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sabato 15 novembre 2014

Un G-Tutti della conoscenza e … AIRS

di
Francesco Zanotti


Putin vuole fare un G7 alternativo: I 4 BRIC più Turchia, Messico e Indonesia.. in contrapposizione col G7 di Europa e Stati Uniti. Al di là della preoccupazione per una situazione internazionale che vede ancora in primo piano navi ed aerei da guerra insisto nel dire che il problema è che non riusiamo a staccarci dalla società “delle cose e basta” (la società industriale) e iniziare a costruire una società della conoscenza che non è certamente solo la società del software …
Beh ... qualcuno inizia a darsi da fare, oltre all’APEC
Voglio anche informare di un Evento che si svolgerà senza clamore mediatico, ma che è l’episodio della storia di una Società che ha prodotto e continua a produrre una conoscenza rilevante e misconosciuta.
Si tratta del Sesto Congresso Nazionale di Sistemica che si terrà a Roma (21 e 22 novembre), organizzato dalla AIRS (Associazione Italiana per la Ricerca sui Sistemi) e dal titolo “Verso una sistemica post-Bertalanffy”. Il Chairman del Congresso sarà il prof. Gianfranco Minati
Andrò a questo Congresso e proverò a raccontare quale conoscenza rilevante è stata presentata e che potrebbe essere utile per la comprensione dei processi di evoluzione e di governo dei sistemi umani.
Un altro episodio di un nascente G-Tutti della conoscenza.


giovedì 12 dicembre 2013

Insisto …

di
Francesco Zanotti


...non si può semplificare la complessità sociale per decreto. Parlo sempre dello sciocco tentativo di cercare di rendere governabile questo Paese attraverso una legge elettorale che costringa a dare il potere in mano ad un gruppo dirigente il più compatto possibile, come ripropone Guido Tabellini oggi sul Sole 24 Ore. E’ un tentativo sciocco che ignora le più banali conoscenze sistemiche, sociologiche ed antropologiche.
La complessità non è spegnibile. La ricerca di un Capo Unico, Forte, Deciso e con mille altre virtù (ovviamente tutte scritte con la maiuscola)  è solo una manifestazione della sindrome dell’uomo solo al comando. Che è figlia della sindrome dell’Uomo della Provvidenza di non tanto fausta memoria.

La complessità non è eliminabile. Anzi è la manifestazione della nostra ricchezza. La ricchezza di speranze e sogni, di arte e scienza che ci fa esperti di Rinascimenti. Questa complessità va aumentata e portata a sintesi. Ma questo non è possibile ad una classe dirigente che ignora sistemica, sociologia ed antropologia. Per non dire delle scienze cognitive e compagnia cantante …

martedì 12 novembre 2013

I partiti che si spaccano …

di
Francesco Zanotti


Sembra una stranezza, ma è solo normalità sistemica. Se si continua a pensare che un sistema complesso (un Paese) sia governabile solo con un uomo solo al Comando che abbia i poteri per decidere, allora è inevitabile che i partiti si spacchino.
Devo dire meglio. Per vincere le elezioni, quando il sistema elettorale costringe a riunirsi in due gruppi contrapposti, occorre mettere insieme tante diversità. Più tecnicamente: sistemi cognitivi diversi. Essi trovano un programma-compromesso che, inevitabilmente, non può che essere fatto di slogan, di obiettivi retorici, con l’occhio (tutte e due gli occhi) in realtà, alla mediaticità. Ora, queste diversità stanno insieme perché esiste il comune obiettivo della vittoria. Ma quando emerge la vittoria (o la sconfitta) riemergono, insieme, anche le differenze tra sistemi cognitivi. Ci si divide sulle cosa da fare. Le differenze devono essere accentuate per vincere la competizione all'interno dei due schieramenti. E si genera la rottura di schieramenti che riescono a rimanere uniti solo durante la competizione elettorale. Un’ultima chicca: guardate che non ha senso il fondamento di questa idea di governabilità. Non ha senso il parlare di decisioni da attuare. Non c’è nulla da decidere: qui occorre costruire progetti di futuro. Scrivere la storia del futuro che vogliamo. E lo scrivere una storia insieme produce capolavori solo se si nutre di diversità (di sistemi cognitivi diversi) che reciprocamente si arricchiscono.


