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martedì 11 aprile 2017

Infrastrutture: il conflitto che diventa complotto

di
Francesco Zanotti

Risultati immagini per complottismo

Leggete questo articolo preso da “ilPaeseNuovo.it” quotidiano di Lecce e provincia.
Verificherete che l’opposizione ai progetti infrastrutturali trascende spesso i progetti stessi e diventa confitto a 360 gradi contro la società industriale con quella degenerazione socio-cognitiva che si chiama complottismo.

Il problema di fondo è che oggi le infrastrutture non solo non vengono considerate strumenti di sviluppo, ma accade anche che la loro crescita e il loro ammodernamento siano ostacolate da una crescente conflittualità.
Essa si manifesta sia a livello locale (di singolo progetto), sia verso l’esistenza stessa delle Società di infrastrutture, sia verso la stessa società industriale. finendo inevitabilmente nel complottismo.

Una conflittualità locale crescente …
La conflittualità emerge a livello dei singoli territori quando una Società di Infrastrutture presenta da un nuovo progetto. Non è pre-esistente.
Essa viene scatenata da attori sociali che si formano proprio per contrastare il progetto. O da attori istituzionali locali che si mobilitano sempre per contrastare il progetto di cambiamento infrastrutturale. Li definiamo entrambi “attori sociali emergenti” perché è il progetto che li fa emergere e mobilitare.

L’opposizione ai contenuti

giovedì 11 dicembre 2014

L’eversione costruita

di
Francesco Zanotti


L’eversione è certamente da evitare. Ma non si può estirpare come una mala pianta. Con prediche e violenza.
L’eversione emerge quando si cerca di bloccare l’esprimersi della complessità sociale. Detto diversamente, non è una cosa. Non il modo di manifestare la loro malvagità di gruppi di “cattivoni”.
Mi spiego. E il discorso è semplice.
Nella società attuale vi un crescente emergere di attori sociali che rappresentano nuove istanze e sono il contesto di autorealizzazione delle persone. Non è un fenomeno che si possa arrestare. E non si deve neanche farlo perché è il fenomeno che genera lo sviluppo delle società.
Se la politica vuole cercare di semplificare questa complessità arrivando a costruire due schieramenti che si alternano al governo, in modo che chi vince possa governare in pace, allora è la politica che costruisce eversione. Perché pretende di semplificare l’espressione della crescente complessità sociale. E’ la sindrome di un uomo solo al comando che genera eversione in una società complessa. In una società complessa non si può costringere una complessità emergente a schiacciarsi all'interno di uno dei due schieramenti a servizio di un programma che viene giudicato troppo semplicistico se non ostile. Occorre una nuova forma di Governance dove il programma da realizzare emerga come sintesi della complessità delle istanze dei diversi gruppi sociali. Certo, per riuscire a governare a questo modo occorre conoscenza e saggezza …


mercoledì 5 marzo 2014

Occorre costruire consenso, non decidere

di
Francesco Zanotti


Non vale solo per la legge elettorale. Vale per tutto il processo di governo.
Governare, non è imporre. E’ costruire consenso.
Ma come si costruisce consenso? Coinvolgendo le persone o gli attori sociali dei quali si cerca consenso in un processo progettuale il cui risultato (il progetto, appunto, che si realizzerà solo se carico di consenso) non può essere predefinito. Per riuscire a far progettare insieme persone o attori sociali occorre fornire loro nuove risorse cognitive. Il Governare allora non è decidere, ma diffondere risorse cognitive e guidare processi progettuali emergenti.
Ma ci vuole troppo tempo! Certo se chi governa non ha nuove risorse cognitive da offrire e se non sa gestire processi di progettualità sociale.
Governare non può essere, davvero, decidere. Se si prova col decisionismo si spreca tempo e si costruiscono paludi dalle quali usciamo (forse) tutti infangati.


