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mercoledì 9 aprile 2014

Una “strategia” per il prossimo Governo

di
Francesco Zanotti


E’ ovvio che l’attuale governo non potrà risollevare l’economia. Perché nessuna economia può essere rilanciata dalla politica della coperta corta: taglio qua per dare là. La somma finale rischia che sia sempre zero. Cioè conservazione.
Cosa fare? Il ragionamento è semplice: le imprese devono ricominciare a produrre cassa. Se cominciano a riprodurre cassa si possono aumentare gli stipendi, aumenta il gettito fiscale diminuendo le tariffe etc.
Il Governo dovrebbe mettere in atto una politica che ha l’esplicito obiettivo di far aumentare di molto e velocemente la capacità di produrre cassa delle nostre imprese.
Ora non si può ottenere questo risultato aiutando le imprese a vincere una competizione di prezzo. Lo si può fare solo se le imprese riprogettano radicalmente i loro sistemi d’offerta. Cioè le cose che vendono.
Mi si obietterà: ma non abbiamo soldi per investire in tecnologie … Rispondo: non è lì che occorre investire. Occorre fornire alle classi dirigenti nuove risorse cognitive per vedere i prodromi di un nuovo mondo e riuscire, così, a rivoluzionare i loro sistemi di offerta.

Dalla politica della coperta corta alla politica delle risorse cognitive. Che non ha nulla a che vedere con la politica della conoscenza di cui si parla oggi e che non è nulla più che una valorizzazione del nostro passato che, pure, occorrerebbe fare.

lunedì 23 dicembre 2013

Proprio non riusciamo a vedere

di
Francesco Zanotti


Peter Praet (Capo Economista BCE) ha sostenuto sulla stampa di ieri che sì, abbiamo messo in ordine i conti aumentando le tasse. Avremmo dovuto farlo tagliando le spese.
Stupidaggine. Innanzitutto tagliare le spese di qualcuno significa tagliare i ricavi di qualcun altro. E lo sanno bene i nostri commercianti. Ma poi, osannare i tagli impedisce di trovare la via regia allo sviluppo (almeno nella nostra società): far in modo che le imprese guadagnino (ho usato questo termine intuitivo. Se ne volete usare uno più tecnico parlate di “cassa”) di più. Se le imprese guadagnano di più … beh è banale dirlo: aumenta il gettito fiscale senza aumentare la percentuale di guadagno che va allo Stato. E’ meglio il 30% su un miliardo di utile o il 100% su zero utile? Si possono aumentare gli stipendi, aumentano gli acquisti … Insomma: si innesca un circolo virtuoso. Supponiamo che in Italia vi siano dieci imprese che guadagnino come la Apple: avremmo risolto tutti i problemi.

Ma questa soluzione non la si vuol vedere. Credo che sia perché, per percorrerla, occorrerebbe una nuova stagione di progettualità strategica che rivoluzioni il nostro sistema economico. Ma questa progettualità ci Fa paura: e così cerchiamo disperatamente (con tasse o tagli non fa differenza) di far sopravvivere il nostro attuale sistema economico. Ovvio che non ci riusciremo.

venerdì 8 febbraio 2013

Le nostre previsioni, il nostro impegno


di
Francesco Zanotti



Un giudizio preventivo.
Nessuna forza politica ha presentato un progetto di sviluppo alto e forte per questo nostro Paese. Intendo:  un progetto capace di far aumentare velocemente ed intensamente la capacità di produrre cassa delle imprese. E, quindi, capace di far aumentare occupazione e gettito fiscale diminuendo le aliquote.

Le previsioni.
I risultati delle elezioni saranno … non risultati! Non importa se qualcuno le vincerà o se vi saranno pareggi.  E’ probabile che non si riesca a formare un Governo. E se un Governo si formerà, sarà così carico di compromessi e fraintendimenti che non potrà che sgretolarsi subito dopo …

Il nostro Impegno.
Presenteremo, dopo le elezioni, un progetto alto e forte per lo sviluppo del nostro Paese. Perché dopo le elezioni? Perché presentarlo in campagna elettorale sarebbe inutile:  nessuno lo ascolterebbe. E se, per caso, diventasse (ma è altamente improbabile) oggetto di dibattito, verrebbe strumentalizzato a fini elettorali.

