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venerdì 17 giugno 2016

Alzando i toni …

di
Francesco Zanotti

Risultati immagini per brexit laburista

Tanto più si alzano i toni di un confronto, tanto più probabile che si trovi qualcuno che spari. E’ successo, in grande, negli anni ’70 dove l’inasprirsi del confronto sociale ha generato il terrorismo. Se esiste in nemico di classe ed è “cattivo”, anzi è la quintessenza del male, allora eliminiamolo.
E’ successo ieri in Gran Bretagna.
Soluzione. Non basta fare la predica perché non si alzino i toni. Se l’obiettivo è battere l’avversario è praticamente impossibile.

Occorre dire alla classe politica che il suo obiettivo non è vincere battaglie elettorali. E’ quello di sviluppare progetti alti e forti. Se ci si mette nell’ottica della progettualità, le differenti opinioni sono ricchezze da portare a sintesi, non nemici da ostracizzare.

venerdì 20 maggio 2016

Pannella: non immiserite l’uomo

di
Francesco Zanotti


Chi vuole celebrare Marco Pannella usa parole come battaglie, conflitti, lotte …
E’ la depravazione della società industriale. E la depravazione della mia generazione.
Io credo che Pannella sia stato molto più di un combattente. Sia stato un uomo dalla mente, dal cuore e dalle esperienze intense. Non giuste e sante: nessuno di noi è giusto e santo. Ma non banali, in mezzo ad una classe politica che della banalità di mente, cuore ed esperienze ha fatto un credo esistenziale.

Forse ha interpretato a modo suo, con tutti le incertezze dell’epoca in cui è vissuto, l’ideale del “fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza”.

martedì 14 aprile 2015

Frammentazione politica e sintesi

di
Francesco Zanotti


La frammentazione politica aumenta inesorabilmente. Tutti la vedono come una minaccia alla governabilità. E, invece, è solo una minaccia ad una classe dirigente, ma una speranza per il mondo.
Infatti, si scrive frammentazione, ma si legge aumento di complessità di ricchezza. La frammentazione è l’inevitabile risultato della crescita della ricchezza cognitiva della società che vede continuamente aumentare visioni e protagonisti.
Fermare questo aumento di complessità è impossibile. E cercare di farlo è dannoso.
Occorre, allora, una classe politica capace di sintesi.
Ma l’attuale classe politica non sa neppure da dove si cominci a fare sintesi. E’ ancora legata alla democrazia come battaglia tra destra e sinistra. Ma, cari amici politici incartapecoriti, vi rendere conto che non sapete neppure distinguere chiaramente i nomi delle sue parti che si dovrebbero contendere il governo? Siete costretti a definirli con nomi composti con una area di sovrapposizione: centro-destra e centro-sinistra.
Il più grave è che ad essere incartapecorita sul passato dei conflitti è una classe di governo giovane.


sabato 14 febbraio 2015

Se produco cose emozionanti, che mi importa delle riforme?

di
Francesco Zanotti


Giovanni è un imprenditore che produce “cose emozionanti”. Quali? Non ha importanza!
Chi produce cose emozionanti, qualunque esse siano, fa gli stessi discorsi di Giovanni. Ascoltiamolo, allora.
Dice Giovanni … Se produco cose emozionanti, me le comprano “bene”. Cioè: aumento la mia capacità di generare cassa.
E, quindi, cosa mi importa …
… della riforma del mercato del lavoro? Io i miei dipendenti me li tengo stretti, ne cerco altri della stessa qualità, divido con loro i miei risultati. Anche se ci fosse “licenziamento selvaggio” perché dovrei licenziare chi mi aiuta a produrre cassa?
… della riforma della giustizia? Non ho tempo di litigare. Né con i fornitori, né con i clienti e tanto meno con i dipendenti.
…della riforma della scuola? Sì, mi interessa, ma mi interesserebbe quello di cui non si parla: quale conoscenze insegniamo? Con che processi di insegnamento? Come immaginiamo siano i processi di apprendimento? Io sogno una scuola che crei conoscenza, non si limiti a trasmetterne una vecchia.
… della riforma del fisco? Certo, ma non perché voglio pagare meno tasse! Guadagno così tanto che mi posso permettere di pagare molto. L’unica cosa di cui mi rammarico e che i miei soldi vengano gestiti da una classe politica ignorante (nel senso che ognora molte, troppo e cose) e ridicolmente rissosa.

