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giovedì 14 novembre 2013

Perché sempre l’anno prossimo?

di
Francesco Zanotti


Le previsioni sull'economia italiana, la dinamica del PIL: per quest’anno siamo ancora in recessione, ma l’anno prossimo … se guardate ad un piano di ristrutturazione del debito di una impresa: oggi siamo nei guai, ma gli anni prossimi …
Sempre e solo l’anno prossimo o quello dopo ancora. Previsioni assolutamente insensate, scientificamente povere.

Già il Leopardi sapeva che quella dell’anno prossimo è una finzione…
Venditore
Almanacchi, almanacchi nuovi; lunari nuovi. Bisognano, signore, almanacchi?
Passeggere
Almanacchi per l’anno nuovo?
Venditore
Si signore.
Passeggere
Credete che sarà felice quest’anno nuovo?
Venditore
Oh illustrissimo si, certo.
Passeggere
Come quest’anno passato?
Venditore
Più più assai.
Passeggere
Come quello di là?
Venditore
Più più, illustrissimo.
Passeggere
Ma come qual altro? Non vi piacerebb’egli che l’anno nuovo fosse come qualcuno di questi anni ultimi?
Venditore
Signor no, non mi piacerebbe.
Passeggere
Quanti anni nuovi sono passati da che voi vendete almanacchi?
Venditore
Saranno vent’anni, illustrissimo.
Passeggere
A quale di cotesti vent’anni vorreste che somigliasse l’anno venturo?
Venditore
Io? non saprei.
Passeggere
Non vi ricordate di nessun anno in particolare, che vi paresse felice?
Venditore

No in verità, illustrissimo.

mercoledì 12 settembre 2012

Telefoni e produttività … Ma non si sente uno stridio assordante????


di
Francesco Zanotti


Sulla prima pagina del Corriere di oggi sono pubblicati due articoli che mandano due messaggi opposti. Il primo indica un conflitto insanabile che sarà foriero di scontri sociali. Il secondo indica la strada per trasformare questo conflitto in alleanza per lo sviluppo.

Cominciamo dal secondo. Il titolo è “Se un telefono vale un punto di Pil”. L’articolo riassume uno studio di JP Morgan: sostiene che, direttamente ed indirettamente, la proposta sul mercato dell’iPhone 5 (che sarà presentato oggi) genererà un aumento da un terzo di punto allo 0,5% del Pil americano del terzo trimestre del 2012. Cioè: la vendita di un prodotto con le stesse caratteristiche strategiche, costruito in Italia, trasformerebbe la nostra recessione in sviluppo. Non sottovaluto i problemi rilevati dal giornalista sulle inumane modalità di produzione dell’assemblatore cinese di Apple. Ma dico che se in Italia si ideasse un prodotto con quell’impatto sul mercato, non lo si produrrebbe a quel modo.

Ed arriviamo al conflitto insanabile. E’ un articolo di Enrico Marro “Il grande scambio flessibilità-salario”. Egli racconta del futuro “dialogo” tra il Governo e le parti sociali sul tema del lavoro. E rivela quella che viene considerata l’inevitabile l’ipotesi di fondo: se non si aumenta la produttività (affiancata dalla immancabile competitività, anche se nessuno sa dare una definizione professionalmente significativa di “competitività”) non si possono aumentare i salari.

Dove è lo stridio assordante … Meglio: una mancanza di visione sconcertante?

venerdì 10 febbraio 2012

Finalmente … anche se si può essere più audaci

di
Francesco Zanotti

Leggo stamattina un competente e drammatico articolo del Prof. Pierpaolo Benigno sul Sole 24 Ore.
Esso rivela “mix di politiche economiche inutili, gli slogan e i modelli sbagliati”. Cito un solo esempio, invitando i lettori di questo blog a leggere tutto l’articolo.
Il Prof. Benigno dice, sostanzialmente, che la convinzione che le liberalizzazioni generino sviluppo è dovuta al fatto che ad una riduzione del prezzo di un bene o servizio (a questo puntano le liberalizzazioni) corrisponde un aumento della domanda. Ma, aggiunge, che questa non è una legge “assoluta”, sempre valida, ma dipende dal contesto (egli dice: occorrerebbe guardare ai diversi agenti e settori). Guardando ad agenti e settori scopre che molte delle liberalizzazione potranno fare diminuire i prezzi, ma non aumentare la domanda. E cita ad esempio i farmacisti. Prudentemente, poi, non arriva a dire: tutte le misure prese non possono generare sviluppo. Allora aggiungo io questa affermazione.
Anche perché condivido la conclusione amara del suo pezzo ...

...continua

Ce ne stiamo accorgendo a colpi di crisi ricorrentesi in ogni dimensione dell'umano. E' evidente che dovunque guardiamo c'è qualcosa che, gravemente, non va: lo sviluppo economico, la povertà, il rapporto con la natura, la soddisfazione sul lavoro e le profonde esigenze di realizzare una vita degna... E allora vogliamo smetterla di denunciare il passato? Sta diventando stucchevole cercare l'ennesimo cantuccio della stanza della società industriale e scoprire ancora una volta l'accumularsi di una polvere. E' il momento di lasciar riposare per un po' la denuncia e la protesta anche perché, se siamo onesti, dobbiamo chiederci: ma noi dove eravamo in questi anni?

