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giovedì 11 luglio 2013

Italia: siamo il paese più avanzato del mondo!

di
Francesco Zanotti


Stiamo, nei fatti e nei comportamenti, dicendo al mondo che quella semplificazione dell’umano che si chiama società industriale ha fatto il suo tempo. Guardiamo con occhio disincantato tutto quello che i conservatori anglosassoni definiscono progresso. Facciamo spallucce alle agenzie di Rating. In ogni angolo del nostro Paese raccontiamo bellezza. In ogni interstizio del nostro vivere insieme abbiamo voglia di costruire bellezza. Rifiutiamo una scienza infantile e cerchiamo il senso della vita e, così, stiamo costruendo un nuova scienza …

Non se sono accorti solo le classi dirigenti e quello stupido megafono che è costituito dal sistema dei media … Liberiamoci da tutte e due!

martedì 11 dicembre 2012

Reprint: Il prof. Monti non può che fallire… Reprint con una aggiunta


di
Francesco Zanotti



Il 17 novembre dell’anno scorso ho pubblicato un post nel quale prevedevo il fallimento di Monti per ragioni completamente diverse da quella che proponevano tutti gli altri oppositori. Oggi mi permetto di riproporre all'attenzione quel post sottolineando con forza che nessuna delle cause di insuccesso è stata rimossa.
Anzi, tutte si sono consolidate, quasi ideologizzate.
Lo dimostra, tra mille altre cose, l’affermazione, sentita ieri sera al TG1, un po’ stizzita, non certo serena, di Monti: tutti quelli che si intendono un po’ di economia  dovrebbero… Non ricordo cosa di specifico dovrebbero fare, ma il risultato era chiaro: continuare l’azione del Suo Governo (sottinteso: con lui al comando).
Egregio professore l’economia non è una scienza alla quale appellarsi per “calcolare” il bene ed il male come nella fisica classica si calcola il movimento di palline e pianeti... basta che non siano troppi. E’ un pateracchio di “pseudo leggi” che non hanno alcun fondamento. Che senso ha richiamarsi a intenditori di fumo? Non è certo il suo caso, ma fa venire il sospetto che a vender fumo qualcuno (richiamare l’autorevolezza di una scienza che non ha nulla di scientifico) “ci abbia la sua bella convenienza”.
Purtroppo le cause di fallimento di Monti ce le portiamo dietro quasi fatalmente e i protagonisti della prossima campagna elettorale non sanno neanche che sono loro a costruire la crisi.

Ecco il post del 17 novembre 2011 con una aggiunta finale.

Perché non può che fallire?

Innanzitutto perché il programma che si propone di realizzare non ha nessuna influenza sulle cause della crisi attuale. Non siamo di fronte ad una crisi finanziaria, ma alla crisi di un modello di società. Il programma del nuovo governo non vuole avviare un processo di progettazione di una nuova società, ma vuole cercare di far funzionare meglio la società attuale. Compito impossibile anche (certamente non solo) per banali limiti fisici. La natura non sopporta un’ulteriore crescita dell’attuale società industriale.

Poi perché la conoscenza da cui parte (l’economia) è una pseudo scienza che vuole scimmiottare, irragionevolmente, la fisica classica. Si tratta di un corpus di conoscenze da ricostruire integralmente. Da ricostruire perché suggerisce azioni di ristrutturazione, invece che di riprogettazione.

Ancora: perché non ha cambiato il metodo di governo. E’ vero che si propone di consultare, far partecipare, ma sono buone intenzioni generiche. Il Governo di una società complessa richiede che chi governa avvii processi di creazione sociale di nuove realtà. Con tutto il rispetto, la formazione e le esperienze del prof. Monti non hanno nulla a che fare con i processi di creazione sociale. Voglio dire che, anche se le cose che vuole fare fossero corrette, non riuscirebbe a farle per “incompetenza processuale”.

Da ultimo non ci riuscirà perché nessun grande sviluppo può nascere da sacrifici (proposti da una classe dirigente che non farà alcun sacrificio) e azioni impopolari. Un grande sviluppo nasce da un movimento di popolo che si incammina verso una nuova storia. E certamente non sarà il prof Monti a risvegliare la voglia di un futuro diverso in un popolo che oggi sembra davvero un volgo disperso.

