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lunedì 5 settembre 2016

Il movimento cinque stelle: contestare impedisce di governare

di
Francesco Zanotti

Tuti i movimenti di contestazione raccolgono nei momenti di crisi grandi consensi. E lo fanno tanto più quanto più la contestazione è fondata, colorata e urlata. La ragione è che la contestazione accomuna persone e gruppi anche estremamente diversi, accumunati dal contrapporsi all’esistente. Quando il “nemico” è vinto, la diversità affiora fino al conflitto tra vincitori. Anche Russia, USA e Gran Bretagna di trovarono alleate contro la Germania, salvo poi contrapporsi duramente e subito dopo la vittoria, fino a rischiare una catastrofe nucleare
La selezione della classe dirigente, poi, è fatta in termini di capacità di contestare. Quando questa classe dirigente si trova al Governo dimostra quanto è vera la massima: per un martello il mondo è fatto di chiodi. Per loro fare politica è contestare non progettare. E così finiscono per contestarsi tra di loro.
Sarebbe possibile dare una interpretazione più profonda del perché la protesta non può fare nascere la proposta, usando la teoria dei sistemi autopoietici, ma forse un blog non è il luogo per farlo.


lunedì 29 febbraio 2016

Prof. Boncinelli, non tradisca la scienza

di
Francesco Zanotti
Presidente ApEC

Risultati immagini per la scienza

Nell’ultimo numero dell’inserto “La lettura” del Corriere vi sono pagine dedicate al confronto tra Fede e Scienza. Ho letto, mi è sembrato un dibattito serio anche se un po’ astratto. Poi, ho saputo del libro di Eduardo Boncinelli e mi sono letteralmente scandalizzato.
Il titolo del libro è “Contro il sacro. Perché le Fedi ci rendono stupidi.”.
Passi il titolo offensivo per i credenti: che ci volete fare …
Ma la cosa che mi ha, appunto, scandalizzato è che Boncinelli chiama a testimonianza la Scienza per dare degli stupidi ai Credenti. Ma la scienza di cui parla è una scienza tutta sua. E’ la scienza che egli conosce e che scambia con la scienza esistente. Ma non è così.
Il lettore mi lasci dettagliare.
La prima cosa da dire è che un Credente non è un dimostrante. Non pretende di saper dimostrare razionalmente l’esistenza di un Dio. Quindi, non cerca di convincere chi non è credente. Mentre un ateo è un “dimostrante in servizio permanente effettivo”. Vuole a tutti i costi dimostrare che Dio non esiste. E si arrampica su tutti gli specchi che trova per riuscirci. Nel caso di Boncinelli fino all’insulto.
Premesso questo, arriviamo alla scienza. 
Devo riprodurre un passo del brano del libro "incriminato" per spiegare perché sostengo che la scienza che Boncinelli chiama a testimone è una scienza tutta sua.
A pag. 35 si legge “Qualcuno che vuole apparire più moderno, ma che non sa rinunciare a una visione progressiva e direzionale dei fenomeni evolutivi, invoca fantomatici processi di autopoiesi, di auto-organizzazione o di una non meglio definita spinta naturale verso una complessità biologica crescente. Di tutto questo non c’è alcuna evidenza e, soprattutto, non vi è alcun bisogno. I meccanismi a base dei processi evolutivi sono chiari. Sono il progettista e il supervisore a mancare.”.
Che dire? Che queste affermazioni sono un coacervo di confusione. Innanzitutto chi parla di sistemi autopoietici e di auto-organizzazione, per definizione, esclude che vi sia un progettista o un supervisore. Se per qualcuno di loro Dio esiste, non è certo né progettista, né supervisore.
Poi i processi di autopoiesi e di auto-organizzazione hanno così rilevanti evidenze scientifiche che solo evoluzionisti ideologici (che parlano di evoluzione solo perché questa sembra a loro uno strumento per negare che Dio esiste) possono negare.
Oltre ai processi autopoietici vi sono anche i processi emergenti frutto di rotture di simmetria ... fa male anche solo il pensare di continuare. Caro amico Boncinelli, il riduzionismo dell’Ottocento è passato …
Cito una citazione di Massimo Piattelli Palmerini nel suo ultimo libro “Il nono giorno della creazione”. Anche il prof. Piattelli Palmerini è ateo dichiarato, ma non usa la scienza per sostenere il suo essere ateo. Egli cita una frase del Prof. Leonid Kruglyak che su “Nature” (non una rivista di qualche setta religiosa) aveva scritto nel 2010 “E’ possibile che vi sia qualcosa che assolutamente non comprendiamo, qualcosa che è così diverso da ciò che ora stiamo pensando che non ci stiamo neanche pensando”. Prof Boncinelli, non è vero che i meccanismi a base dei processi evolutivi sono chiari.
Prof. Boncinelli, spingiamo i giovani ad andare molto al di là di quello che le nostre vite fino ad oggi ci hanno permesso di fare. Non pensiamo di consegnare loro una verità completa sostenendo che si dovranno occuparsi dei dettagli. Sono più di cento anni che la scienza ha capito che tutte le volte che si è illusa che “basti sistema qualche decimale” ne è nata una rivoluzione.