venerdì 17 gennaio 2014

Gioia Tauro … ancora una volta la “non conoscenza” dei politici

di
Francesco Zanotti


Veramente non conoscono. Gli attori sociali hanno come obiettivo quello di affermare la loro identità. Se non li si coinvolge nel decidere se Gioia Tauro deve ospitare o meno il trasferimento dalla nave di trasferimento a quella di smaltimento delle armi chimiche della Siria, si opporranno proprio perché non sono stati coinvolti. Se li si mette di fronte al fatto compiuto, li si costringe ad autorealizzarsi per negazione. Non si può pretendere che la razionalità di terzi (il porto è sicuro, è una eccellenza etc.), che nessuno può spacciare per assoluta, possa convincerli ad affermare la loro esistenza. Anzi, gli attori sociali percepiscono subito che il pretendere che la propria razionalità sia assoluta è solo e soltanto una affermazione di identità di chi la fa. Alla quale gli attori sociali rispondono con una contro affermazione. Ovviamente i nostri politici non sono in grado di fare queste semplici considerazioni sistemiche. Veramente non conoscono.

venerdì 20 dicembre 2013

Delusione prevedibile

di
Francesco Zanotti


Leggo sul Corriere di oggi un articolo di Dario Di Vico che manifesta la sua delusione perché la legge di stabilità è sbocconcellata, senza una idea forte che la informi e permetta di guidare il Paese verso lo sviluppo.
Ma è una delusione che era prevedibile, come è chiaro cosa occorrerebbe fare perché una legge di stabilità (dovremmo cambiare questo nome che si porta dietro una sua ideologia che è conservatrice nel peggior senso della parola) possa efficacemente iniziare a costruire sviluppo.
In una società complessa i sistemi cognitivi personali e sociali (degli attori sociali) tendono a diversificarsi e focalizzarsi su singole issue.
Poiché non esiste un processo di continuo arricchimento di questi sistemi cognitivi, questi stessi tendono a restringere le issue di cui si occupano ed a diventare ideologici. Il punto di partenza dell’azione progettuale del Governo è, quindi, una “prateria” sconfinata di microideologie (gli eventi di questi giorni dimostrano che queste già “micro” ideologie tendono a diventare sempre più “micro”) che sono, inevitabilmente, estranee le une alle altre.
Quando un governo formula una legge di stabilità lo fa usando il sistema cognitivo di cui dispone. Non può sapere se questo sistema cognitivo è compatibile, si sovrappone, o è conflittuale con la prateria di sistemi cognitivi che deve governare.
Si potrebbe ipotizzare che è povero (visto la grande massa di conoscenze di cui la nostra classe dirigente dimostra di non disporre), ma lasciamo stare. Ammettiamo che sia, almeno, “sanza ‘nfamia e sanza lodo” (da ignavi, quindi). In ogni caso, non ci si può attendere che esso costituisca una sintesi della prateria di microideologie. Quindi non ci si può attendere che le sue proposte possano essere accettate come sintesi riconosciuta di tutte le ideologie personali e sociali.
Poiché viviamo in un paese libero, questa insoddisfazione è dotata di potere di interdizione e, così, si scatena un processo negoziale inevitabile che porta a leggi arlecchino. Una arlecchinata, per di più, dai colori sbiaditi.
Mi si permetta di concludere con una domanda: se il fatto che le proposte del Governo sarebbero state sbocconcellate in una arlecchinata triste, perché non lo si è fatto?

Cosa fare in alternativa? Beh, ne abbiamo parlato più volte. Abbiamo sviluppato un metodo di progettualità sociale che abbiamo definito “Sorgente Aperta”. Appare in ogni angolo del nostro blog. Non in quelle prassi che generano arlecchinate.

