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sabato 11 febbraio 2017

La cecità delle élite è assodata … ma da dove viene? Come si può porvi rimedio?

di
Francesco Zanotti

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Gli spunti per continuare il discorso che stiamo facendo da tempo sono sempre più numerosi. Questa volta lo spunto è di Pierluigi Battista sul Corriere della Sera. Ma mi sembra manchi ancora il balzo finale: il cambiamento degli occhiali di lettura e dei linguaggi di proposta …

L’articolo è apparso sul Corriere della Sera di oggi: l’articolo di fondo di Pierluigi Battista. Il suo titolo: “Il consenso dei Politici alieni”.
Sostiene che è più di vent’anni che le élite rimangono stupefatte dagli eventi. Non hanno capito perché la gente, a suo tempo, ha votato Berlusconi. Non capiscono perché oggi è stato votato Trump. E, aggiungo io, perché è probabile che voteranno leader di uguale pasta in tutt’Europa.
Continua Battista: poiché le élite non hanno capito, allora cercano tutti i segnali che faccia loro sperare che i Berlusconi e i Trump (sono loro due esponenti di spicco degli alieni) la facciano così grossa da far ricrede quelli che anno votato per loro. Questa speranza (in questo caso piuttosto strega che dea) definitivamente inibisce la possibilità delle élite di capire.
Mi sembra una buona analisi e suggerisco la lettura dell’articolo. Ma occorre fare un passo avanti.
Innanzitutto io penso, guardando anche gli altri politici alieni che stanno per essere votati, che la ragione del loro successo non sia perché questi propongono valori dimenticati dalle élite, ma perché solo perché si dimostrano contro le stesse élite.
Secondariamente, credo che a tutti (sia alle autoproclamate élite che ai leader alieni) manchino totalmente di una capacità progettuale adatta alla complessità economia e sociale. Non sanno immaginare una nuova società e una nuova economia. Guardate ad esempio quanto è gravemente alta l’incapacità di progettare il futuro del sistema bancario.
Non sapendo immaginare il futuro cercano di perpetuare il presente. Ma esso perde sempre più di senso e sembra proprio una coperta troppo corta che riesce sempre meno a coprire tutti. Allora élite e alieni, alla fine, propongono solo di stiracchiare la coperta. Così facendo contentano (poco e sul breve) qualcuno a scapito di qualcun altro. Ma la coperta non solo si sta restringendo, ma sta diventando sempre più lisa. Finirà per rompersi ..
Dopo questa aggiunta di analisi? La soluzione: invitare le élite a studiare. A dotarsi delle risorse cognitive adatte a leggere la complessità attuale e poter esercitare una progettualità alta e forte.

Per spiegarmi, un piccolissimo Segno dei Tempi Futuri. Nel controcanto a Mattarella (discorso purtroppo banale il suo) a fine anno Grillo si è presentato con in mano un libro di Paul Watzlawick: la realtà della realtà. Libro importante di un autore importante … Solo la proposta di quel libro vale più di tutto l’intervento del Presidente. Anche Grillo capisce l’importanza della conoscenza importante … Ha suggerito una nuova risorse cognitiva …

mercoledì 9 novembre 2016

Perché ha vinto Trump: una lettura sistemica

di
Francesco Zanotti

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Trump ha vinto perché è riuscito a comunicare che era contro l’establishment. Peccato che stavolta si è esagerato.