mercoledì 9 ottobre 2013

Non è proprio come ce lo aspettavamo, ma …

di
Francesco Zanotti


Il premio Nobel della fisica è andato a Peter Higgs e Franҫois Englert. Forse sarebbe giusto ricordare  “The 1964 papers” (espressione di Steven Weinberg) perché vi sono stati anche altri autori che, in quel 1964, hanno contributo all’edificio concettuale del campo/bosone di Higgs. Si tratta di Robert Brout, Gerald Guralnik, Carl Hagen e Tom Kibble.
Che dire?
Innanzitutto riporto la battuta di un giovane fisico del CERN, intervistato, tra i molti, che ha specificato una cosa importante: non è come ce lo aspettavamo, ma c’è.
Questo mi conferma una domanda che mi frulla in testa e mi fa pensare ad un’altra ragione, credo più importante, per ricordare Peter Higgs e Soci.

La domanda riguarda il senso di fare scienza: ma la scoperta fatta … non è stata una costruzione? Non è che la particella evidenziata è stata creata, certo a partire dalle idee di Higgs, da quell'apparato tecnologico con quella metodologia di analisi dei dati usati da quella organizzazione? Non è che, se si cambia, pur sempre partendo dalle idee di Higgs e Soci, apparato tecnologico, metodiche di analisi dei dati ed organizzazione (le persone più le ”regole” attraverso le quali stanno insieme) si ottiene un diverso bosone di Higgs? Generalizzando: non è che ci stiamo accorgendo che a mano a mano che siamo più intrusivi (usiamo maggiore energia) non osserviamo più la Natura, ma la creiamo?

La ragione ulteriore. In realtà Higgs ha proposto un modello per “capire” come si formano le identità: emergono da uno sfondo che si concentra intorno a dei catalizzatori che, però, non hanno la più pallida idea di cosa uscirà dal loro catalizzare.
Stiamo lavorando su tre casi di utilizzo in questo senso delle idee di Higgs e Soci.
Il primo: un leader politico catalizza gruppi politici dallo sfondo della società. Ma non sa che tipo di gruppi ne usciranno. Cioè: governare è fare emergere qualcosa che chi governa non può prevedere …
Gli altri due esempi saranno postati su:
http://ettardi.blogspot.it/ : il caso dell’organizzazione informale di una impresa
http://imprenditorialitaumentata.blogspot.it/ : il caso della strategia di una impresa.
Crediamo che i risultati che stiamo ottenendo siano un grande contributo sia alle prassi concrete di Governo, sia al ruolo ed all'aspetto futuro di quella area di conoscenza “trasversale” alle altre che si chiama sistemica.

sabato 21 settembre 2013

La insensatezza della democrazia dell’alternanza

di
Francesco Zanotti


Sono stato ad un Convegno a Charleroi della “European Systemic Society”. Lo cito perché deve essere chiaro che la tesi che sosterrò è così ovvia per moltissimi, da moltissime parti del mondo, che sembra incredibile avere ancora una classe politica che persegue una ricetta così insensata.
Dunque, la “sistemica” è un’area di conoscenza diffusa, molto giovane, ma con alcuni capisaldi generali oramai così consolidati, da non essere neanche più esplicitati. Uno è certamente questo: un sistema complesso non può essere semplificato in due parti ben distinte e contrapposte. Mi vergogno quasi a scrivere di una “scoperta” che è a tutti notissima.
Ebbene, i nostri politici, invece, credono che non solo sia possibile, ma debba anche essere desiderabile far sì che una società complessa come la nostra accetti di strutturarsi in una destra e in una sinistra che, stabilmente, si confrontano. Ecco non le chiamiamo proprio “destra” e “sinistra”, ci aggiungiamo il “centro” ad ambedue per ammorbidire …
Il peggio è che anche le giovani leve della politica rimangono ancorate a questa pretesa di banalizzare una società complessa in due parti ben distinte e contrapposte.
Peccato che proprio non sia possibile … Se continuiamo ad insisterci , non illudiamoci che il nostro Paese possa essere guidato verso un nuovo sviluppo. Se si cerca di semplificare la complessità, questa si impone da sola. Peccato che lo faccia tanto più violentemente quanto più è stato intenso e prolungato lo sforzo di semplificarla.  


