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giovedì 19 novembre 2015

Quali stili di vita dobbiamo difendere?

di
Francesco Zanotti

Risultati immagini per stili di vita

Il nostro Presidente della Repubblica ci ha invitati a difendere il nostro stile di vita di fronte agli attacchi di coloro che vogliono privarcene.
Signore Presidente, mi permette una domanda: ma qual è quello stile di vita che dobbiamo difendere?
Quello fatto dal disagio di tutti coloro che vivono situazioni di povertà? Dal disagio esistenziale dei giovani? Dal disagio di una moltitudine di imprese che stanno fallendo? Dal disagio di tutti coloro che vengono espulsi dai processi economici? Dal disagio di una Natura che stiamo rovinando? Dai mille disagi, intensi e profondi che percorrono la nostra Società?
Come possiamo desiderare, essere motivati a difendere uno stile di vita fatto di disagi?
Certo vi è un piccolo nucleo di persone che giudicano soddisfacente il loro stile di vita. Ma, oggi, lo fanno a scapito degli altri uomini e della Natura. Lei è tra questi?
Non dobbiamo difendere alcun stile di vita, ma dobbiamo progettare una nuova società che si concretizza in nuovi stili di vita.

Non dobbiamo nulla da difendere, ma tutto da progettare.

mercoledì 4 febbraio 2015

L’arbitro serve quando si litiga …

di
Francesco Zanotti


Il nuovo Presidente della Repubblica, ricevendo applausi da tutti, ha dichiarato solennemente che sarà arbitro imparziale. E chiesto che i giocatori siano corretti.
Io credo, però che un arbitro serva quando si gioca un gioco competitivo: dove qualcuno vince e qualcuno perde. L’arbitro serve a garantire che chi vince lo faccia rispettando le regole. E chi perde non cerca di rifarsi infrangendo le regole.
Ma l’Italia non ha bisogno di giochi competitivi. Quando occorre costruire un Progetto Paese le idee delle persone non possono essere in competizione. Sono inevitabilmente parziali e con un gran bisogno di essere messe insieme perché non diventino ideologiche.
Abbiamo bisogno di chi costruisce sintesi, non chi garantisce che si litighi bene.
Leggevo stamattina l’ultimo libro di Lee Smolin (fisico) scritto insieme a Roberto Mangabeira Unger che la biografia informa essere filosofo, teorico sociale e delle leggi (sì, le regole) e politico.
Il tema? Tradotto in italiano “L’universo unico e la realtà del tempo”.
Ma che c’entra con il Presidente della Repubblica? Bene, leggete il capitolo scritto da Smolin sulla matematica scoprirete come si costruisce la conoscenza matematica. Questo processo è lo stesso che occorrerebbe avviare per costruire un Progetto Paese. E non parla dell’esigenza di arbitri perché è un processo dove si ricerca insieme, il risultato è comune, non si litiga per mettere pezzi di teorie l’una contro l’altro.
Ma chi volete se ne interessi? Noi continuiamo a voler competere (che è litigare) e il risultato è che, come sostiene Vittorio Carlini oggi sul Sole 24 Ore, questo litigare ci sta portando, insieme a tutta l’Europa, lungo il cammino di stagnazione che sta opprimendo il Giappone da un decennio.


mercoledì 1 gennaio 2014

Cari amici …

di
Francesco Zanotti


L’evento che conclude l’anno politico, sociale e istituzionale è il discorso del Presidente della Repubblica …
E’ stato un discorso scoraggiante …
Sig. Presidente, i problemi, i drammi di questi tempi nelle nostre contrade li conoscevamo già. Forse l’aver citato lettere di cittadini ha aggiunto pathos, come quando le tragedie hanno un nome che conosciamo. Ma quel pathos è già nei nostri cuori: i drammi e le tragedie hanno anche il nostro nome, il nome di qualche amico, il volto di chi troviamo a elemosinare per strada, il volto dello straniero che bussa alle nostre porte …

Ci aspettavamo una proposta alta e forte, come deve fare il padre della nazione quando si rivolge i propri figli. Questa proposta non può riguardare le riforme istituzionali. Non può nemmeno riguardare i costi della politica. Questa proposta non l’abbiamo sentita. Abbiamo sentito esortazioni, nobili. Ma le esortazioni senza proposta sono retorica.

Quest’anno la politica ci ha regalato un “contro discorso”. Al di là di un incipit inquietante (Buon Anno a tutte le italiane e a tutti gli italiani in ascolto ovunque voi siate. Vi guardo, vi vedo attraverso la Rete. So tutto di voi. Vi controllo), poi è solo protesta, protesta ed ancora protesta. Con una conclusione da venditore: votate per noi che si salveremo. Velata di minaccia: se non farete e non scaccerete la classe politica attuale, non avrete più il diritto di lamentarvi.

