martedì 25 dicembre 2012

L’Amor che move il sol e l’altre stelle


di
Francesco Zanotti


Sono un grumo di materia molliccia che nasce dalla Natura e dalla Storia. Ritornerò Natura e sarò un episodio della Storia. Spero di diventare un frammento di quel “Amor che move il sole e l’altre stelle” …

martedì 18 dicembre 2012

Vuoi provare a fare un’auto statistica?


di
Francesco Zanotti

Caro VIP … economico, sociale, politico istituzionale, prova a fine anno a fare una statistica semplice, ma rivelatrice. Quando ti squilla quel telefonino che tieni così riservato, quante volte rispondi ad uno sconosciuto che ti propone una nuova idea, una scoperta, una storia di futuro che ti mobilita la mente ed il cuore? Quante volte vieni considerato il terminale naturale dell’innovazione profonda? Oppure quante volte ti trovi immischiato nel gioco dei quattro cantoni? Sì, nello spostamento di pedine sullo scacchiere della conservazione, del mantenimento degli equilibri, nelle battaglie di potere?
Caro VIP, spero per tutti noi, per il tuo futuro, per il futuro del nostro Paese che la risposta sia almeno 15% innovazione, 85% equilibrio e potere …

venerdì 14 dicembre 2012

Il rifiuto cosmico


di
Francesco Zanotti

Si comincia a capire che di “sacrifici” si muore. Si esorta a cercare la crescita. Ma le classi dirigenti non sono in grado di fare proposte. Leggete un quotidiano e cercate proposte, progetti sulla prima Pagine. Al massimo vi sono “esperti” che  urlano l’esigenza di fare qualcosa.
Sì, forse esistono proposte da parte di qualcuno, ma sono di ristrutturazione, di conservazione.
Il peggio, però, sta altrove. Non solo non esistono progetti e proposte, ma esiste una spasmodica difesa da parte delle classi dirigenti dei progetti che nascono non da loro e dalle conoscenze che (di cui non dispongono) ne possono generare altri.
Occorre dire alle classi dirigenti (innovatori urlanti e mediatici, compresi) di piantarla di difendere il loro essere classe dirigente con un rifiuto cosmico che paghiamo tutti. Purtroppo, e letteralmente per molti, con la vita.

martedì 11 dicembre 2012

Reprint: Il prof. Monti non può che fallire… Reprint con una aggiunta


di
Francesco Zanotti



Il 17 novembre dell’anno scorso ho pubblicato un post nel quale prevedevo il fallimento di Monti per ragioni completamente diverse da quella che proponevano tutti gli altri oppositori. Oggi mi permetto di riproporre all'attenzione quel post sottolineando con forza che nessuna delle cause di insuccesso è stata rimossa.
Anzi, tutte si sono consolidate, quasi ideologizzate.
Lo dimostra, tra mille altre cose, l’affermazione, sentita ieri sera al TG1, un po’ stizzita, non certo serena, di Monti: tutti quelli che si intendono un po’ di economia  dovrebbero… Non ricordo cosa di specifico dovrebbero fare, ma il risultato era chiaro: continuare l’azione del Suo Governo (sottinteso: con lui al comando).
Egregio professore l’economia non è una scienza alla quale appellarsi per “calcolare” il bene ed il male come nella fisica classica si calcola il movimento di palline e pianeti... basta che non siano troppi. E’ un pateracchio di “pseudo leggi” che non hanno alcun fondamento. Che senso ha richiamarsi a intenditori di fumo? Non è certo il suo caso, ma fa venire il sospetto che a vender fumo qualcuno (richiamare l’autorevolezza di una scienza che non ha nulla di scientifico) “ci abbia la sua bella convenienza”.
Purtroppo le cause di fallimento di Monti ce le portiamo dietro quasi fatalmente e i protagonisti della prossima campagna elettorale non sanno neanche che sono loro a costruire la crisi.

Ecco il post del 17 novembre 2011 con una aggiunta finale.

Perché non può che fallire?

Innanzitutto perché il programma che si propone di realizzare non ha nessuna influenza sulle cause della crisi attuale. Non siamo di fronte ad una crisi finanziaria, ma alla crisi di un modello di società. Il programma del nuovo governo non vuole avviare un processo di progettazione di una nuova società, ma vuole cercare di far funzionare meglio la società attuale. Compito impossibile anche (certamente non solo) per banali limiti fisici. La natura non sopporta un’ulteriore crescita dell’attuale società industriale.

Poi perché la conoscenza da cui parte (l’economia) è una pseudo scienza che vuole scimmiottare, irragionevolmente, la fisica classica. Si tratta di un corpus di conoscenze da ricostruire integralmente. Da ricostruire perché suggerisce azioni di ristrutturazione, invece che di riprogettazione.

