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lunedì 1 maggio 2017

Primarie banali e rischiose

di
Francesco Zanotti

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Ha vinto che non poteva che vincere. Purtroppo l’obiettivo di una vittoria è solo sperare in una vincita più grande. Hai vinto il campionato delle primarie? Allora vuoi vincere la Champions League delle elezioni. Ma solo per alzare la coppa al cielo.
Affrontiamo qui le primarie perché il primo paggio lo abbiamo onorato in un altro dei nostri blog …

Sembra che l’obiettivo fondamentale di tutti sia solo battere gli avversari. L’ipotesi, forse inconscia, ma non per questo meno fondante, è che ognuno dei contendenti in una campagna elettorale sia convinto che “lui si che saprebbe come sistemare le cose”. Peccato che ci sono quei buzzurri disonesti degli avversari che motivati da desideri inconfessabili, cercano di mettere i bastoni tra le ruote. Così pensando, si finisce per immergersi nella mentalità dei campionati e delle Champions League.
Ma Renzi ha detto che il futuro lo si scriverà insieme … Non specificando a chi, ma certamente escludendo tutti gli avversari. Io credo, invece, che sono proprio gli avversari che vanno ascoltati. Insieme agli sconosciuti che sono gli unici che posso portare idee nuove.
E, poi, io crederò ad una partecipazione sostanziale quanto vedrò un leader che fa domande e prende appunti tra il pubblico. Mi fido meno di un leader che confonde la partecipazione con l’applauso dall’alto di un palco.

martedì 19 luglio 2016

Trump. Ovvero: i possibili disastri della primitività cognitiva

di
Francesco Zanotti
Presidente ApEC

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La proposta politica di Donald Trump è semplice a comprendersi e descriversi.
E’ la proposta di un governo sostanzialmente autoritario perché si sa cosa bisogna fare e occorre liberarsi da ogni interferenza per farlo in fretta. E di chiusura: lasciamo il male fuori dai nostri confini.
Messaggio semplice che viene compreso è supportato facilmente. Fa vincere elezioni e referendum.
Il problema è che, poi, c’è la realtà che è tutt’altro che semplice. E chiede a chi vince elezioni o referendum di compiere scelte che non hanno avuto cittadinanza nei manifesti mediatici e nei comizi delle campagne elettorali. Allora il leader elettorale duro e puro della campagna elettorale o cerca di diventare un dittatore o inizia a fare sciocchezze. Speriamo che Trump almeno non voglia esercitarsi a fare sciocchezze con l’arsenale nucleare USA.
Non è, però, che la sua avversaria sia titolare di una proposta tanto meno primitiva.
Perché siamo arrivati a dover scegliere tra banalità che cercano disperatamente di differenziarsi con le urla e le invettive?
Perché nessuno ha cercato di rendere disponili alle classi dirigenti nuove risorse cognitive, capaci di cogliere e progettare complessità.
Quando si parla di cultura si parla solo di musei o di scoperte scientifiche che nell’immaginario collettivo non sono diverse dalla magia: vengono da quei misteriosi e superiori individui che sono gli scienziati.
Le risorse cognitive non sono oggetto di apprendimento e risultato di riflessione e progettualità. Poveri noi ... O forse no, perché possiamo rientrare nella grande e misericordiosa categoria di vanno perdonati perché non sanno quello che fanno



domenica 19 giugno 2016

Battaglie elettorali senza senso

di
Francesco Zanotti

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Il Sole 24 0re mette a confronto le proposte dei candidati sindaci di tutte le grandi città. Poiché la campagna elettorale è stata durissima, ci si dovrebbe attendere una netta contrapposizione tra i programmi dei canditati. Invece le proposte sono diverse, non opposte. E del tutto complementari.
Un solo esempio: la categoria fisco e sviluppo.
Un inciso: non è indicativo che il Sole metta insieme fisco e sviluppo?
Ad ogni modo, senza fare i nomi dei candidati perché le proposte sono del tutto generiche e le farebbe chiunque abbia un minimo di buon senso, le proposte sono:
  • aggredire gli sprechi
  • rinegoziare il debito
  • free tax zone
  • meno tasse sulle PMI
  • fisco progressivo
  • la leva del turismo
  • più risorse per i servizi
  • debito ai raggi x
  • conti in ordine
  • stop a promesse

Non sono davvero tutte complementari? E come dicevo, assolutamente generiche? Ed allora che senso ha avuto una campagna elettorale all’ultimo insulto? Che diavolo di Sindaci avremo che non sanno vedere complementarità così evidenti? 

