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mercoledì 18 dicembre 2013

Signor Direttore (del Sole24ore), proprio non ci siamo

di
Francesco Zanotti


Signor Direttore, mi scuserà per il tono tranchant, ma è un blog ... sa …
Mi riferisco al suo articolo di oggi … Perché proprio non ci siamo? Parto da una sua affermazione “imprese sane, ma che vivono da tempo una crisi finanziaria”. Non ci siamo perché una impresa è sana solo quando genera cassa non quando l’assorbe. Se poi non la genera da molto non è sana.
Ma la crisi? La crisi è la somma di troppe imprese il cui progetto imprenditoriale si è spento. E sono in crisi finanziaria proprio per questo.
Non ci siamo, anche, con il mito del cuneo fiscale. Non ci potrà essere da nessuna “Spending review” da nessun recupero dell’evasione una riduzione tale del cuneo fiscale da far riacquistare senso a prodotti che non interessano più. Molti di essi non si “comprano” più neanche gratis. E anche immaginando che da questi due interventi fosse possibile ridurre significativamente il cuneo fiscale, lo si farebbe in tempi non compatibili con la esigenza di cassa delle imprese. E se anche (ma stiamo parlando di un terzo livello ci ipotesi irrealizzabili) si potesse ridurre tanto e in breve il cuneo fiscale, i nostri concorrenti correrebbero ai ripari annullandone in brevissimo gli effetti.  

La cosa che serve urgentemente è un rilancio della progettualità imprenditoriale a tutti i livelli. A cominciare dalla grandi imprese. Vuole una misura di quanto sia povera la progettualità delle grandi imprese? Dia una occhiata ai rating che abbiamo assegnato ai loro Business Plan.
Come si fa a rilanciare una nuova capacità progettuale? Fornendo agli imprenditori nuove risorse cognitive. Nei nostri blog si parla a iosa di quali risorse cognitive serverebbero. Proponiamo da tempo la conoscenza come catalizzatore di nuova progettualità, non come risorsa museale.
Poi non ci siamo anche per altre cose. Ad esempio, la ricerca. Sembra una parola magica, ma …  quale ricerca? L’attuale ricerca che sta spegnendosi in buchi di specialismo? O una nuova ricerca di cui nessuno indica le caratteristiche?
Mi fa fare una conclusione? Sapete quale è la preoccupazione di molti di noi? Che nessuno di coloro che fanno parte dell’attuale classe dirigente ha mai scritto un progetto di sviluppo alto e forte per qualcosa. Sono diventati classe dirigente per relazioni amicali. Come potranno scrivere un progetto alto e forte per lo sviluppo di questo Paese?


martedì 24 settembre 2013

Roberto Napoletano e gli scarponi da montagna

di
Francesco Zanotti


Quando andate in montagna, certo, se gli scarponi sono lucidi è meglio. Ma, prima di tutto, devono essere solidi e adatti alle rocce. Se lucidate scarponi sfondati, non li rendete adatti alle rocce.
Oggi sul Sole 24 Ore Roberto Napoletano indica quale secondo lui è il lavoro da fare a casa. Cioè: quello che è necessario fare per uscire dalla crisi. Ecco, quello che propone è un lucidare scarponi sfondati.
Non dobbiamo rabberciare quello che esiste. Un solo esempio: come è possibile sostenere che cambiando le regole fiscali delle banche si salva l’economia reale? Certo le banche hanno più risorse da prestare, ma se c’è una rilevante parte del nostro sistema industriale che produce commodity, non gli servono soldi, ma risorse cognitive. Cioè risorse progettuali. Quando si hanno quelle, poi, i soldi si trovano.
Ecco, le risorse cognitive. Il problema fondamentale non è rabberciare istituzioni o imprese, la sfida è di costruirne di radicalmente nuove. E per farlo servono quelle nuove risorse cognitive, progettuali di cui è piena la conoscenza. Un insieme di risorse cognitive per tutti: le conoscenze e le metodologie di strategia d’impresa che sono pressoché sconosciute alle classi dirigenti ed ai commentatori economici e politici, ma fondamentali. Nei nostri blog abbiamo detto a iosa di risorse di conoscenza, fino a proporre un'Expo della Conoscenza come strategia di uscita dalla crisi.

Se usiamo le nuove risorse cognitive esistenti potremmo anche scoprire che, in realtà, non siamo costretti a scalare montagne impervie, ma siamo sulla riva di un mare immenso di nuovi futuri possibili. Dobbiamo solo entrarci. Ma per navigare e non affogare (i futuri possibili rifiutati scatenano tempeste) dobbiamo proprio toglierci gli scarponi sfondati costituiti dalle risorse cognitive in possesso delle classi dirigenti. Gli scarponi, anche se lucidi, zavorrano, fanno affondare. 

domenica 4 agosto 2013

Gli occhiali scuri, la progettualità ripetitiva

di
Francesco Zanotti


Leggo l’editoriale sul Corriere di stamattina di Galli Della Loggia. Sembra l’analisi dell’editoriale di Roberto Napoletano sul Sole, sempre di oggi.
Il primo: “ […] quello (l’ultimo ventennio) in cui abbiamo creduto che fosse ancora possibile continuare a mantenere in vita il vecchio modello precedente (specifico io: di economia, di politica, di Istituzioni, di conoscenza), al massimo con qualche aggiustamento, ma conservando la sostanza di molte, troppe cose”.
L’editoriale di Napoletano è una buona sintesi delle cose da fare per cercare di mantenere in piedi il passato.