Prima fra tutte, l’Italia ha evidenziato la nuova tendenza. Di fronte a classi dirigenti incapaci di costruire sviluppo emergono personaggi contro. Berlusconi nei primi anni ‘90. Non è che i suoi contenuti fossero particolarmente profondi. Ma apparivano profondamente anti establishment.
Questa tendenza (classi dirigenti pressoché inette che vengono sconfitte da personaggi contro) è stata esportata e si è radicalizzata.
E’ stata quella che ha generato il voto della Brexit: un urlo contro le classi dirigenti, indipendentemente dal contenuto. Disposti anche a tirarsi la zappa sui piedi pur di essere contro: non sono tanto le tue idee che non vanno bene. Sei tu che non vai bene
Lo stesso Obama ha vinto perché è stato giudicato il nuovo contro il vecchio. Poi anche Obama è diventato classe dirigente se non inetta, almeno velleitaria, quindi establishment. E la Clinton ha fatto di tutto per dimostrarsi appartenente all’establishment. E più la grande stampa si schierava a suo favore, più dimostrava che era establishment.
E’ contro questo establishment si è ribellata l’America profonda.

Il problema è che questa volta si è esagerato: pur di essere contro gli americani hanno scelto il personaggio che tutti conosciamo. E gli hanno dato il controllo delle armi nucleari.

lunedì 14 dicembre 2015

La drammatica forza dell’ignoranza

di
Francesco Zanotti

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Leggo su Repubblica un titolo che mi ha fatto molto riflettere.
“La paura del premier: qualcuno vuole l’assalto giudiziario”. Ovviamente questo qualcuno è Renzi.
Le riflessioni.
E’ la stessa cosa che diceva Berlusconi: io so come salvare l’Italia. Ma me lo vogliono impedire anche per via giudiziaria.
Sto sostenendo che Renzi e Berlusconi sono uguali? No! Sto sostenendo una cosa più profonda. Sto sostenendo, innanzitutto, che, nonostante siano diversi, finiscono per recriminare allo stesso modo. Recriminano che potrebbero fare ma cercano di bloccarli in tutti i modi.
Ma perché questo accade?
E’ a questo punto che interviene la conoscenza intorno al funzionamento dei sistemi sociali.
E’ proprio il fatto di pensare di avere la soluzione ai problemi dell’Italia che è assurda. Ogni uomo può avere solo un proprio punto di vista. Governare può solo voler dire cercar tutti i punti di vista e costruirne una sintesi.
Se, invece di fare questo, i governanti pretendono che tutti gli altri si adeguino al loro punto di vista, che considerano assolutamente buono e giusto, allora si avranno reazioni di rifiuto. Se i nemici sono altrettanto assolutisti, non c’è da sorprendersi che usino tutti i mezzi per cacciarli.
La sfida è rompere ogni pretesa prometeica.

E attivare processi di progettazione sociale, invece che processi di imposizione ideologica.

lunedì 21 aprile 2014

Occupazione delle istituzioni, unica strada percorribile da questa politica

di
Luciano Martinoli



Si affollano, ed aumenteranno man mano che ci si avvicineranno le elezioni, i proclami e le dichiarazioni dei vari schieramenti politici. Quale è il loro scopo? Attirare le intenzioni di voto verso il proprio schieramento ovviamente.
Come? Dichiarando di avere “capacità” o “ricette” idonee ad affrontare e superare l’attuale congiuntura sfavorevole. Nulla di male dunque se fosse possibile avere “capacità o ricette” che possano funzionare. Supponiamo per un momento che sia vero, ipotesi della cui falsità abbiamo già dato ampie dimostrazioni, e continueremo farlo, su questo blog. 

