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venerdì 27 gennaio 2017

Ma Trump è stato santificato?

di
Francesco Zanotti

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Balbettii penosi …

Come sempre si dice il peccato, ma non il peccatore (anche perché lo si capisce lo stesso chi sia). Ieri sera sul La7 due illustri giornalisti anti-Trump ... anzi con la buzza sotto il naso quando parlavano di lui, … ora che ha vinto, balbettano … Sì forse sul lungo termine farà casini, ma ora decide, realizza … magari sul breve termine non è così negativo.
I balbettii sono di origine culturale … non avevano le risorse cognitive necessarie per riuscire ad esprimere un giudizio prima che vincesse. Dimostrano ora di non averle perché non sanno difendere i loro giudizi precedenti … Balbettano appunto … Anche un po’ per l’inveterata abitudine al rispetto del vincitore, chiunque esso sia, anche se lo si è combattuto fino a ieri, anche con scherno.

Iniziava il Nostro …
Dagli atrj muscosi, dai fori cadenti
Dai boschi, dall’arse fucine stridenti,
Dai solchi bagnati di servo sudor,
Un volgo disperso repente si desta;
Intende l’orecchio, solleva la testa
Percosso da novo crescente romor.

Ma poi  concludeva, ma state attenti perché si tratta
D’un volgo disperso che nome non ha.

Io l’ho critto su questo blog tutt’e due le volte che è stato eletto: Obama non avrebbe combinato nulla. Risorse cognitive povere: sguardo miope, progettualità banale.
E non cambio certo su Trump idea oggi perché è stato eletto: un sempliciotto a cui hanno dato, tra l’altro, la valigetta dei codici nucleari. Un elefante lanciato dalla vittoria elettorale a tutta velocità in quel negozio di fragilissime porcellane che è una società avanzata.

Allora non c’è nessuno che va bene? No, vanno bene tutti. Devono solo dotarsi di risorse cognitive adatte a riconoscere la complessità economica e sociale e far emergere (far emergere non imporre) progetti di futuro alti e forti. Detto diversamente: prima di candidarvi, cari politici di oggi e domani ... studiate.

sabato 21 gennaio 2017

USA: da un riflessivo inetto a un realizzatore superficiale

di
Francesco Zanotti

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Il risultato delle elezioni americane è che siamo passati da un Presidente riflessivo, ma inetto (Obama), ad un Presidente realizzatore, ma superficiale (Trump)

Solo per fare qualche esempio. Obama aveva promesso di chiudere Guantanamo e non l’ha fatto. Ha fatto la riforma sanitaria, ma all’ultimo momento. Tanto che Trump la può disfare quando vuole. Forse era guidato da pensieri profondi. Certo non sono diventati azione. O lo sono diventati lentissimamente e non tutti. “Yes we can” rimane indefinito: ma cosa possiamo?. “Yes we did” è “povero”: non è che si è cambiato il mondo …

Con Trump non rischiamo certo che non si facciano le cose. Rischiamo, invece, che si facciano cose sbagliate. Che abbiamo gli effetti opposti a quelli che Trump si propone di ottenere. Solo un esempio: il “Buy american” ferma i processi di innovazione. Quindi lo “Hire american” rischia di essere uno slogan vuoto perché le imprese declinano a causa di una povera innovazione. 

mercoledì 9 novembre 2016

Perché ha vinto Trump: una lettura sistemica

di
Francesco Zanotti

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Trump ha vinto perché è riuscito a comunicare che era contro l’establishment. Peccato che stavolta si è esagerato.

Prima fra tutte, l’Italia ha evidenziato la nuova tendenza. Di fronte a classi dirigenti incapaci di costruire sviluppo emergono personaggi contro. Berlusconi nei primi anni ‘90. Non è che i suoi contenuti fossero particolarmente profondi. Ma apparivano profondamente anti establishment.
Questa tendenza (classi dirigenti pressoché inette che vengono sconfitte da personaggi contro) è stata esportata e si è radicalizzata.
E’ stata quella che ha generato il voto della Brexit: un urlo contro le classi dirigenti, indipendentemente dal contenuto. Disposti anche a tirarsi la zappa sui piedi pur di essere contro: non sono tanto le tue idee che non vanno bene. Sei tu che non vai bene
Lo stesso Obama ha vinto perché è stato giudicato il nuovo contro il vecchio. Poi anche Obama è diventato classe dirigente se non inetta, almeno velleitaria, quindi establishment. E la Clinton ha fatto di tutto per dimostrarsi appartenente all’establishment. E più la grande stampa si schierava a suo favore, più dimostrava che era establishment.
E’ contro questo establishment si è ribellata l’America profonda.

