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domenica 6 novembre 2016

Papa Francesco, finanza e migranti

di
Francesco Zanotti

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Tutti hanno ascoltato le parole di Francesco al proposito. Si può dire tutto quello che si vuole, ma, innanzitutto, ha rivelato un dato sperimentale. Non possiamo ignorarlo. Di fronte ad esso vogliamo, forse,  sostenere che per ragioni sistemiche è giusto e inevitabile salvare prima le banche? Io credo che, oltre che crudele, sia stupido sostenere questa tesi. Le ragioni sistemiche spingono in tutt’altra direzione.

Innanzitutto, mi permetto di precisare il dato sperimentale: non salviamo le banche, ma i top manager delle banche. E quel sottobosco di finanzieri presuntuosi che moltiplicano i danni creati dai top manager. Questa precisazione rende ancora più crudele questa scelta. E rende emotivamente più difficile sostenere che è giusta.

Ma questo potrebbe anche portare qualcuno a sentirsi eroe: ho il coraggio di imporre sacrifici oggi per un domani migliore.

Allora bisogna contestare che si tratta di una scelta utile, forse necessaria. Non lo è. E’, invece, stupida. E, come tutte le volte che la stupidità genera vittime, è criminale.

E’ stupida perché, da un lato, le banche sono un intermediario di scambio non più necessario. Gli scambi potrebbero funzionare attraverso infrastrutture pubbliche.

venerdì 15 luglio 2016

Terrorismo: oltre alla denuncia il progetto

di
Francesco Zanotti
Presidente ApEC

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I gruppi sociali si spengono naturalmente per consunzione. Accadrà anche ai gruppi terroristici. Il problema è che non possiamo aspettare che questo accada naturalmente. Perché l’inizio del declino avviene solo dopo un evento così eclatantemente assurdo che inizia rendere evidente la perdita di senso del gruppo sociale. E’ questo significa accettare un crescendo rossiniano di morti.
Che fare? La strategia più efficace è quella di accelerare dall’eterno il processo di perdita di significato. Le pubbliche condanne hanno un effetto opposto a quello che ci si attendere: spinge verso  il movimento tutti coloro che la società lascia ai margini.
Allora, lasciano anche il doveroso spazio alla condanna, occorre coinvolgete tutti i giovani nel definire e realizzare progetti di sviluppo. E’ molto più che lavoro e scuola.
E’ la proposta che la scuola non diventi luogo di apprendimento (parola che non si sa esattamente cosa significhi), ma di progettualità. La sparo grossa: coinvolgiamo, ad esempio, i giovani da subito nella ricerca della scienza di domani, invece che apprendere la scienza di oggi.
Che il lavoro non sia solo fatica, ma che sia il modo di realizzare nuovi progetti di impresa che tutti hanno partecipato a realizzare.


sabato 9 aprile 2016

Smantellare le reti amicali?

di
Francesco Zanotti
Presidente ApEC

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Smantellare qualcosa è sempre pericoloso. Ricordate tangentopoli? Ricordare le rottamazioni? Poi si finisce per buttare il bambino con l’acqua sporca ... come si dice.
Allora poniamoci un diverso obiettivo: cerchiamo, certo, di capire quali reti amicali sono solo collusive, evidenziamo la loro amicalità strumentale, ma, poi, aiutiamole ad evolvere.
Per riconoscere le reti amicali solo collusive guardate ai contenuti che producono come rete: non ce ne sono. E guardare ai contenuti che producono i suoi singoli partecipanti: quando ci sono, sono banali e retorici.
Se volete dare una mano a farle evolvere, dite schiettamente a coloro che ne fanno parte che queste loro reti amicali saranno socialmente legittimate solo se riusciranno a produrre contenuti progettuali (ad esempio, progetti di sviluppo d’impresa o di territorio) alti e forti.
Se, invece, vi basta smantellarle cercando ogni alleato disponibile (e la Magistratura e i media  sono ottimi alleati se le reti amicali sono importanti), allora credete solo di essere "diversi", ma in realtà avete come obiettivo di sostituire le reti amicali degli altri con le vostre.  Per riuscirci dovrete costruire reti amicali più forti e ancora più indifferenti ai contenuti progettuali. Come a dire: vincerete solo se riuscirete a far cadere il Paese dalla padella bollente delle relazioni amicali altrui nella brace delle vostre reti amicali. 

martedì 22 settembre 2015

Volkswagen … e tutti i giganti con i piedi di argilla

di
Francesco Zanotti

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Riporto solo il titolo dell’articolo di prima pagina del Corriere “Volkswagen paga per i test truccati”.
Riporto anche le prime righe dello stesso articolo “La Volkswagen ha usato un “sofisticato algoritmo per il software” per imbrogliare sulle emissioni dei suoi motori diesel montati su auto negli Stati Uniti.”.
Sembra che il software si “accorgesse” se l’auto era sottoposta ad una misura di verifica o funzionava normalmente su strada. Nel primo caso la faceva funzionare in modo da rispettare i limiti di legge sulle emissioni. Imponeva limitazioni al funzionamento. Nel secondo caso no!
Detto diversamente, faceva sembrare meno inquinanti motori che lo erano molto di più.