venerdì 24 gennaio 2014

Complessità irriducibile

di
Francesco Zanotti


E l’Italia ha una grande complessità sociale e culturale: la sua ricchezza.
Leggo oggi sul Corriere un pezzo di Pierluigi Battista dal titolo “Se l’ideologia della discussione blocca le decisioni” che riassume, in una efficacissima sintesi “negativa”, perché non riusciamo a costruire sviluppo. Intendo dire: non riusciamo a costruire sviluppo perché pensiamo sia costruibile accentrando le decisioni.
Mi spiego: innanzitutto perché parliamo di decisioni? Vogliamo recuperare il senso delle parole? Il decidere è scegliere tra opzioni precostituite. Per quanto riguarda la legge elettorale occorre progettarla.
Smettendola di parlare di decisioni si comincia a capire. Facciamo il passo decisivo. E arriva in ballo la grande complessità sociale e culturale dell’Italia. 
Noi siamo un Paese “complesso”, articolato, ad esempio, in una grande diversità di attori sociali e politici. Ognuno di essi deve (ed ha il dovere) affermare la sua identità. Ed ha il diritto di farlo perché deve affermare la sua diversità è aggiungere complessità, quindi ricchezza. Allora, in occasione di qualunque processo progettuale (in politica siamo raramente di fronte a processi decisionali), vi sono solo due alternative. La prima è che tutti gli attori politico-sociali vengano coinvolti nella progettazione fino al risultato finale che tutti devono approvare senza riserve. La seconda è che … ci si infila nel pantano delle opposizioni, dei divieti, dei boicottaggi. Perché si costringe chi non ha partecipato alla progettazione (o non ne condivide il risultato) ad affermare la propria identità contestando il risultato della progettazione che li ha visti esclusi.
Se, poi, si volesse con qualche legge elettorale eliminare questa complessità dal Parlamento ce la ritroveremo, energeticamente (anche violentemente) protestante nelle piazze. Dobbiamo accettare il fatto che “Un uomo solo al comando… “ vale solo se la conclusione è quella ciclistica “…la sua maglia è azzurra e il suo nome è Fausto Coppi”. Non vale per nessun Berlusconi o Renzi.
Obiezione: ma come si fa a coinvolgere tutti nella progettazione? Ecco questa domanda nasce semplicemente perché non si conosce nulla di sistemica, scienze cognitive, perché nessuno ha letto Luhmann, perché non si segue il nostro blog. Altrimenti si saprebbe che esiste una modalità di governo della progettualità sociale che si chiama Sorgente Aperta. E lo si userebbe, invece di reclamare perché tutti vogliono dire la loro. E non si allineano buoni buoni dietro a qualche leader.


martedì 19 novembre 2013

Si divideranno tutti

di
Francesco Zanotti


Ci ritorno su perché mi sembra troppo grossa. Si pensa che un sistema elettorale che costringa tante diversità a stare insieme per vincere le elezioni aumenti la governabilità. E’ una stupidaggine sistemica. Le differenze che il voler vincere una campagna elettorale contro un nemico (una battaglia elettorale a due è per forza “contro”) sopiscono, ricompaiono immediatamente dopo. Si vince (forse!) perché una legge maggioritaria pura non si riesce a fare. E meno male, ma non governa.

Lo dimostrano i fatti. Scelta civica si è diviso, il PDL pure. Il M5S lo farà, così come il PD. Che fare? E’ necessario superare la democrazia rappresentativa ed inaugurare una democrazia progettuale. E come? Ne abbiamo parlato in molti post. Ma per ora basterebbe fermarsi a riconoscere la stupidità del tenere insieme diversità per decreto.

domenica 29 settembre 2013

Ci stiamo rubando le stelle …

di
Francesco Zanotti


E le nostre classi dirigenti ci tengono il bordone.
Se guardate il cielo dal centro di una grande città rischiate che si veda solo una luna pallida e ingrigita. A mano a mano che vi allontanate dal centro, verso la campagna il cielo di popola, si colora, brilla di Universo.
Così sta accadendo alla nostra vita economica, sociale e politica. Dal Centro della società industriale vediamo solo quella. Nessun cielo.
Se avessimo, però, il coraggio di uscire verso la campagna della conoscenza riconosceremmo che ci stavamo perdendo a fare le pulizie in piazza Duomo mentre tutti gli edifici introno crollavano. E scopriremo tutti gli universi di possibili futuri che ci stiamo negando, urlando che con tutta quella polvere che abbiamo intorno non si vede nulla. Quella polvere che sollevano gli edifici crollando e che noi cerchiamo di eliminare con un ramazzare ingenuamente incosciente.  

