioni pubbliche. Se a qualcuno pungesse vaghezza di capire la follia della chiusura autoreferenziale che ho appena descritto, potrebbe leggersi il libro che descrive il pensiero di Luhmann e la nostra proposta che trova presentato a lato di questo post.
La riflessione più profonda, è le letterariamente più brillante”, mi è sembrata quella di Luca Ricolfi sul Sole 24 Ore di ieri “ … il popolo, più che fidarsi dei populisti, non sa a chi altri affidarsi e, votandoli, fa una scommessa tanto scettica quanto disperata”.
In sintesi, punta il dito sule classi dirigenti.
Ma allora dobbiamo sostituirle? No! Dobbiamo dire loro che devono sviluppare progetti alti e forti sia a livello nazionale che a livello di imprese, attori sociali, istituzioni finanziarie etc.
E, soprattutto, fornire loro le conoscenze per farlo. La loro incapacità di visione non è “ontologica”, non dipende da qualche loro carenza personale. Dipende solo dalla povertà delle loro conoscenze di riferimento. Moltiplichiamo le risorse di conoscenza nella loro disponibilità e riusciranno a generare quei progetti di sviluppo alti e forti di cui abbiamo esistenzialmente bisogno.
Il futuro è imprevedibile fino a che non ci decidiamo a costruirlo.


...continua

Ce ne stiamo accorgendo a colpi di crisi ricorrentesi in ogni dimensione dell'umano. E' evidente che dovunque guardiamo c'è qualcosa che, gravemente, non va: lo sviluppo economico, la povertà, il rapporto con la natura, la soddisfazione sul lavoro e le profonde esigenze di realizzare una vita degna... E allora vogliamo smetterla di denunciare il passato? Sta diventando stucchevole cercare l'ennesimo cantuccio della stanza della società industriale e scoprire ancora una volta l'accumularsi di una polvere. E' il momento di lasciar riposare per un po' la denuncia e la protesta anche perché, se siamo onesti, dobbiamo chiederci: ma noi dove eravamo in questi anni?

Vivevamo su Marte e improvvisamente siamo tornati sulla terra ed abbiamo scoperto che quegli inetti di terrestri, dopo la nostra denuncia, non aveva fatto nulla. E tocca ancora a noi risvegliare le coscienze? Certo che no! Noi abbiamo vissuto immersi in questa società. Sono anche le nostre azioni che hanno mantenuta chiusa la stanza. Lasciando accumulare e incancrenire polvere. Viene quasi da dire: l’accumularsi e l’incancrenirsi ci fa comodo perché la nostra unica competenza era il contestare. Visto che sul costruire abbiamo dato tutti pessima prova.
E non si dica che qualche potere forte, da qualche parte ha impedito che le nostre folgoranti idee liberassero la stanza dalla polvere dell’ingiustizia, del privilegio … Quelli che sembrano poteri forti lo sono solo di fronte alla nostra incapacità di costruire alternative.
Cara e vecchia società di tutti noi, dunque. Che ci ha permesso di superare secolari infelicità … Certo non tutte, certo non a tutti, certo non ugualmente, ma molto.
Cara e vecchia società dalla quale ora dobbiamo allontanarci con un pizzico di nostalgia. Portandoci dentro lo zaino che accompagna ogni viaggio tutto quello che di buono ha prodotto.
E con il passo che diventa sempre più baldanzoso a mano a mano che diventa chiaro il luogo, la nuova società verso la quale siamo diretti ..
Ma verso quale luogo vogliamo dirigerci? Quale nuova società vogliamo costruire?
Noi certo non lo sappiamo! Sappiamo solo come fare a costruirla!

Allora la nostra proposta è strana. Non abbiamo soluzioni, linee politiche, idee originali. Ma un metodo con il quale generarle.
Primo passo di questo metodo: cambiamo i linguaggi. Secondo usiamo questi nuovi linguaggi per progettare insieme .. Accidenti, mi rendo conto che mi sto avventurando in un sentiero accidentato …
Allora provo con una storiella. Pensiamo di indossare occhiali verdi e di dover dipingere una parete di un nuovo colore: il verde ci ha seccati. Ai nostri piedi abbiamo una vasta gamma di barattoli di vernice. Ma tutti i colori ci sembrano gradazioni del verde. E, così, piano piano ci sembra inutile ridipingere una stanza di un nuovo colore che potrà essere solo una gradazione di verde. Accidenti ai poteri forti che ci costringono a dipingere sempre e solo di verde …
Ma poi arriva qualcuno che ci convince che un certo barattolo contiene il rosso. Ma apparirà rosso solo quando lo stendiamo sulla parete … Così, spinti da nuova fiducia e dalla voglia di avere nuova fiducia, cominciamo a dipingere. Ma, anche dopo averlo steso sulla parete, quel colore continua ad essere l’ennesima gradazione del verde. Allora la nostra collera e massima: certo solo un grande complotto di qualche potentato molto potente ci può costringere a naufragare in un mare di verde …
Maledetti poteri forti .. .
Così attiviamo un Gruppo antiverde. Che, innanzitutto, continua ossessivamente a dimostrare che tutto è di quel verde che, oramai invece di speranza, sta a segnalare schifezza. E poi cerca di buttare via tutti i barattoli …
Cosa significa partire dai linguaggi e dal metodo per usarli?
Significa togliersi gli occhiali verdi. E riuscire così a scoprire che tutti i barattoli sono effettivamente di mille colori. Riuscendo a vedere mille colori rinasce davvero la speranza di poter dipingere diversamente la stanza. Ma non possiamo stare senza occhiali ed ogni tipo di occhiale, anche il più sofisticato, altera i colori … Anche il rosso più sfavillante sarà, poi, sempre, ideologicamente, rosso … Ed allora che fare? Impariamo a cambiare occhiali quando vogliamo vedere cose diverse. Ma, poi, come dipingiamo quella stanza? Inevitabilmente tutti insieme con occhiali diversi. Perché ognuno può portare un solo tipo di occhiali per volta. E per fare della stanza un capolavoro, sono necessari tutti i colori. Quando il dipinto a mille mani sarà finito potremmo vedere un miracolo che piacerà a tutti e che tutti potranno vederlo in modo sempre diverso. Basterà indossare gli occhiali degli altri e se ne scoprirà un bellezza diversa.
Allora il nostro programma è molto semplice. Apparirà forse banale e ininfluente: diffonderemo nuovi linguaggi ed attiveremo gruppi progettuali che li useranno per progettare i mille aspetti di una nuova società.
I linguaggi sono i modelli e le metafore che nell'ultimo secolo, provenendo sostanzialmente dalle scienze della natura, si sono aggiunti a quelli tipici della società industriale.
Il metodo con il quale li useremo sarà Sorgente Aperta …
Ma perché “balbettanti”? Perché nel progettare un nuovo mondo ci rendiamo conto che il primo esprimersi non sarà che un balbettio. E, perché “poietici”? Perché il balbettio dovrà essere fecondo. Si trasformerà certamente in storie che cominceranno ad essere vissute.
Allora anche questo manifesto è un balbettio poietico? Certamente. Speriamo di doverlo riscrivere al più presto meno balbettante e più fecondo.