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sabato 15 agosto 2015

Grecia: una domanda “ingenua”.

di
Francesco Zanotti



Tutto sembra sistemarsi: tanti soldi in cambio di tanti sacrifici e tante riforme. E con questo si pensa che la crisi potrà essere risolta una volta per tutte.
Ma, ecco la domanda ingenua: se è così, perché qualcuno dovrebbe opporsi? E, se non è così, perché i telegiornali oggi, Ferragosto, non lo dicono? Perché non danno spazio a voci alternative?

Ve ne sono almeno due importanti. Così opposte che il fatto di trovarle unite lascia molto da pensare. Poi c'è la nostra che suggerisce una soluzione alternativa …

La prima voce importante è quella dei dissidenti del partito di Tsipras che giudica insostenibili i sacrifici. E potrebbe sembrare la voce dei soliti “comunisti” velleitari.
Ma ad essa si affianca la seconda voce importante: quella dell’FMI che giudica insostenibile il debito greco. Anche l’FMI è fatto di comunisti velleitari?

Ed arriviamo alla nostra. Esso dà ragione sia ai “contestatari” di Tsipras, sia all’FMI perché individua una proposta.
La Grecia riuscirà a pagare il debito e a far vivere bene la sua gente se e solo se le imprese elleniche aumenteranno di molto la loro capacità di generare cassa.
Aumentando la capacità di generare cassa aumenteranno contemporaneamente sia il tenore di vita che l’ammontare complessivo di tasse per pagare i debiti.
Ma come far sì che le imprese greche aumentino e di molto la loro capacità di generare cassa? I nostri lettori la risposta la sanno già: occorre una nuova stagione di progettualità strategica. E per attivarla occorre fornire agli imprenditori greci nuove conoscenze e metodologie di progettualità strategica. Insomma, soldi più conoscenze è la soluzione. Soldi senza conoscenza significa buttarli ed illudere.
Ma chi volete che ascolti questa proposta? Verrà, almeno discussa, probabilmente, solo dopo che sarà evidente che la strada intrapresa non funziona. Le classi dirigenti vogliono che si paghi il prezzo di qualche tragedia prima di ammettere che sono troppo carenti di risorse di conoscenza per capire cosa accade.

domenica 2 agosto 2015

Inutilità del Post-moderno? E la Grecia?

di
Francesco Zanotti
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Che c’entra la Grecia col post-moderno? Lo vedrete.
Cominciano dal postmoderno. Il riferimento è ad un pezzo di Carlo Bordoni su “La lettura”, supplemento domenicale del Corriere, di questa settimana dal titolo “L’inutilità del post-moderno”. Egli sostiene, appunto che si è trattato di frivolezze inutili. Mi scuso innanzitutto con l’autore se il mio tono apparirà un po’ polemico. Ma sono i limiti della mia generazione, formatasi nel contestare. Speriamo che i giovani sappiano superare questi limiti. D’altra parte anche Carlo Bordoni usa la strategia retorica della polemica (anche forte) giudicando inutile un movimento culturale a cui molti e degni hanno dedicato la vita.
Dunque il post moderno. Non nasce come l’Autore sostiene con il manifesto di Lyotard della fine degli anni settanta.
Nasce con la pubblicazione di una serie di articoli di un oscuro funzionario dell’ufficio brevetti di Berna: tale Albert Einstein. Quegli articoli (uno addirittura gli fruttò il Nobel) diedero vita alla teoria della relatività ed alla fisica quantistica (meccanica quantistica, prima, e teoria quantistica dei campi, dopo). Forse si potrebbe addirittura risalire alla scoperta delle geometrie non euclidee nel 1800.
Non è certo questa la sede per fare una sintesi di fisica quantistica e relatività. Ma è possibile, almeno, citare tre concetti che hanno rivoluzionato (questo sì per sempre) il moderno. Il primo è il ruolo costruttivo dell’osservatore. Non soggettivo, interpretativo come diranno i filosofi post-moderni. II secondo è quello di vuoto quantistico come ontologia di fondo del mondo. Il terzo è la scoperta che non solo un osservatore costruisce il mondo, ma lo fa in un modo suo specifico (tecnicamente, mi riferisco alle rappresentazioni non equivalenti).
Poi è venuto il post moderno di cui parla Bordoni. Ma molto dopo. E non con questa profondità. Perché Derrida e soci si sono fermati a metà strada nella contestazione del moderno. Ed è accaduto proprio perché non hanno guardato ai veri fondamenti del post-moderno.
Oggi il nostro compito è quello di completare il superamento del moderno in una nuova visione del rapporto tra uomo e mondo.
I tre concetti che hanno rivoluzionato il moderno non sono solo filosoficamente decisivi, ma ce li portiamo in tasca e li usiamo ogni giorno. Tutt’altro che superati, quindi. E’ possibile usare sistemi Gps solo perché esiste la teoria generale della relatività. Siamo riusciti a costruire computer, telefonini e quant’ altro perché abbiamo “scoperto” la fisica quantistica.
Naturalmente non c’è solo la fisica, c’è la biologia con Maturana e Varela, c’è la sociologia con Luhmann nell’ambito del post-moderno.
E la Grecia? Il problema della Grecia e, più in generale dello sviluppo, è che il pensiero economico che guida le scelte della politica è rimasto al “moderno”.
Poi, l’autore mi scuserà, per l’accento polemico: ma che c’entra Berlusconi e il “drive in” col postmoderno? Lasciamolo stare Berlusconi e parliamo di cose più serie E, poi, perché demonizzare il “Drive in”, attribuendogli una profondità che non voleva avere e che tutti quelli della mia generazione hanno guardato con piacere?


