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lunedì 13 marzo 2017

Qualche contributo agli economisti in crisi di ... scienza

di
Francesco Zanotti

Risultati immagini per lampadina idea

Sul nuovo inserto “Economia” del Corriere della Sera ho trovato due “paginate” interessanti. Federico Fubini elenca con spietatezza gli errori degli economisti. E riferisce di due interpretazioni illuminanti di questa incapacità di previsioni. Lucrezia Reichlin tenta di prendere la difesa d’ufficio degli economisti, ma poi finisce per aggiungere una critica pesantissima.
Il problema è che manca una proposta, allora proviamo a farla … Almeno accennarla visto che siamo su di un blog.

Se non fosse tragico, sarebbe spassoso leggere degli errori di previsione degli economisti. Riconosciuti dagli stessi economisti. Fubini cita uno studio della Banca Centrale Australiana dove si sostiene che una volta su due le previsioni sono diametralmente sbagliate. Cita anche gli Autori di Freakonimics che sostengono che gli economisti “fanno centro” tante volte quanto degli scimpanzé che tirano freccette. Di fonte a questa realtà mi chiedo: perché andiamo ancora a cercare spiegazioni e previsioni economiche dagli economisti? E anche: perché ancora i politici usano addirittura visioni caricaturali di una scienza economica che è già in crisi per conto suo?
Veniamo alle interpretazioni. Sono sostanzialmente due che tendono a rafforzarsi l’un l’altra. La prima è di Andy Aldane, Capo Economista della Banca d’Inghilterra. Egli sostiene che, sostanzialmente, gli economisti hanno invidia dei fisici e ne scimmiottano l’epistemologia: pensano che i sistemi economici, come i sistemi fisici, tendono ad andare verso situazioni di equilibrio che risultato sempre meno realistiche. La causa di questa insistenza nell’errore è la grave autoreferenzialità degli economisti che non credono nella interdisciplinarietà. Aggiunge Paul Rommer, Capoeconomista della Banca Mondiale: “Tremenda fiducia in sé stessi, una comunità monolitica, un senso di identificazione simile a quello verso una fede religiosa, indifferenza e disinteresse di chi non è parte del gruppo, una tendenza ad ignorare la possibilità che le proprie idee siano sbagliate […]“.
Lucrezia Reichlin cerca di difendere gli economisti dichiarando che le previsioni che riguardano i fatti umani sono difficilissime. E sostiene una strana distinzione tra descrizione e previsione ... Ma poi finisce con confermare le ragioni dei critici aggiungendone un’altra: “[…] i modelli usati dalle Istituzioni non tenevano conto del nesso tra rischio finanziario e attività economica, una carenza fondamentale.”

Arriviamo ora a qualche contributo, anche se con la consapevolezza che oggi, in realtà, nessuno è alla ricerca di contributi.

Il primo è una spiegazione, prima matematica e poi etica, del perché una teoria dell’equilibrio non funziona.
La spiegazione matematica. Lee Smolin, uno dei fisici più autorevoli, sostiene, discutendo dei modelli di Arrow-Debreu, che gli stati di equilibrio di un sistema economico certamente esistono, ma sono moltissimi, come accade nella teoria delle stringhe. Sono forse proprio tutti quelli che si desiderano. La scelta tra l’uno e l’altro deve essere fatta con ragioni extraeconomiche. Data la loro varietà e numerosità, non è neanche possibile fare una esplorazione sistematica di tutti. E allora?
Allora il contributo degli economisti che propongono la teoria dell’equilibrio è nulla proprio per le caratteristiche matematiche della teoria che propongono. E’ necessario, quindi, immaginare socialmente quelli che si considerano desiderabili.
Per chi volesse approfondire il discorso, il riferimento è al paper “Time and symmetry in models of economic markets” (25 Feb 2009) di Lee Smolin.
La spiegazione etica: il concetto stesso di equilibrio non è etico. Vi sembra il caso di cercare di riequilibrare la società attuale? Capsico che lo facciano le società occidentali, ma non credo con grande possibilità di successo. Tra l’altro: quando mai la storia dell’Uomo si è sviluppata attraverso ristrutturazione di equilibri che si andavano disgregando? Quando si è tentato questo, si sono scatenate rivoluzioni. Purtroppo il concetto di equilibrio è molto radicato, soprattutto nelle classi dirigenti che hanno interesse a rimanere tali tanto da coniare veri e propri ossimori come “sviluppo nella stabilità”.

domenica 7 febbraio 2016

Attendendovi a Modena: cosa permette di capire il pensiero di Luhmann

di
Francesco Zanotti
Presidente ApEC


Una piccola anticipazione di cosa il pensiero di Luhmann permette di capire della situazione che stiamo vivendo.
E’ un estratto dall’appendice alla traduzione del libro del Prof. Moeller su Luhmann che presenteremo giovedì prossimo all’Università di Modena e Reggio Emilia.

