Visualizzazione post con etichetta Europa. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Europa. Mostra tutti i post

domenica 26 marzo 2017

Europa: finalmente qualche barlume di progettualità

di
Francesco Zanotti

Risultati immagini per unione europea

Tutti pensano alla struttura ideale dell’Europa. Ma occorre, invece che progettare strutture ingegneristicamente dall’alto, avviare un diffusa progettualità sociale. Una prima sia pur pallida proposta viene da Luigi Zingales. Essa viene “specializzata” da De Rita. E illuminata dalla voce del Papa.

Chissà in quanti leggeranno questo post … Chiunque lo legga rifletta sulla espressione “progettualità sociale”: è il nostro futuro … raccontatene in giro …
Luigi Zingales sul Sole 24Ore propone di creare una assemblea costituente eletta a suffragio universale per costruire la nuova Costituzione Europea. Come è accaduto negli Stati Uniti nel 1787 quando ci si accorse che il metodo di governo fino ad allora usato non era adatto a guidare la crescita della giovane nazione. E nacque l’attuale Costituzione.
De Rita Sul Corriere ricorda il nascere dell’Europa negli anni ’50 con la filosofia della “logica di scopo” da riproporre oggi. Non un super Stato, ma tante iniziative (io aggiungo: esplicitamente dal basso) che solo alla fine troveranno sintesi in una nuova Europa.
E, poi, il Papa che lapidariamente, ma con grande efficacia ieri a Milano fa notare che “C’è una tentazione ad occupare spazi più che ad avviare progetti”.
E le tecnologie ci stanno a guardare in attesa che noi le usi per rendere concreta la speranza di una profonda progettualità sociale.
Raccontatene in giro della progettualità sociale … E non abbiate paura del fatto che diventando protagonisti diventiamo anche responsabili, senza più la scappatoia del burocrate di turno da accusare.


sabato 25 marzo 2017

Perché un ospedale deve essere colorato e l’Europa no?

di
Francesco Zanotti

Risultati immagini per Ospedale per bambini Buzzi

L’ospedale è il nuovo Ospedale per bambini Buzzi. Ne parla oggi Sara Bettoni nelle Cronache di Milano del Corriere. Il colore, cioè tutto l’habitat sanitario, finalizzato a bimbi ed alle loro relazioni con la famiglia, la conoscenza e la natura. E l’Europa?

L’Europa è, invece opaca e triste. Figlia della fiducia nelle burocrazie e nella logica dell’interesse e del potere. O figlia di economisti che si appellano alla “concretezza” dimenticando che la concretezza non è nelle cose, ma negli occhi di chi guarda. E i loro sono ben poveri.
Si tratta di una visione che condanno non perché non è etica, ma perché è cognitivamente povera. Lo sviluppo del benessere fisico ed esistenziale delle persone, ma anche di imprese e ogni altro sistema umano, dipende dalla qualità del contesto in cui si trova. Se l’Europa continua a essere grigia burocrazia e nera competizione i potere ed interessi, assisterà ad europei che se ne andranno verso altri lidi …
Allora serve un progetto d’Europa "colorato" per costruire una casa comune "colorata" dei colori di un futuro. Quando cominciamo?



domenica 19 marzo 2017

Per costruire l’Europa non si parte dalla forma

di
Francesco Zanotti

Risultati immagini per europa bandiera

Vogliamo davvero costruire una casa comune Europea? Allora dobbiamo sapere che non si deve partire dalle istituzioni, cioè dalla forma. Sono quasi irrilevanti! Occorre partire con il progettare socialmente la società prossima ventura. Poi verranno le istituzioni che saranno uno strumento per realizzarla.