lunedì 30 maggio 2016

Che vergogna battute e slogan

di
Francesco Zanotti

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Vergogna a tutti i politici che giocano a chi fa la battuta più ficcante, a che trova lo slogan più efficace, almeno nelle intenzioni, per acquisire voti.
Oggi abbiamo bisogno di progetti alti e forti. E i progetti alti e forti non sono mai in conflitto tra di loro: si cercano e si fondano in progetti più ampi.
Non votate slogan e battute … una grande pernacchia a tutti i politici battutisti… come il grande Edoardo ha insegnato

venerdì 29 aprile 2016

Ma dove stanno le proposte?

di
Francesco Zanotti

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Purtroppo la politica è ancora solo lite e denunce.
Mancano totalmente le risposte di grande respiro. Quelle che lo sembrano, rimangono a livello retorico. I “successi” sono solo risultati di breve periodo che pagano il successo dell’oggi con il disprezzo delle grandi idee.
Le proposte dei candidati sindaci sono sempre più discorsi da amministratori di condominio. L’Expo, sta rivelando la mancanza di contenuti alti e forti, dopo il successo iniziale. I governi giocano tutto su riforme istituzionali che nulla possono fare per costruire un nuovo sviluppo.
Ecco, ma non mi sto limitando anch’io alla denuncia? No! Questo blog è pieno di proposte. E, sopra a tutte, una: cari candidati e politici, prima di tutto andate a studiare. Non vi verranno mai in mente proposte alte e forti se le risorse cognitive di cui disponete sono così povere che neanche il dito vi lasciano vedere. Figuriamoci una qualunque luna.


giovedì 22 maggio 2014

Le urla e … il nulla. Dibattito immaginario tra Grillo, Berlusconi e Renzi

di
Francesco Zanotti


Moderatore: “Carissimi, mi dite quale è il vostro messaggio specifico, il vostro contributo più originale?”. Le regole di questo dibattito sono semplici: è vietato parlare degli avversari.
In ordine di anzianità …
Silvio: “ Il mio messaggio più originale è la capacità dell’uomo di creare nuovi mondi. Io sono un Imprenditore”.
Beppe: “io porto il contributo della Rete. La sua capacità di creare un altro gioco democratico. Io sono un visionario”.
Matteo: “Io porto la capacità di realizzare: io sono un Amministratore Delegato.”
Moderatore: “Ma allora siete complementari, non siete alternativi. Perché “leticate” così duramente?”
Sconcerto … Dal pubblico si alza un ragazzino (forse lo stesso che ha urlato millenni fa “Il Re è nudo”) e, anche questo caso, rivela … “Sì voi sarete, anche, complementari. Ma lo siete nella banalità. Le idee che proponete sono, forse, importanti, ma voi non riuscite ad andare al di là degli slogan. In realtà siete tre fanciulli (e più siete anziani, più questo è insopportabile) immaturi che, alla fine, stanno solo inseguendo l’eterna illusione che la soluzione sia quella di un uomo solo comando. Ma questa ambizione è realisticamente giustificata solo siete Fausto Coppi e il salvare il mondo consista solo nell'arrivare prima al passo dello Stelvio. Voi non siete il Coppi della conoscenza e il mondo non si esaurisce nei tornanti della campagna elettorale.


mercoledì 23 ottobre 2013

Antimafia e campagna elettorale PE

di
Francesco Zanotti


PE. Sì, insomma permanente ed effettiva. Non possiamo che vivere una campagna elettorale permanente ed effettiva. Ogni azione politica (proposta, approvazione di proposte etc.) non può che avere come riferimento fondamentale la battaglia elettorale prossima ventura.
Basta guardare alla elezione del Presidente della Commissione Antimafia ed alle seguenti reazioni. Azioni e reazioni che hanno come sfondo la ricerca di un vantaggio elettorale.
Ma con questo non voglio criticare i partiti perché non vogliono fare diversamente. Voglio dire che essi sono sistemicamente costretti a farlo. Se abbiamo deciso che il potere dei partiti dipende dal voto periodico degli elettori, come pensate che se lo dimentichino fino a due mesi dalle elezioni? Non sarebbe neanche giusto.

