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giovedì 7 luglio 2016

Altre contrade più poeti uguale Rinascimento

di
Francesco Zanotti

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Stamattina sul Corriere della Sera Tullio Gregory presenta un libro di Giuseppe Marocci “Indios, cinesi e falsari. Le storie del mondo nel Rinascimento.”.
Il prof Gregory scrive: “ … sono le vie commerciali a segnare un reticolo globale entro il quale scrivere una storia del mondo.”.
Allora noi che stiamo disegnando nuove vie virtuali di relazione tra le persone siamo alle soglie di un nuovo Rinascimento? Anche no!
Perché accada un Rinascimento occorre che queste vie ci portino verso nuove conoscenze. Il prof. Gregory cita Montaigne: “Solo la diversità mi appaga”. E questo non sta avvenendo perché le nuove relazionalità ci stanno portando a chiuderci in piccoli cortili paesani che saranno pure, ma sono altrettanto banali dei cortili reali.

Occorre navigare verso nuove conoscenze. Ma non basta. Poi servono i poeti delle scienze e delle arti. E a poeti come stiamo? 

venerdì 13 novembre 2015

Voglio essere un “tuttologo”

di
Francesco Zanotti

Risultati immagini per tuttologo

Alla maniera di un uomo del Rinascimento. Non ci sono ovviamente ancora riuscito, ma credo sia un dovere provarci. E’ indispensabile rompere gli isolamenti autoreferenziali delle specializzazioni che creano classi dirigenti che ignorano. E che, invece che avviare un processo di “emergenza” di una nuova società, cercano di sistemare i singoli pezzi che vedono e capiscono. Ovviamente non riuscendoci.
Fare esempi … ce ne sono troppi. E diversificatissimi. Proviamo solo qualche accenno.
Perché i dibattiti politici non tengono conto dei risultati acquisiti dalla teoria dei sistemi? La pianteremmo di cercare i semplificare il quadro politico che ottiene l’unico risultato di spezzettarlo di più. E scopriremmo che il compito di una classe dirigente.
Perché i manager che si occupano di sistemi umani (le imprese), non conoscono le scienze che si occupano di sistemi umani?
Perché la medicina tende ancora alla specializzazione spinta, mentre il corpo umano ha una sua identità complessiva che dà senso ad ogni sua parte?
Di contro esistono nobili tentativi di riunificazione in uno schema di sintesi. Come Il programma di Langland in matematica.

Non si tratta, però, di costruire teorie del tutto o di trovare metafore semplificanti come la macchina o il computer. Si tratta di conoscere e riconoscere la conoscenza e l’esperienza dell’altro per costruire un “noi” che costituisca il significato etico ed estetico di ogni “io”.

domenica 28 giugno 2015

Graecia capta ferum victorem cepit

di
Francesco Zanotti
Ho appena sentito alla TV una ex ragazza con troppa responsabilità per le sue gracili (culturalmente ed emotivamente) spalle tranquillizzare gli Italiani che “Tutto va ben madama la Marchesa”. Come cantava Nunzio Filogamo negli anni ‘30 del secolo scorso …
Quali sono le ragioni per cui noi dovremmo stare tranquilli mentre la Grecia sta … “Andando a Patrasso”, si potrebbe direi con uno spirito un po’ macabro?
La ragione, sosteneva la Nostra, è che noi abbiamo fatto le riforme. Poi non ha importanza quali riforme siano. Non ha importanza se sono condivise o meno. Non ha importanza se, come quelle della scuola, prevedono solo cambiamenti nella burocrazia e non nella sostanza della conoscenze insegnate e in come le si insegnano.
Tutto andrà bene perché abbiamo fatto le riforme. E, quindi, siamo forti.
E’ da incoscienti sostenere tesi di questo tipo.
In una società in profonda evoluzione non esiste chi è forte. Esiste chi è capace di diventare protagonista della costruzione della economia e delle società prossime venture. Saranno forti quei Paesi che avranno un progetto Paese alto e forte.
Ho sentito, poi, un giovane greco dire: noi sappiamo delegare al popolo decisioni importanti perché noi abbiamo inventato la democrazia. Grazie dovrebbe dire loro tutto il mondo.
Noi abbiamo bisogno di giovani come quello che si rifaceva orgogliosamente alla propria storia più che di ex giovani richiamarsi a teorie insensate, non dimostrate col banale obiettivo di raccogliere consensi.
Solo dobbiamo chiedere a quei giovani di ritrovarsi, nel ricordo di Pericle, lassù sul Partenone e cominciare a progettare un nuovo mondo… Ci attendiamo da loro il contributo che ci si attende dai Padri della nostra civiltà.
E noi italiani dobbiamo dare il nostro contributo perché abbiamo onorato, continuato il contributo della civiltà greca con Roma e il Rinascimento.
Ricordate cosa ha scritto Orazio? “Graecia capta ferum victorem cepit”. E per fortuna che ci siamo lasciati “prendere”, altrimenti non ci sarebbero stati né Roma né il Rinascimento. Quindi non ci sarebbe stato il mondo attuale. Che anche i riottosi funzionari europei si lascino prendere dallo spirito necessario della profezia storicamente feconda dei Greci, di Roma e del Rinascimento.