Non spaventatevi, il discorso non è teorico, ma semplice.
Immaginate di correre per i boschi per vincere una corsa. Il terreno è lo strumento, correte adattandovi alla sua struttura. Ma il terreno non è l’obiettivo per il quale correte.
Nel preparare la gara vi esercitate a correre.
Le strutture istituzionali europee sono come il terreno: se abbiamo chiaro un obiettivo, allora lo raggiungiamo indipendentemente da come sia il terreno. E non è detto che il terreno più piatto sia il migliore.
Invece, penso che dovremmo sforzarci a progettare (le nostre classi dirigenti dovrebbero essere di guida progettuale) il modello di società che vogliamo realizzare. E questa progettazione dovrà essere “sociale”. Ne abbiamo parlato più volte ed abbiamo definito questa modalità di governo progettuale “Sorgente Aperta”.



giovedì 16 marzo 2017

LETTERA APERTA AI COLLEGHI ECONOMISTI

di

Paolo Savona



Mervyn King, stimato economista, già governatore della Old Lady, ha concesso un’intervista al vetriolo su Brexit e UE. È stata accolta da un assordante silenzio da parte della nostra Accademia, sempre pronta a scagliarsi contro i suoi membri che sostengono le stesse tesi di King, anche quando sono espresse con più moderazione.. 

Pur essendo il tema centrale delle prossime elezioni incombenti sull’UE, l’intervista è stata relegata a pagina 5 del quotidiano, senza richiamo in prima. Nei giorni precedenti lo stesso giornale si è cimentato con “grandi firme” per sostenere l’opposto di ciò che sostiene King. Poiché le tesi espresse nel loro giornale non sono semplici punti di vista, ma vere e proprie linee politiche dei gruppi dirigenti italiani, ci saremmo aspettati un minimo di reazione, anche perché King era molto stimato nella nostra banca centrale e nei circoli economici.
Meglio dare una dimostrazione di essere aperti al dialogo, facendo seguire il silenzio. Ancora una volta è la confraternita degli economisti italiani a essere passiva e, quindi, conformista: meglio ignorare King che discutere le sue idee, per il vago timore che siano giuste. Gli economisti italiani avrebbero meritato d’essere destinatari da parte del Presidente della Repubblica, l’equivalente della Regina inglese, del quesito rivolto da Elisabetta II ai membri della Royal Economic Society: come mai non vi siete accorti che stava arrivando una grave crisi? Naturalmente l’oggetto del quesito sarebbe oggi l’Unione Europea nata a Maastricht e le scelte successive.
Solo un bravo giornalista, Mario Sechi, nel suo blog List, ha colto l’importanza della testimonianza e sollecitato i suoi colleghi e noi economisti a meditare sull’analisi di King, fornendo una sintesi delle tesi in essa sostenute nel caso in cui, in tutt’altre faccende affaccendati, non avessero il tempo di leggere le quattro colonne del giornale. Riporto anch’io la sintesi per tentare di vitalizzare l’attenzione (le parole sono quelle usate da King):
• “L’impatto della Brexit anche nel lungo periodo sarà molto limitato”
• “La Gran Bretagna ha il diritto di governarsi da sé”
• “Chi ha votato per la Brexit non è razzista, xenofobo o stupido”
• “Le élite hanno perso il contatto con i bisogni della gente”
• “È la Ue ad avere lasciato noi”
• “La Sterlina debole è benvenuta”
• “Draghi è in una posizione impossibile”
• “L’Eurozona precipiterà di nuovo nella crisi senza un dibattito genuino e un reale cambiamento”
• “L’unione monetaria è stata prematura senza l’unione fiscale, un terribile errore”
• I “nuovi partiti politici che incolpano l’unione monetaria… vengono liquidati come populisti, ma le loro critiche sono basate su fatti economici, che le élite non capiscono”
• L’unione fiscale costerebbe alla Germania “Il 5% del PIL indefinitamente. Perciò il conto sarà molto alto …, ma necessario per permettere ai Paesi del Sud di conservare la piena occupazione. Purtroppo i politici tedeschi sono contrari a spiegarlo ai loro cittadini”
• “Stiamo andando verso il disastro”.
Visto che non volete rispondere al quesito che i pochi colleghi che la pensano più o meno come King vi rivolgono da tempo o, meglio, vi siete collocati in maggioranza nel solco tracciato dai gruppi dirigenti del Paese di pagare qualsiasi costo pur di rimanere nell’euro mal costruito e nei vincoli dell’UE, approfondendoli, vedetevela con queste affermazioni di un illustre economista, oltre che serio civil servant.
Invero in passato ci fu anche il documento firmato da sette Premi Nobel sull’insostenibilità dell’euro, che avete accantonato perché dava fastidio culturale o forse perché credete di capire meglio di loro come stanno le cose. Neanche la realtà che vi circonda fiacca le vostre posizioni precostituite. Molti dei giudizi espressi da King sono stati oggetto da parte mia di pacate valutazioni e non devo essere io a rispondere. Mi soffermo solo su un punto, quello che l’attuale gestione dell’UE danneggi il Sud.
Da tempo sono costernato del sostegno che i Sindacati dei lavoratori danno alla tesi di stare nell’UE e nell’euro perché ritengono che uscire danneggerebbe i lavoratori, trascurando di valutare il danno ulteriore per tutti (dato che quello pagato dai disoccupati non basta) del restarci così com’è. Essi si accontentano di politiche compensative da parte di Governi che non sanno affrontare il problema, limitandosi ad affermare che non bastano: accettano infatti gli 80 euro ai giovani, i 500 euro agli studenti, i 450 euro ai poveri e i 200 euro per ogni nuovo nato e così via. Sono inoltre attratti da un salario di cittadinanza o termini simili senza collocarlo in una linea di azione di sviluppo e di compatibilità volta a rimuovere i problemi, non a perpetuarli. Perché avete chiuso la porta agli eredi di Ezio Tarantelli?
Cari colleghi, ritengo che la nostra professione abbia gravi responsabilità perché pecca di indipendenza di pensiero e di coscienza civile. Dovete quindi dare una risposta ai punti sollevati da Mervyn King.