Ancora: perché non ha cambiato il metodo di governo. E’ vero che si propone di consultare, far partecipare, ma sono buone intenzioni generiche. Il Governo di una società complessa richiede che chi governa avvii processi di creazione sociale di nuove realtà. Con tutto il rispetto, la formazione e le esperienze del prof. Monti non hanno nulla a che fare con i processi di creazione sociale. Voglio dire che, anche se le cose che vuole fare fossero corrette, non riuscirebbe a farle per “incompetenza processuale”.

Da ultimo non ci riuscirà perché nessun grande sviluppo può nascere da sacrifici (proposti da una classe dirigente che non farà alcun sacrificio) e azioni impopolari. Un grande sviluppo nasce da un movimento di popolo che si incammina verso una nuova storia. E certamente non sarà il prof Monti a risvegliare la voglia di un futuro diverso in un popolo che oggi sembra davvero un volgo disperso.

Ecco l’aggiunta finale. Perché non opponiamo a tutti i ragionamenti delle Agenzie di Rating un Progetto Paese alto e forte, che nasca da una Progettualità di Popolo?


venerdì 7 dicembre 2012

Requiem...

...per la società industriale
di
Luciano Martinoli
l.martinoli@cse-crescendo.com

Di ritorno dall'ennesimo convegno sulla "crisi". 
"Crisi".
Parola che ci trae in inganno, già nella sua morfologia nasconde la sua natura multipla: è identica sia al singolare che al plurale.
E infatti si è parlato di crisi economica, finanziaria, sociale, umana, di valori, di conoscenze, di diritti...
Voglio allora solo apparentemente cambiare discorso parlandovi di una persona, non una in particolare ma una qualsiasi che, però,  non sta bene. 
Ha una aritmia cardiaca seria, difficoltà di respiratorie, è diabetica, si sta debilitando. Da alcune settimane è a letto, mangia poco e, quindi, perde peso. In parole povere è in "crisi".

giovedì 6 dicembre 2012

La luce negli occhi


di
Francesco Zanotti

Non abbiamo bisogno di ragionieri gabellieri. Abbiamo bisogno di Maestri. Maestri che sappiano accendere la luce negli occhi dei giovani. Camminate per le strade (reali o virtuali) quanta luce vedete negli occhi dei giovani?
La luce negli occhi dei giovani la si accende con la conoscenza. Allora che i governanti siano Maestri. Che sappiano raccogliere e diffondere la conoscenza che esiste nel mondo e che ragionieri e gabellieri neanche immaginano.
Poi ci penserà la luce. Rischiarerà il futuro cammino dei giovani come l’alba, quando rischiara un mare che la notte aveva nascosto e che ora invita a navigarlo.
Ma rischiarerà anche il tramonto di noi che giovani non siamo più. Quasi ad aprire la porta ad altri mari. Ma rischiarerà il tramonto, farà vedere altri mondi solo a coloro che saranno riusciti ad essere Maestri.

martedì 4 dicembre 2012

Ma dove vogliamo andare???


Ovvero: sintesi dell’attuale competizione politica

di
Francesco Zanotti

La prima cosa da dire è che è drammatico il dover subire una competizione elettorale quando servirebbe una alleanza progettuale per costruire un Progetto di Sviluppo per il Paese.
Ma so che alla nostra classe dirigente non passa neppure per il bugigattolo vicino all’anticamera del cervello il rinunciare a scazzottarsi per lunghi mesi.
Ed allora guardiamo alle “armi” con cui ci si scazzotterà. Banali: il candidato più giovane possibile, il cambiamento come slogan retorico perché nessuno ha un Piano complessivo e concreto di cambiamento, lo spostamento degli equilibri come strategia.
E’ ovvio che, se è questo il tipo di scazzottamento a cui assisteremo, sarà del tutto indifferente chi vincerà. Chiunque sarà il vincitore, si troverà di fonte ad una sfida (quella di definire un Piano di Sviluppo per il nostro Paese) che è del tutto impreparato ad affrontare. E il definire un Piano di sviluppo non sarà neanche immaginata come necessità. L’occupazione principale dei vincitori sarà rinfacciare la sconfitta ai perdenti. L’occupazione principale dei perdenti sarà quella di cercare la rivincita verso i vincitori. Amen 