La crisi politica e l’inutilità delle semplificazioni. I partiti politici sono perennemente impegnati nella danza della pioggia delle elezioni. Leggono i problemi della società cercando quello che può servire a combattere i loro avversari, costruiscono proposte che, pensano, servano a raggiungere il maggior consenso, indipendentemente dalla loro potenzialità di costruire sviluppo.
Forse si attendono che, dopo aver vinto, potranno fare davvero quello che “serve al Paese”; ma è una pia (forse proprio non tanto pia) illusione, perché le elezioni sono diventate un riferimento che non si può abbando-nare mai. E la chiusura autoreferenziale della battaglia elettorale non può che diventare sempre più assorbente, perché il sistema dei partiti non può che diventare sempre più complesso.
La strategia della semplificazione, ispirata all’ideale prometeico dell’uomo solo al comando, serve solo a fare emergere una nuova complessità politica in altra forma. In questa trappola autoreferenziale l’uomo davvero scom-pare: chiunque si inserisca nell’autopoiesi delle elezioni, non può più abbandonarla. Detto diversamente: è inutile cambiare i giocatori se non si cambia gioco.
Anche l’intervento di nuovi attori non cambia le cose. Luhmann descrive bene questa dinamica parlando degli ecologisti tedeschi, coloro che hanno costituito in Germania un movimento che è nato per bloccare il proliferare del nucleare, ma non riuscendo nell’intento. L’unico risultato che hanno ot-tenuto è che il movimento è diventato un influente partito politico che ha reso più complessa l’autopoiesi del sistema politico; insomma, si sono trovati un posto al sole pur lasciando le cose come prima.

La crisi della scienza. Il problema di fondo della scienza è lo specialismo che chiude gli scienziati in loro specifici circuiti autopoietici che non sono altro, ancora una volta, che danze della pioggia che finiscono per produrre nonsense.
Eclatante è l’esempio della fisica. Ai nostri giorni la visione che la fisica ci propone del mondo è costituita dalla “somma” di due teorie: il modello standard delle particelle elementari (che si fonda sulla teoria quantistica dei campi) e la relatività generale. La prima manifestazione dei guai dello specialismo è che queste due teorie sembrano irriducibili l’una all’altra, frutto del fatto che esse vengono sviluppate in circuiti autopoietici loro propri. Ma più eclatante è la seconda: la fisica attuale si è accorta che sa spiegare solo il 4% della materia-energia (che per un fisico sono la stessa cosa) esistente nell’Universo.

La crisi della filosofia. Non va certo meglio nell’ambito delle discipline umanistiche come ad esempio la filosofia. Da tempo si assiste al fenomeno della ideologizzazione del pensiero che genera inevitabilmente conflitto. Emblematico quello che si sta sviluppando, qualche volta anche con attacchi personali, tra sostenitori del realismo e del pensiero postmoderno.

Il paradosso complessivo della società industriale. La teoria di Luhmann spiega quale sia il paradosso complessivo della società industriale. Essa è finalizzata a migliorare la qualità del vivere dell’uomo e, in questo senso, ha ottenuto certamente successi rilevanti e indiscutibili, ma ora è arrivata al capolinea.
La società industriale funziona solo se si ipotizza che la natura sia infinita e inerte: una fonte di materie prime senza fine, tanto che il sottrarre materie prime non la cambia, come accade all’infinito matematico al quale si può togliere qualunque numero finito senza che cambi di una virgola, e poi un deposito di rifiuti di capacità infinita. Ma la natura non è né infinita né inerte. E ci sta facendo pagare un conto salatissimo per averla considerata tale.


martedì 9 dicembre 2014

La Rivoluzione del Medioevo

(Lettera aperta al Presidente di RCS Libri Paolo Mieli)
di 
Luciano Martinoli


Gentilissimo Presidente
Ho letto e molto apprezzato il suo commento sull'ultimo libro di Rodney Stark La vittoria dell'Occidente che lei ha ampiamente recensito nell' articolo sul Corsera di oggi dal titolo "La rivoluzione del Medioevo"; lettura certamente stimolante che provvederò ad effettuare. Tra i vari spunti mi ha colpito un suo passaggio che, immagino, sia una delle idee centrali del saggio: 

"Il merito di tutto quello che è accaduto in materia di sviluppo della civiltà... va attribuito alla circolazione delle idee. Sono le idee, più che le forze economiche e materiali, all'origine della modernità."