Ma, caro Giovanni, cosa proponi allora per uscire dalla crisi? Che le imprese si pongano l’obiettivo di produrre cose emozionanti e non perdano dietro a stupidaggini come la competitività.


venerdì 27 dicembre 2013

Forse strategia? No! Proroghe … E mille.

di
Francesco Zanotti


Il Presidente del Consiglio se ne stava solo nel suo ufficio a tarda sera. Un momento di compiaciuto relax, abbandonato sulla sua poltrona ad occhi chiusi. Aveva davanti a sé il risultato di sei mesi di progettualità sociale alta ed intensa alla quale, grazie alla Rete ed una nuova metodologia di progettualità sociale chiamata “Sorgente Aperta”, avevano partecipato tutti gli italiani. Ognuno a modo suo.
Quel documento era il Progetto di Sviluppo del nostro Paese. L’avrebbe presentato dopo poco a reti unificate. Sapeva che gli italiani lo attendevano. Sapeva che tutti vi avrebbero riconosciuto il loro contributo. Sapeva che il giorno dopo tutto il Paese sarebbe partito a realizzarlo. Ne avrebbe mandata una copia ad ogni famiglia. Tutti avrebbero potuto consultarlo on line. Sperava che sarebbe stato considerato un capolavoro che raccontava etica ed estetica ad ogni pagina. Insieme ad una concretezza operativa che proprio da etica ed estetica prendeva senso.
Riaprì gli occhi e riguardò il documento: si chiamava “Decreto mille proroghe” … E scoprì che il progetto di Sviluppo del Paese era solo nei suoi sogni …

Come il lettore avrà capito quello che ho postato è solo una favola. Assolutamente irreale. Non solo perché a fine anno non abbiamo alcun Progetto di Sviluppo per il nostro Paese. Ma, peggio, perché l’attuale classe politica non immagina neanche che possa essere suo compito far disegnare da tutto il Paese il suo Progetto di Sviluppo. La nostra classe di governo se ne andrà a casa soddisfatta di aver deciso mille proroghe.

giovedì 26 settembre 2013

Una sera di inizio autunno

di
Francesco Zanotti


Cadere di foglie, col rumore del silenzio. Urla politiche cariche di volgarità sociale. Disprezzo della conoscenza …
L’autunno silenzioso della Natura sembra accompagnare l’autunno urlato e cafone della società industriale.

Ma noi vogliamo accendere la primavera nei nostri cuori. Una primavera che porta “Virtute e canoscenza”. Convinceremo le classi dirigenti ad abbandonare baruffe infantili. Le convinceremo a smetterla di difendere economie insostenibili. Le convinceremo a commuoversi ascoltando la sofferenza. Le convinceremo ad armarsi anche loro di “Virtute e canoscenza” per eliminarla.

sabato 21 settembre 2013

La insensatezza della democrazia dell’alternanza

di
Francesco Zanotti


Sono stato ad un Convegno a Charleroi della “European Systemic Society”. Lo cito perché deve essere chiaro che la tesi che sosterrò è così ovvia per moltissimi, da moltissime parti del mondo, che sembra incredibile avere ancora una classe politica che persegue una ricetta così insensata.
Dunque, la “sistemica” è un’area di conoscenza diffusa, molto giovane, ma con alcuni capisaldi generali oramai così consolidati, da non essere neanche più esplicitati. Uno è certamente questo: un sistema complesso non può essere semplificato in due parti ben distinte e contrapposte. Mi vergogno quasi a scrivere di una “scoperta” che è a tutti notissima.
Ebbene, i nostri politici, invece, credono che non solo sia possibile, ma debba anche essere desiderabile far sì che una società complessa come la nostra accetti di strutturarsi in una destra e in una sinistra che, stabilmente, si confrontano. Ecco non le chiamiamo proprio “destra” e “sinistra”, ci aggiungiamo il “centro” ad ambedue per ammorbidire …
Il peggio è che anche le giovani leve della politica rimangono ancorate a questa pretesa di banalizzare una società complessa in due parti ben distinte e contrapposte.
Peccato che proprio non sia possibile … Se continuiamo ad insisterci , non illudiamoci che il nostro Paese possa essere guidato verso un nuovo sviluppo. Se si cerca di semplificare la complessità, questa si impone da sola. Peccato che lo faccia tanto più violentemente quanto più è stato intenso e prolungato lo sforzo di semplificarla.  


