… “scatenare” la
progettualità dei lavoratori
di
Francesco
Zanotti

Grazie a queste conoscenze, è possibile impostare la
sfida del lavoro in termini completamente diversi.
Se qualcuno volesse veramente onorare la memoria di
Marco Biagi, non dovrebbe rifiutarsi di usare le nuove conoscenze disponibili
per andare oltre quello che egli ha pensato e proposto.
Le nuove conoscenze riguardano la sistemica.
Essa ci porta a ritenere che, in termini generali,
non è vero che per perseguire l’interesse generale occorre sacrificare quelli
particolari.
Specularmente, non è vero che esiste un interesse
generale unico possibile (quasi un archetipo platonico) che sia evidente,
chiaro e precostituito.
Esiste una società da costruire che può diventare
come vogliamo. Dobbiamo immaginare e costruire l’interesse generale che più desideriamo.
Tutti insieme.
Queste convinzioni, declinate per quel particolare
sistema che è l’impresa, permettono di impostare il problema del lavoro in modo
diverso dall’attuale che sta creando un conflitto latente che esploderà o
perché non si trova un accordo tra Governo e parti sociali. O perché il
proseguire della crisi rivelerà l’inconsistenza di un accordo fondato su un
concetto di lavoro e di impresa che non ci sono più!
L’impresa non è una macchina della quale le persone
sono ingranaggi. Una macchina che deve svolgere una funzione specifica nella
società. E’ molto più simile ad un essere vivente che costruisce la propria
ecologia e contribuisce alla evoluzione complessiva della Natura. E’ un sistema
umano che costruisce un proprio mercato come ologramma di una società.
Il lavoratore è certamente un esecutore, ma è anche
un Progettatore. Costruisce una parte importante dell’organizzazione:
l’organizzazione informale che è come la semantica dell’organizzazione formale.
E’ l’antenna dell’impresa nella società attraverso la quale l’impresa può
immaginare nuovi prodotti e nuovi servizi, nuovi significati di prodotti e
servizi.
Se questo è vero, allora all’impresa non servono
solo le mani, ma anche la mente ed il cuore delle persone. L’impresa si
svilupperà se riuscirà a sviluppare e coinvolgere la mente ed il cuore delle
persone (persone e non risorse umane) che in essa lavorano.
Se questo è vero, allora sono il conflitto e la
contrapposizione tra impresa e lavoratori che impediscono di costruire sviluppo.
Il salario? Se l’impresa coinvolge progettualmente
le persone che in essa operano sarà capace di aumentare la sua capacità di
produrre cassa. E, così, vi sarà finalmente qualcosa in più da dividere. Vi
sarà una coperta che diventa sempre più grande. Invece delle coperte che
vengono rese sempre più piccole dai mille conflitti che vengono giudicati - erroneamente
- inevitabili in una impresa.
Ah … non inquinate tutto con il concetto di
profitto. E’ un termine ideologico che contribuisce solo ad aumentare il
conflitto. Se lo si guarda da vicino, si scopre che può avere tanti significati
anche dalle implicazioni opposte. Può essere l’utile, ma l’utile non è
spendibile se, ad esempio, è infarcito di tanti crediti. Può essere il
dividendo, oppure il ROE o l’EVA. Tutte accezioni che comportano politiche
radicalmente diverse …
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