Il problema è che questa volta si è esagerato: pur di essere contro gli americani hanno scelto il personaggio che tutti conosciamo. E gli hanno dato il controllo delle armi nucleari.

martedì 13 settembre 2016

Nascondere la malattia. Cioè nascondere la propria umanità

di
Francesco Zanotti

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Nulla vi è di più naturale di malattia e invecchiamento. Ed allora perché una persona che ambisce alla carica di potere più ambita al mondo deve nasconderle? Deve nascondere la sua umanità? Che senso ha affidare il destino dell’Umanità ad una persona che nasconde la propria di umanità? Quasi un dichiarare di non fare parte del genere umano …
Lo deve fare proprio per il suo ambire competitivo.
Per ascendere alla carica di Presidente degli Stati Uniti, innanzitutto, è necessario volerlo, cioè candidarsi. E’ questo volere (a tutti i costi) che attiva una seleziona avversa: impedisce che diventi Presidente la persona più adatta a quella carica. La persona più adatta sarebbe una persona che dovrebbe meritarlo a causa della sua ricchezza umana profonda: la sua capacità di pensiero, ascolto e sintesi sono così rilevanti che tutti desiderano affidargliela. Questa persona non lo vorrebbe fare proprio perché la sua ricchezza umana profonda non ha bisogno di gratificazioni formali. Accetterebbe di farlo, controvoglia appunto, perché glielo chiedono e non può rifiutare la responsabilità che gli viene affidata. Non esiterebbero un attimo a cedere la carica appena si accorgesse di non essere in grado di sostenerne il peso. Papa Benedetto XVI insegna.
Per ascendere alla carica di Presidente degli Stati Uniti, poi, si deve combattere una battaglia crudele ed effimera dove si deve dimostrare di essere più forte (in tutti i sensi) dell’avversario. Dove si deve dimostrare che non si ha nulla a che vedere con quelle doti da imbelle che sono le capacità di pensiero, ascolto e sintesi.
E’ davvero l’ambire competitivo che impedisce di essere profondamente umani.
Ma allora che senso ha una democrazia dove la scelta dei leader viene limitata a coloro che hanno modalità infantili di autorealizzazione (io sono più bravo di te), che accettano di combattersi e sono costretti, proprio per questo a negare la loro umanità profonda?
Nel caso specifico, che senso ha che un signore e una signora attempati (invecchiati e che stanno invecchiando) si combattano con un’ostentazione di eternità biologica che gli sguardi (delle rughe o dei capelli posticci) e gli eventi (le malattie, appunto) rendono ogni giorno più stupida?
Sarà un disastro chiunque venga scelto.


martedì 19 luglio 2016

Trump. Ovvero: i possibili disastri della primitività cognitiva

di
Francesco Zanotti
Presidente ApEC

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La proposta politica di Donald Trump è semplice a comprendersi e descriversi.
E’ la proposta di un governo sostanzialmente autoritario perché si sa cosa bisogna fare e occorre liberarsi da ogni interferenza per farlo in fretta. E di chiusura: lasciamo il male fuori dai nostri confini.
Messaggio semplice che viene compreso è supportato facilmente. Fa vincere elezioni e referendum.
Il problema è che, poi, c’è la realtà che è tutt’altro che semplice. E chiede a chi vince elezioni o referendum di compiere scelte che non hanno avuto cittadinanza nei manifesti mediatici e nei comizi delle campagne elettorali. Allora il leader elettorale duro e puro della campagna elettorale o cerca di diventare un dittatore o inizia a fare sciocchezze. Speriamo che Trump almeno non voglia esercitarsi a fare sciocchezze con l’arsenale nucleare USA.
Non è, però, che la sua avversaria sia titolare di una proposta tanto meno primitiva.
Perché siamo arrivati a dover scegliere tra banalità che cercano disperatamente di differenziarsi con le urla e le invettive?
Perché nessuno ha cercato di rendere disponili alle classi dirigenti nuove risorse cognitive, capaci di cogliere e progettare complessità.
Quando si parla di cultura si parla solo di musei o di scoperte scientifiche che nell’immaginario collettivo non sono diverse dalla magia: vengono da quei misteriosi e superiori individui che sono gli scienziati.
Le risorse cognitive non sono oggetto di apprendimento e risultato di riflessione e progettualità. Poveri noi ... O forse no, perché possiamo rientrare nella grande e misericordiosa categoria di vanno perdonati perché non sanno quello che fanno