domenica 2 dicembre 2012

Salvare i musei e … Isaac Asimov


di
Francesco Zanotti

Si deve a Isaac Asimov, professore di biochimica oltre che scrittore di fantascienza la grande Saga della Fondazione. La storia dell’Impero Galattico in disfacimento.
Un Eroe epico, Salvor Hardin, cerca di contrastare questo declino attraverso una nuova conoscenza: la psicostoria. E’ una teoria matematico-statistica che permette di prevedere le dinamiche di grandi popolazioni umane e suggerisce il modo di indurre cambiamento in queste dinamiche. Usando la psico-storia, riesce a costringere un Impero decadente a fondare una Fondazione, all’estrema periferia della galassia, che ha come obiettivo quello di riattivare un processo imprenditoriale (l’espressione è mia) a livello economico, sociale, politico e culturale per riaccendere il fuoco dello sviluppo e generare un nuovo Impero. Non sarebbe stato possibile fare questo, al centro della galassia, sul pianeta Trantor, centro di Governo dell’Impero e sede dell’Imperatore. Neanche usando la psico-storia.
Bene in uno dei primi capitoli della vita di questa Fondazione, accade che arrivi su Terminus (il pianeta alla periferia della Galassia sede della Fondazione) un rappresentante dell’Imperatore. Asimov racconta un dialogo tra questo Signore (Lord Dorwin) e il primo capo della Fondazione (il dott. Pirenne). E’ necessario dire che il dott. Pirenne era stato scelto dalla nomenclatura dell’Impero, ne condivideva, quindi, i valori. Ma su Terminus si era sviluppata, era emersa, una nuova classe dirigente (guidata dal Sindaco di Terminus, Salvor Hardin) che aveva valori diversi. Sempre usando il mio linguaggio, valori di intraprendenza che si opponevano ai valori di conservazione dell’Impero impersonati in Pirenne e Dorwin. La conversazione che racconta Asimov aveva come tema: quale è il pianeta di origine dell’umanità? Si perché in quel lontano futuro, dove si era formato un Impero galattico, si erano perse le memorie delle origini.
Dorwin raccontava come svolgeva le sue ricerche per scoprire il Pianeta d’origine: consultava quello che gli archeologi del passato avevano scritto. Il rimestare vecchie conoscenze e rinunciare alla ricerca di nuove conoscenze. Una paura atavica di nuove conoscenze, adagiati nel mondo del passato … Il dott. Pirenne annuiva compiaciuto. Salvor Hardin replicava scandalizzato. Il risultato fu che il dott. Pirenne non si accorgesse per nulla di quanto stava accadendo su Terminus: l’emergere di una nuova società. E fu dolcemente, senza alcuna violenza, scalzato dal potere, libero di tornare alla contemplazione del passato, ma senza fare danno al presente ed al futuro.

Torniamo a noi. Anche noi vogliamo conservare il passato: il nostro patrimonio artistico e culturale. Cosa, ovviamente buona e giusta. Ma non basta. Soprattutto se questo voler conservare si accompagna ad un rifiuto, altrettanto deciso, come quello di Pirenne e Dorwin, delle nuove conoscenze che stanno emergendo in ogni dove.

lunedì 26 novembre 2012

Né programmi, né vittorie, ma progettualità attuabili


di
Francesco Zanotti




Oramai è chiaro, una società complessa non è governabile dall’Alto. Un Governo è capace di imporre tasse, ma non di generare sviluppo.
E’ inutile sostituire un Governo con un altro. E’ anche inutile cercare un Governo trasgressivo (Grillo, Vendola etc.).
Questo significa che le energie buttate nelle campagne elettorali (dove si cerca la vittoria, ufficialmente per realizzare programmi) sono uno spreco, generano illusioni ed aggravano la crisi attuale.
Per Governare verso lo sviluppo occorre una modalità di Governo radicalmente diversa.
Il punto di partenza non può che essere costituito da progetti locali, intensi ed autofinanziantesi. Non si deve chiedere nulla al Governo, tanto nulla potrebbe dare. Poi un Governo culturalmente diverso costruirà una società sintesi.
Detto diversamente, occorre attivare un processo emergente che parta da individui e gruppi “locali” (non solo gruppi geografici). Poi il Governo farà sintesi.
Il problema è che oggi ci sono solo progettini piccoli piccoli che, per di più, cercano di essere “mantenuti”.
Allora il problema è sempre e solo la conoscenza. Noi siamo le nostre risorse cognitive. Se riusciamo a fare solo progetti banali, significa che le risorse cognitive di cui disponiamo ci impediscono di guardare lontano dal presente e dal nostro “particulare”. Il progetto dell’Expo della Conoscenza che proponiamo intende diffondere una nuova conoscenza capace di diffondere nuove conoscenze capaci di far individuare e costruire una nuova società.

