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mercoledì 18 maggio 2016

Istituzioni (Regioni, Aree metropolitane etc.) fantasma?

di
Francesco Zanotti

Risultati immagini per istituzioni

Ferruccio De Bortoli oggi sul Corriere della Sera denuncia a mancanza di progettualità strategica delle diverse istituzioni: dai comuni alle regioni. Denuncia condivisibile, ma occorre capire da dove viene questa rinuncia alla progettualità strategica e come porvi rimedio.
Non è frutto di incapacità delle classi dirigenti, ma della loro ignoranza. Ed è molto meno grave perché all’ignorare si pone facilmente rimedio, alla incapacità, no!
Ignoranza di cosa? Beh il fare progetti strategici è una attività che, come tutte le altre, deve essere fondata su di uno specifico insieme di conoscenze. Nessuno si mette a fare il medico non conoscendo nulla di medicina. Anzi si riconosce l’essenzialità dell’aggiornamento continuo.
Allora per fare progetti strategici occorre disporre delle conoscenze e delle metodologie che servono: sono le conoscenze e le metodologie di una disciplina del tutto sconosciuta (anche dai manager) che si chiama strategia d’impresa. A dimostrazione di quanto sia sconosciuta: dott. De Bortoli, ha mai letto un libro sulla strategia d’impresa?
Se il problema è così, non si pensi che basti sostituire una classe dirigente con un’altra. O i vecchi con i giovani. Per rilanciare la progettualità strategica occorre scegliere classi dirigenti non ignoranti.

Il problema è che forse le persone colte non si buttano in nessuna delle competizioni elettorali attuali.

giovedì 27 agosto 2015

L’approccio perdente di Padoan

La prima. Apparentemente sembra ragionevolissima la tesi di Padoan: per ridurre le tasse occorre ridurre anche le spese dello Stato. Invece è perdente. Infatti, si possono aumentare gli introiti dello Stato anche eliminando alcune tasse e diminuendo le aliquote. Basta che le imprese e le persone comincino a guadagnare molto di più. In questo caso, anche con aliquote più basse si incassano più soldi.
Ma è possibile farlo?
E qui arriva la seconda ragione per la quale scrivo che l’approccio Padoan è perdente. L’economista medio (e Padoan è tale) pensa che i guadagni delle imprese e, quindi, delle persone dipendano dai trend macro economici. Se siamo in crisi non aumenteranno, se lo sviluppo è alto e forte, invece sì! Partendo da questo punto di vista, però, vista la situazione attuale, prima che le imprese e le persone riescano a guadagnare molto di più … campa cavallo. E campa molto a lungo, per un tempo che rischia di diventare quasi eterno.
Ma l’ecomomista medio si sbaglia di grosso. La crisi complessiva è solo e soltanto la somma delle crisi dei sistemi d’offerta delle imprese: fanno cose che interessano sempre meno e le producono (soprattutto in Paesi come la Cina) in quantità e modalità tali da essere completamente incompatibili con la Natura.
Che fare? La risposta è semplice e di applicabilità immediata: rilanciare la progettualità strategica delle imprese perché rinnovino radicalmente i loro sistemi d’offerta. Producano delle cose che diventino segni della nuova società prossima ventura. Come erano segni di una nuova società i prodotti delle imprese che hanno costruito il nostro miracolo  economico e come lo sono anche oggi i prodotti delle imprese che producono molta cassa. Quella con la quale si pagano sia le persone sia le tasse.
Ma le classi dirigenti si rifiuteranno anche solo di ascoltare questa prospettiva perché dovrebbero acquisire risorse cognitive di cui non dispongono: le conoscenze e le metodologie di strategia d’impresa. E le classi dirigenti attuali non hanno tempo per fare cose inutili come imparare. Il loro tempo è assorbito dallo sforzo di rimanere classe dirigente. E che il mondo che dirigono vada pure alla malora. Meglio dirigere un mondo che si spegne che rischiare di costruire un nuovo mondo dove magari il ruolo di classe dirigente perde di senso.


sabato 15 agosto 2015

Grecia: una domanda “ingenua”.

di
Francesco Zanotti



Tutto sembra sistemarsi: tanti soldi in cambio di tanti sacrifici e tante riforme. E con questo si pensa che la crisi potrà essere risolta una volta per tutte.
Ma, ecco la domanda ingenua: se è così, perché qualcuno dovrebbe opporsi? E, se non è così, perché i telegiornali oggi, Ferragosto, non lo dicono? Perché non danno spazio a voci alternative?