Ecco l’aggiunta finale. Perché non opponiamo a tutti i ragionamenti delle Agenzie di Rating un Progetto Paese alto e forte, che nasca da una Progettualità di Popolo?


sabato 14 luglio 2012

Moody’s: è un problema di ignoranza profonda …

di
Francesco Zanotti


Nicola Saldutti conclude il suo articolo sul Corriere della Sera di oggi (critico verso Moody’s) con una affermazione “forse il termometro (quello che usano le agenzie di rating) non funziona”.
Ecco, credo anch’io che non è che Moody’s stia appoggiando oscure manovre speculative o stia interpretando il ruolo non richiestole di giudice politico.
E’ veramente il loro termometro che non funziona.
Ma bisogna capire e dire dove non funziona. Così si scopre che, in realtà, non c’è nessun termometro. Solo giudizi presuntuosi e senza alcuna base scientifica. Quindi, incoscienti. Un problema di ignoranza profonda, appunto. E il problema che tutti abbiamo è costruire un termometro (forse qualcosa di più) affidabile.
Mi spiego. Il rating è sostanzialmente un algoritmo che, come tutti gli algoritmi, usa alcuni dati di ingresso, li elabora ed arriva a conclusioni: un giudizio su … ecco, prima di tutto una domanda: un giudizio su cosa?
La prima scoperta è che non abbiamo una risposta a questa domanda: il fatto che un Paese passi da A3 a Baa2 che cosa comporta? Che hanno scoperto che siamo tutti villani che ci infiliamo le dita su per il naso ed allora ci hanno declassato su di una scala di villania?
Ovvio che no! E’ un giudizio sulla nostra capacità di sostenere il debito! Ah bene, allora vediamo da cosa dipende la capacità di rimborsare il debito di un Paese. Beh, prima di tutto, dipende dal suo patrimonio. Ma questo non può essere contemplato da Moody’s perché, se no, dovrebbero darcene non tre, ma quattro di A.
Dipende da …

martedì 15 maggio 2012

Agenzie di rating: danni da inadeguatezza

di
Francesco Zanotti


Ho sentito un politico moderato adombrare la teoria del complotto: le agenzie di rating agiscono per qualche misterioso interesse. Hanno troppo potere, allora limitiamoglielo. Controlliamole.
Proposta pericolosa perché mette in scena la tragedia della censura.
Per fortuna essa nasce da un presupposto sbagliato: ipotesi che le agenzie di rating sappiano valutare correttamente i rischi. Ma che poi facciano di questa “competenza” un uso scorretto.

E' un presupposto sbagliato perché le agenzie di rating non hanno metodologie capaci di misurare il rischio. Usano strumenti che funzionano in un mondo stabile o in evoluzione prevedibile. In un mondo in veloce trasformazione servono altri strumenti basati su culture che questa agenzie non conoscono. Il modo migliore per frenare lo strapotere delle agenzie di rating è rivelare l’assoluta inconsistenza dei loro metodi. Rivelare che i loro metodi hanno la stessa efficacia previsional valutativa dei fondi di caffè. Sommergerle con una risata, invece che censurarle. 

...continua

Ce ne stiamo accorgendo a colpi di crisi ricorrentesi in ogni dimensione dell'umano. E' evidente che dovunque guardiamo c'è qualcosa che, gravemente, non va: lo sviluppo economico, la povertà, il rapporto con la natura, la soddisfazione sul lavoro e le profonde esigenze di realizzare una vita degna... E allora vogliamo smetterla di denunciare il passato? Sta diventando stucchevole cercare l'ennesimo cantuccio della stanza della società industriale e scoprire ancora una volta l'accumularsi di una polvere. E' il momento di lasciar riposare per un po' la denuncia e la protesta anche perché, se siamo onesti, dobbiamo chiederci: ma noi dove eravamo in questi anni?