venerdì 23 novembre 2012

Irresponsabilità del non conoscere


di
Francesco Zanotti

Il tema è semplice: uno dei guai più rilevanti che dobbiamo affrontare è che nei dibattiti economici, sociali e politici non si tiene conto delle conoscenze esistenti. Il risultato è che si propongono analisi superficiali e soluzioni che sono peggiori dei mali.
Solo qualche piccolo esempio.
Nel dibattito su come rilanciare il nostro sistema economico non si tengono conto delle conoscenze e delle metodologie di strategia d’impresa. Altrimenti non si parlerebbe di competitività (o, peggio, di produttività), ma si parlerebbe di progettualità imprenditoriale. Altrimenti il problema del rapporto banca-impresa sarebbe impostato sulla stessa progettualità imprenditoriale e non sfocerebbe in problematiche e  continue ristrutturazioni del debito.
Nel dibattito su come ristrutturare le imprese non si userebbe una teoria della comunicazione (quella di Shannon) che va bene per i segnali elettrici, ma non per la comunicazione umana.
Nel dibattito politico si userebbero i concetti di chiusura autoreferenziale e di accoppiamento strutturale per capire le dinamiche politiche odierne e la si pianterebbe con la fatica inutile, dispendiosa e conflittuale di proporre “razionalmente”, invece di fare emergere socialmente, nuove istituzioni.
Non solo non si usano mille conoscenze che sarebbero decisive, ma non si accettano neanche suggerimenti ad utilizzarle …
Immaginate cosa succederebbe se, ad esempio, i medici rifiutassero la conoscenza medica esistente …
Conclusione? Una banale: l’ignoranza (“tecnica”. Cioè il non sapere) ci sta creando guai. Sarebbe bene eliminarla …

mercoledì 21 novembre 2012

Corriere, prima pagina, oggi: come si contribuisce a costruire la crisi


di
Francesco Zanotti

I titoli della prima pagina del Corriere di oggi:

  • Un primato avvilente
  • Scatta l’ora delle redditest. Befera: un milione di famiglie dichiara quasi zero, ma spende di più
  • Ma il fisco semplice rimane un sogno
  • Auto, mutui, terme, la prova della verità
  • Le piccole imprese un’occasione (smarrita)
  • Così i partiti bloccano il decreto del governo sul taglio delle Province (commento birichino: curiosa la maiuscola a Province e non a governo)
  • Ancora fuoco aspettando la tregua
  • I sequestratori e la pista dei soldi in Svizzera
  • Cappellano del carcere abusava dei detenuti
  • Noi cattivi padri sindacalisti dei figli
  • Ora la Juve corre anche in Europa.
Escluso il titolo sulla Juve, solo disastri, minacce, guerre, scandali.
Egregio Direttore, non è questa la fotografia dell’Italia. Ci sono tutte queste cose, ma vi sono anche moltitudini di persone che stanno progettando e costruendo meraviglie. Il non dare loro spazio, cioè legittimazione, sostegno possibilità di fare rete, di trovare investitori, è un vero e proprio contributo a perpetuare, anzi aggravare la crisi che stiamo vivendo.
Noi siamo titolari di un Progetto che abbiamo definito Expo della Conoscenza e che le mando in copia. Potrebbe essere decisivo per costruire sviluppo. Ma nessun giornalista ha tempo di leggerlo, tanto meno di scriverne, impegnato a cantare “le donne i cavalier, l’armi e gli amori” e neanche sfiorare “le audaci imprese” che ci potrebbero portare fuori dalla crisi. 

lunedì 19 novembre 2012

Insopportabili egoismi, denunce consolatorie … proposte da costruire


di
Francesco Zanotti

Una riunione sconfortante. Non ha importanza dove e con chi. Supponete nel pianeta più lontano della più lontana stella di una sperdutissima galassia con alieni rigorosamente verdi e dotati di antennine.
Ma una riunione rivelatrice, che è valsa la pena di vivere, anche al costo di andare su quel pianeta.
Ne è valsa la pena perché è stata come una folgorazione. Una visione di quanto la crisi sia costruita dalla nostra vita di tutti i giorni. La nostra vita di tutti i giorni non solo indifferente alla miseria, ma costruttrice di miseria. Ah sì, scusate, parlo della vita di quel pianeta, ovviamente.

I partecipanti: persone culturalmente avvertite e socialmente impegnate … , ma a mezzo servizio.

Impegnate a mezzo servizio perché solo nei tempi veramente morti della vita. Quelli che la vera vita, cioè il piccolo particulare nel quale ci si sente a proprio agio, lascia insopportabilmente scoperti. Con la voglia di riempire subito questi tempi morti con altro particulare che fino ad oggi non siamo riusciti ad avere. E il buttarsi (un po’) nel sociale ha l’obiettivo di esorcizzare qualunque rischio di usare questi “tempi morti” per riflettere sulla nostra vita, sulla conoscenza, sulla generosità e la gratuità dell’impegno.

Culturalmente avvertire (sempre a mezzo servizio), ma per la lettura di qualche saggetto alla moda … Spesso e volentieri di qualche saggetto di denuncia. Oggi la denuncia è davvero insopportabile.

venerdì 16 novembre 2012

Agire subito ed ora … perché non ascoltarci?


di
Francesco Zanotti


E’ il messaggio comune che Roberto Napoletano e Armando Massarenti propongono oggi nei loro due articoli sul Sole 24 Ore. Agire subito riguardo alla ricerca, alle semplificazioni, al patrimonio artistico e naturale, richiede il Direttore Napoletano.

