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sabato 17 settembre 2016

Renzi:diamo conoscenza a quel ragazzo

di
Francesco Zanotti

Risultati immagini per matteo renzi

Ieri Renzi mi ha sorpreso. E’ vero, Germania e Francia pensano in piccolissimo. Ed egli ha fatto bene a denunciarlo: bravo.
Non solo, ma mi sa che ha davvero voglia di pensare in grande. E non per megalomania, ma perché i problemi (soprattutto le potenzialità di futuro, ricordiamolo) sono grandi.
Però, perché il pensare in grande non si riduca in velleità Renzi ha bisogno di un sacco di  risorse cognitive di cui non dispone. Faccio quale esempio. Il primo: il “valore” della competitività. Deve sapere che è un disvalore. Il perseguirlo lega le imprese al passato e genera battaglie di prezzo dalle quali nessuno sopravvive.  Il secondo: il “valore” delle riforme. Deve sapere che anche questo un “disvalore”. Nel senso che ogni assetto istituzionale è solo l’ambiente in cui si svolgono le conversazioni economiche, sociali e politiche. Certo che l’assetto istituzionale ha effetto su queste conversazioni. Ma non si sa quale. E, poi, non è mai lo stesso: cambia al cambiare delle conversazioni.
Ancora, occorrerebbe rivelargli che è contraddittorio cercare di costruire sviluppo con una legge di stabilità. Il concetto di stabilità è “positivo” solo all’interno della visione del mondo della fisica classica e dell’economia mainstream. E’ negativo in un mondo di diseguaglianze profonde che non può non vedere la nostra ricerca di stabilità come voglia di istituzionalizzare l’ingiustizia. Occorrerebbe informarlo che dovrebbe guidare una grande iniziativa di progettualità sociale per costruire un progetto Paese a servizio del mondo. E molte altre cose.
C’è qualcuno che ha modo di fargli sapere queste cose? Lo aiuterebbe molto.


domenica 28 giugno 2015

Graecia capta ferum victorem cepit

di
Francesco Zanotti
Ho appena sentito alla TV una ex ragazza con troppa responsabilità per le sue gracili (culturalmente ed emotivamente) spalle tranquillizzare gli Italiani che “Tutto va ben madama la Marchesa”. Come cantava Nunzio Filogamo negli anni ‘30 del secolo scorso …
Quali sono le ragioni per cui noi dovremmo stare tranquilli mentre la Grecia sta … “Andando a Patrasso”, si potrebbe direi con uno spirito un po’ macabro?
La ragione, sosteneva la Nostra, è che noi abbiamo fatto le riforme. Poi non ha importanza quali riforme siano. Non ha importanza se sono condivise o meno. Non ha importanza se, come quelle della scuola, prevedono solo cambiamenti nella burocrazia e non nella sostanza della conoscenze insegnate e in come le si insegnano.
Tutto andrà bene perché abbiamo fatto le riforme. E, quindi, siamo forti.
E’ da incoscienti sostenere tesi di questo tipo.
In una società in profonda evoluzione non esiste chi è forte. Esiste chi è capace di diventare protagonista della costruzione della economia e delle società prossime venture. Saranno forti quei Paesi che avranno un progetto Paese alto e forte.
Ho sentito, poi, un giovane greco dire: noi sappiamo delegare al popolo decisioni importanti perché noi abbiamo inventato la democrazia. Grazie dovrebbe dire loro tutto il mondo.
Noi abbiamo bisogno di giovani come quello che si rifaceva orgogliosamente alla propria storia più che di ex giovani richiamarsi a teorie insensate, non dimostrate col banale obiettivo di raccogliere consensi.
Solo dobbiamo chiedere a quei giovani di ritrovarsi, nel ricordo di Pericle, lassù sul Partenone e cominciare a progettare un nuovo mondo… Ci attendiamo da loro il contributo che ci si attende dai Padri della nostra civiltà.
E noi italiani dobbiamo dare il nostro contributo perché abbiamo onorato, continuato il contributo della civiltà greca con Roma e il Rinascimento.
Ricordate cosa ha scritto Orazio? “Graecia capta ferum victorem cepit”. E per fortuna che ci siamo lasciati “prendere”, altrimenti non ci sarebbero stati né Roma né il Rinascimento. Quindi non ci sarebbe stato il mondo attuale. Che anche i riottosi funzionari europei si lascino prendere dallo spirito necessario della profezia storicamente feconda dei Greci, di Roma e del Rinascimento.