Vivevamo su Marte e improvvisamente siamo tornati sulla terra ed abbiamo scoperto che quegli inetti di terrestri, dopo la nostra denuncia, non aveva fatto nulla. E tocca ancora a noi risvegliare le coscienze? Certo che no! Noi abbiamo vissuto immersi in questa società. Sono anche le nostre azioni che hanno mantenuta chiusa la stanza. Lasciando accumulare e incancrenire polvere. Viene quasi da dire: l’accumularsi e l’incancrenirsi ci fa comodo perché la nostra unica competenza era il contestare. Visto che sul costruire abbiamo dato tutti pessima prova.
E non si dica che qualche potere forte, da qualche parte ha impedito che le nostre folgoranti idee liberassero la stanza dalla polvere dell’ingiustizia, del privilegio … Quelli che sembrano poteri forti lo sono solo di fronte alla nostra incapacità di costruire alternative.
Cara e vecchia società di tutti noi, dunque. Che ci ha permesso di superare secolari infelicità … Certo non tutte, certo non a tutti, certo non ugualmente, ma molto.
Cara e vecchia società dalla quale ora dobbiamo allontanarci con un pizzico di nostalgia. Portandoci dentro lo zaino che accompagna ogni viaggio tutto quello che di buono ha prodotto.
E con il passo che diventa sempre più baldanzoso a mano a mano che diventa chiaro il luogo, la nuova società verso la quale siamo diretti ..
Ma verso quale luogo vogliamo dirigerci? Quale nuova società vogliamo costruire?
Noi certo non lo sappiamo! Sappiamo solo come fare a costruirla!

Allora la nostra proposta è strana. Non abbiamo soluzioni, linee politiche, idee originali. Ma un metodo con il quale generarle.
Primo passo di questo metodo: cambiamo i linguaggi. Secondo usiamo questi nuovi linguaggi per progettare insieme .. Accidenti, mi rendo conto che mi sto avventurando in un sentiero accidentato …
Allora provo con una storiella. Pensiamo di indossare occhiali verdi e di dover dipingere una parete di un nuovo colore: il verde ci ha seccati. Ai nostri piedi abbiamo una vasta gamma di barattoli di vernice. Ma tutti i colori ci sembrano gradazioni del verde. E, così, piano piano ci sembra inutile ridipingere una stanza di un nuovo colore che potrà essere solo una gradazione di verde. Accidenti ai poteri forti che ci costringono a dipingere sempre e solo di verde …
Ma poi arriva qualcuno che ci convince che un certo barattolo contiene il rosso. Ma apparirà rosso solo quando lo stendiamo sulla parete … Così, spinti da nuova fiducia e dalla voglia di avere nuova fiducia, cominciamo a dipingere. Ma, anche dopo averlo steso sulla parete, quel colore continua ad essere l’ennesima gradazione del verde. Allora la nostra collera e massima: certo solo un grande complotto di qualche potentato molto potente ci può costringere a naufragare in un mare di verde …
Maledetti poteri forti .. .
Così attiviamo un Gruppo antiverde. Che, innanzitutto, continua ossessivamente a dimostrare che tutto è di quel verde che, oramai invece di speranza, sta a segnalare schifezza. E poi cerca di buttare via tutti i barattoli …
Cosa significa partire dai linguaggi e dal metodo per usarli?
Significa togliersi gli occhiali verdi. E riuscire così a scoprire che tutti i barattoli sono effettivamente di mille colori. Riuscendo a vedere mille colori rinasce davvero la speranza di poter dipingere diversamente la stanza. Ma non possiamo stare senza occhiali ed ogni tipo di occhiale, anche il più sofisticato, altera i colori … Anche il rosso più sfavillante sarà, poi, sempre, ideologicamente, rosso … Ed allora che fare? Impariamo a cambiare occhiali quando vogliamo vedere cose diverse. Ma, poi, come dipingiamo quella stanza? Inevitabilmente tutti insieme con occhiali diversi. Perché ognuno può portare un solo tipo di occhiali per volta. E per fare della stanza un capolavoro, sono necessari tutti i colori. Quando il dipinto a mille mani sarà finito potremmo vedere un miracolo che piacerà a tutti e che tutti potranno vederlo in modo sempre diverso. Basterà indossare gli occhiali degli altri e se ne scoprirà un bellezza diversa.
Allora il nostro programma è molto semplice. Apparirà forse banale e ininfluente: diffonderemo nuovi linguaggi ed attiveremo gruppi progettuali che li useranno per progettare i mille aspetti di una nuova società.
I linguaggi sono i modelli e le metafore che nell'ultimo secolo, provenendo sostanzialmente dalle scienze della natura, si sono aggiunti a quelli tipici della società industriale.
Il metodo con il quale li useremo sarà Sorgente Aperta …
Ma perché “balbettanti”? Perché nel progettare un nuovo mondo ci rendiamo conto che il primo esprimersi non sarà che un balbettio. E, perché “poietici”? Perché il balbettio dovrà essere fecondo. Si trasformerà certamente in storie che cominceranno ad essere vissute.
Allora anche questo manifesto è un balbettio poietico? Certamente. Speriamo di doverlo riscrivere al più presto meno balbettante e più fecondo.