mercoledì 30 gennaio 2013

Finalmente la conoscenza … …almeno un po’


di
Francesco Zanotti


Leggo stamattina sul Corriere un pregevole articolo di Gian Arturo Ferrari che “reclama” che in nessun programma di partito e, soprattutto, in nessun dibattito di campagna elettorale si affronta il “trittico” formazione, istruzione educazione.
Mi associo alla reprimenda, ma mi sembra essa vada completata.
Credo occorra parlare non solo della “trasmissione” della conoscenza ai giovani.
Credo occorra parlare anche della produzione di nuova conoscenza, oggi, quando il sistema di conoscenze, sia “scientifiche” che “umanistiche” (le virgolette sono per risparmiarmi obiezioni epistemologiche,) è in crisi esistenziale. Occorre un grande progetto per lo sviluppo della nuova conoscenza che, sola, potrà portare all'emergere di una nuova società. Noi l’abbiamo definito e l’abbiamo chiamato “Expo della Conoscenza”. In realtà, è un vero e proprio progetto di sviluppo del nostro Sistema Paese.
Poi, credo, occorra parlare della “ignoranza tecnica” (ovviamente nessun giudizio sulle persone, ma solo sulle conoscenze che dimostrano di non avere) dell’attuale classe politica.
Prendo il caso di Monti perché è il nostro “Capo” e aspira a continuare ad esserlo. Ma vale anche per molti altri (tutti?).

giovedì 24 gennaio 2013

Autoreferenzialità indifferente


di
Francesco Zanotti



Quando gli attori di un sistema (politico, economico etc.) chiuso si combattono tra di loro per conquistare le risorse disponibili, allora perdono la relazione di senso con l’ambiente esterno. Meglio: considerano l’ambiente esterno strumentale alla vittoria.
Il sistema della battaglia elettorale è ovviamente chiuso: i seggi sono quelli che sono. Ed è una battaglia esistenziale: se non si guadagnano seggi, si muore.
Come si combatte quella battaglia?
La risposta è estrapolabile da quanto è successo ieri sera a La7. Dibattito tra Ignazio Marino e Mara Garfagna: riporto a memoria.
Marino: “Uno degli elementi che distingue il Centro-sinistra dal Centro-destra riguarda i diritti civili. Noi siamo per i matrimoni gay .. etc.” La Garfagna ribatte: “Ma guarda che su quel tema le mie posizioni non sono così distanti dalle vostre.”. A questo punto Marino insorge: “E no! Tu sei di Centro-destra e devi sostenere le posizioni di Centro-destra che sono notoriamente anti-diritti civili.”. Straordinario: il fatto di aver individuato un possibile terreno di dialogo costruttivo l’ha mandato in confusione. Il tema dei diritti civili (che è molto di più dei matrimoni gay) era uno strumento di differenziazione che permetteva di caratterizzare negativamente l’avversario. Lo scoprire che l’avversario non la pensava proprio all'opposto  ma si poteva costruire una strada comune verso maggiori diritti, ha generato disorientamento. Gli si leggeva in faccia la delusione. Se l’avversario non la pensa all'opposto (un opposto stereotipato, quasi caricaturale) di come la pensava lui, come faceva a differenziarsi? Come volevasi dimostrare: i problemi sono considerati occasioni di differenziazione per competere sui voti.

