Visualizzazione post con etichetta Elezioni Febbraio 2013. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Elezioni Febbraio 2013. Mostra tutti i post

lunedì 25 febbraio 2013

Indifferente ….


di
Francesco Zanotti


Oggi si saprà chi ha vinto le elezioni, anche se è probabile che non vinca nessuno.
Ma se qualcuno vincesse non ha alcuna importanza chi sia: tanto saremmo nei guai lo stesso!
Nessuno ha un progetto complessivo di società futura, ma tutti coltivano la strategia del tirare la coperta corta. Se ci avete fatto caso, tutti propongono qualche forma di redistribuzione. Monti tra Stato e cittadini, a favore dello Stato. Bersani e Vendola (con sfumature) a favore dei poveri contro i ricchi. Ingroia a favore delle carceri. Grillo a favore del “popolo” contro la classe dirigente.
Tirando la coperta, però, si finisce solo per litigare. E il litigare sociale si chiama rivoluzione.
Noi non abbiamo bisogno di redistribuire la ricchezza esistente, ma di creare tanta nuova ricchezza. Che è possibile solo attraverso una nuova conoscenza. Poi mettiamo pure in galera i farabutti, razionalizziamo lo Stato, distribuiamo meglio la ricchezza prodotta. Ma prima produciamola … anche per mantenere le legioni che, a sentire Grillo e Ingroia, se la meritano. E tutto l’apparato statale che avrebbe bisogno di migliorare i servizi, non di costare meno. Cito un solo servizio che avrebbe bisogno di nuovi investimenti (si chiamano investimenti, non costi): la scuola.

martedì 12 febbraio 2013

Il dovere della profezia

di
Francesco Zanotti


Preso per mano dallo Spirito.
Credenti e non credenti hanno commentato il gesto inaudito (o ascoltato solo lontano nel tempo) di Benedetto XVI. Intrighi politici, dovere e fragilità … Credo che questo gesto vada letto nell'ottica dello Spirito. E’ un'ottica impegnativa, perché ci sbatte in faccia il dovere della Profezia, a noi apparentemente concreti, sostanzialmente ottusi.
L’ottica dello Spirito. Lo Spirito che fa emergere la Chiesa terrena dalla Storia degli Uomini, come “Lumen gentium”. La Chiesa che diverrà la Gerusalemme Celeste, la città del Dio con noi.

L’ottica dello Spirito. Il gesto di Benedetto XVI è stato ispirato e accompagnato dallo Spirito. Un credente non poteva non “vedere” lo Spirito di Dio con lui a sorreggere ogni sua parola.

Allora a noi tocca cercare di capire questo segno dello Spirito. E’ un segno che ci lascia in qualche modo soli, ma ci chiede la responsabilità della profezia. Ci ricorda che dobbiamo costruire “cieli nuovi ed una nuova terra”. A tutti noi, in ogni angolo della società e della storia. A tutti noi compete un pezzo di questa profezia. Un pezzo indelegabile: se non ce lo mettiamo noi, nessuno potrà sostituirci. Se noi rinunciamo ad essere profeti nel nostro “particulare”, ne soffrirà tutta la storia …

Oggi a profezie stiamo a zero. Viviamo di ipocrita conservazione o di progetti piccoli piccoli.
In particolare stanno a zero le nostre classi dirigenti che dovrebbero avere il compito di stimolare tutti noi alla profezia. Che dovrebbero raccogliere le profezie degli uomini e costruire una grande speranza collettiva.
Sottozero, sempre dal punto di vista della profezia del futuro, sta la nostra classe politica. Impegnata in uno scontro elettorale cruento e ridicolo insieme. Combattuto a colpi di cagnolini, con la benedizione dei “massmediologi” che sentenziano che un politico con in braccio un cane ispira fiducia.

