Visualizzazione post con etichetta ricerca. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta ricerca. Mostra tutti i post

sabato 13 giugno 2015

Studio, ricerca, fatica ed umiltà

di
Francesco Zanotti

E’ una opinione che quasi tutti gli scienziati (qualunque sia la loro specifica area di competenza: matematica, fisica, biologia, neuroscienze etc.) seri sottoscriverebbero:
“E’ possibile che vi sia qualcosa che assolutamente non comprendiamo, qualcosa di così diverso da ciò che ora stiamo pensando che non ci stiamo ancora nemmeno pensando” (Leonid Kruglyak su “Nature” 2008).
E al di fuori delle scienze, nella politica, nell’economia e nel management?
Esattamente il contrario. Si pensa che si conosca tutto quello che è necessario conoscere e che le affermazioni che si fanno, le leggi che si proclamano, le ricette che si propongono sono assolutamente indiscutibili.
Ovviamente non è vero. E lo dimostra ogni giorno perché non siamo in nessun modo in grado di gestire i sistemi di cui pretendiamo di sapere tutto: gli stati, i sistemi economici, le imprese, le organizzazioni interne alle imprese.

Invece di proclami, violenze verbali e gigioneggiamenti vari, servirebbero studio, ricerca, fatica ed umiltà. Ma valli a convincere …

lunedì 1 giugno 2015

OGM e scienza

di
Francesco Zanotti

Risultati immagini per OGM

L’inserto “domenica” del Sole 24 Ore del 31 maggio scorso riporta un articolo di Gilberto Corbellini che combatte una avversione alle biotecnologie che egli giudica irrazionale.
Per carità, è vero che molte opposizioni alle biotecnologie sono politiche e non scientifiche.
Ma è anche vero che oggi è arduo non avere dubbi sulle certezze della scienza. Soprattutto quando la scienza si mette a studiare “sistemi complessi” come quelli biologici, come nel caso in questione.
Abbiamo ancora una scienza abbondantemente riduzionistica che giudica “superstiziose” tutte le voci che cercano di comprendere ad esempio, le proprietà collettive e le relazioni sistemi biologici e contesto. La scienza riduzionistica rischia di diventare ideologica e, quindi, politica come la “anti-scienza” che si oppone ad essa.
Io credo che oggi non debba essere tempo di polemiche, ma di ricerca profonda e senza pregiudizi. Una ricerca che, da un lato, prenda atto della profonda crisi di tutte le scienze che vogliono rimanere legate da una visione riduzionistica del mondo. L’esempio più eclatante è forse la fisica “riduzionistica” che ha costruito un sistema di teorie straordinario, che funziona mirabilmente, ma spiega solo il 4-5% della materia-energia che vi è nell’universo. Ma anche la biologia non può pretendere di spiegare la proprietà sistemiche (la dipendenza dalla struttura e dal contesto e non solo dalla composizione) dei sistemi biologici. Per dettagliare nel caso discusso dall’autore: è vero che esistono specie OGM che sono utilissime. Ma non è vero che è possibile prevedere i risultati di ogni modificazione genetica.
Dall’altro, un ricerca che respinga ogni dilettantismo, politicamente motivato e finalizzato o meno.

Faccio un esempio di quella che a me sembra ricerca feconda: la teoria quantistica della coscienza. E’ una teoria che apre prospettive radicalmente nuove alle scienze cognitive. Le libera dai rischi del riduzionismo, apre speranze nuove di comprensione dell’umano. E, contemporaneamente, costruisce barriere contro dilettanti incompetenti che si perdono in visioni puramente New Age.



domenica 17 agosto 2014

Aspettando il 10 ottobre Ancora sulla matematica: contenuti mai!