domenica 17 marzo 2013

Paura della conoscenza



di
Francesco Zanotti

Forse il dato più distintivo delle attuali classi dirigenti è la paura, oserei dire il disprezzo, verso la conoscenza. Operativamente: un rifiuto molto dannoso.
Devono gestire (governare verso lo sviluppo) sistemi umani, perché non hanno alcun desiderio e non fanno nulla per conoscere, innanzitutto, lo stato dell’arte delle scienze umane? Ne faccio un elenco, ovviamente non completo: psicologia, linguistica, sociologia, economia, politica, antropologia, filosofia, storia e, aggiungo, religioni?
Queste aree di conoscenza sono in profonda evoluzione sia a causa della loro palese insufficienza (come l’economia), ma, soprattutto, sotto la spinta delle scienze naturali che offrono nuovi linguaggi e paradigmi. Ne cito uno solo: la fisica quantistica. Come fanno ad esserne completamente all'oscuro?
Esiste una meta-conoscenza che si chiama sistemica che dovrebbe essere una scienza dei paradigmi che pesca da ogni area di conoscenza e cerca di costruire una meta conoscenza che dovrebbe generare un grande progresso in tutte le altre conoscenze “specialistiche”. Come fanno a non saperne proprio nulla quando, ad esempio, la teoria dei sistemi auto poietici permetterebbe di capire la probabile evoluzione del nostro sistema politico e le vere origini dell’attuale crisi economica?
Il problema è che in una democrazia “competitiva” non c’è tempo per la conoscenza. Tutto il tempo è impegnato a combattere l’avversario. Con buona pace dello sviluppo.

lunedì 9 luglio 2012

Silenzio, lo spread ascolta!

di
Francesco Zanotti


Forse non lo spread, ma i mercati che poi fanno alzare lo spread …
Qualcuno, insomma, ascolta e bisogna stare attenti a quello che si dice. Ogni contestazione è pericolosa perché allarma i mercati …
Ed ovviamente, ogni contestazione è sbagliata perché un governo di “tecnici” non può che tirar fuori dal cappello le soluzioni giuste all’innalzarsi dello spread ed alla crisi in generale.

Si tratta di un discorso semplicemente irragionevole. E, quindi, irresponsabile.
Irragionevole per mille motivi. Ma ve ne è uno che ritengo fondamentale: le soluzioni proposte dai tecnici non hanno nulla di “tecnico”. E’ una soluzione tecnica, che ne so, il calcolo dell’orbita di una navicella spaziale. La sua traiettoria è quella che esce dai calcoli suggeriti da una teoria. Punto e basta. Se non esiste una teoria, allora non si può dire: punto e basta. Si è nel campo delle opinioni. Bene, oggi non esiste una teoria economica che suggerisca come “calcolare” le politiche economiche. Per quanto riguarda le politiche economiche si è nel campo delle opinioni.
Allora le opinioni sono una ricchezza, al Governo spetterebbe di immaginare una sintesi, non censurare le opinioni che non coincidono con la sua.
Ovviamente anche la mia è un’opinione, un punto di vista. Ma non è solo il mio. E’ anche il punto di vista che suggerisce la sistemica, quella meta-scienza che cerca di capire come evolvono e possono essere governati i sistemi in generale ed i sistemi umani in particolare. Quella meta-scienza che raccoglie e sintetizza tutti i nuovi paradigmi che stanno nascendo nelle diverse scienze.
Quella meta-scienza che è del tutto sconosciuta all’attuale governo di “tecnici”.

Fatemi concludere con un mio ulteriore punto di vista: il fatto che Camusso e Squinzi siano stati fotografati sorridenti e, almeno su qualche aspetto, concordi, è secondo me, uno dei segnali che infondono più speranza.

martedì 20 marzo 2012

Per onorare Marco Biagi …



… “scatenare” la progettualità dei lavoratori

di
Francesco Zanotti


Dieci anni fa, era un altro mondo. Soprattutto non erano disponibili conoscenze che oggi, invece, è possibile usare.
Grazie a queste conoscenze, è possibile impostare la sfida del lavoro in termini completamente diversi.
Se qualcuno volesse veramente onorare la memoria di Marco Biagi, non dovrebbe rifiutarsi di usare le nuove conoscenze disponibili per andare oltre quello che egli ha pensato e proposto.

