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martedì 5 gennaio 2016

La confusione tra innovazione e applicazione: i casi di Google Car e del Trading robotizzato

di
Luciano Martinoli

Risultati immagini per google driverless car

Si fa un gran parlare di innovazione intorno alle tecnologie informatiche di tutti i tipi, internet, software intelligenti, sensori, eccetera, e alle minacce che costituirebbero per l'uomo, loro creatore, marginalizzandolo nella vita sociale.
E' davvero così?
Prima di accennare una risposta cerchiamo di andare a fondo della questione a partire da alcuni casi di cronaca.

giovedì 15 novembre 2012

Cultura e musealità


di
Francesco Zanotti

Oggi verrà presentato alla presenza del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano il Manifesto della Cultura “emerso” da alcuni gruppi di intellettuali, grazie all’azione del Sole 24 Ore.
Ho letto uno stralcio, pubblicato oggi sul Sole, dell’intervento che farà Andrea Carandini oggi in quella cerimonia.
Bene, è una difesa a spada tratta della concezione della cultura come conservazione di un patrimonio esistente. Leggetelo. E confrontatelo con il titolo: “Artefici di un nuovo Rinascimento”. Il Rinascimento appare solo alla fine come un’esortazione che non posso che giudicare retorica “Potremmo varare un secondo Rinascimento. Ma nessuno fino ad ora lo ha voluto e neppure lo ha fatto intravvedere”. La giudico retorica perché noi abbiamo proposto una via per costruire un nuovo Rinascimento. L’abbiamo definita Expo della Conoscenza. Nel nostro blog è accessibile una descrizione dettagliata di questa via e di come percorrerla. Ovviamente abbiamo già mandato, nel passato, questa proposta al Prof. Carandini che si è ben guardato dal rispondere. Caro Professore, non è vero che nessuno propone. Purtroppo è vero che chi dovrebbe ascoltare non lo fa! E il fatto che non lo faccia e proprio spiegabile grazie ad un “pezzo” pregiato della conoscenza disponibile: la teoria dei sistemi autopoietici. Ah, a proposito, non sarebbe forse necessario provare a esplicitare cosa si intende per cultura, conoscenza, scienza … Forse riflettendoci si scoprirebbe la via dell’Expo della Conoscenza.

sabato 13 ottobre 2012

Reprint 7 giugno 2007. Apprendisti stregoni alla BCE

di
Francesco Zanotti

Voglio provare ad inaugurare una nuova rubrica: pubblicare post passati che giudico particolarmente significativi.
Il primo è stato pubblicato il 7 giugno 2007, poco prima che scoppiasse ufficialmente la grande crisi. Il capo della BCE era Jean Claude Trichet. Allora, proprio prima del grande tonfo, si pensava che il problema da tenere sotto controllo era l’inflazione … Viva la capacità profetica … Ecco il testo …

Che bello: hanno aumentato il costo del denaro e il Presidente della BCE annuncia categorico che non è finita. Lo si vede nella foto del Sole 24 Ore (pag 4 di oggi 7 giugno 2007) con il dito teso quasi a minacciare: “Che non si faccia illusioni perché tra non molto aumenteranno ancora ed allora vedrete come riusciremo a calmare i suoi bollenti spiriti!” Accidenti, diranno tutti coloro che pagheranno questo aumento: “Sono sempre più nei guai, ma che uomo di polso, che audacia contro un nemico così potente! Meno male che c’è Lui! Ci voleva proprio un nuovo uomo della provvidenza”. Sì con la lettera minuscola. Dai almeno non fatemi mettere la lettera maiuscola e lasciamo in pace la Provvidenza con la “P” maiuscola, quella  Renzo Tramaglino diceva “la c’è!”.
Ma chi è questo nemico contro il quale ci protegge un ben pagato e senza problema di mutui o di fidi GBC (Grande Banchiere Centrale, visto che il Grande Fratello è scaduto a protagonista dei “reality”)? Be’, ma è l’inflazione! Eh sì, aumentando il costo del denaro si mette freno all’inflazione …
Ecco io ho cercato di scrivere scherzosamente, perchè questa affermazione mi sembra uno scherzo! Ma è di pessimo gusto!