di
Francesco Zanotti



Stamattina ho comprato, come sempre d'altronde, il Sole 24 Ore che contiene lo splendido inserto culturale “Domenica”. Ed ho subito visto che proponeva un doveroso commento alla medaglia Fields per la matematica assegnata a Maryam Mirzakhani.
L’ho subito cercato per verificare quante sciocchezze avessi detto nel mio commento di qualche giorno fa.
Ed ho scoperto con sorpresa che non si parlava di contenuti: solo sociologia di genere spicciola.
Credo che il rifiuto di esporre i contenuti (cosa studia Maryam Mirzakhani e perché i suoi studi sono importanti) all’inclito volgo sia, da parte dei matematici, come da parte di troppi scienziati, una presunzione che svilisce la ricerca.
Il tentare di illustrare i contenuti non è solo divulgazione. Anzi, non deve essere divulgazione. E’ una nuova forma di ricerca fondamentale. Una ricerca che si avvale di due nuovi armi: l’utilizzo di nuove linguaggi e la ricerca di senso.
Mi spiego.
Le conoscenze, la scienze in particolare, la matematica in particolarissimo, si stanno chiudendo sempre di più in specializzazioni del tutto autoreferenziali che non comunicano neanche più tra di loro, all'interno della stessa scienza. Si dice che l’ultimo matematico che sia stato in grado di padroneggiare tutta la matematica sia stato Poincarè, morto nel 1912.
E’ il naturale approdo dell’approfondimento della ricerca? No! E’ il risultato di usare solo linguaggi specialistici. Sempre più specialistici che portano a creare isole di pensiero incomprensibili all'esterno. E sempre più aggrovigliate. Il voler tradurre i temi di ricerca in un nuovo linguaggio potrebbe funzionare come una sorta di liberazione che riuscirebbe ad indicare nuovi percorsi di ricerca. Proprio la matematica e la fisica stanno sperimentando la fecondità della trasgressione: impicciarsi di altre scienze e lasciare che altre scienze si impiccino della propria ha portato negli ultimi decenni a risultati importanti. La teoria delle stringhe ne è la prova. Una nuova teoria fisica che ha permesso lo sviluppo di una nuova matematica. Tanto che Edward Witten (forse il massimo teorico delle stringhe) è stato il primo ed unico fisico a vincere nel 1990 la Fields Medal.
Il senso. Intendo dire che si possono immaginare nuovi percorsi di ricerca che abbiano come orizzonte di senso l’umano. Le diverse scienze sono anche (solo?) serbatoi di modi di pensare che possono permettere di ampliare la nostra capacità di parlare dell’umano. In un altro nostro blog ho cercato di dimostrare che contributo potrebbe dare il ”pensare topologico” alla riflessione sulle organizzazioni.

Allora decisivo è istituzionalizzare questo filone di ricerca: esplorare i diversi modi di pensare delle diverse scienze per capire come esse possano permettere lo sviluppo di nuovi sistemi umani. Lo abbiamo definito: Expo della Conoscenza.

domenica 22 giugno 2014

Ricerca e poesia

di
Francesco Zanotti


Tutti ad invocare la ricerca. Ma ricercare cosa? Da parte di chi?
“Lo sanno gli scienziati”, immagino sia la risposta dei più.
Allora il ruolo di noi tutti, che scienziati non siamo, è solo quello di pagare. E poiché non abbiamo i soldi, ci sentiamo in colpa …
Forse sarebbe meglio guardare altrove. Per altre cose dobbiamo sentirci in colpa.
La parola “Ricerca” è limitata ai sistemi naturali. Ed è una ricerca tecnologica che sopporta malamente la ricerca fondamentale. Una ricerca tecnologica che produce prosa ostica e ci costringe a riprodurre costantemente la società industriale.
Ma noi dobbiamo gestire soprattutto sistemi umani per arrivare a costruire una nuova società.
Allora, occorre una nuova ondata di ricerca sui sistemi umani. Usando, ovviamente anche tutti i modelli, le metafore i linguaggi che sono emersi nella ricerca fondamentale sui sistemi naturali.
Quello che dobbiamo aspettarci, di cui abbiamo bisogno, è una nuova generazione di modelli, metafore e linguaggi che ci permettano una nuova capacità di comprensione dei processi di emergenza dei sistemi umani, per riuscire ad attuare nuove strategie di Governo della sviluppo. Magari questa nuova generazione di modelli, metafore e linguaggi darà un grande contributo anche alla comprensione del mondo naturale. Si sente già il risuonare di “racconti” molto simili in ambiti di conoscenza diversissimi. Rischio una sciocchezza: provate a leggere i “racconti” sul vuoto quantistico e sull'inconscio umano. Non trovate sorprendenti assonanze?
I nuovi racconti che una nuova ondata di ricerca può e deve generare non possiamo delegarli ad una presunta élite di ricercatori. Dobbiamo riassumerne la responsabilità, costi quello che costi. Mi riferisco alla fatica non ai soldi. Tutti dobbiamo costruire la poesia della nuova conoscenza.
Per due ragioni. La prima è che ogni funzione specializzata, sia pure quella della ricerca, a lungo andare, finisce in buche autoreferenziali. La seconda, forse più importante, è che l’inevitabile sperimentazione della nuova conoscenza che riguarda i sistemi umani può avvenire solo nella vita e non nei laboratori.
Il non accettare la responsabilità del costruire una nuova conoscenza sarebbe la nostra colpa più grave.