E, poi, se qualcuno di questi giovani vuole sperimentare una Fede, non diamo loro degli stupidi perché non accettano i nostri rifiuti. 

mercoledì 26 novembre 2014

Renzi: senza conoscenza … due anni fa

di
Francesco Zanotti


Scrivevamo il 14 Febbraio del 2013, quasi due anni fa una previsione a proposito dell’azione del nostro Presidente del Consiglio: “ Tutte le riforme che si cerca di attuare o si progettano non avranno alcun effetto sulla crisi che stiamo vivendo. La crisi procederà sempre più speditamente verso il baratro fino a che non si avvierà una nuova stagione di progettualità economica e sociale grazie alla diffusione di nuove risorse cognitive ... Ma e Renzi? Da quello che si è visto finora è giovane di età, ma usa risorse di conoscenza tipiche del mondo che vuole cambiare. Non si può cambiare un mondo usando le stesse risorse cognitive che l’hanno generato. Deve usare nuove risorse cognitive (ad esempio, ma non solo, la teoria dei sistemi autopoietici) che mi hanno permesso di fare le previsioni di cui sopra. Se non vuole usare la potenza della conoscenza non cambierà nulla. Proverà solo (senza riuscirci) a celebrare se stesso.”.
Previsione azzeccata, purtroppo.


domenica 20 gennaio 2013

Campagna elettorale e risorse di conoscenza insufficienti


di
Francesco Zanotti


Una campagna elettorale senza contenuti. Ma è inevitabile.
E le ragioni sono due. La prima è illustrata dalla teoria dei sistemi autopoietici. Se si gioca un gioco (il gioco elettorale), i riferimenti sono inevitabilmente gli altri giocatori. Non possono essere le vicende della società, se non strumentalmente. Ad esempio: per colpire gli avversari.
La seconda ragione è più importante della prima. Noi abbiamo bisogno di una nuova capacità progettuale. Più intensa più immaginifica, capace di progettare una nuova società …
Il problema è che i nostri politici non hanno le risorse di conoscenza necessarie per farlo. Ascoltavo ieri sera su La7 Giovanni Flavia, un giovane carico di buone intenzioni e di grande eticità. Ma annaspava parlando di economia e finanza. Poi ho letto l’intervista a Monti sul Corriere che ha tuonato contro gli incapaci. Ovviamente assegnando a se stesso la coccarda di “capace”. Ed allora mi sono cascate le braccia.
Il problema non è nella qualità degli uomini. Se non siamo razzisti dobbiamo credere che tutti gli uomini hanno potenzialità uguali e, per quanto se sa, infinite. Il problema è che se gli uomini hanno risorse di conoscenza povere questa potenzialità annaspa. O si esprime in accuse e, quando tenta proposte, finisce con partorire banalità.
Monti e Favia sono persone generose, meritano di stare alla guida del Paese, magari insieme. L’unica cosa che dovrebbero accettare è di aumentare le risorse di conoscenza di cui dispongono. Anche Monti che è un tecnico? Soprattutto Monti perché sta dimostrando chiaramente che le sue risorse di conoscenza in economia (più specificamente: in strategia d’impresa), sociologia, antropologia, sistemica e molte altre sono del tutto insufficienti.
Allora è necessario un nuovo movimento che non abbia l’ambizione di assumere un ruolo politico, che non si perda nella “denuncite” oramai dilagante e sterile, ma che si ponga come obiettivo quello di fornire a tutti coloro che vogliono assumersi il ruolo di gestione della cosa pubblica le risorse di conoscenza sufficienti per farlo con successo.