sabato 14 febbraio 2015

Se produco cose emozionanti, che mi importa delle riforme?

di
Francesco Zanotti


Giovanni è un imprenditore che produce “cose emozionanti”. Quali? Non ha importanza!
Chi produce cose emozionanti, qualunque esse siano, fa gli stessi discorsi di Giovanni. Ascoltiamolo, allora.
Dice Giovanni … Se produco cose emozionanti, me le comprano “bene”. Cioè: aumento la mia capacità di generare cassa.
E, quindi, cosa mi importa …
… della riforma del mercato del lavoro? Io i miei dipendenti me li tengo stretti, ne cerco altri della stessa qualità, divido con loro i miei risultati. Anche se ci fosse “licenziamento selvaggio” perché dovrei licenziare chi mi aiuta a produrre cassa?
… della riforma della giustizia? Non ho tempo di litigare. Né con i fornitori, né con i clienti e tanto meno con i dipendenti.
…della riforma della scuola? Sì, mi interessa, ma mi interesserebbe quello di cui non si parla: quale conoscenze insegniamo? Con che processi di insegnamento? Come immaginiamo siano i processi di apprendimento? Io sogno una scuola che crei conoscenza, non si limiti a trasmetterne una vecchia.
… della riforma del fisco? Certo, ma non perché voglio pagare meno tasse! Guadagno così tanto che mi posso permettere di pagare molto. L’unica cosa di cui mi rammarico e che i miei soldi vengano gestiti da una classe politica ignorante (nel senso che ognora molte, troppo e cose) e ridicolmente rissosa.

Ma, caro Giovanni, cosa proponi allora per uscire dalla crisi? Che le imprese si pongano l’obiettivo di produrre cose emozionanti e non perdano dietro a stupidaggini come la competitività.


sabato 24 gennaio 2015

QE: tesi banali … nessuna profezia

di
Francesco Zanotti


La BCE contro la Bundesbank. La prima sostiene che l’immissione di liquidità favorirà le riforme nei Paesi più deboli. La Bundesbank che accadrà il contrario: l’immissione di liquidità rallenterà il processo di riforme.
Ma perché questo riferimento alle riforme?
Perché, attraverso, le riforme si rilancia l’economia.
Allora, come prima cosa, nessuno ha spiegato il rapporto causale tra riforme e rilancio dell’economia. Quindi: si sta litigando su tesi banali, nessuna delle quali può essere verificata.
Poi guardiamoci intorno …
Ascoltiamo le grida di dolore che si alzano dal mondo. Con coraggio e profezia dobbiamo immaginare una intera nuova società E noi ci cincischiamo sul riformare le istituzioni della vecchia società.
Guardate ai popoli che stanno costruendo futuro. Non stanno a litigare sulla legge elettorale. Costruiscono le nuove opere d’arte. Forse meno intense di quelle che costruivamo noi ai tempi di Rinascimenti ed Imperi vari, ma stanno solo iniziando. Diamo loro tempo.
Dobbiamo liberarci dal torpore di una conservazione vile e profittatrice. Sia essa di destra di sinistra o di una qualunque altra direzione del passato.
Lo si può fare solo cercando una nuova conoscenza che possa essere il linguaggio delle nuove profezie che è nostro dovere costruire.



