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giovedì 30 luglio 2015

Non ha tutti i torti Varoufakis

di
Francesco Zanotti

Risultati immagini per Varoufakis

Potrà anche sembrare un antipatico “radical chic”, ma non ha tutti i torti.
Oggi il Sole si chiede perché si insiste a voler prestare soldi alla Grecia senza prima ristrutturare il debito. Tanto, poi, occorrerà farlo perché in questo modo il debito è destinato a crescere esponenzialmente, non linearmente. Ed essere sempre meno rimborsabile.
La risposta è che alla base della scelta non vi è una razionalità economica, ma una volontà politica.
Anch’io ritengo sciocco dare più di ottanta miliardi alla Grecia e costringerla ad usare circa la metà per restituire debiti in scadenza. Ed è in questo che mi allineo a Varoufakis.
Ma non sono d’accordo sulla interpretazione. Non credo sia un problema politico, ma cognitivo. Le classi dirigenti si appiattiscono su di una teoria economica che non ha alcuna legittimità né teorica né sperimentale. E perché lo fanno? Perché non riescono ad accettare di non essere imparate. Non accettano che esistano cose che non conoscono (o che le cose che conoscono sono sbagliate). Non accettano che tutti noi si debba essere costantemente in atteggiamento di ricerca, riflessione e studio. Sono oberate da quello sforzo di auto rappresentazione che ritengono indispensabile per continuare ad essere classe dirigente.


martedì 21 luglio 2015

Il debito che non si può restituire

di
Francesco Zanotti


Il punto di vista dal quale parto è il seguente: una impresa è un attore collettivo che genera cassa. Poi tocca alla collettività decidere come distribuire questa cassa: più “egoisticamente” nelle società capitaliste, più “solidarmente” nelle società socialiste.
In quest’ottica quando è lecito che le imprese facciano debiti? Quando è necessario investire o per aumentare o per recuperare (perché perduta) la capacità di generare cassa.
Partendo da questo punto di vista, diamo una occhiata al debito complessivo “Corporate” (cioè delle imprese) nel mondo. Secondo il Sole 24 Ore (Fabio Pavesi, domenica 19 luglio 2015, pag. 6): esso era di 50 mila miliardi di dollari nel 2014.
Cosa accadrà nel futuro?
Ogni persona di buon senso si augura che le imprese del mondo, proprio grazie alle risorse loro concesse, aumenteranno la loro capacità di generare cassa. Ogni persona di buon senso si augura, anche, che i loro Business Plan, già oggi, raccontino in modo dettagliato dell’uso che faranno delle risorse raccolte a debito per aumentare la loro capacità di generare cassa e pagare i debiti. Se queste attese non si realizzassero, sarebbe una tragedia.

Ecco, purtroppo, sta proprio succedendo una tragedia. Sempre Fabio Pavesi racconta che il debito corporate nel mondo salirà nel 2018 a 70 mila miliardi di dollari. Questo significa che il sistema mondiale delle imprese, invece di generare cassa, ne assorbirà ancora molta. E lascia intendere che questo trend di aumento dell’indebitamento è “naturale”.
A noi non sembra naturale. Piuttosto, ci sembra catastrofico. Indica che le attuali imprese non riescono oggi, e non ci riusciranno neanche nel futuro, a svolgere la loro funzione naturale di generare cassa.
Detto con un linguaggio macro economico significa che le imprese, invece di generare ricchezza, l’assorbono.
Ma i loro Business Plan cosa dicono?
Noi siamo andati a guardare i Business Plan delle società degli Indici FTSE Mib e Star di Borsa Italiana ed abbiamo assegnato a quei Business Plan un Rating. Ed abbiamo scoperto che non sono certo Business Plan che raccontano di imprese che si apprestano a generare una cassa tale da rimborsare i debiti contratti.