venerdì 4 maggio 2012

Nuova moneta per nuovi grandi progetti

di
Francesco Zanotti


Leggo sul Sole 24 Ore di oggi una interessante sintesi delle dinamiche post crisi del 1929, a firma di Michele Tronconi.
Provo a ripeterla in modo da evidenziare il parallelo con quanto accade oggi.
La crisi aveva fatto aumentare il deficit statale. Il Governo (il Presidente Hoover) ha cercato di ridurre il deficit aumentando le tasse. Guarda caso, proprio sulla casa. Questo ha scatenato un drammatico circolo vizioso che era ovviamente prevedibilissimo. L’aumento delle tasse ha ridotto le risorse disponibili per gli acquisti, quindi i ricavi delle imprese, quindi il gettito fiscale, annullando i benefici per il deficit federale dovuto all’aumento delle tasse. Questo ha costretto il Governo ad aumentare ulteriormente le tasse … e via dicendo.
Le reazioni sono state lo sforzo di costruire il famoso New Deal. Ma il successo è stato incerto fino alla grande “occasione” di sviluppo costituita dalla guerra mondiale.

Oggi il nostro Governo sta seguendo le orme di Hoover. Dobbiamo attivare anche noi un New Deal. Ma che sia generato da una grande progetto di sviluppo del paese. Da una qualche grande avventura collettiva che svolga la stessa funzione del progetto di conquista della luna.
Il ruolo del Governo dovrebbe essere quello di stimolare la costruzione di un nuovo grande progetto di sviluppo del nostro Sistema Paese.
Ma come finanziarlo? L’unico modo è quello di convincere la BCE ad emettere nuova moneta per finanziare nuovi progetti.
In sintesi: invece di aumentare le tasse costruiamo grandi progetti e battiamo monera per finanziarli.

mercoledì 25 aprile 2012

Ragionieri del declino

di
Francesco Zanotti



Una delle convinzioni più condivise è che diminuendo le spese dello Stato si possano diminuire le tasse ai cittadini.
Ora, al di là dell’ovvia osservazione che occorre, almeno, ridurre con oculatezza per non diminuire il livello dei servizi, non vi sembra che sia una convinzione profondamente errata?
Se si riducono le spese dello Stato, si riducono i ricavi di coloro che forniscono beni e servizi allo Stato. Si diminuisce cioè l’imponibile complessivo. Su un imponibile ridotto non si può diminuire la percentuale di tasse, occorre aumentarla per mantenere lo stesso gettito fiscale.
Mi si può obiettare che vi sono infiniti sprechi. Ma contro obietto dicendo che è meglio spendere sprecando piuttosto che non spendere. Certo è meglio spendere con qualità. Ma questa è la vera alternativa. Quella di ridurre è un rimedio peggiore del male.
Una parte rilevante della nostra economia vende prodotti e servizi verso lo Stato, altrimenti lo stesso Stato non avrebbe tutti quei miliardi di Euro di debiti nei confronti dei suoi fornitori. Per ridurre la spesa pubblica occorre, prima, riconvertire queste imprese. Altrimenti quello che risparmieremo in costi lo spenderemo in sussidi. Peggio: trasformeremo lavoratori in “sussidiati” (in qualche modo), con tutto questo comporta anche in termini di motivazione, partecipazione, apprendimento, autorealizzazione.
In sintesi, una spending review fatta “in vitro”, senza calcolare gli effetti che avrebbe su fatturati ed occupazione è veramente un ragionare primitivo.
La conclusione è la solita: manca totalmente una cultura “imprenditoriale”. Una cultura capace di immaginare e costruire nuovi mondi. Siamo tutti ragionieri che sanno tagliare solo uscite e non sanno come fare a incrementare le entrate. Ragionieri del declino.

...continua

Ce ne stiamo accorgendo a colpi di crisi ricorrentesi in ogni dimensione dell'umano. E' evidente che dovunque guardiamo c'è qualcosa che, gravemente, non va: lo sviluppo economico, la povertà, il rapporto con la natura, la soddisfazione sul lavoro e le profonde esigenze di realizzare una vita degna... E allora vogliamo smetterla di denunciare il passato? Sta diventando stucchevole cercare l'ennesimo cantuccio della stanza della società industriale e scoprire ancora una volta l'accumularsi di una polvere. E' il momento di lasciar riposare per un po' la denuncia e la protesta anche perché, se siamo onesti, dobbiamo chiederci: ma noi dove eravamo in questi anni?