Vivevamo su Marte e improvvisamente siamo tornati sulla terra ed abbiamo scoperto che quegli inetti di terrestri, dopo la nostra denuncia, non aveva fatto nulla. E tocca ancora a noi risvegliare le coscienze? Certo che no! Noi abbiamo vissuto immersi in questa società. Sono anche le nostre azioni che hanno mantenuta chiusa la stanza. Lasciando accumulare e incancrenire polvere. Viene quasi da dire: l’accumularsi e l’incancrenirsi ci fa comodo perché la nostra unica competenza era il contestare. Visto che sul costruire abbiamo dato tutti pessima prova.
E non si dica che qualche potere forte, da qualche parte ha impedito che le nostre folgoranti idee liberassero la stanza dalla polvere dell’ingiustizia, del privilegio … Quelli che sembrano poteri forti lo sono solo di fronte alla nostra incapacità di costruire alternative.
Cara e vecchia società di tutti noi, dunque. Che ci ha permesso di superare secolari infelicità … Certo non tutte, certo non a tutti, certo non ugualmente, ma molto.
Cara e vecchia società dalla quale ora dobbiamo allontanarci con un pizzico di nostalgia. Portandoci dentro lo zaino che accompagna ogni viaggio tutto quello che di buono ha prodotto.
E con il passo che diventa sempre più baldanzoso a mano a mano che diventa chiaro il luogo, la nuova società verso la quale siamo diretti ..
Ma verso quale luogo vogliamo dirigerci? Quale nuova società vogliamo costruire?
Noi certo non lo sappiamo! Sappiamo solo come fare a costruirla!

Allora la nostra proposta è strana. Non abbiamo soluzioni, linee politiche, idee originali. Ma un metodo con il quale generarle.
Primo passo di questo metodo: cambiamo i linguaggi. Secondo usiamo questi nuovi linguaggi per progettare insieme .. Accidenti, mi rendo conto che mi sto avventurando in un sentiero accidentato …
Allora provo con una storiella. Pensiamo di indossare occhiali verdi e di dover dipingere una parete di un nuovo colore: il verde ci ha seccati. Ai nostri piedi abbiamo una vasta gamma di barattoli di vernice. Ma tutti i colori ci sembrano gradazioni del verde. E, così, piano piano ci sembra inutile ridipingere una stanza di un nuovo colore che potrà essere solo una gradazione di verde. Accidenti ai poteri forti che ci costringono a dipingere sempre e solo di verde …
Ma poi arriva qualcuno che ci convince che un certo barattolo contiene il rosso. Ma apparirà rosso solo quando lo stendiamo sulla parete … Così, spinti da nuova fiducia e dalla voglia di avere nuova fiducia, cominciamo a dipingere. Ma, anche dopo averlo steso sulla parete, quel colore continua ad essere l’ennesima gradazione del verde. Allora la nostra collera e massima: certo solo un grande complotto di qualche potentato molto potente ci può costringere a naufragare in un mare di verde …
Maledetti poteri forti .. .
Così attiviamo un Gruppo antiverde. Che, innanzitutto, continua ossessivamente a dimostrare che tutto è di quel verde che, oramai invece di speranza, sta a segnalare schifezza. E poi cerca di buttare via tutti i barattoli …
Cosa significa partire dai linguaggi e dal metodo per usarli?
Significa togliersi gli occhiali verdi. E riuscire così a scoprire che tutti i barattoli sono effettivamente di mille colori. Riuscendo a vedere mille colori rinasce davvero la speranza di poter dipingere diversamente la stanza. Ma non possiamo stare senza occhiali ed ogni tipo di occhiale, anche il più sofisticato, altera i colori … Anche il rosso più sfavillante sarà, poi, sempre, ideologicamente, rosso … Ed allora che fare? Impariamo a cambiare occhiali quando vogliamo vedere cose diverse. Ma, poi, come dipingiamo quella stanza? Inevitabilmente tutti insieme con occhiali diversi. Perché ognuno può portare un solo tipo di occhiali per volta. E per fare della stanza un capolavoro, sono necessari tutti i colori. Quando il dipinto a mille mani sarà finito potremmo vedere un miracolo che piacerà a tutti e che tutti potranno vederlo in modo sempre diverso. Basterà indossare gli occhiali degli altri e se ne scoprirà un bellezza diversa.
Allora il nostro programma è molto semplice. Apparirà forse banale e ininfluente: diffonderemo nuovi linguaggi ed attiveremo gruppi progettuali che li useranno per progettare i mille aspetti di una nuova società.
I linguaggi sono i modelli e le metafore che nell'ultimo secolo, provenendo sostanzialmente dalle scienze della natura, si sono aggiunti a quelli tipici della società industriale.
Il metodo con il quale li useremo sarà Sorgente Aperta …
Ma perché “balbettanti”? Perché nel progettare un nuovo mondo ci rendiamo conto che il primo esprimersi non sarà che un balbettio. E, perché “poietici”? Perché il balbettio dovrà essere fecondo. Si trasformerà certamente in storie che cominceranno ad essere vissute.
Allora anche questo manifesto è un balbettio poietico? Certamente. Speriamo di doverlo riscrivere al più presto meno balbettante e più fecondo.