domenica 2 dicembre 2012

Salvare i musei e … Isaac Asimov


di
Francesco Zanotti

Si deve a Isaac Asimov, professore di biochimica oltre che scrittore di fantascienza la grande Saga della Fondazione. La storia dell’Impero Galattico in disfacimento.
Un Eroe epico, Salvor Hardin, cerca di contrastare questo declino attraverso una nuova conoscenza: la psicostoria. E’ una teoria matematico-statistica che permette di prevedere le dinamiche di grandi popolazioni umane e suggerisce il modo di indurre cambiamento in queste dinamiche. Usando la psico-storia, riesce a costringere un Impero decadente a fondare una Fondazione, all’estrema periferia della galassia, che ha come obiettivo quello di riattivare un processo imprenditoriale (l’espressione è mia) a livello economico, sociale, politico e culturale per riaccendere il fuoco dello sviluppo e generare un nuovo Impero. Non sarebbe stato possibile fare questo, al centro della galassia, sul pianeta Trantor, centro di Governo dell’Impero e sede dell’Imperatore. Neanche usando la psico-storia.
Bene in uno dei primi capitoli della vita di questa Fondazione, accade che arrivi su Terminus (il pianeta alla periferia della Galassia sede della Fondazione) un rappresentante dell’Imperatore. Asimov racconta un dialogo tra questo Signore (Lord Dorwin) e il primo capo della Fondazione (il dott. Pirenne). E’ necessario dire che il dott. Pirenne era stato scelto dalla nomenclatura dell’Impero, ne condivideva, quindi, i valori. Ma su Terminus si era sviluppata, era emersa, una nuova classe dirigente (guidata dal Sindaco di Terminus, Salvor Hardin) che aveva valori diversi. Sempre usando il mio linguaggio, valori di intraprendenza che si opponevano ai valori di conservazione dell’Impero impersonati in Pirenne e Dorwin. La conversazione che racconta Asimov aveva come tema: quale è il pianeta di origine dell’umanità? Si perché in quel lontano futuro, dove si era formato un Impero galattico, si erano perse le memorie delle origini.
Dorwin raccontava come svolgeva le sue ricerche per scoprire il Pianeta d’origine: consultava quello che gli archeologi del passato avevano scritto. Il rimestare vecchie conoscenze e rinunciare alla ricerca di nuove conoscenze. Una paura atavica di nuove conoscenze, adagiati nel mondo del passato … Il dott. Pirenne annuiva compiaciuto. Salvor Hardin replicava scandalizzato. Il risultato fu che il dott. Pirenne non si accorgesse per nulla di quanto stava accadendo su Terminus: l’emergere di una nuova società. E fu dolcemente, senza alcuna violenza, scalzato dal potere, libero di tornare alla contemplazione del passato, ma senza fare danno al presente ed al futuro.

Torniamo a noi. Anche noi vogliamo conservare il passato: il nostro patrimonio artistico e culturale. Cosa, ovviamente buona e giusta. Ma non basta. Soprattutto se questo voler conservare si accompagna ad un rifiuto, altrettanto deciso, come quello di Pirenne e Dorwin, delle nuove conoscenze che stanno emergendo in ogni dove.

sabato 13 ottobre 2012

Reprint 7 giugno 2007. Apprendisti stregoni alla BCE

di
Francesco Zanotti

Voglio provare ad inaugurare una nuova rubrica: pubblicare post passati che giudico particolarmente significativi.
Il primo è stato pubblicato il 7 giugno 2007, poco prima che scoppiasse ufficialmente la grande crisi. Il capo della BCE era Jean Claude Trichet. Allora, proprio prima del grande tonfo, si pensava che il problema da tenere sotto controllo era l’inflazione … Viva la capacità profetica … Ecco il testo …

Che bello: hanno aumentato il costo del denaro e il Presidente della BCE annuncia categorico che non è finita. Lo si vede nella foto del Sole 24 Ore (pag 4 di oggi 7 giugno 2007) con il dito teso quasi a minacciare: “Che non si faccia illusioni perché tra non molto aumenteranno ancora ed allora vedrete come riusciremo a calmare i suoi bollenti spiriti!” Accidenti, diranno tutti coloro che pagheranno questo aumento: “Sono sempre più nei guai, ma che uomo di polso, che audacia contro un nemico così potente! Meno male che c’è Lui! Ci voleva proprio un nuovo uomo della provvidenza”. Sì con la lettera minuscola. Dai almeno non fatemi mettere la lettera maiuscola e lasciamo in pace la Provvidenza con la “P” maiuscola, quella  Renzo Tramaglino diceva “la c’è!”.
Ma chi è questo nemico contro il quale ci protegge un ben pagato e senza problema di mutui o di fidi GBC (Grande Banchiere Centrale, visto che il Grande Fratello è scaduto a protagonista dei “reality”)? Be’, ma è l’inflazione! Eh sì, aumentando il costo del denaro si mette freno all’inflazione …
Ecco io ho cercato di scrivere scherzosamente, perchè questa affermazione mi sembra uno scherzo! Ma è di pessimo gusto!

giovedì 4 ottobre 2012

Sviluppo: la bacchetta magica dello sviluppo... c’è!

di
Francesco Zanotti


Ho letto stamattina una dichiarazione del Ministro Grilli che sostiene che la bacchetta magica dello sviluppo non c’è …

E mi sono venute in mente tante altre letture ... che suggeriscono che la bacchetta magica dello sviluppo è qui davanti a noi. Basta prenderla in mano! 

