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mercoledì 10 maggio 2017

Obama il velleitario ...

di
Francesco Zanotti

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… lui e troppi altri “innovatori” banali …

Mi direte: ma ha fatto grandi innovazioni. Una su tutte: una straordinaria riforma sanitaria …
Ecco sta proprio qui il punto: non ha fatto nessuna riforma sanitaria. Ha solo fatto una esercitazione giuridica, un compito in classe che aveva come obiettivo quello di prendere un bel voto.
Mi spiego. Una riforma è “fatta” quando diventa vissuta, quando un popolo la pratica e la considera strumento fondamentale per il suo sviluppo. Nulla di tutto questo. La riforma sanitaria di Obama è stata osteggiata prima di essere approvata. E cancellata appena Obama se ne è andato.
La sua colpa: non essere riuscito a farla diventare una riforma di popolo. Per questo penso che sia velleitario. E i Ray-ban da rock star risuonano superficialità.

sabato 21 gennaio 2017

USA: da un riflessivo inetto a un realizzatore superficiale

di
Francesco Zanotti

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Il risultato delle elezioni americane è che siamo passati da un Presidente riflessivo, ma inetto (Obama), ad un Presidente realizzatore, ma superficiale (Trump)

Solo per fare qualche esempio. Obama aveva promesso di chiudere Guantanamo e non l’ha fatto. Ha fatto la riforma sanitaria, ma all’ultimo momento. Tanto che Trump la può disfare quando vuole. Forse era guidato da pensieri profondi. Certo non sono diventati azione. O lo sono diventati lentissimamente e non tutti. “Yes we can” rimane indefinito: ma cosa possiamo?. “Yes we did” è “povero”: non è che si è cambiato il mondo …

Con Trump non rischiamo certo che non si facciano le cose. Rischiamo, invece, che si facciano cose sbagliate. Che abbiamo gli effetti opposti a quelli che Trump si propone di ottenere. Solo un esempio: il “Buy american” ferma i processi di innovazione. Quindi lo “Hire american” rischia di essere uno slogan vuoto perché le imprese declinano a causa di una povera innovazione. 

giovedì 8 dicembre 2016

Caduta degli dei?

di
Francesco Zanotti

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Ovviamente si tratta di un titolo iperbole: Renzi e i suoi seguaci non erano dei. E, poi, si tratta di una caduta da uno sgabellino che fa rumore come l’inciampo di un bambino che poi piange, ma non pregiudica il futuro.
E lo stesso discorso vale per Obama. Purtroppo era tutto prevedibile e previsto come sanno i lettori di questo blog.

In una società complessa, non serve un uomo al comando. Soprattutto se le sue visioni sono piccole piccole. Gli uomini così generano illusioni e poi se vanno con la coda tra le gambe lasciando un vuoto progettuale.
Il destino comune di Renzi e Obama.
Hanno rappresentato una voglia di nuovo che è rimasta in superficie. Non è importante che Obama abbia concluso un mandato e Renzi no.
Ambedue hanno cercato di rispondere alle esigenze di cambiamento con un volontarismo ossessivo: lo “yes we can” di Obama che risuonava quasi come sfondo ai comizi di Renzi.
Ma poi Obama si è trovato costretto ad agire sempre in difesa. E Renzi ha attaccato dove non c’era alcuni nemico.
Cosa occorre? Una classe dirigente che si qualifichi per usare nuove risorse cognitive e che attivi processi progettuali invece di logorarsi in battaglie comunicative. Purtroppo di questa classe dirigente non vi è traccia.


mercoledì 9 novembre 2016

Perché ha vinto Trump: una lettura sistemica

di
Francesco Zanotti

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Trump ha vinto perché è riuscito a comunicare che era contro l’establishment. Peccato che stavolta si è esagerato.