Dall'ascolto dello Spirito alle coccole ai cagnolino: i nani sono diventati mostri del nulla. E non ci sono neanche più le ballerine di una volta.

venerdì 8 febbraio 2013

Le nostre previsioni, il nostro impegno


di
Francesco Zanotti



Un giudizio preventivo.
Nessuna forza politica ha presentato un progetto di sviluppo alto e forte per questo nostro Paese. Intendo:  un progetto capace di far aumentare velocemente ed intensamente la capacità di produrre cassa delle imprese. E, quindi, capace di far aumentare occupazione e gettito fiscale diminuendo le aliquote.

Le previsioni.
I risultati delle elezioni saranno … non risultati! Non importa se qualcuno le vincerà o se vi saranno pareggi.  E’ probabile che non si riesca a formare un Governo. E se un Governo si formerà, sarà così carico di compromessi e fraintendimenti che non potrà che sgretolarsi subito dopo …

Il nostro Impegno.
Presenteremo, dopo le elezioni, un progetto alto e forte per lo sviluppo del nostro Paese. Perché dopo le elezioni? Perché presentarlo in campagna elettorale sarebbe inutile:  nessuno lo ascolterebbe. E se, per caso, diventasse (ma è altamente improbabile) oggetto di dibattito, verrebbe strumentalizzato a fini elettorali.

mercoledì 30 gennaio 2013

Finalmente la conoscenza … …almeno un po’


di
Francesco Zanotti


Leggo stamattina sul Corriere un pregevole articolo di Gian Arturo Ferrari che “reclama” che in nessun programma di partito e, soprattutto, in nessun dibattito di campagna elettorale si affronta il “trittico” formazione, istruzione educazione.
Mi associo alla reprimenda, ma mi sembra essa vada completata.
Credo occorra parlare non solo della “trasmissione” della conoscenza ai giovani.
Credo occorra parlare anche della produzione di nuova conoscenza, oggi, quando il sistema di conoscenze, sia “scientifiche” che “umanistiche” (le virgolette sono per risparmiarmi obiezioni epistemologiche,) è in crisi esistenziale. Occorre un grande progetto per lo sviluppo della nuova conoscenza che, sola, potrà portare all'emergere di una nuova società. Noi l’abbiamo definito e l’abbiamo chiamato “Expo della Conoscenza”. In realtà, è un vero e proprio progetto di sviluppo del nostro Sistema Paese.
Poi, credo, occorra parlare della “ignoranza tecnica” (ovviamente nessun giudizio sulle persone, ma solo sulle conoscenze che dimostrano di non avere) dell’attuale classe politica.
Prendo il caso di Monti perché è il nostro “Capo” e aspira a continuare ad esserlo. Ma vale anche per molti altri (tutti?).

domenica 20 gennaio 2013

Campagna elettorale e risorse di conoscenza insufficienti


di
Francesco Zanotti


Una campagna elettorale senza contenuti. Ma è inevitabile.
E le ragioni sono due. La prima è illustrata dalla teoria dei sistemi autopoietici. Se si gioca un gioco (il gioco elettorale), i riferimenti sono inevitabilmente gli altri giocatori. Non possono essere le vicende della società, se non strumentalmente. Ad esempio: per colpire gli avversari.
La seconda ragione è più importante della prima. Noi abbiamo bisogno di una nuova capacità progettuale. Più intensa più immaginifica, capace di progettare una nuova società …
Il problema è che i nostri politici non hanno le risorse di conoscenza necessarie per farlo. Ascoltavo ieri sera su La7 Giovanni Flavia, un giovane carico di buone intenzioni e di grande eticità. Ma annaspava parlando di economia e finanza. Poi ho letto l’intervista a Monti sul Corriere che ha tuonato contro gli incapaci. Ovviamente assegnando a se stesso la coccarda di “capace”. Ed allora mi sono cascate le braccia.
Il problema non è nella qualità degli uomini. Se non siamo razzisti dobbiamo credere che tutti gli uomini hanno potenzialità uguali e, per quanto se sa, infinite. Il problema è che se gli uomini hanno risorse di conoscenza povere questa potenzialità annaspa. O si esprime in accuse e, quando tenta proposte, finisce con partorire banalità.
Monti e Favia sono persone generose, meritano di stare alla guida del Paese, magari insieme. L’unica cosa che dovrebbero accettare è di aumentare le risorse di conoscenza di cui dispongono. Anche Monti che è un tecnico? Soprattutto Monti perché sta dimostrando chiaramente che le sue risorse di conoscenza in economia (più specificamente: in strategia d’impresa), sociologia, antropologia, sistemica e molte altre sono del tutto insufficienti.
Allora è necessario un nuovo movimento che non abbia l’ambizione di assumere un ruolo politico, che non si perda nella “denuncite” oramai dilagante e sterile, ma che si ponga come obiettivo quello di fornire a tutti coloro che vogliono assumersi il ruolo di gestione della cosa pubblica le risorse di conoscenza sufficienti per farlo con successo.