Morale? Il problema non è che esistono “padroni” che aspirano solo al profitto.
Il problema è che una organizzazione così socialmente rilevante è in mano a due famiglie che litigano da anni tirandosi colpi bassi.
Il problema è che è in mano ad una classe manageriale che ragiona come i furbetti del quartierino.

Morale più generale: tutte le grandi imprese sono giganti con i piedi d’argilla se continuano ad essere governate da classi dirigenti che non sanno nulla di sistemi umani. Sono costrette a litigare per un potere che si rivela essere distruttivo o usare mezzucci da dozzina.
E sono costretti a fare queste “cose” perché non sanno nulla delle relazioni di una grande organizzazione con il resto della società Non sanno nulla neanche di strategia d’impresa. Cioè di come disegnare progetti di sviluppo che solidifichino le loro fondamenta.

Il problema è che padroni e manager non sanno più generare “ricchezza”.


venerdì 20 febbraio 2015

Non negoziati, ma progettualità

di
Francesco Zanotti

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Vorrei parlare delle crisi internazionali. Brevemente, perché le idee importanti non hanno bisogno di retorica.
Nelle situazione di crisi dove tante parti confliggono all'interno di un mondo che offre immense potenzialità di futuro, negoziare è controproducente.
Infatti, negoziare significa distribuire il potere sull'esistente. Ma il problema è proprio l’esistente. In un modo che offre immense potenzialità di sviluppo, l’esistente (gli stati, le istituzioni, le imprese) sta perdendo senso. Stati, istituzioni ed imprese stanno perdendo il loro mordente sulla società. Allora chi ambisce al potere sulla società cerca di recuperare la perdita di mordente di stati, istituzioni e imprese cercando di governarne sempre di più. Insomma a mano a mano che l’esistete perder di senso, la battaglia per impadronirsene diventa sempre più cruente.
Pensate a un gruppo di affamati (di potere) che vedono la quantità di cibo (potere) diminuire. Il conflitto tra di loro sarà sempre crescente e, conseguentemente, il negoziato (che cerca compromesso) funzionerà sempre di meno e i suoi risultati saranno sempre più provvisori. Ovviamente i mediatori di professione non accetteranno questa mia analisi. Il fatto che i negoziati falliscano sempre di più non li scuote: ognuno di essi penserà che i negoziati sono falliti perché non c’era lui a gestirli.
Cosa sostituire al negoziato? La progettualità. Invece di riunirsi a Minsk (oggi) o in quale località della Libia (domani) per  negoziare tregue (solo quello, poi, riusciamo a negoziare), ci si ritrovi in quegli stessi posti e in mille altri per definire progetti di sviluppo dei territori contesi.

Ovviamente non serve una classe di negoziatori, ma di professionisti che abbiano le conoscenze e le metodologie (non qualche magica, cioè, inesistente potere taumaturgico personale) per attivare e portare a sintesi processi progettuali complessi.

...continua

Ce ne stiamo accorgendo a colpi di crisi ricorrentesi in ogni dimensione dell'umano. E' evidente che dovunque guardiamo c'è qualcosa che, gravemente, non va: lo sviluppo economico, la povertà, il rapporto con la natura, la soddisfazione sul lavoro e le profonde esigenze di realizzare una vita degna... E allora vogliamo smetterla di denunciare il passato? Sta diventando stucchevole cercare l'ennesimo cantuccio della stanza della società industriale e scoprire ancora una volta l'accumularsi di una polvere. E' il momento di lasciar riposare per un po' la denuncia e la protesta anche perché, se siamo onesti, dobbiamo chiederci: ma noi dove eravamo in questi anni?