Le nuove conoscenze riguardano la sistemica.
Essa ci porta a ritenere che, in termini generali, non è vero che per perseguire l’interesse generale occorre sacrificare quelli particolari.
Specularmente, non è vero che esiste un interesse generale unico possibile (quasi un archetipo platonico) che sia evidente, chiaro e precostituito.
Esiste una società da costruire che può diventare come vogliamo. Dobbiamo immaginare e costruire l’interesse generale che più desideriamo. Tutti insieme.

mercoledì 1 giugno 2011

Draghi … sistemicamente “biased”- Parte prima


di
Francesco Zanotti

Il riferimento, ovvio, è all’Assemblea della Banca d’Italia di ieri. Ed alle “Considerazioni finali” del Governatore Mario Draghi.

Il giudizio che mi sento di esprimere è fondato su conoscenze diffuse di “sistemica”. Usando conoscenze avanzate di sistemica si potrebbe dire molto di più. Ma voglio fermarmi al noto e consolidato.

Il mio giudizio è: le proposte del Governatore hanno senso all’interno della realtà sistemica nella quale vive. Non nella realtà sistemica (gli spazi competitivi) nelle quali vivono le imprese.

Provo a spiegarmi.


Draghi immagina che esistano analisi oggettive e proposte che possono essere dimostrate scientificamente migliori delle altre. E propone le proprie analisi ed avanza le proprie proposte con l’intima convinzione che siano “vere” ed “inevitabili”.
La teoria dei sistemi spinge a pensare che questo punto di vista sia … errato… Ma non solo la teoria dei sistemi,anche le scienze che stanno dando ad essa nuovi modelli di riferimento: ad esempio, la matematica e la fisica

Per spiegare questa mia tesi … scendo giù. E mi metto nei panni di un piccolo imprenditore medio che, presumibilmente, non è un teorico dei sistemi. Il suo problema è pagare stipendi e fornitori. Per riuscirci deve incassare soldi da qualcuno che gli compri quello che produce.  Oggi egli trova con sempre più grande difficoltà chi gli compra i prodotti, vende sempre meno per quei prodotti a causa della imperante competizione di prezzo e incassa sempre più tardi e con difficoltà. Le banche avanzano sempre maggiori riserve a garantire quella liquidità che l’imprenditore oggi non riesce a procurarsi da solo.

Le proposte del Governatore dovrebbero facilitare la vita a questo imprenditore. Perché sarà il miglioramento della vita di questo imprenditore che genererà occupazione, che non metterà in crisi le banche, che permetterà di migliorare le entrate fiscali per aumentare la capacità di servizio dello Stato. Almeno così dovrebbe essere nelle società liberali.

Allora guardiamo queste proposte. Sono le proposte di cui tutti parlano, che nascono da un conclave ideale di esperti, ma che non si attuano mai. Sentendole, tutti gli appartenenti al Gotha dell’Economia italiana (presenti o non presenti) hanno  tirato un sospiro di sollievo perché tutti qui fannulloni attaccabrighe dei politici forse ora capiranno che è ora che sia diano una mossa …

Ma, supponiamo che esista una bacchetta magica fatta di fiducia, speranza, impegno, spirito di servizio, competenza e tutto (il fare le riforme e vederne i risultati) finisca in un anno.
Ma … in questo anno che ne è di quel piccolo imprenditore e delle migliaia di colleghi che sono nelle sue condizioni? Chi mantiene, in questo anno,  lui, i suoi operai e i suoi fornitori?

Beh, le banche o lo Stato. E, no! Le banche no! Il Governatore è stato chiaro: i soldi si danno solo alle imprese meritevoli (anche se non specifica come si fa ad individuarle, lasciando credere che esiste il modo di farlo. E questo non è vero! Se qualcuno è convinto di sapere come fare si faccia avanti e ne discutiamo). Lo Stato? Beh sarebbe un bel rivolgimento verso una società collettivista: non è più l’impresa che produce ricchezza e permette lo sviluppo dello Stato, ma è lo Stato che deve mantenere l’impresa.

Sì, sono stato un po’ brutale, ma davvero sarebbe importante giudicare ogni proposta in base al suo impatto sulla capacità di produrre cassa delle imprese.
E’ molto difficile raccontare (prevedere) come è quando la strategia delle riforme permetterà alle imprese di produrre cassa.

Allora perché questa insistenza sulle riforme?
Perché rappresenta il punto di vista tipico del Gotha dell’economia italiana che è un gruppo chiuso e che considera, appunto,oggettivo il suo punto di vista e inevitabili le sue proposte. Ma le proposte che nascono da gruppi chiusi sono sistemicamente auto riferite. Hanno l’obiettivo (inconscio) di perpetuare il gruppo che ha condotto le analisi ed ha progettato le cose da fare. Per i riferimenti in dettaglio, si vedano Maturana, Varela e Luhmann che descrivono la relazione di un sistema chiuso con l’ambiente esterno come “accoppiamento strutturale”.