Cari amici che, a diverso titolo seguite questo blog, sapete che noi abbiamo una proposta. Alta, forte, complessiva.

mercoledì 24 luglio 2013

Casta cognitiva: Lettera aperta a Ferruccio De Bortoli

di
Francesco Zanotti


Egregio Direttore,
non vi sono solo caste di interesse. Vi è anche una casta cognitiva.
Leggo stamattina che il Presidente della Repubblica risponde con grande sollecitudine ad una lettera aperta scritta da Fausto Bertinotti. E il Corriere fa da postino-cerimoniere tra l’uno e l’altro.
E che male c’è?
C’è che è l’ennesima prova che le idee non vengono valutate per quelle che sono, ma per chi le emette.
Bertinotti scrive una lettera aperta al Presidente della Repubblica e il Corriere la pubblica. A che titolo? L’unico titolo che mi viene in mente è che Bertinotti si chiama Bertinotti. Se leggo il contenuto lo trovo culturalmente povero: trascura completamente gran parte della conoscenza disponibile. Ad esempio sulla teoria dei sistemi e sulla filosofia politica, per citare solo le due aree culturali più utili per i temi discussi. La domanda che mi viene spontanea è: nel nostro blog vi sono analisi più culturalmente fondate, profonde ed innovative, perché il Corriere non le cerca e le pubblica? La domanda si può traslare: nel nostro blog vi sono altre fonti di innovazione profonda: perché il Corriere non le cerca e non le pubblica? Si, le cerca! Perché se un giornale cerca le notizie di assassini e disgrazie varie, allora dovrebbe cercare anche le idee.
E, poi, il Presidente della Repubblica risponde, pubblicamente, a Bertinotti sul Corriere. Perché? Bertinotti, non ha un ruolo istituzionale. Il Presidente non ha, quindi, risposto ad una proposta di dialogo istituzionale. Anche perché un dialogo istituzionale non avviene sulle pagine di un giornale specifico. Forse perché Bertinotti (e chi lo nega,  è persona degnissima, dalla storia personale anche emozionante? Beh in questo caso devo osservare che di degnissime persone in Italia ce ne sono a vagonate. E il Presidente dovrebbe risponder a tutte con la stessa enfasi. Ma la storia e la grandezza personali non costituiscono titolo perché la propria opinione valga più di quella di altri. Le opinioni vanno giudicate dalla conoscenza che contengono, dal contributo di novità rispetto alla conoscenza esistente che esprimono, dalla efficacia che promettono. Forse mi ripeto, ma è per non dare adito ad equivoci, da questi punti di vista le idee di Bertinotti sono, rispetto alla conoscenza esistente, culturalmente povere. E, allora, perché ha risposto?
L’unica risposta che mi viene è: per una prossimità di storia e di consuetudine.

Ma se si pubblica giudicando l’emittente e si risponde, da parte della Massima Carica dello Stato, per prossimità di storia e di consuetudine, allora si crea una casta che, inevitabilmente, anche se non ruba, diventa, però, cognitivamente autoreferenziale. E, come tutti i sistemi autoreferenziali (il mio giudizio non è etico, ma scientifico), usa l’ambiente in cui è immerso come strumento di auto riproduzione.

venerdì 12 aprile 2013

Un identikit …


di
Francesco Zanotti


… di una nuova classe dirigente. 
Se volete: del nuovo Presidente della Repubblica.
Primum la conoscenza. Occorre una classe dirigente che padroneggi tutta la conoscenza prodotta dall'uomo.  Che si senta protagonista del costruire nuova conoscenza.
Immaginate: sarà una classe dirigente che, innanzitutto, condividerà i linguaggi che utilizza. Sarà “naturalmente dialogante” perché la nuova conoscenza è solo un risultato collettivo. Sarà esteticamente concreta perché la conoscenza può essere espressa solo nel mondo: opere d’arte, imprese opere d’arte, una società opera d’arte all'interno della Natura opera d’arte dell’evoluzione. Sarà solidale perché l’infelicità è insopportabile. Il potere sarà solo uno strumento organizzativo per costruire opere d’arte sempre più collettive. Il richiamo all'etica non sarà né un momento di auto rappresentazione  né uno strumento di discriminazione. L’etica sarà solo un traguardo da raggiungere tutti insieme, risultato di una solidarietà profonda … che quando qualcuno cade, tutti tendono la mano per sorreggerlo.
Una classe dirigente che non ha nulla a che fare con quella attuale.