mercoledì 18 dicembre 2013

Signor Direttore (del Sole24ore), proprio non ci siamo

di
Francesco Zanotti


Signor Direttore, mi scuserà per il tono tranchant, ma è un blog ... sa …
Mi riferisco al suo articolo di oggi … Perché proprio non ci siamo? Parto da una sua affermazione “imprese sane, ma che vivono da tempo una crisi finanziaria”. Non ci siamo perché una impresa è sana solo quando genera cassa non quando l’assorbe. Se poi non la genera da molto non è sana.
Ma la crisi? La crisi è la somma di troppe imprese il cui progetto imprenditoriale si è spento. E sono in crisi finanziaria proprio per questo.
Non ci siamo, anche, con il mito del cuneo fiscale. Non ci potrà essere da nessuna “Spending review” da nessun recupero dell’evasione una riduzione tale del cuneo fiscale da far riacquistare senso a prodotti che non interessano più. Molti di essi non si “comprano” più neanche gratis. E anche immaginando che da questi due interventi fosse possibile ridurre significativamente il cuneo fiscale, lo si farebbe in tempi non compatibili con la esigenza di cassa delle imprese. E se anche (ma stiamo parlando di un terzo livello ci ipotesi irrealizzabili) si potesse ridurre tanto e in breve il cuneo fiscale, i nostri concorrenti correrebbero ai ripari annullandone in brevissimo gli effetti.  

La cosa che serve urgentemente è un rilancio della progettualità imprenditoriale a tutti i livelli. A cominciare dalla grandi imprese. Vuole una misura di quanto sia povera la progettualità delle grandi imprese? Dia una occhiata ai rating che abbiamo assegnato ai loro Business Plan.
Come si fa a rilanciare una nuova capacità progettuale? Fornendo agli imprenditori nuove risorse cognitive. Nei nostri blog si parla a iosa di quali risorse cognitive serverebbero. Proponiamo da tempo la conoscenza come catalizzatore di nuova progettualità, non come risorsa museale.
Poi non ci siamo anche per altre cose. Ad esempio, la ricerca. Sembra una parola magica, ma …  quale ricerca? L’attuale ricerca che sta spegnendosi in buchi di specialismo? O una nuova ricerca di cui nessuno indica le caratteristiche?
Mi fa fare una conclusione? Sapete quale è la preoccupazione di molti di noi? Che nessuno di coloro che fanno parte dell’attuale classe dirigente ha mai scritto un progetto di sviluppo alto e forte per qualcosa. Sono diventati classe dirigente per relazioni amicali. Come potranno scrivere un progetto alto e forte per lo sviluppo di questo Paese?