Detto diversamente, la visione di Draghi raccoglie il consenso di coloro che fanno parte del suo sistema. Chi sta fuori, probabilmente, non la condivide. Nei fatti non può essere efficace.
Per tornare al nostro piccolo imprenditore, credo che egli condivida questa impostazione quando si trova in Confindustria. Quando entra dentro il sistema con cui dialoga e legittima Draghi. Quando torna a casa si trova a “leticare” con problemi che, scopre, non possono essere risolti dalle riforme.

In aggiunta c’è da dire che… Le riforme non si attuano non perché esistono i “cattivoni” che non le applicano. Ma perché è sistemicamente impossibile che si realizzino proprio per il modo in cui sono generate. Una democrazia rappresentativa e semplificante non può governare una società complessa. In essa, i Governanti costituiscono anch’essi un sistema chiuso. Ogni proposta di riforma avanzata da governanti, scelti attraverso semplificazioni e deleghe con il voto, si scontrerà con la contrarietà di tutti coloro che non hanno partecipato ad elaborarle. Non solo il Gotha dell’economia, ma anche le parti politiche sono inevitabilmente autoriferite. Detto più scientificamente: le proposte sono la manifestazione dell’autopoeisi del sistema. Non sono il frutto di analisi “oggettive” e progettualità necessitanti.

Concludendo: le riforme non sono la soluzione. E, tanto, non si realizzeranno mai in questo tipo di società.

Ed allora? Allora la proposta alla parte seconda …

martedì 14 dicembre 2010

Stasera su Lombardia Channel 666 digitale terrestre: qualche spruzzo di trasgressione!


Che accade? Sono stato invitato ad un talk show su Lombardia Channel.
Gli argomenti, sono, nella prima mezz'ora, i fatti del giorno. Poi si parla di "Milano e il denaro". Cioè di economia.
Proverò a sostenere qualcuna delle tesi che sono state presentate in questo blog.
Per illustrarle, partirò dall'articolo di fondo di Guido Gentili sul Sole 24 Ore di oggi, 14 dicembre 2010, che sembra sostenere tesi esattamente opposte a quelle che mi sono care.
Parto dalla sua tesi iniziale...sulla quale, invece, sono d'accordo: la battaglia parlamentare che si conclude oggi...non si concluderà affatto. Ma sembra destinata a risuonare in eterno. Sono d'accordo sulla previsione, ma mi sembra manchi completamente l'indicazione dell'origine di questo fenomeno. Essa consiste nella chiusura auto referenziale della classe politica...meglio:di tutte le classi dirigenti...che risuonano in accoppiamento strutturale con la società della quale dovrebbero guidare lo sviluppo. "Accoppiamento strutturale" significa che, a causa di questa autoreferenzialità, le classi dirigenti non possono capire i messaggi in arrivo dalla Società e, quindi, rispondono con messaggi in uscita che la Società non può che giudicare insensati perchè sono sostanzialmente messaggi di conservazione. I messaggi, insensati, di conservazione sono: il valore della stabilità economica e politica, le riforme istituzionali, lo shock generato da Marchionne, il valore della competititvità.
E mi sembra manchi una proposta per superare l'autoreferenzialità: le classi dirigenti dovrebbero aggiungere alla loro cultura attuale le conoscenze, già oggi disponibili di sistemica, che porterebbe loro a comprendere cosa significa "accoppiamento strutturale" e ad avviare processi di progettualità sociale e non decisionali.
Sono d'accordo sulla tesi iniziale, ma non sulle altre. Che sono proprio quelle che ho definito (absit inuria verbis): messaggi insensati. Dettaglio brevemente, rimandando il lettore ai post dove ho già trattato questi temi.
La stabilità può essere un valore solo per le classi dirigenti stesse che, solo grazie alla stabilità, possono continuare a fare le classi dirigenti.
Le riforme istituzionali, innanzitutto, non si riesce a farle. Quindi, anche se fossero una soluzione, non potrebbero sviluppare i loro effetti in tempi utili. E, poi, per fortuna, non si riescono a fare perchè non possono funzionare. La prima ragione, di ordine generale, è che nessuno è in grado di conoscere quali saranno i comportamenti reali che certe riforme faranno emergere. Comportamenti degli Attori economici, sociali, politici, istituzionali etc. La seconda ragione di ordine specifico è che queste riforme tendono a semplificare ed ad aumentare il controllo delle classi dirigenti. E ciò, in una società complessa, aumenta l'autoreferenzialità delle classi dirigenti e, quindi, i guai generati dal loro rapporto di accoppiamento strutturale con la Società.
Marchionne sta facendo del suo meglio, ma usa una conoscenza organizzativa completamente superata che lo porta a lavorare solo sull'organizzazione formale, ignorando completamente le dinamiche di sviluppo e le potenzialità di governo dell'organizzazione spontanea di una impresa. Questo lo porta ad un inevitabile confliggere. Mentre potrebbe, usando conoscenze organizzative più avanzate, veramente rivoluzionare relazioni sindacali, efficacia ed efficienza aziendale.