sabato 7 maggio 2016

Invece di Trump e dei Trump de noatri

di
Francesco Zanotti

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Tutti i benpensanti sostengono che Donald Trump sia di una ignoranza insondabile. Bene, è certamente vero, ma …
Ma prima di tutto, ha grande successo. E, poi, se guardiamo alla nostra attuale classe dirigente, beh forse i nostri leader non arrivano all’ignoranza di Trump, ma non sono neanche quel gran che …
Cosa sta succedendo? Che quello che sta andando in crisi è il modello della società industriale.
Ogni persona, però, vede e soffre un pezzo di questa crisi. Quando arriva un leader che coltiva le ragioni dei diversi disagi molecolari, anche se intensissimi, allora tutti dietro. Se, poi, è un leader sfrontato, spaccone, un po’ mascalzone e con qualche belloccia al seguito, è il massimo.
Cosa servirebbe? Qualche leader della progettualità alta e forte e gratuita. Alta e forte perché deve riuscire a raccontarvi il romanzo della società. E lo deve fare con la capacità di costruire trame complesse, ma con una forza narrativa degna dei migliori romanzieri russi.
E, poi, la sua progettualità deve essere gratuita. Cercate un leader che rende disponibile la sua visione del mondo futuro ma non vi chiede in cambio un voto.


mercoledì 9 dicembre 2015

Donald Trump, URSS, talebani e nazisti: diversità apparenti

di
Francesco Zanotti

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Donald Trump sta proponendo “soluzioni” molto simili a quelle che avevano attuato i talebani. I secondi avevano chiuso il loro paese ovviamente ai contatti personali (viaggi etc.) e a quel mostro dei nemici che era per loro la televisione. Trump propone di chiudere il Paese ai musulmani e di chiudere internet. Ah ci sarebbe una terza clamorosa apparente diversità che ha attuato le stesse misure: l’ex Unione Sovietica. Ricordate il muro, le difficoltà di espatrio etc. Per finire con il nazismo e quella sua parodia tragica che è stato il fascismo.
E’ importante cercare di capire come mai soluzioni simili vengono messe in atto o proposte da persone apparentemente molto diverse (i talebani, la dirigenza dell’URSS, i nazisti  e i fascisti, Donald Trump e certa opinione pubblica americana) in contesti molto diversi.
Ovviamente non c’entrano le religioni: uno è cristiano, gli altri musulmani o addirittura atei. Diversissimi dal punto di vista religioso, ma simili nelle azioni e nelle proposte. Ovviamente non c’entrano, almeno in prima battuta, la diversità apparente dei contesti sociali. Ed allora?
La spiegazione è che tutti e quattro gli attori citati condividono la stessa epistemologia: l’atteggiamento verso il mondo. Ambedue credono che la conoscenza possa essere oggettiva e il ragionare logico. Partendo da queste basi è ovvio che chi vede il mondo diversamente, chi immagina un mondo diverso sbaglia. E perché non vuole convincersi che sbaglia, allora è cattivo. Va isolato perché le sue idee sbagliate non contaminino ad esempio la gioventù.  E, poi, va “punito”. La punizione dipende, questa sì, dal contesto. In USA Trump non arriva fino alla violenza. Ma se la stessa persona vivesse in un altro contesto ci arriverebbe. Ci era arrivata alla violenza l’URSS.
“Oggettivamente” e “logicamente” sono i due avverbi che, estremizzati, generano mostri.
Che fare? Lo insegnano la matematica e la fisica. La prima insegna che il ragionare certo e completo non è possibile. La seconda insegna che quasi sempre lo sguardo sul mondo è un costruire.
La soluzione è davvero nella “Cultura”, ma a questo nome occorre dare sostanza. Il problema sta nei modelli e nelle metafore che utilizziamo. Se crediamo nell’oggettivo e nel logico nei sistemi umani, allora finiamo per diventare talebani, comunisti sovietici o Donald Trump. Occorre proporre altri modi con cui guardare il mondo e gli altri.


...continua

Ce ne stiamo accorgendo a colpi di crisi ricorrentesi in ogni dimensione dell'umano. E' evidente che dovunque guardiamo c'è qualcosa che, gravemente, non va: lo sviluppo economico, la povertà, il rapporto con la natura, la soddisfazione sul lavoro e le profonde esigenze di realizzare una vita degna... E allora vogliamo smetterla di denunciare il passato? Sta diventando stucchevole cercare l'ennesimo cantuccio della stanza della società industriale e scoprire ancora una volta l'accumularsi di una polvere. E' il momento di lasciar riposare per un po' la denuncia e la protesta anche perché, se siamo onesti, dobbiamo chiederci: ma noi dove eravamo in questi anni?

