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lunedì 1 maggio 2017

Primarie banali e rischiose

di
Francesco Zanotti

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Ha vinto che non poteva che vincere. Purtroppo l’obiettivo di una vittoria è solo sperare in una vincita più grande. Hai vinto il campionato delle primarie? Allora vuoi vincere la Champions League delle elezioni. Ma solo per alzare la coppa al cielo.
Affrontiamo qui le primarie perché il primo paggio lo abbiamo onorato in un altro dei nostri blog …

Sembra che l’obiettivo fondamentale di tutti sia solo battere gli avversari. L’ipotesi, forse inconscia, ma non per questo meno fondante, è che ognuno dei contendenti in una campagna elettorale sia convinto che “lui si che saprebbe come sistemare le cose”. Peccato che ci sono quei buzzurri disonesti degli avversari che motivati da desideri inconfessabili, cercano di mettere i bastoni tra le ruote. Così pensando, si finisce per immergersi nella mentalità dei campionati e delle Champions League.
Ma Renzi ha detto che il futuro lo si scriverà insieme … Non specificando a chi, ma certamente escludendo tutti gli avversari. Io credo, invece, che sono proprio gli avversari che vanno ascoltati. Insieme agli sconosciuti che sono gli unici che posso portare idee nuove.
E, poi, io crederò ad una partecipazione sostanziale quanto vedrò un leader che fa domande e prende appunti tra il pubblico. Mi fido meno di un leader che confonde la partecipazione con l’applauso dall’alto di un palco.

venerdì 28 aprile 2017

Decisionisti impotenti, generatori di conflitti non ricomponibili

di
Francesco Zanotti

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Non è un problema di qualità personali. Tutti coloro che vogliono costruire da soli il futuro vengono spernacchiati. Ma non è un problema di qualità personali. E’ un’inevitabilità sistemica. Chi di decisionismo ferisce di ridicolo perisce. A tutti i livelli del vivere collettivo.

Il caso più eclatante è Trump. Ha le idee chiarissime (non discutiamo se giuste o sbagliate), è un uomo di grande volontà ed energia. Ma nei primi cento giorni ha incassato più sconfitte che … ecco quasi solo sconfitte.
Ma anche Renzi non ha scherzato in fatto di decisionismi impotenti. E ultimamente, vedi il caso Alitalia, ci sono cascati anche i sindacati nella tentazione di scegliere per gli altri.

Scrivevo che la ragione non sta nelle incapacità personali, ma in una inevitabilità sistemica. Cerco di spiegarla brevemente.
Il decisore seriale pensa che la sua visione delle cose sia quella corretta e cerca di usare il potere legittimamente conseguito, per realizzarla.
Ora ogni persona “ragiona” (immagina, progetta, sceglie) usando le risorse cognitive di cui dispone. Purtroppo i decisori seriali, proprio perché sono tali, non hanno il tempo per arricchire il patrimonio di risorse cognitive di cui dispongono e la società diventa sempre più complessa. Il combinato disposto di queste due tendenze è che le scelte che operano, invece che universali, sono molto parziali. Allora non possono che scatenare la reazione di tutti coloro che non le condividono. E non importa se il giorno prima di hanno votato alla Presidenza degli Stati Uniti.

Le stesse dinamiche si sviluppano all’interno dei partiti. Domenica sapremo chi sarà il Segretario designato del PD. Ma questa designazione comporta una scelta tra persone che, per farsi scegliere devono contrapporsi. Già di per sé sono persone che hanno sistemi di risorse cognitive “semplici” con i quali solo visioni parziali possono sviluppare, ma il confronto elettorale li costringe a semplificarle ulteriormente: si vincono le elezioni con slogan.
Allora, per definizione, chi vince rappresenterà solo formalmente tutti perché per vincere è stato costretto a escludere legittimità alle idee degli altri. Il risultato sarà un aumento della conflittualità interna. E nuove scissioni. Come è accaduto allo sconfitto Bersani che alla fine si è preso la sua rivincita uscendo dal PD.



mercoledì 22 febbraio 2017

Unità fasulla e potere impotente

di
Francesco Zanotti

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Il richiamo all’unità, che tutti nel Pd stanno facendo, anche chi l’unità poi non la pratica, è senza senso. La ricerca del potere rende impotenti in una società complessa.