La lettura di un libro di matematica che parla di spazi topologici: si fa in fretta a riconoscere in questi “spazi” il linguaggio più adatto a leggere i Segni del Tempo futuro. Che sono innumerevoli, intensi e dei quali la nostra classe dirigente non ha alcun sentore.

La lettura di un libro di Teoria Quantistica dei Campi che suggerisce quale possa essere il processo di emersione di una impresa, di una organizzazione non profit, di un attore sociale, politico, culturale.

La lettura congiunta di un libro di biologia (Maturana e Varela) e di un libro di sociologia (Luhmann) che spiega come un’impresa, un’organizzazione non profit, un attore sociale, politico culturale abbiamo come destino storico la chiusura ideologica. Nel caso di una impresa si tratta di una chiusura verso il mercato generata dalla competizione. Sempre nel caso di una impresa si tratta della chiusura ideologica dalla sua organizzazione informale interna che costituisce il maggior ostacolo al costruire cambiamento. Al costruire qualità, sicurezza …

La lettura di libri che stanno costruendo “ponti sottili” tra le scienze della cognizione e le “filosofie” orientali. Questi “ponti sottili” ci stanno permettendo di scoprire i percorsi del pensare imprenditoriale. In straordinaria assonanza con la fisica quantistica.

La lettura di un libro di biologia evoluzionistica dello sviluppo e degli studi sulle metastrutture che impegnano anche noi, sotto la guida del prof. Minati, ci rivelano come lo sviluppo di una impresa di tutti gli altri sistemi umani generi metastrutture che evidenziano straordinarie similitudini nello sviluppo di tutti i sistemi umani. E ci permettono, anche e ad esempio, una lettura radicalmente diversa dei nostri sistemi economici territoriali.

La lettura di libri di cosmologia e relatività quantistica che raccontano delle Grandi Storie dell’universo e che risuonano nelle “piccole” storie dei sistemi umani. Come non si fa a vedere che l’evoluzione di un sistema umano finisce, a causa della sua evoluzione autoreferenziale, in un buco nero di senso?

Le letture citate sono solo esempi. Molte altre mi sovvengono. E mi sembrano tutti pezzetti di quella bacchetta magica che Grilli proprio non vede. Ma che pur esiste.

Una bacchetta magica che individua i fattori che frenano lo sviluppo necessario e possibile di una nuova società.

I freni allo sviluppo sono le risorse cognitive dell’attuale classe dirigente che vede il mondo, la società e l’impresa come una grande macchina da aggiustare, ottimizzare e guidare dall’alto. Anche se l’attuale classe dirigente non se ne rende conto, sta pensando come un fisico classico di fine ‘800. Con questa “risorsa cognitiva” non si capisce nulla dei processi di nascita, di sviluppo, di emergenza, di evoluzione di autonomia.

Vogliamo costruire sviluppo?

Sostituiamo queste risorse cognitive che emergono dalle letture precedentemente elencate e da molte altre. Buttiamo queste nuove risorse cognitive nella società. Emergerà una nuova visione del mondo, emergerà una nuova “imprenditorialità” (non solo economica, ma sociale, politica e culturale) che genererà milioni di nuovi sistemi umani opere d’arte…

Buttare nuove risorse cognitive nella società per scatenare processi di sviluppo è una “metodologia” che la storia italiana ha già sperimentato con successo in quel grande nostro dono all’umanità che si chiama Rinascimento.