Vivevamo su Marte e improvvisamente siamo tornati sulla terra ed abbiamo scoperto che quegli inetti di terrestri, dopo la nostra denuncia, non aveva fatto nulla. E tocca ancora a noi risvegliare le coscienze? Certo che no! Noi abbiamo vissuto immersi in questa società. Sono anche le nostre azioni che hanno mantenuta chiusa la stanza. Lasciando accumulare e incancrenire polvere. Viene quasi da dire: l’accumularsi e l’incancrenirsi ci fa comodo perché la nostra unica competenza era il contestare. Visto che sul costruire abbiamo dato tutti pessima prova.
E non si dica che qualche potere forte, da qualche parte ha impedito che le nostre folgoranti idee liberassero la stanza dalla polvere dell’ingiustizia, del privilegio … Quelli che sembrano poteri forti lo sono solo di fronte alla nostra incapacità di costruire alternative.
Cara e vecchia società di tutti noi, dunque. Che ci ha permesso di superare secolari infelicità … Certo non tutte, certo non a tutti, certo non ugualmente, ma molto.
Cara e vecchia società dalla quale ora dobbiamo allontanarci con un pizzico di nostalgia. Portandoci dentro lo zaino che accompagna ogni viaggio tutto quello che di buono ha prodotto.
E con il passo che diventa sempre più baldanzoso a mano a mano che diventa chiaro il luogo, la nuova società verso la quale siamo diretti ..
Ma verso quale luogo vogliamo dirigerci? Quale nuova società vogliamo costruire?
Noi certo non lo sappiamo! Sappiamo solo come fare a costruirla!

Allora la nostra proposta è strana. Non abbiamo soluzioni, linee politiche, idee originali. Ma un metodo con il quale generarle.
Primo passo di questo metodo: cambiamo i linguaggi. Secondo usiamo questi nuovi linguaggi per progettare insieme .. Accidenti, mi rendo conto che mi sto avventurando in un sentiero accidentato …
Allora provo con una storiella. Pensiamo di indossare occhiali verdi e di dover dipingere una parete di un nuovo colore: il verde ci ha seccati. Ai nostri piedi abbiamo una vasta gamma di barattoli di vernice. Ma tutti i colori ci sembrano gradazioni del verde. E, così, piano piano ci sembra inutile ridipingere una stanza di un nuovo colore che potrà essere solo una gradazione di verde. Accidenti ai poteri forti che ci costringono a dipingere sempre e solo di verde …
Ma poi arriva qualcuno che ci convince che un certo barattolo contiene il rosso. Ma apparirà rosso solo quando lo stendiamo sulla parete … Così, spinti da nuova fiducia e dalla voglia di avere nuova fiducia, cominciamo a dipingere. Ma, anche dopo averlo steso sulla parete, quel colore continua ad essere l’ennesima gradazione del verde. Allora la nostra collera e massima: certo solo un grande complotto di qualche potentato molto potente ci può costringere a naufragare in un mare di verde …
Maledetti poteri forti .. .
Così attiviamo un Gruppo antiverde. Che, innanzitutto, continua ossessivamente a dimostrare che tutto è di quel verde che, oramai invece di speranza, sta a segnalare schifezza. E poi cerca di buttare via tutti i barattoli …
Cosa significa partire dai linguaggi e dal metodo per usarli?
Significa togliersi gli occhiali verdi. E riuscire così a scoprire che tutti i barattoli sono effettivamente di mille colori. Riuscendo a vedere mille colori rinasce davvero la speranza di poter dipingere diversamente la stanza. Ma non possiamo stare senza occhiali ed ogni tipo di occhiale, anche il più sofisticato, altera i colori … Anche il rosso più sfavillante sarà, poi, sempre, ideologicamente, rosso … Ed allora che fare? Impariamo a cambiare occhiali quando vogliamo vedere cose diverse. Ma, poi, come dipingiamo quella stanza? Inevitabilmente tutti insieme con occhiali diversi. Perché ognuno può portare un solo tipo di occhiali per volta. E per fare della stanza un capolavoro, sono necessari tutti i colori. Quando il dipinto a mille mani sarà finito potremmo vedere un miracolo che piacerà a tutti e che tutti potranno vederlo in modo sempre diverso. Basterà indossare gli occhiali degli altri e se ne scoprirà un bellezza diversa.
Allora il nostro programma è molto semplice. Apparirà forse banale e ininfluente: diffonderemo nuovi linguaggi ed attiveremo gruppi progettuali che li useranno per progettare i mille aspetti di una nuova società.
I linguaggi sono i modelli e le metafore che nell'ultimo secolo, provenendo sostanzialmente dalle scienze della natura, si sono aggiunti a quelli tipici della società industriale.
Il metodo con il quale li useremo sarà Sorgente Aperta …
Ma perché “balbettanti”? Perché nel progettare un nuovo mondo ci rendiamo conto che il primo esprimersi non sarà che un balbettio. E, perché “poietici”? Perché il balbettio dovrà essere fecondo. Si trasformerà certamente in storie che cominceranno ad essere vissute.
Allora anche questo manifesto è un balbettio poietico? Certamente. Speriamo di doverlo riscrivere al più presto meno balbettante e più fecondo.