Vivevamo su Marte e improvvisamente siamo tornati sulla terra ed abbiamo scoperto che quegli inetti di terrestri, dopo la nostra denuncia, non aveva fatto nulla. E tocca ancora a noi risvegliare le coscienze? Certo che no! Noi abbiamo vissuto immersi in questa società. Sono anche le nostre azioni che hanno mantenuta chiusa la stanza. Lasciando accumulare e incancrenire polvere. Viene quasi da dire: l’accumularsi e l’incancrenirsi ci fa comodo perché la nostra unica competenza era il contestare. Visto che sul costruire abbiamo dato tutti pessima prova.
E non si dica che qualche potere forte, da qualche parte ha impedito che le nostre folgoranti idee liberassero la stanza dalla polvere dell’ingiustizia, del privilegio … Quelli che sembrano poteri forti lo sono solo di fronte alla nostra incapacità di costruire alternative.
Cara e vecchia società di tutti noi, dunque. Che ci ha permesso di superare secolari infelicità … Certo non tutte, certo non a tutti, certo non ugualmente, ma molto.
Cara e vecchia società dalla quale ora dobbiamo allontanarci con un pizzico di nostalgia. Portandoci dentro lo zaino che accompagna ogni viaggio tutto quello che di buono ha prodotto.
E con il passo che diventa sempre più baldanzoso a mano a mano che diventa chiaro il luogo, la nuova società verso la quale siamo diretti ..
Ma verso quale luogo vogliamo dirigerci? Quale nuova società vogliamo costruire?
Noi certo non lo sappiamo! Sappiamo solo come fare a costruirla!

Allora la nostra proposta è strana. Non abbiamo soluzioni, linee politiche, idee originali. Ma un metodo con il quale generarle.
Primo passo di questo metodo: cambiamo i linguaggi. Secondo usiamo questi nuovi linguaggi per progettare insieme .. Accidenti, mi rendo conto che mi sto avventurando in un sentiero accidentato …
Allora provo con una storiella. Pensiamo di indossare occhiali verdi e di dover dipingere una parete di un nuovo colore: il verde ci ha seccati. Ai nostri piedi abbiamo una vasta gamma di barattoli di vernice. Ma tutti i colori ci sembrano gradazioni del verde. E, così, piano piano ci sembra inutile ridipingere una stanza di un nuovo colore che potrà essere solo una gradazione di verde. Accidenti ai poteri forti che ci costringono a dipingere sempre e solo di verde …
Ma poi arriva qualcuno che ci convince che un certo barattolo contiene il rosso. Ma apparirà rosso solo quando lo stendiamo sulla parete … Così, spinti da nuova fiducia e dalla voglia di avere nuova fiducia, cominciamo a dipingere. Ma, anche dopo averlo steso sulla parete, quel colore continua ad essere l’ennesima gradazione del verde. Allora la nostra collera e massima: certo solo un grande complotto di qualche potentato molto potente ci può costringere a naufragare in un mare di verde …
Maledetti poteri forti .. .
Così attiviamo un Gruppo antiverde. Che, innanzitutto, continua ossessivamente a dimostrare che tutto è di quel verde che, oramai invece di speranza, sta a segnalare schifezza. E poi cerca di buttare via tutti i barattoli …
Cosa significa partire dai linguaggi e dal metodo per usarli?
Significa togliersi gli occhiali verdi. E riuscire così a scoprire che tutti i barattoli sono effettivamente di mille colori. Riuscendo a vedere mille colori rinasce davvero la speranza di poter dipingere diversamente la stanza. Ma non possiamo stare senza occhiali ed ogni tipo di occhiale, anche il più sofisticato, altera i colori … Anche il rosso più sfavillante sarà, poi, sempre, ideologicamente, rosso … Ed allora che fare? Impariamo a cambiare occhiali quando vogliamo vedere cose diverse. Ma, poi, come dipingiamo quella stanza? Inevitabilmente tutti insieme con occhiali diversi. Perché ognuno può portare un solo tipo di occhiali per volta. E per fare della stanza un capolavoro, sono necessari tutti i colori. Quando il dipinto a mille mani sarà finito potremmo vedere un miracolo che piacerà a tutti e che tutti potranno vederlo in modo sempre diverso. Basterà indossare gli occhiali degli altri e se ne scoprirà un bellezza diversa.
Allora il nostro programma è molto semplice. Apparirà forse banale e ininfluente: diffonderemo nuovi linguaggi ed attiveremo gruppi progettuali che li useranno per progettare i mille aspetti di una nuova società.
I linguaggi sono i modelli e le metafore che nell'ultimo secolo, provenendo sostanzialmente dalle scienze della natura, si sono aggiunti a quelli tipici della società industriale.
Il metodo con il quale li useremo sarà Sorgente Aperta …
Ma perché “balbettanti”? Perché nel progettare un nuovo mondo ci rendiamo conto che il primo esprimersi non sarà che un balbettio. E, perché “poietici”? Perché il balbettio dovrà essere fecondo. Si trasformerà certamente in storie che cominceranno ad essere vissute.
Allora anche questo manifesto è un balbettio poietico? Certamente. Speriamo di doverlo riscrivere al più presto meno balbettante e più fecondo.