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mercoledì 27 gennaio 2016

I ricchissimi

di
Francesco Zanotti

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Oggi Giuseppe Galasso suo Corriere riprende il tema dei “ricchissimi”. Cioè di quelle 63 persone che posseggono una ricchezza pari a quelle dei 3 miliardi e 600 milioni di persone più povere del mondo.
E si chiede: ma ha senso parlare di società liquida (Zygmunt Bauman) quando si assiste a fenomeni di stratificazione sociale così duri?
Almeno cerchiamo di capire come possano coesistere fenomeni così contrapposti nella stessa società come il “liquefarsi” e il “rigido stratificarsi”.
Noi abbiamo dato un contributo in questa direzione. Abbiamo curato, insieme a Pietro Condemi (IPOC editore) la traduzione (fatta da Luciano Martinoli e da suo figlio Lorenzo) di un libro (Radical Luhmann) di Georg Moeller sul pensiero del sociologo tedesco. La traduzione sarà arricchita da una mia appendice dove presento una “integrazione” al pensiero di Luhmann, frutto di un Progetto di ricerca che ho condotto, grazie all’ecologia professionale creata da CSE Crescendo.
Luhmann spiega, usando soprattutto la teoria dei sistemi autopoietici, come l’attuale società sia strutturata in sistemi funzionalmente differenziati che sono la causa dei fenomeni di “isolamento” delle diverse componenti della società e che portano anche a fenomeni estremi come e quelli dei ricchissimi. Io, usando il pensiero quantistico, sono riuscito a capire molto più a fondo la ricchezza inesauribile di potenzialità che genera ogni consorzio umano e che Buaman è riuscito solo a descrivere come liquido. Ho capito come questa ricchezza p generare sistemi autopoietici che la teoria di Luhmann descrive esattamente. Da ultimo, sono anche riuscito a immaginare una nuova forma di Governo dei sistemi umani che può permettere alla classi dirigenti di destreggiarsi tra potenzialità ed auto poiesi.
Presenteremo il libro 11 Febbraio 2016 ore 15,30-18,00 in Foro Boario via Jacopo Berengario, 51 a Modena
E’ una iniziativa organizzata insieme a BPER e Università di Modena, con la partecipazione del Prof. Moeller dell’Università di Macao, del Prof. Giancarlo Corsi dell’Università di Modena, della Presidentessa AIDP dott.ssa Isabella Covili Faggioli, del DP di BIPER dott. Giuseppe Corni, del Direttore della AUSL di Modena che è la più grande impresa della provincia e del Prof. Gianfranco Minati Presidente Unione Europea per la Sistemica.


venerdì 4 dicembre 2015

Big Data e analytics: semplici strumenti venduti come soluzioni salvifiche

di
Francesco Zanotti

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La radice quadrata di due è un banale numero. Bene, non lo trovate in nessun archivio elettronico, non lo potete registrare in nessun archivio elettronico. Potete trovare e scrivere solo una sua approssimazione. Che è scelta da chi approssima. E’ una rappresentazione personale di qualcuno.
Generalizzando.
Ogni insieme di dati costituisce non una fotografia della realtà ma la interpretazione che ne da chi progetta come selezionarli, archiviarli e renderli accessibili. Ogni insieme di dati che stanno su di una memoria elettronica è una rappresentazione personale (o di gruppo), quindi soggettiva, della realtà.
Ogni deduzione che si fa su un insieme di dati, non ripercorre le dinamiche della realtà. Costituisce una simulazione soggettiva della dinamiche della realtà. Si tratta sempre di una semplificazione lineare della dinamiche realtà.
Ogni scelta su come rappresentare la realtà e le sue dinamiche dipende dalle risorse cognitive di chi la realizza, dal momento in cui la realizza, dal contesto in cui la realizza.
Arriviamo al governo dei sistemi umani.
E’ falso dire che Big Data e analytics prenderanno decisioni. Le prenderanno chi li costruisce. Spesso inconsapevoli del fatto che non stanno descrivendo la realtà e le sue dinamiche, ma solo la propria interpretazioni delle stesse.
Per fortuna chi governa sistemi umani (lo stesso discorso non vale per le macchine) non prende decisioni ma immagina storie.
Big Data e Analitycs sono solo strumenti per scrivere storie collettive più intense che si vogliono vivere collettivamente.
Allora il problema è come fanno gli esseri umani a scrivere storie collettive e realizzarle. Il problema del problema è che non lo sappiamo.


