Visualizzazione post con etichetta FIOM. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta FIOM. Mostra tutti i post

giovedì 20 giugno 2013

Mettiamo … la retorica del Rinascimento

di
Francesco Zanotti




Scrivevo pochi giorni fa con, non lo nego, un pizzico di speranza della “passione” con cui Marchionne all’Assemblea di Confindustria Firenze aveva prefigurato la necessità di un nuovo Rinascimento.
Il pizzico di speranza mi ha spinto a scrivergli per dire quello che tutti coloro che seguono Balbettanti Poietici hanno letto: come si fa a generare Rinascimenti.
La risposta è stata relazionalmente ineccepibile: pronta a cortese. Frutto di una segreteria di grande professionalità. Il contenuto è stato sorprendente: il tema non è di nostro interesse. Avrei capito contenuti del tipo: hai sbagliato, hai fatto un discorso puerile.
Il “non ci interessa”, detto di un tema che Marchionne aveva emozionalmente presentato come chiave, lo capisco meno.
E mi vengono in mente alcune osservazioni.
Amici, il problema non è nella finanza. Il problema è nella retorica.
La nostra classe dirigente è stata educata ad un volto pubblico, fatto di idealità. E a comportamenti privati che non c’entrano con le idealità. Il fine giustifica i mezzi, gli interessi degli Azionisti prima di tutto. Il resto è folklore … forse, ma …
Ecco, giusto agli Azionisti interesserà un articolo apparso oggi sul Sole 24 Ore a firma di Roberto Da Rin. Riguarda il Brasile Brasile, il miracolo interrotto si intitola. Parla delle crescenti proteste di piazza e sostiene “La crescita economica […] ha trascinato fuori dalla miseria 30milioni di brasiliani. Ma ha conferito loro lo status di consumatori, non di cittadini.”

La mia interpretazione? Signori Azionisti, volete continuare a vendere nel futuro prodotti da quelle parti? Rimettete insieme idealità e concretezza. Costruite nuove concretezze che nascono da più profonde idealità … Altrimenti vi troverete non clienti fuori dai concessionari. Ma una, cento, mille FIOM dentro le fabbriche.

martedì 18 settembre 2012

Lettera aperta agli stakeholders del Sistema Fiat

di
Francesco Zanotti


Caro Stakehokder,

il problema della FIAT (e di tutte le altre crisi che sono sul tappeto) è sostanzialmente un problema di risorse cognitive. Non è un problema di crisi di mercato, di avidità degli azionisti e cose simili.

Ma come potrebbe essere diversamente, visto che gli uomini (che costruiscono o distruggono) sono essenzialmente le risorse cognitive di cui dispongono?

Specifico.
Il management della FIAT usa, come risorse cognitive di riferimento, conoscenze strategico-organizzative del tutto inadeguate. Se questo è vero, allora l’alternativa è semplice: se il management cambia risorse cognitive, l’azienda si salva. Anzi viene valorizzata la sua presenza in Italia. Se continua ad usare le risorse cognitive attuali, sarà costretta a chiudere presto in Italia e sarà nei guai, sul medio termine, anche fuori Italia.

Più in dettaglio.

Dal punto di vista organizzativo FIAT ha come riferimento il Word Class Manufacturing System (WCMA). Bene, si tratta di un modello organizzativo che non considera quelle che sono le dimensioni fondamentali dell’organizzazione: le risorse cognitive (razionali ed emozionali) di cui dispongono le persone, le loro reti di relazioni sociali, la cultura informale dell’organizzazione. Se il management FIAT accettasse di esplorare queste dimensioni, scoprirebbe che, proprio in Italia, sarebbe possibile costruire un nuovo modello produttivo incredibilmente più efficace, efficiente e flessibile dell’attuale Word Class Manufacturing System.

Dal punto di vista strategico, FIAT ha come riferimento lo schema teorico della competizione che, da un lato, è un vero e proprio schermo contro l’innovazione radicale e, dall’altro, costringe a costruire quelle prassi competitive che oggi stanno distruggendo la capacità di produrre cassa di tutti i produttori di auto. Tipico è la convinzione del tutto rinunciataria “E’ colpa del mercato”. Se si riesce a superare la schema della competizione si riesce a ricordare che sono le imprese che costruiscono Il mercato. E non solo. La FIAT del dopoguerra ha dato l’imprinting allo sviluppo di tutto il nostro sistema industriale ed infrastrutturale.

Se il Management FIAT tentasse, almeno, di esplorare i più attuali schemi di riferimento 
strategico-organizzativo, forse, si aprirebbe loro uno spiraglio di luce (un nuovo mondo da esplorare) che potrebbe, ad esempio, portarli a riuscire a costruire una nuova alleanza strategica con il Paese.

