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lunedì 24 aprile 2017

Don Milani e Papa Francesco

di
Francesco Zanotti

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Mi considero un esperto di Don Milani e cito la ragione per cui penso di esserlo: mi sono letto tutti suoi scritti. Dopo aver parlato con tristezza di Obama, Renzi e Macron, voglio spende due parole con devozione su Don Milani …

Il Mio riferimento è l’articolo pubblicato da Repubblica su Don Milani a firma “Francesco”. Sì, il papa.
E mi limito a riportare la chiusa del Suo articolo che è costituito proprio da una citazione di Don Milani che rivela dove sia la sua grandezza.
Si tratta di una lettera di risposta ad un comunista, il Pipetta, che gli diceva “se tutti i preti fossero come Lei, allora … “ E Don Milani rispondeva (lettera a Pipetta, 1950) “Il giorno in cui avremo sfondato insieme la cancellata di qualche parco, installato la casa dei poveri nella reggia del ricco, ricordati Pipetta che quel giorno ti tradirò, quel giorno finalmente potrò cantare l’unico grido di vittoria degno di un Sacerdote di Cristo, beati i poveri perché il regno dei cieli è loro. Quel giorno io non resterò con te, io tornerò nella tua casuccia piovosa e puzzolente a pregare per te davanti al mio Signore crocefisso.”.
Caro amico/a che leggi, non importa a quale Dio tu creda. Non importa neanche se non hai o meno una fede. Importate è che la tua, la nostra vita non cada in un effimero che davvero subito dopo finisce. E nell’ignavia di una presunzione destituita di ogni fondamento.

Obama, Renzi e ora Macron … il volontarismo sterile al potere

di
Francesco Zanotti

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A costo di sembrare una Cassandra, ricordo ai nostri lettori che mi sono permesso di giudicare Obama e Renzi volenterosi velleitari quando sono stati eletti, non ora che sono caduti. Ora mi sembra proprio che Macron completi il trio.

Non c’è molto da dettagliare. Si tratta di personaggi rispettabilissimi, dai propositi ineccepibili, ma velleitari. Cercano di supplire con l’impegno e la buona volontà ad una mancanza di visione e progetti. Dobbiamo, allora, tornare ai vecchi tromboni (quelli della mia generazione) del passato? Certo che no: Dio ce ne scampi e liberi!
Dobbiamo, però, fornire loro le conoscenze che possano trasformare il velleitarismo in una nuova filosofia di governo. Che in estrema sintesi è: le classi dirigenti non devono vincere elezioni o competizioni economiche. Devono, invece, avviare e portare a sintesi nuovi percorsi progettuali, sia nelle imprese che nella cosa pubblica.
Nuovi leader, cendete dai palchi, affrancatevi dagli slogan e immergetevi nella gente e nella conoscenza.

Cari “ragazzi” della mia generazione, facciamo scuola. Un esempio potrebbe essere Don Milani di cui si parla in questi giorni. Egli diceva: io non dico ai poveri cosa fare. Io fornisco loro conoscenza (la lingua diceva lui). Poi sapranno loro cosa fare. Cari “ragazzi” della mia generazione forniamo conoscenza a questi nuovi poveri che oggi sanno davvero solo saltabeccare per palcoscenici reali o virtuali. Cercando di vincere elezioni, non sapendo bene che farsene della vittoria.

venerdì 27 gennaio 2017

Ma Trump è stato santificato?

di
Francesco Zanotti

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Balbettii penosi …

Come sempre si dice il peccato, ma non il peccatore (anche perché lo si capisce lo stesso chi sia). Ieri sera sul La7 due illustri giornalisti anti-Trump ... anzi con la buzza sotto il naso quando parlavano di lui, … ora che ha vinto, balbettano … Sì forse sul lungo termine farà casini, ma ora decide, realizza … magari sul breve termine non è così negativo.
I balbettii sono di origine culturale … non avevano le risorse cognitive necessarie per riuscire ad esprimere un giudizio prima che vincesse. Dimostrano ora di non averle perché non sanno difendere i loro giudizi precedenti … Balbettano appunto … Anche un po’ per l’inveterata abitudine al rispetto del vincitore, chiunque esso sia, anche se lo si è combattuto fino a ieri, anche con scherno.