L’Italia, il suo Popolo, i suoi Territori potranno usare, ed insegnare ad usare, la bacchetta magica delle nuove risorse cognitive che farà emergere non solo un nuovo e diverso sviluppo economico, ma una intera nuova civiltà.
Ministro Grilli forse possiamo dire che può essere l’Italia stessa, il suo popolo, i suoi territori la bacchetta magica per fare emergere la nuova civiltà umana.

venerdì 20 aprile 2012

Zavorra burocratica o “cognitiva”?

di
Francesco Zanotti

Lo slogan del nuovo presidente di Confindustria: “Lotta alla burocrazia per tornare a crescere”.
Certo se ci fosse meno burocrazia fosse sarebbe meglio … Ma …
Perché ci metto tanti puntini? Perché mi sembra doveroso dire una cosa dolorosa. E, quindi. … sono titubante. Non voglio che venga scambiata per la solita sparata isterica.
Comincio, allora, dall’inizio, lentamente …

Per uscire dalla crisi attuale dobbiamo riprogettare una intera società: dall’economia, alla finanza ed alla politica. E, fino a qui, credo sia difficile non essere d’accordo.
Ma quando proviamo a progettare il futuro, cosa usiamo? Oggi usiamo gli stessi modelli di lettura della realtà, linguaggi di descrizione del futuro che usavamo prima. Questi ci permettono di capire cosa non funziona, ci arrabbiamo, ci indigniamo anche, ma poi, quando proviamo a trovare “soluzioni” siamo capaci solo di cercare di aggiustare la società attuale, ma non di costruirne un’altra. Crescono insomma la rabbia e la frustrazione. E si alimentano a vicenda.
E si finisce per trovare soluzioni, anche diversissime di conservazione attraverso il conflitto.
Si finisce per delegare al “buono di turno” perché sistemi le cose: il governo dei tecnici che combatte tutti con sacrifici crescenti e destinati a crescere. Oppure per attendere l’intervento del papà: “Ora tocca all’Europa” titolava stamattina Repubblica, riportando il pensiero del Presidente della Repubblica. Uan Europa che deve generare stabilità. Oppure si scatena la caccia alle streghe: il complotto pluto-masso-giudaico di Mussolini, il governo delle multinazionali delle brigate rosse. E le invettive dei tanti e tristi Savonarola dei nostri giorni.
Nel caso delle imprese: la lotta (sempre e solo parole di conflitto) alla burocrazia.

Invece … Se provate ad aprire il sito di Repubblica trovate (una sottile ironia non voluta) una pubblicità quasi (ironicamente appunto) profetica: di occhiali.

Per costruire una nuova società e nuove imprese servono nuovi “occhiali” cognitivi e nuovi linguaggi espressivi.
In concreto, faccio un esempio solo
Al Governo servirebbero nuovi occhiali economici e sociali. Cioè: l’utilizzo di conoscenze economiche e sociali più avanzate. Se prendete il dibattito sull’articolo 18, vedrete che esso è gestito da un Governo che non ha la più pallida idea delle dinamiche di evoluzione e di relazione degli attori sociali. Ma è guidato da una filosofia vetero-riduzionista. Al Governo servirebbe un modello descrittivo complessivo della società che non ha. Voglio dire che se si vuole guidare il progettare una nuova società, non si può non sapere da cosa sono composte e come si evolvono le società. Al Governo servirebbero metodologie di progettualità sociale per aiutarci, tutti noi, a sviluppare il disegno di una nuova società, invece di bastonarci con la mistica dei sacrifici.

In sintesi, certo miglioriamo la macchina dello Stato, ma, soprattutto, liberiamoci dai vecchi occhiali e da vecchi linguaggi poveri. Ed usiamo nuovi linguaggi e linguaggi più ricchi.

martedì 28 febbraio 2012

No TAV: quello che avevamo già scritto

di
Francesco Zanotti

Semplicemente ripeto, oggi, di fronte ad un incidente occorso ad un oppositore della TAV, quello che avevo scritto nel giugno scorso a commento di scontri rilevanti in Val di Susa.

Banalmente è accaduto quello che è accaduto, si teme che accadrà di peggio perché non si vuole tenere conto delle modalità di evoluzione e sviluppo degli attori sociali. Semplificando al limite dell’indecenza scientifica: essi hanno come obiettivo quello di autorealizzarsi. Se li si pone di fronte ad un progetto già fatto e di notevole complessità, hanno come unica strategia possibile la contestazione del progetto stesso. Se si cerca con una comunicazione intensa di dimostrate la bontà del progetto, non si fa altro che aumentare le tentazione del conflitto. Soprattutto in quegli attori sociali che hanno poche risorse analitiche e progettuali. Se, poi, si cerca di imporre il progetto con la forza ci si deve attendere una guerriglia permanente effettiva nella quale i gruppi più violenti (cioè quelli dotati di meno risorse analitiche e progettuali) trascinano anche gli altri.