venerdì 21 ottobre 2016

La prima pagina del Corriere descrive solo i guai. Diciamogli di smettere

di
Francesco Zanotti


Se leggete i titoli di oggi della prima pagina del Corriere sembra che non vi sia nulla di buono da raccontare. Mi chiedo: viviamo una società dannata o sono “dannati” (direi “condannati”) gli occhi che guardano il mondo? Concludo: non solo i giornalisti, ma anche tutti noi abbiamo gli occhi dannati ed anche un animo dannato perché non facciamo nulla per cambiare e far cambiare lo sguardo.

Lo strappo di Trump”. E parla del rischio che gli USA consegnino ad un incosciente vecchio adolescente la valigetta con i codici delle armi nucleari.

Alla Ue a manovra non basta”. Questo significa che o la cambiamo (ed allora tutti i dibattit fatti sula manovra sono stati sul nulla), oppure litighiamo con l’Europa.

Il Veneto e Roma che non riescono a festeggiare i 150 anni insieme”. Un paese del Veneto invece di festeggiare i 150 della unificazione all’Italia dopo la III Guerra d'Indipendenza esporrà il vessillo con il leone di San Marco a mezz’asta in segno di lutto.

Scendiamo giù lungo la pagina …
Regole incerte. Il danno al fisco”. Il titolo parla da solo …

Referendum quesito salvo”. Ma non è una notizia positiva. Si parla del fatto che il giudice amministrativo si dichiara incompetente a decidere. E’ un ulteriore segnale che non sarà una tragedia il risultato, ma lo è il fatto di farlo.

Precari e poca paga. Ma il call center non regge più”. Una delle “novità” dell’economia non sta in piedi.

E più sotto: “Il valore di una telefonata”. Si parla sempre dei call center: E il titolo andrebbe completato: Il valore (che non c’è) di una telefonata. Perché di parla ancora dei guai dei call center.