mercoledì 24 giugno 2015

Grecia e teoria (ingenua) degli insiemi

di
Francesco Zanotti


Che c’entra la Grecia (il suo debito) con la teoria degli insiemi? Tutto!
Usando le attuali conoscenze sistemiche si sarebbe chiuso e positivamente il caso Grecia molto prima.
Infatti, il problema è facilmente delineabile: vi è uno spettro molto ampio di visioni sul problema del debito greco che rende molto difficile applicare tecniche negoziali. Esse, infatti, portano a cercare quello che vi è di comune, accettabile per tutti. Insiemisticamente, si cerca l’insieme intersezione tra gli insiemi che rappresentano le diverse posizioni. Ma se le posizioni sono molto diversificate, l’area di sovrapposizione (intersezione) tra queste opinioni rischia di essere piccolissima, quando non nulla. Ed allora si assiste ad un balletto del tira e molla che può avere come esisti solo la rottura o un compromesso che lascia tutti insoddisfatti e che sarà di brevissima durata.
Diversamente, come si può fare?
Occorre non cercare le aree di sovrapposizione, ma costruire una sintesi. Cercare non l’insieme intersezione, ma l’insieme Unione.
E’ possibile? Si, certo! Occorre un professionista della sintesi che sappia costruire un progetto di sintesi dove ogni dialogante possa vedere rispettate e valorizzate le issues che rappresenta. E possa vedere nella realizzazione di questo progetto di sintesi la via migliore per affermare la sua identità.
Nel caso della Grecia, quale potrebbe essere questo progetto di sintesi?

Un progetto di sviluppo dell’economia del Paese che non preveda tagli, ma un aumento rilevante della capacità di generare valore degli Attori economici greci. E’ possibile disegnare un tale progetto? Certamente sì per classi dirigenti che abbiano la cultura del progetto e non del conflitto. E si dotino e diffondano presso gli attori economici le risorse cognitive adatte per far generare a tutte le imprese del Paese loro singoli progetti di sviluppo alti e forti.

giovedì 24 luglio 2014

Aspettando il 10 ottobre … Riforme inutili e costose

di
Francesco Zanotti


Quando si agisce su di una variabile occorre conoscere gli effetti che si ottengono.
Stiamo agendo sulla struttura istituzionale dello Stato, ma non abbiamo la più pallida idea di che impatto avrà sulla capacità di generare cassa delle imprese.
Generare cassa … Sì è l’unico obiettivo rilevante. Se il sistema delle imprese non ricomincia a produrre cassa non ce n’è per nessuno. Non ci sarà occupazione, gettito fiscale etc. Non si può vivere aumentando i debiti …
Ed oggi stiamo vivendo aumentando i debiti.
Di quanto sono aumentati i debiti di Stato e Imprese mentre si stanno facendo le riforme istituzionali?
Quello dello Stato di tanto. E quelli delle imprese, probabilmente, pure. Non lasciatevi distratte da qualche piccolo aumento (per altro ora esaurito) dell’export. Si tratta di un aumento di fatturato, non di cassa. E può anche darsi (ma certo il Ministro dell’economia non lo sa) che l’aumento dell’export sia stato ottenuto abbassando i costi e peggiorando le condizioni di pagamento.
Di più: di quanto saranno aumentati i debiti prima che si finiscano le riforme istituzionali? Fino ad allora, aumenteranno perché, secondo la filosofia delle riforme, non si avrà “crescita” (ma poi: crescita di cosa? La crescita del PIL non significa crescita della cassa prodotta) fino a che le riforme sono finite ... Non lo sappiamo.
In sintesi: stiamo investendo (perché il fare le riforme costa) nel fare riforme che non sappiamo quando ci saranno ed a cosa serviranno. Il teatrino della politica continua il suo stupido gioco senza curarsi del pubblico. Che pure cita ad ogni piè sospinto. E non sa che il pubblico si sta dividendo in chi tirerà pomodori marci o se ne andrà.
Noi stiamo invitando tutti per il 10 di ottobre dove presenteremo una proposta per lo sviluppo di questo Paese: non investiamo in infrastrutture statuali, ma nel costruire una nuova infrastruttura cognitiva.



giovedì 14 novembre 2013

Perché sempre l’anno prossimo?

di
Francesco Zanotti


Le previsioni sull'economia italiana, la dinamica del PIL: per quest’anno siamo ancora in recessione, ma l’anno prossimo … se guardate ad un piano di ristrutturazione del debito di una impresa: oggi siamo nei guai, ma gli anni prossimi …
Sempre e solo l’anno prossimo o quello dopo ancora. Previsioni assolutamente insensate, scientificamente povere.