martedì 6 gennaio 2015

Finalmente qualcosa di nuovo, anche se …

di
Francesco Zanotti


… manca il passo finale.
Mi riferisco all’articolo di Carlo Bastasin sul Sole 24 Ore di oggi. Con un titolo provocatorio ed efficace “La prima Guerra d’Interdipendenza Europea” l’Autore sostiene la necessità di una unione Politica che significhi collaborazione per lo sviluppo ed eviti gli isolazionismi nazionalistici.
Infatti sostiene che la regola dell’autosufficienza e non quella della solidarietà cooperante hanno segnato la gestione della crisi.
Tre frasi mi sembrano, tra le altre, degne di nota.
La prima: “La narrazione della crisi è stata come in guerra quella dei vincitori”.
La seconda: “la democrazia parlamentare è stata accantonata in alcuni Paesi, le elezioni sospese, i referendum ripetuti come se all’inferiorità economica corrispondesse sempre una minorità politica”.
La terza: “i governi dei paesi in crisi hanno giustificato ai loro elettori l’esigenza di riforme solo come l’imposizione di occupanti malevoli.”.
Frasi notevoli anche perché non sono scritte su di un giornalino rivoluzionario qualunque da un giovanotto scapestrato. Ma sull’organo ufficiale della Confindustria a firma di un economista autorevolissimo.
Ora questo isolazionismo è sbagliato a causa della interdipendenza finanziaria ed economica che un ottuso nazionalismo non può eliminare.
Tutto bene? No, perché ci rimane quel “anche se … “ al quale dobbiamo sostituire i puntini con contenuti.

Lo stesso Autore sostiene che l’autosufficienza non è di per sé un fatto negativo. E sta qui il problema. Mi spiego. La causa profonda delle scelte isolazioniste sta nei sistemi cognitivi delle classi dirigenti che non sanno costruire programmi e progetti per gestire interdipendenze profonde che non solo certo solo quelle economiche. Allora cercano di difendersi da esse. Ma il negare interdipendenze quando ci sono non permette certo di costruire sviluppo.

Per superare questa povertà cognitiva è indispensabile vivere una interdipendenza che deve essere soprattutto culturale. Che diffonda quelle diversità che sono le ricchezze cognitive che potranno permettere alle classi dirigenti di superare la povertà dei sistemi di conoscenze di cui oggi dispongono e dei quali siamo tutti ostaggi.

domenica 28 dicembre 2014

Noi contestiamo l’importanza delle riforme

di
Francesco Zanotti


Adriana Cerretelli oggi nel suo articolo di fondo sul Sole 24 Ore sostiene che nessuno contesta l’importanza delle riforme. Sbagliato! Noi le contestiamo per tante ragioni che solo il non voler ascoltare per partito preso può permettere di ignorarle.
Ne cito alcune e mi riservo di approfondire il discorso.
Prima ragione. Le riforme non servono a generare sviluppo economico perché, innanzitutto, non permettono di raggiungere un vantaggio competitivo sostenibile. E, poi, perché non ha senso cercare di costruire un vantaggio competitivo. E’ necessario progettare nuove imprese ed una nuova società e pensare a competere tarpa le ali.
Seconda ragione. Un contesto “formale” (istituzionale) non determina univocamente i comportamento economici e sociali. Nello stesso contesto si possono mettere in atto comportamenti economici e sociali anche opposti
Terza ragione. Le istituzioni sono sempre emergenti. Cioè sono la sintesi della costruzione di una nuova economia e di una nuova società. Quelle calate dall'alto, “calcolate” (nel senso di Turing) rischiano di non avere effetti. Gli attori individuali e sociali tendono a mettere in atto gli stessi comportamenti in ogni nuovo contesto istituzionale progettato dall'alto.
Quarta ragione, la più importante. Si distoglie l’attenzione dall'esigenza di stimolare, in ogni dove nella società, nuove progettualità nutrite con nuove risorse cognitive.
A proposito … avete mai sentito discutere di risorse cognitive invece di riforme istituzionali? Questo è il segnale più preoccupante dell’incapacità di riflessioni profonde delle nostre classi dirigenti. Dopo tutto stiamo parlando della società degli uomini. E gli uomini sono caratterizzati dalle loro risorse cognitive. Quelle attuali non bastano. Senza fornire alle classi dirigenti nuove risorse cognitive nulla cambierà.


