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domenica 14 maggio 2017

A me e al Pd conviene votare e fine legislatura …

di
Francesco Zanotti

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Ma nessuno si accorge dell’assurdità di questa affermazione?

E’ ovviamente una frase di Matteo Renzi …

Ma la data delle elezioni non può essere scelta in base ad interessi di parte! Le elezioni vanno fatte quando servono ad accelerare il processo di sviluppo del paese. Purtroppo elezioni competitive non servono mai … diventano fine a loro stesse. E la frase di Renzi dimostra questa triste realtà.

lunedì 1 maggio 2017

Primarie banali e rischiose

di
Francesco Zanotti

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Ha vinto che non poteva che vincere. Purtroppo l’obiettivo di una vittoria è solo sperare in una vincita più grande. Hai vinto il campionato delle primarie? Allora vuoi vincere la Champions League delle elezioni. Ma solo per alzare la coppa al cielo.
Affrontiamo qui le primarie perché il primo paggio lo abbiamo onorato in un altro dei nostri blog …

Sembra che l’obiettivo fondamentale di tutti sia solo battere gli avversari. L’ipotesi, forse inconscia, ma non per questo meno fondante, è che ognuno dei contendenti in una campagna elettorale sia convinto che “lui si che saprebbe come sistemare le cose”. Peccato che ci sono quei buzzurri disonesti degli avversari che motivati da desideri inconfessabili, cercano di mettere i bastoni tra le ruote. Così pensando, si finisce per immergersi nella mentalità dei campionati e delle Champions League.
Ma Renzi ha detto che il futuro lo si scriverà insieme … Non specificando a chi, ma certamente escludendo tutti gli avversari. Io credo, invece, che sono proprio gli avversari che vanno ascoltati. Insieme agli sconosciuti che sono gli unici che posso portare idee nuove.
E, poi, io crederò ad una partecipazione sostanziale quanto vedrò un leader che fa domande e prende appunti tra il pubblico. Mi fido meno di un leader che confonde la partecipazione con l’applauso dall’alto di un palco.

sabato 29 aprile 2017

Terza via e … fine delle Ideologie

di
Francesco Grillo

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Ci è stato segnalato da Simone De Battisti questo pezzo di Francesco Grillo pubblicato su Inpiu
che ci è sembrato “risuonare in fase” con le nostre riflessioni, abbiamo chiesto all’autore il permesso di riprodurlo.

Anche se molti dei difensori dello status quo – a destra come a sinistra – continueranno a girarci attorno, i veri sconfitti delle elezioni francesi – e prima di quelle in Olanda, Austria, Stati Uniti e credo che il Regno Unito confermerà il presto il trend – sono i partiti politici tradizionali che hanno governato l’Europa e l’Occidente per più di mezzo secolo. Il loro declino si porta, però, dietro una scomparsa ancora più drammatica: stanno, infatti, morendo le ideologie, categorie cognitive che abbiamo utilizzato per due secoli per leggere la realtà e suggerire ricette che sono, oggi, completamente scadute. In fondo, che le ideologie debbano, prima o poi, morire, come qualsiasi costruzione umana, è un fatto del tutto naturale. Quelle del socialismo e liberismo (con le loro numerose varianti alle quali molti intellettuali sono aggrappati non sapendo con cosa sostituirle) furono sviluppate da giganti come Marx e Ricardo, Gramsci e Keynes proprio per capire una rivoluzione industriale (e le sue successive evoluzioni) che stava cambiando tutti i rapporti e facendo emergere classi nuove e nuovi conflitti.

Se è vero, però, che oggi ci sta arrivando addosso una rivoluzione tecnologica – quella che sta per fondere informatica, biologia e fisica - di portata simile (io credo molto superiore) a quella che ha prodotto le fabbriche, gli operai e la borghesia industriale, sarebbero per primi quei giganti ad avvertirci che quelle categorie non funzionano più. E che dobbiamo sviluppare strumenti cognitivi diversi. Ciò ha conseguenze immediate sui partiti; sui confini tra settori produttivi e sul funzionamento dei sistemi economici; sulla forma delle istituzioni e della democrazia; sugli stessi processi attraverso i quali produciamo conoscenza. La questione non è, neanche, quella di trovare una “terza via” che per definizione è un compromesso o una negazione di due altre strade. Ma di avere il coraggio di affrontare acque non ancora mappate cercando, contemporaneamente, nuovi strumenti di navigazione.

giovedì 9 febbraio 2017

Chi vincerà le prossime elezioni … e farà danni

di
Francesco Zanotti

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E’ davvero una previsione facile. Ed è la stessa in tutt’Europa. E’ già accaduto, ma oggi è molto più preoccupante.