Si, mi riferisco alla imminente crisi di governo. Ancora una bella scusante per non guardare all’universo della conoscenza. Schiacciati da un contingente che è duro, crudo ed urgente proprio perché lo affrontiamo nell’ignoranza.

giovedì 8 agosto 2013

Bravo dott. Jannelli! Ora la superficialità è nuda!


di
Francesco Zanotti



Riporto, con estremo piacere, due delle molte idee sagge e profonde presenti nella lettera inviata dal dott. Enzo Jannelli, Consigliere della Cassazione, al Direttore del Corriere.
La prima: non ha senso sostenere che le sentenze si eseguono e non si discutono. Si discutono, si devono discutere, come ogni manifestazione del pensiero.
La seconda: ha altrettanto poco senso discutere una sentenza come quella della Cassazione su Berlusconi perchè di essa non si conoscono ancora le motivazioni.
In sintesi, discutiamo, certo. Ma quando c’è qualcosa da discutere.

Poi valgono ancora le mie osservazioni sul post di ieri sulla fisiologiaumana. Su di esse, mi piacerebbe conoscere l’opinione del dott. Jannelli.

mercoledì 7 agosto 2013

Cassazione, Berlusconi e fisiologia

di
Francesco Zanotti



Tutti riterrebbero assurdo fondare una prassi giuridica sul fatto che i giudici sappiano leggere nel pensiero degli imputati. Sembra proprio che non sia fisiologicamente possibile. O su qualche altra “prestazione” che la fisiologia dell’essere umano non permette.
Invece, tutti ritengono normale, anzi assurgono a imperativo etico, il fatto che il giudice sia imparziale, oggettivo. Ma anche questo è fisiologicamente impossibile. Il cervello umano non è capace di uno sguardo neutro. Infatti interpreta. Il cervello umano non è capace di trarre conclusioni “oggettive” perché  dopo aver interpretato, costruisce un proprio ragionare che è assolutamente soggettivo. Interpretare e costruire sono, poi, contingenti: diversi in diversi luoghi ed in diversi momenti.
Il lettore ne vuole una prova? Non si riesce neanche a costruire una verità oggettiva (cioè da tutti inevitabilmente accettabile) su di una intervista rilasciata da un giudice ad un giornalista.

Perché questo ignorare le prestazioni possibili al cervello umano ed attendersene altre fisiologicamente impossibili?

mercoledì 26 giugno 2013

Ministri e politici infantili

di
Francesco Zanotti


Post semplicissimo e brevissimo. Leggo pag. 10 del Sole24Ore di oggi: F-35, la maggioranza si spacca. Scontro anche nel Governo. Risuona in prima pagina: Letta e Berlusconi siglano la tregua.
Servirebbe una progettualità intensa che può solo nutrirsi di diversità, di nuove risorse cognitive.
Ma i ministri e politici litigano appena sentono una qualche idea che non è esattamente quello che pensano. E, poi, fanno tregue. Il che significa andare avanti per compromessi … Ovviamente non li sfiora neppure l’idea che sarebbe il momento di nutrirsi di nuove risorse cognitive …

Infantili e irresponsabili. Un po’anche “ignoranti”, in senso tecnico: sono immense le conoscenze di cui non dispongono e che sarebbero loro utilissime per passare dal litigio individuale e auto rappresentativo ad una progettualità solidale.

venerdì 1 marzo 2013

Dateci un nuovo sogno!!