giovedì 30 luglio 2015

Non ha tutti i torti Varoufakis

di
Francesco Zanotti

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Potrà anche sembrare un antipatico “radical chic”, ma non ha tutti i torti.
Oggi il Sole si chiede perché si insiste a voler prestare soldi alla Grecia senza prima ristrutturare il debito. Tanto, poi, occorrerà farlo perché in questo modo il debito è destinato a crescere esponenzialmente, non linearmente. Ed essere sempre meno rimborsabile.
La risposta è che alla base della scelta non vi è una razionalità economica, ma una volontà politica.
Anch’io ritengo sciocco dare più di ottanta miliardi alla Grecia e costringerla ad usare circa la metà per restituire debiti in scadenza. Ed è in questo che mi allineo a Varoufakis.
Ma non sono d’accordo sulla interpretazione. Non credo sia un problema politico, ma cognitivo. Le classi dirigenti si appiattiscono su di una teoria economica che non ha alcuna legittimità né teorica né sperimentale. E perché lo fanno? Perché non riescono ad accettare di non essere imparate. Non accettano che esistano cose che non conoscono (o che le cose che conoscono sono sbagliate). Non accettano che tutti noi si debba essere costantemente in atteggiamento di ricerca, riflessione e studio. Sono oberate da quello sforzo di auto rappresentazione che ritengono indispensabile per continuare ad essere classe dirigente.


domenica 12 luglio 2015

Insisto … sulla Grecia

di
Francesco Zanotti


Se mi chiedete perché lo faccio, non ve lo so dire. Non so se qualcuno leggerà questo post, non so se qualcuno lo diffonderà. Non so neanche se lo faranno le persone che mi stanno più vicine.
Ma so che contiene una proposta banale, ma scientificamente fondata che si oppone alle teorie dominanti. Allora lo devo fare perché di questa proposta rimanga traccia …
In sintesi: non chiedete riforme, ma un Progetto di sviluppo alto e forte. Chiedete ai Greci come vogliono sviluppare la loro economia, che modello di società propongono. E fornite ai Greci risorse cognitive per sviluppare questo Progetto.
Guardiamo in faccia ai Paesi che oggi si considerano ricchi e virtuosi … in quanti momenti della vostra storia siete stati (e giustamente) aiutati. Chiediamo loro con quale arroganza vogliono oggi giudicare e condizionare. Chiediamo loro se pensano di essere profeti della Società prossima ventura o piccoli sfruttatori di momentanee posizioni di vantaggio.

Signori, chiediamo alla Grecia di presentarci un Progetto di sviluppo alto e forte e speriamo che riescano a farlo. Così da insegnarci come si fa. Perché noi Paesi virtuosi non sappiamo farlo.

mercoledì 8 luglio 2015

Ancora con le riforme???

di
Francesco Zanotti

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Non se può davvero più della stupidaggine delle riforme.
E’ uno di quei miti che nessuno sa da dove vengano e che tutti usano senza discuterne il senso e l’efficacia: da destra come da sinistra.
Se si ascolta una delle ragazzine newcomer della politica o qualche sedicente economista che ha appena smesso i pantaloni corti (come si diceva una volta) li si sentono proclamare questa leggenda metropolitana come un dogma di fede. Talebani delle sciocchezze.