Già il Leopardi sapeva che quella dell’anno prossimo è una finzione…
Venditore
Almanacchi, almanacchi nuovi; lunari nuovi. Bisognano, signore, almanacchi?
Passeggere
Almanacchi per l’anno nuovo?
Venditore
Si signore.
Passeggere
Credete che sarà felice quest’anno nuovo?
Venditore
Oh illustrissimo si, certo.
Passeggere
Come quest’anno passato?
Venditore
Più più assai.
Passeggere
Come quello di là?
Venditore
Più più, illustrissimo.
Passeggere
Ma come qual altro? Non vi piacerebb’egli che l’anno nuovo fosse come qualcuno di questi anni ultimi?
Venditore
Signor no, non mi piacerebbe.
Passeggere
Quanti anni nuovi sono passati da che voi vendete almanacchi?
Venditore
Saranno vent’anni, illustrissimo.
Passeggere
A quale di cotesti vent’anni vorreste che somigliasse l’anno venturo?
Venditore
Io? non saprei.
Passeggere
Non vi ricordate di nessun anno in particolare, che vi paresse felice?
Venditore

No in verità, illustrissimo.

giovedì 18 aprile 2013

Si muore di correlazione, si vive di desiderio e volontà


di
Francesco Zanotti


Amici, siamo tutti “liberi e forti”. Non possiamo lasciarci condizionare da accademici banali. O da politici che usano le teorie di accademici banali per venire incontro a loro debolezze psicologiche. Dobbiamo riprendere in mano il nostro destino di costruttori di mondi. Soprattutto noi italiani, costruttori di imperi ricordati per il diritto, rinascimenti di bellezza, qualità innate di santi, poeti e navigatori.
A cosa si riferisce questa filippica?
Stamattina sul Corriere leggo che tre economisti (Ash, Pollin e Herndon) hanno scoperto degli errori nello studio dove altri due economisti (Reinhart e Rogoff) avevano trovato una correlazione statistica tra alto debito a bassa crescita, concludendo che sono necessarie politiche di austerity per ridurre il debito e, così, aumentare la crescita.
Non dico che fare e trovare errori sia uno scandalo. Dico che è uno scandalo che studi di questo tipo siano presi sul serio ed usati per condizionare il futuro di interi paesi.
Il problema di fondo è epistemologico e psicologico. Ma non infieriamo sulle persone e fermiamoci all’epistemologia.
Mi direte, ma l’epistemologia è un mestiere da filosofi: noi dobbiamo campare tutti i giorni.
Guardate sono proprio considerazioni epistemologiche che ci possono liberare dalla tirannia stupida di correlazioni che vogliono tarpare le ali dei liberi e forti.
Provo a spiegarmi. Supponiamo pure che i dati dei due studiosi “austeristi” siano corretti, non significano nulla lo stesso. Il trovare una correlazione statistica non significa che si è scoperta una legge. Non significa che si è scoperto un rapporto di causa ed effetto dal quale non si può scappare. Nel caso specifico, scoprire una correlazione statistica tra bassa crescita ed alto debito non significa che abbassato il debito si aumenta la crescita. Tanto è vero che nello stesso articolo si cita Krugman che propone una legge “opposta”: l’Italia e il Giappone hanno un alto debito perché hanno avuto una bassa crescita.
La difesa dei due studiosi, poi, è peggio dell’errore: “ma il fatto che ci sia qualche errore non inficia la nostra tesi fondamentale che serve l’austerity”. Come a dire: “Io sostengo l’austerity e vi faccio vedere delle correlazioni statistiche che ne dimostrano la necessità. Ah … le mie correlazioni statistiche non esistono? E va beh, ma non saranno due errori nei dati ad inficiare la mia tesi”. Come a dire: io voglio sostenete a tutti i costi la tesi dell’austerity.
Al di là della stupidaggine epistemologica del dire che ad ogni correlazione statistica corrisponde una legge, una tale ostinazione può derivare solo dalla paura (le debolezze psicologiche di cui parlavo all'inizio di un mondo che vuole ... diventare un altro mondo. Ah già, ma ho promesso di non infierire sulle persone …
Ok ... basta l’epistemologia. Essa ci difende dunque da tutti i tarpatori di ali. Ma fa anche molto di più: ci dice che il nostro sviluppo futuro non dipende da presunte “leggi dell’economia”, ma dipende dalle nostre ali. Quanto sono libere e forti. Quanto abbiamo voglia di usarle per viaggiare in altri mondi.
Infatti, le conclusioni che ricaviamo quando “analizziamo” un sistema complesso (la società) dipendono dalle risorse cognitive con cui guardiamo questo sistema che, di suo, è “uno nessuno e centomila.
Allora, tocca a noi progettare come vogliamo che diventi questo mondo che oggi è uno, nessuno e centomila.  Noi che siamo tutte le “cose” che ho detto all'inizio.
Se continuiamo a dare retta ad economisti che credono di esporre tesi e invece raccontano delle loro paure, allora ogni “uno, nessuno, centomila, diverrà il nulla.