Sono perfettamente d'accordo con questa affermazione, ma se così è accaduto da sempre in occidente, ed oggi abbiamo bisogno di una "nuova modernità", quali sono i meccanismi di "circolazione delle idee" che oggi dovrebbero concimare il necessario sviluppo della nostra civiltà?
Certo abbiamo potenti media, internet in testa, che potrebbero veicolarle, ma sono purtroppo ridotti a condividere stupidaggini quotidiane (i social network) o stimolare pruriti inconfessabili (i siti porno). Non sono messi meglio i giornali (oggi sono dovuto arrivare a pagina 39, quella del suo articolo, per leggere di una opinione sulle idee) o le televisioni, appiattite sulle sterili polemiche della politica, alle quali fanno da amplificatore, o a dar risalto ai chiacchiericci da bar.

Ma forse il vero problema è nella mancata individuazione delle fonti di idee potenti e originali che non possono venire da classi dirigenti ignoranti o dai pettegolezzi sui fatti quotidiani, drammatici o faceti che siano.
Tali sorgenti, spero sia d'accordo, sono gli ambiti della conoscenza umana che pure hanno contribuito in maniera importante alle idee.
Purtroppo oggi la conoscenza è così dispersa e specializzata da renderla incomprensibile e impraticabile per quel "miglioramento delle condizioni di esistenza" che pure viene da lei citata.

Ad esempio: cosa ha scoperto la fisica, la matematica, la biologia come "idee" per arrivare alle scoperte scientifiche di cui ci raccontano solo gli effetti spettacolari (e neanche tanto bene) che potrebbero essere utili per affrontare le sfide della comunità umana del III millennio? 
Cosa ha da dire la filosofia, le scienze sociali, la psicologia, l'antropologia su cosa è, ma sopratutto cosa non è, l'essere umano e il mistero che lo circonda? 
Come queste e altre discipline possono aiutarci a convivere con questo mistero senza rinunciare alla nostra voglia di sviluppo e di dare una direzione a tale sviluppo?
Dopo tanti secoli, che immagino siano ben descritti da Stark nel suo libro, possiamo fare un salto di qualità nel meccanismo base del nostro successo, la circolazione delle idee, in maniera tale che non sia solo spontaneo, come accaduto finora, ma progettato verso mete che sorprenderanno gli stessi progettisti?

Sono interrogativi che dimostrano la necessità di un urgente dibattito, sconosciuto ai media e certamente derubricato dalle agende delle classi dirigenti politiche, economiche, istituzionali, forse anche culturali, occupati tutti, con poche eccezioni, a difendere i piccoli interessi di bottega.

Abbiamo provveduto, nel nostro piccolo, a farci carico di questo problema centrale che è la causa dello stallo sociale complessivo che proprio il mondo occidentale sta vivendo.
Abbiamo creato una "Associazione per l'Expo della Conoscenza", dove la parola Expo è strumentale al prossimo evento milanese che, temiamo, abbia perso l'occasione di essere motore di idee (di tutto si è parlato in questi anni preparatori tranne che di "idee").
Troverà una descrizione dei progetti e le motivazioni sul nostro sito (www.expoconoscenza.org) , i commenti ai principali eventi in un ottica di necessità di nuove "idee" sul nostro blog (http://balbettantipoietici.blogspot.it/).
Volendo fare un parallelo con ciò che riporta Stark a proposito dei Greci, noi intendiamo fare sulla conoscenza ciò che loro fecero sul senso della vita: non essere i primi ad occuparcene, ma essere i primi a farlo in modo sistematico. 

Mi congedo con la notizia di un evento, al quale parteciperemo, che è di buon auspicio.
Il PAM, Assemblea Parlamentare del Mediterraneo con la quale collaboriamo da tempo, insieme con l'Università di Catania, organizza per il prossimo 11 e 12 Dicembre proprio a Catania  il lancio di una "Piattaforma accademica del Mediterraneo" il cui scopo è proprio quella "circolazione delle idee" che, guarda caso, fu proprio all'origine del nostro sviluppo ed esattamente partendo dallo stesso mare dei Greci.

