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domenica 4 dicembre 2016

Ogni innovazione è frutto di “conversione”

di
Francesco Zanotti

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Leggiamo laicamente il messaggio di Papa Francesco agli imprenditori. E contempliamone, sempre laicamente, cognitivamente, il valore pratico universale. Magari proprio oggi: così scopriremo che è davvero sciocco pensare che un rito elettorale possa costruire il futuro.

L’udienza è stata concessa ai Partecipanti al Global Forum di Fortune-Time sulle sfide del XXI secolo.
Il messaggio del Papa è che il Rinnovamento (parola forse più profonda di innovazione) nasce da una conversione, sostanzialmente, dall’egoismo alla generosità.
Ma come fare questo passaggio?
Non tocca al Papa fornire soluzioni, ma a noi sì. E lo si può fare leggendo, declinando laicamente il suo messaggio.
La conversione è un cambiamento delle risorse cognitive di riferimento. Un loro rinnovamento radicale. Se le classi dirigenti e tutti noi non “impariamo” (sì, anche attraverso lo studio) ad usare schemi mentali diversi, ogni invocazione, pure alta e forte, finisce nel nulla. Ma purtroppo oggi nessuno aiuta le classi dirigenti a dotarsi di nuove risorse cognitive. Noi ci proviamo ed anche con un discreto successo. Anche se nell’attuale momento storico un successo solo “discreto” rischia di essere troppo banale.
Con queste cose in mente torniamo al referendum che sembra segnare il giorno del giudizio. Con esse non c’entra nulla. Stasera quando conosceremo i risultati scopriremo che abbiamo passato mesi a creare un evento conflittuale che, alla fine, non solo non ci ha permesso di acquisire le nuove risorse cognitive di cui abbiamo bisogno, ma neanche riflettere sul fatto che ne abbiamo bisogno. Non importa chi vincerà il referendum. Importa che esso ha costituito un forte blocco ad ogni progresso cognitivo.


domenica 2 settembre 2012

Un Business Plan emozionante come un romanzo

di
Francesco Zanotti


Oggi sul Sole 24 Ore, in prima pagina, con il titolo “Quando impresa e cultura parlano la stessa lingua”.

L’Autore vuole fare un omaggio alla cultura e all’impresa, ma fa un pessimo servizio a tutte e due. Se poi si guarda in altri luoghi dello stesso giornale si trovano punti di vista più interessanti, a partire dal pezzo di David Lodge in prima pagina dell'inserto “Domenica”.
Cosa c’è che mi sembra fuorviante di quell’articolo?
Innanzitutto si ha l’impressione che fare cultura sia solo il fare romanzi. Ma forse non era intenzione dell’autore sostenere questa tesi.
Si sostiene, però, che il ruolo dell’impresa a favore della cultura è quella di fare interventi (in questo caso organizzare un premio: Il Campiello) con gli stessi valori e le stessa passione con la quale si fa impresa.
Mi permetto di sostenere lapidariamente una diversa tesi. Non solo scrivere romanzi è fare opere d’arte. Anche costruire imprese è fare opere d’arte. Gli imprenditori, però, non costruiscono imprese opere d’arte solo perché ricercano la qualità, quello che piace al pubblico, ricercano i talenti etc.
Costruiscono imprese opera d’arte quando hanno voglia di cambiare il mondo. Ed usano il loro patrimonio cognitivo (la visione del mondo, i modelli e le metafore di cui dispongono) per costruire una proposta di cambiamento del mondo.
Il problema è che oggi non riusciamo più a generare imprese opere d’arte. La mia interpretazione è che il patrimonio cognitivo che oggi gli imprenditori usano è troppo povero per immaginare e costruire imprese opere d’arte. Un modo straordinario di fare cultura sarebbe quello di arricchire il patrimonio cognitivo degli imprenditori. Non fornire solo soldi e protezioni, ma anche e soprattutto conoscenza. Ad esempio, le conoscenze di strategia d’impresa. Con queste risorse cognitive riusciranno a fare il primo passo del processo di generazione di imprese opere d’arte: un Business Plan emozionante come un Romanzo.

venerdì 21 ottobre 2011

Manifesto di ApEC (Associazione per l’Expo della conoscenza): la sua vision e la sua mission.

