Ma, quale cultura, quale conoscenza, quale ricerca?
di
Francesco Zanotti
Parte bene perché riferisce l’obiettivo del Sole 24 Ore che cerca di
lanciare una Costituente che “riattivi il circolo virtuoso tra conoscenza,
arte, tutela e occupazione”. Ma poi finisce non benissimo perché ritorna alla
tentazione di ridurre il problema ad investimenti “museali”, come se di
Michelangelo e Leonardo non ce ne potessero essere più.
Davvero la tentazione museale è fortissima … Allora proviamo a fare
qualche passo verso un maggiore coraggio. Verso l’obiettivo di fare nascere una
nuova stagione dell’umanità dove anche il vicino di casa sia un novello
Leonardo. E’ questo l’obiettivo della Associazione per l’Expo della Conoscenza (ApEC).
E’ inutile che riassuma quanto già scritto. Quanto è reperibile su
questo blog: dal manifesto dell’ApEC al libretto (del quale è quasi pronta una
nuova edizione). Si tratta di una nuova visione delle conoscenze, di una
proposta per un’iniziativa di ricerca sociale complessiva, capace di generare
direttamente sviluppo.
Solo per dare un’idea veloce di cosa possa voler dire costruire una
nuova conoscenza attraverso una nuova ricerca cito qualche passo del capitolo
conclusivo del libro di un fisico famoso: Roger Penrose, intercalato da miei commenti. Il libro è: The Road to reality.
Scrive Penrose che vi sono due strategie di ricerca (per la ricerca
fondamentale che tutti, spero, considerino fondamentale, appunto). La prima è
“lavoro di gruppo, massicci calcoli al computer, l’inseguimento delle idee alla
moda”. La seconda è la strategia einsteiniana delle “intuizioni di una singola
persona”? La sua opinione è che, allo stato attuale della fisica, progressi
rilevanti potranno essere ottenuti solo con il primo approccio. In particolare,
l’ultima frase del libro (nella traduzione italiana) suona così: “Forse quello
di cui abbiamo maggiormente bisogno è un qualche sottile cambiamento di
prospettiva – qualcosa che noi tutti ci siamo lasciati sfuggire …"
Cito anche un’opinione del Prof. Gianfranco Minati, che qualche volta
scrive per il nostro blog. Si riferisce all’opinione/realtà che la
ricerca militare sia ancora il driver fondamentale della ricerca.
“Sembra che il mondo non sia capace di cambiare gioco.
Al centro ancora la spesa, ricerca e produzione militare http://www.bbc.co.uk/news/world-asia-china-17249476
Il cambiamento di paradigma é ancora lontano, nel senso
che mancano teorie concettualmente dirompenti, testabili ...
Bisognerebbe riuscire a pensarlo, farlo emergere.
E questo mentre si deve pensare a strategie per
l'energia, la sovrapopolazione, l'alimentazione, il clima, l'inquinamento:
forse da questo potrebbe emergere un nuovo paradigma: il problema è che a breve
non interessa a nessuno e che è significativo solo globalmente con ricadute
singole e non viceversa il globale prodotto da interventi singoli.
Occorrerebbe una grande invenzione imprenditoriale:
rendere conveniente a breve e localmente lo strategico.”
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