martedì 10 aprile 2012

Per “crescere” occorre un intenso sforzo progettuale …


di
Francesco Zanotti


“La priorità assoluta”, è il titolo di un articolo di Guido Gentili sul Sole 24 Ore di oggi.
Ma se leggete l’articolo trovare una descrizione del perché la crescita è indispensabile, ma poi trovate le solite proposte: tagliare, investire in ricerca e infrastrutture. E l’articolo si conclude con un po’ polemico “Quando si comincia?”.
Dott. Gentili, non si può cominciare perché non si sa dove andare. Le sue tre “direzioni” sono del tutto generiche. Forse anche sbagliate. Tagliare non è mai servito a niente. Occorre guadagnare di più. Certo, allora, la ricerca, ma occorre dire quale ricerca. E, prima, specificare quale scienza deve ispirare questa ricerca. Oggi la scienza, soprattutto le scienze fondamentali (fisica e matematica) vivono una crisi di sviluppo alla quale occorre dare risposte nuove.
Le infrastrutture, certo. Ma ancora una volta: quali? Per decidere quali infrastrutture occorre decidere quale tipo di società e di sviluppo economico.
Allora, invece di appellarsi a ricette generiche ed accusare (poi non si sa chi) di non applicarle occorre avviare uno sforzo progettuale.
A livello complessivo per progettare un nuovo sistema economico ed una nuova società. Noi abbiamo fondato una Associazione che ha elaborato non una proposta di contenuto, ma di processo: come avviare e gestire questo sforzo progettuale. Se vuole ascoltare questa proposta venga a Roma, alla Camera dei Deputati, il 18 maggio dove presenteremo il progetto per l’Expo della Conoscenza. Troverà le indicazioni in questo blog.
Occorre, poi, uno sforzo progettuale a livello di impresa.
Se vuole, convincersene, Dott. Gentili, dia una occhiata alle vision ed alle mission delle società del FTSE della Borsa Italiana e lo confronti con il Funding Prospectus della Sony: http://www.sony.net/SonyInfo/CorporateInfo/History/prospectus.html.
Un caro saluto a lei nella speranza che ci aiuti a convincere tutti che non è momento della denuncia, neanche quello della proposta, ma quello della fatica progettuale collettiva. Perché nessuno da solo è in grado di costruire proposte per una nuova società e per nuove imprese.

lunedì 5 marzo 2012

Investire in "cultura"


Ma, quale cultura, quale conoscenza, quale ricerca?

di
Francesco Zanotti

Il mio riferimento è un articolo di Gian Antonio Stella sul Corriere della Sera di ieri: parte bene e finisce … così così.
Parte bene perché riferisce l’obiettivo del Sole 24 Ore che cerca di lanciare una Costituente che “riattivi il circolo virtuoso tra conoscenza, arte, tutela e occupazione”. Ma poi finisce non benissimo perché ritorna alla tentazione di ridurre il problema ad investimenti “museali”, come se di Michelangelo e Leonardo non ce ne potessero essere più.
Davvero la tentazione museale è fortissima … Allora proviamo a fare qualche passo verso un maggiore coraggio. Verso l’obiettivo di fare nascere una nuova stagione dell’umanità dove anche il vicino di casa sia un novello Leonardo. E’ questo l’obiettivo della Associazione per l’Expo della Conoscenza  (ApEC).
E’ inutile che riassuma quanto già scritto. Quanto è reperibile su questo blog: dal manifesto dell’ApEC al libretto (del quale è quasi pronta una nuova edizione). Si tratta di una nuova visione delle conoscenze, di una proposta per un’iniziativa di ricerca sociale complessiva, capace di generare direttamente sviluppo.

Solo per dare un’idea veloce di cosa possa voler dire costruire una nuova conoscenza attraverso una nuova ricerca cito qualche passo del capitolo conclusivo del libro di un fisico famoso: Roger Penrose,  intercalato da miei commenti. Il libro è: The Road to reality.

giovedì 2 febbraio 2012

Quelli che …


di
Francesco Zanotti

Leggo sul Sole 24 Ore di oggi un fondo del Direttore sul quale sono in profondo disaccordo.

Il Dott. Napoletano sostiene, in sintesi, che sono chiare le cose da fare. In Italia: mercato del lavoro (ma non specifica cosa occorre fare), riqualificazione della spesa pubblica e taglio delle spese, lotta all’evasione fiscale. Questo porterà a una riduzione dei carichi fiscali a carico delle famiglie e delle imprese. All’estero, cito testualmente "... ma soprattutto ad aiutare l’Europa a riconoscersi in un quadro di verità troppo spesso sottaciute”. E quali sono? Sono che non è vero che sono i tedeschi a prestare al resto del mondo, ma è il resto del mondo a sussidiare i tedeschi.

Non voglio discutere che queste cose siano utili. Ma sono insufficienti, forse anche fuorvianti. Mi spiego.

Innanzitutto, credo che non funzioni la “ideologia” di fondo del dott. Napoletano. L’ideologia purtroppo diffusa che considera evidenti le cose da fare e porta a pensare che non le si fa perché qualche cattivo, ignorante o farabutto ci si mette di traverso. E’ un atteggiamento, sia scientificamente che socialmente, inaccettabile.