Prima fra tutte, l’Italia ha evidenziato la nuova tendenza. Di fronte a classi dirigenti incapaci di costruire sviluppo emergono personaggi contro. Berlusconi nei primi anni ‘90. Non è che i suoi contenuti fossero particolarmente profondi. Ma apparivano profondamente anti establishment.
Questa tendenza (classi dirigenti pressoché inette che vengono sconfitte da personaggi contro) è stata esportata e si è radicalizzata.
E’ stata quella che ha generato il voto della Brexit: un urlo contro le classi dirigenti, indipendentemente dal contenuto. Disposti anche a tirarsi la zappa sui piedi pur di essere contro: non sono tanto le tue idee che non vanno bene. Sei tu che non vai bene
Lo stesso Obama ha vinto perché è stato giudicato il nuovo contro il vecchio. Poi anche Obama è diventato classe dirigente se non inetta, almeno velleitaria, quindi establishment. E la Clinton ha fatto di tutto per dimostrarsi appartenente all’establishment. E più la grande stampa si schierava a suo favore, più dimostrava che era establishment.
E’ contro questo establishment si è ribellata l’America profonda.

Il problema è che questa volta si è esagerato: pur di essere contro gli americani hanno scelto il personaggio che tutti conosciamo. E gli hanno dato il controllo delle armi nucleari.

venerdì 16 ottobre 2015

Graham Martin, Rambo 3 e Obama

di
Francesco Zanotti

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Graham Martin è stato l’ambasciatore americano che ha lasciato Saigon occupata dal Vietnam del Nord. Una grande potenza sconfitta da un popolo in armi, certo ben supportato da chi desiderava la sconfitta degli USA.
A parte invertita la stessa storia raccontata nel film Rambo 3. Una grande potenza (l’Unione Sovietica) sconfitta da un altro popolo, certo anch’esso supportato da chi aveva interesse a che la grande potenza perdesse. Il film Rambo 3 è stata una narrazione di questa storia.
Due storie a parte invertite, ma dall’esito uguale: l’invasore perde. E perde anche se qualche ragione per invadere ce l’ha.
Da allora nulla è cambiato. L’invasore è più buono, addirittura quasi tutti pensano che sia buonissimo e coloro che combattono l’invasore siano i cattivi. Ma, ciononostante, l’invasore perde. Certissimamente perde la pace: il suo intervento non costruisce sviluppo. E non sta vincendo neanche la guerra.
Ed allora? Non riusciamo a capire che lo sviluppo lo si costruisce con la conoscenza e non con le armi? Neanche l’uomo del “we can” ha saputo evitare di cadere nella trappola della guerra. Al crepuscolo della sua seconda presidenza ha dovuto “abbondonare” la sua strategia di “abbandono” della Guerra. Neanche lui è stato in grado di sostituire la strategia della guerra con la strategia della conoscenza. Non è neanche riuscito ad immaginare che fosse possibile una strategia della conoscenza. Piccolo uomo.


sabato 30 agosto 2014

Aspettando il 10 ottobre Obama e Renzi: il non avere.

di
Francesco Zanotti


Il primo (Obama) non ha una strategia per la Siria (cioè per il Medio Oriente): parola di se stesso.
Il secondo (Renzi) non ha un progetto per il Paese: parola di Giorgio Squinzi.
Verrebbe da dire: la volontà e l’energia di cambiamento senza contenuti.
“Yes, we can” … ma cosa? Nel cercare di decidere cosa Obama è invecchiato.
Ricordo un post di questo bolg di quattro anni fa “Obama e i sogni piccoli piccoli”
Allora oggi? Come diceva inascoltato quel post, noi stiamo sviluppando un progetto per questo Paese: lo abbiamo chiamato “Expo della Conoscenza”. Lo presenteremo il 10 di ottobre con il patrocinio della Provincia di Milano e del Parlamento del Mediterraneo.
Ne anticiperemo i contenuti in questo blog.
La proposta complessiva? Occorre cambiare la struttura cognitiva della società attuale. Il buttare una nuova struttura cognitive in una società è il modo più veloce ed efficace per costruire un nuovo sviluppo etico ed estetico. Rinascimento docet.