Cesare Sacerdoti
c.sacerdoti@cse-crescendo.com




Seguendo i dibattiti post elettorali ho avuto la sensazione che i leader politici siano concentrati a definire il nuovo nemico, già pensando alla prossima campagna elettorale. Il dibattito infatti non scorre sui contenuti, ma sugli atteggiamenti di questo o quel rappresentante politico, senza comprendere, senza prendere atto, ancora una volta, delle vere istanze che stanno dietro il voto dei cittadini.
Nel bene o nel male, l’Italia sta vivendo una nuova “rivoluzione” pacifica (come quella, non compiuta, post Tangentopoli). Francamente credo che questa sia una grande opportunità, da difendere e a cui dare compimento positivo. Non dico di esserne orgogliosi, ma non so quante altre Nazioni abbiano il coraggio di mettersi davvero in gioco. Purché si dia seguito positivamente a questa rivoluzione.
C’era chi voleva “mandare tutti a casa” per un forte rinnovamento: oggi abbiamo un Parlamento fortemente rinnovato, con un’età media dei Parlamentari molto bassa (la più bassa in Europa), con una forte componente femminile. Quest’obiettivo, malgrado tutto è stato raggiunto. E voglio non discutere dell’esperienza e delle competenze degli eletti. Loro hanno in mano ora l’opportunità di riscrivere il prossimo futuro del Paese.
La cosa per me drammatica è sentire i leader sconfitti parlare di “il bene del Paese”: cos'è il bene del Paese? Come lo si definisce? Secondo quale criterio? E’ il bene dell’Italia (c’era chi diceva “il bene dell’Italia sono io”) o degli italiani?
Ma purtroppo, al momento, si sente discutere solamente di provvedimenti “contro” qualcuno. Non si parla di futuro: nessuno sta cercando di dare un nuovo sogno agli italiani. Non può essere un sogno quello di “ridurre il costo della politica”; non può essere un sogno neanche “la restituzione dell’Imu”; e ancor meno è un sogno la politica dei tagli (che anzi per qualcuno può diventare un incubo).
Confondiamo i fini con i mezzi: quelli sopra indicati possono essere al più strumenti attraverso cui passare per perseguire una strategia.
In soldoni, mi chiedo, quanti posti di lavoro creano tali provvedimenti? Di quanto crescerà il benessere degli italiani? O vogliamo accontentarci di un’”Italia più giusta” in cui il malessere sia più diffuso, secondo il noto proverbio del mal comune mezzo gaudio (e mia nonna, saggia, aggiungeva “questo è il proverbio degli stupidi”)?

martedì 26 febbraio 2013

Indifferente: seconda puntata


di
Francesco Zanotti




Previsione confermata quella di ieri: è probabile che non vinca nessuno.
Sì Berlusconi e Grillo hanno ottenuto successi, ma egoistici. Vincere voleva dire che qualcuno avrebbe potuto governare il Paese. E nessuno c’è riuscito.
Ma era più importante la seconda parte del post di ieri: non ha importanza chi vince.
Voglio rinforzare questa affermazione. Non ha importanza chi vince perché nessuno ha un progetto per lo Sviluppo del nostro Paese. E nessuno si sforza di elaborarlo.
Tutti, Grillo compreso, sono sostanzialmente conservatori.
La base industriale della nostra economia sta sparendo. E non saranno certo le riforme istituzionali (che tanto non si faranno) o le sole energie alternative a farla sviluppare. Sviluppare non sopravvivere.
Le nostre banche sono tanti MPS in nuce. Non per le malversazioni. Ma perché sono anch'esse in una crisi profonda da sofferenze che si sono oramai mangiate (anche se ufficialmente non appare) il patrimonio.
Lo Stato assorbe troppe risorse: riduciamole. Ma così facendo aumentiamo la crisi. Diminuisce il PIL, non producono più ricchezza le imprese che hanno come cliente lo Stato, lo Stato diminuisce la sua capacità di occupare.
Tutti sono conservatori perché, invece di aumentare una coperta che si sta restringendo, la si stiracchia sempre di più. E non ha importanza in che direzione. Il risultato è sempre lo stesso: la si rompe.
Occorre avviare un grande movimento di tipo progettuale. Ma che si fondi su di una grande immissione di conoscenze. Non è possibile che chi si candida a governare il Paese sia assolutamente inconsapevole di tutte le conoscenze che potrebbero aiutarlo a fare davvero un grande progetto profetico.
Noi proveremo a dare vita a questo movimento progettuale.  Dopo le elezioni e senza nessun interesse per le elezioni future. Un movimento di progettualità gratuita. Fermamente di servizio e non di interesse.