Poi mi sembra che le misure proposte non affrontino il problema di fondo.

lunedì 4 luglio 2011

I debiti si pagano solo attraverso un Progetto di Sviluppo

di
Francesco Zanotti

Dimentichiamo anche le verità più elementari.
Almeno due, complementari.

La prima: i debiti (il debito pubblico) si possono pagare solo aumentando i ricavi (misurati, magari,  attraverso un indicatore meno primitivo del PIL). Forse, servono anche tagli (io credo di no, perché i tagli deprimono gli scambi e il cuore), ma certamente da soli non bastano.  Se, poi, si promettono solo tagli (come sta facendo il governo Italiano), perché quelli veri li si faranno solo negli anni a venire, allora si rasenta anche la presa in giro.

Seconda verità elementare disattesa: per aumentare i ricavi occorre un Progetto di Sviluppo Paese. Non solo riforme strutturali, ma un Progetto di Sviluppo. Un Progetto di Sviluppo che indichi quale sia la visione del futuro di un Paese, quale mission si vuole dare (cercando di capire quale possa essere la sua vocazione profonda), su quali tipi di ricerca (per inciso: non basta parlare di ricerca, occorre dire quale. Vogliamo perseguire la riduzionistica ed anacronistica big science o cerchiamo di costruire una nuova scienza?) e di formazione si punta, quali saranno i settori di attività futura … Certo, anche le riforme, ma dopo. Quando si è progettato il “meccanismo” che porterà ad aumentar i ricavi e a rendere disponibili quelle risorse che permetteranno di migliorare non di tagliare Stato Sociale e quant’altro.

lunedì 24 gennaio 2011

Ricerca e formazione: troppa retorica ...


Sembra che esista una soluzione a tutti i mali, ma non si possa e non si voglia metterla in pratica.
La soluzione è costituita dal binomio Ricerca & Formazione. Non la si può mettere in pratica (come si dovrebbe) perché non ci sono soldi. Non la si vuole mettere in pratica (qualcuno sostiene) perché al Governo ci sono quelli brutti e cattivi. E buttano i pochi soldi che ci sono in progetti insensati.

Bene, siamo alle solite: si individua una soluzione e poi la si usa per combattere i cattivi che non la vogliono mettere in partica. E così si vive di conflitti. Essi assorbono una crescente quantità di tempo e di energie e arrivano a toccare vette sublimi di insensatezza.

Come uscirne?
La mia proposta è: guardiamo da vicino queste soluzioni miracolistiche.
Scopriamo che è necessaria un’altra ricerca, più diffusa, meno costosa e capace di radunare più risorse.
Scopriamo che la formazione più urgente è proprio quella delle classi dirigenti, che oggi non ne fanno punto.

venerdì 17 dicembre 2010

La rissa in diretta e la conoscenza allo sbando …

Ieri sera (16 Dicembre 2010) durante “Anno zero” si è assistito a vere sceneggiate da piazza di un Ministro della Repubblica (La Russa) e del Capo del secondo partito di opposizione (Di Pietro). Urla e strepiti, liti con insulti personali …
Contemporaneamente, alcuni giovani stavano sostenendo le stesse tesi che hanno portato, anni fa, a costruire un decennio di drammatica violenza politica: “A noi la riforma Gelimini non va bene perché uccide la scuola pubblica. Abbiamo provato a farci ascoltare, ma non ci siamo riusciti. Allora siamo scesi in piazza, costretti ad urlare così forte da riuscire a soverchiare l’assordante silenzio che viene dalle istituzioni.”.

sabato 22 maggio 2010

Domande profonde a cui rispondere


Vorrei proporre non soluzioni di contenuto o di processo, ma alcune domande, ed ascoltare le vostre risposte. Sono tante, alcune collegate tra loro, ma sono domande profonde perchè non possiamo semplicemente fermarci a chiederci dell'attualità. E' del senso generale che dobbiamo occuparci, delle cose grandi che ci stanno attorno, di tutte le cose, non dei pezzetti delle stesse, se vogliamo definire insieme una strategia, una visione, le modalità per camminare in quella direzione e poi cambiarla, se lo si ritiene, e per capire su quale percorso si identificano le nuove leadership, e così proviamo a rispodere a domande complessive...

CHE FACCIAMO ?