La foto centrale della pagina riguarda “Il divorzio con scandalo che appassiona i cinesi”. Ripeto: la foto (e il servizio) centrale del più autorevole giornale italiano: puro gossip internazionale. Che sia questa l’internazionalizzazione che intende il Corriere …

Vi sono anche due articoli “positivi”. Ma parlando di come si affrontano cose negative: “Così combatto il dolore e l’amianto” che parla di Daniela Degiovanni che ha creato Vitas per aiutare i malati di mesotelioma). E “Il dopo terremoto visto dai bimbi” che mi spinge a dire: va certo bene sentire le voci dei bambini sul terremoto. Ma su quante altre cose sarebbe bene chiedere il loro parere! Soprattutto sarebbe bene chiedere loro che mondo vogliono.

Alla fine rivolgo un invito: amici scriviamo tutti al Direttore del Corriere dicendo che non ci vanno bene gli occhi con cui guarda il mondo …
Ecco … lo so il mio invito cadrà nel vuoto. Il vuoto cosmico di sguardi assenti ed animi indolenti o pavidi.
Il manzioniano "volgo disperso che nome non ha". Rileggete con me il Coro che conclude il terzo atto dell'Adelchi ... parla più che mai di noi ...



venerdì 24 giugno 2016

Brexit: conservazione stupida e scomposta fuga verso il passato

di
Francesco Zanotti

Risultati immagini per Brexit

Ha vinto Brexit, ma non è importante la vittoria o la sconfitta.
Il problema è che si sono scontrati una stupida voglia di conservazione e una scomposta voglia di fuga verso il passato.
Una voglia di conservazione indecente da parte di chi voleva rimanere in Europa. Sì solo voglia di conservazione di un mondo che sta perdendo di senso. Non ho letto o ascoltato di un grande progetto di cambiamento che partisse da un’Europa unita. Oggi sul Corriere (che ancora non parla della vittoria di Brexit) si vede la foto di un leader incoscientemente inconsapevole della impossibilità della conservazione: Cameron mano nella mano con una moglie che più perfetta di così non si può. Dolce coppia che cammina in un mondo che immagina si esaurisca nel cerchio di una classe dirigente presuntuosamente inconsapevole dei guai del mondo. Molti ricorderanno la triste vicenda umana dell’ultimo imperatore Romano: Romolo Augustolo nominato e travolto dai “barbari”. Invece di essere costruttore di imperi è stato inconsapevole segno della fine di un impero. Come Cameron.
Dall’altra parte una voglia di ritorno al passato che è certamente una fuga da un futuro che sembra fatto solo di minacce, mentre il passato sembra glorioso. Magari anch’esso povero, ma, almeno, glorioso. Anche da questa parte non ho sentito di un grande progetto di cambiamento fondato sull’isolarsi.
Conclusione: aspettiamoci che questo scontro di stupide voglie di conservazione e scomposte fughe verso il passato diventi sempre più grave e si diffonda.

Lo si può superare solo con un progetto di futuro alto e forte che nessuna delle due parti che si sono confrontate nel referendum inglese potrà costruire.

martedì 6 ottobre 2015

Europa incerta e smarrita?

di
Francesco Zanotti

Risultati immagini per bandiera europa?

Adriana Cerretelli sul Sole 24 Ore di oggi parla delle “contorsioni” di un’Europa che si muove a tentoni.” E cita una espressione della Merkel “Ci troviamo di fronte a nuovi compiti di cui non conosciamo la portata”.
Un’Europa a tentoni che ammette di sapersi muovere solo così …

Ma a nessuno viene in mente un semplice ragionamento? Del tipo: quando si percepisce incertezza, ci si sente confusi significa che le proprie risorse cognitive non sono sufficienti a capire e progettare cosa fare …

La soluzione della crisi non sta nella metafora dei talenti. Se fosse solo un problema di talenti basterebbe cercarli. E prima, però, ammettere che la classe dirigente attuale non è fatta di talenti, visto i guai in cui ci siamo ficcati.

