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martedì 9 agosto 2011

Debito, Democrazia Sistemica … prima o poi!


Boh… prima o poi …

Prima o poi, diverrà chiaro quello che andiamo scrivendo da mesi: una democrazia rappresentativa non può governare lo sviluppo di una società complessa. Le recenti rocambolesche e tristi vicende del debito americano ne sono l’ultima dimostrazione. Ma basta guardarsi intorno e si vede quale paralisi progettuale e decisionale colpisce ogni ambito della vita politica. Perché la democrazia rappresentativa non può funzionare? Perché prevede un Governo che, gerarchicamente, progetta e decide. Non è rilevante che il Governo sia scelto dal popolo. Si tratta di una delega che vale nel momento in cui è stata data e neanche un secondo in più. Poi, i votanti tornano ad immergersi nelle appartenenze multiple (spesso appartenenze flebili ed emarginanti) che ne determineranno i giudizi, le scelte e comportamenti. Il conflitto o il disinteresse. E, quando il Governo prova a fare il mestiere per il quale è stato eletto scopre che deve sempre ricominciare da capo a costruire quel consenso che gli è indispensabile, ma che non gli è garantito in nessun modo dal rito del voto.

Prima o poi, diverranno interessanti le proposte alternative (mappe, metodologie, linguaggi) di Governo di una società complessa, a diversi livelli, che già esistono. Del tipo: Sorgente Aperta di cui, anche, abbiamo scritto e sperimentato diffusamente. Proposte per stimolare e gestire una nuova progettualità a livello di imprese, organizzazioni ed istituzioni.

Prima o poi, diventeranno interessanti le esperienze che si stano facendo: dalla Costituzione dell’Islanda all’Innovatori Jam 2011(www.innovatorujam.it di futura accessibilità).

Prima o poi... sperando che non sia troppo tardi...

giovedì 28 luglio 2011

Io imprenditore, le mie associazioni, gli stipendi da pagare

di
Francesco Zanotti


Tutti i giornali di oggi riportano le proposte congiunte delle principali associazioni imprenditoriali e sindacali.
Immaginiamo che io sia uno dei piccoli imprenditori che aveva un mestiere, ma che ora sta perdendo di senso. Oppure un terzista che sta soffrendo la crisi del suo cliente di riferimento… Qualcuno, forse, si ricorda il caso da me citato più volte e raccontato dal prof Sartori: un produttore di scarpe toscano a cui la produzione di scarpe costa 17 Euro che si è trovato sdoganate al porto di Livorno scarpe provenienti dalla Cina a 4 Euro. Ecco prendiamo questo piccolo imprenditore, le sue ansie nel pagare gli stipendi, la sua liquidità esaurita, le banche e i creditori in allarme se non sul sentiero di guerra, come riferimento.
E cerchiamo di capire l’impatto che avranno su di lui queste proposte. Immaginiamo anche che esse possano venire realizzate con un colpo di bacchetta magica …

“Per una crescita duratura, creiamo le condizioni per l’aumento della produttività”. Non dico chi ha fatto né questa proposta, né le altre che citerò in nome del precetto: si dice il peccato e non il peccatore. Se si vuole un riferimento più autorevole, si ricordi papa Giovanni XXIII e la sua distinzione tra errante ed errore …
E’ una proposta che suona come una beffa al nostro amico costruttore di scarpe. Mi sembra di sentirlo “Ma come: io non riesco a vendere le mie scarpe e questi vogliono che ne produca di più?”. Certo, gli si può rispondere: perché così costeranno meno…  Ma l’obiezione muore in gola perché è evidente che nessun aumento di produttività potrà ridurre i costi tanto da competere con chi può vendere le stesse scarpe a 4 Euro.
Le altre proposte non sono una beffa, ma molte suonano come la famosa orazione “Cicero pro domo sua”: aiutate il mio settore. Altre chiedono un miglior funzionamento del Sistema Italia nel suo complesso… Altre ancora…

E’ inutile che io entri nei dettagli: basta comprare il Sole 24 Ore di oggi e leggere a pagina 11. Dopo la lettura, il nostro amico imprenditore nelle scarpe (e molti altri imprenditori in condizioni “strategiche” simili) si accorgerebbe che nessuna di questa proposte lo aiuta nei problemi di liquidità che sono diventati insostenibili. Nessuna lo aiuta con un mercato al quale non può chiedere di comprare a 20 Euro (i suoi 17 erano solo i costi di produzione. Poi occorre aggiungere costi di spedizione, vendita etc.) quello che può comprare a 4 Euro (in questo caso tutti i maggiori costi sono già compresi). Soprattutto, nessuna lo aiuta a riprogettare la sua impresa e i suoi prodotti perché quelli che produce attualmente proprio non sono più proponibili.