Vincerà chi riuscirà a convincere gli elettori che è un outsider ed è contro il sistema. Dove sta il problema? Fino ad oggi il problema è consistito nel fatto il protestatario vincente, poi, non sapeva cosa fare. Certamente non metteva in atto le iperbole che aveva usato per vincere, ma non riusciva ad arrivare a proposte ed azioni.

Oggi sta accadendo che il protestatario vincente mette in pratica le iperboli che hanno permesso di vincere la campagna elettorale. E proprio perché sono spacconate finiscono di ottenere lo stesso effetto che ottiene un elefante quando entra furibondo in un negozio di delicatissime porcellane: distruggono le sottili complessità e le reti che le legano di ogni società attuale.

martedì 7 giugno 2016

Perché si vuole vincere alle elezioni?

di
Francesco Zanotti

Vi siete mai chiesti perché si pensa sia importante vincere alle elezioni? La risposta è molto triste.
Per descrivere questa tristezza torniamo alle elezioni politiche del 1948. Allora si confrontavano sostanzialmente due parti che rappresentavano due visioni del mondo contrapposte. Chi parteggiava per una giudicava drammatica l’altra. Forse è stata davvero una battaglia per la libertà. Dove, però, anche in questo caso, la vittoria della libertà ha messo all’angolo le ragioni dell’altra. In ogni caso si è trattata di una battaglia tra giganti. Giganti erano i contendenti a livello mondiale (USA e URSS), giganti erano i protagonisti a livello locale (De Gasperi e Togliatti). Uomini giganti per cultura e storia, per “virtute e canoscenza”.
Allora arriviamo ad oggi. Non vi è nessuna libertà in pericolo e i programmi sono poco più che elenchi di cose da fare che è difficile distinguere gli uni dagli altri. I protagonisti sono persone degne o ragazzi volenterosi, ma nessun gigante in “virtute e canoscenza”.
Non vi è nessuna ragione forte per scegliere gli uni agli altri.
Ma se sono grigi e vogliono quasi le stesse cose perché vogliono vincere gli uni sugli altri? Non ce ne dovrebbe essere alcuna ragione.
Invece le ragioni ci sono e sono queste ad essere ragione di tristezza. Si millanta una ingenua diversità etica che è solo inconsapevolezza della complessità. Si desidera la ribalta per insicurezze personali. Ingenuità e guittismo, qualche volta mischiati solo le ragioni. Ragioni tristi appunto.

Guittismo … vi siete mai chiesti quanti membri dell’attuale Governo abbiano calcato in qualche modo le scene? Tv, cinema ... per quanto ne so io, almeno tre …

lunedì 24 novembre 2014

La vittoria uccide le visioni e le speranze dell’avversario

di
Francesco Zanotti


Dov’è la vittoria ... si chiede il nostro inno nazionale.
In una società umana è triste parlare di vittoria di una parte sull'altra.
Innanzitutto, perché, quando è necessario progettare una nuova società, è scioccherello fare contrapposizione tra visioni e speranze. Per progettare e costruire una nuova società ce ne vogliono tantissime di tutte e due. Più sono, meglio è! E non bisogna costringere le persone a scegliere: occorre costruire una speranza più grande che contenga tutte le speranze che i cuori degli esseri umani riescono ad immaginare.
Se si costringe gli elettori a scegliere, si mortificano visioni e speranze che, per definizione, non si contrappongono: si chiamano le une le altre.
Per vincere si è costretti addirittura a demonizzandone la parte rappresentata dall’avversario. Che è il modo migliore per far sì che le speranze visioni e le speranze perdenti siano ... perse per sempre. Meglio: fino alla fine della celebrazione della vittoria. Perché subito dopo le visioni e le speranze perdenti cercheranno la rivincita. E si ricomincia la nuova campagna elettorale che sarà ancora più radicalmente contrappositiva.
E, poi, diciamocelo, questa volta la vittoria è proprio la classica vittoria di Pirro. Chi vince ha il 40% dei voti. Cioè il 40% del 40% che ha votato. Fa il 16%. Le visioni e le speranze dell’altro 84 % saranno costrette non a diventare più grandi, ma a cercare una rivincita.