venerdì 13 novembre 2015

Voglio essere un “tuttologo”

di
Francesco Zanotti

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Alla maniera di un uomo del Rinascimento. Non ci sono ovviamente ancora riuscito, ma credo sia un dovere provarci. E’ indispensabile rompere gli isolamenti autoreferenziali delle specializzazioni che creano classi dirigenti che ignorano. E che, invece che avviare un processo di “emergenza” di una nuova società, cercano di sistemare i singoli pezzi che vedono e capiscono. Ovviamente non riuscendoci.
Fare esempi … ce ne sono troppi. E diversificatissimi. Proviamo solo qualche accenno.
Perché i dibattiti politici non tengono conto dei risultati acquisiti dalla teoria dei sistemi? La pianteremmo di cercare i semplificare il quadro politico che ottiene l’unico risultato di spezzettarlo di più. E scopriremmo che il compito di una classe dirigente.
Perché i manager che si occupano di sistemi umani (le imprese), non conoscono le scienze che si occupano di sistemi umani?
Perché la medicina tende ancora alla specializzazione spinta, mentre il corpo umano ha una sua identità complessiva che dà senso ad ogni sua parte?
Di contro esistono nobili tentativi di riunificazione in uno schema di sintesi. Come Il programma di Langland in matematica.

Non si tratta, però, di costruire teorie del tutto o di trovare metafore semplificanti come la macchina o il computer. Si tratta di conoscere e riconoscere la conoscenza e l’esperienza dell’altro per costruire un “noi” che costituisca il significato etico ed estetico di ogni “io”.

martedì 22 settembre 2015

Volkswagen … e tutti i giganti con i piedi di argilla

di
Francesco Zanotti

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Riporto solo il titolo dell’articolo di prima pagina del Corriere “Volkswagen paga per i test truccati”.
Riporto anche le prime righe dello stesso articolo “La Volkswagen ha usato un “sofisticato algoritmo per il software” per imbrogliare sulle emissioni dei suoi motori diesel montati su auto negli Stati Uniti.”.
Sembra che il software si “accorgesse” se l’auto era sottoposta ad una misura di verifica o funzionava normalmente su strada. Nel primo caso la faceva funzionare in modo da rispettare i limiti di legge sulle emissioni. Imponeva limitazioni al funzionamento. Nel secondo caso no!
Detto diversamente, faceva sembrare meno inquinanti motori che lo erano molto di più.

Morale? Il problema non è che esistono “padroni” che aspirano solo al profitto.
Il problema è che una organizzazione così socialmente rilevante è in mano a due famiglie che litigano da anni tirandosi colpi bassi.
Il problema è che è in mano ad una classe manageriale che ragiona come i furbetti del quartierino.

Morale più generale: tutte le grandi imprese sono giganti con i piedi d’argilla se continuano ad essere governate da classi dirigenti che non sanno nulla di sistemi umani. Sono costrette a litigare per un potere che si rivela essere distruttivo o usare mezzucci da dozzina.
E sono costretti a fare queste “cose” perché non sanno nulla delle relazioni di una grande organizzazione con il resto della società Non sanno nulla neanche di strategia d’impresa. Cioè di come disegnare progetti di sviluppo che solidifichino le loro fondamenta.

Il problema è che padroni e manager non sanno più generare “ricchezza”.


domenica 5 aprile 2015

Il vuoto dei piani alti e la corruzione

di
Francesco Zanotti

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Giuseppe De Rita venerdì 2 aprile sul Corriere scrive un articolo dal titolo molto forte “Cultura d’impresa. Il vuoto dei Piani alti.”.
La sua tesi è riassunta alla fine: “Ed è questo, forse, l’unico modo per dare sostanza al vecchio termine di politica industriale: non disperdersi in strategia di settore, ma concentrarsi su di un solo fattore, il rinnovamento della cultura organizzativa, quella dei vertici delle aziende, dei gruppi di impresa e delle istituzioni economiche”.

Io aggiungerei una precisazione che rende più concreta la diagnosi (anche meno minacciante) e indica le direzioni di “cura”.
Io non parlerei di cultura, ma di conoscenza. Meglio: risorse cognitive.