mercoledì 22 ottobre 2014

Professori e imprenditori: grande confusione cognitiva!

di
Francesco Zanotti


Due affermazioni mi hanno letteralmente basito. E vieppiù convinto che la nostra crisi è solo cognitiva.
Scrive un Signore, che è pure professore alla Bocconi, parlando di minibond, una modalità di finanziamento delle imprese: “L’economia italiana cresce a tassi troppo bassi per far nascere una vera domanda di investimenti da parte delle imprese”.
Ma a me sembra proprio che valga il contrario. Sono gli investimenti che fanno crescere l’economia. Se le imprese attendono che l’economia cresca per investire, quel giorno non verrà mai! 
Ancora, il Presidente di Confindustria: “le riforme vanno bene, ma se non ripartono i mercati sono inutili.”. Ma non è stato detto fino a ieri il contrario? Cioè che servono le riforme per far ripartire l’economia? Per carità io sono d’accordo che le riforme non servono a sviluppare l’economia, ma fino a oggi hanno detto tutti esattamente il contrario, compreso il Presidente di Confindustria.

Grande è la confusione cognitiva sotto il nostro sole.



venerdì 1 agosto 2014

Aspettando il 10 ottobre … Non farsene una ragione

di
Francesco Zanotti


E’ lo stesso titolo dell’articolo di fondo di Giuseppe De Rita oggi sul Corriere.
E’ un richiamo a superare l’apatia.
Ma, poi, non si dice come.
Noi, che stiamo organizzando l’evento del 10 ottobre, abbiamo una proposta sul come fare che rende ancora più evidente la vigliaccheria e l’egoismo che sta dietro l’apatia. Oppure la gigionesca comunicazione velleitaria.
La proposta nasce da una analisi: la situazione attuale è frutto di una perdita di senso della società industriale, in tute le sue dimensioni. Quindi, la sfida non di “aggiustamento” (la competitività in economia, le riforme per quanto riguarda la dimensione istituzionale … e poco altro perché non si parla neanche delle altre dimensioni in cui si articola una società). La sfida è di progetto: occorre immaginare una nuova società.
Per farlo occorre sostituire la infrastruttura cognitiva della società industriale con una nuova infrastruttura. Usando questa nuova infrastruttura cognitiva si potrà iniziare un cammino che potrà essere contemporaneamente di progetto e di realizzazione.
Semplice, veloce ad investimento bassissimo. Ognuno potrà dare il suo contributo cercando di acquisire nuove risorse cognitive in brevissimo tempo. Se a settembre tutti si ritroveranno con le stesse risorse cognitive di oggi (se non ci saremo auto rivoluzionati) avremo dato un grande contributo al partito così vituperato (giustamente) da De Rita del “ce ne faremo una ragione”. Di qualunque cosa accada cercheremo di farcene una ragione, adattandoci. Con ignavia.
Appena smettete di leggere, andate a calcolare quanti morti e quante sofferenze generiamo ogni giorno nel mondo con la nostra insensata voglia di cercare di conservare un modello sociale che pur è stato grande, ma che ora sta distruggendo Esseri umani e Natura.  