mercoledì 8 gennaio 2014

Perché non si può che andare alle elezioni?

di
Francesco Zanotti


Il buon Renzi certamente non vuole le lezioni, ma sarà costretto a cercarle come ultima spiaggia. Si è presentato come il leader che “fa le cose”. Ma non riuscirà a farle perché usa un processo sbagliato. Non si tratta di essere brillanti, decisi o giovani. In una società complessa si “fanno le cose” se si riescono ad attivare e gestire processi di progettualità sociale. Le cose da fare non le deve definire il leader. Ma devono nascere da questa progettualità sociale. Solo così si realizzeranno. Poiché Renzi parte da sue proposte, e proprio per questo, non riuscirà a realizzare nulla. Tralasciando il fatto che le sue proposte non hanno alcuna probabilità di incidere sullo sviluppo economico, sociale e culturale.
Non riuscendo a realizzare e non riuscendo a concepire che il non riuscirci è frutto dell’usare un processo di governo sbagliato, dovrà concludere che con questo Parlamento non si possono fare le cose. Occorre che il PD, cioè, lui abbia maggiore potere, riesca a superare le mille obiezioni.  
Allora si troverà sulla stessa linea cognitiva di Grillo e Berlusconi: solo se esiste un Comandante forte (poi se volete aggiungete, nel suo caso: giovane etc.) è possibile fare le cose.
Si tratta di una sciocchezza sistemica, ma tant'è.
Si formerà una alleanza informale tra Renzi, Grillo e Berlusconi uniti dalla stessa ideologia dell’uomo solo al comando. E per cercare di diventare l’uomo solo al comando non ci possono essere che le elezioni.
Ovviamente in una società complessa le elezioni, forse, porteranno un uomo solo al comando. Ma non elimineranno la complessità sociale che tornerà ad esprimersi subito dopo le elezioni combattendo l’uomo solo comando con tanta più energia quanto più l’uomo al comando si sentirà forte. E renderà evidente che in realtà è al comando di nulla. E’ soltanto solo. E’ non si tratta della solitudine dell’eroe e del genio, ma solo quella dell’ottuso.


lunedì 9 dicembre 2013

Quelli che … “Yes we can”

di
Francesco Zanotti


Lo scrivo con tristezza: stiamo coltivando una ulteriore illusione. Che in questa contingenza storica non ci possiamo permettere.
Perché Matteo Renzi non può che fallire?
Perché cerca una soluzione strutturale: nelle strutture della società. Invece noi abbiamo bisogno di una rivoluzione cognitiva: nella visione del mondo. Ma anche Renzi parla di cultura. Sì, ma non dice cosa sia la cultura e come occorra cambiarla. Una rivoluzione nella visione del mondo significa superare l’egemonia della visione del mondo della fisica classica ed aggiungere (aggiungere, non sostituire. Sintetizzare, non combattere) un pensiero quantistico, topologico, post-moderno.
Sbaglia, poi, anche nelle soluzioni strutturali che propone. Sono ancora una volta “classiche”. Il metodo di governo, ad esempio. Sostiene che occorre rendere capace di governare chi vince le elezioni. E’ una solenne sciocchezza perché è un tentativo di “domare” la complessità cognitiva della nostra società (ben superiore a quella della società anglosassoni) per costringerla in due schieramenti contrapposti. Ci si riesce per vincere le lezioni. Ma quando sono vinte, la complessità cognitiva riappare e intrappola ogni desiderio, ogni speranza che un uomo solo al comando sia la soluzione.