giovedì 4 aprile 2013

Chi è il Francesco della Politica


di
Alessandro Aleotti


Il nostro Paese vive una forte crisi di disorientamento: le mutazioni che la Tecnica (cioè il combinato disposto di pensiero scientifico e razionale con la secolarizzazione di tutti i valori conosciuta come “morte di Dio”) impone all'economia e alla politica sono ben lontane dall'essere comprese. Assordati e rimbambiti dal frastuono mediatico, coloro che presiedono gli snodi politici e istituzionali sembrano alla mercé di qualunque idea bislacca. Se il Presidente Napolitano prende tempo (e fa bene), tutti gli altri non riescono ad uscire dalle gabbie culturali che li tengono prigionieri: a sinistra si rincorrono le proposte folli dei Grillini senza capire che, nell'exploit di M5S, il fattore vincente non è il significato (cioè i contenuti), ma il significante (cioè la rottura); al centro ci si rinchiude nella sicurezza dell’ortodossia europeista che, un pò alla volta, sta azzerando il potenziale creativo del Paese in nome di una “burocrazia della povertà” che sovrasta ogni ambito del vivere civile; a destra si ondeggia tra la nostalgia di un “uomo forte” ormai scomparso dalla circolazione e il tentativo di rifugiarsi nei territori e nelle funzioni lontane da Roma.

La nomina del nuovo Presidente della Repubblica è, ragionevolmente, il perno simbolico di un possibile cambio di paradigma. L’esempio Vaticano è troppo vicino, nel tempo e nello spazio, per non influenzare positivamente la scelta repubblicana. Un “Francesco per l’Italia”, tuttavia, deve possedere caratteristiche molto diverse da quelle del “Francesco per la Chiesa”.

giovedì 15 novembre 2012

Cultura e musealità


di
Francesco Zanotti

Oggi verrà presentato alla presenza del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano il Manifesto della Cultura “emerso” da alcuni gruppi di intellettuali, grazie all’azione del Sole 24 Ore.
Ho letto uno stralcio, pubblicato oggi sul Sole, dell’intervento che farà Andrea Carandini oggi in quella cerimonia.
Bene, è una difesa a spada tratta della concezione della cultura come conservazione di un patrimonio esistente. Leggetelo. E confrontatelo con il titolo: “Artefici di un nuovo Rinascimento”. Il Rinascimento appare solo alla fine come un’esortazione che non posso che giudicare retorica “Potremmo varare un secondo Rinascimento. Ma nessuno fino ad ora lo ha voluto e neppure lo ha fatto intravvedere”. La giudico retorica perché noi abbiamo proposto una via per costruire un nuovo Rinascimento. L’abbiamo definita Expo della Conoscenza. Nel nostro blog è accessibile una descrizione dettagliata di questa via e di come percorrerla. Ovviamente abbiamo già mandato, nel passato, questa proposta al Prof. Carandini che si è ben guardato dal rispondere. Caro Professore, non è vero che nessuno propone. Purtroppo è vero che chi dovrebbe ascoltare non lo fa! E il fatto che non lo faccia e proprio spiegabile grazie ad un “pezzo” pregiato della conoscenza disponibile: la teoria dei sistemi autopoietici. Ah, a proposito, non sarebbe forse necessario provare a esplicitare cosa si intende per cultura, conoscenza, scienza … Forse riflettendoci si scoprirebbe la via dell’Expo della Conoscenza.

...continua

Ce ne stiamo accorgendo a colpi di crisi ricorrentesi in ogni dimensione dell'umano. E' evidente che dovunque guardiamo c'è qualcosa che, gravemente, non va: lo sviluppo economico, la povertà, il rapporto con la natura, la soddisfazione sul lavoro e le profonde esigenze di realizzare una vita degna... E allora vogliamo smetterla di denunciare il passato? Sta diventando stucchevole cercare l'ennesimo cantuccio della stanza della società industriale e scoprire ancora una volta l'accumularsi di una polvere. E' il momento di lasciar riposare per un po' la denuncia e la protesta anche perché, se siamo onesti, dobbiamo chiederci: ma noi dove eravamo in questi anni?