Il problema è che la democrazia rappresentativa è intrinsecamente competitiva. E la competizione non può che essere permanente ed effettiva, altrimenti è persa in partenza. Vi sono altre democrazie possibili? Certo: quella basata sulla progettualità sociale. Come è fatta? Beh il nostro blog è pieno di post che rispondono a questa domanda.

venerdì 1 marzo 2013

Dateci un nuovo sogno!!


Cesare Sacerdoti
c.sacerdoti@cse-crescendo.com




Seguendo i dibattiti post elettorali ho avuto la sensazione che i leader politici siano concentrati a definire il nuovo nemico, già pensando alla prossima campagna elettorale. Il dibattito infatti non scorre sui contenuti, ma sugli atteggiamenti di questo o quel rappresentante politico, senza comprendere, senza prendere atto, ancora una volta, delle vere istanze che stanno dietro il voto dei cittadini.
Nel bene o nel male, l’Italia sta vivendo una nuova “rivoluzione” pacifica (come quella, non compiuta, post Tangentopoli). Francamente credo che questa sia una grande opportunità, da difendere e a cui dare compimento positivo. Non dico di esserne orgogliosi, ma non so quante altre Nazioni abbiano il coraggio di mettersi davvero in gioco. Purché si dia seguito positivamente a questa rivoluzione.
C’era chi voleva “mandare tutti a casa” per un forte rinnovamento: oggi abbiamo un Parlamento fortemente rinnovato, con un’età media dei Parlamentari molto bassa (la più bassa in Europa), con una forte componente femminile. Quest’obiettivo, malgrado tutto è stato raggiunto. E voglio non discutere dell’esperienza e delle competenze degli eletti. Loro hanno in mano ora l’opportunità di riscrivere il prossimo futuro del Paese.
La cosa per me drammatica è sentire i leader sconfitti parlare di “il bene del Paese”: cos'è il bene del Paese? Come lo si definisce? Secondo quale criterio? E’ il bene dell’Italia (c’era chi diceva “il bene dell’Italia sono io”) o degli italiani?
Ma purtroppo, al momento, si sente discutere solamente di provvedimenti “contro” qualcuno. Non si parla di futuro: nessuno sta cercando di dare un nuovo sogno agli italiani. Non può essere un sogno quello di “ridurre il costo della politica”; non può essere un sogno neanche “la restituzione dell’Imu”; e ancor meno è un sogno la politica dei tagli (che anzi per qualcuno può diventare un incubo).
Confondiamo i fini con i mezzi: quelli sopra indicati possono essere al più strumenti attraverso cui passare per perseguire una strategia.
In soldoni, mi chiedo, quanti posti di lavoro creano tali provvedimenti? Di quanto crescerà il benessere degli italiani? O vogliamo accontentarci di un’”Italia più giusta” in cui il malessere sia più diffuso, secondo il noto proverbio del mal comune mezzo gaudio (e mia nonna, saggia, aggiungeva “questo è il proverbio degli stupidi”)?

venerdì 8 febbraio 2013

Le nostre previsioni, il nostro impegno


di
Francesco Zanotti



Un giudizio preventivo.
Nessuna forza politica ha presentato un progetto di sviluppo alto e forte per questo nostro Paese. Intendo:  un progetto capace di far aumentare velocemente ed intensamente la capacità di produrre cassa delle imprese. E, quindi, capace di far aumentare occupazione e gettito fiscale diminuendo le aliquote.

Le previsioni.
I risultati delle elezioni saranno … non risultati! Non importa se qualcuno le vincerà o se vi saranno pareggi.  E’ probabile che non si riesca a formare un Governo. E se un Governo si formerà, sarà così carico di compromessi e fraintendimenti che non potrà che sgretolarsi subito dopo …

Il nostro Impegno.
Presenteremo, dopo le elezioni, un progetto alto e forte per lo sviluppo del nostro Paese. Perché dopo le elezioni? Perché presentarlo in campagna elettorale sarebbe inutile:  nessuno lo ascolterebbe. E se, per caso, diventasse (ma è altamente improbabile) oggetto di dibattito, verrebbe strumentalizzato a fini elettorali.