lunedì 27 giugno 2011

La TAV, le riforme, De Rita e la Sistemica

di
Francesco Zanotti

In questi giorni siamo nei guai con la TAV. E si tratta di guai di difficile soluzione. Tanto che il Corriere di oggi titola “Due eserciti ai piedi di una scarpata: Tempo scaduto, lo scontro annunciato che nessuno ha saputo evitare”. Che pensare? Che fare?

Credo che si possa trarre ispirazione da un articolo di qualche giorno fa di Giuseppe De Rita dal titolo “Le trappole della semplicità”. Guardiamolo un po’ da vicino.
De Rita afferma una indiscutibile evidenza: che i grandi problemi sono “sistemici”. Ed aggiunge che oggi, nel cercarne la soluzione con  grandi progetti sistemici, stiamo miseramente fallendo. Egli si riferisce non solo al problema della TAV, ma anche a quelli dell’acqua, della scuola, delle grandi infrastrutture, del welfare.

De Rita imputa queste incapacità ad una ondata di soggettivismo (libertà molecolare, per usare una sua espressione) che auspica possa essere sostituita dal ritorno ad una serietà sistemica.

giovedì 27 maggio 2010

Provo a rispondere ... e rimando a ...


E’ molto difficile rispondere esaurientemente all’incalzare del Sig. G… Ma ci provo.

Oggi, i cittadini si attendono proposte sulle quali scegliere. E si attendono che coloro che si affacciano alla vita pubblica abbiano queste proposte.
Bene, ma di quali proposte si può trattare? Vi possono essere proposte di contenuto. Del tipo: secondo noi., il sistema industriale italiano deve evolvere in questo modo, del sistema finanziario deve accadere così e così, le riforme istituzionali devono essere queste e quelle, etc. Proposte concretamente di contenuto di fronte alla quali scegliere.

Ecco, io credo che questo metodo non funzioni. Non permetta di costruire strade di sviluppo non solo condivise, ma emozionanti, sulle quali costruire una emozionante storia esistenziale. Porta a costruire percorsi di compromesso, sempre più difficili da costruire e sempre più banali. Porta al presente incartamento economico, sociale, politico, istituzionale e culturale.

Credo che funzioni un altro metodo. Ed è il seguente. Chi vuole fare politica, come noi, deve fornire stimoli e strumenti progettuali. Gli stimoli che abbiamo fornito sono le domande di cui sopra. Gli strumenti progettuali sono i modelli e le metafore della complessità e le metodologie per utilizzarli. Ed abbiamo cominciato a descriverli nel nostro libro, che è possibile scaricare dal sito.
Poi, deve farsi carico di sintetizzare le risposte che ci arrivano da coloro che ci vorranno aiutare, facendo in modo che ogni contributo non sia minimamente variato, ma chi l’ha proposto trovi nella sintesi che andremo a disporre una valorizzazione molto più completa di quella che riteneva possibile.