In alternativa? Invece di decisionismo occorrerebbe attivare progettualità sociale: un metodo di governo che nasce dalla cultura sistemica e che abbiamo denominato “Sorgente Aperta”. 

martedì 24 gennaio 2012

“Parti sociali”: la conoscenza questa sconosciuta


di
Francesco Zanotti

Post brevissimo. Il dialogo tra il Governo e le "parti sociali": tante e inc … Ma è così disdicevole che il Governo e gli opinionisti provino a informarsi su cosa si conosce delle dinamiche di sviluppo degli Attori Sociali e come è possibile governare queste dinamiche?
Per cominciare: non sono parti che negoziano interessi. Sono Attori che cercano auto realizzazione. Continuando: il loro processo di sviluppo è caratterizzato da una crescita auto poietica e da una inevitabile degenerazione autoreferenziale che porta a scontri ideologici. Questa dinamica può essere gestita solo con un coinvolgimento progettuale profondo che non ha nulla a che fare con la concertazione …
Ma che volete che interessi ad un Attore sociale come il Governo tecnico che è istituzionalmente autoreferenziale? Che volete che interessi ad opinionisti che sono altrettanto auto referenziali, tanto da considerare scandaloso ammettere che esistono conoscenze che sono loro sconosciute?

mercoledì 4 gennaio 2012

Decisionismo, concertazione … o progettualità sociale?

di
Francesco Zanotti

Oggi, il Governo Monti si sta qualificando per volerla piantare con la concertazione ed inaugurare una nuova stagione di decisionismo, anche se molto più soft, elegante, di buone maniere rispetto a quello duro e puro della stagione di Craxi. E i commentatori dei giornali benpensanti applaudono.
E’ un insulto dire che questo approccio è sociologicamente primitivo? E, come tale, contribuisce a creare un clima di scontro?
Mi spiego.

...continua

Ce ne stiamo accorgendo a colpi di crisi ricorrentesi in ogni dimensione dell'umano. E' evidente che dovunque guardiamo c'è qualcosa che, gravemente, non va: lo sviluppo economico, la povertà, il rapporto con la natura, la soddisfazione sul lavoro e le profonde esigenze di realizzare una vita degna... E allora vogliamo smetterla di denunciare il passato? Sta diventando stucchevole cercare l'ennesimo cantuccio della stanza della società industriale e scoprire ancora una volta l'accumularsi di una polvere. E' il momento di lasciar riposare per un po' la denuncia e la protesta anche perché, se siamo onesti, dobbiamo chiederci: ma noi dove eravamo in questi anni?

Vivevamo su Marte e improvvisamente siamo tornati sulla terra ed abbiamo scoperto che quegli inetti di terrestri, dopo la nostra denuncia, non aveva fatto nulla. E tocca ancora a noi risvegliare le coscienze? Certo che no! Noi abbiamo vissuto immersi in questa società. Sono anche le nostre azioni che hanno mantenuta chiusa la stanza. Lasciando accumulare e incancrenire polvere. Viene quasi da dire: l’accumularsi e l’incancrenirsi ci fa comodo perché la nostra unica competenza era il contestare. Visto che sul costruire abbiamo dato tutti pessima prova.
E non si dica che qualche potere forte, da qualche parte ha impedito che le nostre folgoranti idee liberassero la stanza dalla polvere dell’ingiustizia, del privilegio … Quelli che sembrano poteri forti lo sono solo di fronte alla nostra incapacità di costruire alternative.
Cara e vecchia società di tutti noi, dunque. Che ci ha permesso di superare secolari infelicità … Certo non tutte, certo non a tutti, certo non ugualmente, ma molto.
Cara e vecchia società dalla quale ora dobbiamo allontanarci con un pizzico di nostalgia. Portandoci dentro lo zaino che accompagna ogni viaggio tutto quello che di buono ha prodotto.
E con il passo che diventa sempre più baldanzoso a mano a mano che diventa chiaro il luogo, la nuova società verso la quale siamo diretti ..
Ma verso quale luogo vogliamo dirigerci? Quale nuova società vogliamo costruire?
Noi certo non lo sappiamo! Sappiamo solo come fare a costruirla!