Quando un gruppo sta insieme? In negativo, quando riconosce un comune nemico. Ma il Pd non riesce a riconoscere un nemico esterno così forte da compattare le diversità. Meglio: silenziarle per combattere il nemico. In positivo, un gruppo sta insieme anche quando condivide una visione del mondo, dell’uomo e della società che, poi, trasforma in proposta politica. E nel Pd (ma come negli altri partiti) vi sono tante visioni del mondo e tutte piccole piccole. Poiché questa due ragioni non sussitono, il richiamo all’unità è vuoto di senso.


Forse si sta insieme per aumentare il potere? Forse, ma è una illusione. In una società complessa il potere è impotente. In una società complessa governa chi riesce a diventare un polo, una risorsa di sviluppo. Chi diventa punto di riferimento ideale per tutti coloro che si scazzottano nelle campagne elettorali e per chi va a votare. Ovvio che si tratta di un governare senza potere.  

lunedì 26 maggio 2014

Dove è la vittoria? Che senso ha la vittoria?

di
Francesco Zanotti


Il punto di partenza è un articolo di Aldo Cazzullo sul Corriere: "La sconfitta di un sistema”. Poi anche un articolo di Francesco Verderami: “Ora il premier è un uomo solo al comando”.
La sintesi: è stata sconfitta una classe dirigente ed ha vinto un uomo.
Non è una buona notizia.
La ragione è la seguente.
Se non si cambia il sistema di risorse cognitive usato dalla vecchia classe dirigente si continuerà a riproporre (ed aggravare) le dinamiche che hanno generato la crisi. Se si ha in mano un martello, sempre e solo martellate si potranno dare.
Ma Renzi non utilizza un nuovo sistema di risorse cognitive? La risposta è decisamente: no!
Lo dimostra proprio la voglia di vittoria, la convinzione che abbiamo bisogno di eroi “etici” che sconfiggono il drago.
Lo dimostra il fatto che individua le stesse aree di azione degli “sconfitti”. In generale tutti vogliono le riforme istituzionali. In economia tutti vogliono ridurre il costo del lavoro per aumentare la competitività. Sono obiettivi sbagliati? Sono obiettivi solo molto indirettamente utili, nella migliore delle ipotesi.
Il problema è che le nostre imprese devono ricominciare a produrre cassa. Per farlo devono riprogettare il nostro sistema economico. La profondità della riprogettazione viene immediatamente alla mente se si legge l’articolo di Paolo di Stefano sul Corriere a pag. 33 che parla della generazione dei nativi digitali. Ne tenta l’identikit. La cosa che mi ha colpito: “A parte computer e telefonini, non ci sono oggetti di culto il cui possesso è ambito.”. Il nostro sistema di imprese industriali cerca di vendere oggetti che si illude siano ambiti. Se continua con questa convinzione non si riprenderà mai.
Per riprogettare un qualunque sistema, i suoi attori devono usare un nuovo sistema di risorse cognitive. Compito del Governo è fornire questa nuove risorse cognitive.
Chi parla di vittorie e cerca auto realizzazione personale vive in un’altra epoca. Passata. Il suo successo è solo figlio della protesta e sarà effimero perché alla protesta non riuscirà a seguire una azione efficace perché persegue obiettivi irrilevanti: le riforme e la competitività.


martedì 14 gennaio 2014

Motivazioni della sentenza

di
Francesco Zanotti


Si, ovviamente parlo delle motivazioni con le quali la Corte Costituzionale ha bocciato l’attuale sistema elettorale.
Un commento lapidario: è proprio sciocco pensare ad un bipolarismo salvifico.
La Consulta ha chiaramente detto che il rispetto del principio di rappresentatività supera ogni esigenza di governabilità.
Ora noi viviamo in una società che diventa sempre più complessa. Così deve diventare la rappresentanza. Ma così non si governerà mai! Ed è qui la sciocchezza. E' proprio il cercare di semplificare che non permette di governare. Si riesce a semplificare giusto nel momento elettorale, ma subito dopo la complessità ricompare. E se non si sa come gestire la complessità sociale e culturale e si cerca di tacitarla dicendo “Io ho la maggioranza”, allora si crea la situazione di blocco in cui siamo.