E noi pavidamente ed ingloriosamente parleremo di crisi.

sabato 14 luglio 2012

Moody’s: è un problema di ignoranza profonda …

di
Francesco Zanotti


Nicola Saldutti conclude il suo articolo sul Corriere della Sera di oggi (critico verso Moody’s) con una affermazione “forse il termometro (quello che usano le agenzie di rating) non funziona”.
Ecco, credo anch’io che non è che Moody’s stia appoggiando oscure manovre speculative o stia interpretando il ruolo non richiestole di giudice politico.
E’ veramente il loro termometro che non funziona.
Ma bisogna capire e dire dove non funziona. Così si scopre che, in realtà, non c’è nessun termometro. Solo giudizi presuntuosi e senza alcuna base scientifica. Quindi, incoscienti. Un problema di ignoranza profonda, appunto. E il problema che tutti abbiamo è costruire un termometro (forse qualcosa di più) affidabile.
Mi spiego. Il rating è sostanzialmente un algoritmo che, come tutti gli algoritmi, usa alcuni dati di ingresso, li elabora ed arriva a conclusioni: un giudizio su … ecco, prima di tutto una domanda: un giudizio su cosa?
La prima scoperta è che non abbiamo una risposta a questa domanda: il fatto che un Paese passi da A3 a Baa2 che cosa comporta? Che hanno scoperto che siamo tutti villani che ci infiliamo le dita su per il naso ed allora ci hanno declassato su di una scala di villania?
Ovvio che no! E’ un giudizio sulla nostra capacità di sostenere il debito! Ah bene, allora vediamo da cosa dipende la capacità di rimborsare il debito di un Paese. Beh, prima di tutto, dipende dal suo patrimonio. Ma questo non può essere contemplato da Moody’s perché, se no, dovrebbero darcene non tre, ma quattro di A.
Dipende da …

giovedì 17 maggio 2012

La cura che genera il male e 50 Apple

di
Francesco Zanotti


Ieri, Monti: rigore e crescita insieme. Come? Rigore uguale a “conti in ordine”. Crescita uguale riforme. Tesi ineccepibile? No! Puerile, banale, un po’supponente ed un po’ incosciente.
Infatti, “conti in ordine” da che punto di vista? Non esiste un concetto univoco di conti in ordine. Oggi usiamo un modello di conti in ordine, ma potremmo - io credo dovremmo - usarne un altro. Oggi si dice che conti in ordine è quando lo Stato incassa più di quello che spende e con il surplus paga i debiti perché noi abbiamo un debito troppo alto rispetto al PIL. Concetto di “conti in ordine” ineccepibile? Come prima: no! Più di prima: non solo puerile banale ed il resto, ma anche auto distruttivo. Provate a immaginare un altro concetto di conti in ordine ...

giovedì 8 marzo 2012

Il ”Ci risiamo” …

di

Francesco Zanotti





Ieri ho proposto il resoconto di uno splendido articolo di Martin Wolf che sul Sole 24 Ore ha dichiarato che il disavanzo strutturale di bilancio, su cui si fonda la nuova intesa tra i Partner Europei, è inconoscibile. Quindi sostiene che tale accordo è fondato sul nulla.