Cordiali Saluti


venerdì 24 febbraio 2012

Ancora sui neutrini:perché nessun discorso sul senso del fare scienza?

di
Francesco Zanotti


Ho letto stamattina la paginata che il Corriere della Sera dedica alla vicenda dei neutrini. Nonostante un pezzo del Prof. Giorello, non vi è alcun accenno a discorsi sul senso del fare scienza e del fare fisica oggi. Vi è dibattito sulla comunicazione della scienza, ma non sul suo contenuto.
Mi piacerebbe un dibattito sul mio, ammetto provocatorio, accostamento tra fisica e magia. Voglio rilanciare brevissimamente la palla con qualche domanda.
Ma perché continuiamo a contrapporre diverse modalità di conoscere dell’uomo? Arte e scienza, occidente ed oriente, religione ed ateismo e via dicendo? Perché continuiamo con la cultura della specializzazione che genera caste e derive ideologiche e conflittuali? E’ davvero una grande fatica quella di riconoscerci semplicemente esseri umani che, volenti o nolenti, sono costretti a costruirsi una Storia comune o nessuna storia?

giovedì 23 febbraio 2012

La vicenda dei neutrini. Il cavo staccato


di
Francesco Zanotti

Quando era esplosa la vicenda dei neutrini (fine settembre 2011) avevo scritto un pezzo con la consulenza del Prof. Ignazio Licata: "La vicenda dei neutrini. Sensazionalismo disinformato o interessato?"
Abbiamo cercato di fare chiarezza teorica (il tempo immaginario e gli ambienti quantistici dove è possibile quasi tutto senza intaccare la Relatività Ristretta), politica (la responsabilità sociale della conoscenza e della ricerca) e stigmatizzando i sensazionalismi interessati.
A onore del vero, i fisici che avevano illustrato la “scoperta” erano stati cauti … Sempre a onore del vero, a me la vicenda dei neutrini è sembrata un possibile catalizzatore per ripensare il senso del fare fisica e del fare scienza.
Ma ora si scopre (Caprara sul Corriere di oggi) che è … solo colpa di un cavo collegato male …
Ragazzi, proviamo davvero a prendere sul serio la responsabilità del costruire socialmente una nuova scienza. Se non vogliamo davvero rincorrere solo sensazionalismi costosissimi.
Provo a buttare un sasso nello stagno.

mercoledì 1 giugno 2011

Draghi … sistemicamente “biased”- Parte prima


di
Francesco Zanotti

Il riferimento, ovvio, è all’Assemblea della Banca d’Italia di ieri. Ed alle “Considerazioni finali” del Governatore Mario Draghi.

Il giudizio che mi sento di esprimere è fondato su conoscenze diffuse di “sistemica”. Usando conoscenze avanzate di sistemica si potrebbe dire molto di più. Ma voglio fermarmi al noto e consolidato.

Il mio giudizio è: le proposte del Governatore hanno senso all’interno della realtà sistemica nella quale vive. Non nella realtà sistemica (gli spazi competitivi) nelle quali vivono le imprese.

Provo a spiegarmi.


Draghi immagina che esistano analisi oggettive e proposte che possono essere dimostrate scientificamente migliori delle altre. E propone le proprie analisi ed avanza le proprie proposte con l’intima convinzione che siano “vere” ed “inevitabili”.
La teoria dei sistemi spinge a pensare che questo punto di vista sia … errato… Ma non solo la teoria dei sistemi,anche le scienze che stanno dando ad essa nuovi modelli di riferimento: ad esempio, la matematica e la fisica

Per spiegare questa mia tesi … scendo giù. E mi metto nei panni di un piccolo imprenditore medio che, presumibilmente, non è un teorico dei sistemi. Il suo problema è pagare stipendi e fornitori. Per riuscirci deve incassare soldi da qualcuno che gli compri quello che produce.  Oggi egli trova con sempre più grande difficoltà chi gli compra i prodotti, vende sempre meno per quei prodotti a causa della imperante competizione di prezzo e incassa sempre più tardi e con difficoltà. Le banche avanzano sempre maggiori riserve a garantire quella liquidità che l’imprenditore oggi non riesce a procurarsi da solo.

Le proposte del Governatore dovrebbero facilitare la vita a questo imprenditore. Perché sarà il miglioramento della vita di questo imprenditore che genererà occupazione, che non metterà in crisi le banche, che permetterà di migliorare le entrate fiscali per aumentare la capacità di servizio dello Stato. Almeno così dovrebbe essere nelle società liberali.