venerdì 9 novembre 2012

Una campagna elettorale virtuale


di
Francesco Zanotti

"Obama vince. E ora i vecchi problemi". E' il titolo a caratteri cubitali, in prima pagina sul Corriere di giovedì 8 novembre.
Credo che questo titolo sia l'indicatore più chiaro di quanto, pervicacemente, stiamo costruendo la crisi che diciamo di voler combattere.
La crisi non è nel mondo, gli autori della crisi siamo noi …
Proviamo a riflettere …
Ma cosa ha vinto Obama? Una gara tutta sua con un ricco signore. E tutte due, insieme, hanno speso miliardate di dollari e buttato mesi di tempo.
Ma era necessario perché rappresentavano due diverse visioni dell’America. Ma non è vero! Rappresentano la stessa visione del mondo (tipica della società industriale), sottolineando, forse interessi diversi. E il problema è proprio la cultura della società industriale che va cambiata. E’ figlia della fisica classica, cioè di una visione del mondo addirittura ottocentesca. Gli interessi diversi sembrano conflittuali perché la società industriale sta perdendo di senso e la “coperta” delle risorse che produce sta diventando troppo corta.
Lo dimostra anche la “scelta strategica” di Obama: mi metterò a studiare insieme al Governatore Romney come tirare fuori il paese dalla crisi. Perché come scrive il Corriere: i problemi sono quelli che c’erano (aggravati) prima della competizione elettorale. Ma non potevano mettersi insieme prima ed evitare di affliggerci con quella infantile e costosissima battaglia?

Mi sta venendo in mente una cosa: in Italia costruire un gruppo di persone che partecipa virtualmente alla campagna elettorale. Che non si candida perché così si è sicuri che non difende interessi. Ma che cerca di costruire sintesi tra le diverse proposte di tutti i contendenti. Per arrivare alla fine della campagna elettorale ad un Piano di Sviluppo per l’Italia.
Una campagna elettorale che diventa momento di progetto invece che di scontro …

...continua

Ce ne stiamo accorgendo a colpi di crisi ricorrentesi in ogni dimensione dell'umano. E' evidente che dovunque guardiamo c'è qualcosa che, gravemente, non va: lo sviluppo economico, la povertà, il rapporto con la natura, la soddisfazione sul lavoro e le profonde esigenze di realizzare una vita degna... E allora vogliamo smetterla di denunciare il passato? Sta diventando stucchevole cercare l'ennesimo cantuccio della stanza della società industriale e scoprire ancora una volta l'accumularsi di una polvere. E' il momento di lasciar riposare per un po' la denuncia e la protesta anche perché, se siamo onesti, dobbiamo chiederci: ma noi dove eravamo in questi anni?

Vivevamo su Marte e improvvisamente siamo tornati sulla terra ed abbiamo scoperto che quegli inetti di terrestri, dopo la nostra denuncia, non aveva fatto nulla. E tocca ancora a noi risvegliare le coscienze? Certo che no! Noi abbiamo vissuto immersi in questa società. Sono anche le nostre azioni che hanno mantenuta chiusa la stanza. Lasciando accumulare e incancrenire polvere. Viene quasi da dire: l’accumularsi e l’incancrenirsi ci fa comodo perché la nostra unica competenza era il contestare. Visto che sul costruire abbiamo dato tutti pessima prova.
E non si dica che qualche potere forte, da qualche parte ha impedito che le nostre folgoranti idee liberassero la stanza dalla polvere dell’ingiustizia, del privilegio … Quelli che sembrano poteri forti lo sono solo di fronte alla nostra incapacità di costruire alternative.
Cara e vecchia società di tutti noi, dunque. Che ci ha permesso di superare secolari infelicità … Certo non tutte, certo non a tutti, certo non ugualmente, ma molto.
Cara e vecchia società dalla quale ora dobbiamo allontanarci con un pizzico di nostalgia. Portandoci dentro lo zaino che accompagna ogni viaggio tutto quello che di buono ha prodotto.
E con il passo che diventa sempre più baldanzoso a mano a mano che diventa chiaro il luogo, la nuova società verso la quale siamo diretti ..
Ma verso quale luogo vogliamo dirigerci? Quale nuova società vogliamo costruire?
Noi certo non lo sappiamo! Sappiamo solo come fare a costruirla!

