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martedì 5 gennaio 2016

La confusione tra innovazione e applicazione: i casi di Google Car e del Trading robotizzato

di
Luciano Martinoli

Risultati immagini per google driverless car

Si fa un gran parlare di innovazione intorno alle tecnologie informatiche di tutti i tipi, internet, software intelligenti, sensori, eccetera, e alle minacce che costituirebbero per l'uomo, loro creatore, marginalizzandolo nella vita sociale.
E' davvero così?
Prima di accennare una risposta cerchiamo di andare a fondo della questione a partire da alcuni casi di cronaca.

giovedì 4 aprile 2013

Chi è il Francesco della Politica


di
Alessandro Aleotti


Il nostro Paese vive una forte crisi di disorientamento: le mutazioni che la Tecnica (cioè il combinato disposto di pensiero scientifico e razionale con la secolarizzazione di tutti i valori conosciuta come “morte di Dio”) impone all'economia e alla politica sono ben lontane dall'essere comprese. Assordati e rimbambiti dal frastuono mediatico, coloro che presiedono gli snodi politici e istituzionali sembrano alla mercé di qualunque idea bislacca. Se il Presidente Napolitano prende tempo (e fa bene), tutti gli altri non riescono ad uscire dalle gabbie culturali che li tengono prigionieri: a sinistra si rincorrono le proposte folli dei Grillini senza capire che, nell'exploit di M5S, il fattore vincente non è il significato (cioè i contenuti), ma il significante (cioè la rottura); al centro ci si rinchiude nella sicurezza dell’ortodossia europeista che, un pò alla volta, sta azzerando il potenziale creativo del Paese in nome di una “burocrazia della povertà” che sovrasta ogni ambito del vivere civile; a destra si ondeggia tra la nostalgia di un “uomo forte” ormai scomparso dalla circolazione e il tentativo di rifugiarsi nei territori e nelle funzioni lontane da Roma.

La nomina del nuovo Presidente della Repubblica è, ragionevolmente, il perno simbolico di un possibile cambio di paradigma. L’esempio Vaticano è troppo vicino, nel tempo e nello spazio, per non influenzare positivamente la scelta repubblicana. Un “Francesco per l’Italia”, tuttavia, deve possedere caratteristiche molto diverse da quelle del “Francesco per la Chiesa”.

venerdì 19 ottobre 2012

Matteo Renzi: la solita ingenua supponenza di sempre

di
Francesco Zanotti


Il vero problema di Renzi è che si candida. E’ l’atto di candidarsi che è vecchio.

Significa sostenere che si è più bravi di altri. E, così, si disperdono energie in una battaglia per vincere conto altri che, invece, pensano di essere loro i più bravi.
Come fanno i bambini quando al bagno… Lo sapete tutti cosa voglio dire.

Provo ad approfondire. Ho letto il saggio di Renzi su “Il”, il settimanale che il Sole 24 Ore impone di comprare, anche a chi volesse solo leggere un giornale.
E’ un saggio scritto bene, romantico, volitivo. Ma la sostanza è: indico obiettivi (nobili, per carità) e, poi, dichiaro che gli altri si facciano da parte perché loro hanno fatto solo casino e io, invece, saprò realizzarli. La storia della “generazione” non sta in piedi, perché poi la generazione è lui. Lui si sente il profeta di una nuova generazione.

E che c’è di male?
Per spiegare cosa c’è di male, parto di qui: non è citata neppure una volta la parola conoscenza.
Ed, invece, la conoscenza è la risorsa chiave per costruire una nuova economia ed una nuova società. Con indulgenza, nella categoria “conoscenza” si potrebbe metter l’accenno alla “rivoluzione” informatica che, a suo dire è merito delle generazioni nate negli anni ’70 e ’80. Una rivoluzione informatica che a suo dire “sta cambiando per sempre l’economia, la sociologia e la cultura”.
Bene, mettiamocela perché viene a fagiolo. Mi permette di spiegare quanto manca la conoscenza e come, attraverso la conoscenza, si potrebbe disegnare una nuova via di sviluppo per arrivare ad una nuova economia e ad una nuova società. E come sarebbe questa stessa via di sviluppo che farebbe emergere i nuovi leader che non saranno certo quelli che si candidano ad esserlo.