Iniziava il Nostro …
Dagli atrj muscosi, dai fori cadenti
Dai boschi, dall’arse fucine stridenti,
Dai solchi bagnati di servo sudor,
Un volgo disperso repente si desta;
Intende l’orecchio, solleva la testa
Percosso da novo crescente romor.

Ma poi  concludeva, ma state attenti perché si tratta
D’un volgo disperso che nome non ha.

Io l’ho critto su questo blog tutt’e due le volte che è stato eletto: Obama non avrebbe combinato nulla. Risorse cognitive povere: sguardo miope, progettualità banale.
E non cambio certo su Trump idea oggi perché è stato eletto: un sempliciotto a cui hanno dato, tra l’altro, la valigetta dei codici nucleari. Un elefante lanciato dalla vittoria elettorale a tutta velocità in quel negozio di fragilissime porcellane che è una società avanzata.

Allora non c’è nessuno che va bene? No, vanno bene tutti. Devono solo dotarsi di risorse cognitive adatte a riconoscere la complessità economica e sociale e far emergere (far emergere non imporre) progetti di futuro alti e forti. Detto diversamente: prima di candidarvi, cari politici di oggi e domani ... studiate.

giovedì 13 ottobre 2016

Incoscienti!

di
Francesco Zanotti

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E’ possibile che coloro che hanno il potere di gettare sul mondo migliaia di bombe all’idrogeno stiano a provocarsi e a litigare sui media come ragazzini?

I media non dovrebbero dare spazio e a due ragazzini incoscienti …
Non c’è altro modo per descrivere il comportamento di Obama e Putin. Aggiungeteci pure gli altri leader e ne viene fuori l’asilo Mariuccia. Peccato che le dita di questi incoscienti infanti possano premere bottoni capaci di scatenare una catastrofe nucleare.
Non si parli di equilibrio geo-politico. E’ solo una metafora di chi non sa andare oltre nel capire rapporti tra persone e nazioni. “The imagined economy of globalization” è un libro (certo, su questo blog non propongo solipsistiche idee della mia mente, ma i risultati delle riflessioni dei più autorevoli esperti internazionali) si sostiene che un fenomeno sociale è il prodotto delle storie che si scrivono su di esso. E’ una profezia che si autoavvera. Così è per il tema dell’equilibrio geopolitico. A furia di parlare diventa sempre più l’unico pensiero possibile. Ma non pensate che sia veramente così.
E’ necessario trovare altre modalità di lettura, costruire altre descrizioni del rapporto tra persone e nazioni.
Ad esempio, invece degli equilibri geopolitici, si inizia a discutere della società che si vuole costruire.

Per riuscirci? Che Obama inviti a cena Putin, che la cena sia preparata dalle loro mogli, che alla cena partecipino figlie e amici … Che riscoprano umanità invece di paludarsi di presunzione nel difendere presunte offese alla loro dignità da lavare in un olocausto nucleare.

venerdì 27 maggio 2016

Populismi: occorrerà un grande disastro

di
Francesco Zanotti

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Le classi dirigenti combattono il populismo. Obama denuncia l’ignoranza dei populisti. Ma né le classi dirigenti, né Obama, che ne sembra rappresentare il volto migliore, possono vantare conoscenze o capacità progettuali molto migliori. E non c’è nessuna speranza che vogliamo fare un salto di qualità nella conoscenza e nella progettualità.
Che fare allora per frenare i populismi che sono solo banali illusioni semplificatrici? Se le classi dirigenti non faranno un grande salto di qualità in conoscenze e progettualità saremo costretti, purtroppo, ad attendere che qualche populista in qualche parte del mondo si imponga. Così saranno gli strazianti danni che creerà a convincere della insensatezza del populismo.