Ve ne sono almeno due importanti. Così opposte che il fatto di trovarle unite lascia molto da pensare. Poi c'è la nostra che suggerisce una soluzione alternativa …

La prima voce importante è quella dei dissidenti del partito di Tsipras che giudica insostenibili i sacrifici. E potrebbe sembrare la voce dei soliti “comunisti” velleitari.
Ma ad essa si affianca la seconda voce importante: quella dell’FMI che giudica insostenibile il debito greco. Anche l’FMI è fatto di comunisti velleitari?

Ed arriviamo alla nostra. Esso dà ragione sia ai “contestatari” di Tsipras, sia all’FMI perché individua una proposta.
La Grecia riuscirà a pagare il debito e a far vivere bene la sua gente se e solo se le imprese elleniche aumenteranno di molto la loro capacità di generare cassa.
Aumentando la capacità di generare cassa aumenteranno contemporaneamente sia il tenore di vita che l’ammontare complessivo di tasse per pagare i debiti.
Ma come far sì che le imprese greche aumentino e di molto la loro capacità di generare cassa? I nostri lettori la risposta la sanno già: occorre una nuova stagione di progettualità strategica. E per attivarla occorre fornire agli imprenditori greci nuove conoscenze e metodologie di progettualità strategica. Insomma, soldi più conoscenze è la soluzione. Soldi senza conoscenza significa buttarli ed illudere.
Ma chi volete che ascolti questa proposta? Verrà, almeno discussa, probabilmente, solo dopo che sarà evidente che la strada intrapresa non funziona. Le classi dirigenti vogliono che si paghi il prezzo di qualche tragedia prima di ammettere che sono troppo carenti di risorse di conoscenza per capire cosa accade.

lunedì 23 dicembre 2013

Proprio non riusciamo a vedere

di
Francesco Zanotti


Peter Praet (Capo Economista BCE) ha sostenuto sulla stampa di ieri che sì, abbiamo messo in ordine i conti aumentando le tasse. Avremmo dovuto farlo tagliando le spese.
Stupidaggine. Innanzitutto tagliare le spese di qualcuno significa tagliare i ricavi di qualcun altro. E lo sanno bene i nostri commercianti. Ma poi, osannare i tagli impedisce di trovare la via regia allo sviluppo (almeno nella nostra società): far in modo che le imprese guadagnino (ho usato questo termine intuitivo. Se ne volete usare uno più tecnico parlate di “cassa”) di più. Se le imprese guadagnano di più … beh è banale dirlo: aumenta il gettito fiscale senza aumentare la percentuale di guadagno che va allo Stato. E’ meglio il 30% su un miliardo di utile o il 100% su zero utile? Si possono aumentare gli stipendi, aumentano gli acquisti … Insomma: si innesca un circolo virtuoso. Supponiamo che in Italia vi siano dieci imprese che guadagnino come la Apple: avremmo risolto tutti i problemi.

