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lunedì 27 gennaio 2014

Davos: ad un passo … indietro … dalla consapevolezza

di
Francesco Zanotti


Leggo su Affari e Finanza un articolo su Davos a firma Marco Panara.
Sostiene che finalmente hanno capito! Invece di parlare di finanza si parla di problemi reali. Di nuovi trend emergenti. Significativo (e io concordo) il trend sul “desiderio” di auto (che non c’è) nelle nuove generazioni. Mentre i costruttori sostengono che se non arrivi a produrre quattro milioni di auto, non sei nessuno. Non chiedendosi a chi le vendono, sperando che ci sia sempre qualche angolo del mondo che desidera auto.

Parla della necessità di trovare un nuovo modello di sviluppo. Ma non arriva a dire che per trovare un modello di società diversa da quella industriale (che non sta più in piedi per motivi più profondi del fatto, pur rilevante che non si desiderano più auto) è necessario cambiare le risorse cognitive su cui si basa la società industriale. Soprattutto occorre relativizzare la visione del mondo tipica della società industriale: quella della fisica classica. E farsi ispirare dalla visione “quantistica” del mondo. Che è tipica dell’imprenditore.
Ma che ne sanno a Davos di visione quantistica del mondo? Proviamo a chiedere ... che ne so .. ad uno a caso ... Ecco: Saccomanni che dovrebbe essere il nume tutelare di una nuova imprenditorialità ... Che ne sa di visione quantistica del mondo?

giovedì 1 novembre 2012

Produrre “cose” nuove in modo nuovo


di
Francesco Zanotti

Leggo sul Sole 24 Ore un articolo di Alberto Orioli, pieno di buon senso … conservativo. Purtroppo (davvero purtroppo?) è necessario costruire un nuovo mondo ed ogni sforzo di conservazione del vecchio mondo aumenta le probabilità che il nuovo mondo nasca solo dopo una catastrofe.
Cosa dice il Nostro? Descrive “Tre segnali per la rotta competitiva”. Non li descrivo in dettaglio perché sono un po’ le cose che tutti riconoscono necessarie, ma che, poi, non si fanno, non si possono fare ... etc. Tipo: competitività, produttività etc. Per fortuna non si parla dell’ipocrita innovazione tecnologica. Ipocrita perché non si dice mai cosa sia. La si lascia a tecnologi e scienziati aspettandosi da loro una qualche miracolosa pietra filosofale che trasformi l’attuale arrugginito e “sferragliante” sistema industriale in oro.
Ecco, a me sembra che tutti i segnali indicati da Orioli, con l’aggiunta dell’innovazione tecnologica, parlino sostanzialmente di sforzi conservativi: orientati a fare funzionare meglio l’attuale sistema industriale.
Io credo che il problema sia quello di generare un nuovo sistema industriale che produca cose nuove in modo radicalmente nuovo.
L’esempio più eclatante è quello dell’auto.

lunedì 24 settembre 2012

FIAT: aspettando la ripresa???

di
Francesco Zanotti

Scrivevo, ed ora confermo, che il problema della FIAT è un problema di schemi cognitivi.
Confermo perché nell’incontro con il Governo è emerso un altro grave problema cognitivo: la memoria.
Il Gruppo FIAT afferma che aspetterà la ripresa del mercato dell’auto e nessuno si è scandalizzato …
Nella sua storia passata proprio il gruppo FIAT non ha atteso la ripresa, l’ha costruita.
Immaginate se prima di lanciare la 500 avesse aspettato che si scatenasse quella “ripresa”, dopo la crisi della guerra, che si è chiamata miracolo economico italiano.
Con la 500 ha dato un grande contributo al costruire il miracolo economico.
Ora dovrebbe usare lo stesso atteggiamento imprenditoriale, ma le è difficile non perché ci sono disegni perversi o perché le persone sono incapaci. Ma a causa della povertà di strumenti di progettazione strategica e di conoscenze organizzative di cui dispone. Una causa facilmente eliminabile … se individuata.

venerdì 27 luglio 2012

Pensarci prima ... o no?