Ora, perché si ripete questo oramai evidente sforzo di conservazione a tutti i costi?
Gli occhiali scuri. Il problema è che le classi dirigenti non vogliono abbandonare le risorse cognitive (gli occhiali) che utilizzano. Esse si vanno appannando, impedendo loro di vedere i Segni del Tempo Futuro e costringendole ad una progettualità ripetitiva.

La soluzione? Dotare le classi dirigenti di nuove risorse cognitive. Un suggerimento operativo: si  potrebbe iniziare con una qualche lettura estiva non convenzionale. Ad esempio: i nostri post e le risorse cognitive alle quali si può accedere dal nostro blog.

venerdì 16 novembre 2012

Agire subito ed ora … perché non ascoltarci?


di
Francesco Zanotti


E’ il messaggio comune che Roberto Napoletano e Armando Massarenti propongono oggi nei loro due articoli sul Sole 24 Ore. Agire subito riguardo alla ricerca, alle semplificazioni, al patrimonio artistico e naturale, richiede il Direttore Napoletano.

Ma non si dice cosa si può fare concretamente ora e subito. E’ solo un richiamo a che comincino a fare altri. Cioè il Governo.

Noi - Associazione per l’Expo della Conoscenza - abbiamo sviluppato un Progetto che abbiamo denominato come la nostra Associazione: Expo della Conoscenza. Esso indica una via da percorrere subito. Mobilitando la società, senza attendere interventi dall'alto che oggi sono impossibili.
Forse, al massimo, saranno possibili dopo le elezioni, supponendo che dalle elezioni esca una maggioranza forte ed autorevole, dotata di ampio consenso sociale … E, già nello scrivere, mi sembra una ipotesi non proprio probabilissima.
Ma, anche se fosse davvero dopo le lezioni, non è quello il tempo del ”subito”.

Il nostro progetto potrebbe, per quel tempo, aver già svolto le sue due fasi iniziali, capaci di scatenare un nuovo sviluppo con qualunque Governo, in qualunque clima politico ... Visto che prescinde da Governi e Partiti che non sembrano gli attori più adatti a creare un clima politico positivo.


Il nostro progetto è una vera e propria strategia di sviluppo per il nostro Sistema Paese.

Esso nasce dalla scoperta che la società industriale è stata grande e feconda. Ma oggi si sta rivelando troppo primitiva e sta perdendo di senso. Occorre, quindi, avviare un processo di emergenza (dal basso) di una nuova società. Come fare? Facendo quello che è accaduto nel Rinascimento. Si è buttato nella società medievale una cultura diversa e grande: la cultura classica. Ed è nata una nuova intera civiltà.
Oggi possiamo fare immediatamente e consapevolmente (senza attendere che accada motu proprio) la stessa cosa: sostituire la visione del mondo che sta al fondo della società industriale (la visione propria della fisica classica) con la nuova visione del mondo che sta nascendo in ogni angolo delle scienze e delle arti. Buttiamo questa nuova visione del mondo nella società. Così facendo cambieremo gli “schemi cognitivi” di riferimento. Abbandoneremo quelli attuali che ci lasciano vedere solo crisi. E ne useremo altri che ci permetteranno vedere i nuovi cieli che stanno su di noi (ma che sono oscurati dalle nubi degli schemi cognitivi in uso) e la nuova terra che stiamo calpestando, ma che ci spaventa. Scoprendo i nuovi cieli, non ci spaventerà più la nuova terra ed inizieremo a percorrerla con passo emozionato.
Coraggio, buttiamo nella vecchia società una nuova visione del mondo e si scatenerà subito lo sviluppo di una nuova società.

...continua

Ce ne stiamo accorgendo a colpi di crisi ricorrentesi in ogni dimensione dell'umano. E' evidente che dovunque guardiamo c'è qualcosa che, gravemente, non va: lo sviluppo economico, la povertà, il rapporto con la natura, la soddisfazione sul lavoro e le profonde esigenze di realizzare una vita degna... E allora vogliamo smetterla di denunciare il passato? Sta diventando stucchevole cercare l'ennesimo cantuccio della stanza della società industriale e scoprire ancora una volta l'accumularsi di una polvere. E' il momento di lasciar riposare per un po' la denuncia e la protesta anche perché, se siamo onesti, dobbiamo chiederci: ma noi dove eravamo in questi anni?