Certo tutte queste proposte bisognerà realizzarle, ma sarà possibile farlo quando le imprese avranno ripreso la loro capacità di produrre ricchezza. Tentarle oggi sarebbe come stiracchiare una coperta che diventa sempre più corta, perché le imprese stanno perdendo la capacità di produrre valore. Peggio sarebbe coltivare pericolose illusioni: ci si fermerebbe ad attendere (oggi ci fermiamo addirittura ad attendere che vengano approvate) che la realizzazione di queste proposte sviluppasse i suoi effetti … E, così, la coperta si accorcerebbe sempre di più perché lo stiracchiarla non riuscirebbe a coprire le imprese. Ed allora occorrerebbe tirarla ancora di più… fino allo strappo inevitabile del quale si intravvedono i primi sfilacciamenti.

In alternativa? Occorre aumentare la capacità di progettualità strategica delle imprese fornendo loro nuove conoscenze e metodologie di strategia d’impresa. Magari attraverso le banche che potrebbero vendere non solo finanza, ma conoscenza. E’ questa una proposta che va direttamente al nocciolo del problema: permette di costruire dal basso (cioè subito) un nuovo sistema di imprese, nuove banche ed una nuova società.

lunedì 18 luglio 2011

Una Via allo Sviluppo che parta dal basso

di
Francesco Zanotti

Il Sole 24 Ore, sabato, ha proposto una sua ricetta allo sviluppo. Si tratta di una ricetta dall’alto. Che deve attivare chi governa, mentre noi tutti possiamo solo stimolare o contestare chi governa. E poi aspettare.

In questo blog, a più riprese, abbiamo iniziato a tratteggiare un strategia dal basso che ci vedrebbe tutti attori protagonisti, non solo contestatori o piagnoni. A proposito: facciamo l’associazione di tutti quelli che si sono stufati delle denunce? E che diamine, è evidente che tutta una società è al collasso: non sarebbe meglio proporre, invece di contemplare con masochistico piacere questo collasso in ogni suo anfratto? Davvero, piantiamola: la denuncia è un ottimo alibi per non fare proposte.

In questo spirito, torniamo alla nostra proposta.

Immaginate che tutti noi ci impegniamo ad aumentare gli schemi mentali (gli occhiali con cui guardiamo il mondo) di cui disponiamo. La “potenza” progettuale complessiva  della nostra società farebbe un enorme salto di qualità. Cominceremmo ad intravedere ampi spazi di futuro che prima non vedevamo a causa di occhiali appannatissimi da passato e privilegi (anche meschini) da conservare. Immaginate che vi sia una classe dirigente capace di trasformare questa potenzialità progettuale in atto. Stimolando le persone ad usarla, sintetizzando le loro proposte. In poco tempo, noi avremmo trasformato la nostra economia, la nostra finanza, la nostra socialità. Poi, verranno le riforme ad istituzionalizzare la nuova società che è, però, già vita concreta.

Troppo astratto? Allora facciamo degli esempi.