giovedì 24 luglio 2014

Aspettando il 10 ottobre … Riforme inutili e costose

di
Francesco Zanotti


Quando si agisce su di una variabile occorre conoscere gli effetti che si ottengono.
Stiamo agendo sulla struttura istituzionale dello Stato, ma non abbiamo la più pallida idea di che impatto avrà sulla capacità di generare cassa delle imprese.
Generare cassa … Sì è l’unico obiettivo rilevante. Se il sistema delle imprese non ricomincia a produrre cassa non ce n’è per nessuno. Non ci sarà occupazione, gettito fiscale etc. Non si può vivere aumentando i debiti …
Ed oggi stiamo vivendo aumentando i debiti.
Di quanto sono aumentati i debiti di Stato e Imprese mentre si stanno facendo le riforme istituzionali?
Quello dello Stato di tanto. E quelli delle imprese, probabilmente, pure. Non lasciatevi distratte da qualche piccolo aumento (per altro ora esaurito) dell’export. Si tratta di un aumento di fatturato, non di cassa. E può anche darsi (ma certo il Ministro dell’economia non lo sa) che l’aumento dell’export sia stato ottenuto abbassando i costi e peggiorando le condizioni di pagamento.
Di più: di quanto saranno aumentati i debiti prima che si finiscano le riforme istituzionali? Fino ad allora, aumenteranno perché, secondo la filosofia delle riforme, non si avrà “crescita” (ma poi: crescita di cosa? La crescita del PIL non significa crescita della cassa prodotta) fino a che le riforme sono finite ... Non lo sappiamo.
In sintesi: stiamo investendo (perché il fare le riforme costa) nel fare riforme che non sappiamo quando ci saranno ed a cosa serviranno. Il teatrino della politica continua il suo stupido gioco senza curarsi del pubblico. Che pure cita ad ogni piè sospinto. E non sa che il pubblico si sta dividendo in chi tirerà pomodori marci o se ne andrà.
Noi stiamo invitando tutti per il 10 di ottobre dove presenteremo una proposta per lo sviluppo di questo Paese: non investiamo in infrastrutture statuali, ma nel costruire una nuova infrastruttura cognitiva.



giovedì 5 giugno 2014

Le fette di salame davanti agli occhi

di
Francesco Zanotti


… davanti agli occhi delle classi dirigenti e, purtroppo, non nella bocca di troppe persone …
Se leggete l’articolo di fondo di Fabrizio Forquet sul Sole 24 Ore troverete una disanima drammatica della crisi. Condivido, ma mi scandalizza il fatto che le risposte a questa drammatica crisi non si vedano. Non è che si conoscono e ci sono i cattivi che non vogliono metterle in pratica.
Il problema è che proprio le proposte da tutti decantate sono del tutto irrilevanti. Come fanno a non accorgersene?
Lo stesso Forquet parla di riforme, ma senza specificare quali: ci immaginiamo Senato, legge elettorale, PA etc. Carlo De Benedetti, sullo stesso Sole, sulla stessa prima pagina, indica quale, secondo lui, è il bazooka contro la crisi: l’unione fiscale e bancaria.
Ripeto: sono, purtroppo, proposte irrilevanti.
Mettetevi nei panni di un imprenditore, si uno di quei signori che guidano una delle tanto decantate PMI e che, tutti sostengono, siano i signori che mantengono l’Italia. Dovete pagare tasse, dipendenti e fornitori. Ovviamente subito. Pena il sequestro dei beni aziendali, il fallimento etc.
Se qualcuno vi viene a dire che non vi dovete preoccupare perché si faranno (usando una espressione semplicistica, ma che ha il pregio di sintetizzare, così nessuno si chiede cosa siano e a cosa servono) le riforme, allora possono accadere solo due cose. O siete creduloni oppure lo mandate via a calci là dove non batte mai il sole.
Tutti questi imprenditori (sperando che non siano creduloni) hanno bisogno di soldi subito e le banche (anche giustamente) non glieli danno perché sarebbero solo una cura compassionevole.
Ed allora?
A me sembra che la risposta possa essere solo questa.
Questi signori, per tornare a produrre cassa il più in fretta possibile, hanno bisogno di rivoluzionare il loro sistema d’offerta (le cose che vendono) perché quelle che sono abituati a produrre non glielo comprano più e glielo compreranno sempre meno. Questo vale non solo per i signori delle PMI, ma anche per i signori delle grandissime imprese.
Per poter rivoluzionare i loro sistemi d’offerta, tutti gli imprenditori di questo Paese hanno bisogno, innanzitutto, di conoscenza (in particolare delle conoscenze e delle metodologie di strategia d’impresa) per attivare una intensa e profetica (niente di meno che profetica) progettualità strategica. E i soldi solo dopo. Per realizzare il nuovo progetto che la nuova conoscenza gli ha permesso di sviluppare.
Le banche dovrebbe farsi carico di stimolare e diffondere progettualità strategica. E gli converrebbe di molto farlo: salvano i clienti. Senza clienti muoiono anche loro.
Perché non lo fanno?