domenica 21 giugno 2015

Acque inesplorate. Ovvero: il paradosso della stabilità

di
Francesco Zanotti


“Navigare in acque inesplorate”. E’ espressione usata da Mario Draghi nel descrivere dove andremo a finire se la Grecia uscirà dall’Euro.
Bene, io redo che in quella espressione vi sia tutta la povertà di una classe dirigente che cerca una insensata stabilità.
Ne ho già parlato, ma è il caso di ripetere.
Da un lato, come si fa a desiderare di stabilizzare, fermare nel tempo, una società con incredibili squilibri; con un sistema produttivo che continua a costruire oggetti che interessano sempre meno, costretto per questo ad una competizione che rischia di schiacciare sia chi lavora che chi compra, incompatibile con la natura; con un sistema finanziario completamente auto riferito; con un sistema politico .. altrettanto. Di più: con mille tentazioni di un nuovo sviluppo e di una nuova conoscenza che sta rivoluzionando la conoscenza della società industriale?
Dall’altro lato, quando mai la Storia dell’Uomo ha navigato in acque conosciute? Ogni generazione umana si è trovata davanti un futuro da costruire. Per definizione nessuna generazione umana può navigare in acque conosciute. Sarebbe come voler fermare il tempo … Che Draghi abbia letto Julian Barbour?
E per fortuna è così!

Perchè è solo quando i medioevi decidono di navigare in acque sconosciute che emergono Rinascimenti. E noi abbiamo disperatamente (perché la sua mancanza porterebbe alla disperazione) bisogno di un nuovo Rinascimento.

domenica 14 giugno 2015

Smettiamo di essere un … ?

di
Francesco Zanotti

http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/3/35/Adelchis,_son_of_Desiderius.jpg/250px-Adelchis,_son_of_Desiderius.jpg

.. volgo disperso che nome non ha.
Qualcuno forse ricorda il coro che chiude l’atto terzo dell’Adelchi.
Racconta di un popolo che guarda il succedersi dei padroni: i longobardi che vengono scacciati dai franchi.
Ma il popolo è un “volgo disperso che nome non ha” a cui è rimasto il misero orgoglio di un tempo che fu”.
Non si aspetti la liberazione:
Il premio sperato, promesso a quei forti,
Sarebbe, o delusi, rivolger le sorti,
D’un volgo straniero por fine al dolor?”

Anche oggi stiamo assistendo al conflitto tra classi dirigenti. E da ogni nuova classe dirigente ci aspettiamo liberazione.
Da quei tempi ad oggi non è possibile che questo accada.

Ammonisce Manzoni:
“Il forte si mesce col vinto nemico,
Col novo signore rimane l’antico;
L’un popolo e l’altro sul collo vi sta.
Dividono i servi, dividon gli armenti;
Si posano insieme sui campi cruenti
D’un volgo disperso che nome non ha.

Per costruire liberazione, per noi e per tutti quelli che bussano alle nostre parti, dobbiamo riprendere la voglia di un protagonismo progettuale alto, forte e saggio.
Con la voglia e la responsabilità di costruire il Rinascimento prossimo venturo attraverso la conoscenza.