Noi abbiamo bisogno di nutrire la nostra complessità sociale di nuove visioni del mondo perché sia possibile progettare socialmente un nuovo mondo. Parafrasando Don Milani: “Date ai cittadini nuovi linguaggi (le nuove visioni del mondo sono dopo tutto nuovi linguaggi), poi sapranno loro che mondo costruire”. Guarda caso, Don Milani era proprio fiorentino.

sabato 23 novembre 2013

Guardiamoci da chi …

di
Francesco Zanotti


… vuol farsi eleggere. Eleggiamo coloro che sanno che il governare è un servizio pesante. Che non amano l’uomo solo al comando. Coloro che non hanno la risposta sempre pronta, ma il silenzio come prima reazione. Che se ne andrebbero appena si accorgessero che non tutti sono d’accordo con loro. Eleggiamo coloro che non usano mai le parole: battaglia e lotta. Che non vogliono vincere contro nessuno perché sanno che combattere qualcuno significa combattere contro la sua parte di ragione, esorcizzare la sua profezia, escludere il suo amore. Non eleggiamo coloro che saltellano sui palchi. 

martedì 19 novembre 2013

Si divideranno tutti

di
Francesco Zanotti


Ci ritorno su perché mi sembra troppo grossa. Si pensa che un sistema elettorale che costringa tante diversità a stare insieme per vincere le elezioni aumenti la governabilità. E’ una stupidaggine sistemica. Le differenze che il voler vincere una campagna elettorale contro un nemico (una battaglia elettorale a due è per forza “contro”) sopiscono, ricompaiono immediatamente dopo. Si vince (forse!) perché una legge maggioritaria pura non si riesce a fare. E meno male, ma non governa.

Lo dimostrano i fatti. Scelta civica si è diviso, il PDL pure. Il M5S lo farà, così come il PD. Che fare? E’ necessario superare la democrazia rappresentativa ed inaugurare una democrazia progettuale. E come? Ne abbiamo parlato in molti post. Ma per ora basterebbe fermarsi a riconoscere la stupidità del tenere insieme diversità per decreto.

martedì 12 novembre 2013

I partiti che si spaccano …

di
Francesco Zanotti


Sembra una stranezza, ma è solo normalità sistemica. Se si continua a pensare che un sistema complesso (un Paese) sia governabile solo con un uomo solo al Comando che abbia i poteri per decidere, allora è inevitabile che i partiti si spacchino.
Devo dire meglio. Per vincere le elezioni, quando il sistema elettorale costringe a riunirsi in due gruppi contrapposti, occorre mettere insieme tante diversità. Più tecnicamente: sistemi cognitivi diversi. Essi trovano un programma-compromesso che, inevitabilmente, non può che essere fatto di slogan, di obiettivi retorici, con l’occhio (tutte e due gli occhi) in realtà, alla mediaticità. Ora, queste diversità stanno insieme perché esiste il comune obiettivo della vittoria. Ma quando emerge la vittoria (o la sconfitta) riemergono, insieme, anche le differenze tra sistemi cognitivi. Ci si divide sulle cosa da fare. Le differenze devono essere accentuate per vincere la competizione all'interno dei due schieramenti. E si genera la rottura di schieramenti che riescono a rimanere uniti solo durante la competizione elettorale. Un’ultima chicca: guardate che non ha senso il fondamento di questa idea di governabilità. Non ha senso il parlare di decisioni da attuare. Non c’è nulla da decidere: qui occorre costruire progetti di futuro. Scrivere la storia del futuro che vogliamo. E lo scrivere una storia insieme produce capolavori solo se si nutre di diversità (di sistemi cognitivi diversi) che reciprocamente si arricchiscono.


venerdì 25 ottobre 2013

Insensata competizione politica

di
Francesco Zanotti


Se leggete l’articolo sul Sole 24 Ore di oggi (pag. 19. Prove di ricambioa Nord del Cavaliere), vedrete che sembra una battaglia tra produttori di merendine per accaparrarsi il consenso (e gli acquisti) delle mamme.

Bellissimo nel sottotitolo: M5S in agguato. Come un new comer che approfitta della crisi di qualche competitor. I contenuti proposti (per quel poco che se ne parla) sono, ovviamente, finalizzati a raccogliere consenso. E la banalità è sconcertante. Almeno i produttori di merendine cercano di farle buone …

mercoledì 23 ottobre 2013

Antimafia e campagna elettorale PE

di
Francesco Zanotti


PE. Sì, insomma permanente ed effettiva. Non possiamo che vivere una campagna elettorale permanente ed effettiva. Ogni azione politica (proposta, approvazione di proposte etc.) non può che avere come riferimento fondamentale la battaglia elettorale prossima ventura.
Basta guardare alla elezione del Presidente della Commissione Antimafia ed alle seguenti reazioni. Azioni e reazioni che hanno come sfondo la ricerca di un vantaggio elettorale.
Ma con questo non voglio criticare i partiti perché non vogliono fare diversamente. Voglio dire che essi sono sistemicamente costretti a farlo. Se abbiamo deciso che il potere dei partiti dipende dal voto periodico degli elettori, come pensate che se lo dimentichino fino a due mesi dalle elezioni? Non sarebbe neanche giusto.

