martedì 27 settembre 2016

De Rita insegna …

di
Francesco Zanotti

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Propongo all’attenzione il pensiero di De Rita da lui sintetizzato oggi sul Corriere della Sera. Saranno citazioni senza commento: si commentano da sole. E intristiscono perché sono vere.

“Per molte generazioni l’inizio di settembre è stato il tempo per investire in energie di intenzionalità (energie nel capire e fare progetti) in vista dell’avvio del nuovo anno di lavoro.”

“Se oggi mi guardo intorno …c’è poca voglia di capire cosa può succedere e di sviluppare volontà di dominare gli eventi prossimi venturi”.

“Le spiegazioni sono tante:
  • classi dirigenti sempre più scadenti
  • la cultura dell’adattamento agli eventi
  • l’accentuata articolazione delle sfide competitive racchiude gli imprenditori in dinamiche di nicchia non certo di tipo sistemico
  • la stessa offerta di interpretazione e progettazione che viene dai centri di ricerca, consulenza e formazione sembra a dir poco cigolante.”

Unico commento: non solo sostengo che De Rita ha ragione, ma dico anche che è stato troppo buono.


domenica 25 settembre 2016

Noi possiamo essere un cigno bianco …

di
Francesco Zanotti

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Non siamo in molti, ma stiamo sviluppando un pensiero positivamente rivoluzionario (critica senza astio, proposta con emozione) che potrebbe improvvisamente diventare un cigno bianco (la normalità dello sviluppo) in un branco di cigni che erano bianchi, ma che oramai sono stai anneriti da una crisi che non capiscono.

Come molti sanno, Taleb è l’autore della teoria del cigno nero. Il cigno nero che appare improbabile, ma poi appare davvero. Ovvero come il realizzarsi di quello che fino ad un attimo prima appariva improbabile sia la via normale al cambiamento.

Noi siamo più dei 25 lettori del Manzoni, non siano tantissimi, ma siamo un gruppo sufficiente.
Sufficiente per cosa?
Per essere un cigno bianco. Non l’improbabilità che irrompe nella vita e la sconvolge, nessuna rivoluzione cattiva. Ma la dolce, ferma ed emozionante proposta di un percorso per far emergere una nuova società.
Un cigno bianco (la normalità risplendente) perché oggi sembrano esistere solo cigni neri. Anneriti da una crisi che sta prosciugando tutti gli stagni.

Come? Rinunciando all’inazione. Compiendo anche piccoli passi di proposta, di diffusione … quotidianamente.

venerdì 23 settembre 2016

Ma chi se ne frega se ha vinto Renzi o Travaglio

di
Francesco Zanotti

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La trasmissione di Lilli Gruber ha proposto il dibattito tra Il Presidente del Consiglio e il giornalista Marco Travaglio. Purtroppo non è stato un dibattito ma un continuo ed infantile battibeccare. Che Travaglio sia stato scelto apposta per litigare invece che dibattere?

Ieri sera la trasmissione di Lilli Gruber ha mandato in onda una “scazzottata” verbale tra Marco Travaglio e Matteo Renzi, veramente indegna.
La ricerca ossessiva della battuta, l’unico obiettivo di mettere in imbarazzo l’avversario, con il “contributo” fattivo della Conduttrice, sempre alla ricerca della domanda che imbarazza … Tre Pierini che giocano a chi fa più il Pierino dell’altro.
Qualche domanda naturale.
Quante persone più competenti, più disponibili, più propositive di Travaglio avrebbero il diritto di dibattere con Renzi? Ma allora, perché Travaglio? Purtroppo la risposta è semplice: perché fa spettacolo. Cioè: chi se ne frega del contenuto del dibattito. L’importante è che ci sia tanto casino …
Se la Conduttrice voleva mettere in onda una rissa c’è riuscita pienamente.
Purtroppo oggi noi non abbiamo bisogno di risse. E neanche di discutere se ha vinto Renzi o Travaglio. Abbiamo bisogno di idee e contributi alti e forti e di che qualcuno, saggio e competente che le sappia condensare in progetti di futuro.
Forse La 7 non è il luogo in cui dibattiti progettuali possano svilupparsi. Forse ne abbiamo davvero abbastanza di conduttori Pierini.