Allora guardiamo queste proposte. Sono le proposte di cui tutti parlano, che nascono da un conclave ideale di esperti, ma che non si attuano mai. Sentendole, tutti gli appartenenti al Gotha dell’Economia italiana (presenti o non presenti) hanno  tirato un sospiro di sollievo perché tutti qui fannulloni attaccabrighe dei politici forse ora capiranno che è ora che sia diano una mossa …

Ma, supponiamo che esista una bacchetta magica fatta di fiducia, speranza, impegno, spirito di servizio, competenza e tutto (il fare le riforme e vederne i risultati) finisca in un anno.
Ma … in questo anno che ne è di quel piccolo imprenditore e delle migliaia di colleghi che sono nelle sue condizioni? Chi mantiene, in questo anno,  lui, i suoi operai e i suoi fornitori?

Beh, le banche o lo Stato. E, no! Le banche no! Il Governatore è stato chiaro: i soldi si danno solo alle imprese meritevoli (anche se non specifica come si fa ad individuarle, lasciando credere che esiste il modo di farlo. E questo non è vero! Se qualcuno è convinto di sapere come fare si faccia avanti e ne discutiamo). Lo Stato? Beh sarebbe un bel rivolgimento verso una società collettivista: non è più l’impresa che produce ricchezza e permette lo sviluppo dello Stato, ma è lo Stato che deve mantenere l’impresa.

Sì, sono stato un po’ brutale, ma davvero sarebbe importante giudicare ogni proposta in base al suo impatto sulla capacità di produrre cassa delle imprese.
E’ molto difficile raccontare (prevedere) come è quando la strategia delle riforme permetterà alle imprese di produrre cassa.

Allora perché questa insistenza sulle riforme?
Perché rappresenta il punto di vista tipico del Gotha dell’economia italiana che è un gruppo chiuso e che considera, appunto,oggettivo il suo punto di vista e inevitabili le sue proposte. Ma le proposte che nascono da gruppi chiusi sono sistemicamente auto riferite. Hanno l’obiettivo (inconscio) di perpetuare il gruppo che ha condotto le analisi ed ha progettato le cose da fare. Per i riferimenti in dettaglio, si vedano Maturana, Varela e Luhmann che descrivono la relazione di un sistema chiuso con l’ambiente esterno come “accoppiamento strutturale”.

Detto diversamente, la visione di Draghi raccoglie il consenso di coloro che fanno parte del suo sistema. Chi sta fuori, probabilmente, non la condivide. Nei fatti non può essere efficace.
Per tornare al nostro piccolo imprenditore, credo che egli condivida questa impostazione quando si trova in Confindustria. Quando entra dentro il sistema con cui dialoga e legittima Draghi. Quando torna a casa si trova a “leticare” con problemi che, scopre, non possono essere risolti dalle riforme.

In aggiunta c’è da dire che… Le riforme non si attuano non perché esistono i “cattivoni” che non le applicano. Ma perché è sistemicamente impossibile che si realizzino proprio per il modo in cui sono generate. Una democrazia rappresentativa e semplificante non può governare una società complessa. In essa, i Governanti costituiscono anch’essi un sistema chiuso. Ogni proposta di riforma avanzata da governanti, scelti attraverso semplificazioni e deleghe con il voto, si scontrerà con la contrarietà di tutti coloro che non hanno partecipato ad elaborarle. Non solo il Gotha dell’economia, ma anche le parti politiche sono inevitabilmente autoriferite. Detto più scientificamente: le proposte sono la manifestazione dell’autopoeisi del sistema. Non sono il frutto di analisi “oggettive” e progettualità necessitanti.

Concludendo: le riforme non sono la soluzione. E, tanto, non si realizzeranno mai in questo tipo di società.

Ed allora? Allora la proposta alla parte seconda …

lunedì 14 marzo 2011

Expo: noi abbiamo iniziato.

di
Francesco Zanotti


Le vicende dell’Expo 2015 sono impantanate nella mancanza di soldi (non li hanno neanche gli azionisti) e nelle diatribe sulle aree che sembravano risolte.

Che fare?
Noi abbiamo deciso di iniziare per conto nostro, a nostro modo, ovviamente.

La nostra tesi è nota: un Expo che voglia proporre una “soluzione” al problema dell’alimentazione non può ragionare all’interno degli schemi della società industriale. Ma deve considerare le sue proposte come ologrammi d una nuova società. L’Expo deve essere, insomma, un episodio del cammino di progettazione e costruzione di una nuova società. Allora l’Expo 2015  ha bisogno di un contesto nel quale si progetti e si costruisca una nuova società.

lunedì 29 giugno 2009

Appuntamento al 21 luglio ... per "sbarcare" in un mondo di nuove conoscenze. Insomma, è tutta colpa di Galileo