Allora la nostra proposta è strana. Non abbiamo soluzioni, linee politiche, idee originali. Ma un metodo con il quale generarle.
Primo passo di questo metodo: cambiamo i linguaggi. Secondo usiamo questi nuovi linguaggi per progettare insieme .. Accidenti, mi rendo conto che mi sto avventurando in un sentiero accidentato …
Allora provo con una storiella. Pensiamo di indossare occhiali verdi e di dover dipingere una parete di un nuovo colore: il verde ci ha seccati. Ai nostri piedi abbiamo una vasta gamma di barattoli di vernice. Ma tutti i colori ci sembrano gradazioni del verde. E, così, piano piano ci sembra inutile ridipingere una stanza di un nuovo colore che potrà essere solo una gradazione di verde. Accidenti ai poteri forti che ci costringono a dipingere sempre e solo di verde …
Ma poi arriva qualcuno che ci convince che un certo barattolo contiene il rosso. Ma apparirà rosso solo quando lo stendiamo sulla parete … Così, spinti da nuova fiducia e dalla voglia di avere nuova fiducia, cominciamo a dipingere. Ma, anche dopo averlo steso sulla parete, quel colore continua ad essere l’ennesima gradazione del verde. Allora la nostra collera e massima: certo solo un grande complotto di qualche potentato molto potente ci può costringere a naufragare in un mare di verde …
Maledetti poteri forti .. .
Così attiviamo un Gruppo antiverde. Che, innanzitutto, continua ossessivamente a dimostrare che tutto è di quel verde che, oramai invece di speranza, sta a segnalare schifezza. E poi cerca di buttare via tutti i barattoli …
Cosa significa partire dai linguaggi e dal metodo per usarli?
Significa togliersi gli occhiali verdi. E riuscire così a scoprire che tutti i barattoli sono effettivamente di mille colori. Riuscendo a vedere mille colori rinasce davvero la speranza di poter dipingere diversamente la stanza. Ma non possiamo stare senza occhiali ed ogni tipo di occhiale, anche il più sofisticato, altera i colori … Anche il rosso più sfavillante sarà, poi, sempre, ideologicamente, rosso … Ed allora che fare? Impariamo a cambiare occhiali quando vogliamo vedere cose diverse. Ma, poi, come dipingiamo quella stanza? Inevitabilmente tutti insieme con occhiali diversi. Perché ognuno può portare un solo tipo di occhiali per volta. E per fare della stanza un capolavoro, sono necessari tutti i colori. Quando il dipinto a mille mani sarà finito potremmo vedere un miracolo che piacerà a tutti e che tutti potranno vederlo in modo sempre diverso. Basterà indossare gli occhiali degli altri e se ne scoprirà un bellezza diversa.
Allora il nostro programma è molto semplice. Apparirà forse banale e ininfluente: diffonderemo nuovi linguaggi ed attiveremo gruppi progettuali che li useranno per progettare i mille aspetti di una nuova società.
I linguaggi sono i modelli e le metafore che nell'ultimo secolo, provenendo sostanzialmente dalle scienze della natura, si sono aggiunti a quelli tipici della società industriale.
Il metodo con il quale li useremo sarà Sorgente Aperta …
Ma perché “balbettanti”? Perché nel progettare un nuovo mondo ci rendiamo conto che il primo esprimersi non sarà che un balbettio. E, perché “poietici”? Perché il balbettio dovrà essere fecondo. Si trasformerà certamente in storie che cominceranno ad essere vissute.
Allora anche questo manifesto è un balbettio poietico? Certamente. Speriamo di doverlo riscrivere al più presto meno balbettante e più fecondo.