mercoledì 29 agosto 2012

Tra il dire ed il fare …

di
Francesco Zanotti


… davvero ci sta il mare. E’ quello che denuncia oggi sul Sole 24 Ore il suo Direttore. E promette un impegno di monitoraggio di come vengono applicate le diverse riforme che via via vara il Governo e di quale impatto avranno.
Io direi che basta usare qualche banale “legge” sistemica per rispondere che le riforme verranno attuate poco e l’impatto sarà limitato.
Innanzitutto, in una società complessa (non calcolabile) non hanno senso ristrutturazioni (le riforme sono ristrutturazioni), sono necessari progetti di sviluppo complessivi. Se si fanno ristrutturazioni, gli Attori Sociali rispondono a queste ristrutturazioni in modi imprevedibili. Spesso vanificandole.
Poi, non esistono progetti di sviluppo ottimi. Ne esistono teoricamente infiniti con uguali prospettive di successo.
Da ultimo: quali progetti di sviluppo sono realizzabili? Quelli che hanno il massimo di consenso. E come si costruisce consenso? Coinvolgendo chi deve realizzare un progetto nell’immaginarlo.
In sintesi, noi usciremo dalla crisi quando un qualunque Governo avvierà la creazione sociale di un Progetto di Sviluppo complessivo del Sistema Paese.
Non è possibile farlo? Non è vero: esistono tecnologie e metodologie per riuscirci.
Seguirà questo Governo questa strada? Inevitabilmente no perché la sua epistemologia di fondo è strutturalmente riduzionista: immagina che il mondo sia un sistema “semplice”, cioè “calcolabile” da qualche mente eccelsa.

venerdì 1 giugno 2012

Riforma del lavoro: plauso o consenso?

di
Francesco Zanotti


Il Sole 24 Ore di oggi a pagina 37 riporta una frase del Prof. Monti riferita alla riforma del lavoro: “Un testo meditato fatto non per cercare il plauso delle categorie, ma il futuro dei giovani”.
Mi sembra una frase non solo ingenua, ma sociologicamente ed epistemologicamente “primitiva”.

Sociologicamente primitiva: il problema non è il plauso, ma il consenso. Una riforma è feconda se, grazie ad essa, vi è una nuova mobilitazione di tutte le persone che operano nelle imprese. Una mobilitazione non solo operativa, ma anche progettuale per immaginare nuove strategie e nuove organizzazioni. Se le persone che lavorano in una impresa non sono d’accordo non si faranno certo mobilitare da una riforma che non accettano.

Certo non occorre cercare plausi, ma il consenso sì. E per riuscire a costruire consenso è necessario uscire dalla convinzione (epistemologicamente primitiva) che esistono riforme ottimali che possono essere progettate (calcolate sarebbe la parola più corretta) da tecnici. Il Governo deve strappare tutti dalle loro ideologie, raccogliere le istanze profonde  e costruire una riforma che vada incontro a tutte queste istanze profonde. Il consenso che raccoglie è una misura di quanto sarà riuscito in questo compito.

venerdì 4 maggio 2012

Nuova moneta per nuovi grandi progetti

di
Francesco Zanotti


Leggo sul Sole 24 Ore di oggi una interessante sintesi delle dinamiche post crisi del 1929, a firma di Michele Tronconi.
Provo a ripeterla in modo da evidenziare il parallelo con quanto accade oggi.
La crisi aveva fatto aumentare il deficit statale. Il Governo (il Presidente Hoover) ha cercato di ridurre il deficit aumentando le tasse. Guarda caso, proprio sulla casa. Questo ha scatenato un drammatico circolo vizioso che era ovviamente prevedibilissimo. L’aumento delle tasse ha ridotto le risorse disponibili per gli acquisti, quindi i ricavi delle imprese, quindi il gettito fiscale, annullando i benefici per il deficit federale dovuto all’aumento delle tasse. Questo ha costretto il Governo ad aumentare ulteriormente le tasse … e via dicendo.
Le reazioni sono state lo sforzo di costruire il famoso New Deal. Ma il successo è stato incerto fino alla grande “occasione” di sviluppo costituita dalla guerra mondiale.