Vivevamo su Marte e improvvisamente siamo tornati sulla terra ed abbiamo scoperto che quegli inetti di terrestri, dopo la nostra denuncia, non aveva fatto nulla. E tocca ancora a noi risvegliare le coscienze? Certo che no! Noi abbiamo vissuto immersi in questa società. Sono anche le nostre azioni che hanno mantenuta chiusa la stanza. Lasciando accumulare e incancrenire polvere. Viene quasi da dire: l’accumularsi e l’incancrenirsi ci fa comodo perché la nostra unica competenza era il contestare. Visto che sul costruire abbiamo dato tutti pessima prova.
E non si dica che qualche potere forte, da qualche parte ha impedito che le nostre folgoranti idee liberassero la stanza dalla polvere dell’ingiustizia, del privilegio … Quelli che sembrano poteri forti lo sono solo di fronte alla nostra incapacità di costruire alternative.
Cara e vecchia società di tutti noi, dunque. Che ci ha permesso di superare secolari infelicità … Certo non tutte, certo non a tutti, certo non ugualmente, ma molto.
Cara e vecchia società dalla quale ora dobbiamo allontanarci con un pizzico di nostalgia. Portandoci dentro lo zaino che accompagna ogni viaggio tutto quello che di buono ha prodotto.
E con il passo che diventa sempre più baldanzoso a mano a mano che diventa chiaro il luogo, la nuova società verso la quale siamo diretti ..
Ma verso quale luogo vogliamo dirigerci? Quale nuova società vogliamo costruire?
Noi certo non lo sappiamo! Sappiamo solo come fare a costruirla!

Allora la nostra proposta è strana. Non abbiamo soluzioni, linee politiche, idee originali. Ma un metodo con il quale generarle.
Primo passo di questo metodo: cambiamo i linguaggi. Secondo usiamo questi nuovi linguaggi per progettare insieme .. Accidenti, mi rendo conto che mi sto avventurando in un sentiero accidentato …
Allora provo con una storiella. Pensiamo di indossare occhiali verdi e di dover dipingere una parete di un nuovo colore: il verde ci ha seccati. Ai nostri piedi abbiamo una vasta gamma di barattoli di vernice. Ma tutti i colori ci sembrano gradazioni del verde. E, così, piano piano ci sembra inutile ridipingere una stanza di un nuovo colore che potrà essere solo una gradazione di verde. Accidenti ai poteri forti che ci costringono a dipingere sempre e solo di verde …
Ma poi arriva qualcuno che ci convince che un certo barattolo contiene il rosso. Ma apparirà rosso solo quando lo stendiamo sulla parete … Così, spinti da nuova fiducia e dalla voglia di avere nuova fiducia, cominciamo a dipingere. Ma, anche dopo averlo steso sulla parete, quel colore continua ad essere l’ennesima gradazione del verde. Allora la nostra collera e massima: certo solo un grande complotto di qualche potentato molto potente ci può costringere a naufragare in un mare di verde …
Maledetti poteri forti .. .
Così attiviamo un Gruppo antiverde. Che, innanzitutto, continua ossessivamente a dimostrare che tutto è di quel verde che, oramai invece di speranza, sta a segnalare schifezza. E poi cerca di buttare via tutti i barattoli …
Cosa significa partire dai linguaggi e dal metodo per usarli?
Significa togliersi gli occhiali verdi. E riuscire così a scoprire che tutti i barattoli sono effettivamente di mille colori. Riuscendo a vedere mille colori rinasce davvero la speranza di poter dipingere diversamente la stanza. Ma non possiamo stare senza occhiali ed ogni tipo di occhiale, anche il più sofisticato, altera i colori … Anche il rosso più sfavillante sarà, poi, sempre, ideologicamente, rosso … Ed allora che fare? Impariamo a cambiare occhiali quando vogliamo vedere cose diverse. Ma, poi, come dipingiamo quella stanza? Inevitabilmente tutti insieme con occhiali diversi. Perché ognuno può portare un solo tipo di occhiali per volta. E per fare della stanza un capolavoro, sono necessari tutti i colori. Quando il dipinto a mille mani sarà finito potremmo vedere un miracolo che piacerà a tutti e che tutti potranno vederlo in modo sempre diverso. Basterà indossare gli occhiali degli altri e se ne scoprirà un bellezza diversa.
Allora il nostro programma è molto semplice. Apparirà forse banale e ininfluente: diffonderemo nuovi linguaggi ed attiveremo gruppi progettuali che li useranno per progettare i mille aspetti di una nuova società.
I linguaggi sono i modelli e le metafore che nell'ultimo secolo, provenendo sostanzialmente dalle scienze della natura, si sono aggiunti a quelli tipici della società industriale.
Il metodo con il quale li useremo sarà Sorgente Aperta …
Ma perché “balbettanti”? Perché nel progettare un nuovo mondo ci rendiamo conto che il primo esprimersi non sarà che un balbettio. E, perché “poietici”? Perché il balbettio dovrà essere fecondo. Si trasformerà certamente in storie che cominceranno ad essere vissute.
Allora anche questo manifesto è un balbettio poietico? Certamente. Speriamo di doverlo riscrivere al più presto meno balbettante e più fecondo.