Purtroppo … Ecco, care classi dirigenti, non c’è proprio nessuna possibilità che cominciate a risollevarvi dall’ignoranza che non è davvero molto diversa dai populisti ed evitarci strazianti guai, vero?

martedì 11 novembre 2014

Potere … de che?

di
Francesco Zanotti


In prima pagina sul Corriere di oggi appare una foto di Obama e Putin ed il titolo è: il dialogo difficile tra i potenti.
Mi sono chiesto in cosa consista il potere di questi signori. 
La riposta che mi sono dato è: hanno solo il potere di distruggere. 
Hanno solo un potere di morte. Anche globale, se continuano a fregarsene dell’ambiente e ricominciano a giochicchiare con caccia e bombardieri.
Non hanno il potere di costruire un futuro etico ed estetico.

Il potere di costruire un futuro etico ed estetico è nelle mai di noi, pellegrini del quotidiano. E’ la nostra arma principale, infallibile e irrefrenabile, è la conoscenza.

giovedì 30 gennaio 2014

Ci si mette anche Obama …

di
Francesco Zanotti


Chissà se quel radiocronista (Mario Ferretti) di tanti anni fa, alla fine del tappone dello Stelvio, si è accorto di aver pronunziato una frase storica … “Un uomo solo al comando, la sua maglia è bianco celeste, il suo nome è Fausto Coppi”.
Più che storica, una analisi spietata, ante-litteram, della ideologia politica che ci sta portando alla rovina: quella dell’uomo solo al comando. Quello che ... lui sì che sa quale è il bene delle persone e del paese. E se qualche cosa o qualcuno cerca di realizzarlo, lo spazza via.
Ora ci si mette anche Obama. Nel discorso alla nazione: “Tutte le volte che potrò agirò senza legiferare per portare avanti l’interesse delle famiglie americane”.

Ora se si tratta di una corsa in bici scalda il cuore l’impresa eccezionale. Se si tratta del costruire il futuro, richiama troppo alla memoria l’ideologia dell’Uomo della Provvidenza.

mercoledì 20 giugno 2012

Proprio non capiscono …

di
Francesco Zanotti

E’ colpa di Lehman… dice Monti. No, è colpa della Grecia, risponde Obama. E via contrapponendosi …
Incredibile! Oramai è evidente a tutti che non siamo di fronte ad una crisi finanziaria: ma alla crisi del nostro modello sociale complessivo. La crisi finanziaria ne è solo una manifestazione.
Se i nostri Governanti non l’hanno capito, ma giocano a contrapporsi scaricandosi le colpe gli uni sugli altri come due scolaretti poco educati, siamo veramente nei guai.
Le misure che stanno immaginando sono, nella migliore delle ipotesi, sintomatiche. E la loro capacità di lenire i sintomi calante.
Nella peggiore delle ipotesi (forse la più realistica) sono controproducenti.
La vera soluzione sta nell’avviare un processo di riprogettazione della nostra società. Per far questo occorre fornire alle classi dirigenti nuovi modi di pensare e di guardare al mondo.
Ovviamente né Monti, né tanto meno Obama faranno mai nulla di simile. Monti deve difendere la sua competenza tecnica senza fondamento. Obama deve vincere le prossime elezioni.
Non ci riusciranno neanche i movimenti contestatori, fustigatori di costumi…
Tocca a tutti noi cominciare davvero a riconoscere che la risorsa fondamentale per costruire sviluppo è costituita da una nuova visione del mondo capace di farci vedere fino in fondo la crisi di una intera società e progettarne un’altra.
Conoscenza e progettualità sociale, invece di tecnici, Savanarola in erba o Presidenti che hanno come primario obiettivo la loro rielezione.

giovedì 15 marzo 2012

Follia è il suo nome

di
Gianni Rizzi

 

