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venerdì 30 settembre 2016

Morire di voto

di
Francesco Zanotti

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Si, intendo proprio sostenere che una della cause della crisi che stiamo vivendo è la competizione elettorale.

Ovviamente, non intendo contestare l’ideale della democrazia. Sostengo solo che è la competizione elettorale che sta distruggendo quella forma di governo che si chiama democrazia. E la società che questa forma di governo dovrebbe governare.
Il primo problema è il concetto di competizione. Se occorre mettersi a litigare per decidere chi comanda, già questo è un guaio. Solo persone con un certo tipo di narcisismo compulsivo si mettono a competere in questa gara.
E, poi, vi sono anche tanti altri guai generati dal meccanismo della competizione elettorale. Elenco schematicamente e senza pretese di completezza.
Il dover battere l’avversario impedisce di valorizzare le istanze che rappresenta.
I dibattiti pubblici diventano solo occasione di auto incensamento e denigrazione dell’avversario.
Gli approfondimenti sono impossibili perché si cerca la battuta.
La progettualità è impossibile
Lo sconfitto ha come principale obiettivo quello della rivincita. Cercherà di arrivare il prima possibile a nuove elezioni.
Alla fine, invece di governare il Paese, si vive solo di competizioni elettorali.

E’ ben difficile trovare qualcosa di peggio.

martedì 13 settembre 2016

Nascondere la malattia. Cioè nascondere la propria umanità

di
Francesco Zanotti

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Nulla vi è di più naturale di malattia e invecchiamento. Ed allora perché una persona che ambisce alla carica di potere più ambita al mondo deve nasconderle? Deve nascondere la sua umanità? Che senso ha affidare il destino dell’Umanità ad una persona che nasconde la propria di umanità? Quasi un dichiarare di non fare parte del genere umano …
Lo deve fare proprio per il suo ambire competitivo.
Per ascendere alla carica di Presidente degli Stati Uniti, innanzitutto, è necessario volerlo, cioè candidarsi. E’ questo volere (a tutti i costi) che attiva una seleziona avversa: impedisce che diventi Presidente la persona più adatta a quella carica. La persona più adatta sarebbe una persona che dovrebbe meritarlo a causa della sua ricchezza umana profonda: la sua capacità di pensiero, ascolto e sintesi sono così rilevanti che tutti desiderano affidargliela. Questa persona non lo vorrebbe fare proprio perché la sua ricchezza umana profonda non ha bisogno di gratificazioni formali. Accetterebbe di farlo, controvoglia appunto, perché glielo chiedono e non può rifiutare la responsabilità che gli viene affidata. Non esiterebbero un attimo a cedere la carica appena si accorgesse di non essere in grado di sostenerne il peso. Papa Benedetto XVI insegna.
Per ascendere alla carica di Presidente degli Stati Uniti, poi, si deve combattere una battaglia crudele ed effimera dove si deve dimostrare di essere più forte (in tutti i sensi) dell’avversario. Dove si deve dimostrare che non si ha nulla a che vedere con quelle doti da imbelle che sono le capacità di pensiero, ascolto e sintesi.
E’ davvero l’ambire competitivo che impedisce di essere profondamente umani.
Ma allora che senso ha una democrazia dove la scelta dei leader viene limitata a coloro che hanno modalità infantili di autorealizzazione (io sono più bravo di te), che accettano di combattersi e sono costretti, proprio per questo a negare la loro umanità profonda?
Nel caso specifico, che senso ha che un signore e una signora attempati (invecchiati e che stanno invecchiando) si combattano con un’ostentazione di eternità biologica che gli sguardi (delle rughe o dei capelli posticci) e gli eventi (le malattie, appunto) rendono ogni giorno più stupida?
Sarà un disastro chiunque venga scelto.


mercoledì 24 agosto 2016

Il manifesto di Ventotene: ma l’avete letto?

di
Francesco Zanotti

Risultati immagini per manifesto di Ventotene

Io ho il forte sospetto che moltissimi tra coloro che inneggiano al manifesto di Ventotene non l’abbiano letto. E, quindi, ne abbiamo solo una immagine mitica. Al massimo hanno letto la seconda parte (due pagine e mezza su quattordici) che è dedicata esplicitamente al tema dell’Europa.
E’ vero che quelle pagine parlano dell’esigenza di una Europa unita e federale, ma è vero che propone la necessità di una Europa federale. Anche se lo fa per eliminare gli Stati nazionali dai suoi firmatari indicati come lo strumento delle classi dominanti per sottomettere i popoli. E’ vero che il documento contiene pagine alte e nobili e che è ispirato da coraggio e contiene lungimiranza.