Faccio un esempio. Consideriamo una delle domande proposte da Aleph III: cosa è possibile fare di fronte al fatto che stiamo assistendo ad una competizione che sta diventando sempre più di prezzo ed una competizione di prezzo distrugge la capacità di produrre valore di ogni impresa? Per provare a rispondere a questa domanda, occorre capire come nasce e cresce la competizione. Solo la teoria dei sistemi autopoietici può aiutarci. La stessa teoria ci può suggerire cosa fare per evitare che la competizione degeneri in questo modo. Allora, la nostra proposta è che non solo le classi dirigenti politiche, ma tutti (dagli imprenditori ai lavoratori) accettino di guardare al fenomeno della competizione con gli “occhiali” dei sistemi autopoietici.

Io ho certamente un'idea di come fare. Ma credo che, se provassi a parlare di questa idea a chi non condivide questa visione della competizione, sarebbe tempo perso. Anzi, bloccherebbe ogni dialogo. Allora credo sia necessario iniziare ad invitare tutti a riflettere su questo tema. Magari trovano una soluzione anche senza passare dalla teoria dei sistemi auto poietici.

Questo blog è destinato ad avviare sforzi progettuali di questo tipo. Per riuscirci abbiamo pensato, innanzitutto, di sintetizzare quelle che ci sembrano le domande chiave alle quali costruire una risposta. Poi, di rendere disponibile il libro che è scaricabile in rete. Poi, di mettere in campo una serie di iniziative, opportunamente descritte nel libro: serate tematiche, presentazioni a diverse tipologie di attori sociali, il progetto di un Evento epocale.

E poi, con una serie di articoli che, di volta in volta, sotto la spinta dell’attualità, forniscano le nostre ipotesi di risposta alle domande che abbiamo individuato.

Ovviamente, queste iniziative non sono le uniche possibili: sono quelle che ci sono venute in mente. Aperti a considerarne altre. Aperti a pubblicare risposte e proposte.

Ritengo che fare domande, fornire strumenti, lasciare spazio a proposte, impegnarsi a sintetizzarle sia molto più importante che fare proposte da parte nostra.

Però, se proprio vengo preso per la giacca... provo a fornire una risposta... nel post di domani o dopo a commento della assemblea di Confindustria.

...continua

Ce ne stiamo accorgendo a colpi di crisi ricorrentesi in ogni dimensione dell'umano. E' evidente che dovunque guardiamo c'è qualcosa che, gravemente, non va: lo sviluppo economico, la povertà, il rapporto con la natura, la soddisfazione sul lavoro e le profonde esigenze di realizzare una vita degna... E allora vogliamo smetterla di denunciare il passato? Sta diventando stucchevole cercare l'ennesimo cantuccio della stanza della società industriale e scoprire ancora una volta l'accumularsi di una polvere. E' il momento di lasciar riposare per un po' la denuncia e la protesta anche perché, se siamo onesti, dobbiamo chiederci: ma noi dove eravamo in questi anni?

Vivevamo su Marte e improvvisamente siamo tornati sulla terra ed abbiamo scoperto che quegli inetti di terrestri, dopo la nostra denuncia, non aveva fatto nulla. E tocca ancora a noi risvegliare le coscienze? Certo che no! Noi abbiamo vissuto immersi in questa società. Sono anche le nostre azioni che hanno mantenuta chiusa la stanza. Lasciando accumulare e incancrenire polvere. Viene quasi da dire: l’accumularsi e l’incancrenirsi ci fa comodo perché la nostra unica competenza era il contestare. Visto che sul costruire abbiamo dato tutti pessima prova.
E non si dica che qualche potere forte, da qualche parte ha impedito che le nostre folgoranti idee liberassero la stanza dalla polvere dell’ingiustizia, del privilegio … Quelli che sembrano poteri forti lo sono solo di fronte alla nostra incapacità di costruire alternative.
Cara e vecchia società di tutti noi, dunque. Che ci ha permesso di superare secolari infelicità … Certo non tutte, certo non a tutti, certo non ugualmente, ma molto.
Cara e vecchia società dalla quale ora dobbiamo allontanarci con un pizzico di nostalgia. Portandoci dentro lo zaino che accompagna ogni viaggio tutto quello che di buono ha prodotto.
E con il passo che diventa sempre più baldanzoso a mano a mano che diventa chiaro il luogo, la nuova società verso la quale siamo diretti ..
Ma verso quale luogo vogliamo dirigerci? Quale nuova società vogliamo costruire?
Noi certo non lo sappiamo! Sappiamo solo come fare a costruirla!