Partiamo un po’ da lontano, ma in grande: cosa ha scatenato il Rinascimento? Il buttare la cultura classica (greca, latina, direttamente o indirettamente attraverso la cultura araba) nel mondo medievale. La vera e fondamentale azione di sviluppo è stata buttare una nuova cultura nella società medioevale che, pure era stata grande, ma stava spegnendosi.
Lo ripeto, a scanso di equivoci: l’azione di cambiamento, di sviluppo è stata il buttare una nuova cultura dentro una vecchia società. E non è stata una persona sola a farlo. Non è stato nessun leader. Non è stato nessun Governo. Non si è combattuta una campagna elettorale lunga un anno (dalla campagna per le primarie alle elezioni politiche) per decidere chi avrebbe saputo buttare meglio una nuova cultura nella società medioevale.

Dopo il Rinascimento, torniamo ora alla “rivoluzione informatica”. E non diciamo sciocchezze. La rivoluzione informatica l’hanno fatta gente come Turing e Von Neumann tra gli anni 30’ e 40’. E nello stesso tempo, ne hanno indicato i limiti: Godel. Poi questa rivoluzione informatica è stata banalizzata, tanto che oggi si parla sempre e solo di ampliare capacità di calcolo, velocità di trasmissione, strumenti di moltiplicazione dei canali di comunicazione.
La rivoluzione informatica è stata solo sintassi (con limiti già indicati da chi l’aveva costruita), ma non semantica.
Questa rivoluzione sintattica non ha certo rivoluzionato la sociologia: l’hanno fatta persone come Luhmann. Neanche l’economia è stata rinnovata perché stiamo ancora distribuendo Nobel a chi trova nuovi algoritmi di ottimizzazione.

Questa parentesi per dire cosa?
Per dire che la vera risorsa su cui giocare è la disponibilità di una cultura radicalmente nuova che sta nascendo in ogni ambito delle conoscenze umane. Per usare uno slogan, direi che si tratta di una nuova visione del mondo “quantistica” … con mille virgolette perché quell’aggettivo può essere fraintesissimo.

Tra l’altro, se il Nostro si accostasse a questa nuova visione del mondo nascente, scoprirebbe che in un “luogo” dove questa cultura si sta formando (le scienze cognitive), si viene a ridicolizzare il tema della sostituzione di una generazione come un’altra. Infatti, queste scienze rivelano che il cervello dell’uomo non perde capacità durante l’invecchiamento, ma cambia le capacità che lo caratterizzano. In sintesi estrema: i cervelli giovani riescono ad interessarsi al particolare, i cervelli maturi al generale. E’ sciocco contrapporre generazioni perché si costruisce futuro solo con un dialogo e una “divisione di compiti” tra giovani e persone mature.

Concludendo, ribadendo e specificando, la cosa che bisogna fare per costruire sviluppo è “radunare” questa cultura, farne una sintesi e buttarla nel mondo.
Basterebbe fare questo per scatenare sviluppo.
Se si provasse a fare questo, si scoprirebbe anche una nuova forma di Governo che non è fondata sul potere, ma è fondata sulla capacità di scatenare processi emergenti. Se volete usare questa parola, una “classe dirigente” che vuole veramente costruire una nuova società è quella che riesce a far nascere “santi, poeti e navigatori”. Una classe dirigente che acquisisce rispetto ed autorevolezza perché è una fonte infinita di conoscenza e speranza per tutti gli aspiranti “santi, poeti e navigatori”. Cioè imprenditori del futuro. Non è quella che si considera capace di avere i valori più “giusti” (fino all’arrivare ad imporli agli altri), che vuole scrivere e navigare lei il futuro.
Allora, amici tutti, convinciamo gli aspiranti politici che, invece di fare campagne elettorali, sarebbe meglio che usassero il tempo e le risorse per immergersi nella nuova conoscenza, farsi veramente illuminare ed andare a raccontarla per il mondo.

sabato 23 giugno 2012

Turing, chi era costui?