Ma questa soluzione non la si vuol vedere. Credo che sia perché, per percorrerla, occorrerebbe una nuova stagione di progettualità strategica che rivoluzioni il nostro sistema economico. Ma questa progettualità ci Fa paura: e così cerchiamo disperatamente (con tasse o tagli non fa differenza) di far sopravvivere il nostro attuale sistema economico. Ovvio che non ci riusciremo.

giovedì 1 novembre 2012

Produrre “cose” nuove in modo nuovo


di
Francesco Zanotti

Leggo sul Sole 24 Ore un articolo di Alberto Orioli, pieno di buon senso … conservativo. Purtroppo (davvero purtroppo?) è necessario costruire un nuovo mondo ed ogni sforzo di conservazione del vecchio mondo aumenta le probabilità che il nuovo mondo nasca solo dopo una catastrofe.
Cosa dice il Nostro? Descrive “Tre segnali per la rotta competitiva”. Non li descrivo in dettaglio perché sono un po’ le cose che tutti riconoscono necessarie, ma che, poi, non si fanno, non si possono fare ... etc. Tipo: competitività, produttività etc. Per fortuna non si parla dell’ipocrita innovazione tecnologica. Ipocrita perché non si dice mai cosa sia. La si lascia a tecnologi e scienziati aspettandosi da loro una qualche miracolosa pietra filosofale che trasformi l’attuale arrugginito e “sferragliante” sistema industriale in oro.
Ecco, a me sembra che tutti i segnali indicati da Orioli, con l’aggiunta dell’innovazione tecnologica, parlino sostanzialmente di sforzi conservativi: orientati a fare funzionare meglio l’attuale sistema industriale.
Io credo che il problema sia quello di generare un nuovo sistema industriale che produca cose nuove in modo radicalmente nuovo.
L’esempio più eclatante è quello dell’auto.

venerdì 14 settembre 2012

Soldi, ma, soprattutto, nuovi schemi cognitivi

di
Francesco Zanotti


BCE e FED renderanno disponibili (ma a chi? Alla finanza o all’economia?) ingente liquidità. Certo è una condizione necessaria. Ma non basta: ne serve un’altra. Servono nuove risorse cognitive: quelle che usiamo attualmente hanno generato la crisi.
Due esempi. Il primo è lo schema cognitivo della competizione. Come forse tutti sanno, la nostra progettualità e le nostre scelte dipendono dagli schemi cognitivi che possediamo.
Se usiamo lo schema della competizione creeremo competizione e non riusciremo a vedere quali immense opportunità di sviluppo stanno nascendo nelle società. Continueremo a cercare di difendere un sistema economico che perde di senso. Occorre, invece di usare lo schema della competizione, usare quello della progettualità strategica.
Il secondo. Se usiamo il concetto di lavoratore come esecutore, creeremo i conflitti sociali che stiamo sperimentando. Se accettassimo lo schema cognitivo del lavoratore progettuale riusciremo non solo ad evitare i conflitti, ma anche a superare lo schema della competizione.
Il caso FIAT. Cosa ci sta alla base della crisi dell’auto in Europa e alla rinuncia del Progetto Italia? Proprio l’utilizzo degli schemi cognitivi della competizione e del lavoratore progettuale.
Ma che sono questi “nuovi” schemi concettuali? Ne abbiamo parlato a lungo sui nostri blog. Ma già il loro nome dovrebbe far capire agli esperti di cosa si tratta …
Il problema è che proprio gli esperti non riescono a staccarsi dagli schemi della competizione e del lavoratore esecutivo …

lunedì 13 febbraio 2012

Grecia e sviluppo … snobbato

di
Francesco Zanotti

Credo sia banale dirlo. La Grecia ha bisogno di un Progetto di Sviluppo. Il tagliare non costruisce sviluppo. Lo stesso vale per l’Italia.
Invece di sviluppo, però, si parla di crescita e la si cerca di raggiungere attraverso produttività e competitività.
Ma questi sono obiettivi dannosi che distolgono dallo sviluppo. Non si può diventare competitivi una volta per tutte, ma ci si incammina verso un strada che, all’inizio sembra nutrita di innovazione tecnologica e qualità, ma poi porta ad una esacerbata competizione di prezzo che non ammette alcun vincitore. Si è costretti a rincorrere l’ideale di una fabbrica a produttività infinita, a costi zero e senza persone. Ancora: se si cerca di diventare più competitivi si ha in mente di migliorare il sistema economico attuale e si leggono anche i progressi della scienza in quest’ottica. Infatti, si parla solo di tecnologia e non di scienza. E’ necessario, invece, parlare di progettualità strategica perché il sistema economico attuale non sta più in piedi: è entrato in conflitto con gli uomini e con la Natura.
In qualche modo la si sottintende parlando di sviluppo sostenibile, ma anche questo obiettivo non basta. Innanzitutto rischia di essere proposto come modo per combattere il capitalismo. Ma soprattutto è necessario immaginare uno sviluppo entusiasmante di tuti gli uomini e della Natura insieme.