Ma non si dice cosa si può fare concretamente ora e subito. E’ solo un richiamo a che comincino a fare altri. Cioè il Governo.

Noi - Associazione per l’Expo della Conoscenza - abbiamo sviluppato un Progetto che abbiamo denominato come la nostra Associazione: Expo della Conoscenza. Esso indica una via da percorrere subito. Mobilitando la società, senza attendere interventi dall'alto che oggi sono impossibili.
Forse, al massimo, saranno possibili dopo le elezioni, supponendo che dalle elezioni esca una maggioranza forte ed autorevole, dotata di ampio consenso sociale … E, già nello scrivere, mi sembra una ipotesi non proprio probabilissima.
Ma, anche se fosse davvero dopo le lezioni, non è quello il tempo del ”subito”.

Il nostro progetto potrebbe, per quel tempo, aver già svolto le sue due fasi iniziali, capaci di scatenare un nuovo sviluppo con qualunque Governo, in qualunque clima politico ... Visto che prescinde da Governi e Partiti che non sembrano gli attori più adatti a creare un clima politico positivo.


Il nostro progetto è una vera e propria strategia di sviluppo per il nostro Sistema Paese.

Esso nasce dalla scoperta che la società industriale è stata grande e feconda. Ma oggi si sta rivelando troppo primitiva e sta perdendo di senso. Occorre, quindi, avviare un processo di emergenza (dal basso) di una nuova società. Come fare? Facendo quello che è accaduto nel Rinascimento. Si è buttato nella società medievale una cultura diversa e grande: la cultura classica. Ed è nata una nuova intera civiltà.
Oggi possiamo fare immediatamente e consapevolmente (senza attendere che accada motu proprio) la stessa cosa: sostituire la visione del mondo che sta al fondo della società industriale (la visione propria della fisica classica) con la nuova visione del mondo che sta nascendo in ogni angolo delle scienze e delle arti. Buttiamo questa nuova visione del mondo nella società. Così facendo cambieremo gli “schemi cognitivi” di riferimento. Abbandoneremo quelli attuali che ci lasciano vedere solo crisi. E ne useremo altri che ci permetteranno vedere i nuovi cieli che stanno su di noi (ma che sono oscurati dalle nubi degli schemi cognitivi in uso) e la nuova terra che stiamo calpestando, ma che ci spaventa. Scoprendo i nuovi cieli, non ci spaventerà più la nuova terra ed inizieremo a percorrerla con passo emozionato.
Coraggio, buttiamo nella vecchia società una nuova visione del mondo e si scatenerà subito lo sviluppo di una nuova società.

giovedì 15 novembre 2012

Cultura e musealità


di
Francesco Zanotti

Oggi verrà presentato alla presenza del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano il Manifesto della Cultura “emerso” da alcuni gruppi di intellettuali, grazie all’azione del Sole 24 Ore.
Ho letto uno stralcio, pubblicato oggi sul Sole, dell’intervento che farà Andrea Carandini oggi in quella cerimonia.
Bene, è una difesa a spada tratta della concezione della cultura come conservazione di un patrimonio esistente. Leggetelo. E confrontatelo con il titolo: “Artefici di un nuovo Rinascimento”. Il Rinascimento appare solo alla fine come un’esortazione che non posso che giudicare retorica “Potremmo varare un secondo Rinascimento. Ma nessuno fino ad ora lo ha voluto e neppure lo ha fatto intravvedere”. La giudico retorica perché noi abbiamo proposto una via per costruire un nuovo Rinascimento. L’abbiamo definita Expo della Conoscenza. Nel nostro blog è accessibile una descrizione dettagliata di questa via e di come percorrerla. Ovviamente abbiamo già mandato, nel passato, questa proposta al Prof. Carandini che si è ben guardato dal rispondere. Caro Professore, non è vero che nessuno propone. Purtroppo è vero che chi dovrebbe ascoltare non lo fa! E il fatto che non lo faccia e proprio spiegabile grazie ad un “pezzo” pregiato della conoscenza disponibile: la teoria dei sistemi autopoietici. Ah, a proposito, non sarebbe forse necessario provare a esplicitare cosa si intende per cultura, conoscenza, scienza … Forse riflettendoci si scoprirebbe la via dell’Expo della Conoscenza.

martedì 13 novembre 2012

Albertini e Ambrosoli: facciamoli litigare?