lunedì 18 febbraio 2013

Tanto litigare per nulla


di
Francesco Zanotti


Oggi il Corriere pubblica un raffronto, fatto dall’Oxford Economic Institute, sull'impatto economico dei diversi programmi di Governo.
Ora, innanzitutto, le cose che vogliono fare le quattro forze politiche analizzate sono molto simili. Ma soprattutto sono statisticamente uguali i risultati che si propongono.
Le differenze ci sono, ma sono così piccole che, certamente, le loro differenze non sono statisticamente significative.
Ed allora: perché i diversi schieramenti litigano ferocemente arrivando agli insulti personali, anche da parte di Signori molti compassati come Monti?
E’ questa litigiosità violenta e per il nulla che risolverà la crisi? O solo più semplicemente, ci conferirà autorevolezza internazionale?
Credo di no!
I lettori di questo blog sanno da dove nasce questa litigiosità cosmica e insulsa: dall’autoreferenzialità delle forze politiche che la battaglia elettorale aggrava fino ai risultati paradossali di cui sopra.

venerdì 1 febbraio 2013

Fuga dall’Università …


di
Francesco Zanotti




Oggi tutti i giornali parlano della “fuga dalle università”. Su Repubblica, ad esempio, Massimo Cacciari sostiene che questo fenomeno è l’ennesimo segnale che siamo un Paese in declino. Una studentessa se la prende con la riforma Gelmini.

Io vorrei parlare della crisi e delle speranze della conoscenza che sono la causa e la soluzione della crisi delle università. E della ecologia di crisi che ci sta devastando

La crisi della conoscenza ha, almeno, due cause che non vengono considerate.

La prima è che le classi dirigenti snobbano la conoscenza. Voglio dire che le classi dirigenti economiche, sociali e politiche non usano le conoscenze economiche, sociali e politiche esistenti. Straordinario è il caso della strategia d’impresa che è la conoscenza chiave per costruire sviluppo economico, ma è assolutamente ignota a imprenditori, manager e banchieri. Quindi, da un lato, i ragazzi non considerano la conoscenza utile e significativa. E, dall’altro, le classi dirigenti non domandano loro conoscenze avanzate. Se non quelle scientifico-tecnologiche … di cui parlo ora.
La seconda ragione è lo stato generale della conoscenza. Non riusciamo a staccarci da una visione specialistica della conoscenza. E questo accade proprio nella scienza. Una conoscenza specialistica è una risorsa strumentale e non vitale. Quindi può tranquillamente essere destinata solo ad una minoranza di tecnici che diventano sacerdoti di una conoscenza inevitabilmente esoterica.

Ed arriviamo alle speranze. Sta emergendo (purtroppo lentamente, ma sta emergendo) una nuova visione del mondo che promette di dotare l’uomo di una nuova conoscenza scientifica ed umana, socialmente generata e progettualmente disponibile per costruire una nuova società. Una  nuova conoscenza per rigenerare la classi dirigenti ed entusiasmare i giovani.

Per accelerare questo processo, per rilanciare conoscenza, università e società abbiamo progettato l’Expo della Conoscenza la cui descrizione che potete scaricare da questo blog