Certamente, anche uno spettacolo di pupi, rappresentato in un teatrino di un sonnacchioso paese siciliano, ha un suo fascino. Ma è un fascino troppo antico, percepibile solo nello stesso sonnacchioso paese e poco oltre. Con qualche pupo malandato, agitato tra quinte posticce, si possono immaginare e rappresentare solo storie molto semplici, della vita quotidiana di un paese un po’ sospeso nel buon tempo antico. Per immaginare, rappresentare (realizzare) storie di società e di mondi futuri, è necessario disporre di strumenti molto più potenti di pupi di legno, quinte e teatrini che possono essere trasportate a dorso di somarello …

Noi, oggi, dobbiamo immaginare società e mondi futuri, quindi, abbiamo bisogno di strumenti molto più potenti dei pupi, delle quinte, dei teatrini e dei somarelli che stiamo usando. Ma andiamo con ordine …

La crisi che stiamo vivendo è sostanzialmente una crisi di conservazione. Essa nasce dal fatto che la società industriale ha esaurito la sua funzione storica ed è necessario costruirne un’altra. Il problema è che non ci stiamo riuscendo.
Ma non lasciamo le cose sul vago. Dettagliamo, concretizziamo cosa significa costruire una nuova società. Almeno (certamente non soltanto) significa le seguenti “cose”.

Dobbiamo ridisegnare il significato del fare impresa. Infatti sembra che la crisi sia superabile solo se le imprese vengono assistite. Sì, l’ impresa, cioè quell’attore che dovrebbe produrre quel valore che lo Stato, poi, decide come distribuire. Ma se chi dovrebbe produrre valore deve essere assistito perché non riesce più a produrre valore autonomamente, allora che senso ha il fare impresa? Si dice che questo sussidiare, che vanifica il senso del fare impresa, deve avvenire solo provvisoriamente … Ma nessuno sa quanto durerà questo “provvisoriamente” … Sembra ogni giorno di più che le imprese rischino di diventare agenzie dello Stato.

Le imprese devono ridisegnare la loro strategia perché il provvisoriamente duri il meno possibile. E devono farlo tenendo conto dei rilevanti cambiamenti di esigenze e desideri delle persone e dell’esigenza di compatibilità con la natura. Ma il fare piano industriale è diventato un esercizio burocratico da lasciare agli “analyst” delle istituzioni finanziarie o degli advisors. Come possono costoro inventare strategie rivoluzionarie, che l’imprenditore possa implementare per far tornare le imprese a produrre valore?

Le istituzioni finanziarie devono valutare la fattibilità dei piani industriali delle imprese, ma come fanno se la cultura strategica, che è la cultura di riferimento, sia di chi fa, sia di chi valuta piani industriali, è troppo primitiva per raggiungere questo scopo?

I piani industriali prevedono, in genere, grandi cambiamenti organizzativi. Ma come è possibile attivare grandi (e veloci) cambiamenti organizzativi, quando appaiono immediatamente resistenze al cambiamento che nessuno sa da dove vengono e come possono essere contrastate?

La sfida del cambiamento riguarda anche temi di grave momento, come la sicurezza sul posto di lavoro. Lasciamo stare le imprese incoscienti che non rispettano le norme. Per quelle, bastano controlli e codice penale. Pensiamo alle imprese che fanno tutto quello che riescono a immaginare, ma non riescono a tamponare disattenzioni, imprudenze, trasgressioni, conflitti. Anche per alleviare questo dramma, è necessario riuscire a determinare un cambiamento che annulli disattenzioni, imprudenze, trasgressioni, conflitti.

Dopo aver esaminato la sostanza (dobbiamo costruire una nuova società) e i dettagli (riprogettare imprese e istituzioni) della sfida che abbiamo di fronte, andiamo ad esaminare gli “strumenti” che stiamo usando per affrontarla. Gli strumenti di analisi della realtà e di costruzione di nuove realtà. Essi sono davvero solo pupi, quinte e teatrini di legno …
Per fortuna (e a nostro demerito), mentre noi stiamo cercando di fare le nozze con i fichi secchi, esiste un cestone di frutta esotica che non ci degniamo neanche di guardare …

Fuor di metafora, per analizzare, comprendere la realtà e per progettarne, costruirne una nuova, utilizziamo solo e soltanto una specifica ed invecchiata visione del mondo: quella proposta da Galileo e da lui riassunta nella famosa metafora: “sensate esperienze e certe dimostrazioni”. Si tratta di quel modo di guardare al rapporto tra l’uomo e il mondo che è stato definito “pensiero scientifico”. Tentando di specificare, pensiamo che il guardare il mondo porti ad una immagine oggettiva del mondo. Pensiamo che il ragionare “correttamente” porti a costruire verità innegabili. Crediamo fortemente nella linearità delle cose: gli effetti hanno cause e le cause producono effetti …
E’ questa visione del mondo che ha generato la società industriale.
Se l’ha generata, però, non può certo essere lo strumento adatto per superarla …