di
Francesco Zanotti

Eh sì, altrimenti che noia la campagna elettorale. Ma sarà difficile riuscire a scatenare fulmini e saette … I due Signori la pensano in modo simile, si stimano reciprocamente … Sono due esponenti della cosiddetta società civile. Due persone per bene … Dobbiamo mettercela tutta per farli litigare, altrimenti che campagna elettorale è?
Ma, come bene dice Claudio Schirinzi sul Corriere dei giorni scorsi, oggi non basta essere per bene, è necessario un profondo cambiamento, e, quindi, questi Signori per bene dovrebbero anche indicare il cambiamento che vogliono realizzare. Mai i due non hanno ancora indicato quale cambiamento propongono …
Allora, perché, invece di spingerli a “leticare”, non li esortiamo a progettare insieme la Regione Lombardia prossima ventura? Vadano tutte e due per strade e piazze a cercare idee a stimolare progettualità sociale, invece di farsi tirare per i capelli per litigare urlando.

venerdì 9 novembre 2012

Una campagna elettorale virtuale


di
Francesco Zanotti

"Obama vince. E ora i vecchi problemi". E' il titolo a caratteri cubitali, in prima pagina sul Corriere di giovedì 8 novembre.
Credo che questo titolo sia l'indicatore più chiaro di quanto, pervicacemente, stiamo costruendo la crisi che diciamo di voler combattere.
La crisi non è nel mondo, gli autori della crisi siamo noi …
Proviamo a riflettere …
Ma cosa ha vinto Obama? Una gara tutta sua con un ricco signore. E tutte due, insieme, hanno speso miliardate di dollari e buttato mesi di tempo.
Ma era necessario perché rappresentavano due diverse visioni dell’America. Ma non è vero! Rappresentano la stessa visione del mondo (tipica della società industriale), sottolineando, forse interessi diversi. E il problema è proprio la cultura della società industriale che va cambiata. E’ figlia della fisica classica, cioè di una visione del mondo addirittura ottocentesca. Gli interessi diversi sembrano conflittuali perché la società industriale sta perdendo di senso e la “coperta” delle risorse che produce sta diventando troppo corta.
Lo dimostra anche la “scelta strategica” di Obama: mi metterò a studiare insieme al Governatore Romney come tirare fuori il paese dalla crisi. Perché come scrive il Corriere: i problemi sono quelli che c’erano (aggravati) prima della competizione elettorale. Ma non potevano mettersi insieme prima ed evitare di affliggerci con quella infantile e costosissima battaglia?

Mi sta venendo in mente una cosa: in Italia costruire un gruppo di persone che partecipa virtualmente alla campagna elettorale. Che non si candida perché così si è sicuri che non difende interessi. Ma che cerca di costruire sintesi tra le diverse proposte di tutti i contendenti. Per arrivare alla fine della campagna elettorale ad un Piano di Sviluppo per l’Italia.
Una campagna elettorale che diventa momento di progetto invece che di scontro …

lunedì 5 novembre 2012

Splendido … è un segno dei Tempi Futuri


di
Francesco Zanotti

Ho letto con ammirazione (per la lucidità, per il coraggio) l’articolo del Prof. Galli Della Loggia sul Corriere di sabato 3 novembre. Il titolo: Il notabile a disposizione.
Consiglio vivamente a tutti di leggerlo.
Egli sostiene che esiste una casta di notabili (e ne fa i nomi: Passera, Riccardi, Montezemolo, Ornaghi, Auci, Bonanni. Fino a dire che il loro “archetipo” è Giuliano Amato) che non si espone, rimane contiguo alla politica, ha un’autorevolezza dovuta all’essere in vista (non certo una autorevolezza di idee o risultati) e non si esprime quasi mai sui temi “caldi” del dibattito politico.
Cito la conclusione del Prof. Galli della Loggia perché esemplare: “La mentalità del notabile – odierna caricatura italiana della società civile - è precisamente questa … ‘Voi mi dovete eleggere non per ciò che io penso o propongo (quasi nulla), ma per ciò che io sono: per il mio “rango”. Che non deve essere riconosciuto da voi altri, plebe elettorale. Basta che lo facciano i miei pari: a voi, al massimo, non resta che sottoscrivere.”.
Bravo Professore. Io credo che tutto quello che nei nostri blog cerchiamo di comunicare risuona con sintonia profonda con il Suo pensiero. Diamoci da fare per diffondere questi che sono veramente pensieri rivoluzionari, per chi vuole costruire una rivoluzione della conoscenza e non delle armi.

