lunedì 19 aprile 2010

Stille di una nuova società


Costruire una nuova società… E’ un’ambizione che può sembrare velleitaria. Ma, in realtà, essa è profondamente rivoluzionaria. Allora, occorre liberarla dal rischio della velleitarietà e descriverne tutta la complessità e la ricchezza.
Può sembrare velleitaria perché, troppo spesso, è stata usata da chi ha rincorso utopie irrealizzabili e del tutto soggettive. Quasi utopie finalizzate a superare disagi psicologici e relazionali personali.
Ma, invece, è un’ambizione rivoluzionaria perché, da un lato, si contrappone alla deriva fatalista attuale: le crisi, come eventi incontrollabili quasi buttati sul cammino dell' umanità da un Fato imperscrutabile, ma capriccioso o addirittura da una Natura matrigna.
E, dall’altro, è rivoluzionaria, quando si prova a specificare cosa significa costruire una nuova società.
Costruire una nuova società significa attuare cambiamenti profondi nelle identità degli attori personali e organizzativi che costituiscono la società attuale. Voglio citare, senza pretesa di completezza e di profezia, ma come esigenza, le prime luminescenze di un sogno che inizia ad apparire. In alcuni frammenti sarà un sogno più definito, altri saranno meno chiari
Ma voglio provare a raccontarlo, perché anche solo il raccontarlo lo aiuta a formarsi più compiutamente. Forse riuscirà anche a stimolare mille profeti e poeti che sapranno scrivere storie di futuro, molto più importanti.

martedì 13 aprile 2010

Un Expo della Conoscenza per fare emergere una nuova società



Agli inizi dell’anno del Signore 2010, dell’anno 5770 del calendario ebraico, dell’anno 1431 del calendario mussulmano, dell’anno 2554 del calendario buddhista, dell’anno 4706 del calendario cinese… tutto il mondo, appiattendo tutte quelle differenti ricchezze che producono calendari così diversi, ripete ossessivamente una sola “ideologia”.

“Una crisi è esplosa nel mondo della finanza ed è stata causata da disfunzioni (malfunzionamenti) dei mercati finanziari, aggravati da comportamenti discutibili di troppi finanzieri. Questa crisi, se non si interviene tempestivamente, rischia di risuonare in tutta la società con echi devastanti. Intervenire significa eliminare i malfunzionamenti dei mercati finanziari e iniettare nel mondo della finanza una buona dose di etica. Se si fa tutto questo,  si riuscirà a continuare il cammino di sviluppo interrotto.”

Si ripete ossessivamente questa ideologia attraverso tutti i media, ma a me sembra una cantilena retorica e stonata.
Io credo che la crisi finanziaria sia stata solo un classico “piovere sul bagnato”. Ma poiché è stato uno scrosciare intenso ed improvviso, ci siamo dimenticati che stavamo già ben bene impantanati …
Infatti, non una, ma mille altre crisi, stanno affliggendo da tempo l’uomo (tutti gli uomini della terra senza distinzione di sesso, età, religione, origine e quant’altro) e la natura.
Siamo immersi in una ecologia di tante crisi che si sovrappongono, intrecciano, si aggravano reciprocamente. Esse generano un disagio (materiale ed esistenziale) profondo e crescente sia nell’uomo che nella natura.
Il disagio profondo c’era prima della crisi finanziaria. Essa l’ha certamente aggravato. Oggi, quando la crisi finanziaria sembra attenuarsi, questo disagio si guarda bene dallo scomparire, ma continua a crescere, giorno dopo giorno.


domenica 14 marzo 2010

Sorgente Aperta: sette principi per un nuovo metodo di Governo


Sorgente Aperta è una nuova metodologia di governo dello sviluppo dei sistemi umani. Dallo sviluppo di piccoli gruppi sociali, imprese, istituzioni. Allo sviluppo dei grandi processi di dialogo tra Stati, Nazioni e Popoli. Fino allo sviluppo di una nuova alleanza tra gli uomini e la Natura.
E’ radicalmente diversa, scientificamente più fondata, umanamente più “empatica” (si veda l’ultimo libro di Rifkin) delle strategie di dialogo a livello internazionale che oggi vengono considerate profezie così lungimiranti da essere ritenute utopiche (si veda la presentazione di Gianni Riotta sul supplemento domenicale del Sole di domenica 14 Marzo 2010).

martedì 9 marzo 2010

lettera ad un amico sacerdote


Ho continuato a riverberare nella mente la frase che hai pronunciato relativamente al "popolo in cammino"

Effettivamente, ci siamo poco concentrati sugli aspetti relazionali e spirituali del legame tra le persone, orientati ai progetti, alle strategie. E forse si, lì la chiave di tutto, oltre che nella situazione personale legata all'età. lo vedo in tanti 40/50 enni un po' confusi in merito alla direzione della loro vita e di questo Paese, oltre che, forse, del mondo in generale, domande profonde si accavallano. E troppe risposte vengono, incerte, date in solitudine. Non più i partiti, le chiese, i sindacati, ed, ormai, anche la TV delude tutti.