La soluzione della crisi economica sta, invece, nello studio. Il buon vecchio studio per acquisire le nuove risorse cognitive necessarie a capire cosa sta accadendo e progettare un nuovo mondo.
Con gli occhiali appannati non si va da nessuna parte. Dopo aver pulito gli occhiali occorre anche poter immaginare un percorso.
La soluzione della crisi è possibile solo se le classi dirigenti acquisiscono nuove risorse cognitive per veder cosa sta accadendo e progettare come lasciare i guai alle nostre spalle. Spingete le nuove classi dirigenti a studiare ….


martedì 8 settembre 2015

Alla fine sappiamo solo sparare

di
Francesco Zanotti

Risultati immagini per fiori nei cannoni

E’ vero che l’Europa sta, sia pure a macchia di leopardo e “spontaneamente”, riscoprendo il valore della solidarietà. Ma non sa affrontare il problema dei profughi alla radice. Non è in grado di aiutare le Nazioni da cui vengono i migranti e generare propri progetti di sviluppo alti e forti. Non ci si convince che è essenziale aiutare le Nazioni Medio-orientali ed Africane a costruire loro progetti di sviluppo alti e forti.
Le si lasciano vivacchiare tra tirannie e sotto sviluppo. E, poi, ci si meraviglia se si generano i cattivi. Ma è la meraviglia dell’ignorante: in un ambiente tirannico e sottosviluppato la reazione all’ingiustizia non può che essere crudele ed estrema.
Noi aspettiamo che tirannie e sottosviluppo arrivino a generare reazioni a crudeltà crescenti. Solo quando queste crudeltà diventano mediaticamente insopportabili, allora, pensiamo di intervenire. E a quel punto (quello a cui siamo arrivati) forse non esiste altra via possibile che quella di sparare. Ma non è una soluzione al problema dello sviluppo perché, poi, ci sentiamo costretti ad iniziare a fare una guerra “civile”. Cominciamo con l’illuderci che i raid aerei siano poco crudeli e risolutivi. Ma non è vero né l’una né l’altra cosa. Allora siamo costretti (sorprendendoci che sia necessario e non fosse mai accaduto) ad avviare una escalation di violenza che certamente diventa crudele, ma non certo definitiva, come mille esempi dimostrano.

E pensare che sarebbe nostro precipuo interesse aiutare Popoli nuovi a costruire quel nuovo sviluppo di cui noi per primi abbiamo bisogno. Ma tra Premier battutisti ed oppositori primitivi questo interesse non può certo essere perseguito. Non ci rimane che piangere … Pardon: sparare. Chiudendo gli occhi sulle conseguenze.

domenica 21 giugno 2015

Acque inesplorate. Ovvero: il paradosso della stabilità

di
Francesco Zanotti


“Navigare in acque inesplorate”. E’ espressione usata da Mario Draghi nel descrivere dove andremo a finire se la Grecia uscirà dall’Euro.
Bene, io redo che in quella espressione vi sia tutta la povertà di una classe dirigente che cerca una insensata stabilità.
Ne ho già parlato, ma è il caso di ripetere.
Da un lato, come si fa a desiderare di stabilizzare, fermare nel tempo, una società con incredibili squilibri; con un sistema produttivo che continua a costruire oggetti che interessano sempre meno, costretto per questo ad una competizione che rischia di schiacciare sia chi lavora che chi compra, incompatibile con la natura; con un sistema finanziario completamente auto riferito; con un sistema politico .. altrettanto. Di più: con mille tentazioni di un nuovo sviluppo e di una nuova conoscenza che sta rivoluzionando la conoscenza della società industriale?
Dall’altro lato, quando mai la Storia dell’Uomo ha navigato in acque conosciute? Ogni generazione umana si è trovata davanti un futuro da costruire. Per definizione nessuna generazione umana può navigare in acque conosciute. Sarebbe come voler fermare il tempo … Che Draghi abbia letto Julian Barbour?
E per fortuna è così!