mercoledì 20 ottobre 2010

Un Expo della conoscenza come stimolo e contesto all’Expo 2015

Lettera aperta a tutte le persone, le forze politico-sociali e le istituzioni che hanno a cuore l’Expo 2015.

L a storia dell’Expo è arrivata ad un giro di boa fondamentale. Non solo perché si è risolto il problema delle infrastrutture e perché è arrivata l’approvazione del BIE, ma, credo, soprattutto, perché è iniziata una nuova stagione di responsabilità sociale complessiva: la responsabilità di collaborare a riempire di contenuti le strutture.
Si tratta di una stagione nelle quale finalmente possiamo compiere il passo decisivo che attendiamo da decenni: il passaggio dalla protesta alla proposta. Ed a proposte di ampio respiro, capaci di costruire un nuovo sviluppo etico ed estetico e non strumentali a qualche interesse ed a qualche ideologia.

L’obiettivo di questa lettera è quello di iniziare a interpretare questa responsabilità con una proposta concreta “di sistema”.

lunedì 12 luglio 2010

Debolezza e miopia … se vogliamo appuntamento al 20 luglio


In un appassionato e lungimirante articolo di fondo, Sergio Romano accusa sostanzialmente l’attuale classe dirigente di debolezza e miopia. E l’accusa si fa indiscutibile quando ci si confronta con le forze e le lungimiranze che hanno, nel recente passato, costruito questo Paese.
L’Ambasciatore Romano ci pone, retoricamente, perché è chiaro che solo la seconda ha senso, di fronte a due strategie. La prima è quella di aggiustare il presente, la seconda è quella di costruire un nuovo futuro.
Ringraziando Sergio Romano per il suo articolo mi piacerebbe sapesse (cari balbettanti, mi aiutate a farglielo sapere?) che noi balbettanti poietici abbiamo scoperto, innanzitutto, quali sono le ragioni che impediscono una nuova ed intensa vastità dello sguardo.

...continua

Ce ne stiamo accorgendo a colpi di crisi ricorrentesi in ogni dimensione dell'umano. E' evidente che dovunque guardiamo c'è qualcosa che, gravemente, non va: lo sviluppo economico, la povertà, il rapporto con la natura, la soddisfazione sul lavoro e le profonde esigenze di realizzare una vita degna... E allora vogliamo smetterla di denunciare il passato? Sta diventando stucchevole cercare l'ennesimo cantuccio della stanza della società industriale e scoprire ancora una volta l'accumularsi di una polvere. E' il momento di lasciar riposare per un po' la denuncia e la protesta anche perché, se siamo onesti, dobbiamo chiederci: ma noi dove eravamo in questi anni?

Vivevamo su Marte e improvvisamente siamo tornati sulla terra ed abbiamo scoperto che quegli inetti di terrestri, dopo la nostra denuncia, non aveva fatto nulla. E tocca ancora a noi risvegliare le coscienze? Certo che no! Noi abbiamo vissuto immersi in questa società. Sono anche le nostre azioni che hanno mantenuta chiusa la stanza. Lasciando accumulare e incancrenire polvere. Viene quasi da dire: l’accumularsi e l’incancrenirsi ci fa comodo perché la nostra unica competenza era il contestare. Visto che sul costruire abbiamo dato tutti pessima prova.
E non si dica che qualche potere forte, da qualche parte ha impedito che le nostre folgoranti idee liberassero la stanza dalla polvere dell’ingiustizia, del privilegio … Quelli che sembrano poteri forti lo sono solo di fronte alla nostra incapacità di costruire alternative.
Cara e vecchia società di tutti noi, dunque. Che ci ha permesso di superare secolari infelicità … Certo non tutte, certo non a tutti, certo non ugualmente, ma molto.
Cara e vecchia società dalla quale ora dobbiamo allontanarci con un pizzico di nostalgia. Portandoci dentro lo zaino che accompagna ogni viaggio tutto quello che di buono ha prodotto.
E con il passo che diventa sempre più baldanzoso a mano a mano che diventa chiaro il luogo, la nuova società verso la quale siamo diretti ..
Ma verso quale luogo vogliamo dirigerci? Quale nuova società vogliamo costruire?
Noi certo non lo sappiamo! Sappiamo solo come fare a costruirla!