I beni prodotti dalle aziende sembrano aver perso di significato, si riducono drasticamente i consumi. E se i consumi non si riducessero, dovrebbero rimanere altissime le disuguaglianze sociali internazionali, cosa che evidentemente non sta avvenendo... e quindi... non ci sono risorse naturali perchè molti altri arrivino ai livelli di consumo dell'occidente... una crescita a cui corrisponde una decrescita? Di quanto? Per chi? Ci stiamo? Come? Non ci stiamo, come?

La competizione sempre più forte con imprese di tutto il mondo su prezzi sta distruggendo il nostro sistema imprenditoriale.

I tanti bravissimi creativi non hanno più molte aziende che richiedono la loro creatività.

Il made in Italy, a cui noi diamo molto più valore di quanto facciano all'estero, si gioca su un patrimonio che ha 500 anni, cade a pezzi e stenta a rinnovarsi

La Natura ci perseguita sempre di più. Sostenibilità dice solo che non dobbiamo distruggere più di quel che possiamo ricostruire.

Candidati e partiti si combattono duramente, ma non si intravede una strategia complessiva, una visione per il Paese.

Crescono paura, insicurezza ed allarmi, solitudine, persone e moltitudini piene di bisogni

La società a rete e plurale si immerge in un flusso di discussioni....e non ci sono sintesi e azioni.

Alcuni pezzi di società avanzano proposte alternative, ma sono per pochi, risultano estranee ed incomprensibili ai più.

Lo stato contribuisce pesantemente a tenere in piedi il sistema: le banche, le imprese, i disoccupati. Chi è lo stato? Un capitalismo socialista è possibile ?

La struttura demografica del paese e i rapporti coi "gli stranieri".

Emergono pochissimi grandi progetti, grandi sogni, grandi visioni per tutti.

La finanza non sa scegliere progetti, aziende, persone da far crescere.

Siamo andati sulla Luna, ma ancora la fame e la salute del mondo sono un problema irrisolvibile.

Il disagio di senso che coinvolge l'uomo e le giovani generazioni in particolare è profondo.

Il non profit non ci ha salvato, così come nessun "mondo alternativo".

Scienze e saperi sono iper specializzati, difficli da valutare e capire per i non tecnici, ma la conoscenza ci serve, quale senso per la Ricerca? Quale responsabilità sociale di capirla e di farsi capire ?

Di cosa vivranno le prossime generazioni se chiudono il 30% delle imprese, lo stato è stra indebitato e gli anziani assorbono tute le risorse ?

Spesso si dice che ci sono competenze, capacità ed esperienze vitali e valide, che però non emergono.

...continua

Ce ne stiamo accorgendo a colpi di crisi ricorrentesi in ogni dimensione dell'umano. E' evidente che dovunque guardiamo c'è qualcosa che, gravemente, non va: lo sviluppo economico, la povertà, il rapporto con la natura, la soddisfazione sul lavoro e le profonde esigenze di realizzare una vita degna... E allora vogliamo smetterla di denunciare il passato? Sta diventando stucchevole cercare l'ennesimo cantuccio della stanza della società industriale e scoprire ancora una volta l'accumularsi di una polvere. E' il momento di lasciar riposare per un po' la denuncia e la protesta anche perché, se siamo onesti, dobbiamo chiederci: ma noi dove eravamo in questi anni?

Vivevamo su Marte e improvvisamente siamo tornati sulla terra ed abbiamo scoperto che quegli inetti di terrestri, dopo la nostra denuncia, non aveva fatto nulla. E tocca ancora a noi risvegliare le coscienze? Certo che no! Noi abbiamo vissuto immersi in questa società. Sono anche le nostre azioni che hanno mantenuta chiusa la stanza. Lasciando accumulare e incancrenire polvere. Viene quasi da dire: l’accumularsi e l’incancrenirsi ci fa comodo perché la nostra unica competenza era il contestare. Visto che sul costruire abbiamo dato tutti pessima prova.
E non si dica che qualche potere forte, da qualche parte ha impedito che le nostre folgoranti idee liberassero la stanza dalla polvere dell’ingiustizia, del privilegio … Quelli che sembrano poteri forti lo sono solo di fronte alla nostra incapacità di costruire alternative.
Cara e vecchia società di tutti noi, dunque. Che ci ha permesso di superare secolari infelicità … Certo non tutte, certo non a tutti, certo non ugualmente, ma molto.
Cara e vecchia società dalla quale ora dobbiamo allontanarci con un pizzico di nostalgia. Portandoci dentro lo zaino che accompagna ogni viaggio tutto quello che di buono ha prodotto.
E con il passo che diventa sempre più baldanzoso a mano a mano che diventa chiaro il luogo, la nuova società verso la quale siamo diretti ..
Ma verso quale luogo vogliamo dirigerci? Quale nuova società vogliamo costruire?
Noi certo non lo sappiamo! Sappiamo solo come fare a costruirla!