Oggi il nostro Governo sta seguendo le orme di Hoover. Dobbiamo attivare anche noi un New Deal. Ma che sia generato da una grande progetto di sviluppo del paese. Da una qualche grande avventura collettiva che svolga la stessa funzione del progetto di conquista della luna.
Il ruolo del Governo dovrebbe essere quello di stimolare la costruzione di un nuovo grande progetto di sviluppo del nostro Sistema Paese.
Ma come finanziarlo? L’unico modo è quello di convincere la BCE ad emettere nuova moneta per finanziare nuovi progetti.
In sintesi: invece di aumentare le tasse costruiamo grandi progetti e battiamo monera per finanziarli.

mercoledì 4 aprile 2012

Ci sono o ci fanno?

di
Francesco Zanotti


Speriamo ci facciano… Speriamo che siano parte di qualche segretissimo complotto internazionale contro i lavoratori… 
Perché se ci sono, cioè sono così “non sapenti”, allora le cose stanno molto peggio.
Sto parlando del nostro attuale Governo. Appena l’ho detto e mi vengono in mente i volti e le storie dei ministri, escludo categoricamente che facciano parte di qualche complotto. Anzi, credo che non possa esistere alcun complotto così complessivo da porsi come obiettivo il Governo del mondo.
Allora non ci rimane che l’opzione “Non sapenti”.
E l’opzione “ Non sapenti” trova conferma ogni giorno, anche solo sfogliando i giornali.

Solo quale accenno al lettore. Sarà più che convincente.

La Professoressa Fornero. Degnissima persona, ovviamente. Per lei e per tutti coloro che citerò, altrettanto ovviamente, absit injuria verbis. Degnissima persona, ma come fa a non sapere …
Pensa che il raccogliere consenso passi dal dimostrare di aver ragione. Ma non è così.
Primo perché non esistono ragioni definitive. Esistono soluzioni ottimali all’interno di un certo modello sociale. E poiché il modello della Fornero si muove all’interno della società industriale non può essere una verità assoluta.
Secondo perché la sua riforma non si giustifica neanche rimanendo all’interno del modello della società industriale perché considera il dipendente come attore esecutivo e non progettuale. E questo è. Ma oggi proprio il modello della società industriale è da abbandonare.
Terzo perché sembra dimenticare il problema del significato. E’ vero che l’articolo 18 fisicamente è una piccola parte del testo della riforma. Ma ha una grande valenza simbolica. Per tanti gruppi sociali è un simbolo della loro visione della società.

Il Presidente del Consiglio Mario Monti. Sta andando in giro a sostenere che la crisi è quasi superata almost over.
Ma basta che legga i giornali e scopra che sono piene di fatti che contraddicono questa affermazione. Meglio (e peggio): si riferisce alla crisi finanziaria (ma neanche questa è finita) e dimentica tutte le altre dimensioni di quella che è una vera e propria ecologia di crisi.
Solo per citare qualche fonte.
Sole 24 Ore di venerdì 30 marzo, prima pagina: “Europa, torna l’allarme sul debito”.
Sole 24 Ore di martedì 3 aprile: “Eurozona: per l’industriaprospettive più incerte” di Riccardo Sorrentino.
Corriere Economia: “Crisi in America tornano i timori” di Maria Teresa Cometto.
Fabio Fubini sul Corriere (non ricordo il giorno esatto): "L’economia sta diventando illiquida".
Suo Sole 24 Ore (non ricordo il giorno esatto): "Stop sul credito a medio termine".
I dati sulle banche. Le prime quattro banche italiane hanno generato perdite per circa 40 miliardi di Euro. I dati sulla vendita di auto: di male in peggio. I dati sulla occupazione, i dati sui fallimenti …
Soprattutto la mancanza di un mater plan per lo sviluppo del paese.
Certamente ci sono. E questo è pericolosissimo.

giovedì 8 marzo 2012

Il ”Ci risiamo” …

di

Francesco Zanotti





Ieri ho proposto il resoconto di uno splendido articolo di Martin Wolf che sul Sole 24 Ore ha dichiarato che il disavanzo strutturale di bilancio, su cui si fonda la nuova intesa tra i Partner Europei, è inconoscibile. Quindi sostiene che tale accordo è fondato sul nulla.

In quel resoconto ho promesso che, ispirato a quell’articolo, avrei proposto due commenti. Il primo avrebbe riguardato i “Ci risiamo”.

Ecco rispettata la promessa: i “Ci risiamo”.

A conferma della tesi di Wolf che con gli accordi fondati sul nulla non si va lontano, ci sono i “Ci risiamo”.

Ci risiamo perché la sua analisi non ha ricevuto uno straccio di commento. Innanzitutto, non l’ha ricevuto da parte di un Governo che di quell’accordo tra Partner Europei fa un simbolo del nostro ritrovato prestigio internazionale. Poi, non l’ha ricevuto dalle “parti sociali” che devono subire i dictat del Governo. Non l’ha ricevuto dagli economisti da prima pagina che devono difendere come “scienza” una economia che ad una scienza non somiglia neanche.