venerdì 18 gennaio 2013

Lapidariamente …


di
Francesco Zanotti


… è immorale perseguire di stabilità. Non abbiamo bisogno di stabilità, ma di costruire una nuova società ed una nuova economia. Mi si obietterà che è possibile farlo solo dopo avere ottenuto la stabilità della società e dell’economia attuale. 
Stupidaggini. 
Il cercare di stabilizzare un sistema complesso non crea le condizioni per un suo ulteriore sviluppo.
La ricerca di stabilità è solo l’obiettivo, inconsciamente disonesto, di una classe dirigente (compresi i rivoluzionari) che vuole mantenere quella società e quell'economia che gli riconosce il ruolo, appunto, di classe dirigente.
Chiedete (e la lista sarebbe lunga e sta diventando sempre più lunga) a tutti coloro che sperimentano la fatica del vivere in modo sempre più drammatico se ad essi interessa la stabilità …

...continua

Ce ne stiamo accorgendo a colpi di crisi ricorrentesi in ogni dimensione dell'umano. E' evidente che dovunque guardiamo c'è qualcosa che, gravemente, non va: lo sviluppo economico, la povertà, il rapporto con la natura, la soddisfazione sul lavoro e le profonde esigenze di realizzare una vita degna... E allora vogliamo smetterla di denunciare il passato? Sta diventando stucchevole cercare l'ennesimo cantuccio della stanza della società industriale e scoprire ancora una volta l'accumularsi di una polvere. E' il momento di lasciar riposare per un po' la denuncia e la protesta anche perché, se siamo onesti, dobbiamo chiederci: ma noi dove eravamo in questi anni?

Vivevamo su Marte e improvvisamente siamo tornati sulla terra ed abbiamo scoperto che quegli inetti di terrestri, dopo la nostra denuncia, non aveva fatto nulla. E tocca ancora a noi risvegliare le coscienze? Certo che no! Noi abbiamo vissuto immersi in questa società. Sono anche le nostre azioni che hanno mantenuta chiusa la stanza. Lasciando accumulare e incancrenire polvere. Viene quasi da dire: l’accumularsi e l’incancrenirsi ci fa comodo perché la nostra unica competenza era il contestare. Visto che sul costruire abbiamo dato tutti pessima prova.
E non si dica che qualche potere forte, da qualche parte ha impedito che le nostre folgoranti idee liberassero la stanza dalla polvere dell’ingiustizia, del privilegio … Quelli che sembrano poteri forti lo sono solo di fronte alla nostra incapacità di costruire alternative.
Cara e vecchia società di tutti noi, dunque. Che ci ha permesso di superare secolari infelicità … Certo non tutte, certo non a tutti, certo non ugualmente, ma molto.
Cara e vecchia società dalla quale ora dobbiamo allontanarci con un pizzico di nostalgia. Portandoci dentro lo zaino che accompagna ogni viaggio tutto quello che di buono ha prodotto.
E con il passo che diventa sempre più baldanzoso a mano a mano che diventa chiaro il luogo, la nuova società verso la quale siamo diretti ..
Ma verso quale luogo vogliamo dirigerci? Quale nuova società vogliamo costruire?
Noi certo non lo sappiamo! Sappiamo solo come fare a costruirla!