In questo modo la tesi di De Rita si trasforma: cari top manager, alti burocrati, imprenditori, politici e tutti voi che governate sistemi umani oggi non state usando la gran parte delle conoscenze che vi servirebbero per governare realmente. E ne avreste bisogno perché oggi (discorso medio, ovviamente) non governate nulla. Cercate solo di sopravvivere e non costruite un nuovo percorso di sviluppo.
Lo stesso De Rita illustra nel suo articolo questa “nuova impotenza”, travestita dal mito dei “Master of Universe”.

In questo modo la “cura” diventa evidente. Occorre raccogliere tutte le conoscenze rilevanti per governare i sistemi umani: dalle imprese alle burocrazie agli stati. Poi è necessario ricavare da esse nuove pratiche di governo, diffondere conoscenze e metodologie e sperimentarle.
Non si tratta di cambiare le classi dirigenti: ci penserà la Natura a garantire il cambiamento fisiologico. E anche una nuova conoscenza (ad esempio le scienze cognitive daranno una rilevante contributo a capire quale può essere il ruolo sociale complementare di giovani ed anziani).
Oggi il problema, urgente, ma affrontabilissimo e senza l’esigenza di rilevanti investimenti. Noi abbiamo sviluppato un Progetto preciso e l’abbiamo chiamato “Expo della Conoscenza”.

Ma che c’entra con la corruzione?
C’entra e si intravvede un nuova prospettiva per superarla. La corruzione è l’inevitabile risultato di strategie puramente relazionali. Infatti, se i top manager o gli imprenditori dispongono solo di risorse cognitive povere, non riescono a vedere e gestire le reali potenzialità di sviluppo. Per sopravvivere, loro e le imprese che guidano, sono costretti a costruire clan relazionali di supporto e protezione. Quando si ha a che fare con Enti pubblici questa relazionalità complice non può che essere chiamata corruzione. Ma essa è anche alla base di clan economici, sociali e politici che fanno si che i rinnovi delle cariche avvengano sempre solo all'interno di cerchie di persone conosciute. Anche quando sembra apparire un cambiamento questo avviene con persone che, pure loro, cercano e costruiscono clan relazionali. Questo accresce la povertà cognitiva delle classi dirigenti e finisce per rendere sempre più inevitabile rimanere ancorati solo alle politiche di clan.
Quante volte parlando di innovazioni profonde si vede l’occhio vitreo ed ignorante del manager o del politico di turno che sa chiedersi solo quanto conti e di chi sei amico.
Quando classi digerenti di questo tipo di interfacciano con la cosa pubblica non possono che considerala cosa di clan. Ne sono costretti dalla povertà cognitiva: fanno quello perché non sanno fare altro.

La prospettiva per superare questa degenerazione relazionale è quella di costringere le classi dirigenti a confrontarsi con la conoscenza, a saper selezionar le classi dirigenti in base alla conoscenza di cui dispongono.