Il 23 Giugno del 1912 nasceva in Inghilterra Alan Turing, grande matematico, figura geniale e multiforme della cultura moderna. 
Il suo pensiero non è stato soltanto fondamentale per la nascita dei computer, come si affanna a ripetere da qualche giorno certa stampa superficiale (e anche ignorante?) ma è anche paradigmatica del blocco cognitivo a cui sembriamo soggiacere tutti, ipnotizzati dalla concezione riduzionistica della realtà alla quale Turing diede un impulso sì notevole, ma anche definitivo, fissandone i limiti.
Turing visse in quel periodo di grandissimo fermento culturale tra le due guerre mondiali del secolo scorso. La teoria della computabilità, a cui diede mirabilmente corpo con  la sua "Macchina di Turing", metaforico ed affascinante modello teorico di "Macchina Universale", trovò finalmente forma compiuta, raccogliendo sotto un unico "ombrello concettuale", che avrebbe mostrato tutta la sua potenza con la diffusione dei computer, il pensiero scientifico da Galilei in poi. 
Riduzionismo, determinismo, linearità, oggettività, verificabilità, e tanto altro ancora, trovarono finalmente posto in un unico, elegante e funzionale schema, accelerando la capacità di "efficacia" di tale approccio in moltissimi ambiti.
Ciò che però viene dimenticato è che fu Turing stesso, coerentemente al pensiero nascente in quell'epoca (in matematica, con i Teoremi di Godel, in fisica, con la meccanica quantistica, e successivamente in biologia, scienze della mente, e tutte le altre discipline scientifiche) a stabilire in maniera rigorosa le precise limitazioni dei sistemi formali, di cui la Macchina di Turing costituisce ancora oggi il modello più alto, generale e omnicomprensivo di qualsiasi altra definizione di essi.

"Se ci si aspetta che una macchina sia infallibile non può essere anche intelligente" affermò una volta, ma sembra che l'abbiamo dimenticato e cerchiamo di costruire sistemi formali (organizzazioni, leggi, regolamenti, economie, assetti istituzionali, ecc.) infallibili che, alla lunga, di fronte ai fatti reali, si dimostrano stupidi.
La punta dell'iceberg del pensiero di Turing è sicuramente l'elegante formalismo della sua macchina, la parte sommersa è quella che ci ha indicato, dopo 400 anni dall'innovazione di pensiero fornita da Galilei, l'enorme territorio della "Incomputabilità", il territorio dove le macchine, e i "macchinismi", sono inutili e patetici, costringendoci a ricercare nuove strategie cognitive. Per ottenere quell'efficacia che troppo spesso, e sempre più frequentemente in tanti ambiti, non realizziamo più pensando in termini di "macchina", sono sicuro che anche Turing, se fosse ancora vivo, sponsorizzerebbe un Expo della Conoscenza. Per esplorare quel territorio nuovo che il suo pensiero delimitava; per attraversare, abbandonandolo, il "cancello" che consente l'ingresso al territorio misconosciuto della "incomputabilità".

Luciano Martinoli
l.martinoli@cse-crescendo.com

mercoledì 8 febbraio 2012

Parliamo un po’ di scienza: l’equivoco del Disegno Intelligente

di
Francesco Zanotti

Ho comprato l’ultimo numero di MicroMega dedicato all’avventura dell’Homo Sapiens.
L’articolo di fondo è quello di Telmo Pievani. Titolo: “Siamo il frutto del caso”. Sottotitolo: “il non–senso dell’evoluzione umana è un dato scientifico accertato”.
La netta impressione è che l’obiettivo del numero non sia scientifico, ma ideologico. In questo senso sbaglia completamente il bersaglio.
Mi spiego. Già nel titolo è implicito, ma nel testo dell’articolo di Pievani è esplicito: il nemico è il cosiddetto “Disegno Intelligente”. Cioè la convinzione che la natura (e, quindi, l’esistenza dell’uomo) sia frutto di un Disegno Intelligente. Ovviamente questa idea del Disegno Intelligente viene smontata nel numero di MicroMega in modo del tutto convincente. Il problema, quello che mi fa dire che il numero è inquinato dalla ideologia, è che da questa riuscita opera di smontamento, si conclude che se non esiste Disegno intelligente, non esiste Dio ed ogni sentimento religioso è da bandire per sempre.
Io sono, ovviamente, d’accordo che non esiste alcun disegno intelligente precostituito. Ma questo non c’entra nulla con l’esistenza di Dio. I credenti sono felicissimi di apprendere che anche la scienza ha confermato quello che ogni sensibilità religiosa conosce da sempre. Cioè che Dio non può essere ridotto ad un Ingegnere sia pure Intelligentissimo che ha costruito una gigantesca macchina dove noi siamo ingranaggi senza libertà. Costretti a girare come quell’Ingegnere ha programmato. I credenti accostano a Dio la passione dell’amore, lo vedono camminare in mezzo a loro, sanno che sono costruttori liberi della Storia.
E’ la scienza classica che ha suggerito la perversa idea che Dio potesse essere un Disegnatore Intelligente.