giovedì 8 gennaio 2015

Uomo, Expo e Expo della Conoscenza

di
Cesare Sacerdoti
c.sacerdoti@cse-crescendo.com


In uno scritto del  7 dicembre 2013, “Cosa nutre la vita”, il Vescovo di Milano, Scola, affrontava il tema di Expo 2015, “nutrire il pianeta, energia per la vita” e del ruolo futuro di Milano.
Abbiamo assistito in questi anni a lunghe discussioni di preparazione all'Expo, che hanno affrontato quasi esclusivamente le questioni delle infrastrutture da realizzare e, in parte, del loro utilizzo dopo Expo: il contributo di Scola, fornendo spunti di riflessione e di discussione sia sul tema specifico, sia sul ruolo della nostra città e dell’Europa, risulta quindi uno dei pochi contributi di “contenuto” di questo evento, che avrebbe potuto rappresentare una vera svolta per il futuro di Milano.
Scola propone di rimettere l’uomo al centro dell’attenzione, invocando un “nuovo umanesimo” , una “ecologia dell’uomo”, perché, dice Scola, “oggi ripensare il mondo chiede di ripensare l’uomo…senza ripensare l’uomo l’unico sapere e saper fare di cui l’uomo contemporaneo si sente certo è quello tecnico-scientifico. A livello della gestione su grande scala questo significa primato dell’economico-finanziario, della rete e della comunicazione, e cioè primato delle grandi leve di un regime tecnocratico”.
Le parole di Scola appaiono molto dure, ma, in effetti, pensando a tutti i proclami, a tutti i programmi, a tutte le ricette che ci vengono proposti quotidianamente, ci accorgiamo che la parola “uomo” è totalmente assente: i soggetti sono la ripresa economica, la competitività, le riforme, la ricerca, la produttività, l’ecologia, ma mai la persona umana. Essa è sempre sottintesa. Si potrebbe obiettare che tutte le parole sopracitate comportino un miglioramento del livello di vita dei  cittadini, ma l’uomo  rimane sullo sfondo.
Scola invece ammonisce che “occorre passare da una ragione ridotta a puro calcolo, a una ragione come capacità di identificare e condividere ciò che è bene per l’uomo in quanto tale”.
Rileggendo il percorso di ricerca che CSE Crescendo sta perseguendo da qualche anno, cercando nelle scienze umane e naturali quegli spunti, quelle metodologie e quelle metafore necessarie per poter progettare una nuova società, credo che anch'esso sia animato dalla volontà di ridare all'uomo, agli uomini tutti, la possibilità di ridisegnare il proprio futuro, i nuovi stili di vita (evocati anche da Benedetto XVI in Caritas in veritate) utilizzando le scoperte scientifiche.
Si veda in proposito il programma dell’Expo della Conoscenza da noi proposto, in cui si cerca di utilizzare le “modalità di pensare” costruite nell'ambito delle diverse aree di conoscenza (dalla fisica, dalla matematica, dalle scienze cognitive, dall'arte e dalle religioni) per comprendere i processi di evoluzione dei sistemi umani, a partire dall'uomo, dalla famiglia fino all'impresa ed alle istituzioni. 

mercoledì 31 dicembre 2014

Ovvietà in un discorso di fine anno

di
Francesco Zanotti


Mi riferisco al discorso del Capo dello Stato. Grande rispetto per la persona di Giorgio Napolitano, ma qui intendo giudicare i contenuti che ha proposto. Contenuti che il ruolo istituzionale, e l’istituzionalità della comunicazione e la gravità della situazione che stiamo vivendo avrebbero voluto alti e forti. Invece ho ascoltato solo ovvietà, a tratti retorica.
Mi si potrà obiettare che non è il momento della critica, ma della proposta. Non è vero.
E lo dimostra il fatto che su questo blog stiamo avanzando analisi e proposte che giudichiamo interessanti non per la fonte, cioè le nostre persone che possono vantare alcuna “differenza” umana rispetto agli uomini della politica. Interessanti perché nascono dalla ricerca e dalla fatica. Nascono dall'ascolto di tutte le voci più autorevoli che in ogni campo del sapere, in ogni angolo della terra, ci parlano delle origini della crisi che stiamo vivendo e avanzano proposte. Abbiamo raccolto contributi in ogni territorio delle scienze umane naturali e li abbiamo proposti in questo blog. Interessanti perché di tutte le voci ascoltate tentano una sintesi. Interessanti perché la sintesi che ne abbiamo fatta ci sembra alta e forte. Almeno da discutere.
Diciamo che è il momento della critica perché, generalizzo il discorso, alla politica proposte interessanti … non interessano.
La politica chiede consenso e impegno a realizzare le sue idee.
Ed allora il nostro primo dovere è quello di esprimere un giudizio su queste idee che ci è richiesto di ammirare e di realizzare.
E il mio giudizio (qui parlo personalmente) è stato chiaro. Ed è frutto del confronto con le proposte inascoltate che tutti possono trovare su questo blog.
A cominciare dalla nostra proposta dell’Expo della Conoscenza che, se realizzata, non ci avrebbe costretti ad un ruolo di meri organizzatori di un Evento, senza alcuna proposta, alta e forte, sui temi dell’Expo. Ci avrebbe, invece, permesso di fare dell’Expo un grande luogo di proposta e di ricerca, senza soluzione di continuità, sul futuro del mondo. Ci avrebbe permesso di fare di Milano il centro motore di un nuovo Rinascimento mondiale, invece che allestitori (vedremo quanto bravi) di palcoscenici. Alla fine gli attori raccoglieranno gli applausi e noi potremo solo smontare il palcoscenico. Come le troupe televisive hanno smontato gli apparati di trasmissione dopo l’intervento di Giorno Napolitano. Speriamo almeno che gli attori per i quali stiamo allestendo il palcoscenico dell’Expo le proposte alte e forti le facciano loro.