giovedì 8 gennaio 2015

Uomo, Expo e Expo della Conoscenza

di
Cesare Sacerdoti
c.sacerdoti@cse-crescendo.com


In uno scritto del  7 dicembre 2013, “Cosa nutre la vita”, il Vescovo di Milano, Scola, affrontava il tema di Expo 2015, “nutrire il pianeta, energia per la vita” e del ruolo futuro di Milano.
Abbiamo assistito in questi anni a lunghe discussioni di preparazione all'Expo, che hanno affrontato quasi esclusivamente le questioni delle infrastrutture da realizzare e, in parte, del loro utilizzo dopo Expo: il contributo di Scola, fornendo spunti di riflessione e di discussione sia sul tema specifico, sia sul ruolo della nostra città e dell’Europa, risulta quindi uno dei pochi contributi di “contenuto” di questo evento, che avrebbe potuto rappresentare una vera svolta per il futuro di Milano.
Scola propone di rimettere l’uomo al centro dell’attenzione, invocando un “nuovo umanesimo” , una “ecologia dell’uomo”, perché, dice Scola, “oggi ripensare il mondo chiede di ripensare l’uomo…senza ripensare l’uomo l’unico sapere e saper fare di cui l’uomo contemporaneo si sente certo è quello tecnico-scientifico. A livello della gestione su grande scala questo significa primato dell’economico-finanziario, della rete e della comunicazione, e cioè primato delle grandi leve di un regime tecnocratico”.
Le parole di Scola appaiono molto dure, ma, in effetti, pensando a tutti i proclami, a tutti i programmi, a tutte le ricette che ci vengono proposti quotidianamente, ci accorgiamo che la parola “uomo” è totalmente assente: i soggetti sono la ripresa economica, la competitività, le riforme, la ricerca, la produttività, l’ecologia, ma mai la persona umana. Essa è sempre sottintesa. Si potrebbe obiettare che tutte le parole sopracitate comportino un miglioramento del livello di vita dei  cittadini, ma l’uomo  rimane sullo sfondo.
Scola invece ammonisce che “occorre passare da una ragione ridotta a puro calcolo, a una ragione come capacità di identificare e condividere ciò che è bene per l’uomo in quanto tale”.
Rileggendo il percorso di ricerca che CSE Crescendo sta perseguendo da qualche anno, cercando nelle scienze umane e naturali quegli spunti, quelle metodologie e quelle metafore necessarie per poter progettare una nuova società, credo che anch'esso sia animato dalla volontà di ridare all'uomo, agli uomini tutti, la possibilità di ridisegnare il proprio futuro, i nuovi stili di vita (evocati anche da Benedetto XVI in Caritas in veritate) utilizzando le scoperte scientifiche.
Si veda in proposito il programma dell’Expo della Conoscenza da noi proposto, in cui si cerca di utilizzare le “modalità di pensare” costruite nell'ambito delle diverse aree di conoscenza (dalla fisica, dalla matematica, dalle scienze cognitive, dall'arte e dalle religioni) per comprendere i processi di evoluzione dei sistemi umani, a partire dall'uomo, dalla famiglia fino all'impresa ed alle istituzioni. 

venerdì 28 novembre 2014

Prevedevo di Grillo quello che sta accadendo

di
Francesco Zanotti


Non è vanagloria. Il mio obiettivo è dimostrare che è possibile a tutti.
Cosa? Fare previsioni sull’evoluzione dei sistemi umani. E prendere provvedimenti se l’evoluzione prevista non ci piace.

Il 5 marzo 2013, dopo il successo alle elezioni, scrivevo di Grillo e del suo movimento:

“Di storie come quella di Bebbe Grillo ne sono nate tante. E tutte hanno avuto o stanno avendo la stessa fine. O delusione e disillusione o il conflitto. Oppure tutte e tre.
Le ragioni sono “sistemiche”. Sono movimenti che nascono da un grande slancio ideale. Ma questo slancio ideale non è nutrito da sufficienti risorse di conoscenza. Ed allora quando si tratta, inevitabilmente, di passare dalla protesta alla proposta, si frantumano in progetti parziali che generano conflitti e delusioni. Oppure cercano un consenso istituzionale che non può che essere “peloso”. E il movimento finisce quando gli appoggi istituzionali vengono meno.
Non occorrerà attendere molto per vedere queste stesse dinamiche scatenarsi nel Movimento cinque stelle. Grillo contro Casaleggio, i gruppi parlamentari spezzarsi in sottogruppi. Ed alla fine il movimento perdere di consenso
Il fatto che ci sia di mezzo Internet non fa che ampliare ed accelerare i processi. Ma non li cambia nella sostanza.”

L’unica previsione non ancora realizzata è quella del conflitto tra Grillo e Casaleggio. Ma vedrete che non tarderà a realizzarsi.
Conclusione: non sono un mago. Sto solo dimostrando che nei sistemi umani è facile fare previsioni. Se un certo sistema umano non cambia il suo sistema cognitivo, state certi che perderà di senso all’esterno e si generanno conflitti al suo interno. Il tempo nel quale questo processo si sviluppa dipende dalla ricchezza del sistema cognitivo di partenza …
Volete un’altra previsione? Il Governo Renzi seguirà una fine analoga, anche se il ruolo istituzionale (non è solo un attore sociale) del Governo renderà questo processo più complesso.
Perderà consenso, genererà un aumento di conflittualità sia all’interno del partito che lo esprime e all’esterno. Ovviamente senza generare alcun fenomeno di sviluppo. Il tempo in questo caso sarà breve perché il sistema cognitivo di partenza su cui si fonda il Governo è banale.
Posso provare a spingermi più in là … Renzi finirà per essere la macchietta di se stesso.