Un conclusione lapidaria come il commento: i politici attuali sono ignoranti. Nel senso che non conoscono. Esistono tutte le conoscenze per comprendere la complessità sociale e governarla. Il problema è che i nostri politici non ne dispongono.

mercoledì 8 gennaio 2014

Perché non si può che andare alle elezioni?

di
Francesco Zanotti


Il buon Renzi certamente non vuole le lezioni, ma sarà costretto a cercarle come ultima spiaggia. Si è presentato come il leader che “fa le cose”. Ma non riuscirà a farle perché usa un processo sbagliato. Non si tratta di essere brillanti, decisi o giovani. In una società complessa si “fanno le cose” se si riescono ad attivare e gestire processi di progettualità sociale. Le cose da fare non le deve definire il leader. Ma devono nascere da questa progettualità sociale. Solo così si realizzeranno. Poiché Renzi parte da sue proposte, e proprio per questo, non riuscirà a realizzare nulla. Tralasciando il fatto che le sue proposte non hanno alcuna probabilità di incidere sullo sviluppo economico, sociale e culturale.
Non riuscendo a realizzare e non riuscendo a concepire che il non riuscirci è frutto dell’usare un processo di governo sbagliato, dovrà concludere che con questo Parlamento non si possono fare le cose. Occorre che il PD, cioè, lui abbia maggiore potere, riesca a superare le mille obiezioni.  
Allora si troverà sulla stessa linea cognitiva di Grillo e Berlusconi: solo se esiste un Comandante forte (poi se volete aggiungete, nel suo caso: giovane etc.) è possibile fare le cose.
Si tratta di una sciocchezza sistemica, ma tant'è.
Si formerà una alleanza informale tra Renzi, Grillo e Berlusconi uniti dalla stessa ideologia dell’uomo solo al comando. E per cercare di diventare l’uomo solo al comando non ci possono essere che le elezioni.
Ovviamente in una società complessa le elezioni, forse, porteranno un uomo solo al comando. Ma non elimineranno la complessità sociale che tornerà ad esprimersi subito dopo le elezioni combattendo l’uomo solo comando con tanta più energia quanto più l’uomo al comando si sentirà forte. E renderà evidente che in realtà è al comando di nulla. E’ soltanto solo. E’ non si tratta della solitudine dell’eroe e del genio, ma solo quella dell’ottuso.


venerdì 13 dicembre 2013

I media e uno stupido Risiko

di
Francesco Zanotti


Leggo a caso sul Corriere di oggi. In prima pagina: “Vince Renzi e l’ira di Alfano”. Poi in un articolo interno “La mossa di Renzi e la contro mossa di Grillo”.
Sembra la cronaca di gioco del Risiko.

Ma non abbiamo bisogno di una stagione di stupidi litigi. Abbiamo bisogno di una stagione di nuova progettualità. Che i media diano una mano smettendo almeno di coltivare il mito di un Risiko sociale al quale le persone possono essere solo spettatori tifanti e plaudenti. Raccontino, invece, dell’ignoranza e della superficialità. Se proprio non riescono a rinunciare alla denuncia perché non sanno seguire la proposta, almeno quelle denuncino.

lunedì 9 dicembre 2013

Quelli che … “Yes we can”

di
Francesco Zanotti


Lo scrivo con tristezza: stiamo coltivando una ulteriore illusione. Che in questa contingenza storica non ci possiamo permettere.
Perché Matteo Renzi non può che fallire?
Perché cerca una soluzione strutturale: nelle strutture della società. Invece noi abbiamo bisogno di una rivoluzione cognitiva: nella visione del mondo. Ma anche Renzi parla di cultura. Sì, ma non dice cosa sia la cultura e come occorra cambiarla. Una rivoluzione nella visione del mondo significa superare l’egemonia della visione del mondo della fisica classica ed aggiungere (aggiungere, non sostituire. Sintetizzare, non combattere) un pensiero quantistico, topologico, post-moderno.
Sbaglia, poi, anche nelle soluzioni strutturali che propone. Sono ancora una volta “classiche”. Il metodo di governo, ad esempio. Sostiene che occorre rendere capace di governare chi vince le elezioni. E’ una solenne sciocchezza perché è un tentativo di “domare” la complessità cognitiva della nostra società (ben superiore a quella della società anglosassoni) per costringerla in due schieramenti contrapposti. Ci si riesce per vincere le lezioni. Ma quando sono vinte, la complessità cognitiva riappare e intrappola ogni desiderio, ogni speranza che un uomo solo al comando sia la soluzione.