Ovviamente, le stesse conoscenze dovrebbero essere disponibili a Banche, Sindacati, Governo.

Obiettivo di questa mia lettera è proporre questa nuova prospettiva a tutti gli stakeholders del sistema industriale italiano.

Propongo a chi fosse interessato, la seguente  documentazione di supporto.
Un documento “emotivo”, dal titolo “FIAT e Lavoratore Progettuale”, che raccoglie i post pubblicati fino ad ora nei nostri Blog.
Un documento, più dettagliato, dal titolo “Per una imprenditorialità aumentata” che descrive il ruolo delle risorse cognitive per costruire sviluppo.

La ringrazio e porgo i miei più cordiali saluti.

Francesco Zanotti

lunedì 31 gennaio 2011

Di lontano, di sfuggita, un comizio della FIOM:non distruggete tutto con le ideologie!

di
Francesco Zanotti

Passando Venerdì 28 gennaio in P.zza Duomo, a Milano, ho ascoltato la chiusura di un comizio della FIOM. E mi è venuta spontanea la voglia di urlare: piantatela di buttare via tutto per adorare idoli ideologici … E l’urlata non sarebbe stata diretta solo alla FIOM.

Certamente, la Dirigenza della FIOM, soprattutto quella storica, si fa guidare da scorie ideologiche di un passato che dovrebbe essere lasciato quieto nei libri di storia. Ma in questa FIOM ho ascoltato anche il vento nuovo della voglia nuova di un nuovo mondo che potrebbe rompere per sempre con il passato.
Purtroppo, a sostenere la vecchia ideologia anti impresa ed a permettere che essa soffochi tutte le voglie di nuovo, che in una società complessa serpeggiano in ogni gruppo umano, da’ un gigantesco contributo un’altra posizione altrettanto ideologica e superata: quella di Marchionne.
Credo che occorra avere il coraggio di dirlo forte: Marchionne rappresenta una visione del mercato e dell’organizzazione, della persona umana e della società che sono, oltre che economicamente devastanti, anche scientificamente superate.

lunedì 17 gennaio 2011

La FIAT: né sì, né no…Ma: diverso!

di
Francesco Zanotti

La tesi che voglio proporre all’attenzione del lettore è brutalmente semplice.
Non ha vinto nessuno. Due classi dirigenti (quella FIAT e quella Sindacale) hanno scelto di scontrarsi. Così hanno aggravato il problema e sono riusciti a nascondere a tutti quella grande opportunità che è costituita dalle nuove conoscenze disponibili per costruire una nuova impresa e nuovi mercati, per ripensare in modo radicalmente diverso dal passato alle sfide del cambiamento strategico ed organizzativo. E per impostare in modo radicalmente diverso l’annosa, dibattuta, ma mai vinta sfida della rappresentatività.

Ecco la “dimostrazione” della mia tesi. Che inizia con il raccontare una storia …

Si narra che in una grande azienda metalmeccanica vi fossero due operai che, ad ogni cambio di attrezzo di una certa macchina, si impegolavano in discussioni lunghe e difficili. Ad ogni spettatore di queste dispute la materia del contendere sembrava sempre molto flebile. Immediatamente, si intuiva che la contrapposizione di contenuto era solo uno strumento per esprimere il disagio che queste due persone provavano nel relazionarsi tra di loro.

Questa diatriba a puntate generava problemi non solo di produttività, ma anche di sicurezza e di qualità del prodotto.

In ogni giornata lavorativa di “grane”di questo tipo se ne manifestavano a bizzeffe, in ogni angolo dell’organizzazione. Solo per fare qualche altro esempio, ma davvero solo qualcuno: opinioni diverse, ma rigide ed ideologiche, che portavano a scontri continui; scorie ideologiche che generavanopregiudiziali atteggiamenti anti-impresa, desideri di auto realizzazione che si sfogavano in trasgressione delle regole, comprese quelle di sicurezza; meccanismi sociali negativi come la ricerca dal capro espiatorio, il formarsi di gruppi chiusi, difensivi.

Tutte queste “grane” erano la causa più rilevante di scarsa produttività, scarsa sicurezza, scarsa qualità. Come si dice oggi, queste grane erano l’ostacolo più rilevante all’acquisizione di competitività.