Vivevamo su Marte e improvvisamente siamo tornati sulla terra ed abbiamo scoperto che quegli inetti di terrestri, dopo la nostra denuncia, non aveva fatto nulla. E tocca ancora a noi risvegliare le coscienze? Certo che no! Noi abbiamo vissuto immersi in questa società. Sono anche le nostre azioni che hanno mantenuta chiusa la stanza. Lasciando accumulare e incancrenire polvere. Viene quasi da dire: l’accumularsi e l’incancrenirsi ci fa comodo perché la nostra unica competenza era il contestare. Visto che sul costruire abbiamo dato tutti pessima prova.
E non si dica che qualche potere forte, da qualche parte ha impedito che le nostre folgoranti idee liberassero la stanza dalla polvere dell’ingiustizia, del privilegio … Quelli che sembrano poteri forti lo sono solo di fronte alla nostra incapacità di costruire alternative.
Cara e vecchia società di tutti noi, dunque. Che ci ha permesso di superare secolari infelicità … Certo non tutte, certo non a tutti, certo non ugualmente, ma molto.
Cara e vecchia società dalla quale ora dobbiamo allontanarci con un pizzico di nostalgia. Portandoci dentro lo zaino che accompagna ogni viaggio tutto quello che di buono ha prodotto.
E con il passo che diventa sempre più baldanzoso a mano a mano che diventa chiaro il luogo, la nuova società verso la quale siamo diretti ..
Ma verso quale luogo vogliamo dirigerci? Quale nuova società vogliamo costruire?
Noi certo non lo sappiamo! Sappiamo solo come fare a costruirla!

Allora la nostra proposta è strana. Non abbiamo soluzioni, linee politiche, idee originali. Ma un metodo con il quale generarle.
Primo passo di questo metodo: cambiamo i linguaggi. Secondo usiamo questi nuovi linguaggi per progettare insieme .. Accidenti, mi rendo conto che mi sto avventurando in un sentiero accidentato …
Allora provo con una storiella. Pensiamo di indossare occhiali verdi e di dover dipingere una parete di un nuovo colore: il verde ci ha seccati. Ai nostri piedi abbiamo una vasta gamma di barattoli di vernice. Ma tutti i colori ci sembrano gradazioni del verde. E, così, piano piano ci sembra inutile ridipingere una stanza di un nuovo colore che potrà essere solo una gradazione di verde. Accidenti ai poteri forti che ci costringono a dipingere sempre e solo di verde …
Ma poi arriva qualcuno che ci convince che un certo barattolo contiene il rosso. Ma apparirà rosso solo quando lo stendiamo sulla parete … Così, spinti da nuova fiducia e dalla voglia di avere nuova fiducia, cominciamo a dipingere. Ma, anche dopo averlo steso sulla parete, quel colore continua ad essere l’ennesima gradazione del verde. Allora la nostra collera e massima: certo solo un grande complotto di qualche potentato molto potente ci può costringere a naufragare in un mare di verde …
Maledetti poteri forti .. .
Così attiviamo un Gruppo antiverde. Che, innanzitutto, continua ossessivamente a dimostrare che tutto è di quel verde che, oramai invece di speranza, sta a segnalare schifezza. E poi cerca di buttare via tutti i barattoli …
Cosa significa partire dai linguaggi e dal metodo per usarli?
Significa togliersi gli occhiali verdi. E riuscire così a scoprire che tutti i barattoli sono effettivamente di mille colori. Riuscendo a vedere mille colori rinasce davvero la speranza di poter dipingere diversamente la stanza. Ma non possiamo stare senza occhiali ed ogni tipo di occhiale, anche il più sofisticato, altera i colori … Anche il rosso più sfavillante sarà, poi, sempre, ideologicamente, rosso … Ed allora che fare? Impariamo a cambiare occhiali quando vogliamo vedere cose diverse. Ma, poi, come dipingiamo quella stanza? Inevitabilmente tutti insieme con occhiali diversi. Perché ognuno può portare un solo tipo di occhiali per volta. E per fare della stanza un capolavoro, sono necessari tutti i colori. Quando il dipinto a mille mani sarà finito potremmo vedere un miracolo che piacerà a tutti e che tutti potranno vederlo in modo sempre diverso. Basterà indossare gli occhiali degli altri e se ne scoprirà un bellezza diversa.
Allora il nostro programma è molto semplice. Apparirà forse banale e ininfluente: diffonderemo nuovi linguaggi ed attiveremo gruppi progettuali che li useranno per progettare i mille aspetti di una nuova società.
I linguaggi sono i modelli e le metafore che nell'ultimo secolo, provenendo sostanzialmente dalle scienze della natura, si sono aggiunti a quelli tipici della società industriale.
Il metodo con il quale li useremo sarà Sorgente Aperta …
Ma perché “balbettanti”? Perché nel progettare un nuovo mondo ci rendiamo conto che il primo esprimersi non sarà che un balbettio. E, perché “poietici”? Perché il balbettio dovrà essere fecondo. Si trasformerà certamente in storie che cominceranno ad essere vissute.
Allora anche questo manifesto è un balbettio poietico? Certamente. Speriamo di doverlo riscrivere al più presto meno balbettante e più fecondo.