lunedì 8 marzo 2010

Internet ne è l'esempio

Edge è una rivista statunitense on line che si occupa di scienza e tecnologia. Ogni anno propone un argomento di discussione. La domanda del 2010 è: "l'uso della rete ha cambiato il nostro modo di pensare?". Un paio di centinaia tra scrittori, scienziati, filosofi e artisti hanno risposto finora. Tra questi, mi ha colpito l'intervento di Richard Dawkins, biologo evoluzionista. Il motivo è semplice: la sua vista globale del fenomeno mi ha ispirato intriganti paralleli e considerazioni che vorrei condividere con voi.
La prima considerazione è sulla genesi di Internet: non progettata da un singolo personaggio geniale nè da una grande azienda, ma da una comunità anarchica anonima, fatta da singoli o gruppi sparsi in tutto il mondo.


venerdì 22 gennaio 2010

Chi abita questo pianeta?

Mi lamento. Lo dico prima, così potete smettere subito di leggere.
Mi calo (lo sono) nel ruolo dell'uomo della strada: oggi zappo.
No, no, non in giardino, non con questo freddo. Faccio zapping, e senza telecomando, sulla rete. Zompetto di quà e di là sui siti di notizie e non per cercare di capirci qualcosa in più di quello che propinano le tv ed evitare di fare il cagnolino della voce del Padrone, ovvero il sistema broadcasting dove uno parla e tanti ascoltano (e che dicono stia andando pure in crisi, ma questa è un'altra storia).
Il PIL aumenta, o aumenterà, siamo fuori dalla crisi, lo dicono tutti.
Poi, oggi, Il Sole 24 Ore dice che anche la disoccupazione aumenterà.
Ah; dunque?
Mettiamo in riga le poche nozioni che ho. Allora il PIL è... non me lo ricordo, o meglio ne ho una vaga idea. Già vi sto facendo perder tempo leggendomi, non posso continuare così. Vado su Wikipedia. (e che poteva fare un sempliciotto come me? Comprarsi la Treccani?)
Mamma mia, un paginone di spiegazioni . Beh leggetevele se avete voglia, vi riporto la più sintetica.

il valore totale della spesa fatta dalle famiglie per i consumi e dalle imprese per gli investimenti

Dunque, se famiglie spendono e imprese investono, il PIL aumenta. Ma se aumenta la disoccupazione, cioè le aziende diventano pìù piccole perchè licenziano, e le famiglie sono piene di disoccupati, come fanno i primi ad investire e i secondi a spendere?
Eppure il PIL aumenterà?!?
Aspettate. Sempre su Wikipedia, in fondo, ci sono le obiezioni al PIL.

Il PIL tratta tutte le transazioni come positive, cosicché entrano a farne parte, ad esempio, i danni provocati dai crimini, dall'inquinamento, dalle catastrofi naturali. In questo modo il PIL non fa distinzione tra le attività che contribuiscono al benessere e quelle che lo diminuiscono: persino morire, con i servizi connessi ai funerali, fa crescere il PIL.

Dunque, in questo stato di cose, disoccupazione crescente, il PIL può solo crescere grazie alle... mafie e gli incidenti mortali? E allora che ci frega a noi di questo PIL? E perchè ne parla anche un ministro ?

Insomma, possibile che noi tutti stiamo bene se un numero va su indipendentemente dal fatto che stiamo male? Possibile che secondo questi signori il pianeta, perchè la contraddizione è a livello globale, è abitato da aziende, banche, speculatori di ogni tipo, mafie criminali, governi (pseudo)democratici e meno, ma non da persone?
E poi su quale bibbia è scritto che bisogna cercare a tutti i costi di racchiudere la realtà in un numerino?

Forse c'è qualcosa di errato nel modo in cui guardiamo il mondo, forse è il caso di cambiarlo.

...continua

Ce ne stiamo accorgendo a colpi di crisi ricorrentesi in ogni dimensione dell'umano. E' evidente che dovunque guardiamo c'è qualcosa che, gravemente, non va: lo sviluppo economico, la povertà, il rapporto con la natura, la soddisfazione sul lavoro e le profonde esigenze di realizzare una vita degna... E allora vogliamo smetterla di denunciare il passato? Sta diventando stucchevole cercare l'ennesimo cantuccio della stanza della società industriale e scoprire ancora una volta l'accumularsi di una polvere. E' il momento di lasciar riposare per un po' la denuncia e la protesta anche perché, se siamo onesti, dobbiamo chiederci: ma noi dove eravamo in questi anni?