Ci risiamo continuamente con le ristrutturazioni del debito delle imprese. Nessuno ne parla, ma è a tutti evidente che i sempre più numerosi processi di ristrutturazione del debito finiscono, invece che con il miglioramento della situazione debitoria, con il generare le condizioni per una catena di successiva ristrutturazioni, una più pesante dell’altra.

Ci risiamo con il problema greco. Una mega ristrutturazione che rispetta la legge delle ristrutturazioni. Ognuna crea le condizioni per la successiva più grave e più pesante.

Ci risiamo con i “no” (dalla TAV a decine di altre opere)  che sembrano l’unica forma possibile di partecipazione sociale, di democrazia sostanziale.

Ci risiamo con il richiamo retorico alla cultura che si concretizza solo nella proposta di valorizzazione del nostro passato. Per carità, passato glorioso. Ma è frustrante che nessuno creda che si possa costruire un presente altrettanto glorioso. Possibile che non si possa costruire un’altra economia, ad esempio?

Tutti questi ci risiamo chiedono a gran voce che si parli urgentemente di progetti di sviluppo alti e forti … Come proverò a fare domani.

mercoledì 22 febbraio 2012

Obiettivi, ma come? Non certo con la conoscenza


di
Francesco Zanotti

E’ tutto un fiorire di obiettivi: la lettera di Monti e di altri Capi di Stato e di Governo “trasgressivi”, ad esempio. Vi sono obiettivi generali: modernizzare le nostre economie, costruire maggiore competitività. Vi sono obiettivi più specifici: dall’apertura del mercato interno all’inevitabile potenziamento di ricerca e innovazione.
Ma questi obiettivi generali e specifici sono, in realtà, generici, continuano ad essere ripetuti ossessivamente e mai raggiunti.
Io credo siano obiettivi retorici. Alcuni sono addirittura miti insensati come quello della competitività. Per dimostrarne l’insensatezza, ripropongo una citazione scoperta e pubblicata nei nostri Blog dall’Ing. Sacerdoti:

mercoledì 7 dicembre 2011

Prof. Zingales … un po’ meno Ok!

di
Francesco Zanotti


Sul Sole 24 Ore di oggi il Prof. Zingales invita il Premier Monti ad una svolta culturale. Essa si sostanzia in tre provvedimenti. Il primo è mettere l’ICI anche sugli immobili non di culto della Chiesa, il secondo è un regolamento che spieghi come e quando le banche potranno godere di garanzie dello Stato. Il terzo più che un provvedimento è un invito al Ministro Passera perché venda le azioni che possiede di Intesa San Paolo.

Posso dire che usare l’espressione “svolta culturale” per questi tre provvedimenti mi sembra eccessivo?
Condivido che sia necessaria una svolta culturale, ma credo sia necessario riempire questa espressione di altri contenuti. Provo ad indicarne alcuni come esempio, come si può fare in un blog. Chi volesse dare una occhiata alla nostra proposta di “cambiamento culturale” potrebbe scaricare dal blog il manifesto della nostra Associazione per l’Expo della Conoscenza.

...continua

Ce ne stiamo accorgendo a colpi di crisi ricorrentesi in ogni dimensione dell'umano. E' evidente che dovunque guardiamo c'è qualcosa che, gravemente, non va: lo sviluppo economico, la povertà, il rapporto con la natura, la soddisfazione sul lavoro e le profonde esigenze di realizzare una vita degna... E allora vogliamo smetterla di denunciare il passato? Sta diventando stucchevole cercare l'ennesimo cantuccio della stanza della società industriale e scoprire ancora una volta l'accumularsi di una polvere. E' il momento di lasciar riposare per un po' la denuncia e la protesta anche perché, se siamo onesti, dobbiamo chiederci: ma noi dove eravamo in questi anni?