giovedì 2 febbraio 2012

Quelli che …


di
Francesco Zanotti

Leggo sul Sole 24 Ore di oggi un fondo del Direttore sul quale sono in profondo disaccordo.

Il Dott. Napoletano sostiene, in sintesi, che sono chiare le cose da fare. In Italia: mercato del lavoro (ma non specifica cosa occorre fare), riqualificazione della spesa pubblica e taglio delle spese, lotta all’evasione fiscale. Questo porterà a una riduzione dei carichi fiscali a carico delle famiglie e delle imprese. All’estero, cito testualmente "... ma soprattutto ad aiutare l’Europa a riconoscersi in un quadro di verità troppo spesso sottaciute”. E quali sono? Sono che non è vero che sono i tedeschi a prestare al resto del mondo, ma è il resto del mondo a sussidiare i tedeschi.

Non voglio discutere che queste cose siano utili. Ma sono insufficienti, forse anche fuorvianti. Mi spiego.

Innanzitutto, credo che non funzioni la “ideologia” di fondo del dott. Napoletano. L’ideologia purtroppo diffusa che considera evidenti le cose da fare e porta a pensare che non le si fa perché qualche cattivo, ignorante o farabutto ci si mette di traverso. E’ un atteggiamento, sia scientificamente che socialmente, inaccettabile.

Poi mi sembra che le misure proposte non affrontino il problema di fondo.

mercoledì 25 maggio 2011

Fincantieri, TAV e conoscenza …


di
Francesco Zanotti


Come si fa a gestire le imprese (Il caso Fincantieri)  lo si sa! Basta affidarle ad un bravo imprenditore o ad un bravo manager. Come si fa a gestire il nostro sistema di infrastrutture, lo si sa: basta scegliere una classe politica “etica” che, magari, scelga managers altrettanto etici. “Etico” significa: non privilegiare gli amici, ma solo il bene comune.
Se, poi, l’azienda va male o è colpa di circostanze esterne particolarmente sfavorevoli, come il nostro  sistema paese (come scrive Gian Maria Gross Pietro sul Sole 24 Ore di oggi). Ed allora basta avviare le famose riforme. Oppure si è sbagliato a scegliere il management e basta cambiarlo (come sembra proporre Dario di Vico sul Corriere della Sera di oggi).
Se  il costruire infrastrutture scatena conflitti sociali, allora la soluzione è anche in questo caso è cambiare Il “capo”, cioè la classe politica.

lunedì 24 maggio 2010

Oltre i miti ed ... oltre Galileo

Ieri mattina, domenica 23 maggio 2010, ho letto uno splendido articolo, di grande sintesi, sul Corriere di Emanuele Severino dal titolo “Oltre i miti”. Sottotitolo: “Darwin, Einstein, Freud. Che errori grandiosi”.
Quando si legge un articolo di questa portata, oltre alla necessaria contemplazione (meditazione riflessione, libertà di farsi guidare verso pensieri che altrimenti non sarebbero stati formulati), credo, sia un dovere
sociale tentare di dare un proprio contributo, perché i pensieri che contiene diventino un granello di lievito verso un nuovo mondo.
Ci provo e arriverò a trattare argomenti concreti come l’Expo 2015, l’imprenditorialità … Credo sia un dovere di tutti gli intellettuali rendere, spingere le loro riflessioni nella carne della storia.