In quel resoconto ho promesso che, ispirato a quell’articolo, avrei proposto due commenti. Il primo avrebbe riguardato i “Ci risiamo”.

Ecco rispettata la promessa: i “Ci risiamo”.

A conferma della tesi di Wolf che con gli accordi fondati sul nulla non si va lontano, ci sono i “Ci risiamo”.

Ci risiamo perché la sua analisi non ha ricevuto uno straccio di commento. Innanzitutto, non l’ha ricevuto da parte di un Governo che di quell’accordo tra Partner Europei fa un simbolo del nostro ritrovato prestigio internazionale. Poi, non l’ha ricevuto dalle “parti sociali” che devono subire i dictat del Governo. Non l’ha ricevuto dagli economisti da prima pagina che devono difendere come “scienza” una economia che ad una scienza non somiglia neanche.

Ci risiamo continuamente con le ristrutturazioni del debito delle imprese. Nessuno ne parla, ma è a tutti evidente che i sempre più numerosi processi di ristrutturazione del debito finiscono, invece che con il miglioramento della situazione debitoria, con il generare le condizioni per una catena di successiva ristrutturazioni, una più pesante dell’altra.

Ci risiamo con il problema greco. Una mega ristrutturazione che rispetta la legge delle ristrutturazioni. Ognuna crea le condizioni per la successiva più grave e più pesante.

Ci risiamo con i “no” (dalla TAV a decine di altre opere)  che sembrano l’unica forma possibile di partecipazione sociale, di democrazia sostanziale.

Ci risiamo con il richiamo retorico alla cultura che si concretizza solo nella proposta di valorizzazione del nostro passato. Per carità, passato glorioso. Ma è frustrante che nessuno creda che si possa costruire un presente altrettanto glorioso. Possibile che non si possa costruire un’altra economia, ad esempio?

Tutti questi ci risiamo chiedono a gran voce che si parli urgentemente di progetti di sviluppo alti e forti … Come proverò a fare domani.

martedì 9 agosto 2011

Debito, Democrazia Sistemica … prima o poi!


Boh… prima o poi …

Prima o poi, diverrà chiaro quello che andiamo scrivendo da mesi: una democrazia rappresentativa non può governare lo sviluppo di una società complessa. Le recenti rocambolesche e tristi vicende del debito americano ne sono l’ultima dimostrazione. Ma basta guardarsi intorno e si vede quale paralisi progettuale e decisionale colpisce ogni ambito della vita politica. Perché la democrazia rappresentativa non può funzionare? Perché prevede un Governo che, gerarchicamente, progetta e decide. Non è rilevante che il Governo sia scelto dal popolo. Si tratta di una delega che vale nel momento in cui è stata data e neanche un secondo in più. Poi, i votanti tornano ad immergersi nelle appartenenze multiple (spesso appartenenze flebili ed emarginanti) che ne determineranno i giudizi, le scelte e comportamenti. Il conflitto o il disinteresse. E, quando il Governo prova a fare il mestiere per il quale è stato eletto scopre che deve sempre ricominciare da capo a costruire quel consenso che gli è indispensabile, ma che non gli è garantito in nessun modo dal rito del voto.

Prima o poi, diverranno interessanti le proposte alternative (mappe, metodologie, linguaggi) di Governo di una società complessa, a diversi livelli, che già esistono. Del tipo: Sorgente Aperta di cui, anche, abbiamo scritto e sperimentato diffusamente. Proposte per stimolare e gestire una nuova progettualità a livello di imprese, organizzazioni ed istituzioni.

Prima o poi, diventeranno interessanti le esperienze che si stano facendo: dalla Costituzione dell’Islanda all’Innovatori Jam 2011(www.innovatorujam.it di futura accessibilità).

Prima o poi... sperando che non sia troppo tardi...

giovedì 9 giugno 2011

Debiti sovrani e privati insostenibili

di
Francesco Zanotti

Tre titoli su Sole 24 Ore di oggi: “Anche da Fitch allarme debito USA” di Daniela Roveda, “Berlino vuole allungare le scadenze sui bond” di Beda Romano, “Draghi: no alla ristrutturazione (del debito greco)” sempre di Beda Romano.