Il problema è che la democrazia rappresentativa è intrinsecamente competitiva. E la competizione non può che essere permanente ed effettiva, altrimenti è persa in partenza. Vi sono altre democrazie possibili? Certo: quella basata sulla progettualità sociale. Come è fatta? Beh il nostro blog è pieno di post che rispondono a questa domanda.

martedì 4 dicembre 2012

Ma dove vogliamo andare???


Ovvero: sintesi dell’attuale competizione politica

di
Francesco Zanotti

La prima cosa da dire è che è drammatico il dover subire una competizione elettorale quando servirebbe una alleanza progettuale per costruire un Progetto di Sviluppo per il Paese.
Ma so che alla nostra classe dirigente non passa neppure per il bugigattolo vicino all’anticamera del cervello il rinunciare a scazzottarsi per lunghi mesi.
Ed allora guardiamo alle “armi” con cui ci si scazzotterà. Banali: il candidato più giovane possibile, il cambiamento come slogan retorico perché nessuno ha un Piano complessivo e concreto di cambiamento, lo spostamento degli equilibri come strategia.
E’ ovvio che, se è questo il tipo di scazzottamento a cui assisteremo, sarà del tutto indifferente chi vincerà. Chiunque sarà il vincitore, si troverà di fonte ad una sfida (quella di definire un Piano di Sviluppo per il nostro Paese) che è del tutto impreparato ad affrontare. E il definire un Piano di sviluppo non sarà neanche immaginata come necessità. L’occupazione principale dei vincitori sarà rinfacciare la sconfitta ai perdenti. L’occupazione principale dei perdenti sarà quella di cercare la rivincita verso i vincitori. Amen 



venerdì 23 novembre 2012

Irresponsabilità del non conoscere


di
Francesco Zanotti

Il tema è semplice: uno dei guai più rilevanti che dobbiamo affrontare è che nei dibattiti economici, sociali e politici non si tiene conto delle conoscenze esistenti. Il risultato è che si propongono analisi superficiali e soluzioni che sono peggiori dei mali.
Solo qualche piccolo esempio.
Nel dibattito su come rilanciare il nostro sistema economico non si tengono conto delle conoscenze e delle metodologie di strategia d’impresa. Altrimenti non si parlerebbe di competitività (o, peggio, di produttività), ma si parlerebbe di progettualità imprenditoriale. Altrimenti il problema del rapporto banca-impresa sarebbe impostato sulla stessa progettualità imprenditoriale e non sfocerebbe in problematiche e  continue ristrutturazioni del debito.
Nel dibattito su come ristrutturare le imprese non si userebbe una teoria della comunicazione (quella di Shannon) che va bene per i segnali elettrici, ma non per la comunicazione umana.
Nel dibattito politico si userebbero i concetti di chiusura autoreferenziale e di accoppiamento strutturale per capire le dinamiche politiche odierne e la si pianterebbe con la fatica inutile, dispendiosa e conflittuale di proporre “razionalmente”, invece di fare emergere socialmente, nuove istituzioni.
Non solo non si usano mille conoscenze che sarebbero decisive, ma non si accettano neanche suggerimenti ad utilizzarle …
Immaginate cosa succederebbe se, ad esempio, i medici rifiutassero la conoscenza medica esistente …
Conclusione? Una banale: l’ignoranza (“tecnica”. Cioè il non sapere) ci sta creando guai. Sarebbe bene eliminarla …

venerdì 16 novembre 2012

Agire subito ed ora … perché non ascoltarci?


di
Francesco Zanotti


E’ il messaggio comune che Roberto Napoletano e Armando Massarenti propongono oggi nei loro due articoli sul Sole 24 Ore. Agire subito riguardo alla ricerca, alle semplificazioni, al patrimonio artistico e naturale, richiede il Direttore Napoletano.