Perchè è solo quando i medioevi decidono di navigare in acque sconosciute che emergono Rinascimenti. E noi abbiamo disperatamente (perché la sua mancanza porterebbe alla disperazione) bisogno di un nuovo Rinascimento.

lunedì 16 febbraio 2015

Articolo vergognoso

di
Francesco Zanotti

Oggi sul Corriere, Galli della Loggia firma un articolo vergognoso. Anche per le tesi che sostiene, ma soprattutto per la povertà di pensiero che lo porta a queste tesi. Soprattutto povertà di pensiero sistemico.
La sua tesi è che solo con la guerra che si fa la storia. E cita Hegel secondo il quale (la citazione è dall’articolo di Galli della Loggia) le vera storia è come un banco di macelleria nel momento che gli uomini sono sempre quelli del peccato originale. Gli europei non vogliono fare la guerra, quindi sono destinati a rimanere fuori dalla storia.
A corollario sostiene che non si possono giudicare i fatti storici in base al numero dei morti e che anche le due disastrose guerre del Novecento hanno prodotto risultati positivi.
Che dire? Cominciamo dai “risultati positivi”. Ma non gli viene in mente che con altre vie si sarebbero potuti raggiungere risultati ancora più positivi senza ammazzare nessuno? Possibile che uno storico sia così superficiale nella ricerca di rapporti causa effetto?
Ma continuiamo: possibile che con tutti i risultati delle scienze cognitive siamo rimasti ancora all’ Homo homini lupus?
Le guerre nascono dalla incapacità di costruire uno sviluppo tra diversi popoli. E questa incapacità è frutto di povertà cognitiva che costruisce pensieri ideologici. Ecco la povertà del pensiero sistemico. Povertà estrema perché le due affermazioni precedenti non sono figlie del pensiero nascosto di una qualche élite. Ma sono risultati noti.
Il problema del nostro tempo è che le classi dirigenti possiedono un pensiero troppo povero per comprendere e costruire uno sviluppo etico ed estetico in una società complessa.
Le future guerre saranno figlie di povertà di pensiero. E ricadranno nella responsabilità di chi questa povertà di pensiero ha spacciato come cultura.
Poi ci possiamo mettere l’indignazione umana. Sì, gli eventi storici si giudicano in base ai morti che generano. Ed occorre mettere una barriera di civiltà: nessun evento storico che genera morti è positivo. Siamo noi che costruiamo il futuro. Se sappiamo solo costruirlo con le armi, allora meritiamo il disprezzo delle future generazioni.


...continua

Ce ne stiamo accorgendo a colpi di crisi ricorrentesi in ogni dimensione dell'umano. E' evidente che dovunque guardiamo c'è qualcosa che, gravemente, non va: lo sviluppo economico, la povertà, il rapporto con la natura, la soddisfazione sul lavoro e le profonde esigenze di realizzare una vita degna... E allora vogliamo smetterla di denunciare il passato? Sta diventando stucchevole cercare l'ennesimo cantuccio della stanza della società industriale e scoprire ancora una volta l'accumularsi di una polvere. E' il momento di lasciar riposare per un po' la denuncia e la protesta anche perché, se siamo onesti, dobbiamo chiederci: ma noi dove eravamo in questi anni?

Vivevamo su Marte e improvvisamente siamo tornati sulla terra ed abbiamo scoperto che quegli inetti di terrestri, dopo la nostra denuncia, non aveva fatto nulla. E tocca ancora a noi risvegliare le coscienze? Certo che no! Noi abbiamo vissuto immersi in questa società. Sono anche le nostre azioni che hanno mantenuta chiusa la stanza. Lasciando accumulare e incancrenire polvere. Viene quasi da dire: l’accumularsi e l’incancrenirsi ci fa comodo perché la nostra unica competenza era il contestare. Visto che sul costruire abbiamo dato tutti pessima prova.
E non si dica che qualche potere forte, da qualche parte ha impedito che le nostre folgoranti idee liberassero la stanza dalla polvere dell’ingiustizia, del privilegio … Quelli che sembrano poteri forti lo sono solo di fronte alla nostra incapacità di costruire alternative.
Cara e vecchia società di tutti noi, dunque. Che ci ha permesso di superare secolari infelicità … Certo non tutte, certo non a tutti, certo non ugualmente, ma molto.
Cara e vecchia società dalla quale ora dobbiamo allontanarci con un pizzico di nostalgia. Portandoci dentro lo zaino che accompagna ogni viaggio tutto quello che di buono ha prodotto.
E con il passo che diventa sempre più baldanzoso a mano a mano che diventa chiaro il luogo, la nuova società verso la quale siamo diretti ..
Ma verso quale luogo vogliamo dirigerci? Quale nuova società vogliamo costruire?
Noi certo non lo sappiamo! Sappiamo solo come fare a costruirla!