Una Associazione globalmente e continuativamente poietica per superare la crisi economica, sociale, politica, istituzionale, esistenziale che ci sta sovrastando, costruendo una nuova cultura ed una nuova società partendo da un intero universo di nuove conoscenze “trasgressive”.


Parte seconda

Solo nuove conoscenze diventano nuove culture e nuove società
 
Da dove partire?

Per rispondere a questa domanda basta evidenziare quali sono state le dinamiche di sviluppo della nostra società attuale: la risorsa poietica fondamentale è stata una conoscenza per quei tempi, profondamente trasgressiva.
Infatti, l’attuale società industriale è nata da una nuova visione del rapporto tra l’uomo ed il mondo che Galileo ha suggerito nelle sue linee essenziali. Partendo da questa nuova conoscenza (di una trasgressività letteralmente “cosmica”), attraverso un processo emergente (cioè non prescritto, ma dato da un numero limitato e variabile di regole) e spontaneo, si sono generati, contemporaneamente e sinergicamente, un grande sistema di pensieri (la scienza “classica”, ontologica e specialistica), e un modello di società culturalmente coerente (la società industriale, assimilata ad una macchina).

Parallelamente si è venuto formando un ideale di Governo di tipo dirigistico-specialistico (il Governo come calcolo ottimizzante che si è concretizzato nel management prometeico e in quella particolare forma di democrazia che è la democrazia rappresentativa).

L’obiettivo perseguito (e indiscutibilmente raggiunto) dai protagonisti spontanei (scienziati ed imprenditori) di questo processo emergente è stato quello di aumentare la qualità della vita (intesa come soddisfacimento sempre più esaustivo dei bisogni “igienici”) dell’uomo cercando, coerentemente con la visione suggerita da Galileo e progressivamente arricchitasi, un dominio sempre più completo sulla Natura attraverso la costruzione (con la tecnologia resa possibile dalla scienza) di una natura artificiale che fosse più accogliente di quella naturale.

mercoledì 21 luglio 2010

Expo 2015: un nuovo appuntamento, un nuovo contributo

Noi insistiamo. Non parliamo di infrastrutture, né di persone. Noi insistiamo a parlare di contenuti. Vox clamans in deserto? No! E’ nostro dovere trovare il modo di farci ascoltare da tutti coloro che sono in altre faccende affaccendati. E convincerli che devono, qualche volta, per un sospiro del loro tempo, smettere, ma proprio un attimo, di pensare alle mura e rivolgere la loro attenzione al contenuto delle mura. In modo che l’Expo 2015 non sia solo un luogo visitato, ma sia un Evento che nasce da un cammino di sviluppo già avviato, che racconta, rilancia questo sviluppo iniziato, che continua a costruire sviluppo dopo che l’Evento si è concluso.

...continua

Ce ne stiamo accorgendo a colpi di crisi ricorrentesi in ogni dimensione dell'umano. E' evidente che dovunque guardiamo c'è qualcosa che, gravemente, non va: lo sviluppo economico, la povertà, il rapporto con la natura, la soddisfazione sul lavoro e le profonde esigenze di realizzare una vita degna... E allora vogliamo smetterla di denunciare il passato? Sta diventando stucchevole cercare l'ennesimo cantuccio della stanza della società industriale e scoprire ancora una volta l'accumularsi di una polvere. E' il momento di lasciar riposare per un po' la denuncia e la protesta anche perché, se siamo onesti, dobbiamo chiederci: ma noi dove eravamo in questi anni?

Vivevamo su Marte e improvvisamente siamo tornati sulla terra ed abbiamo scoperto che quegli inetti di terrestri, dopo la nostra denuncia, non aveva fatto nulla. E tocca ancora a noi risvegliare le coscienze? Certo che no! Noi abbiamo vissuto immersi in questa società. Sono anche le nostre azioni che hanno mantenuta chiusa la stanza. Lasciando accumulare e incancrenire polvere. Viene quasi da dire: l’accumularsi e l’incancrenirsi ci fa comodo perché la nostra unica competenza era il contestare. Visto che sul costruire abbiamo dato tutti pessima prova.
E non si dica che qualche potere forte, da qualche parte ha impedito che le nostre folgoranti idee liberassero la stanza dalla polvere dell’ingiustizia, del privilegio … Quelli che sembrano poteri forti lo sono solo di fronte alla nostra incapacità di costruire alternative.
Cara e vecchia società di tutti noi, dunque. Che ci ha permesso di superare secolari infelicità … Certo non tutte, certo non a tutti, certo non ugualmente, ma molto.
Cara e vecchia società dalla quale ora dobbiamo allontanarci con un pizzico di nostalgia. Portandoci dentro lo zaino che accompagna ogni viaggio tutto quello che di buono ha prodotto.
E con il passo che diventa sempre più baldanzoso a mano a mano che diventa chiaro il luogo, la nuova società verso la quale siamo diretti ..
Ma verso quale luogo vogliamo dirigerci? Quale nuova società vogliamo costruire?
Noi certo non lo sappiamo! Sappiamo solo come fare a costruirla!