Ma non si dice cosa si può fare concretamente ora e subito. E’ solo un richiamo a che comincino a fare altri. Cioè il Governo.

Noi - Associazione per l’Expo della Conoscenza - abbiamo sviluppato un Progetto che abbiamo denominato come la nostra Associazione: Expo della Conoscenza. Esso indica una via da percorrere subito. Mobilitando la società, senza attendere interventi dall'alto che oggi sono impossibili.
Forse, al massimo, saranno possibili dopo le elezioni, supponendo che dalle elezioni esca una maggioranza forte ed autorevole, dotata di ampio consenso sociale … E, già nello scrivere, mi sembra una ipotesi non proprio probabilissima.
Ma, anche se fosse davvero dopo le lezioni, non è quello il tempo del ”subito”.

Il nostro progetto potrebbe, per quel tempo, aver già svolto le sue due fasi iniziali, capaci di scatenare un nuovo sviluppo con qualunque Governo, in qualunque clima politico ... Visto che prescinde da Governi e Partiti che non sembrano gli attori più adatti a creare un clima politico positivo.


Il nostro progetto è una vera e propria strategia di sviluppo per il nostro Sistema Paese.

Esso nasce dalla scoperta che la società industriale è stata grande e feconda. Ma oggi si sta rivelando troppo primitiva e sta perdendo di senso. Occorre, quindi, avviare un processo di emergenza (dal basso) di una nuova società. Come fare? Facendo quello che è accaduto nel Rinascimento. Si è buttato nella società medievale una cultura diversa e grande: la cultura classica. Ed è nata una nuova intera civiltà.
Oggi possiamo fare immediatamente e consapevolmente (senza attendere che accada motu proprio) la stessa cosa: sostituire la visione del mondo che sta al fondo della società industriale (la visione propria della fisica classica) con la nuova visione del mondo che sta nascendo in ogni angolo delle scienze e delle arti. Buttiamo questa nuova visione del mondo nella società. Così facendo cambieremo gli “schemi cognitivi” di riferimento. Abbandoneremo quelli attuali che ci lasciano vedere solo crisi. E ne useremo altri che ci permetteranno vedere i nuovi cieli che stanno su di noi (ma che sono oscurati dalle nubi degli schemi cognitivi in uso) e la nuova terra che stiamo calpestando, ma che ci spaventa. Scoprendo i nuovi cieli, non ci spaventerà più la nuova terra ed inizieremo a percorrerla con passo emozionato.
Coraggio, buttiamo nella vecchia società una nuova visione del mondo e si scatenerà subito lo sviluppo di una nuova società.

...continua

Ce ne stiamo accorgendo a colpi di crisi ricorrentesi in ogni dimensione dell'umano. E' evidente che dovunque guardiamo c'è qualcosa che, gravemente, non va: lo sviluppo economico, la povertà, il rapporto con la natura, la soddisfazione sul lavoro e le profonde esigenze di realizzare una vita degna... E allora vogliamo smetterla di denunciare il passato? Sta diventando stucchevole cercare l'ennesimo cantuccio della stanza della società industriale e scoprire ancora una volta l'accumularsi di una polvere. E' il momento di lasciar riposare per un po' la denuncia e la protesta anche perché, se siamo onesti, dobbiamo chiederci: ma noi dove eravamo in questi anni?

Vivevamo su Marte e improvvisamente siamo tornati sulla terra ed abbiamo scoperto che quegli inetti di terrestri, dopo la nostra denuncia, non aveva fatto nulla. E tocca ancora a noi risvegliare le coscienze? Certo che no! Noi abbiamo vissuto immersi in questa società. Sono anche le nostre azioni che hanno mantenuta chiusa la stanza. Lasciando accumulare e incancrenire polvere. Viene quasi da dire: l’accumularsi e l’incancrenirsi ci fa comodo perché la nostra unica competenza era il contestare. Visto che sul costruire abbiamo dato tutti pessima prova.
E non si dica che qualche potere forte, da qualche parte ha impedito che le nostre folgoranti idee liberassero la stanza dalla polvere dell’ingiustizia, del privilegio … Quelli che sembrano poteri forti lo sono solo di fronte alla nostra incapacità di costruire alternative.
Cara e vecchia società di tutti noi, dunque. Che ci ha permesso di superare secolari infelicità … Certo non tutte, certo non a tutti, certo non ugualmente, ma molto.
Cara e vecchia società dalla quale ora dobbiamo allontanarci con un pizzico di nostalgia. Portandoci dentro lo zaino che accompagna ogni viaggio tutto quello che di buono ha prodotto.
E con il passo che diventa sempre più baldanzoso a mano a mano che diventa chiaro il luogo, la nuova società verso la quale siamo diretti ..
Ma verso quale luogo vogliamo dirigerci? Quale nuova società vogliamo costruire?
Noi certo non lo sappiamo! Sappiamo solo come fare a costruirla!