Noi abbiamo bisogno di nutrire la nostra complessità sociale di nuove visioni del mondo perché sia possibile progettare socialmente un nuovo mondo. Parafrasando Don Milani: “Date ai cittadini nuovi linguaggi (le nuove visioni del mondo sono dopo tutto nuovi linguaggi), poi sapranno loro che mondo costruire”. Guarda caso, Don Milani era proprio fiorentino.

venerdì 29 novembre 2013

E’ ovvio che …

di
Francesco Zanotti


E’ ovvio che Matteo Renzi diverrà segretario del Pd.
E’ ovvio che Berlusconi verrà sottoposto (in carcere o no) a misure cautelari.
E’ ovvio che il Governo Letta non durerà.
E’ ovvio che il livello di conflittualità politica crescerà.
E’ ovvio che Napolitano si dimetterà.
E’ ovvio che nessuna di queste cose avrà alcun effetto sulla crisi che stiamo vivendo. Come non vi sarebbe nessun effetto se tutte queste cose non accadessero. La crisi procederà sempre più speditamente verso il baratro fino a che non si avvierà una nuova stagione di progettualità economica e sociale grazie alla diffusione di nuove risorse cognitive.


mercoledì 20 novembre 2013

E’ sciocco parlare di sfide

di
Francesco Zanotti

Letta accetta la sfida di Renzi” si legge in prima pagina sul Corriere.



Ma che senso ha che Renzi e Letta si sfidino? Sarebbe meglio si mettessero insieme a progettare una nuova economia ed una nuova società. Ma, purtroppo, non hanno le risorse cognitive per farlo. E sono costretti a contrapporre banalità a banalità per prendere il bastone del comando. Diranno che lo fanno per il Paese. Ma, pensateci bene, cosa significa contrapporsi? Che uno ritiene di essere meglio dell’altro. Forse anche di più: che l’altro è un pericolo. E chiede di essere votato proprio perché è il Migliore. Sarebbe meglio finirla con la considerare il fare politica come il mettere al bando i cattivi. Per coloro che sono contenti di essersi liberati di Berlusconi … Sì veramente la sua stagione politica è finta. Ma non la stagione del contrapporsi, dell’individuare il nemico, che era la sua filosofia dominante. Essa continua nello stesso modo, con la stessa sciocca intensità.

martedì 19 novembre 2013

Si divideranno tutti

di
Francesco Zanotti


Ci ritorno su perché mi sembra troppo grossa. Si pensa che un sistema elettorale che costringa tante diversità a stare insieme per vincere le elezioni aumenti la governabilità. E’ una stupidaggine sistemica. Le differenze che il voler vincere una campagna elettorale contro un nemico (una battaglia elettorale a due è per forza “contro”) sopiscono, ricompaiono immediatamente dopo. Si vince (forse!) perché una legge maggioritaria pura non si riesce a fare. E meno male, ma non governa.

Lo dimostrano i fatti. Scelta civica si è diviso, il PDL pure. Il M5S lo farà, così come il PD. Che fare? E’ necessario superare la democrazia rappresentativa ed inaugurare una democrazia progettuale. E come? Ne abbiamo parlato in molti post. Ma per ora basterebbe fermarsi a riconoscere la stupidità del tenere insieme diversità per decreto.

mercoledì 23 ottobre 2013

Antimafia e campagna elettorale PE

di
Francesco Zanotti


PE. Sì, insomma permanente ed effettiva. Non possiamo che vivere una campagna elettorale permanente ed effettiva. Ogni azione politica (proposta, approvazione di proposte etc.) non può che avere come riferimento fondamentale la battaglia elettorale prossima ventura.
Basta guardare alla elezione del Presidente della Commissione Antimafia ed alle seguenti reazioni. Azioni e reazioni che hanno come sfondo la ricerca di un vantaggio elettorale.
Ma con questo non voglio criticare i partiti perché non vogliono fare diversamente. Voglio dire che essi sono sistemicamente costretti a farlo. Se abbiamo deciso che il potere dei partiti dipende dal voto periodico degli elettori, come pensate che se lo dimentichino fino a due mesi dalle elezioni? Non sarebbe neanche giusto.