La prima osservazione è che il sottotitolo (non credo proprio pensato dal Prof Severino) è quasi una vergogna. Ci sarebbe da indignarsi se non si conoscessero le profonde insicurezze della stampa, che ha paura di una conoscenza che non venga caricata di sensazionalismo. Insicurezza e sfiducia nella maturità di noi lettori.

Ma andiamo oltre la stampa. Appena si va oltre si scopre un grande affresco che non mi permetto di riassumere. Ma che mi sembra di avere il dovere di interpretare e “incarnare” nella nostra realtà di passaggio (tutto da costruire) da una società all’altra.

A me sembra che si possa sintetizzare (ovviamente ogni sintesi non può pretendere di essere assoluta o esaustiva) il grande affresco di Severino nel modo seguente: la scienza attuale e tutta la nostra società nasce ed è ancora legata alla visione del rapporto tra uomo e mondo di Galileo.
E la visione di Galileo è sintetizzata da due avverbi: “oggettivamente” e “logicamente”.
L’uomo guarda il mondo attraverso “sensate esperienze” e ne scopre l’"oggettiva” natura (quali sono le componenti e le leggi della natura). L’uomo ragiona (progetta) sulla natura scoperta con una logica “ferrea” e costruisce il migliore dei mondi possibile.
Ragionando in termini di “oggettività” e “logica”, si costruiscono, ovviamente, ideologie. E il confrontare ideologie non può che portare al conflitto.
Innanzitutto, si costruisce una scienza che pretende di essere unica ed eterna.
Ma non voglio fermarmi a ragionare sulla scienza, ci ritornerò dopo. Voglio soffermarmi sulla economia e sulla politica. Esse sono impastate di “oggettivamente” e “logicamente”. Cioè sono ideologie.
L’attuale sistema economico è guidato dalle leggi dell’economia: leggi considerate oggettive, ovviamente. Per migliorarlo è necessario applicare queste leggi correttamente, cioè logicamente. Se non lo si vuole migliorare è perché non lo si vuole a causa di interessi meschini ed egoistici.
I progetti politici nascono da una analisi oggettiva della realtà (quali sono i problemi ad esempio) e da una consequenziale (logica) costruzione di soluzioni. Quindi sono “verità” inattaccabili. Se ce ne sono tanti, non possono che configgere.
I progetti strategici delle imprese nascono anch’essi da analisi (del mercato) ritenute oggettive e da ragionamenti logici che li rendono indiscutibili.
I fondamenti della nostra società (il libero mercato, la democrazia e i loro valori, per esempio) sono “indiscutibili” …

Ma che male c’è per tutto questo? C’è quasi tutto di male. Infatti, l’attuale società non sta più in piedi. Perché sta entrando in conflitto sia con l’uomo sia con la natura. Se fosse l’unica società, come seguendo il pensiero di Galileo dovrebbe essere, saremmo veramente nei guai. Sarebbe finita la storia.

Per fortuna, ci viene in aiuto proprio la scienza. Al suo interno, sono nati mille germi anti-ideologici. Detto diversamente: la scienza ha cominciato a contestare se stessa.

Se ritornate alla fine del secolo XIX, scoprirete che i fisici avevano la quasi certezza che mancavano pochi calcoli per spiegare tutto dell’uomo e della natura. Erano convinti di aver costruito la ideologia finale. Forse, era una certezza che sarebbe dovuta essere messa in discussione già da allora, a causa della costruzione delle geometrie non euclidee che, essendo l’una diversa dalle altre, avrebbero dovuto mettere sull’avviso che questo sogno della ideologia unica e definitiva proprio non stava in piedi. Ma la cultura dello specialismo, propria della società industriale, faceva dei fisici una comunità poco attenta a quanto accadeva fuori di essa e così, alla fine dell’ottocento, essi potevano ancora sognare di aver letto tutto il libro della natura, scritto
ovviamente in caratteri matematici, come aveva detto Galileo.
Ma, dopo di allora, tutto è franato. Come è noto, si è iniziato, nel 1905, con un articolo, dal titolo apparentemente insignificante come “Sull’elettrodinamica dei corpi in moto”, di un tecnico di terza classe dell’ufficio brevetti di Berna. Ma, poi, si è sontuosamente continuato con la meccanica quantistica (oggi ancora in profonda evoluzione) che ha reso evidente che il guardare produce una visione oggettiva solo per sistemi semplici. Per i sistemi complessi, il guadare significa entrare a far parte del sistema osservato. Allora non si guarda, ma si partecipa a costruirne l’evoluzione. Detto diversamente, non ci sono sensate esperienze, ma appassionate partecipazioni. E si è drammaticamente continuato con i due teoremi di Godel che hanno dimostrato che fare matematica è costruire storie. Altro che costruire ideologie.