domenica 17 agosto 2014

Aspettando il 10 ottobre Ancora sulla matematica: contenuti mai!

di
Francesco Zanotti



Stamattina ho comprato, come sempre d'altronde, il Sole 24 Ore che contiene lo splendido inserto culturale “Domenica”. Ed ho subito visto che proponeva un doveroso commento alla medaglia Fields per la matematica assegnata a Maryam Mirzakhani.
L’ho subito cercato per verificare quante sciocchezze avessi detto nel mio commento di qualche giorno fa.
Ed ho scoperto con sorpresa che non si parlava di contenuti: solo sociologia di genere spicciola.
Credo che il rifiuto di esporre i contenuti (cosa studia Maryam Mirzakhani e perché i suoi studi sono importanti) all’inclito volgo sia, da parte dei matematici, come da parte di troppi scienziati, una presunzione che svilisce la ricerca.
Il tentare di illustrare i contenuti non è solo divulgazione. Anzi, non deve essere divulgazione. E’ una nuova forma di ricerca fondamentale. Una ricerca che si avvale di due nuovi armi: l’utilizzo di nuove linguaggi e la ricerca di senso.
Mi spiego.
Le conoscenze, la scienze in particolare, la matematica in particolarissimo, si stanno chiudendo sempre di più in specializzazioni del tutto autoreferenziali che non comunicano neanche più tra di loro, all'interno della stessa scienza. Si dice che l’ultimo matematico che sia stato in grado di padroneggiare tutta la matematica sia stato Poincarè, morto nel 1912.
E’ il naturale approdo dell’approfondimento della ricerca? No! E’ il risultato di usare solo linguaggi specialistici. Sempre più specialistici che portano a creare isole di pensiero incomprensibili all'esterno. E sempre più aggrovigliate. Il voler tradurre i temi di ricerca in un nuovo linguaggio potrebbe funzionare come una sorta di liberazione che riuscirebbe ad indicare nuovi percorsi di ricerca. Proprio la matematica e la fisica stanno sperimentando la fecondità della trasgressione: impicciarsi di altre scienze e lasciare che altre scienze si impiccino della propria ha portato negli ultimi decenni a risultati importanti. La teoria delle stringhe ne è la prova. Una nuova teoria fisica che ha permesso lo sviluppo di una nuova matematica. Tanto che Edward Witten (forse il massimo teorico delle stringhe) è stato il primo ed unico fisico a vincere nel 1990 la Fields Medal.
Il senso. Intendo dire che si possono immaginare nuovi percorsi di ricerca che abbiano come orizzonte di senso l’umano. Le diverse scienze sono anche (solo?) serbatoi di modi di pensare che possono permettere di ampliare la nostra capacità di parlare dell’umano. In un altro nostro blog ho cercato di dimostrare che contributo potrebbe dare il ”pensare topologico” alla riflessione sulle organizzazioni.

Allora decisivo è istituzionalizzare questo filone di ricerca: esplorare i diversi modi di pensare delle diverse scienze per capire come esse possano permettere lo sviluppo di nuovi sistemi umani. Lo abbiamo definito: Expo della Conoscenza.

giovedì 17 luglio 2014

Abbiamo già realizzato la prima tappa dell’Expo della Conoscenza. Ne parliamo il 10 ottobre

di
Francesco Zanotti


L’obiettivo fondamentale dell’Associazione è lo sviluppo etico ed estetico di una nuova società.
L’Expo della Conoscenza è il processo (un evento senza soluzione di continuità) attraverso il quale raggiungere l’obiettivo.

Infatti, attraverso di esso si cerca di distribuire una nuova infrastruttura cognitiva trans-disciplinare in tutta la società.
Pensiamo che basti questo distribuire per attivare il processo di attivazione di un nuovo Rinascimento in ogni ambito della società.

Per poter  fornire una nuova struttura cognitiva occorre costruirla.

Per costruirla il primo passo è quello di interrogare le diverse fonti di conoscenze (che oggi ancora sono discipline) per conoscere quali sono le risorse cognitive che ognuna mette a disposizione di tutti coloro che vogliono assumersi l’onere della progettazione collettiva di una nuova società nelle sue diverse angolazioni.