lunedì 4 febbraio 2013

Imporre l’agenda …


di
Francesco Zanotti



La forza di Berlusconi è la campagna elettorale. Non il Governo, ovviamente. Ma tutti sanno che il vincere la campagna elettorale non c’entra nulla con il governare.
Berlusconi vince (personalmente sempre, come partito questa volta non si sa) perché impone l’agenda del dibattito politico. Gli altri lo seguono. Lo criticano, certamente. Ma questo significa accettare che è lui il protagonista. Guardate i giornali nemici di Berlusconi: sono pieni di Berlusconi.
I contenuti latitano da tutte le parti, ma le altri parti latitano anche nella capacità di imporre l’agenda.
Sarebbe importante che si imponesse un’altra agenda: quella della conoscenza. Ma non è tema da campagna elettorale. Lo dimostra il Sole 24 Ore riportando ieri (3 febbraio 2013) la sintesi delle proposte di Berlusconi, Bersani, Giannino, Ingroia e Monti (il mio elenco è in ordine alfabetico) sul tema della cultura: ne prevale la dimensione museale. Ma di questo parlerò domani o dopo domani.
Il nostro obiettivo nei prossimi due mesi sarà quello di predisporre un programma per lo sviluppo attraverso la conoscenza da presentare quando sarà evidente l’impotenza della nuova classe dirigente politica. Essa, credo, non avrà bisogno di misurarsi coi fatti perché il nuovo Parlamento difficilmente riuscirà a esprimere un Governo. Certamente non potrà esprimere un Governo che saprà costruire sviluppo.

giovedì 24 gennaio 2013

Autoreferenzialità indifferente


di
Francesco Zanotti



Quando gli attori di un sistema (politico, economico etc.) chiuso si combattono tra di loro per conquistare le risorse disponibili, allora perdono la relazione di senso con l’ambiente esterno. Meglio: considerano l’ambiente esterno strumentale alla vittoria.
Il sistema della battaglia elettorale è ovviamente chiuso: i seggi sono quelli che sono. Ed è una battaglia esistenziale: se non si guadagnano seggi, si muore.
Come si combatte quella battaglia?
La risposta è estrapolabile da quanto è successo ieri sera a La7. Dibattito tra Ignazio Marino e Mara Garfagna: riporto a memoria.
Marino: “Uno degli elementi che distingue il Centro-sinistra dal Centro-destra riguarda i diritti civili. Noi siamo per i matrimoni gay .. etc.” La Garfagna ribatte: “Ma guarda che su quel tema le mie posizioni non sono così distanti dalle vostre.”. A questo punto Marino insorge: “E no! Tu sei di Centro-destra e devi sostenere le posizioni di Centro-destra che sono notoriamente anti-diritti civili.”. Straordinario: il fatto di aver individuato un possibile terreno di dialogo costruttivo l’ha mandato in confusione. Il tema dei diritti civili (che è molto di più dei matrimoni gay) era uno strumento di differenziazione che permetteva di caratterizzare negativamente l’avversario. Lo scoprire che l’avversario non la pensava proprio all'opposto  ma si poteva costruire una strada comune verso maggiori diritti, ha generato disorientamento. Gli si leggeva in faccia la delusione. Se l’avversario non la pensa all'opposto (un opposto stereotipato, quasi caricaturale) di come la pensava lui, come faceva a differenziarsi? Come volevasi dimostrare: i problemi sono considerati occasioni di differenziazione per competere sui voti.

...continua

Ce ne stiamo accorgendo a colpi di crisi ricorrentesi in ogni dimensione dell'umano. E' evidente che dovunque guardiamo c'è qualcosa che, gravemente, non va: lo sviluppo economico, la povertà, il rapporto con la natura, la soddisfazione sul lavoro e le profonde esigenze di realizzare una vita degna... E allora vogliamo smetterla di denunciare il passato? Sta diventando stucchevole cercare l'ennesimo cantuccio della stanza della società industriale e scoprire ancora una volta l'accumularsi di una polvere. E' il momento di lasciar riposare per un po' la denuncia e la protesta anche perché, se siamo onesti, dobbiamo chiederci: ma noi dove eravamo in questi anni?