La risposta è una sola: le fette di salame davanti agli occhi delle classi dirigenti sono veramente spessissime.

venerdì 16 maggio 2014

Aspettando il 28 maggio … Non c’entrano nulla le riforme istituzionali! Provate a immaginare un poeta per capire …

di
Francesco Zanotti


Ennesima delusione: il PIL non cresce. Il perché è semplice: non si fanno le cose che servono a farlo aumentare in qualità e quantità. E le riforme non sono le cose che servono,
Per convincervi di questa affermazione … Immaginate un poeta, innanzitutto.
Un poeta abituato a far volare il suo sguardo sulla sua valle e a parlare e scrivere la lingua dei suoi padri.
Immaginate che i suoi occhi piano piano si appannino, che la Natura piano piano si trasformi e la sua valle si popoli di persone che parlano un‘altra lingua e che vengono da lontano.
Egli cercherà di continuare a poetare, ma si accorgerà che le poesie che scrive nella sua lingua non hanno significato per la nuove gente.
Prova allora a imparare la nuova lingua, ma viene da troppo da lontano, nello spazio e nel tempo: da solo non ci riesce! Riesce a capire qualche parola, ad usarne ancora meno. Prova a poetare, ma gli mancano le parole. E gli manca anche lo sguardo che non riesce più a volare sulla nuova valle. Non ne  riconosce anche il profumo. E, poi, non conosce i nomi delle persone …
Allora le sue poesie nella nuova lingua, per la nuova gente sono solo piccole cacofonie che non descrivono nulla della nuova valle.
I nuovi abitanti sono buoni e generosi, capiscono il dramma del poeta. E decidono di aiutarlo. E gli costruiscono una nuova casa. Ad esempio, con un grande terrazzo che gli permette di dominare la nuova valle. E gli danno carta e penna nuove. Ma il nostro poeta continua a non percepire e non esprimere.
Allora pensano che sono la casa, il terrazzo, le penne e la carta che non funzionano. Aspetta, gli dicono. Adesso ti diamo tutto nuovo. Ecco proprio adesso no perché fanno una fatica disperata a mettersi d’accordo su quale casa. Ma alla fine ci riescono. E gli ristrutturano la vecchia casa, gli danno una penna nuova. E gli dicono: ecco, ora puoi poetare …
Egli era stato in attesa della nuova casa con grande speranza. Aveva anche mandato lettere di sollecito, fino a fare una dimostrazione (solitaria con un unico cartello in mano. Con scritto: aiutatemi a poetare). Quando la casa è ristrutturata, però, egli si accorge che tutto questo non lo aiuta a poetare. Anzi, la situazione peggiora perché ora alla sua frustrazione aggiunge il peso di una speranza delusa.
Pensando al nostro Paese … la strategia delle riforme è come la strategia del ristrutturare la casa. Non aiuterà nessun poeta senza sguardo e senza linguaggio a tornare a poetare.
Così gli imprenditori e i grandi manager. Oggi si trovano con lo sguardo appannato in un nuovo mondo di cui non conoscono la lingua. E il loro progettare strategico (il loro poetare) produce progetti d’impresa banali.
Allora, quali che siano le riforme istituzionali che si cercherà di attuare, questi imprenditori e manager sempre senza sguardo e senza lingua rimangono.
E la gente che attende nuove poesie che descrivano, facciano vivere in un nuovo mondo, rimane delusa e li abbandona. Il 28 racconteremo come i Business Plan (cioè i Progetti di futuro, le poesie del futuro) delle maggiori imprese italiane siano solo elegante burocrazia, espressa in una lingua incomprensibile.
Per superare la crisi occorre liberare la mente e il cuore di manager e imprenditori e dare loro una nuova lingua.
Occorre dare loro nuove risorse cognitive. Quali? Ne abbiamo già parlato, ne parleremo.