Vivevamo su Marte e improvvisamente siamo tornati sulla terra ed abbiamo scoperto che quegli inetti di terrestri, dopo la nostra denuncia, non aveva fatto nulla. E tocca ancora a noi risvegliare le coscienze? Certo che no! Noi abbiamo vissuto immersi in questa società. Sono anche le nostre azioni che hanno mantenuta chiusa la stanza. Lasciando accumulare e incancrenire polvere. Viene quasi da dire: l’accumularsi e l’incancrenirsi ci fa comodo perché la nostra unica competenza era il contestare. Visto che sul costruire abbiamo dato tutti pessima prova.
E non si dica che qualche potere forte, da qualche parte ha impedito che le nostre folgoranti idee liberassero la stanza dalla polvere dell’ingiustizia, del privilegio … Quelli che sembrano poteri forti lo sono solo di fronte alla nostra incapacità di costruire alternative.
Cara e vecchia società di tutti noi, dunque. Che ci ha permesso di superare secolari infelicità … Certo non tutte, certo non a tutti, certo non ugualmente, ma molto.
Cara e vecchia società dalla quale ora dobbiamo allontanarci con un pizzico di nostalgia. Portandoci dentro lo zaino che accompagna ogni viaggio tutto quello che di buono ha prodotto.
E con il passo che diventa sempre più baldanzoso a mano a mano che diventa chiaro il luogo, la nuova società verso la quale siamo diretti ..
Ma verso quale luogo vogliamo dirigerci? Quale nuova società vogliamo costruire?
Noi certo non lo sappiamo! Sappiamo solo come fare a costruirla!

Allora la nostra proposta è strana. Non abbiamo soluzioni, linee politiche, idee originali. Ma un metodo con il quale generarle.
Primo passo di questo metodo: cambiamo i linguaggi. Secondo usiamo questi nuovi linguaggi per progettare insieme .. Accidenti, mi rendo conto che mi sto avventurando in un sentiero accidentato …
Allora provo con una storiella. Pensiamo di indossare occhiali verdi e di dover dipingere una parete di un nuovo colore: il verde ci ha seccati. Ai nostri piedi abbiamo una vasta gamma di barattoli di vernice. Ma tutti i colori ci sembrano gradazioni del verde. E, così, piano piano ci sembra inutile ridipingere una stanza di un nuovo colore che potrà essere solo una gradazione di verde. Accidenti ai poteri forti che ci costringono a dipingere sempre e solo di verde …
Ma poi arriva qualcuno che ci convince che un certo barattolo contiene il rosso. Ma apparirà rosso solo quando lo stendiamo sulla parete … Così, spinti da nuova fiducia e dalla voglia di avere nuova fiducia, cominciamo a dipingere. Ma, anche dopo averlo steso sulla parete, quel colore continua ad essere l’ennesima gradazione del verde. Allora la nostra collera e massima: certo solo un grande complotto di qualche potentato molto potente ci può costringere a naufragare in un mare di verde …
Maledetti poteri forti .. .
Così attiviamo un Gruppo antiverde. Che, innanzitutto, continua ossessivamente a dimostrare che tutto è di quel verde che, oramai invece di speranza, sta a segnalare schifezza. E poi cerca di buttare via tutti i barattoli …
Cosa significa partire dai linguaggi e dal metodo per usarli?
Significa togliersi gli occhiali verdi. E riuscire così a scoprire che tutti i barattoli sono effettivamente di mille colori. Riuscendo a vedere mille colori rinasce davvero la speranza di poter dipingere diversamente la stanza. Ma non possiamo stare senza occhiali ed ogni tipo di occhiale, anche il più sofisticato, altera i colori … Anche il rosso più sfavillante sarà, poi, sempre, ideologicamente, rosso … Ed allora che fare? Impariamo a cambiare occhiali quando vogliamo vedere cose diverse. Ma, poi, come dipingiamo quella stanza? Inevitabilmente tutti insieme con occhiali diversi. Perché ognuno può portare un solo tipo di occhiali per volta. E per fare della stanza un capolavoro, sono necessari tutti i colori. Quando il dipinto a mille mani sarà finito potremmo vedere un miracolo che piacerà a tutti e che tutti potranno vederlo in modo sempre diverso. Basterà indossare gli occhiali degli altri e se ne scoprirà un bellezza diversa.
Allora il nostro programma è molto semplice. Apparirà forse banale e ininfluente: diffonderemo nuovi linguaggi ed attiveremo gruppi progettuali che li useranno per progettare i mille aspetti di una nuova società.
I linguaggi sono i modelli e le metafore che nell'ultimo secolo, provenendo sostanzialmente dalle scienze della natura, si sono aggiunti a quelli tipici della società industriale.
Il metodo con il quale li useremo sarà Sorgente Aperta …
Ma perché “balbettanti”? Perché nel progettare un nuovo mondo ci rendiamo conto che il primo esprimersi non sarà che un balbettio. E, perché “poietici”? Perché il balbettio dovrà essere fecondo. Si trasformerà certamente in storie che cominceranno ad essere vissute.
Allora anche questo manifesto è un balbettio poietico? Certamente. Speriamo di doverlo riscrivere al più presto meno balbettante e più fecondo.