Le riforme istituzionali non hanno alcun peso sulla economia. Se qualcuno sostiene il contrario dovrebbe spiegare qual è la legge che lega la capacità di generare cassa dell’impresa alla struttura del Senato o al fatto che un Preside diventi più o meno manager.

Le riforme della giustizia civile certamente possono essere utili, ma non possono costruire quel nuovo rapporto necessario tra Magistratura ed imprese che evitino casi come quello di Monfalcone.

Se, poi, pensiamo al caso della Grecia risulta ridicolo pensare che possano funzionare riforme che hanno come obiettivo la riduzione dei costi pubblici.

Come per tutti i sistemi collettivi il primo problema è come aumentarne i ricavi. Cioè: è necessario che i greci si diano una mossa a progettare un nuovo sistema di imprese capaci di generare flussi di cassa rilevanti. Poi certamente evitino sprechi ed evasione fiscale. Ma dopo e come atto dovuto, non certo come strategia di sviluppo.

domenica 28 giugno 2015

Graecia capta ferum victorem cepit

di
Francesco Zanotti
Ho appena sentito alla TV una ex ragazza con troppa responsabilità per le sue gracili (culturalmente ed emotivamente) spalle tranquillizzare gli Italiani che “Tutto va ben madama la Marchesa”. Come cantava Nunzio Filogamo negli anni ‘30 del secolo scorso …
Quali sono le ragioni per cui noi dovremmo stare tranquilli mentre la Grecia sta … “Andando a Patrasso”, si potrebbe direi con uno spirito un po’ macabro?
La ragione, sosteneva la Nostra, è che noi abbiamo fatto le riforme. Poi non ha importanza quali riforme siano. Non ha importanza se sono condivise o meno. Non ha importanza se, come quelle della scuola, prevedono solo cambiamenti nella burocrazia e non nella sostanza della conoscenze insegnate e in come le si insegnano.
Tutto andrà bene perché abbiamo fatto le riforme. E, quindi, siamo forti.
E’ da incoscienti sostenere tesi di questo tipo.
In una società in profonda evoluzione non esiste chi è forte. Esiste chi è capace di diventare protagonista della costruzione della economia e delle società prossime venture. Saranno forti quei Paesi che avranno un progetto Paese alto e forte.
Ho sentito, poi, un giovane greco dire: noi sappiamo delegare al popolo decisioni importanti perché noi abbiamo inventato la democrazia. Grazie dovrebbe dire loro tutto il mondo.
Noi abbiamo bisogno di giovani come quello che si rifaceva orgogliosamente alla propria storia più che di ex giovani richiamarsi a teorie insensate, non dimostrate col banale obiettivo di raccogliere consensi.
Solo dobbiamo chiedere a quei giovani di ritrovarsi, nel ricordo di Pericle, lassù sul Partenone e cominciare a progettare un nuovo mondo… Ci attendiamo da loro il contributo che ci si attende dai Padri della nostra civiltà.
E noi italiani dobbiamo dare il nostro contributo perché abbiamo onorato, continuato il contributo della civiltà greca con Roma e il Rinascimento.
Ricordate cosa ha scritto Orazio? “Graecia capta ferum victorem cepit”. E per fortuna che ci siamo lasciati “prendere”, altrimenti non ci sarebbero stati né Roma né il Rinascimento. Quindi non ci sarebbe stato il mondo attuale. Che anche i riottosi funzionari europei si lascino prendere dallo spirito necessario della profezia storicamente feconda dei Greci, di Roma e del Rinascimento.