sabato 30 agosto 2014

Aspettando il 10 ottobre Obama e Renzi: il non avere.

di
Francesco Zanotti


Il primo (Obama) non ha una strategia per la Siria (cioè per il Medio Oriente): parola di se stesso.
Il secondo (Renzi) non ha un progetto per il Paese: parola di Giorgio Squinzi.
Verrebbe da dire: la volontà e l’energia di cambiamento senza contenuti.
Yes, we can” … ma cosa? Nel cercare di decidere cosa Obama è invecchiato.
Ricordo un post di questo bolg di quattro anni fa “Obama e i sogni piccoli piccoli”
Allora oggi? Come diceva inascoltato quel post, noi stiamo sviluppando un progetto per questo Paese: lo abbiamo chiamato “Expo della Conoscenza”. Lo presenteremo il 10 di ottobre con il patrocinio della Provincia di Milano e del Parlamento del Mediterraneo.
Ne anticiperemo i contenuti in questo blog.
La proposta complessiva? Occorre cambiare la struttura cognitiva della società attuale. Il buttare una nuova struttura cognitive in una società è il modo più veloce ed efficace per costruire un nuovo sviluppo etico ed estetico. Rinascimento docet.


giovedì 17 luglio 2014

Abbiamo già realizzato la prima tappa dell’Expo della Conoscenza. Ne parliamo il 10 ottobre

di
Francesco Zanotti


L’obiettivo fondamentale dell’Associazione è lo sviluppo etico ed estetico di una nuova società.
L’Expo della Conoscenza è il processo (un evento senza soluzione di continuità) attraverso il quale raggiungere l’obiettivo.

Infatti, attraverso di esso si cerca di distribuire una nuova infrastruttura cognitiva trans-disciplinare in tutta la società.
Pensiamo che basti questo distribuire per attivare il processo di attivazione di un nuovo Rinascimento in ogni ambito della società.

Per poter  fornire una nuova struttura cognitiva occorre costruirla.

Per costruirla il primo passo è quello di interrogare le diverse fonti di conoscenze (che oggi ancora sono discipline) per conoscere quali sono le risorse cognitive che ognuna mette a disposizione di tutti coloro che vogliono assumersi l’onere della progettazione collettiva di una nuova società nelle sue diverse angolazioni.

Partendo da questo patrimonio di risorse cognitive se ne cerca una sintesi che risponda alle seguenti domande.
La prima domanda: quali sono i processi di evoluzione autonoma dei sistemi umani che sono sistemi caratterizzati da attori dotati di sistemi cognitivi e facenti parte integrata nella Natura.
La seconda domanda: come è possibile governare consapevolmente questi processi affinché il frutto di questi processi di evoluzione autonoma sia una nuova società etica ed estetica?

L’insieme delle risorse cognitive e della sintesi costituisce la infrastruttura cognitiva che può dare l’avvio al processo di sviluppo etico ed estetico di una nuova società.
Quando la si è costruita occorre diffonderla come atto di provocazione progettuale perché sia ulteriormente sviluppata, innanzitutto attraverso sperimentazioni.

Perché solo noi possiamo guidare questo processo?
Perché siamo gli unici ad avere già percorso questa strada.
Perché abbiamo, quindi, già realizzato la prima tappa dell’Expo della Conoscenza.

Abbiamo già interrogato le diverse discipline. Almeno ad un primo livello di approfondimento.
Abbiamo già costruito una prima risposta complessiva alle due precedenti domande.
La prima risposta: abbiamo costruito un modello che cerca di descrivere l’evoluzione autonoma dei sistemi umani.
La seconda risposta: abbiamo sviluppato una metodologia di governo del processo di evoluzione autonoma dei sistemi umani

In più, abbiamo già sviluppato prime sperimentazioni, primi ologrammi di una nuova società che sono già stati pubblicati su di una rivista autorevole.