Ma la visione del processo di formazione dell’Europa che propone è esattamente all’opposto di quello che stando alle dichiarazioni, Francia, Germania e Italia vogliono perseguire: la costruzione democratica dell’Europa dal basso.

Il manifesto di Ventotene propone, invece, una via rivoluzionaria, esplicitamente antidemocratica e definitivamente elitaria: guidata da intellettuali che usano il popolo come arma rivoluzionaria.
Vado citando, il documento è stato scaricato dal sito dell’ANPI di Novara.
Da pag. 11 a pag. 14, ultimo capitolo. La situazione rivoluzionaria.

Nelle epoche rivoluzionarie, in cui le istituzioni non debbono già essere amministrate, ma create, la prassi democratica fallisce clamorosamente.

Nel momento in cui occorre la massima decisione e audacia, i democratici si sentono smarrirti
La metodologia politica democratica sarà un peso morto nella crisi rivoluzionaria.

Un vero movimento rivoluzionario dovrà sorgere da coloro che hanno saputo criticare le vecchie impostazioni politiche; dovrà sapere collaborare con le forze democratiche, ma senza lasciarsi irretire dalla loro prassi politica.

Esso (il movimento rivoluzionario) attinge la visione e la sicurezza di quel che va fatto, non da una preventiva consacrazione da parte della ancora inesistente volontà popolare, ma nella sua coscienza di rappresentare le esigenze profonde della società moderna. Dà in tal modo le prime direttive del nuovo ordine, la prima disciplina sociale alle nuove masse. Attraverso questa dittatura del partito rivoluzionario si forma il nuovo stato e attorno ad esso la nuova democrazia.

Io non voglio intaccare il mito Spinelli, ma mi sembra assolutamente sconveniente arruolarlo in battaglie per la democrazia dal basso che giudicava perdenti.
Per concludere, stamattina ho visto riportata una foto su di un libro sul terrorismo degli anni ’70 Riportava una scritta su di un muro: democrazia è il fucile in mano alla classe operaia.
Risonanze lugubri.


domenica 28 giugno 2015

Graecia capta ferum victorem cepit

di
Francesco Zanotti
Ho appena sentito alla TV una ex ragazza con troppa responsabilità per le sue gracili (culturalmente ed emotivamente) spalle tranquillizzare gli Italiani che “Tutto va ben madama la Marchesa”. Come cantava Nunzio Filogamo negli anni ‘30 del secolo scorso …
Quali sono le ragioni per cui noi dovremmo stare tranquilli mentre la Grecia sta … “Andando a Patrasso”, si potrebbe direi con uno spirito un po’ macabro?
La ragione, sosteneva la Nostra, è che noi abbiamo fatto le riforme. Poi non ha importanza quali riforme siano. Non ha importanza se sono condivise o meno. Non ha importanza se, come quelle della scuola, prevedono solo cambiamenti nella burocrazia e non nella sostanza della conoscenze insegnate e in come le si insegnano.
Tutto andrà bene perché abbiamo fatto le riforme. E, quindi, siamo forti.
E’ da incoscienti sostenere tesi di questo tipo.
In una società in profonda evoluzione non esiste chi è forte. Esiste chi è capace di diventare protagonista della costruzione della economia e delle società prossime venture. Saranno forti quei Paesi che avranno un progetto Paese alto e forte.
Ho sentito, poi, un giovane greco dire: noi sappiamo delegare al popolo decisioni importanti perché noi abbiamo inventato la democrazia. Grazie dovrebbe dire loro tutto il mondo.
Noi abbiamo bisogno di giovani come quello che si rifaceva orgogliosamente alla propria storia più che di ex giovani richiamarsi a teorie insensate, non dimostrate col banale obiettivo di raccogliere consensi.
Solo dobbiamo chiedere a quei giovani di ritrovarsi, nel ricordo di Pericle, lassù sul Partenone e cominciare a progettare un nuovo mondo… Ci attendiamo da loro il contributo che ci si attende dai Padri della nostra civiltà.
E noi italiani dobbiamo dare il nostro contributo perché abbiamo onorato, continuato il contributo della civiltà greca con Roma e il Rinascimento.
Ricordate cosa ha scritto Orazio? “Graecia capta ferum victorem cepit”. E per fortuna che ci siamo lasciati “prendere”, altrimenti non ci sarebbero stati né Roma né il Rinascimento. Quindi non ci sarebbe stato il mondo attuale. Che anche i riottosi funzionari europei si lascino prendere dallo spirito necessario della profezia storicamente feconda dei Greci, di Roma e del Rinascimento.