mercoledì 24 giugno 2015

Grecia e teoria (ingenua) degli insiemi

di
Francesco Zanotti


Che c’entra la Grecia (il suo debito) con la teoria degli insiemi? Tutto!
Usando le attuali conoscenze sistemiche si sarebbe chiuso e positivamente il caso Grecia molto prima.
Infatti, il problema è facilmente delineabile: vi è uno spettro molto ampio di visioni sul problema del debito greco che rende molto difficile applicare tecniche negoziali. Esse, infatti, portano a cercare quello che vi è di comune, accettabile per tutti. Insiemisticamente, si cerca l’insieme intersezione tra gli insiemi che rappresentano le diverse posizioni. Ma se le posizioni sono molto diversificate, l’area di sovrapposizione (intersezione) tra queste opinioni rischia di essere piccolissima, quando non nulla. Ed allora si assiste ad un balletto del tira e molla che può avere come esisti solo la rottura o un compromesso che lascia tutti insoddisfatti e che sarà di brevissima durata.
Diversamente, come si può fare?
Occorre non cercare le aree di sovrapposizione, ma costruire una sintesi. Cercare non l’insieme intersezione, ma l’insieme Unione.
E’ possibile? Si, certo! Occorre un professionista della sintesi che sappia costruire un progetto di sintesi dove ogni dialogante possa vedere rispettate e valorizzate le issues che rappresenta. E possa vedere nella realizzazione di questo progetto di sintesi la via migliore per affermare la sua identità.
Nel caso della Grecia, quale potrebbe essere questo progetto di sintesi?

Un progetto di sviluppo dell’economia del Paese che non preveda tagli, ma un aumento rilevante della capacità di generare valore degli Attori economici greci. E’ possibile disegnare un tale progetto? Certamente sì per classi dirigenti che abbiano la cultura del progetto e non del conflitto. E si dotino e diffondano presso gli attori economici le risorse cognitive adatte per far generare a tutte le imprese del Paese loro singoli progetti di sviluppo alti e forti.

domenica 21 giugno 2015

Acque inesplorate. Ovvero: il paradosso della stabilità

di
Francesco Zanotti


“Navigare in acque inesplorate”. E’ espressione usata da Mario Draghi nel descrivere dove andremo a finire se la Grecia uscirà dall’Euro.
Bene, io redo che in quella espressione vi sia tutta la povertà di una classe dirigente che cerca una insensata stabilità.
Ne ho già parlato, ma è il caso di ripetere.
Da un lato, come si fa a desiderare di stabilizzare, fermare nel tempo, una società con incredibili squilibri; con un sistema produttivo che continua a costruire oggetti che interessano sempre meno, costretto per questo ad una competizione che rischia di schiacciare sia chi lavora che chi compra, incompatibile con la natura; con un sistema finanziario completamente auto riferito; con un sistema politico .. altrettanto. Di più: con mille tentazioni di un nuovo sviluppo e di una nuova conoscenza che sta rivoluzionando la conoscenza della società industriale?
Dall’altro lato, quando mai la Storia dell’Uomo ha navigato in acque conosciute? Ogni generazione umana si è trovata davanti un futuro da costruire. Per definizione nessuna generazione umana può navigare in acque conosciute. Sarebbe come voler fermare il tempo … Che Draghi abbia letto Julian Barbour?
E per fortuna è così!

Perchè è solo quando i medioevi decidono di navigare in acque sconosciute che emergono Rinascimenti. E noi abbiamo disperatamente (perché la sua mancanza porterebbe alla disperazione) bisogno di un nuovo Rinascimento.

giovedì 11 giugno 2015

Grecia: progettualità, invece di riforme

di
Francesco Zanotti


Il dibattito sulla Grecia si incentra intorno allo scambio: fammi vedere che riduci i costi (il sostanziale obiettivo delle riforme) e fai le riforme io (noi tutti) ti presto i soldi.
Pura ideologia. E sciocca per giunta.
Primo, perché nessuno ha mai costruito sviluppo limitandosi a ridurre i costi. Anzi, chi l’ha fatto si è andato piano piano spegnendo.
Secondo perché non si capisce bene quale sia il legame tra riforme indefinite (sembra che qualunque cambiamento vada bene) e il futuro sviluppo del paese.
Allora?
Allora chiediamo alla Grecia un Progetto di Sviluppo Paese alto e forte. Dal quale si capisca come quel Paese intenda ricominciare a produrre valore economico, sociale, politico, istituzionale e culturale.