Allora la nostra proposta è strana. Non abbiamo soluzioni, linee politiche, idee originali. Ma un metodo con il quale generarle.
Primo passo di questo metodo: cambiamo i linguaggi. Secondo usiamo questi nuovi linguaggi per progettare insieme .. Accidenti, mi rendo conto che mi sto avventurando in un sentiero accidentato …
Allora provo con una storiella. Pensiamo di indossare occhiali verdi e di dover dipingere una parete di un nuovo colore: il verde ci ha seccati. Ai nostri piedi abbiamo una vasta gamma di barattoli di vernice. Ma tutti i colori ci sembrano gradazioni del verde. E, così, piano piano ci sembra inutile ridipingere una stanza di un nuovo colore che potrà essere solo una gradazione di verde. Accidenti ai poteri forti che ci costringono a dipingere sempre e solo di verde …
Ma poi arriva qualcuno che ci convince che un certo barattolo contiene il rosso. Ma apparirà rosso solo quando lo stendiamo sulla parete … Così, spinti da nuova fiducia e dalla voglia di avere nuova fiducia, cominciamo a dipingere. Ma, anche dopo averlo steso sulla parete, quel colore continua ad essere l’ennesima gradazione del verde. Allora la nostra collera e massima: certo solo un grande complotto di qualche potentato molto potente ci può costringere a naufragare in un mare di verde …
Maledetti poteri forti .. .
Così attiviamo un Gruppo antiverde. Che, innanzitutto, continua ossessivamente a dimostrare che tutto è di quel verde che, oramai invece di speranza, sta a segnalare schifezza. E poi cerca di buttare via tutti i barattoli …
Cosa significa partire dai linguaggi e dal metodo per usarli?
Significa togliersi gli occhiali verdi. E riuscire così a scoprire che tutti i barattoli sono effettivamente di mille colori. Riuscendo a vedere mille colori rinasce davvero la speranza di poter dipingere diversamente la stanza. Ma non possiamo stare senza occhiali ed ogni tipo di occhiale, anche il più sofisticato, altera i colori … Anche il rosso più sfavillante sarà, poi, sempre, ideologicamente, rosso … Ed allora che fare? Impariamo a cambiare occhiali quando vogliamo vedere cose diverse. Ma, poi, come dipingiamo quella stanza? Inevitabilmente tutti insieme con occhiali diversi. Perché ognuno può portare un solo tipo di occhiali per volta. E per fare della stanza un capolavoro, sono necessari tutti i colori. Quando il dipinto a mille mani sarà finito potremmo vedere un miracolo che piacerà a tutti e che tutti potranno vederlo in modo sempre diverso. Basterà indossare gli occhiali degli altri e se ne scoprirà un bellezza diversa.
Allora il nostro programma è molto semplice. Apparirà forse banale e ininfluente: diffonderemo nuovi linguaggi ed attiveremo gruppi progettuali che li useranno per progettare i mille aspetti di una nuova società.
I linguaggi sono i modelli e le metafore che nell'ultimo secolo, provenendo sostanzialmente dalle scienze della natura, si sono aggiunti a quelli tipici della società industriale.
Il metodo con il quale li useremo sarà Sorgente Aperta …
Ma perché “balbettanti”? Perché nel progettare un nuovo mondo ci rendiamo conto che il primo esprimersi non sarà che un balbettio. E, perché “poietici”? Perché il balbettio dovrà essere fecondo. Si trasformerà certamente in storie che cominceranno ad essere vissute.
Allora anche questo manifesto è un balbettio poietico? Certamente. Speriamo di doverlo riscrivere al più presto meno balbettante e più fecondo.