lunedì 4 febbraio 2013

Imporre l’agenda …


di
Francesco Zanotti



La forza di Berlusconi è la campagna elettorale. Non il Governo, ovviamente. Ma tutti sanno che il vincere la campagna elettorale non c’entra nulla con il governare.
Berlusconi vince (personalmente sempre, come partito questa volta non si sa) perché impone l’agenda del dibattito politico. Gli altri lo seguono. Lo criticano, certamente. Ma questo significa accettare che è lui il protagonista. Guardate i giornali nemici di Berlusconi: sono pieni di Berlusconi.
I contenuti latitano da tutte le parti, ma le altri parti latitano anche nella capacità di imporre l’agenda.
Sarebbe importante che si imponesse un’altra agenda: quella della conoscenza. Ma non è tema da campagna elettorale. Lo dimostra il Sole 24 Ore riportando ieri (3 febbraio 2013) la sintesi delle proposte di Berlusconi, Bersani, Giannino, Ingroia e Monti (il mio elenco è in ordine alfabetico) sul tema della cultura: ne prevale la dimensione museale. Ma di questo parlerò domani o dopo domani.
Il nostro obiettivo nei prossimi due mesi sarà quello di predisporre un programma per lo sviluppo attraverso la conoscenza da presentare quando sarà evidente l’impotenza della nuova classe dirigente politica. Essa, credo, non avrà bisogno di misurarsi coi fatti perché il nuovo Parlamento difficilmente riuscirà a esprimere un Governo. Certamente non potrà esprimere un Governo che saprà costruire sviluppo.

mercoledì 30 gennaio 2013

Finalmente la conoscenza … …almeno un po’


di
Francesco Zanotti


Leggo stamattina sul Corriere un pregevole articolo di Gian Arturo Ferrari che “reclama” che in nessun programma di partito e, soprattutto, in nessun dibattito di campagna elettorale si affronta il “trittico” formazione, istruzione educazione.
Mi associo alla reprimenda, ma mi sembra essa vada completata.
Credo occorra parlare non solo della “trasmissione” della conoscenza ai giovani.
Credo occorra parlare anche della produzione di nuova conoscenza, oggi, quando il sistema di conoscenze, sia “scientifiche” che “umanistiche” (le virgolette sono per risparmiarmi obiezioni epistemologiche,) è in crisi esistenziale. Occorre un grande progetto per lo sviluppo della nuova conoscenza che, sola, potrà portare all'emergere di una nuova società. Noi l’abbiamo definito e l’abbiamo chiamato “Expo della Conoscenza”. In realtà, è un vero e proprio progetto di sviluppo del nostro Sistema Paese.
Poi, credo, occorra parlare della “ignoranza tecnica” (ovviamente nessun giudizio sulle persone, ma solo sulle conoscenze che dimostrano di non avere) dell’attuale classe politica.
Prendo il caso di Monti perché è il nostro “Capo” e aspira a continuare ad esserlo. Ma vale anche per molti altri (tutti?).

...continua

Ce ne stiamo accorgendo a colpi di crisi ricorrentesi in ogni dimensione dell'umano. E' evidente che dovunque guardiamo c'è qualcosa che, gravemente, non va: lo sviluppo economico, la povertà, il rapporto con la natura, la soddisfazione sul lavoro e le profonde esigenze di realizzare una vita degna... E allora vogliamo smetterla di denunciare il passato? Sta diventando stucchevole cercare l'ennesimo cantuccio della stanza della società industriale e scoprire ancora una volta l'accumularsi di una polvere. E' il momento di lasciar riposare per un po' la denuncia e la protesta anche perché, se siamo onesti, dobbiamo chiederci: ma noi dove eravamo in questi anni?