Il problema è che noi non siamo legittimati a fare questa richiesta. Noi Italia e tutti gli altri. Perché noi, per primi, non abbiamo un Progetto di Sviluppo Paese alto e forte.

venerdì 10 aprile 2015

Il rimborso e il progetto

di
Francesco Zanotti


<p>Infophoto</p>

Il rimborso è quello della Grecia. Il Progetto dovrebbe essere anche questo della Grecia, ma non c’è.
Più in dettaglio…
E’ vero che la Grecia ha rimborsato alla scadenza una rata dovuto al FMI. Ma è una buona notizia?
Che vantaggio ha la comunità internazionale ad essersi dimostrata così forte da costringere la Grecia a rimborsare il suo debito? Nessuno! Mica stiamo facendo una infantile gara di muscoli.

Allora bisognava lasciare perdere e basta? Ovviamente no! A mio modesto avviso la soluzione era chiedere alla Grecia di usare quei soldi per finanziare un grande progetto di Sviluppo. Purtroppo il grande progetto di sviluppo la Grecia non ce l’ha. E la comunità internazionale non glielo chiede. Continua a chiedere riforme non accettando il fatto che tra riforme e sviluppo non vi è nessun nesso di causa ed effetto.

mercoledì 20 giugno 2012

Proprio non capiscono …

di
Francesco Zanotti

E’ colpa di Lehman… dice Monti. No, è colpa della Grecia, risponde Obama. E via contrapponendosi …
Incredibile! Oramai è evidente a tutti che non siamo di fronte ad una crisi finanziaria: ma alla crisi del nostro modello sociale complessivo. La crisi finanziaria ne è solo una manifestazione.
Se i nostri Governanti non l’hanno capito, ma giocano a contrapporsi scaricandosi le colpe gli uni sugli altri come due scolaretti poco educati, siamo veramente nei guai.
Le misure che stanno immaginando sono, nella migliore delle ipotesi, sintomatiche. E la loro capacità di lenire i sintomi calante.
Nella peggiore delle ipotesi (forse la più realistica) sono controproducenti.
La vera soluzione sta nell’avviare un processo di riprogettazione della nostra società. Per far questo occorre fornire alle classi dirigenti nuovi modi di pensare e di guardare al mondo.
Ovviamente né Monti, né tanto meno Obama faranno mai nulla di simile. Monti deve difendere la sua competenza tecnica senza fondamento. Obama deve vincere le prossime elezioni.
Non ci riusciranno neanche i movimenti contestatori, fustigatori di costumi…
Tocca a tutti noi cominciare davvero a riconoscere che la risorsa fondamentale per costruire sviluppo è costituita da una nuova visione del mondo capace di farci vedere fino in fondo la crisi di una intera società e progettarne un’altra.
Conoscenza e progettualità sociale, invece di tecnici, Savanarola in erba o Presidenti che hanno come primario obiettivo la loro rielezione.

...continua

Ce ne stiamo accorgendo a colpi di crisi ricorrentesi in ogni dimensione dell'umano. E' evidente che dovunque guardiamo c'è qualcosa che, gravemente, non va: lo sviluppo economico, la povertà, il rapporto con la natura, la soddisfazione sul lavoro e le profonde esigenze di realizzare una vita degna... E allora vogliamo smetterla di denunciare il passato? Sta diventando stucchevole cercare l'ennesimo cantuccio della stanza della società industriale e scoprire ancora una volta l'accumularsi di una polvere. E' il momento di lasciar riposare per un po' la denuncia e la protesta anche perché, se siamo onesti, dobbiamo chiederci: ma noi dove eravamo in questi anni?

Vivevamo su Marte e improvvisamente siamo tornati sulla terra ed abbiamo scoperto che quegli inetti di terrestri, dopo la nostra denuncia, non aveva fatto nulla. E tocca ancora a noi risvegliare le coscienze? Certo che no! Noi abbiamo vissuto immersi in questa società. Sono anche le nostre azioni che hanno mantenuta chiusa la stanza. Lasciando accumulare e incancrenire polvere. Viene quasi da dire: l’accumularsi e l’incancrenirsi ci fa comodo perché la nostra unica competenza era il contestare. Visto che sul costruire abbiamo dato tutti pessima prova.
E non si dica che qualche potere forte, da qualche parte ha impedito che le nostre folgoranti idee liberassero la stanza dalla polvere dell’ingiustizia, del privilegio … Quelli che sembrano poteri forti lo sono solo di fronte alla nostra incapacità di costruire alternative.
Cara e vecchia società di tutti noi, dunque. Che ci ha permesso di superare secolari infelicità … Certo non tutte, certo non a tutti, certo non ugualmente, ma molto.
Cara e vecchia società dalla quale ora dobbiamo allontanarci con un pizzico di nostalgia. Portandoci dentro lo zaino che accompagna ogni viaggio tutto quello che di buono ha prodotto.
E con il passo che diventa sempre più baldanzoso a mano a mano che diventa chiaro il luogo, la nuova società verso la quale siamo diretti ..
Ma verso quale luogo vogliamo dirigerci? Quale nuova società vogliamo costruire?
Noi certo non lo sappiamo! Sappiamo solo come fare a costruirla!