mercoledì 21 settembre 2016

I bambini, la mensa e i miti dell’economia

di
Francesco Zanotti

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Allora, parliamo seriamente. E’ indegno che un Paese civile discrimini i bambini in base al fatto che possono pagarsi la mensa o meno.
Allora occorre trovare una soluzione immediata. La soluzione che farà inorridire gli economisti, ma si tratta di un inorridire senza basi scientifiche. Detto diversamente dichiarano che non si può non discriminare a causa delle leggi economiche.
Farà inorridire, ma la soluzione che propongo è questa: il costo della mensa ai bambini “poveri” la deve pagare la BCE. Anzi la paga a tutti stampando moneta. E così la finiamo con mille crudeltà, mille piccole emarginazioni dei nostri bimbi che dovremmo crescere ed educare con amore.
Conosco l’obiezione: ma se la BCE stampa moneta per questi fini si genera inflizione! Attenzione, la legge che dichiara che aumentando la circolazione di moneta si genera inflazione non esiste. Anche oggi sul Sole Isabella Bufacchi pubblica uno specchietto dove descrive le “armi” a disposizione della BCE. Cita anche il famoso helicopter money (dare soldi direttamente ai cittadini e agli Stati) sostenendo che la contro indicazione è che genera iperinflazione.
Davvero, si tratta di una leggenda metropolitana. Se qualcuno pensa di conoscere qual è la legge (l’equazione) attraverso la quale si dimostra che battendo moneta oggi si genera inflazione, lo dica. E citi le verifiche sperimentali. Altrimenti la si pianti di sostenere una tesi che impedisce la soluzione strumentale semplice: davvero l’helicopter money.
Allarghiamo il discorso anche se diventa un po’ tecnico. Ma, dopo tutto per poter parlare di leggi non si può non fare un discorso tecnico.
Lee Smolin, un fisico famoso, ha svelato il guaio fondamentale dell’economia. Meglio: della teoria dell’equilibrio formalizzata dall’Arrow-Debreu model. In breve sostiene che, certamente, dato un sistema economico, si possono individuare configurazioni di equilibrio. Peccato che siano tantissime e non ci sia modo di sapere i meccanismi di mercato quale realizzeranno. Alle fine il messaggio del modello di  Arrow-Debreu è: puoi fare quello che vuoi. Allora non è una legge, ma solo la descrizione di spazi di possibilità.
Ed arriva fuori il discorso fondamentale: la vera sfida è che dobbiamo costruire progetti che diano senso al battere moneta. Non dobbiamo limitare la nostra progettualità sociale perché non abbiamo soldi. Battiamo tutta la moneta che serve e regaliamola a chiunque abbiamo un progetto alto e forte. Quello di non umiliare i nostri bambini a scuola, mi sembra uno dei più alti e dei più forti.


domenica 18 settembre 2016

Carlo Azeglio, un uomo

di
Francesco Zanotti

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Un uomo, come lo è stato il mio amico Giovanni. Un marito esemplare da settant’anni. Forse il mio amico Giovanni lo è stato per meno tempo, ma vi giuro che lo è stato almeno altrettanto …
Carlo Azeglio, un uomo come il mio amico Giovanni. Degni entrambi della più grande stima, degni della preghiera e della riconoscenza. Viva Carlo Azeglio e Giovanni.
Carlo Azeglio fu, però, un grande statista, mi si può osservare.  E su questo mi permetto di non essere d’accordo. Egli governò con diversi ruoli il nostro Paese, ma ispirato ad una visione troppo primitiva della società e dell’economia. Sacrificò tutto all’obiettivo della una moneta unica. E qualcuno dirà: così salvo l’Italia. Invece io credo che bloccò altre vie. La via di costruire socialmente un grande Progetto di sviluppo per il nostro Paese. La via non della concertazione, ma della progettualità sociale. Un grande progetto di sviluppo del nostro Paese avrebbe generato quella ricchezza che avrebbe reso inutile l’ombrello della moneta unica. E un grande progetto di sviluppo europeo, ancora di più!
Purtroppo, invece di pensare a costruire un nuovo mondo, ci siamo lasciati trascinare a pensare che il futuro fosse creare un nuovo strumento di scambio lasciando intatto un vecchio mondo dove stavano maturando tutte le tragedie odierne.  Immigrazione compresa. Come a dire: continuate pure a scambiare le cose di sempre tra i soliti noti, basta che usiate un’altra moneta. E i Giovanni di tutto il mondo non soffriranno più. Carlo Azeglio, certamente buono e degno, certamente animato da un’eticità profonda, però ci ha guidati (e noi ci siamo pigramente lasciati guidare) su una strada, dopo tutto troppo banale.
E non pensate che la mia opinione sia isolata. Tra i mille panegirici dei giornali vi sono degli articoli che criticano profondamente il sistema di conoscenze dei tempi di Carlo Azeglio. Non si fanno certo riferimenti espliciti. E questo è un male perché, invece di avviare un discorso serio sul significato delle scelte politiche dei tempi di Ciampi, si lascia lo spazio a volgari insulti.
Non si fanno riferimenti espliciti, ma quando Luca Ricolfi sul Sole 24 Ore critica le regole europee (non certo scritte oggi) che propongono di mettere in secondo piano il rapporto debito/PIL rispetto al deficit, mentre i mercati finanziari sembrano interessati al rapporto debito/PIL, certo contesta le scelte di quel tempo.
Quando Michele Salvati sostiene, come sul Corriere di oggi, che è necessaria una nuova teoria politica, certo, almeno, relativizza quella visione dell’economia e della società che ha ispirato l’azione di Ciampi.