Il problema è che la democrazia rappresentativa è intrinsecamente competitiva. E la competizione non può che essere permanente ed effettiva, altrimenti è persa in partenza. Vi sono altre democrazie possibili? Certo: quella basata sulla progettualità sociale. Come è fatta? Beh il nostro blog è pieno di post che rispondono a questa domanda.

venerdì 18 ottobre 2013

Flebilissime luci …

di
Francesco Zanotti

... che il correre per i palchi vuoti davanti a folle osannanti spegnerà.
Mi riferisco alla intervista di oggi sul Corriere di Matteo Renzi.
In mezzo alle banalità di tutti (riforme e legge elettorale) voglio valorizzare due passaggi, luci, però, flebilissime.
La prima: “Ognuno nella sua testa dovrebbe cambiare un pezzettino”. E coraggio, amico, diciamo come. Diciamo che occorre che le risorse cognitive delle persone devono arricchirsi. Devono aggiungere all'unica visione del mondo che oggi è predominante (la fisica classica come fondamento della società industriale) la visione post-moderna e soprattutto la visione quantistica. Che è poi quella degli imprenditori. Questa aggiunta comporta cambiamenti personali complessivi nel pensare, dialogare, fare politica. E’ ovvio che in un post non posso dettagliare.
La seconda, ancora più flebile della prima. Forse la voglio vedere io come una luce. Dice Renzi che le banche devono cambiare: dal fare operazioni di sistema, al dare soldi alle imprese ed alle famiglie …  Ma non è qui il cambiamento. Il cambiamento dovrebbe consistere nel fatto che le banche acquisiscono le conoscenze e le metodologie di strategia d’impresa che non hanno e che potrebbero permettere loro di aiutare le imprese a definire nuovi progetti ed a valutarli. L’avessero fatto, provassero almeno a farlo ora sulle imprese di sistema.
Perché il correre sul palco spegnerà questi lumicini? Perché chi fa spettacoli non vorrà certo perdere tempo ad approfondire temi come “la visione quantistica del mondo”, “che c’entra con l’imprenditorialità”, “le conoscenze e le metodologie di strategia d’impresa”. Anche perché l’approfondire questi temi lo farebbe cambiare profondamente, cambierebbe i contenuti che gli sono cari, eliminerebbe tutte le corse a tutte le leadership.


...continua

Ce ne stiamo accorgendo a colpi di crisi ricorrentesi in ogni dimensione dell'umano. E' evidente che dovunque guardiamo c'è qualcosa che, gravemente, non va: lo sviluppo economico, la povertà, il rapporto con la natura, la soddisfazione sul lavoro e le profonde esigenze di realizzare una vita degna... E allora vogliamo smetterla di denunciare il passato? Sta diventando stucchevole cercare l'ennesimo cantuccio della stanza della società industriale e scoprire ancora una volta l'accumularsi di una polvere. E' il momento di lasciar riposare per un po' la denuncia e la protesta anche perché, se siamo onesti, dobbiamo chiederci: ma noi dove eravamo in questi anni?

Vivevamo su Marte e improvvisamente siamo tornati sulla terra ed abbiamo scoperto che quegli inetti di terrestri, dopo la nostra denuncia, non aveva fatto nulla. E tocca ancora a noi risvegliare le coscienze? Certo che no! Noi abbiamo vissuto immersi in questa società. Sono anche le nostre azioni che hanno mantenuta chiusa la stanza. Lasciando accumulare e incancrenire polvere. Viene quasi da dire: l’accumularsi e l’incancrenirsi ci fa comodo perché la nostra unica competenza era il contestare. Visto che sul costruire abbiamo dato tutti pessima prova.
E non si dica che qualche potere forte, da qualche parte ha impedito che le nostre folgoranti idee liberassero la stanza dalla polvere dell’ingiustizia, del privilegio … Quelli che sembrano poteri forti lo sono solo di fronte alla nostra incapacità di costruire alternative.
Cara e vecchia società di tutti noi, dunque. Che ci ha permesso di superare secolari infelicità … Certo non tutte, certo non a tutti, certo non ugualmente, ma molto.
Cara e vecchia società dalla quale ora dobbiamo allontanarci con un pizzico di nostalgia. Portandoci dentro lo zaino che accompagna ogni viaggio tutto quello che di buono ha prodotto.
E con il passo che diventa sempre più baldanzoso a mano a mano che diventa chiaro il luogo, la nuova società verso la quale siamo diretti ..
Ma verso quale luogo vogliamo dirigerci? Quale nuova società vogliamo costruire?
Noi certo non lo sappiamo! Sappiamo solo come fare a costruirla!