martedì 5 luglio 2011

Alberoni... per l'Expo della Conoscenza

Scopriamo con sommo piacere che anche Francesco Alberoni, noto sociologo, è uno di noi, un balbettante poietico che intravede nella necessità di un cambiamento profondo l’unico esito possibile (positivo) di questa fase, che non è una crisi temporanea, ma “semplicemente” la manifestazione della chiusura di un lungo ciclo storico dell’evoluzione umana.
Sulla prima del Corriere di lunedì 4 luglio, giorno dell’indipendenza, in primis della mente, scrive infatti , dopo una descrizione dura della situazione economico industriale che stiamo vivendo nella quotidianità che “in tutto l’Occidente ed in particolare in Italia, ci siano le risorse CULTURALI per evitare il sottosviluppo, ma che certo tutti evitino azioni dissennate e cambino mentalità. Questa non è una recessione, è una svolta storica che richiede di inventare nuove istituzioni, e nuove imprese”.
Ricordiamo che Alberoni ha costruito la sua fortuna di ricercatore ed accademico proprio con lo studio dei movimenti culturali più recenti della storia del nostro paese. In altre parole, sa benissimo che istituzioni ed imprese sono il frutto dell’azione collettiva di persone che progettano un nuovo mondo; certo il risultato è “emergente”, ovvero non pianificabile dall’origine, ma frutto dell’azione umana. Quindi, per il profondo cambiamento necessario, secondo il sociologo milanese, la miccia da accendere è in primis culturale. Nuove parole, nuovi obbiettivi . Per fare avvenire tutto questo e generale nuova impresa (che generi prodotti ed attività economica per pagare buoni stipendi, buoni dividenti e tante tasse), è necessario uno stimolo culturale, e, così, per rigenerare e non riformare le istituzioni decadenti, è necessario saper immaginare qualcosa di radicalmente nuovo ed anche appassionante…cosa che non può fare nessuna grande riforma partorita dal parlamento o dalle stanze di qualche intellettuale solitario…..quello che non dice Alberoni è come fare…
Noi una proposta l’abbiamo avanzata, seria, scientifica, profonda, sincera, estetica, diffusa ed elitaria al contempo. L’Expo della Conoscenza. La storia l’abbiamo già raccontata tante volte in questo blog... non mi dilungo oltre….Sta di fatto che…abbiamo scoperto un nuovo compagno di strada.
Avanti tutta.
Chi altro si fa avanti?

lunedì 9 maggio 2011

Ho partecipato ad Italia Camp

di Francesco Zanotti


Sabato 7 maggio 2011, ho partecipato alla manifestazione di Italia Camp, una associazione che ha (riposto testualmente dal sito www.italiacampi.it): l’obiettivo di costruire - partendo dai centri universitari nazionali e internazionali - una rete progettuale, permanente e intergenerazionale. Una rete di persone che dia vita ad un nuovo processo di coinvolgimento e partecipazione di tutte le componenti della società civile del nostro Paese e che, attraverso la discussione, la raccolta e l’elaborazione di idee sia in grado di realizzarle.

Iniziativa assolutamente da sostenere. Per dare il mio contributo, provo ad indicarne qualche punto di forza, di debolezza e provo ad indicare qualche suggerimento.

mercoledì 20 ottobre 2010

Un Expo della conoscenza come stimolo e contesto all’Expo 2015

Lettera aperta a tutte le persone, le forze politico-sociali e le istituzioni che hanno a cuore l’Expo 2015.

L a storia dell’Expo è arrivata ad un giro di boa fondamentale. Non solo perché si è risolto il problema delle infrastrutture e perché è arrivata l’approvazione del BIE, ma, credo, soprattutto, perché è iniziata una nuova stagione di responsabilità sociale complessiva: la responsabilità di collaborare a riempire di contenuti le strutture.
Si tratta di una stagione nelle quale finalmente possiamo compiere il passo decisivo che attendiamo da decenni: il passaggio dalla protesta alla proposta. Ed a proposte di ampio respiro, capaci di costruire un nuovo sviluppo etico ed estetico e non strumentali a qualche interesse ed a qualche ideologia.

L’obiettivo di questa lettera è quello di iniziare a interpretare questa responsabilità con una proposta concreta “di sistema”.

giovedì 27 maggio 2010

Provo a rispondere ... e rimando a ...


E’ molto difficile rispondere esaurientemente all’incalzare del Sig. G… Ma ci provo.

Oggi, i cittadini si attendono proposte sulle quali scegliere. E si attendono che coloro che si affacciano alla vita pubblica abbiano queste proposte.
Bene, ma di quali proposte si può trattare? Vi possono essere proposte di contenuto. Del tipo: secondo noi., il sistema industriale italiano deve evolvere in questo modo, del sistema finanziario deve accadere così e così, le riforme istituzionali devono essere queste e quelle, etc. Proposte concretamente di contenuto di fronte alla quali scegliere.

Ecco, io credo che questo metodo non funzioni. Non permetta di costruire strade di sviluppo non solo condivise, ma emozionanti, sulle quali costruire una emozionante storia esistenziale. Porta a costruire percorsi di compromesso, sempre più difficili da costruire e sempre più banali. Porta al presente incartamento economico, sociale, politico, istituzionale e culturale.