Da ultimo, mi lasciate uno sfogo? Ma non vi sembra stucchevole e infantile cercare di far passare un uomo come la perfezione vivente? Se l’uomo fosse tale, non sarebbe un uomo. Anche l’uomo Carlo Azeglio quale volta avrà sbagliato, sarà stato vile, sarà stato ingiusto … Sarà stato desideroso e bisognoso di Perdono. Amici agiografi, raccontateci anche Carlo Azeglio l’uomo e non solo il Ciampi icona. Sarete anche più simpatici.

sabato 17 settembre 2016

Renzi:diamo conoscenza a quel ragazzo

di
Francesco Zanotti

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Ieri Renzi mi ha sorpreso. E’ vero, Germania e Francia pensano in piccolissimo. Ed egli ha fatto bene a denunciarlo: bravo.
Non solo, ma mi sa che ha davvero voglia di pensare in grande. E non per megalomania, ma perché i problemi (soprattutto le potenzialità di futuro, ricordiamolo) sono grandi.
Però, perché il pensare in grande non si riduca in velleità Renzi ha bisogno di un sacco di  risorse cognitive di cui non dispone. Faccio quale esempio. Il primo: il “valore” della competitività. Deve sapere che è un disvalore. Il perseguirlo lega le imprese al passato e genera battaglie di prezzo dalle quali nessuno sopravvive.  Il secondo: il “valore” delle riforme. Deve sapere che anche questo un “disvalore”. Nel senso che ogni assetto istituzionale è solo l’ambiente in cui si svolgono le conversazioni economiche, sociali e politiche. Certo che l’assetto istituzionale ha effetto su queste conversazioni. Ma non si sa quale. E, poi, non è mai lo stesso: cambia al cambiare delle conversazioni.
Ancora, occorrerebbe rivelargli che è contraddittorio cercare di costruire sviluppo con una legge di stabilità. Il concetto di stabilità è “positivo” solo all’interno della visione del mondo della fisica classica e dell’economia mainstream. E’ negativo in un mondo di diseguaglianze profonde che non può non vedere la nostra ricerca di stabilità come voglia di istituzionalizzare l’ingiustizia. Occorrerebbe informarlo che dovrebbe guidare una grande iniziativa di progettualità sociale per costruire un progetto Paese a servizio del mondo. E molte altre cose.
C’è qualcuno che ha modo di fargli sapere queste cose? Lo aiuterebbe molto.


...continua

Ce ne stiamo accorgendo a colpi di crisi ricorrentesi in ogni dimensione dell'umano. E' evidente che dovunque guardiamo c'è qualcosa che, gravemente, non va: lo sviluppo economico, la povertà, il rapporto con la natura, la soddisfazione sul lavoro e le profonde esigenze di realizzare una vita degna... E allora vogliamo smetterla di denunciare il passato? Sta diventando stucchevole cercare l'ennesimo cantuccio della stanza della società industriale e scoprire ancora una volta l'accumularsi di una polvere. E' il momento di lasciar riposare per un po' la denuncia e la protesta anche perché, se siamo onesti, dobbiamo chiederci: ma noi dove eravamo in questi anni?