Ma … nessun problema. A partire da un lontano 1733, è iniziato un percorso “trasgressivo”, che ha portato proprio quelle scienze che costituiscono il fondamento e l’applicazione più rigorosa del metodo “scientifico” (la matematica e la fisica) a scoprire che questo modo di guardare il mondo da cui sono nate, è troppo “ideologico”. Porta a costruire idee, proposte, imprese istituzioni che, proprio perché sono state costruite, diventano immodificabili. Sono state costruite da corrette osservazioni e da un valido ragionare, quindi sono perfette.
La “trasgressione” iniziata nella matematica e nella fisica si è trasferita, poi, nelle altre scienze. Cosicché, oggi, siamo di fronte ad un immenso e diversificato patrimonio di modelli e metafore che, siamo convinti, portano a trovare soluzioni alle sfide che oggi non riusciamo a risolvere. E queste soluzioni si “condensano” in una nuova società.

Ma allora abbiamo davanti una strategia molto semplice per uscire dalla crisi che stiamo vivendo. Giochiamo con pupi e riceviamo in pagamento fichi secchi. Ci lamentiamo che i pupi non ci divertono e i fichi secchi non ci bastano.
Allora proviamo ad abbandonare i pupi …

Arriviamo al il 21 luglio. Il 21 luglio di 40 anni fa il primo uomo pose piede sulla luna: un attrattore che ha danzato da sempre nelle notti e nelle fantasie di tutta l’umanità … Il 21 luglio di 40 anni dopo noi proponiamo un Evento di Fondazione dove racconteremo, a tutti coloro che vi parteciperanno, un pianeta intero di nuove conoscenze. Su quel pianeta porremo tutti il nostro piede incerto. Ma poi accadrà che anche noi correremo. Perché piano piano diverrà un pianeta emozionante. Dove cominceremo a intravvedere la nuova società che è possibile costruire e il processo di governo che permetterà di farlo.
Ancora una volta concretizzando, emergerà (racconteremo) un nuovo significato del fare impresa, si scoprirà come fare strategia in un modo radicalmente nuovo, come eliminare le resistenze ad ogni cambiamento e come superare tutti gli ostacoli nascosti che hanno fino ad ora impedito di costruire sui luoghi di lavoro vere e proprie comunità di sicurezza e di benessere. Emergerà un nuovo modello di istituzioni, di stato sociale e di modalità di fare politica …

Un Evento di Fondazione … abbiamo usato questa parola perché si tratta di un primo passo. Abbiamo in mente una meta più ambiziosa: l’organizzazione di un vero e proprio Expo della conoscenza, nel quale raccontare, esemplificare, far vivere, rendere disponibili i nuovi modelli, le nuove metafore che sono nati dopo quel 1733 in tutte le scienze naturali ed umane. E i loro possibili utilizzi.

Per partecipare alla’Evento di fondazione: francesco.zanotti@gmail.com

...continua

Ce ne stiamo accorgendo a colpi di crisi ricorrentesi in ogni dimensione dell'umano. E' evidente che dovunque guardiamo c'è qualcosa che, gravemente, non va: lo sviluppo economico, la povertà, il rapporto con la natura, la soddisfazione sul lavoro e le profonde esigenze di realizzare una vita degna... E allora vogliamo smetterla di denunciare il passato? Sta diventando stucchevole cercare l'ennesimo cantuccio della stanza della società industriale e scoprire ancora una volta l'accumularsi di una polvere. E' il momento di lasciar riposare per un po' la denuncia e la protesta anche perché, se siamo onesti, dobbiamo chiederci: ma noi dove eravamo in questi anni?