sabato 26 aprile 2014

Le baruffe “montecitoriotte” non costruiscono sviluppo

di
Francesco Zanotti


Impegnarsi nelle riforme è inutile, fuorviante e paradossale.
E’ inutile perché il problema di fondo sta nel fatto che le nostre imprese non producono più cassa. E non lo fanno perché gli oggetti che producono o i servizi che erogano sono sempre meno interessanti. Se cambiate il contesto in cui si produce o si eroga non risolvete in alcun modo il problema della noia dei clienti delle imprese.
E’ fuorviante perché illude: facciamo le riforme e finirà la crisi. Impedisce di vedere che è urgente riprogettare un sistema economico.
E’ paradossale perchè non si dice quali riforme siano da fare. Anzi non si è d’accordo su quali e come farle. Ed allora si rimane al genericissimo impegno che qualcosa bisogna fare nell'area delle riforme.

Pensate che grazie le baruffe “montecitoriotte” di deputati e senatori per cavilli e cavillotti torneremo a costruire uno sviluppo etico ed estetico?

...continua

Ce ne stiamo accorgendo a colpi di crisi ricorrentesi in ogni dimensione dell'umano. E' evidente che dovunque guardiamo c'è qualcosa che, gravemente, non va: lo sviluppo economico, la povertà, il rapporto con la natura, la soddisfazione sul lavoro e le profonde esigenze di realizzare una vita degna... E allora vogliamo smetterla di denunciare il passato? Sta diventando stucchevole cercare l'ennesimo cantuccio della stanza della società industriale e scoprire ancora una volta l'accumularsi di una polvere. E' il momento di lasciar riposare per un po' la denuncia e la protesta anche perché, se siamo onesti, dobbiamo chiederci: ma noi dove eravamo in questi anni?

Vivevamo su Marte e improvvisamente siamo tornati sulla terra ed abbiamo scoperto che quegli inetti di terrestri, dopo la nostra denuncia, non aveva fatto nulla. E tocca ancora a noi risvegliare le coscienze? Certo che no! Noi abbiamo vissuto immersi in questa società. Sono anche le nostre azioni che hanno mantenuta chiusa la stanza. Lasciando accumulare e incancrenire polvere. Viene quasi da dire: l’accumularsi e l’incancrenirsi ci fa comodo perché la nostra unica competenza era il contestare. Visto che sul costruire abbiamo dato tutti pessima prova.
E non si dica che qualche potere forte, da qualche parte ha impedito che le nostre folgoranti idee liberassero la stanza dalla polvere dell’ingiustizia, del privilegio … Quelli che sembrano poteri forti lo sono solo di fronte alla nostra incapacità di costruire alternative.
Cara e vecchia società di tutti noi, dunque. Che ci ha permesso di superare secolari infelicità … Certo non tutte, certo non a tutti, certo non ugualmente, ma molto.
Cara e vecchia società dalla quale ora dobbiamo allontanarci con un pizzico di nostalgia. Portandoci dentro lo zaino che accompagna ogni viaggio tutto quello che di buono ha prodotto.
E con il passo che diventa sempre più baldanzoso a mano a mano che diventa chiaro il luogo, la nuova società verso la quale siamo diretti ..
Ma verso quale luogo vogliamo dirigerci? Quale nuova società vogliamo costruire?
Noi certo non lo sappiamo! Sappiamo solo come fare a costruirla!