Vivevamo su Marte e improvvisamente siamo tornati sulla terra ed abbiamo scoperto che quegli inetti di terrestri, dopo la nostra denuncia, non aveva fatto nulla. E tocca ancora a noi risvegliare le coscienze? Certo che no! Noi abbiamo vissuto immersi in questa società. Sono anche le nostre azioni che hanno mantenuta chiusa la stanza. Lasciando accumulare e incancrenire polvere. Viene quasi da dire: l’accumularsi e l’incancrenirsi ci fa comodo perché la nostra unica competenza era il contestare. Visto che sul costruire abbiamo dato tutti pessima prova.
E non si dica che qualche potere forte, da qualche parte ha impedito che le nostre folgoranti idee liberassero la stanza dalla polvere dell’ingiustizia, del privilegio … Quelli che sembrano poteri forti lo sono solo di fronte alla nostra incapacità di costruire alternative.
Cara e vecchia società di tutti noi, dunque. Che ci ha permesso di superare secolari infelicità … Certo non tutte, certo non a tutti, certo non ugualmente, ma molto.
Cara e vecchia società dalla quale ora dobbiamo allontanarci con un pizzico di nostalgia. Portandoci dentro lo zaino che accompagna ogni viaggio tutto quello che di buono ha prodotto.
E con il passo che diventa sempre più baldanzoso a mano a mano che diventa chiaro il luogo, la nuova società verso la quale siamo diretti ..
Ma verso quale luogo vogliamo dirigerci? Quale nuova società vogliamo costruire?
Noi certo non lo sappiamo! Sappiamo solo come fare a costruirla!

Allora la nostra proposta è strana. Non abbiamo soluzioni, linee politiche, idee originali. Ma un metodo con il quale generarle.
Primo passo di questo metodo: cambiamo i linguaggi. Secondo usiamo questi nuovi linguaggi per progettare insieme .. Accidenti, mi rendo conto che mi sto avventurando in un sentiero accidentato …
Allora provo con una storiella. Pensiamo di indossare occhiali verdi e di dover dipingere una parete di un nuovo colore: il verde ci ha seccati. Ai nostri piedi abbiamo una vasta gamma di barattoli di vernice. Ma tutti i colori ci sembrano gradazioni del verde. E, così, piano piano ci sembra inutile ridipingere una stanza di un nuovo colore che potrà essere solo una gradazione di verde. Accidenti ai poteri forti che ci costringono a dipingere sempre e solo di verde …
Ma poi arriva qualcuno che ci convince che un certo barattolo contiene il rosso. Ma apparirà rosso solo quando lo stendiamo sulla parete … Così, spinti da nuova fiducia e dalla voglia di avere nuova fiducia, cominciamo a dipingere. Ma, anche dopo averlo steso sulla parete, quel colore continua ad essere l’ennesima gradazione del verde. Allora la nostra collera e massima: certo solo un grande complotto di qualche potentato molto potente ci può costringere a naufragare in un mare di verde …
Maledetti poteri forti .. .
Così attiviamo un Gruppo antiverde. Che, innanzitutto, continua ossessivamente a dimostrare che tutto è di quel verde che, oramai invece di speranza, sta a segnalare schifezza. E poi cerca di buttare via tutti i barattoli …
Cosa significa partire dai linguaggi e dal metodo per usarli?
Significa togliersi gli occhiali verdi. E riuscire così a scoprire che tutti i barattoli sono effettivamente di mille colori. Riuscendo a vedere mille colori rinasce davvero la speranza di poter dipingere diversamente la stanza. Ma non possiamo stare senza occhiali ed ogni tipo di occhiale, anche il più sofisticato, altera i colori … Anche il rosso più sfavillante sarà, poi, sempre, ideologicamente, rosso … Ed allora che fare? Impariamo a cambiare occhiali quando vogliamo vedere cose diverse. Ma, poi, come dipingiamo quella stanza? Inevitabilmente tutti insieme con occhiali diversi. Perché ognuno può portare un solo tipo di occhiali per volta. E per fare della stanza un capolavoro, sono necessari tutti i colori. Quando il dipinto a mille mani sarà finito potremmo vedere un miracolo che piacerà a tutti e che tutti potranno vederlo in modo sempre diverso. Basterà indossare gli occhiali degli altri e se ne scoprirà un bellezza diversa.
Allora il nostro programma è molto semplice. Apparirà forse banale e ininfluente: diffonderemo nuovi linguaggi ed attiveremo gruppi progettuali che li useranno per progettare i mille aspetti di una nuova società.
I linguaggi sono i modelli e le metafore che nell'ultimo secolo, provenendo sostanzialmente dalle scienze della natura, si sono aggiunti a quelli tipici della società industriale.
Il metodo con il quale li useremo sarà Sorgente Aperta …
Ma perché “balbettanti”? Perché nel progettare un nuovo mondo ci rendiamo conto che il primo esprimersi non sarà che un balbettio. E, perché “poietici”? Perché il balbettio dovrà essere fecondo. Si trasformerà certamente in storie che cominceranno ad essere vissute.
Allora anche questo manifesto è un balbettio poietico? Certamente. Speriamo di doverlo riscrivere al più presto meno balbettante e più fecondo.