Partendo da questo patrimonio di risorse cognitive se ne cerca una sintesi che risponda alle seguenti domande.
La prima domanda: quali sono i processi di evoluzione autonoma dei sistemi umani che sono sistemi caratterizzati da attori dotati di sistemi cognitivi e facenti parte integrata nella Natura.
La seconda domanda: come è possibile governare consapevolmente questi processi affinché il frutto di questi processi di evoluzione autonoma sia una nuova società etica ed estetica?

L’insieme delle risorse cognitive e della sintesi costituisce la infrastruttura cognitiva che può dare l’avvio al processo di sviluppo etico ed estetico di una nuova società.
Quando la si è costruita occorre diffonderla come atto di provocazione progettuale perché sia ulteriormente sviluppata, innanzitutto attraverso sperimentazioni.

Perché solo noi possiamo guidare questo processo?
Perché siamo gli unici ad avere già percorso questa strada.
Perché abbiamo, quindi, già realizzato la prima tappa dell’Expo della Conoscenza.

Abbiamo già interrogato le diverse discipline. Almeno ad un primo livello di approfondimento.
Abbiamo già costruito una prima risposta complessiva alle due precedenti domande.
La prima risposta: abbiamo costruito un modello che cerca di descrivere l’evoluzione autonoma dei sistemi umani.
La seconda risposta: abbiamo sviluppato una metodologia di governo del processo di evoluzione autonoma dei sistemi umani

In più, abbiamo già sviluppato prime sperimentazioni, primi ologrammi di una nuova società che sono già stati pubblicati su di una rivista autorevole.

Altri hanno costruito solo risposte parziali.
In particolare, risposte che riguardano specifici sistemi umani e non sono state generalizzate, che usano solo parte delle risorse cognitive transdisciplinari esistenti, che, quindi, rispondono solo parzialmente alle due domande che riteniamo centrali.

Il processo dell’Expo della Conoscenza si innesca distribuendo la nostra risposta.

L’Evento del 10 ottobre è la prima occasione di distribuzione di questa proposta.
Il nostro blog è lo strumento per una illustrazione e distribuzione continua.

Per il futuro occorre sviluppare manufatti che raccontino il primo livello dell’Expo della Conoscenza che abbiamo già costruito.
Occorre cercare presenze espressive in tutti i luoghi possibili.
Occorre cercare ambiti di sperimentazione nello sviluppo della persona, delle organizzazioni di ogni tipo, delle istituzioni.

Benvenuti coloro che ci vogliono dare una mano.


...continua

Ce ne stiamo accorgendo a colpi di crisi ricorrentesi in ogni dimensione dell'umano. E' evidente che dovunque guardiamo c'è qualcosa che, gravemente, non va: lo sviluppo economico, la povertà, il rapporto con la natura, la soddisfazione sul lavoro e le profonde esigenze di realizzare una vita degna... E allora vogliamo smetterla di denunciare il passato? Sta diventando stucchevole cercare l'ennesimo cantuccio della stanza della società industriale e scoprire ancora una volta l'accumularsi di una polvere. E' il momento di lasciar riposare per un po' la denuncia e la protesta anche perché, se siamo onesti, dobbiamo chiederci: ma noi dove eravamo in questi anni?

Vivevamo su Marte e improvvisamente siamo tornati sulla terra ed abbiamo scoperto che quegli inetti di terrestri, dopo la nostra denuncia, non aveva fatto nulla. E tocca ancora a noi risvegliare le coscienze? Certo che no! Noi abbiamo vissuto immersi in questa società. Sono anche le nostre azioni che hanno mantenuta chiusa la stanza. Lasciando accumulare e incancrenire polvere. Viene quasi da dire: l’accumularsi e l’incancrenirsi ci fa comodo perché la nostra unica competenza era il contestare. Visto che sul costruire abbiamo dato tutti pessima prova.
E non si dica che qualche potere forte, da qualche parte ha impedito che le nostre folgoranti idee liberassero la stanza dalla polvere dell’ingiustizia, del privilegio … Quelli che sembrano poteri forti lo sono solo di fronte alla nostra incapacità di costruire alternative.
Cara e vecchia società di tutti noi, dunque. Che ci ha permesso di superare secolari infelicità … Certo non tutte, certo non a tutti, certo non ugualmente, ma molto.
Cara e vecchia società dalla quale ora dobbiamo allontanarci con un pizzico di nostalgia. Portandoci dentro lo zaino che accompagna ogni viaggio tutto quello che di buono ha prodotto.
E con il passo che diventa sempre più baldanzoso a mano a mano che diventa chiaro il luogo, la nuova società verso la quale siamo diretti ..
Ma verso quale luogo vogliamo dirigerci? Quale nuova società vogliamo costruire?
Noi certo non lo sappiamo! Sappiamo solo come fare a costruirla!