Vivevamo su Marte e improvvisamente siamo tornati sulla terra ed abbiamo scoperto che quegli inetti di terrestri, dopo la nostra denuncia, non aveva fatto nulla. E tocca ancora a noi risvegliare le coscienze? Certo che no! Noi abbiamo vissuto immersi in questa società. Sono anche le nostre azioni che hanno mantenuta chiusa la stanza. Lasciando accumulare e incancrenire polvere. Viene quasi da dire: l’accumularsi e l’incancrenirsi ci fa comodo perché la nostra unica competenza era il contestare. Visto che sul costruire abbiamo dato tutti pessima prova.
E non si dica che qualche potere forte, da qualche parte ha impedito che le nostre folgoranti idee liberassero la stanza dalla polvere dell’ingiustizia, del privilegio … Quelli che sembrano poteri forti lo sono solo di fronte alla nostra incapacità di costruire alternative.
Cara e vecchia società di tutti noi, dunque. Che ci ha permesso di superare secolari infelicità … Certo non tutte, certo non a tutti, certo non ugualmente, ma molto.
Cara e vecchia società dalla quale ora dobbiamo allontanarci con un pizzico di nostalgia. Portandoci dentro lo zaino che accompagna ogni viaggio tutto quello che di buono ha prodotto.
E con il passo che diventa sempre più baldanzoso a mano a mano che diventa chiaro il luogo, la nuova società verso la quale siamo diretti ..
Ma verso quale luogo vogliamo dirigerci? Quale nuova società vogliamo costruire?
Noi certo non lo sappiamo! Sappiamo solo come fare a costruirla!

Allora la nostra proposta è strana. Non abbiamo soluzioni, linee politiche, idee originali. Ma un metodo con il quale generarle.
Primo passo di questo metodo: cambiamo i linguaggi. Secondo usiamo questi nuovi linguaggi per progettare insieme .. Accidenti, mi rendo conto che mi sto avventurando in un sentiero accidentato …
Allora provo con una storiella. Pensiamo di indossare occhiali verdi e di dover dipingere una parete di un nuovo colore: il verde ci ha seccati. Ai nostri piedi abbiamo una vasta gamma di barattoli di vernice. Ma tutti i colori ci sembrano gradazioni del verde. E, così, piano piano ci sembra inutile ridipingere una stanza di un nuovo colore che potrà essere solo una gradazione di verde. Accidenti ai poteri forti che ci costringono a dipingere sempre e solo di verde …
Ma poi arriva qualcuno che ci convince che un certo barattolo contiene il rosso. Ma apparirà rosso solo quando lo stendiamo sulla parete … Così, spinti da nuova fiducia e dalla voglia di avere nuova fiducia, cominciamo a dipingere. Ma, anche dopo averlo steso sulla parete, quel colore continua ad essere l’ennesima gradazione del verde. Allora la nostra collera e massima: certo solo un grande complotto di qualche potentato molto potente ci può costringere a naufragare in un mare di verde …
Maledetti poteri forti .. .
Così attiviamo un Gruppo antiverde. Che, innanzitutto, continua ossessivamente a dimostrare che tutto è di quel verde che, oramai invece di speranza, sta a segnalare schifezza. E poi cerca di buttare via tutti i barattoli …
Cosa significa partire dai linguaggi e dal metodo per usarli?
Significa togliersi gli occhiali verdi. E riuscire così a scoprire che tutti i barattoli sono effettivamente di mille colori. Riuscendo a vedere mille colori rinasce davvero la speranza di poter dipingere diversamente la stanza. Ma non possiamo stare senza occhiali ed ogni tipo di occhiale, anche il più sofisticato, altera i colori … Anche il rosso più sfavillante sarà, poi, sempre, ideologicamente, rosso … Ed allora che fare? Impariamo a cambiare occhiali quando vogliamo vedere cose diverse. Ma, poi, come dipingiamo quella stanza? Inevitabilmente tutti insieme con occhiali diversi. Perché ognuno può portare un solo tipo di occhiali per volta. E per fare della stanza un capolavoro, sono necessari tutti i colori. Quando il dipinto a mille mani sarà finito potremmo vedere un miracolo che piacerà a tutti e che tutti potranno vederlo in modo sempre diverso. Basterà indossare gli occhiali degli altri e se ne scoprirà un bellezza diversa.
Allora il nostro programma è molto semplice. Apparirà forse banale e ininfluente: diffonderemo nuovi linguaggi ed attiveremo gruppi progettuali che li useranno per progettare i mille aspetti di una nuova società.
I linguaggi sono i modelli e le metafore che nell'ultimo secolo, provenendo sostanzialmente dalle scienze della natura, si sono aggiunti a quelli tipici della società industriale.
Il metodo con il quale li useremo sarà Sorgente Aperta …
Ma perché “balbettanti”? Perché nel progettare un nuovo mondo ci rendiamo conto che il primo esprimersi non sarà che un balbettio. E, perché “poietici”? Perché il balbettio dovrà essere fecondo. Si trasformerà certamente in storie che cominceranno ad essere vissute.
Allora anche questo manifesto è un balbettio poietico? Certamente. Speriamo di doverlo riscrivere al più presto meno balbettante e più fecondo.