Come ha affrontato il problema questa impresa?

lunedì 10 gennaio 2011

Costruite stille di Rinascimento …altro che competitività e riforme.

di
Francesco Zanotti

Credo che uno degli articoli più belli del Sole 24 Ore del 2010 sia quello,a firma di Parag Khanna, Senior ResearchFellow presso la New America Foundation,  apparso il 29 dicembre dal titolo “Cina, India, America tra Bisanzio e Medio Evo". Il titolo non lascia capire la profondità del messaggio. L’autore, sinteticamente, sostiene che come la romanità si è andata spegnendo nel Medioevo, all’interno del quale, però, sono nati i germi del Rinascimento, così la società industriale si sta spegnendo nel suo medioevo, che è la nostra società attuale. Ovviamente, la speranza e l’impegno è che in questa società vi siano i germi di un secondo Rinascimento.

Ovviamente, un nuovo Rinascimento non può essere ottenuto da nessuna pianificazione centrale, come, spero, tutti riconoscano. Ma non può essere generato neanche attraverso i due miti del nostro tempo (miti medioevali, io credo) della competitività e delle riforme istituzionali. Ambedue queste strategie sono, come abbiamo detto spesso, strategie di conservazione che, di fonte alla esigenza di costruire una nuova società, non possono essere che esiziali.

venerdì 24 dicembre 2010

La Riforma dell’Università, l’accordo FIAT ed un impegno


Ieri (23 dicembre 2010) è stata approvata la Riforma dell’Università ed è stato siglato l’accordo per Mirafiori (con esclusione della FIOM). Purtroppo nessuno collega i due fatti. Una buona parte degli italiani li considera risultati importanti. L’altra parte è pronta a combatterli. Ovviamente, dopo la tregua del panettone che garantirà il giusto riposo sia ai siglatori ed approvatori sia ad oppositori.
Io credo, invece, che i due documenti (la riforma e l’accordo) abbiano radice nella stessa cultura, oramai superata. Una cultura che genera ideologie povere che si contrappongono. Una cultura che genera, quindi, conflitti, invece che progressi, una cultura che dobbiamo superare il prima possibile.

Qualche flash …

lunedì 25 ottobre 2010

Ho ascoltato l’intervista di Marchionne …

Ieri sera (24 ottobre), Marchionne da Fabio Fazio a “Che tempo che fa”. Un Signore calmo, pacato con gli occhi che cercano nel profondo. Un ragionare pulito e semplice. Certamente nessun dubbio sulla propria visione. Caso mai mille dubbi sugli altri: dall’Italia nel suo complesso ai sindacati. Contemporaneamente, grande fiducia nella sua gente: la maggioranza di coloro che lavorano per lui (sostiene che solo il 13% dei dipendenti FIAT sono iscritti alla FIOM-CGIL) sono dalla sua parte ed è loro il merito del successo della FIAT.
Non è che il suo racconto non sia stato efficace. Anzi, è sembrato linearmente indiscutibile: la competizione ci costringe a cambiare il nostro modo di lavorare e anche il nostro modo di essere complessivo. Se non accettiamo questa sfida di cambiamento non possiamo più fare i metalmeccanici. Poi, aggiunge, rivolto alla sua gente: datemi una mano in questo cambiamento, così da diventare competitivi almeno come i nostri concorrenti europei e io mi impegno a portare i salari al livello degli Operatori dei nostri stessi concorrenti.
A questo punto, anche Fazio ha alzato bandiera bianca: ok ha ragione lui. In realtà, le domande di Fazio sono state sempre benevole, quasi soggiogato dal fascino dell’uomo che ha osato ed ha vinto.

Io non credo abbia completamente ragione Marchionne. Ha ragione anche lui. Così come hanno ragione i cosiddetti estremisti. Ed anche tutti coloro che altalenano tra questo due poli. Ma come è possibile? Dicono tutti cose diverse, opposte …

...continua

Ce ne stiamo accorgendo a colpi di crisi ricorrentesi in ogni dimensione dell'umano. E' evidente che dovunque guardiamo c'è qualcosa che, gravemente, non va: lo sviluppo economico, la povertà, il rapporto con la natura, la soddisfazione sul lavoro e le profonde esigenze di realizzare una vita degna... E allora vogliamo smetterla di denunciare il passato? Sta diventando stucchevole cercare l'ennesimo cantuccio della stanza della società industriale e scoprire ancora una volta l'accumularsi di una polvere. E' il momento di lasciar riposare per un po' la denuncia e la protesta anche perché, se siamo onesti, dobbiamo chiederci: ma noi dove eravamo in questi anni?