Poi una storia di debito privato. Un’ impresa che ha negoziato una ristrutturazione di un debito di 220 milioni di Euro, nell’anno in cui ha fatturato 150 milioni di Euro con un piccolissimo utile di 450 mila Euro. E impegni nei conti d’ordine di circa 70 milioni.

Poi il pensiero alla montagna di debiti che hanno non tanto le grandissime imprese, quanto le PMI.

Complessivament,e si tratta di un debito che non potrà mai essere restituito. Al massimo i creditori potranno continuare a ricevere gli interessi, ma non i soldi investiti. Possiamo fare in modo che i creditori si accontentino degli interessi e non osino chiedere il rimborso del capitale. Ma sarebbe un’ ipocrisia che si sfalderebbe quando qualcuno non rispettasse più questo patto tacito. Sempre sul Sole di oggi: “Il mercato teme lo scenario Lehman Brothers” di Morya Longo. Non si può che concludere che i bilanci dei creditori andrebbero riscritti perché i loro crediti non potrebbero essere considerati “sani” (senza rischi).

Ma nel caso delle banche, almeno, ci sono le garanzie. Certo, e così trasformiamo le banche in immobiliaristi che possiedono schiere di capannoni cadenti e macchine che si arrugginiscono.

Ed allora?!

Allora, occorre davvero riprogettare il sistema finanziario, economico e la società. Un “piccolo” indizio trasgressivo. Oggi cosa è considerato “bene” da valorizzare, da dare in garanzia, sulla base del quale emetter moneta etc.? Solo i beni materiali con qualche puntatina sui brevetti, il software e cose simili. Ma non viviamo nella società della conoscenza? Non è la conoscenza un bene a valore infinito perché lo scambio continuo lo moltiplica? Ovviamente no, direbbe un banchiere! Io voglio garanzie reali. Altrimenti come faccio a guardarle tutte le mattine che arrugginirsi tra le mie mani (le attrezzature per le quali non mi hanno pagato il leasing) o cadere a pezzi (i capannoni per i quali non pagano il mutuo?).

Chissà cosa ne pensano coloro che affidano i loro risparmi a questo ipotetico banchiere. Si faranno invitare a verificare se i loro risparmi si sono trasformati in macchine che si arrugginiscono e capannoni che cadono a pezzi?

...continua

Ce ne stiamo accorgendo a colpi di crisi ricorrentesi in ogni dimensione dell'umano. E' evidente che dovunque guardiamo c'è qualcosa che, gravemente, non va: lo sviluppo economico, la povertà, il rapporto con la natura, la soddisfazione sul lavoro e le profonde esigenze di realizzare una vita degna... E allora vogliamo smetterla di denunciare il passato? Sta diventando stucchevole cercare l'ennesimo cantuccio della stanza della società industriale e scoprire ancora una volta l'accumularsi di una polvere. E' il momento di lasciar riposare per un po' la denuncia e la protesta anche perché, se siamo onesti, dobbiamo chiederci: ma noi dove eravamo in questi anni?

Vivevamo su Marte e improvvisamente siamo tornati sulla terra ed abbiamo scoperto che quegli inetti di terrestri, dopo la nostra denuncia, non aveva fatto nulla. E tocca ancora a noi risvegliare le coscienze? Certo che no! Noi abbiamo vissuto immersi in questa società. Sono anche le nostre azioni che hanno mantenuta chiusa la stanza. Lasciando accumulare e incancrenire polvere. Viene quasi da dire: l’accumularsi e l’incancrenirsi ci fa comodo perché la nostra unica competenza era il contestare. Visto che sul costruire abbiamo dato tutti pessima prova.
E non si dica che qualche potere forte, da qualche parte ha impedito che le nostre folgoranti idee liberassero la stanza dalla polvere dell’ingiustizia, del privilegio … Quelli che sembrano poteri forti lo sono solo di fronte alla nostra incapacità di costruire alternative.
Cara e vecchia società di tutti noi, dunque. Che ci ha permesso di superare secolari infelicità … Certo non tutte, certo non a tutti, certo non ugualmente, ma molto.
Cara e vecchia società dalla quale ora dobbiamo allontanarci con un pizzico di nostalgia. Portandoci dentro lo zaino che accompagna ogni viaggio tutto quello che di buono ha prodotto.
E con il passo che diventa sempre più baldanzoso a mano a mano che diventa chiaro il luogo, la nuova società verso la quale siamo diretti ..
Ma verso quale luogo vogliamo dirigerci? Quale nuova società vogliamo costruire?
Noi certo non lo sappiamo! Sappiamo solo come fare a costruirla!