domenica 20 gennaio 2013

Campagna elettorale e risorse di conoscenza insufficienti


di
Francesco Zanotti


Una campagna elettorale senza contenuti. Ma è inevitabile.
E le ragioni sono due. La prima è illustrata dalla teoria dei sistemi autopoietici. Se si gioca un gioco (il gioco elettorale), i riferimenti sono inevitabilmente gli altri giocatori. Non possono essere le vicende della società, se non strumentalmente. Ad esempio: per colpire gli avversari.
La seconda ragione è più importante della prima. Noi abbiamo bisogno di una nuova capacità progettuale. Più intensa più immaginifica, capace di progettare una nuova società …
Il problema è che i nostri politici non hanno le risorse di conoscenza necessarie per farlo. Ascoltavo ieri sera su La7 Giovanni Flavia, un giovane carico di buone intenzioni e di grande eticità. Ma annaspava parlando di economia e finanza. Poi ho letto l’intervista a Monti sul Corriere che ha tuonato contro gli incapaci. Ovviamente assegnando a se stesso la coccarda di “capace”. Ed allora mi sono cascate le braccia.
Il problema non è nella qualità degli uomini. Se non siamo razzisti dobbiamo credere che tutti gli uomini hanno potenzialità uguali e, per quanto se sa, infinite. Il problema è che se gli uomini hanno risorse di conoscenza povere questa potenzialità annaspa. O si esprime in accuse e, quando tenta proposte, finisce con partorire banalità.
Monti e Favia sono persone generose, meritano di stare alla guida del Paese, magari insieme. L’unica cosa che dovrebbero accettare è di aumentare le risorse di conoscenza di cui dispongono. Anche Monti che è un tecnico? Soprattutto Monti perché sta dimostrando chiaramente che le sue risorse di conoscenza in economia (più specificamente: in strategia d’impresa), sociologia, antropologia, sistemica e molte altre sono del tutto insufficienti.
Allora è necessario un nuovo movimento che non abbia l’ambizione di assumere un ruolo politico, che non si perda nella “denuncite” oramai dilagante e sterile, ma che si ponga come obiettivo quello di fornire a tutti coloro che vogliono assumersi il ruolo di gestione della cosa pubblica le risorse di conoscenza sufficienti per farlo con successo.


...continua

Ce ne stiamo accorgendo a colpi di crisi ricorrentesi in ogni dimensione dell'umano. E' evidente che dovunque guardiamo c'è qualcosa che, gravemente, non va: lo sviluppo economico, la povertà, il rapporto con la natura, la soddisfazione sul lavoro e le profonde esigenze di realizzare una vita degna... E allora vogliamo smetterla di denunciare il passato? Sta diventando stucchevole cercare l'ennesimo cantuccio della stanza della società industriale e scoprire ancora una volta l'accumularsi di una polvere. E' il momento di lasciar riposare per un po' la denuncia e la protesta anche perché, se siamo onesti, dobbiamo chiederci: ma noi dove eravamo in questi anni?

Vivevamo su Marte e improvvisamente siamo tornati sulla terra ed abbiamo scoperto che quegli inetti di terrestri, dopo la nostra denuncia, non aveva fatto nulla. E tocca ancora a noi risvegliare le coscienze? Certo che no! Noi abbiamo vissuto immersi in questa società. Sono anche le nostre azioni che hanno mantenuta chiusa la stanza. Lasciando accumulare e incancrenire polvere. Viene quasi da dire: l’accumularsi e l’incancrenirsi ci fa comodo perché la nostra unica competenza era il contestare. Visto che sul costruire abbiamo dato tutti pessima prova.
E non si dica che qualche potere forte, da qualche parte ha impedito che le nostre folgoranti idee liberassero la stanza dalla polvere dell’ingiustizia, del privilegio … Quelli che sembrano poteri forti lo sono solo di fronte alla nostra incapacità di costruire alternative.
Cara e vecchia società di tutti noi, dunque. Che ci ha permesso di superare secolari infelicità … Certo non tutte, certo non a tutti, certo non ugualmente, ma molto.
Cara e vecchia società dalla quale ora dobbiamo allontanarci con un pizzico di nostalgia. Portandoci dentro lo zaino che accompagna ogni viaggio tutto quello che di buono ha prodotto.
E con il passo che diventa sempre più baldanzoso a mano a mano che diventa chiaro il luogo, la nuova società verso la quale siamo diretti ..
Ma verso quale luogo vogliamo dirigerci? Quale nuova società vogliamo costruire?
Noi certo non lo sappiamo! Sappiamo solo come fare a costruirla!