Altri hanno costruito solo risposte parziali.
In particolare, risposte che riguardano specifici sistemi umani e non sono state generalizzate, che usano solo parte delle risorse cognitive transdisciplinari esistenti, che, quindi, rispondono solo parzialmente alle due domande che riteniamo centrali.

Il processo dell’Expo della Conoscenza si innesca distribuendo la nostra risposta.

L’Evento del 10 ottobre è la prima occasione di distribuzione di questa proposta.
Il nostro blog è lo strumento per una illustrazione e distribuzione continua.

Per il futuro occorre sviluppare manufatti che raccontino il primo livello dell’Expo della Conoscenza che abbiamo già costruito.
Occorre cercare presenze espressive in tutti i luoghi possibili.
Occorre cercare ambiti di sperimentazione nello sviluppo della persona, delle organizzazioni di ogni tipo, delle istituzioni.

Benvenuti coloro che ci vogliono dare una mano.


mercoledì 18 giugno 2014

Cultura come conservazione e … Camere di Commercio

di
Francesco Zanotti


La prima evidenza è che la parola cultura è declinata al passato.
Occuparsi di cultura significa fare mostre e musei, conservare ed esporre le opere d’arte del passato.
Quando va bene, fare cultura significa fare gli impresari: organizzare spettacoli.
Qualche volta è declinata anche in modo conservativo, quindi triste. Ferruccio Dardanello, Presidente di Unioncamere considera la Cultura come una occasione per difendere l’Istituzione Camera di Commercio. “Se ci tagliate i fondi non potremo più finanziare mostre e spettacoli” ha dichiarato alla presentazione dell’ultimo rapporto Unioncamere e Symbola.
Ma proviamo a riflettere. E cominciamo dalla osservazione che la conoscenza scientifica è completamente esclusa dal termine Cultura. La ricerca scientifica (cioè il processo di generazione di conoscenza) ancora di più.
Proviamo, poi, a esplorare questa conoscenza scientifica: in essa sta maturando un cambiamento di paradigma. Dalla scienza classica stanno emergendo mille nuove suggestioni che costringono a superare questo paradigma che ha iniziato a svilupparsi nel Rinascimento. Fine di un'epoca, inizio di un'altra. Perché questo cambiamento non si trasformi in involuzione occorre che la ricerca scientifica non sia approfondimento di specializzazioni, ma diventi momento di superamento ed integrazione di specialismi in una nuova conoscenza dell’uomo e del mondo che, probabilmente potremo chiamare “Sistemica”. La Sistemica dovrà essere alla base di una rinascita delle scienze umane, ancora appiattite sul paradigma della scienza classica. Questa ricerca non può rimanere compito degli specialisti. Deve diventare una ricerca sociale.
Insomma, per costruire un futuro che non sia retorica definire un nuovo Rinascimento, occorre mettere tutto n Paese in stato di ricerca …
Presidente Dardanello, non è che risolverebbe il problema di ruolo delle Camere di Commercio se esse diventassero l’Attore che mette il Paese in Stato di ricerca? Quanti investimenti (investimenti, non sponsorizzazioni) riuscirebbe a raccogliere. Mi risponderà che non sa se le attuali camere di commercio potrebbero svolgere questo ruolo.
Se è così, allora abbiamo capito cosa fare: invece di chiedere aiuti dall'esterno inizi una rivoluzione culturale dall'interno.
Il funzionario che ti guarda dall'alto in basso e cerca di fare sembrare il suo alto sempre più alto perché per primo si accorge di quanto questo presunto altissimo sia, in realtà, bassissimo, può andare in pensione. Anche se giovanissimo. Non merita di essere “conservato”.


martedì 30 luglio 2013

Tra scuola, lavoro e società


di
Alice Gironi

Lettera aperta ai miei coetanei

  