Credo che funzioni un altro metodo. Ed è il seguente. Chi vuole fare politica, come noi, deve fornire stimoli e strumenti progettuali. Gli stimoli che abbiamo fornito sono le domande di cui sopra. Gli strumenti progettuali sono i modelli e le metafore della complessità e le metodologie per utilizzarli. Ed abbiamo cominciato a descriverli nel nostro libro, che è possibile scaricare dal sito.
Poi, deve farsi carico di sintetizzare le risposte che ci arrivano da coloro che ci vorranno aiutare, facendo in modo che ogni contributo non sia minimamente variato, ma chi l’ha proposto trovi nella sintesi che andremo a disporre una valorizzazione molto più completa di quella che riteneva possibile.

Faccio un esempio. Consideriamo una delle domande proposte da Aleph III: cosa è possibile fare di fronte al fatto che stiamo assistendo ad una competizione che sta diventando sempre più di prezzo ed una competizione di prezzo distrugge la capacità di produrre valore di ogni impresa? Per provare a rispondere a questa domanda, occorre capire come nasce e cresce la competizione. Solo la teoria dei sistemi autopoietici può aiutarci. La stessa teoria ci può suggerire cosa fare per evitare che la competizione degeneri in questo modo. Allora, la nostra proposta è che non solo le classi dirigenti politiche, ma tutti (dagli imprenditori ai lavoratori) accettino di guardare al fenomeno della competizione con gli “occhiali” dei sistemi autopoietici.

Io ho certamente un'idea di come fare. Ma credo che, se provassi a parlare di questa idea a chi non condivide questa visione della competizione, sarebbe tempo perso. Anzi, bloccherebbe ogni dialogo. Allora credo sia necessario iniziare ad invitare tutti a riflettere su questo tema. Magari trovano una soluzione anche senza passare dalla teoria dei sistemi auto poietici.

Questo blog è destinato ad avviare sforzi progettuali di questo tipo. Per riuscirci abbiamo pensato, innanzitutto, di sintetizzare quelle che ci sembrano le domande chiave alle quali costruire una risposta. Poi, di rendere disponibile il libro che è scaricabile in rete. Poi, di mettere in campo una serie di iniziative, opportunamente descritte nel libro: serate tematiche, presentazioni a diverse tipologie di attori sociali, il progetto di un Evento epocale.

E poi, con una serie di articoli che, di volta in volta, sotto la spinta dell’attualità, forniscano le nostre ipotesi di risposta alle domande che abbiamo individuato.

Ovviamente, queste iniziative non sono le uniche possibili: sono quelle che ci sono venute in mente. Aperti a considerarne altre. Aperti a pubblicare risposte e proposte.

Ritengo che fare domande, fornire strumenti, lasciare spazio a proposte, impegnarsi a sintetizzarle sia molto più importante che fare proposte da parte nostra.

Però, se proprio vengo preso per la giacca... provo a fornire una risposta... nel post di domani o dopo a commento della assemblea di Confindustria.

...continua

Ce ne stiamo accorgendo a colpi di crisi ricorrentesi in ogni dimensione dell'umano. E' evidente che dovunque guardiamo c'è qualcosa che, gravemente, non va: lo sviluppo economico, la povertà, il rapporto con la natura, la soddisfazione sul lavoro e le profonde esigenze di realizzare una vita degna... E allora vogliamo smetterla di denunciare il passato? Sta diventando stucchevole cercare l'ennesimo cantuccio della stanza della società industriale e scoprire ancora una volta l'accumularsi di una polvere. E' il momento di lasciar riposare per un po' la denuncia e la protesta anche perché, se siamo onesti, dobbiamo chiederci: ma noi dove eravamo in questi anni?

Vivevamo su Marte e improvvisamente siamo tornati sulla terra ed abbiamo scoperto che quegli inetti di terrestri, dopo la nostra denuncia, non aveva fatto nulla. E tocca ancora a noi risvegliare le coscienze? Certo che no! Noi abbiamo vissuto immersi in questa società. Sono anche le nostre azioni che hanno mantenuta chiusa la stanza. Lasciando accumulare e incancrenire polvere. Viene quasi da dire: l’accumularsi e l’incancrenirsi ci fa comodo perché la nostra unica competenza era il contestare. Visto che sul costruire abbiamo dato tutti pessima prova.
E non si dica che qualche potere forte, da qualche parte ha impedito che le nostre folgoranti idee liberassero la stanza dalla polvere dell’ingiustizia, del privilegio … Quelli che sembrano poteri forti lo sono solo di fronte alla nostra incapacità di costruire alternative.
Cara e vecchia società di tutti noi, dunque. Che ci ha permesso di superare secolari infelicità … Certo non tutte, certo non a tutti, certo non ugualmente, ma molto.
Cara e vecchia società dalla quale ora dobbiamo allontanarci con un pizzico di nostalgia. Portandoci dentro lo zaino che accompagna ogni viaggio tutto quello che di buono ha prodotto.
E con il passo che diventa sempre più baldanzoso a mano a mano che diventa chiaro il luogo, la nuova società verso la quale siamo diretti ..
Ma verso quale luogo vogliamo dirigerci? Quale nuova società vogliamo costruire?
Noi certo non lo sappiamo! Sappiamo solo come fare a costruirla!