Allora la nostra proposta è strana. Non abbiamo soluzioni, linee politiche, idee originali. Ma un metodo con il quale generarle.
Primo passo di questo metodo: cambiamo i linguaggi. Secondo usiamo questi nuovi linguaggi per progettare insieme .. Accidenti, mi rendo conto che mi sto avventurando in un sentiero accidentato …
Allora provo con una storiella. Pensiamo di indossare occhiali verdi e di dover dipingere una parete di un nuovo colore: il verde ci ha seccati. Ai nostri piedi abbiamo una vasta gamma di barattoli di vernice. Ma tutti i colori ci sembrano gradazioni del verde. E, così, piano piano ci sembra inutile ridipingere una stanza di un nuovo colore che potrà essere solo una gradazione di verde. Accidenti ai poteri forti che ci costringono a dipingere sempre e solo di verde …
Ma poi arriva qualcuno che ci convince che un certo barattolo contiene il rosso. Ma apparirà rosso solo quando lo stendiamo sulla parete … Così, spinti da nuova fiducia e dalla voglia di avere nuova fiducia, cominciamo a dipingere. Ma, anche dopo averlo steso sulla parete, quel colore continua ad essere l’ennesima gradazione del verde. Allora la nostra collera e massima: certo solo un grande complotto di qualche potentato molto potente ci può costringere a naufragare in un mare di verde …
Maledetti poteri forti .. .
Così attiviamo un Gruppo antiverde. Che, innanzitutto, continua ossessivamente a dimostrare che tutto è di quel verde che, oramai invece di speranza, sta a segnalare schifezza. E poi cerca di buttare via tutti i barattoli …
Cosa significa partire dai linguaggi e dal metodo per usarli?
Significa togliersi gli occhiali verdi. E riuscire così a scoprire che tutti i barattoli sono effettivamente di mille colori. Riuscendo a vedere mille colori rinasce davvero la speranza di poter dipingere diversamente la stanza. Ma non possiamo stare senza occhiali ed ogni tipo di occhiale, anche il più sofisticato, altera i colori … Anche il rosso più sfavillante sarà, poi, sempre, ideologicamente, rosso … Ed allora che fare? Impariamo a cambiare occhiali quando vogliamo vedere cose diverse. Ma, poi, come dipingiamo quella stanza? Inevitabilmente tutti insieme con occhiali diversi. Perché ognuno può portare un solo tipo di occhiali per volta. E per fare della stanza un capolavoro, sono necessari tutti i colori. Quando il dipinto a mille mani sarà finito potremmo vedere un miracolo che piacerà a tutti e che tutti potranno vederlo in modo sempre diverso. Basterà indossare gli occhiali degli altri e se ne scoprirà un bellezza diversa.
Allora il nostro programma è molto semplice. Apparirà forse banale e ininfluente: diffonderemo nuovi linguaggi ed attiveremo gruppi progettuali che li useranno per progettare i mille aspetti di una nuova società.
I linguaggi sono i modelli e le metafore che nell'ultimo secolo, provenendo sostanzialmente dalle scienze della natura, si sono aggiunti a quelli tipici della società industriale.
Il metodo con il quale li useremo sarà Sorgente Aperta …
Ma perché “balbettanti”? Perché nel progettare un nuovo mondo ci rendiamo conto che il primo esprimersi non sarà che un balbettio. E, perché “poietici”? Perché il balbettio dovrà essere fecondo. Si trasformerà certamente in storie che cominceranno ad essere vissute.
Allora anche questo manifesto è un balbettio poietico? Certamente. Speriamo di doverlo riscrivere al più presto meno balbettante e più fecondo.