Allora la nostra proposta è strana. Non abbiamo soluzioni, linee politiche, idee originali. Ma un metodo con il quale generarle.
Primo passo di questo metodo: cambiamo i linguaggi. Secondo usiamo questi nuovi linguaggi per progettare insieme .. Accidenti, mi rendo conto che mi sto avventurando in un sentiero accidentato …
Allora provo con una storiella. Pensiamo di indossare occhiali verdi e di dover dipingere una parete di un nuovo colore: il verde ci ha seccati. Ai nostri piedi abbiamo una vasta gamma di barattoli di vernice. Ma tutti i colori ci sembrano gradazioni del verde. E, così, piano piano ci sembra inutile ridipingere una stanza di un nuovo colore che potrà essere solo una gradazione di verde. Accidenti ai poteri forti che ci costringono a dipingere sempre e solo di verde …
Ma poi arriva qualcuno che ci convince che un certo barattolo contiene il rosso. Ma apparirà rosso solo quando lo stendiamo sulla parete … Così, spinti da nuova fiducia e dalla voglia di avere nuova fiducia, cominciamo a dipingere. Ma, anche dopo averlo steso sulla parete, quel colore continua ad essere l’ennesima gradazione del verde. Allora la nostra collera e massima: certo solo un grande complotto di qualche potentato molto potente ci può costringere a naufragare in un mare di verde …
Maledetti poteri forti .. .
Così attiviamo un Gruppo antiverde. Che, innanzitutto, continua ossessivamente a dimostrare che tutto è di quel verde che, oramai invece di speranza, sta a segnalare schifezza. E poi cerca di buttare via tutti i barattoli …
Cosa significa partire dai linguaggi e dal metodo per usarli?
Significa togliersi gli occhiali verdi. E riuscire così a scoprire che tutti i barattoli sono effettivamente di mille colori. Riuscendo a vedere mille colori rinasce davvero la speranza di poter dipingere diversamente la stanza. Ma non possiamo stare senza occhiali ed ogni tipo di occhiale, anche il più sofisticato, altera i colori … Anche il rosso più sfavillante sarà, poi, sempre, ideologicamente, rosso … Ed allora che fare? Impariamo a cambiare occhiali quando vogliamo vedere cose diverse. Ma, poi, come dipingiamo quella stanza? Inevitabilmente tutti insieme con occhiali diversi. Perché ognuno può portare un solo tipo di occhiali per volta. E per fare della stanza un capolavoro, sono necessari tutti i colori. Quando il dipinto a mille mani sarà finito potremmo vedere un miracolo che piacerà a tutti e che tutti potranno vederlo in modo sempre diverso. Basterà indossare gli occhiali degli altri e se ne scoprirà un bellezza diversa.
Allora il nostro programma è molto semplice. Apparirà forse banale e ininfluente: diffonderemo nuovi linguaggi ed attiveremo gruppi progettuali che li useranno per progettare i mille aspetti di una nuova società.
I linguaggi sono i modelli e le metafore che nell'ultimo secolo, provenendo sostanzialmente dalle scienze della natura, si sono aggiunti a quelli tipici della società industriale.
Il metodo con il quale li useremo sarà Sorgente Aperta …
Ma perché “balbettanti”? Perché nel progettare un nuovo mondo ci rendiamo conto che il primo esprimersi non sarà che un balbettio. E, perché “poietici”? Perché il balbettio dovrà essere fecondo. Si trasformerà certamente in storie che cominceranno ad essere vissute.
Allora anche questo manifesto è un balbettio poietico? Certamente. Speriamo di doverlo riscrivere al più presto meno balbettante e più fecondo.