Allora la nostra proposta è strana. Non abbiamo soluzioni, linee politiche, idee originali. Ma un metodo con il quale generarle.
Primo passo di questo metodo: cambiamo i linguaggi. Secondo usiamo questi nuovi linguaggi per progettare insieme .. Accidenti, mi rendo conto che mi sto avventurando in un sentiero accidentato …
Allora provo con una storiella. Pensiamo di indossare occhiali verdi e di dover dipingere una parete di un nuovo colore: il verde ci ha seccati. Ai nostri piedi abbiamo una vasta gamma di barattoli di vernice. Ma tutti i colori ci sembrano gradazioni del verde. E, così, piano piano ci sembra inutile ridipingere una stanza di un nuovo colore che potrà essere solo una gradazione di verde. Accidenti ai poteri forti che ci costringono a dipingere sempre e solo di verde …
Ma poi arriva qualcuno che ci convince che un certo barattolo contiene il rosso. Ma apparirà rosso solo quando lo stendiamo sulla parete … Così, spinti da nuova fiducia e dalla voglia di avere nuova fiducia, cominciamo a dipingere. Ma, anche dopo averlo steso sulla parete, quel colore continua ad essere l’ennesima gradazione del verde. Allora la nostra collera e massima: certo solo un grande complotto di qualche potentato molto potente ci può costringere a naufragare in un mare di verde …
Maledetti poteri forti .. .
Così attiviamo un Gruppo antiverde. Che, innanzitutto, continua ossessivamente a dimostrare che tutto è di quel verde che, oramai invece di speranza, sta a segnalare schifezza. E poi cerca di buttare via tutti i barattoli …
Cosa significa partire dai linguaggi e dal metodo per usarli?
Significa togliersi gli occhiali verdi. E riuscire così a scoprire che tutti i barattoli sono effettivamente di mille colori. Riuscendo a vedere mille colori rinasce davvero la speranza di poter dipingere diversamente la stanza. Ma non possiamo stare senza occhiali ed ogni tipo di occhiale, anche il più sofisticato, altera i colori … Anche il rosso più sfavillante sarà, poi, sempre, ideologicamente, rosso … Ed allora che fare? Impariamo a cambiare occhiali quando vogliamo vedere cose diverse. Ma, poi, come dipingiamo quella stanza? Inevitabilmente tutti insieme con occhiali diversi. Perché ognuno può portare un solo tipo di occhiali per volta. E per fare della stanza un capolavoro, sono necessari tutti i colori. Quando il dipinto a mille mani sarà finito potremmo vedere un miracolo che piacerà a tutti e che tutti potranno vederlo in modo sempre diverso. Basterà indossare gli occhiali degli altri e se ne scoprirà un bellezza diversa.
Allora il nostro programma è molto semplice. Apparirà forse banale e ininfluente: diffonderemo nuovi linguaggi ed attiveremo gruppi progettuali che li useranno per progettare i mille aspetti di una nuova società.
I linguaggi sono i modelli e le metafore che nell'ultimo secolo, provenendo sostanzialmente dalle scienze della natura, si sono aggiunti a quelli tipici della società industriale.
Il metodo con il quale li useremo sarà Sorgente Aperta …
Ma perché “balbettanti”? Perché nel progettare un nuovo mondo ci rendiamo conto che il primo esprimersi non sarà che un balbettio. E, perché “poietici”? Perché il balbettio dovrà essere fecondo. Si trasformerà certamente in storie che cominceranno ad essere vissute.
Allora anche questo manifesto è un balbettio poietico? Certamente. Speriamo di doverlo riscrivere al più presto meno balbettante e più fecondo.