Poco tempo prima che finisse il classico periodo di scuola, all’incirca durante le ultime settimane di maggio, mi è stato proposto dal liceo che frequento di aderire ad uno stage presso una società di consulenza aziendale, ovvero di Strategy Advisoring, che si occupa principalmente di proporre nuove idee e nuovi metodi d’impresa alle più importanti aziende italiane. Dopo aver accettato con entusiasmo, mi sono ritrovata in un ambiente completamente estraneo al mio, ma grazie al quale ho compreso molto sul mondo della finanza, dell’economia, della politica e sulla società stessa: universi a me, prima, quasi completamente sconosciuti. Le parole che seguiranno questa sorta di introduzione narreranno della mia esperienza in un cosmo assolutamente disordinato, che però mi ha lasciato un nuovo mondo dentro.
Durante il periodo di stage di tre settimane, occupandomi in prima persona di questo blog, della correzione e dell’aggiornamento degli articoli, sono riuscita a comprendere in modo abbastanza approfondito quali siano esattamente le proposte che dovrebbero essere divulgate a tutte le imprese italiane e non, che credo possano essere un punto di partenza per rinnovare e cambiare radicalmente la nostra società, la cosiddetta “società industriale”, che, ormai, è in pieno fallimento da ogni punto di vista: economico, politico e sociale. Ritengo, infatti, che l’odierna e diffusa mentalità, basata su culture e conoscenze di tipo “classico”, non possa condurre il mondo che verso un ulteriore degrado e che, quindi, ci sia bisogno di aspirare ad un nuovo modo di pensare e ragionare, i cui pilastri fondamentali poggino su un nuovo tipo di conoscenza, completamente innovativa.
A questo proposito, vi è un evento alquanto importante denominato “Expo della Conoscenza”, proposto dall’associazione ApEC (Associazione per l’Expo della Conoscenza) e progettato per il 2015, durante l’Expo che si svolgerà a Milano, che penso possa essere un buon inizio per diffondere, in sostanza, una diversa visione del mondo a tutti coloro siano disposti a concedere un nuovo avvio all’odierna società, ormai travolta completamente dalla crisi.
Oltre all’organizzazione di eventi, credo fermamente che la quotidiana offerta di servizi di genere strategico e organizzativo a moltissime imprese italiane, quali, ad esempio, la scrittura di rapporti di rating, l’invio di newsletter, l’aggiornamento continuo di documenti, proposte ed idee, attività a cui, durante lo stage, ho parzialmente preso parte, sia un tipo di atteggiamento, se così può essere definito, che possa portare ad ottenere ciò per cui tutti coloro che leggono e sostengono questo blog combattono e per cui si pongono contro la mentalità fondamentalista dei giorni nostri, muovendosi letteralmente controcorrente.
Vorrei, inoltre, evidenziare, come ho appreso in queste settimane , l’esistenza e l’importanza di quella parte delle organizzazioni definita informale, costituita principalmente da dipendenti e, in generale, componenti della Società autonomi e dotati di potere decisionale, che portano da sé l’impresa verso cambiamento e sviluppo, rispetto a quella formale, dotata di individui appartenenti all’azienda che sottostanno ad una rigorosa burocrazia, senza poter utilizzare le proprie facoltà ed idee per incrementare il successo della società, differenza molto spesso citata nei post del blog. Ecco, io ritengo che il primo tipo di organizzazione sia quello più adatto ad ottenere un vantaggioso sviluppo di un’impresa, poiché l’unione di più individui con capacità, conoscenze e mentalità diverse, ma sempre rivolte all’innovazione, non può che favorire la crescita, essendo tali persone complementari le une alle altre; e, grazie allo stage, ho potuto ricevere una conferma di tutto ciò, dopo aver osservato attentamente le modalità di gestione di un’organizzazione di tale genere, che si basa su una conoscenza nuova, definita come “quantistica”, estremamente differente da quella “classica”.
La differenza principale fra questi due tipi di conoscenza è che la prima mira a modificare completamente ciò che, evidentemente, non funziona più, con una serie di proposte e possibilità totalmente nuove, mentre la seconda tenta invano di aggiustare qualcosa di completamente frantumato, utilizzando metodi passati, che non sono più adatti alle innovazioni presenti. Ovviamente, la conoscenza “quantistica” dovrebbe essere quella adottata da tutta la classe dirigente, poiché maggiormente portata per natura allo sviluppo; invece, quella che viene utilizzata è la conoscenza di tipo “classico”. In questo periodo, mi sono convinta che non vi sia una particolare ragione per cui la classe dirigente usufruisce solo di tale conoscenza, se non l’attaccamento al passato e la paura di cambiamento, sebbene sia palese che quest’ultimo potrebbe portare numerosi vantaggi. Credo davvero che, arrivati a questo punto, la nostra società non possa fare altro che adattarsi all’innovazione, se non vuole soccombere.
Le idee e le nuove proposte di cui sono venuta a conoscenza mi hanno veramente colpita, in quanto, vivendo nella mia piccola bolla sociale, forse anche a causa della mia giovane età, non spesso mi è capitato di pensare che sia possibile creare una nuova società in tal modo, abbandonando completamente questa, in piena demolizione, e formando davvero un nuovo futuro, di cui io potrò far parte. Penso che qualcosa in me sia cambiato: sia semplicemente a causa di un’esperienza lavorativa, come avrebbero potuto essere tante altre o proprio grazie a ciò che ho letto, appreso in queste settimane. Sta di fatto che la voglia in me di costruire un nuovo futuro, un nuovo mondo, sapendo che è la mia generazione che ha il compito di farlo, è aumentata. Forse, anche perché, al contrario, la voglia, la pazienza quasi, di sopportare ancora questo tipo di società per tutti gli anni che andranno a venire, mi è passata completamente, avendo ormai acquisito la consapevolezza che io, che tutti noi, giovani e non solo, siamo in grado di fare e di cambiare qualcosa, se lo vogliamo; e la mia intenzione è quella di mettermi d’impegno per fare in modo che questo qualcosa avvenga, che nasca un nuovo Rinascimento culturale e sociale, costruito con le nostre mani.