Allora la nostra proposta è strana. Non abbiamo soluzioni, linee politiche, idee originali. Ma un metodo con il quale generarle.
Primo passo di questo metodo: cambiamo i linguaggi. Secondo usiamo questi nuovi linguaggi per progettare insieme .. Accidenti, mi rendo conto che mi sto avventurando in un sentiero accidentato …
Allora provo con una storiella. Pensiamo di indossare occhiali verdi e di dover dipingere una parete di un nuovo colore: il verde ci ha seccati. Ai nostri piedi abbiamo una vasta gamma di barattoli di vernice. Ma tutti i colori ci sembrano gradazioni del verde. E, così, piano piano ci sembra inutile ridipingere una stanza di un nuovo colore che potrà essere solo una gradazione di verde. Accidenti ai poteri forti che ci costringono a dipingere sempre e solo di verde …
Ma poi arriva qualcuno che ci convince che un certo barattolo contiene il rosso. Ma apparirà rosso solo quando lo stendiamo sulla parete … Così, spinti da nuova fiducia e dalla voglia di avere nuova fiducia, cominciamo a dipingere. Ma, anche dopo averlo steso sulla parete, quel colore continua ad essere l’ennesima gradazione del verde. Allora la nostra collera e massima: certo solo un grande complotto di qualche potentato molto potente ci può costringere a naufragare in un mare di verde …
Maledetti poteri forti .. .
Così attiviamo un Gruppo antiverde. Che, innanzitutto, continua ossessivamente a dimostrare che tutto è di quel verde che, oramai invece di speranza, sta a segnalare schifezza. E poi cerca di buttare via tutti i barattoli …
Cosa significa partire dai linguaggi e dal metodo per usarli?
Significa togliersi gli occhiali verdi. E riuscire così a scoprire che tutti i barattoli sono effettivamente di mille colori. Riuscendo a vedere mille colori rinasce davvero la speranza di poter dipingere diversamente la stanza. Ma non possiamo stare senza occhiali ed ogni tipo di occhiale, anche il più sofisticato, altera i colori … Anche il rosso più sfavillante sarà, poi, sempre, ideologicamente, rosso … Ed allora che fare? Impariamo a cambiare occhiali quando vogliamo vedere cose diverse. Ma, poi, come dipingiamo quella stanza? Inevitabilmente tutti insieme con occhiali diversi. Perché ognuno può portare un solo tipo di occhiali per volta. E per fare della stanza un capolavoro, sono necessari tutti i colori. Quando il dipinto a mille mani sarà finito potremmo vedere un miracolo che piacerà a tutti e che tutti potranno vederlo in modo sempre diverso. Basterà indossare gli occhiali degli altri e se ne scoprirà un bellezza diversa.
Allora il nostro programma è molto semplice. Apparirà forse banale e ininfluente: diffonderemo nuovi linguaggi ed attiveremo gruppi progettuali che li useranno per progettare i mille aspetti di una nuova società.
I linguaggi sono i modelli e le metafore che nell'ultimo secolo, provenendo sostanzialmente dalle scienze della natura, si sono aggiunti a quelli tipici della società industriale.
Il metodo con il quale li useremo sarà Sorgente Aperta …
Ma perché “balbettanti”? Perché nel progettare un nuovo mondo ci rendiamo conto che il primo esprimersi non sarà che un balbettio. E, perché “poietici”? Perché il balbettio dovrà essere fecondo. Si trasformerà certamente in storie che cominceranno ad essere vissute.
Allora anche questo manifesto è un balbettio poietico? Certamente. Speriamo di doverlo riscrivere al più presto meno balbettante e più fecondo.