venerdì 27 gennaio 2012

Ma fa così paura la conoscenza?


di
Francesco Zanotti

Oramai credo sia chiaro a tutti che stiamo assistendo alla lunga agonia di un intero modello economico e sociale e che dobbiamo immaginarcene un altro.
Altrettanto chiaro è che non stiamo immaginando alcunchè. Cerchiamo di conservare. Non sono certo liberalizzazioni sostanzialmente ideologiche che sostituiranno una progettualità che non vogliamo avere.
Facciamo qualche esempio.
Le dichiarazioni di Domenico Siniscalco, Presidente di Assogestioni riportate nell'articolo “Il clima sta cambiando” pubblicato sul Sole 24 Ore di oggi, 27 gennaio 2012. Se poi leggete l’articolo è tutto uno stare alla finestra. Se cambierà qui, se cambierà là … Questa non è progettualità strategica. Non è ridisegnare il business del risparmio gestito, come è assolutamente necessario fare collocando, ad esempio, il risparmio più vicino agli investimenti nello sviluppo dei nostri territori. Non necessariamente uno sviluppo industriale. E perché non si cerca di ridisegnare questo business? Perché si è perso il coraggio dell’imprenditore che crea mondi. E perché non si hanno neanche le conoscenze che sarebbero necessarie per sviluppare progetti strategici oggi. Sto parlando delle conoscenze di strategia d’impresa (e della teoria dei sistemi che sta alla sua base) …

...continua

Ce ne stiamo accorgendo a colpi di crisi ricorrentesi in ogni dimensione dell'umano. E' evidente che dovunque guardiamo c'è qualcosa che, gravemente, non va: lo sviluppo economico, la povertà, il rapporto con la natura, la soddisfazione sul lavoro e le profonde esigenze di realizzare una vita degna... E allora vogliamo smetterla di denunciare il passato? Sta diventando stucchevole cercare l'ennesimo cantuccio della stanza della società industriale e scoprire ancora una volta l'accumularsi di una polvere. E' il momento di lasciar riposare per un po' la denuncia e la protesta anche perché, se siamo onesti, dobbiamo chiederci: ma noi dove eravamo in questi anni?

Vivevamo su Marte e improvvisamente siamo tornati sulla terra ed abbiamo scoperto che quegli inetti di terrestri, dopo la nostra denuncia, non aveva fatto nulla. E tocca ancora a noi risvegliare le coscienze? Certo che no! Noi abbiamo vissuto immersi in questa società. Sono anche le nostre azioni che hanno mantenuta chiusa la stanza. Lasciando accumulare e incancrenire polvere. Viene quasi da dire: l’accumularsi e l’incancrenirsi ci fa comodo perché la nostra unica competenza era il contestare. Visto che sul costruire abbiamo dato tutti pessima prova.
E non si dica che qualche potere forte, da qualche parte ha impedito che le nostre folgoranti idee liberassero la stanza dalla polvere dell’ingiustizia, del privilegio … Quelli che sembrano poteri forti lo sono solo di fronte alla nostra incapacità di costruire alternative.
Cara e vecchia società di tutti noi, dunque. Che ci ha permesso di superare secolari infelicità … Certo non tutte, certo non a tutti, certo non ugualmente, ma molto.
Cara e vecchia società dalla quale ora dobbiamo allontanarci con un pizzico di nostalgia. Portandoci dentro lo zaino che accompagna ogni viaggio tutto quello che di buono ha prodotto.
E con il passo che diventa sempre più baldanzoso a mano a mano che diventa chiaro il luogo, la nuova società verso la quale siamo diretti ..
Ma verso quale luogo vogliamo dirigerci? Quale nuova società vogliamo costruire?
Noi certo non lo sappiamo! Sappiamo solo come fare a costruirla!