Vivevamo su Marte e improvvisamente siamo tornati sulla terra ed abbiamo scoperto che quegli inetti di terrestri, dopo la nostra denuncia, non aveva fatto nulla. E tocca ancora a noi risvegliare le coscienze? Certo che no! Noi abbiamo vissuto immersi in questa società. Sono anche le nostre azioni che hanno mantenuta chiusa la stanza. Lasciando accumulare e incancrenire polvere. Viene quasi da dire: l’accumularsi e l’incancrenirsi ci fa comodo perché la nostra unica competenza era il contestare. Visto che sul costruire abbiamo dato tutti pessima prova.
E non si dica che qualche potere forte, da qualche parte ha impedito che le nostre folgoranti idee liberassero la stanza dalla polvere dell’ingiustizia, del privilegio … Quelli che sembrano poteri forti lo sono solo di fronte alla nostra incapacità di costruire alternative.
Cara e vecchia società di tutti noi, dunque. Che ci ha permesso di superare secolari infelicità … Certo non tutte, certo non a tutti, certo non ugualmente, ma molto.
Cara e vecchia società dalla quale ora dobbiamo allontanarci con un pizzico di nostalgia. Portandoci dentro lo zaino che accompagna ogni viaggio tutto quello che di buono ha prodotto.
E con il passo che diventa sempre più baldanzoso a mano a mano che diventa chiaro il luogo, la nuova società verso la quale siamo diretti ..
Ma verso quale luogo vogliamo dirigerci? Quale nuova società vogliamo costruire?
Noi certo non lo sappiamo! Sappiamo solo come fare a costruirla!

Allora la nostra proposta è strana. Non abbiamo soluzioni, linee politiche, idee originali. Ma un metodo con il quale generarle.
Primo passo di questo metodo: cambiamo i linguaggi. Secondo usiamo questi nuovi linguaggi per progettare insieme .. Accidenti, mi rendo conto che mi sto avventurando in un sentiero accidentato …
Allora provo con una storiella. Pensiamo di indossare occhiali verdi e di dover dipingere una parete di un nuovo colore: il verde ci ha seccati. Ai nostri piedi abbiamo una vasta gamma di barattoli di vernice. Ma tutti i colori ci sembrano gradazioni del verde. E, così, piano piano ci sembra inutile ridipingere una stanza di un nuovo colore che potrà essere solo una gradazione di verde. Accidenti ai poteri forti che ci costringono a dipingere sempre e solo di verde …
Ma poi arriva qualcuno che ci convince che un certo barattolo contiene il rosso. Ma apparirà rosso solo quando lo stendiamo sulla parete … Così, spinti da nuova fiducia e dalla voglia di avere nuova fiducia, cominciamo a dipingere. Ma, anche dopo averlo steso sulla parete, quel colore continua ad essere l’ennesima gradazione del verde. Allora la nostra collera e massima: certo solo un grande complotto di qualche potentato molto potente ci può costringere a naufragare in un mare di verde …
Maledetti poteri forti .. .
Così attiviamo un Gruppo antiverde. Che, innanzitutto, continua ossessivamente a dimostrare che tutto è di quel verde che, oramai invece di speranza, sta a segnalare schifezza. E poi cerca di buttare via tutti i barattoli …
Cosa significa partire dai linguaggi e dal metodo per usarli?
Significa togliersi gli occhiali verdi. E riuscire così a scoprire che tutti i barattoli sono effettivamente di mille colori. Riuscendo a vedere mille colori rinasce davvero la speranza di poter dipingere diversamente la stanza. Ma non possiamo stare senza occhiali ed ogni tipo di occhiale, anche il più sofisticato, altera i colori … Anche il rosso più sfavillante sarà, poi, sempre, ideologicamente, rosso … Ed allora che fare? Impariamo a cambiare occhiali quando vogliamo vedere cose diverse. Ma, poi, come dipingiamo quella stanza? Inevitabilmente tutti insieme con occhiali diversi. Perché ognuno può portare un solo tipo di occhiali per volta. E per fare della stanza un capolavoro, sono necessari tutti i colori. Quando il dipinto a mille mani sarà finito potremmo vedere un miracolo che piacerà a tutti e che tutti potranno vederlo in modo sempre diverso. Basterà indossare gli occhiali degli altri e se ne scoprirà un bellezza diversa.
Allora il nostro programma è molto semplice. Apparirà forse banale e ininfluente: diffonderemo nuovi linguaggi ed attiveremo gruppi progettuali che li useranno per progettare i mille aspetti di una nuova società.
I linguaggi sono i modelli e le metafore che nell'ultimo secolo, provenendo sostanzialmente dalle scienze della natura, si sono aggiunti a quelli tipici della società industriale.
Il metodo con il quale li useremo sarà Sorgente Aperta …
Ma perché “balbettanti”? Perché nel progettare un nuovo mondo ci rendiamo conto che il primo esprimersi non sarà che un balbettio. E, perché “poietici”? Perché il balbettio dovrà essere fecondo. Si trasformerà certamente in storie che cominceranno ad essere vissute.
Allora anche questo manifesto è un balbettio poietico? Certamente. Speriamo di doverlo riscrivere al più presto meno balbettante e più fecondo.