Allora la nostra proposta è strana. Non abbiamo soluzioni, linee politiche, idee originali. Ma un metodo con il quale generarle.
Primo passo di questo metodo: cambiamo i linguaggi. Secondo usiamo questi nuovi linguaggi per progettare insieme .. Accidenti, mi rendo conto che mi sto avventurando in un sentiero accidentato …
Allora provo con una storiella. Pensiamo di indossare occhiali verdi e di dover dipingere una parete di un nuovo colore: il verde ci ha seccati. Ai nostri piedi abbiamo una vasta gamma di barattoli di vernice. Ma tutti i colori ci sembrano gradazioni del verde. E, così, piano piano ci sembra inutile ridipingere una stanza di un nuovo colore che potrà essere solo una gradazione di verde. Accidenti ai poteri forti che ci costringono a dipingere sempre e solo di verde …
Ma poi arriva qualcuno che ci convince che un certo barattolo contiene il rosso. Ma apparirà rosso solo quando lo stendiamo sulla parete … Così, spinti da nuova fiducia e dalla voglia di avere nuova fiducia, cominciamo a dipingere. Ma, anche dopo averlo steso sulla parete, quel colore continua ad essere l’ennesima gradazione del verde. Allora la nostra collera e massima: certo solo un grande complotto di qualche potentato molto potente ci può costringere a naufragare in un mare di verde …
Maledetti poteri forti .. .
Così attiviamo un Gruppo antiverde. Che, innanzitutto, continua ossessivamente a dimostrare che tutto è di quel verde che, oramai invece di speranza, sta a segnalare schifezza. E poi cerca di buttare via tutti i barattoli …
Cosa significa partire dai linguaggi e dal metodo per usarli?
Significa togliersi gli occhiali verdi. E riuscire così a scoprire che tutti i barattoli sono effettivamente di mille colori. Riuscendo a vedere mille colori rinasce davvero la speranza di poter dipingere diversamente la stanza. Ma non possiamo stare senza occhiali ed ogni tipo di occhiale, anche il più sofisticato, altera i colori … Anche il rosso più sfavillante sarà, poi, sempre, ideologicamente, rosso … Ed allora che fare? Impariamo a cambiare occhiali quando vogliamo vedere cose diverse. Ma, poi, come dipingiamo quella stanza? Inevitabilmente tutti insieme con occhiali diversi. Perché ognuno può portare un solo tipo di occhiali per volta. E per fare della stanza un capolavoro, sono necessari tutti i colori. Quando il dipinto a mille mani sarà finito potremmo vedere un miracolo che piacerà a tutti e che tutti potranno vederlo in modo sempre diverso. Basterà indossare gli occhiali degli altri e se ne scoprirà un bellezza diversa.
Allora il nostro programma è molto semplice. Apparirà forse banale e ininfluente: diffonderemo nuovi linguaggi ed attiveremo gruppi progettuali che li useranno per progettare i mille aspetti di una nuova società.
I linguaggi sono i modelli e le metafore che nell'ultimo secolo, provenendo sostanzialmente dalle scienze della natura, si sono aggiunti a quelli tipici della società industriale.
Il metodo con il quale li useremo sarà Sorgente Aperta …
Ma perché “balbettanti”? Perché nel progettare un nuovo mondo ci rendiamo conto che il primo esprimersi non sarà che un balbettio. E, perché “poietici”? Perché il balbettio dovrà essere fecondo. Si trasformerà certamente in storie che cominceranno ad essere vissute.
Allora anche questo manifesto è un balbettio poietico? Certamente. Speriamo di doverlo riscrivere al più presto meno balbettante e più fecondo.