Vivevamo su Marte e improvvisamente siamo tornati sulla terra ed abbiamo scoperto che quegli inetti di terrestri, dopo la nostra denuncia, non aveva fatto nulla. E tocca ancora a noi risvegliare le coscienze? Certo che no! Noi abbiamo vissuto immersi in questa società. Sono anche le nostre azioni che hanno mantenuta chiusa la stanza. Lasciando accumulare e incancrenire polvere. Viene quasi da dire: l’accumularsi e l’incancrenirsi ci fa comodo perché la nostra unica competenza era il contestare. Visto che sul costruire abbiamo dato tutti pessima prova.
E non si dica che qualche potere forte, da qualche parte ha impedito che le nostre folgoranti idee liberassero la stanza dalla polvere dell’ingiustizia, del privilegio … Quelli che sembrano poteri forti lo sono solo di fronte alla nostra incapacità di costruire alternative.
Cara e vecchia società di tutti noi, dunque. Che ci ha permesso di superare secolari infelicità … Certo non tutte, certo non a tutti, certo non ugualmente, ma molto.
Cara e vecchia società dalla quale ora dobbiamo allontanarci con un pizzico di nostalgia. Portandoci dentro lo zaino che accompagna ogni viaggio tutto quello che di buono ha prodotto.
E con il passo che diventa sempre più baldanzoso a mano a mano che diventa chiaro il luogo, la nuova società verso la quale siamo diretti ..
Ma verso quale luogo vogliamo dirigerci? Quale nuova società vogliamo costruire?
Noi certo non lo sappiamo! Sappiamo solo come fare a costruirla!

Allora la nostra proposta è strana. Non abbiamo soluzioni, linee politiche, idee originali. Ma un metodo con il quale generarle.
Primo passo di questo metodo: cambiamo i linguaggi. Secondo usiamo questi nuovi linguaggi per progettare insieme .. Accidenti, mi rendo conto che mi sto avventurando in un sentiero accidentato …
Allora provo con una storiella. Pensiamo di indossare occhiali verdi e di dover dipingere una parete di un nuovo colore: il verde ci ha seccati. Ai nostri piedi abbiamo una vasta gamma di barattoli di vernice. Ma tutti i colori ci sembrano gradazioni del verde. E, così, piano piano ci sembra inutile ridipingere una stanza di un nuovo colore che potrà essere solo una gradazione di verde. Accidenti ai poteri forti che ci costringono a dipingere sempre e solo di verde …
Ma poi arriva qualcuno che ci convince che un certo barattolo contiene il rosso. Ma apparirà rosso solo quando lo stendiamo sulla parete … Così, spinti da nuova fiducia e dalla voglia di avere nuova fiducia, cominciamo a dipingere. Ma, anche dopo averlo steso sulla parete, quel colore continua ad essere l’ennesima gradazione del verde. Allora la nostra collera e massima: certo solo un grande complotto di qualche potentato molto potente ci può costringere a naufragare in un mare di verde …
Maledetti poteri forti .. .
Così attiviamo un Gruppo antiverde. Che, innanzitutto, continua ossessivamente a dimostrare che tutto è di quel verde che, oramai invece di speranza, sta a segnalare schifezza. E poi cerca di buttare via tutti i barattoli …
Cosa significa partire dai linguaggi e dal metodo per usarli?
Significa togliersi gli occhiali verdi. E riuscire così a scoprire che tutti i barattoli sono effettivamente di mille colori. Riuscendo a vedere mille colori rinasce davvero la speranza di poter dipingere diversamente la stanza. Ma non possiamo stare senza occhiali ed ogni tipo di occhiale, anche il più sofisticato, altera i colori … Anche il rosso più sfavillante sarà, poi, sempre, ideologicamente, rosso … Ed allora che fare? Impariamo a cambiare occhiali quando vogliamo vedere cose diverse. Ma, poi, come dipingiamo quella stanza? Inevitabilmente tutti insieme con occhiali diversi. Perché ognuno può portare un solo tipo di occhiali per volta. E per fare della stanza un capolavoro, sono necessari tutti i colori. Quando il dipinto a mille mani sarà finito potremmo vedere un miracolo che piacerà a tutti e che tutti potranno vederlo in modo sempre diverso. Basterà indossare gli occhiali degli altri e se ne scoprirà un bellezza diversa.
Allora il nostro programma è molto semplice. Apparirà forse banale e ininfluente: diffonderemo nuovi linguaggi ed attiveremo gruppi progettuali che li useranno per progettare i mille aspetti di una nuova società.
I linguaggi sono i modelli e le metafore che nell'ultimo secolo, provenendo sostanzialmente dalle scienze della natura, si sono aggiunti a quelli tipici della società industriale.
Il metodo con il quale li useremo sarà Sorgente Aperta …
Ma perché “balbettanti”? Perché nel progettare un nuovo mondo ci rendiamo conto che il primo esprimersi non sarà che un balbettio. E, perché “poietici”? Perché il balbettio dovrà essere fecondo. Si trasformerà certamente in storie che cominceranno ad essere vissute.
Allora anche questo manifesto è un balbettio poietico? Certamente. Speriamo di doverlo riscrivere al più presto meno balbettante e più fecondo.