Allora la nostra proposta è strana. Non abbiamo soluzioni, linee politiche, idee originali. Ma un metodo con il quale generarle.
Primo passo di questo metodo: cambiamo i linguaggi. Secondo usiamo questi nuovi linguaggi per progettare insieme .. Accidenti, mi rendo conto che mi sto avventurando in un sentiero accidentato …
Allora provo con una storiella. Pensiamo di indossare occhiali verdi e di dover dipingere una parete di un nuovo colore: il verde ci ha seccati. Ai nostri piedi abbiamo una vasta gamma di barattoli di vernice. Ma tutti i colori ci sembrano gradazioni del verde. E, così, piano piano ci sembra inutile ridipingere una stanza di un nuovo colore che potrà essere solo una gradazione di verde. Accidenti ai poteri forti che ci costringono a dipingere sempre e solo di verde …
Ma poi arriva qualcuno che ci convince che un certo barattolo contiene il rosso. Ma apparirà rosso solo quando lo stendiamo sulla parete … Così, spinti da nuova fiducia e dalla voglia di avere nuova fiducia, cominciamo a dipingere. Ma, anche dopo averlo steso sulla parete, quel colore continua ad essere l’ennesima gradazione del verde. Allora la nostra collera e massima: certo solo un grande complotto di qualche potentato molto potente ci può costringere a naufragare in un mare di verde …
Maledetti poteri forti .. .
Così attiviamo un Gruppo antiverde. Che, innanzitutto, continua ossessivamente a dimostrare che tutto è di quel verde che, oramai invece di speranza, sta a segnalare schifezza. E poi cerca di buttare via tutti i barattoli …
Cosa significa partire dai linguaggi e dal metodo per usarli?
Significa togliersi gli occhiali verdi. E riuscire così a scoprire che tutti i barattoli sono effettivamente di mille colori. Riuscendo a vedere mille colori rinasce davvero la speranza di poter dipingere diversamente la stanza. Ma non possiamo stare senza occhiali ed ogni tipo di occhiale, anche il più sofisticato, altera i colori … Anche il rosso più sfavillante sarà, poi, sempre, ideologicamente, rosso … Ed allora che fare? Impariamo a cambiare occhiali quando vogliamo vedere cose diverse. Ma, poi, come dipingiamo quella stanza? Inevitabilmente tutti insieme con occhiali diversi. Perché ognuno può portare un solo tipo di occhiali per volta. E per fare della stanza un capolavoro, sono necessari tutti i colori. Quando il dipinto a mille mani sarà finito potremmo vedere un miracolo che piacerà a tutti e che tutti potranno vederlo in modo sempre diverso. Basterà indossare gli occhiali degli altri e se ne scoprirà un bellezza diversa.
Allora il nostro programma è molto semplice. Apparirà forse banale e ininfluente: diffonderemo nuovi linguaggi ed attiveremo gruppi progettuali che li useranno per progettare i mille aspetti di una nuova società.
I linguaggi sono i modelli e le metafore che nell'ultimo secolo, provenendo sostanzialmente dalle scienze della natura, si sono aggiunti a quelli tipici della società industriale.
Il metodo con il quale li useremo sarà Sorgente Aperta …
Ma perché “balbettanti”? Perché nel progettare un nuovo mondo ci rendiamo conto che il primo esprimersi non sarà che un balbettio. E, perché “poietici”? Perché il balbettio dovrà essere fecondo. Si trasformerà certamente in storie che cominceranno ad essere vissute.
Allora anche questo manifesto è un balbettio poietico? Certamente. Speriamo di doverlo riscrivere al più presto meno balbettante e più fecondo.