giovedì 20 giugno 2013

Mettiamo … la retorica del Rinascimento

di
Francesco Zanotti




Scrivevo pochi giorni fa con, non lo nego, un pizzico di speranza della “passione” con cui Marchionne all’Assemblea di Confindustria Firenze aveva prefigurato la necessità di un nuovo Rinascimento.
Il pizzico di speranza mi ha spinto a scrivergli per dire quello che tutti coloro che seguono Balbettanti Poietici hanno letto: come si fa a generare Rinascimenti.
La risposta è stata relazionalmente ineccepibile: pronta a cortese. Frutto di una segreteria di grande professionalità. Il contenuto è stato sorprendente: il tema non è di nostro interesse. Avrei capito contenuti del tipo: hai sbagliato, hai fatto un discorso puerile.
Il “non ci interessa”, detto di un tema che Marchionne aveva emozionalmente presentato come chiave, lo capisco meno.
E mi vengono in mente alcune osservazioni.
Amici, il problema non è nella finanza. Il problema è nella retorica.
La nostra classe dirigente è stata educata ad un volto pubblico, fatto di idealità. E a comportamenti privati che non c’entrano con le idealità. Il fine giustifica i mezzi, gli interessi degli Azionisti prima di tutto. Il resto è folklore … forse, ma …
Ecco, giusto agli Azionisti interesserà un articolo apparso oggi sul Sole 24 Ore a firma di Roberto Da Rin. Riguarda il Brasile Brasile, il miracolo interrotto si intitola. Parla delle crescenti proteste di piazza e sostiene “La crescita economica […] ha trascinato fuori dalla miseria 30milioni di brasiliani. Ma ha conferito loro lo status di consumatori, non di cittadini.”

La mia interpretazione? Signori Azionisti, volete continuare a vendere nel futuro prodotti da quelle parti? Rimettete insieme idealità e concretezza. Costruite nuove concretezze che nascono da più profonde idealità … Altrimenti vi troverete non clienti fuori dai concessionari. Ma una, cento, mille FIOM dentro le fabbriche.

...continua

Ce ne stiamo accorgendo a colpi di crisi ricorrentesi in ogni dimensione dell'umano. E' evidente che dovunque guardiamo c'è qualcosa che, gravemente, non va: lo sviluppo economico, la povertà, il rapporto con la natura, la soddisfazione sul lavoro e le profonde esigenze di realizzare una vita degna... E allora vogliamo smetterla di denunciare il passato? Sta diventando stucchevole cercare l'ennesimo cantuccio della stanza della società industriale e scoprire ancora una volta l'accumularsi di una polvere. E' il momento di lasciar riposare per un po' la denuncia e la protesta anche perché, se siamo onesti, dobbiamo chiederci: ma noi dove eravamo in questi anni?