Allora la nostra proposta è strana. Non abbiamo soluzioni, linee politiche, idee originali. Ma un metodo con il quale generarle.
Primo passo di questo metodo: cambiamo i linguaggi. Secondo usiamo questi nuovi linguaggi per progettare insieme .. Accidenti, mi rendo conto che mi sto avventurando in un sentiero accidentato …
Allora provo con una storiella. Pensiamo di indossare occhiali verdi e di dover dipingere una parete di un nuovo colore: il verde ci ha seccati. Ai nostri piedi abbiamo una vasta gamma di barattoli di vernice. Ma tutti i colori ci sembrano gradazioni del verde. E, così, piano piano ci sembra inutile ridipingere una stanza di un nuovo colore che potrà essere solo una gradazione di verde. Accidenti ai poteri forti che ci costringono a dipingere sempre e solo di verde …
Ma poi arriva qualcuno che ci convince che un certo barattolo contiene il rosso. Ma apparirà rosso solo quando lo stendiamo sulla parete … Così, spinti da nuova fiducia e dalla voglia di avere nuova fiducia, cominciamo a dipingere. Ma, anche dopo averlo steso sulla parete, quel colore continua ad essere l’ennesima gradazione del verde. Allora la nostra collera e massima: certo solo un grande complotto di qualche potentato molto potente ci può costringere a naufragare in un mare di verde …
Maledetti poteri forti .. .
Così attiviamo un Gruppo antiverde. Che, innanzitutto, continua ossessivamente a dimostrare che tutto è di quel verde che, oramai invece di speranza, sta a segnalare schifezza. E poi cerca di buttare via tutti i barattoli …
Cosa significa partire dai linguaggi e dal metodo per usarli?
Significa togliersi gli occhiali verdi. E riuscire così a scoprire che tutti i barattoli sono effettivamente di mille colori. Riuscendo a vedere mille colori rinasce davvero la speranza di poter dipingere diversamente la stanza. Ma non possiamo stare senza occhiali ed ogni tipo di occhiale, anche il più sofisticato, altera i colori … Anche il rosso più sfavillante sarà, poi, sempre, ideologicamente, rosso … Ed allora che fare? Impariamo a cambiare occhiali quando vogliamo vedere cose diverse. Ma, poi, come dipingiamo quella stanza? Inevitabilmente tutti insieme con occhiali diversi. Perché ognuno può portare un solo tipo di occhiali per volta. E per fare della stanza un capolavoro, sono necessari tutti i colori. Quando il dipinto a mille mani sarà finito potremmo vedere un miracolo che piacerà a tutti e che tutti potranno vederlo in modo sempre diverso. Basterà indossare gli occhiali degli altri e se ne scoprirà un bellezza diversa.
Allora il nostro programma è molto semplice. Apparirà forse banale e ininfluente: diffonderemo nuovi linguaggi ed attiveremo gruppi progettuali che li useranno per progettare i mille aspetti di una nuova società.
I linguaggi sono i modelli e le metafore che nell'ultimo secolo, provenendo sostanzialmente dalle scienze della natura, si sono aggiunti a quelli tipici della società industriale.
Il metodo con il quale li useremo sarà Sorgente Aperta …
Ma perché “balbettanti”? Perché nel progettare un nuovo mondo ci rendiamo conto che il primo esprimersi non sarà che un balbettio. E, perché “poietici”? Perché il balbettio dovrà essere fecondo. Si trasformerà certamente in storie che cominceranno ad essere vissute.
Allora anche questo manifesto è un balbettio poietico? Certamente. Speriamo di doverlo riscrivere al più presto meno balbettante e più fecondo.