Sono diversi gli autori che si sono occupati della follia come fenomeno di massa. Tra quelli che hanno spinto più a fondo l’analisi vanno annotati Erasmo da Rotterdam ed Emanuele Severino, con divertita ironia il primo, con ferrea determinazione logica il secondo. Ma entrambi sono da tenere in elevata considerazione perché dicono il vero.
La follia fa parte della vita umana e ne è dimostrazione il comportamento delle classi dirigenti europee durante la crisi del 2011-2012. Ne è testimone e partecipe uno dei protagonisti, Mario Monti, come riferisce il quotidiano La Stampa in data 13 febbraio 2012: “Ad un certo punto Monti ha provato a sintetizzare la sua opinione al riguardo con una battuta apprezzata da Obama: «Vede Presidente, io penso che in Germania l’economia è vista come era prima di Adamo Smith, un ramo della filosofia morale».
In altre parole, come poi ha spiegato Monti, con una lettura politico-culturale inusuale in un capo di governo, «non si può perforare il cuore dell’opinione pubblica e del governo tedesco con la suggestione macroeconomica della locomotiva, perché in Germania tutte le politiche economiche sono passate attraverso un filtro particolare, quello della moralità dei comportamenti» e dunque «nella loro visione la crescita è il premio di comportamenti virtuosi microeconomici: il micro più grande che ci sia è lo Stato con il suo bilancio e il più piccolo che ci sia sono la famiglia con il suo risparmio e l’azienda con il suo profitto». La ricetta proposta da Monti ad Obama? «Se la Germania è poco sensibile agli argomenti di domanda aggregata o ad avere un disavanzo un po’ superiore che pure si può permettere, ma può essere invece persuasa a liberalizzare di più il suo mercato dei servizi, con ciò aiutando la ripresa anche dei partner.»
E’ da notare che l’analisi svolta da Monti in merito all’atteggiamento tedesco sull’economia appare razionale, esente cioè da follia. Non altrettanto si può dire tuttavia del passaggio successivo, in cui il Premier sostiene la possibilità di convincere i tedeschi a liberalizzare il loro mercato dei servizi.
In realtà, con le liberalizzazioni, Monti incontra severe difficoltà in patria, come si è visto con i tassisti italiani, figuriamoci il successo con quelli tedeschi...

...continua

Ce ne stiamo accorgendo a colpi di crisi ricorrentesi in ogni dimensione dell'umano. E' evidente che dovunque guardiamo c'è qualcosa che, gravemente, non va: lo sviluppo economico, la povertà, il rapporto con la natura, la soddisfazione sul lavoro e le profonde esigenze di realizzare una vita degna... E allora vogliamo smetterla di denunciare il passato? Sta diventando stucchevole cercare l'ennesimo cantuccio della stanza della società industriale e scoprire ancora una volta l'accumularsi di una polvere. E' il momento di lasciar riposare per un po' la denuncia e la protesta anche perché, se siamo onesti, dobbiamo chiederci: ma noi dove eravamo in questi anni?

Vivevamo su Marte e improvvisamente siamo tornati sulla terra ed abbiamo scoperto che quegli inetti di terrestri, dopo la nostra denuncia, non aveva fatto nulla. E tocca ancora a noi risvegliare le coscienze? Certo che no! Noi abbiamo vissuto immersi in questa società. Sono anche le nostre azioni che hanno mantenuta chiusa la stanza. Lasciando accumulare e incancrenire polvere. Viene quasi da dire: l’accumularsi e l’incancrenirsi ci fa comodo perché la nostra unica competenza era il contestare. Visto che sul costruire abbiamo dato tutti pessima prova.
E non si dica che qualche potere forte, da qualche parte ha impedito che le nostre folgoranti idee liberassero la stanza dalla polvere dell’ingiustizia, del privilegio … Quelli che sembrano poteri forti lo sono solo di fronte alla nostra incapacità di costruire alternative.
Cara e vecchia società di tutti noi, dunque. Che ci ha permesso di superare secolari infelicità … Certo non tutte, certo non a tutti, certo non ugualmente, ma molto.
Cara e vecchia società dalla quale ora dobbiamo allontanarci con un pizzico di nostalgia. Portandoci dentro lo zaino che accompagna ogni viaggio tutto quello che di buono ha prodotto.
E con il passo che diventa sempre più baldanzoso a mano a mano che diventa chiaro il luogo, la nuova società verso la quale siamo diretti ..
Ma verso quale luogo vogliamo dirigerci? Quale nuova società vogliamo costruire?
Noi certo non lo sappiamo! Sappiamo solo come fare a costruirla!