In sintesi, la nuova scienza ci ha rivelato che la visione delle sensate esperienze e certe dimostrazioni vale solo per una “parte” del mondo: per i sistemi semplici. Quando si cerca di applicare questa filosofia ai sistemi complessi, è necessaria un’altra visione del mondo, la cui struttura di fondo è suggerita dalla meccanica quantistica. La nuova scienza ci sta, insomma, offrendo una via di speranza… come, d’altra parte, aveva fatto la scienza di Galileo. Essa ci aveva permesso di costruire una società che ha liberato l’uomo dai bisogni materiali. Ed è stata capace di raggiungere questo obiettivo proprio perché ha guardato l’uomo e la natura con gli occhiali della materialità. Cioè, considerando l’uomo e la natura come sistemi semplici.
Ma non poteva andare oltre, verso un uomo che non è solo bisogni materiali, in armonia con una natura che non è solo giacimento di materie prime. Cercando di andare oltre, si è costruita la crisi che tutti stiamo vivendo.

Da questa crisi usciremo solo se riusciremo a progettare una nuova società. E potremo farlo solo se supereremo la visione della scienza e del mondo di Galileo e adotteremo quelle che sta nascendo in mille spazi di conoscenze, con una ispirazione di fondo formalizzata nella meccanica quantistica.
Per essere più concreti, riusciremo a costruire una nuova società quando aboliremo dal linguaggio economico, politico e sociale gli avverbi “oggettivamente” e “logicamente” …
Per riuscirci, noi abbiamo proposto l’organizzazione di un Expo della Conoscenza che potrà essere il catalizzatore di quella che definiamo una nuova imprenditorialità aumentata. Non solo economica, ma anche sociale, politica, culturale ed istituzionale. Quella imprenditorialità che ha costruito la nostra attuale economia e società e che ora deve diventare molto più intensa (una imprenditorialità aumentata, appunto) per costruire una nuova economia ed una nuova società.

...continua

Ce ne stiamo accorgendo a colpi di crisi ricorrentesi in ogni dimensione dell'umano. E' evidente che dovunque guardiamo c'è qualcosa che, gravemente, non va: lo sviluppo economico, la povertà, il rapporto con la natura, la soddisfazione sul lavoro e le profonde esigenze di realizzare una vita degna... E allora vogliamo smetterla di denunciare il passato? Sta diventando stucchevole cercare l'ennesimo cantuccio della stanza della società industriale e scoprire ancora una volta l'accumularsi di una polvere. E' il momento di lasciar riposare per un po' la denuncia e la protesta anche perché, se siamo onesti, dobbiamo chiederci: ma noi dove eravamo in questi anni?

Vivevamo su Marte e improvvisamente siamo tornati sulla terra ed abbiamo scoperto che quegli inetti di terrestri, dopo la nostra denuncia, non aveva fatto nulla. E tocca ancora a noi risvegliare le coscienze? Certo che no! Noi abbiamo vissuto immersi in questa società. Sono anche le nostre azioni che hanno mantenuta chiusa la stanza. Lasciando accumulare e incancrenire polvere. Viene quasi da dire: l’accumularsi e l’incancrenirsi ci fa comodo perché la nostra unica competenza era il contestare. Visto che sul costruire abbiamo dato tutti pessima prova.
E non si dica che qualche potere forte, da qualche parte ha impedito che le nostre folgoranti idee liberassero la stanza dalla polvere dell’ingiustizia, del privilegio … Quelli che sembrano poteri forti lo sono solo di fronte alla nostra incapacità di costruire alternative.
Cara e vecchia società di tutti noi, dunque. Che ci ha permesso di superare secolari infelicità … Certo non tutte, certo non a tutti, certo non ugualmente, ma molto.
Cara e vecchia società dalla quale ora dobbiamo allontanarci con un pizzico di nostalgia. Portandoci dentro lo zaino che accompagna ogni viaggio tutto quello che di buono ha prodotto.
E con il passo che diventa sempre più baldanzoso a mano a mano che diventa chiaro il luogo, la nuova società verso la quale siamo diretti ..
Ma verso quale luogo vogliamo dirigerci? Quale nuova società vogliamo costruire?
Noi certo non lo sappiamo! Sappiamo solo come fare a costruirla!