sabato 18 aprile 2015

E’ stata un modello, ma nel passato ...

di
Francesco Zanotti

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La società americana è stato un modello. Ci ha fornito la visione della società che ha guidato lo sviluppo del nostro miracolo economico. E’ stato un modello per lo sviluppo della democrazia e delle scienza classiche. Ma ora non può più essere considerata un riferimento per la costruzione del futuro.
Ovviamente non sto proponendo il solito anti-americanismo di matrice vetero anti-capitalista.
Sto, da un lato, riconoscendo che il modello di società americano che ci ha guidato nel nostro miracolo economico è stato fecondo, fino ad essere profetico.
Ma, contemporaneamente, sto sostenendo che gli Stati Uniti oggi non hanno un nuovo modello di società da proporre.
Non sono neanche più il faro della ricerca scientifica fondamentale perché sono rimasti alla visione del mondo della fisica classica.
In realtà nessuno potrà mai più avere un modello di società da proporre al mondo.
Oggi è necessario capire come governare i processi che faranno emergere i modelli sociali del futuro.

E l’Italia potrà diventare il Paese guida in questa ricerca.

martedì 14 aprile 2015

Frammentazione politica e sintesi

di
Francesco Zanotti


La frammentazione politica aumenta inesorabilmente. Tutti la vedono come una minaccia alla governabilità. E, invece, è solo una minaccia ad una classe dirigente, ma una speranza per il mondo.
Infatti, si scrive frammentazione, ma si legge aumento di complessità di ricchezza. La frammentazione è l’inevitabile risultato della crescita della ricchezza cognitiva della società che vede continuamente aumentare visioni e protagonisti.
Fermare questo aumento di complessità è impossibile. E cercare di farlo è dannoso.
Occorre, allora, una classe politica capace di sintesi.
Ma l’attuale classe politica non sa neppure da dove si cominci a fare sintesi. E’ ancora legata alla democrazia come battaglia tra destra e sinistra. Ma, cari amici politici incartapecoriti, vi rendere conto che non sapete neppure distinguere chiaramente i nomi delle sue parti che si dovrebbero contendere il governo? Siete costretti a definirli con nomi composti con una area di sovrapposizione: centro-destra e centro-sinistra.
Il più grave è che ad essere incartapecorita sul passato dei conflitti è una classe di governo giovane.


lunedì 21 aprile 2014

Occupazione delle istituzioni, unica strada percorribile da questa politica

di
Luciano Martinoli



Si affollano, ed aumenteranno man mano che ci si avvicineranno le elezioni, i proclami e le dichiarazioni dei vari schieramenti politici. Quale è il loro scopo? Attirare le intenzioni di voto verso il proprio schieramento ovviamente.
Come? Dichiarando di avere “capacità” o “ricette” idonee ad affrontare e superare l’attuale congiuntura sfavorevole. Nulla di male dunque se fosse possibile avere “capacità o ricette” che possano funzionare. Supponiamo per un momento che sia vero, ipotesi della cui falsità abbiamo già dato ampie dimostrazioni, e continueremo farlo, su questo blog. 

sabato 21 settembre 2013

La insensatezza della democrazia dell’alternanza

di
Francesco Zanotti


Sono stato ad un Convegno a Charleroi della “European Systemic Society”. Lo cito perché deve essere chiaro che la tesi che sosterrò è così ovvia per moltissimi, da moltissime parti del mondo, che sembra incredibile avere ancora una classe politica che persegue una ricetta così insensata.
Dunque, la “sistemica” è un’area di conoscenza diffusa, molto giovane, ma con alcuni capisaldi generali oramai così consolidati, da non essere neanche più esplicitati. Uno è certamente questo: un sistema complesso non può essere semplificato in due parti ben distinte e contrapposte. Mi vergogno quasi a scrivere di una “scoperta” che è a tutti notissima.
Ebbene, i nostri politici, invece, credono che non solo sia possibile, ma debba anche essere desiderabile far sì che una società complessa come la nostra accetti di strutturarsi in una destra e in una sinistra che, stabilmente, si confrontano. Ecco non le chiamiamo proprio “destra” e “sinistra”, ci aggiungiamo il “centro” ad ambedue per ammorbidire …
Il peggio è che anche le giovani leve della politica rimangono ancorate a questa pretesa di banalizzare una società complessa in due parti ben distinte e contrapposte.
Peccato che proprio non sia possibile … Se continuiamo ad insisterci , non illudiamoci che il nostro Paese possa essere guidato verso un nuovo sviluppo. Se si cerca di semplificare la complessità, questa si impone da sola. Peccato che lo faccia tanto più violentemente quanto più è stato intenso e prolungato lo sforzo di semplificarla.  