Allora la nostra proposta è strana. Non abbiamo soluzioni, linee politiche, idee originali. Ma un metodo con il quale generarle.
Primo passo di questo metodo: cambiamo i linguaggi. Secondo usiamo questi nuovi linguaggi per progettare insieme .. Accidenti, mi rendo conto che mi sto avventurando in un sentiero accidentato …
Allora provo con una storiella. Pensiamo di indossare occhiali verdi e di dover dipingere una parete di un nuovo colore: il verde ci ha seccati. Ai nostri piedi abbiamo una vasta gamma di barattoli di vernice. Ma tutti i colori ci sembrano gradazioni del verde. E, così, piano piano ci sembra inutile ridipingere una stanza di un nuovo colore che potrà essere solo una gradazione di verde. Accidenti ai poteri forti che ci costringono a dipingere sempre e solo di verde …
Ma poi arriva qualcuno che ci convince che un certo barattolo contiene il rosso. Ma apparirà rosso solo quando lo stendiamo sulla parete … Così, spinti da nuova fiducia e dalla voglia di avere nuova fiducia, cominciamo a dipingere. Ma, anche dopo averlo steso sulla parete, quel colore continua ad essere l’ennesima gradazione del verde. Allora la nostra collera e massima: certo solo un grande complotto di qualche potentato molto potente ci può costringere a naufragare in un mare di verde …
Maledetti poteri forti .. .
Così attiviamo un Gruppo antiverde. Che, innanzitutto, continua ossessivamente a dimostrare che tutto è di quel verde che, oramai invece di speranza, sta a segnalare schifezza. E poi cerca di buttare via tutti i barattoli …
Cosa significa partire dai linguaggi e dal metodo per usarli?
Significa togliersi gli occhiali verdi. E riuscire così a scoprire che tutti i barattoli sono effettivamente di mille colori. Riuscendo a vedere mille colori rinasce davvero la speranza di poter dipingere diversamente la stanza. Ma non possiamo stare senza occhiali ed ogni tipo di occhiale, anche il più sofisticato, altera i colori … Anche il rosso più sfavillante sarà, poi, sempre, ideologicamente, rosso … Ed allora che fare? Impariamo a cambiare occhiali quando vogliamo vedere cose diverse. Ma, poi, come dipingiamo quella stanza? Inevitabilmente tutti insieme con occhiali diversi. Perché ognuno può portare un solo tipo di occhiali per volta. E per fare della stanza un capolavoro, sono necessari tutti i colori. Quando il dipinto a mille mani sarà finito potremmo vedere un miracolo che piacerà a tutti e che tutti potranno vederlo in modo sempre diverso. Basterà indossare gli occhiali degli altri e se ne scoprirà un bellezza diversa.
Allora il nostro programma è molto semplice. Apparirà forse banale e ininfluente: diffonderemo nuovi linguaggi ed attiveremo gruppi progettuali che li useranno per progettare i mille aspetti di una nuova società.
I linguaggi sono i modelli e le metafore che nell'ultimo secolo, provenendo sostanzialmente dalle scienze della natura, si sono aggiunti a quelli tipici della società industriale.
Il metodo con il quale li useremo sarà Sorgente Aperta …
Ma perché “balbettanti”? Perché nel progettare un nuovo mondo ci rendiamo conto che il primo esprimersi non sarà che un balbettio. E, perché “poietici”? Perché il balbettio dovrà essere fecondo. Si trasformerà certamente in storie che cominceranno ad essere vissute.
Allora anche questo manifesto è un balbettio poietico? Certamente. Speriamo di doverlo riscrivere al più presto meno balbettante e più fecondo.