Vivevamo su Marte e improvvisamente siamo tornati sulla terra ed abbiamo scoperto che quegli inetti di terrestri, dopo la nostra denuncia, non aveva fatto nulla. E tocca ancora a noi risvegliare le coscienze? Certo che no! Noi abbiamo vissuto immersi in questa società. Sono anche le nostre azioni che hanno mantenuta chiusa la stanza. Lasciando accumulare e incancrenire polvere. Viene quasi da dire: l’accumularsi e l’incancrenirsi ci fa comodo perché la nostra unica competenza era il contestare. Visto che sul costruire abbiamo dato tutti pessima prova.
E non si dica che qualche potere forte, da qualche parte ha impedito che le nostre folgoranti idee liberassero la stanza dalla polvere dell’ingiustizia, del privilegio … Quelli che sembrano poteri forti lo sono solo di fronte alla nostra incapacità di costruire alternative.
Cara e vecchia società di tutti noi, dunque. Che ci ha permesso di superare secolari infelicità … Certo non tutte, certo non a tutti, certo non ugualmente, ma molto.
Cara e vecchia società dalla quale ora dobbiamo allontanarci con un pizzico di nostalgia. Portandoci dentro lo zaino che accompagna ogni viaggio tutto quello che di buono ha prodotto.
E con il passo che diventa sempre più baldanzoso a mano a mano che diventa chiaro il luogo, la nuova società verso la quale siamo diretti ..
Ma verso quale luogo vogliamo dirigerci? Quale nuova società vogliamo costruire?
Noi certo non lo sappiamo! Sappiamo solo come fare a costruirla!

Allora la nostra proposta è strana. Non abbiamo soluzioni, linee politiche, idee originali. Ma un metodo con il quale generarle.
Primo passo di questo metodo: cambiamo i linguaggi. Secondo usiamo questi nuovi linguaggi per progettare insieme .. Accidenti, mi rendo conto che mi sto avventurando in un sentiero accidentato …
Allora provo con una storiella. Pensiamo di indossare occhiali verdi e di dover dipingere una parete di un nuovo colore: il verde ci ha seccati. Ai nostri piedi abbiamo una vasta gamma di barattoli di vernice. Ma tutti i colori ci sembrano gradazioni del verde. E, così, piano piano ci sembra inutile ridipingere una stanza di un nuovo colore che potrà essere solo una gradazione di verde. Accidenti ai poteri forti che ci costringono a dipingere sempre e solo di verde …
Ma poi arriva qualcuno che ci convince che un certo barattolo contiene il rosso. Ma apparirà rosso solo quando lo stendiamo sulla parete … Così, spinti da nuova fiducia e dalla voglia di avere nuova fiducia, cominciamo a dipingere. Ma, anche dopo averlo steso sulla parete, quel colore continua ad essere l’ennesima gradazione del verde. Allora la nostra collera e massima: certo solo un grande complotto di qualche potentato molto potente ci può costringere a naufragare in un mare di verde …
Maledetti poteri forti .. .
Così attiviamo un Gruppo antiverde. Che, innanzitutto, continua ossessivamente a dimostrare che tutto è di quel verde che, oramai invece di speranza, sta a segnalare schifezza. E poi cerca di buttare via tutti i barattoli …
Cosa significa partire dai linguaggi e dal metodo per usarli?
Significa togliersi gli occhiali verdi. E riuscire così a scoprire che tutti i barattoli sono effettivamente di mille colori. Riuscendo a vedere mille colori rinasce davvero la speranza di poter dipingere diversamente la stanza. Ma non possiamo stare senza occhiali ed ogni tipo di occhiale, anche il più sofisticato, altera i colori … Anche il rosso più sfavillante sarà, poi, sempre, ideologicamente, rosso … Ed allora che fare? Impariamo a cambiare occhiali quando vogliamo vedere cose diverse. Ma, poi, come dipingiamo quella stanza? Inevitabilmente tutti insieme con occhiali diversi. Perché ognuno può portare un solo tipo di occhiali per volta. E per fare della stanza un capolavoro, sono necessari tutti i colori. Quando il dipinto a mille mani sarà finito potremmo vedere un miracolo che piacerà a tutti e che tutti potranno vederlo in modo sempre diverso. Basterà indossare gli occhiali degli altri e se ne scoprirà un bellezza diversa.
Allora il nostro programma è molto semplice. Apparirà forse banale e ininfluente: diffonderemo nuovi linguaggi ed attiveremo gruppi progettuali che li useranno per progettare i mille aspetti di una nuova società.
I linguaggi sono i modelli e le metafore che nell'ultimo secolo, provenendo sostanzialmente dalle scienze della natura, si sono aggiunti a quelli tipici della società industriale.
Il metodo con il quale li useremo sarà Sorgente Aperta …
Ma perché “balbettanti”? Perché nel progettare un nuovo mondo ci rendiamo conto che il primo esprimersi non sarà che un balbettio. E, perché “poietici”? Perché il balbettio dovrà essere fecondo. Si trasformerà certamente in storie che cominceranno ad essere vissute.
Allora anche questo manifesto è un balbettio poietico? Certamente. Speriamo di doverlo riscrivere al più presto meno balbettante e più fecondo.