Allora la nostra proposta è strana. Non abbiamo soluzioni, linee politiche, idee originali. Ma un metodo con il quale generarle.
Primo passo di questo metodo: cambiamo i linguaggi. Secondo usiamo questi nuovi linguaggi per progettare insieme .. Accidenti, mi rendo conto che mi sto avventurando in un sentiero accidentato …
Allora provo con una storiella. Pensiamo di indossare occhiali verdi e di dover dipingere una parete di un nuovo colore: il verde ci ha seccati. Ai nostri piedi abbiamo una vasta gamma di barattoli di vernice. Ma tutti i colori ci sembrano gradazioni del verde. E, così, piano piano ci sembra inutile ridipingere una stanza di un nuovo colore che potrà essere solo una gradazione di verde. Accidenti ai poteri forti che ci costringono a dipingere sempre e solo di verde …
Ma poi arriva qualcuno che ci convince che un certo barattolo contiene il rosso. Ma apparirà rosso solo quando lo stendiamo sulla parete … Così, spinti da nuova fiducia e dalla voglia di avere nuova fiducia, cominciamo a dipingere. Ma, anche dopo averlo steso sulla parete, quel colore continua ad essere l’ennesima gradazione del verde. Allora la nostra collera e massima: certo solo un grande complotto di qualche potentato molto potente ci può costringere a naufragare in un mare di verde …
Maledetti poteri forti .. .
Così attiviamo un Gruppo antiverde. Che, innanzitutto, continua ossessivamente a dimostrare che tutto è di quel verde che, oramai invece di speranza, sta a segnalare schifezza. E poi cerca di buttare via tutti i barattoli …
Cosa significa partire dai linguaggi e dal metodo per usarli?
Significa togliersi gli occhiali verdi. E riuscire così a scoprire che tutti i barattoli sono effettivamente di mille colori. Riuscendo a vedere mille colori rinasce davvero la speranza di poter dipingere diversamente la stanza. Ma non possiamo stare senza occhiali ed ogni tipo di occhiale, anche il più sofisticato, altera i colori … Anche il rosso più sfavillante sarà, poi, sempre, ideologicamente, rosso … Ed allora che fare? Impariamo a cambiare occhiali quando vogliamo vedere cose diverse. Ma, poi, come dipingiamo quella stanza? Inevitabilmente tutti insieme con occhiali diversi. Perché ognuno può portare un solo tipo di occhiali per volta. E per fare della stanza un capolavoro, sono necessari tutti i colori. Quando il dipinto a mille mani sarà finito potremmo vedere un miracolo che piacerà a tutti e che tutti potranno vederlo in modo sempre diverso. Basterà indossare gli occhiali degli altri e se ne scoprirà un bellezza diversa.
Allora il nostro programma è molto semplice. Apparirà forse banale e ininfluente: diffonderemo nuovi linguaggi ed attiveremo gruppi progettuali che li useranno per progettare i mille aspetti di una nuova società.
I linguaggi sono i modelli e le metafore che nell'ultimo secolo, provenendo sostanzialmente dalle scienze della natura, si sono aggiunti a quelli tipici della società industriale.
Il metodo con il quale li useremo sarà Sorgente Aperta …
Ma perché “balbettanti”? Perché nel progettare un nuovo mondo ci rendiamo conto che il primo esprimersi non sarà che un balbettio. E, perché “poietici”? Perché il balbettio dovrà essere fecondo. Si trasformerà certamente in storie che cominceranno ad essere vissute.
Allora anche questo manifesto è un balbettio poietico? Certamente. Speriamo di doverlo riscrivere al più presto meno balbettante e più fecondo.