Vivevamo su Marte e improvvisamente siamo tornati sulla terra ed abbiamo scoperto che quegli inetti di terrestri, dopo la nostra denuncia, non aveva fatto nulla. E tocca ancora a noi risvegliare le coscienze? Certo che no! Noi abbiamo vissuto immersi in questa società. Sono anche le nostre azioni che hanno mantenuta chiusa la stanza. Lasciando accumulare e incancrenire polvere. Viene quasi da dire: l’accumularsi e l’incancrenirsi ci fa comodo perché la nostra unica competenza era il contestare. Visto che sul costruire abbiamo dato tutti pessima prova.
E non si dica che qualche potere forte, da qualche parte ha impedito che le nostre folgoranti idee liberassero la stanza dalla polvere dell’ingiustizia, del privilegio … Quelli che sembrano poteri forti lo sono solo di fronte alla nostra incapacità di costruire alternative.
Cara e vecchia società di tutti noi, dunque. Che ci ha permesso di superare secolari infelicità … Certo non tutte, certo non a tutti, certo non ugualmente, ma molto.
Cara e vecchia società dalla quale ora dobbiamo allontanarci con un pizzico di nostalgia. Portandoci dentro lo zaino che accompagna ogni viaggio tutto quello che di buono ha prodotto.
E con il passo che diventa sempre più baldanzoso a mano a mano che diventa chiaro il luogo, la nuova società verso la quale siamo diretti ..
Ma verso quale luogo vogliamo dirigerci? Quale nuova società vogliamo costruire?
Noi certo non lo sappiamo! Sappiamo solo come fare a costruirla!

Allora la nostra proposta è strana. Non abbiamo soluzioni, linee politiche, idee originali. Ma un metodo con il quale generarle.
Primo passo di questo metodo: cambiamo i linguaggi. Secondo usiamo questi nuovi linguaggi per progettare insieme .. Accidenti, mi rendo conto che mi sto avventurando in un sentiero accidentato …
Allora provo con una storiella. Pensiamo di indossare occhiali verdi e di dover dipingere una parete di un nuovo colore: il verde ci ha seccati. Ai nostri piedi abbiamo una vasta gamma di barattoli di vernice. Ma tutti i colori ci sembrano gradazioni del verde. E, così, piano piano ci sembra inutile ridipingere una stanza di un nuovo colore che potrà essere solo una gradazione di verde. Accidenti ai poteri forti che ci costringono a dipingere sempre e solo di verde …
Ma poi arriva qualcuno che ci convince che un certo barattolo contiene il rosso. Ma apparirà rosso solo quando lo stendiamo sulla parete … Così, spinti da nuova fiducia e dalla voglia di avere nuova fiducia, cominciamo a dipingere. Ma, anche dopo averlo steso sulla parete, quel colore continua ad essere l’ennesima gradazione del verde. Allora la nostra collera e massima: certo solo un grande complotto di qualche potentato molto potente ci può costringere a naufragare in un mare di verde …
Maledetti poteri forti .. .
Così attiviamo un Gruppo antiverde. Che, innanzitutto, continua ossessivamente a dimostrare che tutto è di quel verde che, oramai invece di speranza, sta a segnalare schifezza. E poi cerca di buttare via tutti i barattoli …
Cosa significa partire dai linguaggi e dal metodo per usarli?
Significa togliersi gli occhiali verdi. E riuscire così a scoprire che tutti i barattoli sono effettivamente di mille colori. Riuscendo a vedere mille colori rinasce davvero la speranza di poter dipingere diversamente la stanza. Ma non possiamo stare senza occhiali ed ogni tipo di occhiale, anche il più sofisticato, altera i colori … Anche il rosso più sfavillante sarà, poi, sempre, ideologicamente, rosso … Ed allora che fare? Impariamo a cambiare occhiali quando vogliamo vedere cose diverse. Ma, poi, come dipingiamo quella stanza? Inevitabilmente tutti insieme con occhiali diversi. Perché ognuno può portare un solo tipo di occhiali per volta. E per fare della stanza un capolavoro, sono necessari tutti i colori. Quando il dipinto a mille mani sarà finito potremmo vedere un miracolo che piacerà a tutti e che tutti potranno vederlo in modo sempre diverso. Basterà indossare gli occhiali degli altri e se ne scoprirà un bellezza diversa.
Allora il nostro programma è molto semplice. Apparirà forse banale e ininfluente: diffonderemo nuovi linguaggi ed attiveremo gruppi progettuali che li useranno per progettare i mille aspetti di una nuova società.
I linguaggi sono i modelli e le metafore che nell'ultimo secolo, provenendo sostanzialmente dalle scienze della natura, si sono aggiunti a quelli tipici della società industriale.
Il metodo con il quale li useremo sarà Sorgente Aperta …
Ma perché “balbettanti”? Perché nel progettare un nuovo mondo ci rendiamo conto che il primo esprimersi non sarà che un balbettio. E, perché “poietici”? Perché il balbettio dovrà essere fecondo. Si trasformerà certamente in storie che cominceranno ad essere vissute.
Allora anche questo manifesto è un balbettio poietico? Certamente. Speriamo di doverlo riscrivere al più presto meno balbettante e più fecondo.