Allora la nostra proposta è strana. Non abbiamo soluzioni, linee politiche, idee originali. Ma un metodo con il quale generarle.
Primo passo di questo metodo: cambiamo i linguaggi. Secondo usiamo questi nuovi linguaggi per progettare insieme .. Accidenti, mi rendo conto che mi sto avventurando in un sentiero accidentato …
Allora provo con una storiella. Pensiamo di indossare occhiali verdi e di dover dipingere una parete di un nuovo colore: il verde ci ha seccati. Ai nostri piedi abbiamo una vasta gamma di barattoli di vernice. Ma tutti i colori ci sembrano gradazioni del verde. E, così, piano piano ci sembra inutile ridipingere una stanza di un nuovo colore che potrà essere solo una gradazione di verde. Accidenti ai poteri forti che ci costringono a dipingere sempre e solo di verde …
Ma poi arriva qualcuno che ci convince che un certo barattolo contiene il rosso. Ma apparirà rosso solo quando lo stendiamo sulla parete … Così, spinti da nuova fiducia e dalla voglia di avere nuova fiducia, cominciamo a dipingere. Ma, anche dopo averlo steso sulla parete, quel colore continua ad essere l’ennesima gradazione del verde. Allora la nostra collera e massima: certo solo un grande complotto di qualche potentato molto potente ci può costringere a naufragare in un mare di verde …
Maledetti poteri forti .. .
Così attiviamo un Gruppo antiverde. Che, innanzitutto, continua ossessivamente a dimostrare che tutto è di quel verde che, oramai invece di speranza, sta a segnalare schifezza. E poi cerca di buttare via tutti i barattoli …
Cosa significa partire dai linguaggi e dal metodo per usarli?
Significa togliersi gli occhiali verdi. E riuscire così a scoprire che tutti i barattoli sono effettivamente di mille colori. Riuscendo a vedere mille colori rinasce davvero la speranza di poter dipingere diversamente la stanza. Ma non possiamo stare senza occhiali ed ogni tipo di occhiale, anche il più sofisticato, altera i colori … Anche il rosso più sfavillante sarà, poi, sempre, ideologicamente, rosso … Ed allora che fare? Impariamo a cambiare occhiali quando vogliamo vedere cose diverse. Ma, poi, come dipingiamo quella stanza? Inevitabilmente tutti insieme con occhiali diversi. Perché ognuno può portare un solo tipo di occhiali per volta. E per fare della stanza un capolavoro, sono necessari tutti i colori. Quando il dipinto a mille mani sarà finito potremmo vedere un miracolo che piacerà a tutti e che tutti potranno vederlo in modo sempre diverso. Basterà indossare gli occhiali degli altri e se ne scoprirà un bellezza diversa.
Allora il nostro programma è molto semplice. Apparirà forse banale e ininfluente: diffonderemo nuovi linguaggi ed attiveremo gruppi progettuali che li useranno per progettare i mille aspetti di una nuova società.
I linguaggi sono i modelli e le metafore che nell'ultimo secolo, provenendo sostanzialmente dalle scienze della natura, si sono aggiunti a quelli tipici della società industriale.
Il metodo con il quale li useremo sarà Sorgente Aperta …
Ma perché “balbettanti”? Perché nel progettare un nuovo mondo ci rendiamo conto che il primo esprimersi non sarà che un balbettio. E, perché “poietici”? Perché il balbettio dovrà essere fecondo. Si trasformerà certamente in storie che cominceranno ad essere vissute.
Allora anche questo manifesto è un balbettio poietico? Certamente. Speriamo di doverlo riscrivere al più presto meno balbettante e più fecondo.