Allora la nostra proposta è strana. Non abbiamo soluzioni, linee politiche, idee originali. Ma un metodo con il quale generarle.
Primo passo di questo metodo: cambiamo i linguaggi. Secondo usiamo questi nuovi linguaggi per progettare insieme .. Accidenti, mi rendo conto che mi sto avventurando in un sentiero accidentato …
Allora provo con una storiella. Pensiamo di indossare occhiali verdi e di dover dipingere una parete di un nuovo colore: il verde ci ha seccati. Ai nostri piedi abbiamo una vasta gamma di barattoli di vernice. Ma tutti i colori ci sembrano gradazioni del verde. E, così, piano piano ci sembra inutile ridipingere una stanza di un nuovo colore che potrà essere solo una gradazione di verde. Accidenti ai poteri forti che ci costringono a dipingere sempre e solo di verde …
Ma poi arriva qualcuno che ci convince che un certo barattolo contiene il rosso. Ma apparirà rosso solo quando lo stendiamo sulla parete … Così, spinti da nuova fiducia e dalla voglia di avere nuova fiducia, cominciamo a dipingere. Ma, anche dopo averlo steso sulla parete, quel colore continua ad essere l’ennesima gradazione del verde. Allora la nostra collera e massima: certo solo un grande complotto di qualche potentato molto potente ci può costringere a naufragare in un mare di verde …
Maledetti poteri forti .. .
Così attiviamo un Gruppo antiverde. Che, innanzitutto, continua ossessivamente a dimostrare che tutto è di quel verde che, oramai invece di speranza, sta a segnalare schifezza. E poi cerca di buttare via tutti i barattoli …
Cosa significa partire dai linguaggi e dal metodo per usarli?
Significa togliersi gli occhiali verdi. E riuscire così a scoprire che tutti i barattoli sono effettivamente di mille colori. Riuscendo a vedere mille colori rinasce davvero la speranza di poter dipingere diversamente la stanza. Ma non possiamo stare senza occhiali ed ogni tipo di occhiale, anche il più sofisticato, altera i colori … Anche il rosso più sfavillante sarà, poi, sempre, ideologicamente, rosso … Ed allora che fare? Impariamo a cambiare occhiali quando vogliamo vedere cose diverse. Ma, poi, come dipingiamo quella stanza? Inevitabilmente tutti insieme con occhiali diversi. Perché ognuno può portare un solo tipo di occhiali per volta. E per fare della stanza un capolavoro, sono necessari tutti i colori. Quando il dipinto a mille mani sarà finito potremmo vedere un miracolo che piacerà a tutti e che tutti potranno vederlo in modo sempre diverso. Basterà indossare gli occhiali degli altri e se ne scoprirà un bellezza diversa.
Allora il nostro programma è molto semplice. Apparirà forse banale e ininfluente: diffonderemo nuovi linguaggi ed attiveremo gruppi progettuali che li useranno per progettare i mille aspetti di una nuova società.
I linguaggi sono i modelli e le metafore che nell'ultimo secolo, provenendo sostanzialmente dalle scienze della natura, si sono aggiunti a quelli tipici della società industriale.
Il metodo con il quale li useremo sarà Sorgente Aperta …
Ma perché “balbettanti”? Perché nel progettare un nuovo mondo ci rendiamo conto che il primo esprimersi non sarà che un balbettio. E, perché “poietici”? Perché il balbettio dovrà essere fecondo. Si trasformerà certamente in storie che cominceranno ad essere vissute.
Allora anche questo manifesto è un balbettio poietico? Certamente. Speriamo di doverlo riscrivere al più presto meno balbettante e più fecondo.