Allora la nostra proposta è strana. Non abbiamo soluzioni, linee politiche, idee originali. Ma un metodo con il quale generarle.
Primo passo di questo metodo: cambiamo i linguaggi. Secondo usiamo questi nuovi linguaggi per progettare insieme .. Accidenti, mi rendo conto che mi sto avventurando in un sentiero accidentato …
Allora provo con una storiella. Pensiamo di indossare occhiali verdi e di dover dipingere una parete di un nuovo colore: il verde ci ha seccati. Ai nostri piedi abbiamo una vasta gamma di barattoli di vernice. Ma tutti i colori ci sembrano gradazioni del verde. E, così, piano piano ci sembra inutile ridipingere una stanza di un nuovo colore che potrà essere solo una gradazione di verde. Accidenti ai poteri forti che ci costringono a dipingere sempre e solo di verde …
Ma poi arriva qualcuno che ci convince che un certo barattolo contiene il rosso. Ma apparirà rosso solo quando lo stendiamo sulla parete … Così, spinti da nuova fiducia e dalla voglia di avere nuova fiducia, cominciamo a dipingere. Ma, anche dopo averlo steso sulla parete, quel colore continua ad essere l’ennesima gradazione del verde. Allora la nostra collera e massima: certo solo un grande complotto di qualche potentato molto potente ci può costringere a naufragare in un mare di verde …
Maledetti poteri forti .. .
Così attiviamo un Gruppo antiverde. Che, innanzitutto, continua ossessivamente a dimostrare che tutto è di quel verde che, oramai invece di speranza, sta a segnalare schifezza. E poi cerca di buttare via tutti i barattoli …
Cosa significa partire dai linguaggi e dal metodo per usarli?
Significa togliersi gli occhiali verdi. E riuscire così a scoprire che tutti i barattoli sono effettivamente di mille colori. Riuscendo a vedere mille colori rinasce davvero la speranza di poter dipingere diversamente la stanza. Ma non possiamo stare senza occhiali ed ogni tipo di occhiale, anche il più sofisticato, altera i colori … Anche il rosso più sfavillante sarà, poi, sempre, ideologicamente, rosso … Ed allora che fare? Impariamo a cambiare occhiali quando vogliamo vedere cose diverse. Ma, poi, come dipingiamo quella stanza? Inevitabilmente tutti insieme con occhiali diversi. Perché ognuno può portare un solo tipo di occhiali per volta. E per fare della stanza un capolavoro, sono necessari tutti i colori. Quando il dipinto a mille mani sarà finito potremmo vedere un miracolo che piacerà a tutti e che tutti potranno vederlo in modo sempre diverso. Basterà indossare gli occhiali degli altri e se ne scoprirà un bellezza diversa.
Allora il nostro programma è molto semplice. Apparirà forse banale e ininfluente: diffonderemo nuovi linguaggi ed attiveremo gruppi progettuali che li useranno per progettare i mille aspetti di una nuova società.
I linguaggi sono i modelli e le metafore che nell'ultimo secolo, provenendo sostanzialmente dalle scienze della natura, si sono aggiunti a quelli tipici della società industriale.
Il metodo con il quale li useremo sarà Sorgente Aperta …
Ma perché “balbettanti”? Perché nel progettare un nuovo mondo ci rendiamo conto che il primo esprimersi non sarà che un balbettio. E, perché “poietici”? Perché il balbettio dovrà essere fecondo. Si trasformerà certamente in storie che cominceranno ad essere vissute.
Allora anche questo manifesto è un balbettio poietico? Certamente. Speriamo di doverlo riscrivere al più presto meno balbettante e più fecondo.