Vivevamo su Marte e improvvisamente siamo tornati sulla terra ed abbiamo scoperto che quegli inetti di terrestri, dopo la nostra denuncia, non aveva fatto nulla. E tocca ancora a noi risvegliare le coscienze? Certo che no! Noi abbiamo vissuto immersi in questa società. Sono anche le nostre azioni che hanno mantenuta chiusa la stanza. Lasciando accumulare e incancrenire polvere. Viene quasi da dire: l’accumularsi e l’incancrenirsi ci fa comodo perché la nostra unica competenza era il contestare. Visto che sul costruire abbiamo dato tutti pessima prova.
E non si dica che qualche potere forte, da qualche parte ha impedito che le nostre folgoranti idee liberassero la stanza dalla polvere dell’ingiustizia, del privilegio … Quelli che sembrano poteri forti lo sono solo di fronte alla nostra incapacità di costruire alternative.
Cara e vecchia società di tutti noi, dunque. Che ci ha permesso di superare secolari infelicità … Certo non tutte, certo non a tutti, certo non ugualmente, ma molto.
Cara e vecchia società dalla quale ora dobbiamo allontanarci con un pizzico di nostalgia. Portandoci dentro lo zaino che accompagna ogni viaggio tutto quello che di buono ha prodotto.
E con il passo che diventa sempre più baldanzoso a mano a mano che diventa chiaro il luogo, la nuova società verso la quale siamo diretti ..
Ma verso quale luogo vogliamo dirigerci? Quale nuova società vogliamo costruire?
Noi certo non lo sappiamo! Sappiamo solo come fare a costruirla!

Allora la nostra proposta è strana. Non abbiamo soluzioni, linee politiche, idee originali. Ma un metodo con il quale generarle.
Primo passo di questo metodo: cambiamo i linguaggi. Secondo usiamo questi nuovi linguaggi per progettare insieme .. Accidenti, mi rendo conto che mi sto avventurando in un sentiero accidentato …
Allora provo con una storiella. Pensiamo di indossare occhiali verdi e di dover dipingere una parete di un nuovo colore: il verde ci ha seccati. Ai nostri piedi abbiamo una vasta gamma di barattoli di vernice. Ma tutti i colori ci sembrano gradazioni del verde. E, così, piano piano ci sembra inutile ridipingere una stanza di un nuovo colore che potrà essere solo una gradazione di verde. Accidenti ai poteri forti che ci costringono a dipingere sempre e solo di verde …
Ma poi arriva qualcuno che ci convince che un certo barattolo contiene il rosso. Ma apparirà rosso solo quando lo stendiamo sulla parete … Così, spinti da nuova fiducia e dalla voglia di avere nuova fiducia, cominciamo a dipingere. Ma, anche dopo averlo steso sulla parete, quel colore continua ad essere l’ennesima gradazione del verde. Allora la nostra collera e massima: certo solo un grande complotto di qualche potentato molto potente ci può costringere a naufragare in un mare di verde …
Maledetti poteri forti .. .
Così attiviamo un Gruppo antiverde. Che, innanzitutto, continua ossessivamente a dimostrare che tutto è di quel verde che, oramai invece di speranza, sta a segnalare schifezza. E poi cerca di buttare via tutti i barattoli …
Cosa significa partire dai linguaggi e dal metodo per usarli?
Significa togliersi gli occhiali verdi. E riuscire così a scoprire che tutti i barattoli sono effettivamente di mille colori. Riuscendo a vedere mille colori rinasce davvero la speranza di poter dipingere diversamente la stanza. Ma non possiamo stare senza occhiali ed ogni tipo di occhiale, anche il più sofisticato, altera i colori … Anche il rosso più sfavillante sarà, poi, sempre, ideologicamente, rosso … Ed allora che fare? Impariamo a cambiare occhiali quando vogliamo vedere cose diverse. Ma, poi, come dipingiamo quella stanza? Inevitabilmente tutti insieme con occhiali diversi. Perché ognuno può portare un solo tipo di occhiali per volta. E per fare della stanza un capolavoro, sono necessari tutti i colori. Quando il dipinto a mille mani sarà finito potremmo vedere un miracolo che piacerà a tutti e che tutti potranno vederlo in modo sempre diverso. Basterà indossare gli occhiali degli altri e se ne scoprirà un bellezza diversa.
Allora il nostro programma è molto semplice. Apparirà forse banale e ininfluente: diffonderemo nuovi linguaggi ed attiveremo gruppi progettuali che li useranno per progettare i mille aspetti di una nuova società.
I linguaggi sono i modelli e le metafore che nell'ultimo secolo, provenendo sostanzialmente dalle scienze della natura, si sono aggiunti a quelli tipici della società industriale.
Il metodo con il quale li useremo sarà Sorgente Aperta …
Ma perché “balbettanti”? Perché nel progettare un nuovo mondo ci rendiamo conto che il primo esprimersi non sarà che un balbettio. E, perché “poietici”? Perché il balbettio dovrà essere fecondo. Si trasformerà certamente in storie che cominceranno ad essere vissute.
Allora anche questo manifesto è un balbettio poietico? Certamente. Speriamo di doverlo riscrivere al più presto meno balbettante e più fecondo.