Allora la nostra proposta è strana. Non abbiamo soluzioni, linee politiche, idee originali. Ma un metodo con il quale generarle.
Primo passo di questo metodo: cambiamo i linguaggi. Secondo usiamo questi nuovi linguaggi per progettare insieme .. Accidenti, mi rendo conto che mi sto avventurando in un sentiero accidentato …
Allora provo con una storiella. Pensiamo di indossare occhiali verdi e di dover dipingere una parete di un nuovo colore: il verde ci ha seccati. Ai nostri piedi abbiamo una vasta gamma di barattoli di vernice. Ma tutti i colori ci sembrano gradazioni del verde. E, così, piano piano ci sembra inutile ridipingere una stanza di un nuovo colore che potrà essere solo una gradazione di verde. Accidenti ai poteri forti che ci costringono a dipingere sempre e solo di verde …
Ma poi arriva qualcuno che ci convince che un certo barattolo contiene il rosso. Ma apparirà rosso solo quando lo stendiamo sulla parete … Così, spinti da nuova fiducia e dalla voglia di avere nuova fiducia, cominciamo a dipingere. Ma, anche dopo averlo steso sulla parete, quel colore continua ad essere l’ennesima gradazione del verde. Allora la nostra collera e massima: certo solo un grande complotto di qualche potentato molto potente ci può costringere a naufragare in un mare di verde …
Maledetti poteri forti .. .
Così attiviamo un Gruppo antiverde. Che, innanzitutto, continua ossessivamente a dimostrare che tutto è di quel verde che, oramai invece di speranza, sta a segnalare schifezza. E poi cerca di buttare via tutti i barattoli …
Cosa significa partire dai linguaggi e dal metodo per usarli?
Significa togliersi gli occhiali verdi. E riuscire così a scoprire che tutti i barattoli sono effettivamente di mille colori. Riuscendo a vedere mille colori rinasce davvero la speranza di poter dipingere diversamente la stanza. Ma non possiamo stare senza occhiali ed ogni tipo di occhiale, anche il più sofisticato, altera i colori … Anche il rosso più sfavillante sarà, poi, sempre, ideologicamente, rosso … Ed allora che fare? Impariamo a cambiare occhiali quando vogliamo vedere cose diverse. Ma, poi, come dipingiamo quella stanza? Inevitabilmente tutti insieme con occhiali diversi. Perché ognuno può portare un solo tipo di occhiali per volta. E per fare della stanza un capolavoro, sono necessari tutti i colori. Quando il dipinto a mille mani sarà finito potremmo vedere un miracolo che piacerà a tutti e che tutti potranno vederlo in modo sempre diverso. Basterà indossare gli occhiali degli altri e se ne scoprirà un bellezza diversa.
Allora il nostro programma è molto semplice. Apparirà forse banale e ininfluente: diffonderemo nuovi linguaggi ed attiveremo gruppi progettuali che li useranno per progettare i mille aspetti di una nuova società.
I linguaggi sono i modelli e le metafore che nell'ultimo secolo, provenendo sostanzialmente dalle scienze della natura, si sono aggiunti a quelli tipici della società industriale.
Il metodo con il quale li useremo sarà Sorgente Aperta …
Ma perché “balbettanti”? Perché nel progettare un nuovo mondo ci rendiamo conto che il primo esprimersi non sarà che un balbettio. E, perché “poietici”? Perché il balbettio dovrà essere fecondo. Si trasformerà certamente in storie che cominceranno ad essere vissute.
Allora anche questo manifesto è un balbettio poietico? Certamente. Speriamo di doverlo riscrivere al più presto meno balbettante e più fecondo.