sabato 4 febbraio 2012

Kant e Steve Jobs: un messaggio per le nuove generazioni

di
Cesare Sacerdoti

Leggevo in “Democrazia”, breve saggio di Gherardo Colombo, un’interessante interpretazione del primo articolo della nostra Costituzione “L’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro, in quanto i cittadini lavorano e cioè si impegnano perché sia una repubblica e una democrazia”. In questo testo veniva poi citato Kant che nel 1783 scriveva “Pigrizia e viltà sono le cause per cui tanta parte degli uomini, dopo che la natura li ha da lungo tempo liberati dall'altrui guida (naturaliter maiorennes), rimangono tuttavia volentieri minorenni a vita; e per cui riesce tanto facile agli altri erigersi a loro tutori. E' così comodo essere minorenni!”....
Kant poi continuava (in “Risposta alla domanda: cos’è l’illuminismo”)
“… E' dunque difficile per il singolo uomo tirarsi fuori dalla minorità, che per lui è diventata come una seconda natura. E' giunto perfino ad amarla, e di fatto è realmente incapace di servirsi della propria intelligenza, non essendogli mai stato consentito di metterla alla prova. Precetti e formule, questi strumenti meccanici di un uso razionale, o piuttosto di un abuso, delle sue disposizioni naturali, sono i ceppi di una permanente minorità”
Come non pensare a quanto succede ai giorni nostri, in cui noi cittadini, noi imprenditori attendiamo che qualcuno (in Italia, in Europa) risolva i problemi con “precetti e formule” in cui oggi leggerei “competitività”, “Articolo 18”, “regole per la finanza” eccetera?
Come non rileggere, invece, gli stimoli di Steve Jobs?

martedì 31 gennaio 2012

Meno male che c’è un Governo non eletto????


di
Francesco Zanotti


Sto sentendo su La7 Concita De Gregorio che dialoga con il Ministro Fornero. Meglio: ho sentito un pezzo del ragionare della Signora De Gregorio e mi sono precipitato a scrivere …Ecco il ragionare (riporto a memoria): Signor Ministro, lei rappresenta un Governo che non è nato da una elezione. Quindi è un Governo che non deve rendere conto ad elettori che non ha. Questo significa che si tratta di un governo che può permettersi di pensare non ai prossimi tre mesi, ma ai prossimi trent’anni …”.Signori, di qualunque parte politica, vi rendete conto che questa Signora ha detto che la democrazia parlamentare è una iattura ed è necessario un governo di tecnici che non risponde al popolo? E’ un attacco alla sovranità popolare…Io sono convinto che la democrazia rappresentativa non funzioni in una società complessa. Ma non propongo di sostituirla con un Governo tecnico che si fonda su una tecnicalità che non esiste. Propongo, invece, di sostituire la democrazia rappresentativa con una democrazia totale, resa disponibile dalle tecnologie e dalle metodologie di creazione sociale di conoscenza … E il Ministro? Beh … annuiva! Come la monaca di Monza. Dice il Manzoni (cito a memoria): e la sciagurata rispose …

...continua

Ce ne stiamo accorgendo a colpi di crisi ricorrentesi in ogni dimensione dell'umano. E' evidente che dovunque guardiamo c'è qualcosa che, gravemente, non va: lo sviluppo economico, la povertà, il rapporto con la natura, la soddisfazione sul lavoro e le profonde esigenze di realizzare una vita degna... E allora vogliamo smetterla di denunciare il passato? Sta diventando stucchevole cercare l'ennesimo cantuccio della stanza della società industriale e scoprire ancora una volta l'accumularsi di una polvere. E' il momento di lasciar riposare per un po' la denuncia e la protesta anche perché, se siamo onesti, dobbiamo chiederci: ma noi dove eravamo in questi anni?