giovedì 1 novembre 2012

Produrre “cose” nuove in modo nuovo


di
Francesco Zanotti

Leggo sul Sole 24 Ore un articolo di Alberto Orioli, pieno di buon senso … conservativo. Purtroppo (davvero purtroppo?) è necessario costruire un nuovo mondo ed ogni sforzo di conservazione del vecchio mondo aumenta le probabilità che il nuovo mondo nasca solo dopo una catastrofe.
Cosa dice il Nostro? Descrive “Tre segnali per la rotta competitiva”. Non li descrivo in dettaglio perché sono un po’ le cose che tutti riconoscono necessarie, ma che, poi, non si fanno, non si possono fare ... etc. Tipo: competitività, produttività etc. Per fortuna non si parla dell’ipocrita innovazione tecnologica. Ipocrita perché non si dice mai cosa sia. La si lascia a tecnologi e scienziati aspettandosi da loro una qualche miracolosa pietra filosofale che trasformi l’attuale arrugginito e “sferragliante” sistema industriale in oro.
Ecco, a me sembra che tutti i segnali indicati da Orioli, con l’aggiunta dell’innovazione tecnologica, parlino sostanzialmente di sforzi conservativi: orientati a fare funzionare meglio l’attuale sistema industriale.
Io credo che il problema sia quello di generare un nuovo sistema industriale che produca cose nuove in modo radicalmente nuovo.
L’esempio più eclatante è quello dell’auto.

lunedì 29 ottobre 2012

Tempus fugit e povertà


di
Francesco Zanotti

La necessità di avviare una nuova fase di sviluppo (dai non parliamo di crescita: è troppo volgare e fuorviante) non è contestata proprio da alcuno.
I nostri politici non perdono occasione di dire che di solo rigore si muore e che bisogna … ecco purtroppo loro parlano di crescita, ma per quanto devo dire va bene lo stesso.
Ecco, appunto i politici. Il discorso sul tempo riguarda proprio loro.
Immaginiamo che qualcuno di loro abbia una ricetta (sarebbe meglio un preciso progetto, non una ricetta) per costruire sviluppo. Non ce l’ha nessuno, viviamo di genericità velleitaria quando si tratta di proporre e non più di denunciare, ma supponiamo, proprio per assurdo, che qualcuno ce l’abbia.
Bene, quando potrà metterla in pratica? Calcoliamo il tempo.
Oggi siamo immersi nella stagione delle primarie, poi verranno le elezioni politiche, poi occorrerà formare il Governo, poi occorrerà trasformare questa ricetta in legge da far approvare dal Parlamento … ecco, siamo almeno a luglio del prossimo anno. Ecco, no, poi ci sono le vacanze … allora facciamo settembre con tendenza a slittare ad ottobre.
Calcolo finito: qualunque ricetta per quanto miracolosa sia, se tutto va bene, non potrà essere messa in atto prima di ottobre dell’anno prossimo.
Ma tutto non può andare bene ...

giovedì 25 ottobre 2012

Competitività e nulla …


di
Francesco Zanotti

Voglio dire che alla parola “competitività” non si riesce ad associare un significato preciso. Quindi, quando si dice che una certa azione, strategia aumenta la competitività del Paese, non può che scappare da ridere. Come si fa a sapere che adottando una certa strategia, facendo una certa riforma si aumenta una cosa (la competitività) che non si sa cosa sia?
Provo ad essere più esplicito e circostanziato. Un paio di giorni fa Il Sole 24 Ore ha pubblicato una classifica di competitività dei Sistemi Paese. Che l’Italia sia tra gli ultimi non sorprende. Sorprende, però, un'altra cosa …
Tutti sono convinti che aumentare la competitività del Sistema Paese generi crescita. Tutti dichiarano di essere impegnati ad aumentare la competitività del nostro Sistema Paese, così si genererà quella crescita che risolverà la crisi … Giusto? Allora prendiamo i Paesi che crescono di più, questi dovrebbero essere in cima alla classifica di competitività, giusto? Eccerto … come può essere diversamente?
Ecco, invece, è proprio diversamente. Secondo questa classifica, i BRIC, cioè i Paesi che crescono di più, non sono certo ai primi posti in questa scala di competitività, anche se sono tra i Paesi che crescono di più.
Ed allora?

...continua

Ce ne stiamo accorgendo a colpi di crisi ricorrentesi in ogni dimensione dell'umano. E' evidente che dovunque guardiamo c'è qualcosa che, gravemente, non va: lo sviluppo economico, la povertà, il rapporto con la natura, la soddisfazione sul lavoro e le profonde esigenze di realizzare una vita degna... E allora vogliamo smetterla di denunciare il passato? Sta diventando stucchevole cercare l'ennesimo cantuccio della stanza della società industriale e scoprire ancora una volta l'accumularsi di una polvere. E' il momento di lasciar riposare per un po' la denuncia e la protesta anche perché, se siamo onesti, dobbiamo chiederci: ma noi dove eravamo in questi anni?