Allora la nostra proposta è strana. Non abbiamo soluzioni, linee politiche, idee originali. Ma un metodo con il quale generarle.
Primo passo di questo metodo: cambiamo i linguaggi. Secondo usiamo questi nuovi linguaggi per progettare insieme .. Accidenti, mi rendo conto che mi sto avventurando in un sentiero accidentato …
Allora provo con una storiella. Pensiamo di indossare occhiali verdi e di dover dipingere una parete di un nuovo colore: il verde ci ha seccati. Ai nostri piedi abbiamo una vasta gamma di barattoli di vernice. Ma tutti i colori ci sembrano gradazioni del verde. E, così, piano piano ci sembra inutile ridipingere una stanza di un nuovo colore che potrà essere solo una gradazione di verde. Accidenti ai poteri forti che ci costringono a dipingere sempre e solo di verde …
Ma poi arriva qualcuno che ci convince che un certo barattolo contiene il rosso. Ma apparirà rosso solo quando lo stendiamo sulla parete … Così, spinti da nuova fiducia e dalla voglia di avere nuova fiducia, cominciamo a dipingere. Ma, anche dopo averlo steso sulla parete, quel colore continua ad essere l’ennesima gradazione del verde. Allora la nostra collera e massima: certo solo un grande complotto di qualche potentato molto potente ci può costringere a naufragare in un mare di verde …
Maledetti poteri forti .. .
Così attiviamo un Gruppo antiverde. Che, innanzitutto, continua ossessivamente a dimostrare che tutto è di quel verde che, oramai invece di speranza, sta a segnalare schifezza. E poi cerca di buttare via tutti i barattoli …
Cosa significa partire dai linguaggi e dal metodo per usarli?
Significa togliersi gli occhiali verdi. E riuscire così a scoprire che tutti i barattoli sono effettivamente di mille colori. Riuscendo a vedere mille colori rinasce davvero la speranza di poter dipingere diversamente la stanza. Ma non possiamo stare senza occhiali ed ogni tipo di occhiale, anche il più sofisticato, altera i colori … Anche il rosso più sfavillante sarà, poi, sempre, ideologicamente, rosso … Ed allora che fare? Impariamo a cambiare occhiali quando vogliamo vedere cose diverse. Ma, poi, come dipingiamo quella stanza? Inevitabilmente tutti insieme con occhiali diversi. Perché ognuno può portare un solo tipo di occhiali per volta. E per fare della stanza un capolavoro, sono necessari tutti i colori. Quando il dipinto a mille mani sarà finito potremmo vedere un miracolo che piacerà a tutti e che tutti potranno vederlo in modo sempre diverso. Basterà indossare gli occhiali degli altri e se ne scoprirà un bellezza diversa.
Allora il nostro programma è molto semplice. Apparirà forse banale e ininfluente: diffonderemo nuovi linguaggi ed attiveremo gruppi progettuali che li useranno per progettare i mille aspetti di una nuova società.
I linguaggi sono i modelli e le metafore che nell'ultimo secolo, provenendo sostanzialmente dalle scienze della natura, si sono aggiunti a quelli tipici della società industriale.
Il metodo con il quale li useremo sarà Sorgente Aperta …
Ma perché “balbettanti”? Perché nel progettare un nuovo mondo ci rendiamo conto che il primo esprimersi non sarà che un balbettio. E, perché “poietici”? Perché il balbettio dovrà essere fecondo. Si trasformerà certamente in storie che cominceranno ad essere vissute.
Allora anche questo manifesto è un balbettio poietico? Certamente. Speriamo di doverlo riscrivere al più presto meno balbettante e più fecondo.