Allora la nostra proposta è strana. Non abbiamo soluzioni, linee politiche, idee originali. Ma un metodo con il quale generarle.
Primo passo di questo metodo: cambiamo i linguaggi. Secondo usiamo questi nuovi linguaggi per progettare insieme .. Accidenti, mi rendo conto che mi sto avventurando in un sentiero accidentato …
Allora provo con una storiella. Pensiamo di indossare occhiali verdi e di dover dipingere una parete di un nuovo colore: il verde ci ha seccati. Ai nostri piedi abbiamo una vasta gamma di barattoli di vernice. Ma tutti i colori ci sembrano gradazioni del verde. E, così, piano piano ci sembra inutile ridipingere una stanza di un nuovo colore che potrà essere solo una gradazione di verde. Accidenti ai poteri forti che ci costringono a dipingere sempre e solo di verde …
Ma poi arriva qualcuno che ci convince che un certo barattolo contiene il rosso. Ma apparirà rosso solo quando lo stendiamo sulla parete … Così, spinti da nuova fiducia e dalla voglia di avere nuova fiducia, cominciamo a dipingere. Ma, anche dopo averlo steso sulla parete, quel colore continua ad essere l’ennesima gradazione del verde. Allora la nostra collera e massima: certo solo un grande complotto di qualche potentato molto potente ci può costringere a naufragare in un mare di verde …
Maledetti poteri forti .. .
Così attiviamo un Gruppo antiverde. Che, innanzitutto, continua ossessivamente a dimostrare che tutto è di quel verde che, oramai invece di speranza, sta a segnalare schifezza. E poi cerca di buttare via tutti i barattoli …
Cosa significa partire dai linguaggi e dal metodo per usarli?
Significa togliersi gli occhiali verdi. E riuscire così a scoprire che tutti i barattoli sono effettivamente di mille colori. Riuscendo a vedere mille colori rinasce davvero la speranza di poter dipingere diversamente la stanza. Ma non possiamo stare senza occhiali ed ogni tipo di occhiale, anche il più sofisticato, altera i colori … Anche il rosso più sfavillante sarà, poi, sempre, ideologicamente, rosso … Ed allora che fare? Impariamo a cambiare occhiali quando vogliamo vedere cose diverse. Ma, poi, come dipingiamo quella stanza? Inevitabilmente tutti insieme con occhiali diversi. Perché ognuno può portare un solo tipo di occhiali per volta. E per fare della stanza un capolavoro, sono necessari tutti i colori. Quando il dipinto a mille mani sarà finito potremmo vedere un miracolo che piacerà a tutti e che tutti potranno vederlo in modo sempre diverso. Basterà indossare gli occhiali degli altri e se ne scoprirà un bellezza diversa.
Allora il nostro programma è molto semplice. Apparirà forse banale e ininfluente: diffonderemo nuovi linguaggi ed attiveremo gruppi progettuali che li useranno per progettare i mille aspetti di una nuova società.
I linguaggi sono i modelli e le metafore che nell'ultimo secolo, provenendo sostanzialmente dalle scienze della natura, si sono aggiunti a quelli tipici della società industriale.
Il metodo con il quale li useremo sarà Sorgente Aperta …
Ma perché “balbettanti”? Perché nel progettare un nuovo mondo ci rendiamo conto che il primo esprimersi non sarà che un balbettio. E, perché “poietici”? Perché il balbettio dovrà essere fecondo. Si trasformerà certamente in storie che cominceranno ad essere vissute.
Allora anche questo manifesto è un balbettio poietico? Certamente. Speriamo di doverlo riscrivere al più presto meno balbettante e più fecondo.