Vivevamo su Marte e improvvisamente siamo tornati sulla terra ed abbiamo scoperto che quegli inetti di terrestri, dopo la nostra denuncia, non aveva fatto nulla. E tocca ancora a noi risvegliare le coscienze? Certo che no! Noi abbiamo vissuto immersi in questa società. Sono anche le nostre azioni che hanno mantenuta chiusa la stanza. Lasciando accumulare e incancrenire polvere. Viene quasi da dire: l’accumularsi e l’incancrenirsi ci fa comodo perché la nostra unica competenza era il contestare. Visto che sul costruire abbiamo dato tutti pessima prova.
E non si dica che qualche potere forte, da qualche parte ha impedito che le nostre folgoranti idee liberassero la stanza dalla polvere dell’ingiustizia, del privilegio … Quelli che sembrano poteri forti lo sono solo di fronte alla nostra incapacità di costruire alternative.
Cara e vecchia società di tutti noi, dunque. Che ci ha permesso di superare secolari infelicità … Certo non tutte, certo non a tutti, certo non ugualmente, ma molto.
Cara e vecchia società dalla quale ora dobbiamo allontanarci con un pizzico di nostalgia. Portandoci dentro lo zaino che accompagna ogni viaggio tutto quello che di buono ha prodotto.
E con il passo che diventa sempre più baldanzoso a mano a mano che diventa chiaro il luogo, la nuova società verso la quale siamo diretti ..
Ma verso quale luogo vogliamo dirigerci? Quale nuova società vogliamo costruire?
Noi certo non lo sappiamo! Sappiamo solo come fare a costruirla!

Allora la nostra proposta è strana. Non abbiamo soluzioni, linee politiche, idee originali. Ma un metodo con il quale generarle.
Primo passo di questo metodo: cambiamo i linguaggi. Secondo usiamo questi nuovi linguaggi per progettare insieme .. Accidenti, mi rendo conto che mi sto avventurando in un sentiero accidentato …
Allora provo con una storiella. Pensiamo di indossare occhiali verdi e di dover dipingere una parete di un nuovo colore: il verde ci ha seccati. Ai nostri piedi abbiamo una vasta gamma di barattoli di vernice. Ma tutti i colori ci sembrano gradazioni del verde. E, così, piano piano ci sembra inutile ridipingere una stanza di un nuovo colore che potrà essere solo una gradazione di verde. Accidenti ai poteri forti che ci costringono a dipingere sempre e solo di verde …
Ma poi arriva qualcuno che ci convince che un certo barattolo contiene il rosso. Ma apparirà rosso solo quando lo stendiamo sulla parete … Così, spinti da nuova fiducia e dalla voglia di avere nuova fiducia, cominciamo a dipingere. Ma, anche dopo averlo steso sulla parete, quel colore continua ad essere l’ennesima gradazione del verde. Allora la nostra collera e massima: certo solo un grande complotto di qualche potentato molto potente ci può costringere a naufragare in un mare di verde …
Maledetti poteri forti .. .
Così attiviamo un Gruppo antiverde. Che, innanzitutto, continua ossessivamente a dimostrare che tutto è di quel verde che, oramai invece di speranza, sta a segnalare schifezza. E poi cerca di buttare via tutti i barattoli …
Cosa significa partire dai linguaggi e dal metodo per usarli?
Significa togliersi gli occhiali verdi. E riuscire così a scoprire che tutti i barattoli sono effettivamente di mille colori. Riuscendo a vedere mille colori rinasce davvero la speranza di poter dipingere diversamente la stanza. Ma non possiamo stare senza occhiali ed ogni tipo di occhiale, anche il più sofisticato, altera i colori … Anche il rosso più sfavillante sarà, poi, sempre, ideologicamente, rosso … Ed allora che fare? Impariamo a cambiare occhiali quando vogliamo vedere cose diverse. Ma, poi, come dipingiamo quella stanza? Inevitabilmente tutti insieme con occhiali diversi. Perché ognuno può portare un solo tipo di occhiali per volta. E per fare della stanza un capolavoro, sono necessari tutti i colori. Quando il dipinto a mille mani sarà finito potremmo vedere un miracolo che piacerà a tutti e che tutti potranno vederlo in modo sempre diverso. Basterà indossare gli occhiali degli altri e se ne scoprirà un bellezza diversa.
Allora il nostro programma è molto semplice. Apparirà forse banale e ininfluente: diffonderemo nuovi linguaggi ed attiveremo gruppi progettuali che li useranno per progettare i mille aspetti di una nuova società.
I linguaggi sono i modelli e le metafore che nell'ultimo secolo, provenendo sostanzialmente dalle scienze della natura, si sono aggiunti a quelli tipici della società industriale.
Il metodo con il quale li useremo sarà Sorgente Aperta …
Ma perché “balbettanti”? Perché nel progettare un nuovo mondo ci rendiamo conto che il primo esprimersi non sarà che un balbettio. E, perché “poietici”? Perché il balbettio dovrà essere fecondo. Si trasformerà certamente in storie che cominceranno ad essere vissute.
Allora anche questo manifesto è un balbettio poietico? Certamente. Speriamo di doverlo riscrivere al più presto meno balbettante e più fecondo.