Allora la nostra proposta è strana. Non abbiamo soluzioni, linee politiche, idee originali. Ma un metodo con il quale generarle.
Primo passo di questo metodo: cambiamo i linguaggi. Secondo usiamo questi nuovi linguaggi per progettare insieme .. Accidenti, mi rendo conto che mi sto avventurando in un sentiero accidentato …
Allora provo con una storiella. Pensiamo di indossare occhiali verdi e di dover dipingere una parete di un nuovo colore: il verde ci ha seccati. Ai nostri piedi abbiamo una vasta gamma di barattoli di vernice. Ma tutti i colori ci sembrano gradazioni del verde. E, così, piano piano ci sembra inutile ridipingere una stanza di un nuovo colore che potrà essere solo una gradazione di verde. Accidenti ai poteri forti che ci costringono a dipingere sempre e solo di verde …
Ma poi arriva qualcuno che ci convince che un certo barattolo contiene il rosso. Ma apparirà rosso solo quando lo stendiamo sulla parete … Così, spinti da nuova fiducia e dalla voglia di avere nuova fiducia, cominciamo a dipingere. Ma, anche dopo averlo steso sulla parete, quel colore continua ad essere l’ennesima gradazione del verde. Allora la nostra collera e massima: certo solo un grande complotto di qualche potentato molto potente ci può costringere a naufragare in un mare di verde …
Maledetti poteri forti .. .
Così attiviamo un Gruppo antiverde. Che, innanzitutto, continua ossessivamente a dimostrare che tutto è di quel verde che, oramai invece di speranza, sta a segnalare schifezza. E poi cerca di buttare via tutti i barattoli …
Cosa significa partire dai linguaggi e dal metodo per usarli?
Significa togliersi gli occhiali verdi. E riuscire così a scoprire che tutti i barattoli sono effettivamente di mille colori. Riuscendo a vedere mille colori rinasce davvero la speranza di poter dipingere diversamente la stanza. Ma non possiamo stare senza occhiali ed ogni tipo di occhiale, anche il più sofisticato, altera i colori … Anche il rosso più sfavillante sarà, poi, sempre, ideologicamente, rosso … Ed allora che fare? Impariamo a cambiare occhiali quando vogliamo vedere cose diverse. Ma, poi, come dipingiamo quella stanza? Inevitabilmente tutti insieme con occhiali diversi. Perché ognuno può portare un solo tipo di occhiali per volta. E per fare della stanza un capolavoro, sono necessari tutti i colori. Quando il dipinto a mille mani sarà finito potremmo vedere un miracolo che piacerà a tutti e che tutti potranno vederlo in modo sempre diverso. Basterà indossare gli occhiali degli altri e se ne scoprirà un bellezza diversa.
Allora il nostro programma è molto semplice. Apparirà forse banale e ininfluente: diffonderemo nuovi linguaggi ed attiveremo gruppi progettuali che li useranno per progettare i mille aspetti di una nuova società.
I linguaggi sono i modelli e le metafore che nell'ultimo secolo, provenendo sostanzialmente dalle scienze della natura, si sono aggiunti a quelli tipici della società industriale.
Il metodo con il quale li useremo sarà Sorgente Aperta …
Ma perché “balbettanti”? Perché nel progettare un nuovo mondo ci rendiamo conto che il primo esprimersi non sarà che un balbettio. E, perché “poietici”? Perché il balbettio dovrà essere fecondo. Si trasformerà certamente in storie che cominceranno ad essere vissute.
Allora anche questo manifesto è un balbettio poietico? Certamente. Speriamo di doverlo riscrivere al più presto meno balbettante e più fecondo.