Allora la nostra proposta è strana. Non abbiamo soluzioni, linee politiche, idee originali. Ma un metodo con il quale generarle.
Primo passo di questo metodo: cambiamo i linguaggi. Secondo usiamo questi nuovi linguaggi per progettare insieme .. Accidenti, mi rendo conto che mi sto avventurando in un sentiero accidentato …
Allora provo con una storiella. Pensiamo di indossare occhiali verdi e di dover dipingere una parete di un nuovo colore: il verde ci ha seccati. Ai nostri piedi abbiamo una vasta gamma di barattoli di vernice. Ma tutti i colori ci sembrano gradazioni del verde. E, così, piano piano ci sembra inutile ridipingere una stanza di un nuovo colore che potrà essere solo una gradazione di verde. Accidenti ai poteri forti che ci costringono a dipingere sempre e solo di verde …
Ma poi arriva qualcuno che ci convince che un certo barattolo contiene il rosso. Ma apparirà rosso solo quando lo stendiamo sulla parete … Così, spinti da nuova fiducia e dalla voglia di avere nuova fiducia, cominciamo a dipingere. Ma, anche dopo averlo steso sulla parete, quel colore continua ad essere l’ennesima gradazione del verde. Allora la nostra collera e massima: certo solo un grande complotto di qualche potentato molto potente ci può costringere a naufragare in un mare di verde …
Maledetti poteri forti .. .
Così attiviamo un Gruppo antiverde. Che, innanzitutto, continua ossessivamente a dimostrare che tutto è di quel verde che, oramai invece di speranza, sta a segnalare schifezza. E poi cerca di buttare via tutti i barattoli …
Cosa significa partire dai linguaggi e dal metodo per usarli?
Significa togliersi gli occhiali verdi. E riuscire così a scoprire che tutti i barattoli sono effettivamente di mille colori. Riuscendo a vedere mille colori rinasce davvero la speranza di poter dipingere diversamente la stanza. Ma non possiamo stare senza occhiali ed ogni tipo di occhiale, anche il più sofisticato, altera i colori … Anche il rosso più sfavillante sarà, poi, sempre, ideologicamente, rosso … Ed allora che fare? Impariamo a cambiare occhiali quando vogliamo vedere cose diverse. Ma, poi, come dipingiamo quella stanza? Inevitabilmente tutti insieme con occhiali diversi. Perché ognuno può portare un solo tipo di occhiali per volta. E per fare della stanza un capolavoro, sono necessari tutti i colori. Quando il dipinto a mille mani sarà finito potremmo vedere un miracolo che piacerà a tutti e che tutti potranno vederlo in modo sempre diverso. Basterà indossare gli occhiali degli altri e se ne scoprirà un bellezza diversa.
Allora il nostro programma è molto semplice. Apparirà forse banale e ininfluente: diffonderemo nuovi linguaggi ed attiveremo gruppi progettuali che li useranno per progettare i mille aspetti di una nuova società.
I linguaggi sono i modelli e le metafore che nell'ultimo secolo, provenendo sostanzialmente dalle scienze della natura, si sono aggiunti a quelli tipici della società industriale.
Il metodo con il quale li useremo sarà Sorgente Aperta …
Ma perché “balbettanti”? Perché nel progettare un nuovo mondo ci rendiamo conto che il primo esprimersi non sarà che un balbettio. E, perché “poietici”? Perché il balbettio dovrà essere fecondo. Si trasformerà certamente in storie che cominceranno ad essere vissute.
Allora anche questo manifesto è un balbettio poietico? Certamente. Speriamo di doverlo riscrivere al più presto meno balbettante e più fecondo.