Vivevamo su Marte e improvvisamente siamo tornati sulla terra ed abbiamo scoperto che quegli inetti di terrestri, dopo la nostra denuncia, non aveva fatto nulla. E tocca ancora a noi risvegliare le coscienze? Certo che no! Noi abbiamo vissuto immersi in questa società. Sono anche le nostre azioni che hanno mantenuta chiusa la stanza. Lasciando accumulare e incancrenire polvere. Viene quasi da dire: l’accumularsi e l’incancrenirsi ci fa comodo perché la nostra unica competenza era il contestare. Visto che sul costruire abbiamo dato tutti pessima prova.
E non si dica che qualche potere forte, da qualche parte ha impedito che le nostre folgoranti idee liberassero la stanza dalla polvere dell’ingiustizia, del privilegio … Quelli che sembrano poteri forti lo sono solo di fronte alla nostra incapacità di costruire alternative.
Cara e vecchia società di tutti noi, dunque. Che ci ha permesso di superare secolari infelicità … Certo non tutte, certo non a tutti, certo non ugualmente, ma molto.
Cara e vecchia società dalla quale ora dobbiamo allontanarci con un pizzico di nostalgia. Portandoci dentro lo zaino che accompagna ogni viaggio tutto quello che di buono ha prodotto.
E con il passo che diventa sempre più baldanzoso a mano a mano che diventa chiaro il luogo, la nuova società verso la quale siamo diretti ..
Ma verso quale luogo vogliamo dirigerci? Quale nuova società vogliamo costruire?
Noi certo non lo sappiamo! Sappiamo solo come fare a costruirla!

Allora la nostra proposta è strana. Non abbiamo soluzioni, linee politiche, idee originali. Ma un metodo con il quale generarle.
Primo passo di questo metodo: cambiamo i linguaggi. Secondo usiamo questi nuovi linguaggi per progettare insieme .. Accidenti, mi rendo conto che mi sto avventurando in un sentiero accidentato …
Allora provo con una storiella. Pensiamo di indossare occhiali verdi e di dover dipingere una parete di un nuovo colore: il verde ci ha seccati. Ai nostri piedi abbiamo una vasta gamma di barattoli di vernice. Ma tutti i colori ci sembrano gradazioni del verde. E, così, piano piano ci sembra inutile ridipingere una stanza di un nuovo colore che potrà essere solo una gradazione di verde. Accidenti ai poteri forti che ci costringono a dipingere sempre e solo di verde …
Ma poi arriva qualcuno che ci convince che un certo barattolo contiene il rosso. Ma apparirà rosso solo quando lo stendiamo sulla parete … Così, spinti da nuova fiducia e dalla voglia di avere nuova fiducia, cominciamo a dipingere. Ma, anche dopo averlo steso sulla parete, quel colore continua ad essere l’ennesima gradazione del verde. Allora la nostra collera e massima: certo solo un grande complotto di qualche potentato molto potente ci può costringere a naufragare in un mare di verde …
Maledetti poteri forti .. .
Così attiviamo un Gruppo antiverde. Che, innanzitutto, continua ossessivamente a dimostrare che tutto è di quel verde che, oramai invece di speranza, sta a segnalare schifezza. E poi cerca di buttare via tutti i barattoli …
Cosa significa partire dai linguaggi e dal metodo per usarli?
Significa togliersi gli occhiali verdi. E riuscire così a scoprire che tutti i barattoli sono effettivamente di mille colori. Riuscendo a vedere mille colori rinasce davvero la speranza di poter dipingere diversamente la stanza. Ma non possiamo stare senza occhiali ed ogni tipo di occhiale, anche il più sofisticato, altera i colori … Anche il rosso più sfavillante sarà, poi, sempre, ideologicamente, rosso … Ed allora che fare? Impariamo a cambiare occhiali quando vogliamo vedere cose diverse. Ma, poi, come dipingiamo quella stanza? Inevitabilmente tutti insieme con occhiali diversi. Perché ognuno può portare un solo tipo di occhiali per volta. E per fare della stanza un capolavoro, sono necessari tutti i colori. Quando il dipinto a mille mani sarà finito potremmo vedere un miracolo che piacerà a tutti e che tutti potranno vederlo in modo sempre diverso. Basterà indossare gli occhiali degli altri e se ne scoprirà un bellezza diversa.
Allora il nostro programma è molto semplice. Apparirà forse banale e ininfluente: diffonderemo nuovi linguaggi ed attiveremo gruppi progettuali che li useranno per progettare i mille aspetti di una nuova società.
I linguaggi sono i modelli e le metafore che nell'ultimo secolo, provenendo sostanzialmente dalle scienze della natura, si sono aggiunti a quelli tipici della società industriale.
Il metodo con il quale li useremo sarà Sorgente Aperta …
Ma perché “balbettanti”? Perché nel progettare un nuovo mondo ci rendiamo conto che il primo esprimersi non sarà che un balbettio. E, perché “poietici”? Perché il balbettio dovrà essere fecondo. Si trasformerà certamente in storie che cominceranno ad essere vissute.
Allora anche questo manifesto è un balbettio poietico? Certamente. Speriamo di doverlo riscrivere al più presto meno balbettante e più fecondo.