Vivevamo su Marte e improvvisamente siamo tornati sulla terra ed abbiamo scoperto che quegli inetti di terrestri, dopo la nostra denuncia, non aveva fatto nulla. E tocca ancora a noi risvegliare le coscienze? Certo che no! Noi abbiamo vissuto immersi in questa società. Sono anche le nostre azioni che hanno mantenuta chiusa la stanza. Lasciando accumulare e incancrenire polvere. Viene quasi da dire: l’accumularsi e l’incancrenirsi ci fa comodo perché la nostra unica competenza era il contestare. Visto che sul costruire abbiamo dato tutti pessima prova.
E non si dica che qualche potere forte, da qualche parte ha impedito che le nostre folgoranti idee liberassero la stanza dalla polvere dell’ingiustizia, del privilegio … Quelli che sembrano poteri forti lo sono solo di fronte alla nostra incapacità di costruire alternative.
Cara e vecchia società di tutti noi, dunque. Che ci ha permesso di superare secolari infelicità … Certo non tutte, certo non a tutti, certo non ugualmente, ma molto.
Cara e vecchia società dalla quale ora dobbiamo allontanarci con un pizzico di nostalgia. Portandoci dentro lo zaino che accompagna ogni viaggio tutto quello che di buono ha prodotto.
E con il passo che diventa sempre più baldanzoso a mano a mano che diventa chiaro il luogo, la nuova società verso la quale siamo diretti ..
Ma verso quale luogo vogliamo dirigerci? Quale nuova società vogliamo costruire?
Noi certo non lo sappiamo! Sappiamo solo come fare a costruirla!

Allora la nostra proposta è strana. Non abbiamo soluzioni, linee politiche, idee originali. Ma un metodo con il quale generarle.
Primo passo di questo metodo: cambiamo i linguaggi. Secondo usiamo questi nuovi linguaggi per progettare insieme .. Accidenti, mi rendo conto che mi sto avventurando in un sentiero accidentato …
Allora provo con una storiella. Pensiamo di indossare occhiali verdi e di dover dipingere una parete di un nuovo colore: il verde ci ha seccati. Ai nostri piedi abbiamo una vasta gamma di barattoli di vernice. Ma tutti i colori ci sembrano gradazioni del verde. E, così, piano piano ci sembra inutile ridipingere una stanza di un nuovo colore che potrà essere solo una gradazione di verde. Accidenti ai poteri forti che ci costringono a dipingere sempre e solo di verde …
Ma poi arriva qualcuno che ci convince che un certo barattolo contiene il rosso. Ma apparirà rosso solo quando lo stendiamo sulla parete … Così, spinti da nuova fiducia e dalla voglia di avere nuova fiducia, cominciamo a dipingere. Ma, anche dopo averlo steso sulla parete, quel colore continua ad essere l’ennesima gradazione del verde. Allora la nostra collera e massima: certo solo un grande complotto di qualche potentato molto potente ci può costringere a naufragare in un mare di verde …
Maledetti poteri forti .. .
Così attiviamo un Gruppo antiverde. Che, innanzitutto, continua ossessivamente a dimostrare che tutto è di quel verde che, oramai invece di speranza, sta a segnalare schifezza. E poi cerca di buttare via tutti i barattoli …
Cosa significa partire dai linguaggi e dal metodo per usarli?
Significa togliersi gli occhiali verdi. E riuscire così a scoprire che tutti i barattoli sono effettivamente di mille colori. Riuscendo a vedere mille colori rinasce davvero la speranza di poter dipingere diversamente la stanza. Ma non possiamo stare senza occhiali ed ogni tipo di occhiale, anche il più sofisticato, altera i colori … Anche il rosso più sfavillante sarà, poi, sempre, ideologicamente, rosso … Ed allora che fare? Impariamo a cambiare occhiali quando vogliamo vedere cose diverse. Ma, poi, come dipingiamo quella stanza? Inevitabilmente tutti insieme con occhiali diversi. Perché ognuno può portare un solo tipo di occhiali per volta. E per fare della stanza un capolavoro, sono necessari tutti i colori. Quando il dipinto a mille mani sarà finito potremmo vedere un miracolo che piacerà a tutti e che tutti potranno vederlo in modo sempre diverso. Basterà indossare gli occhiali degli altri e se ne scoprirà un bellezza diversa.
Allora il nostro programma è molto semplice. Apparirà forse banale e ininfluente: diffonderemo nuovi linguaggi ed attiveremo gruppi progettuali che li useranno per progettare i mille aspetti di una nuova società.
I linguaggi sono i modelli e le metafore che nell'ultimo secolo, provenendo sostanzialmente dalle scienze della natura, si sono aggiunti a quelli tipici della società industriale.
Il metodo con il quale li useremo sarà Sorgente Aperta …
Ma perché “balbettanti”? Perché nel progettare un nuovo mondo ci rendiamo conto che il primo esprimersi non sarà che un balbettio. E, perché “poietici”? Perché il balbettio dovrà essere fecondo. Si trasformerà certamente in storie che cominceranno ad essere vissute.
Allora anche questo manifesto è un balbettio poietico? Certamente. Speriamo di doverlo riscrivere al più presto meno balbettante e più fecondo.