di
Francesco Zanotti

Santo subito… è la voce che sembra riecheggiare tra le valli europee (quelle bergamasche, incluse?). Ci si riferisce a Mario Draghi che facendo concorrenza a dei e maghi, come loro col solo suono della voce, doma draghi (lo spread) e briganti (gli speculatori).
Per carità, nulla da dire su Mario Draghi. Ma … se bastava che alzasse la voce per domare draghi e briganti, perché abbiamo dovuto fare tutte quelle manovre lacrime e sangue? Non la poteva alzare prima?
Ma, poi, sfogliando i giornali anche questa questione muore in gola: i giganteschi guai del mercato dell’auto che sta finendo a “baruffe chiozzotte” (Marchionne e la Volkswagen), la caduta libera del mercato degli elettrodomestici, l’ILVA che viene praticamente chiusa dalla magistratura, dove, pure lì, le baruffe chiozzotte non mancano …
Più grave: neanche una parola sulle mille potenzialità di futuro che stanno affollando il nostro presente … ed allora? Dobbiamo trovare qualcun altro che sa gridare più forte e minacciosamente di Draghi?
Ieri sera stavo guardando una trasmissione dove stavano apparendo i primi commentatori che cominciavano a chiedersi: ma non è che non abbiamo capito nulla?
Noi sosteniamo sui nostri blog che è proprio così. Ed indichiamo cosa non abbiamo capito … basta leggere.
Purtroppo il vero problema delle nostre classi dirigenti è che sono così autoreferenzialmente chiuse in un conflitto permanente effettivo da creare continuamente obiettivi irrilevanti che diventano occasioni di altri conflitti. Come sta accadendo per la legge elettorale.

Per risolvere la nostra crisi di civiltà, soprattutto per non perdere le mille occasioni per cerare una nuova civiltà non serve a nulla. Serve, però, a perpetuare la lite tra i partiti che, quando si scoprono d’accordo (lasciare più spazio decisionale ai cittadini), devono immediatamente trovare il cavillo che permetta loro di dividersi. E urlano questa differenza quasi impercettibile in tutti i microfoni che trovano col solito tono di profeti della retorica. Diciamo loro di smetterla.

...continua

Ce ne stiamo accorgendo a colpi di crisi ricorrentesi in ogni dimensione dell'umano. E' evidente che dovunque guardiamo c'è qualcosa che, gravemente, non va: lo sviluppo economico, la povertà, il rapporto con la natura, la soddisfazione sul lavoro e le profonde esigenze di realizzare una vita degna... E allora vogliamo smetterla di denunciare il passato? Sta diventando stucchevole cercare l'ennesimo cantuccio della stanza della società industriale e scoprire ancora una volta l'accumularsi di una polvere. E' il momento di lasciar riposare per un po' la denuncia e la protesta anche perché, se siamo onesti, dobbiamo chiederci: ma noi dove eravamo in questi anni?

Vivevamo su Marte e improvvisamente siamo tornati sulla terra ed abbiamo scoperto che quegli inetti di terrestri, dopo la nostra denuncia, non aveva fatto nulla. E tocca ancora a noi risvegliare le coscienze? Certo che no! Noi abbiamo vissuto immersi in questa società. Sono anche le nostre azioni che hanno mantenuta chiusa la stanza. Lasciando accumulare e incancrenire polvere. Viene quasi da dire: l’accumularsi e l’incancrenirsi ci fa comodo perché la nostra unica competenza era il contestare. Visto che sul costruire abbiamo dato tutti pessima prova.
E non si dica che qualche potere forte, da qualche parte ha impedito che le nostre folgoranti idee liberassero la stanza dalla polvere dell’ingiustizia, del privilegio … Quelli che sembrano poteri forti lo sono solo di fronte alla nostra incapacità di costruire alternative.
Cara e vecchia società di tutti noi, dunque. Che ci ha permesso di superare secolari infelicità … Certo non tutte, certo non a tutti, certo non ugualmente, ma molto.
Cara e vecchia società dalla quale ora dobbiamo allontanarci con un pizzico di nostalgia. Portandoci dentro lo zaino che accompagna ogni viaggio tutto quello che di buono ha prodotto.
E con il passo che diventa sempre più baldanzoso a mano a mano che diventa chiaro il luogo, la nuova società verso la quale siamo diretti ..
Ma verso quale luogo vogliamo dirigerci? Quale nuova società vogliamo costruire?
Noi certo non lo sappiamo! Sappiamo solo come fare a costruirla!

Allora la nostra proposta è strana. Non abbiamo soluzioni, linee politiche, idee originali. Ma un metodo con il quale generarle.
Primo passo di questo metodo: cambiamo i linguaggi. Secondo usiamo questi nuovi linguaggi per progettare insieme .. Accidenti, mi rendo conto che mi sto avventurando in un sentiero accidentato …
Allora provo con una storiella. Pensiamo di indossare occhiali verdi e di dover dipingere una parete di un nuovo colore: il verde ci ha seccati. Ai nostri piedi abbiamo una vasta gamma di barattoli di vernice. Ma tutti i colori ci sembrano gradazioni del verde. E, così, piano piano ci sembra inutile ridipingere una stanza di un nuovo colore che potrà essere solo una gradazione di verde. Accidenti ai poteri forti che ci costringono a dipingere sempre e solo di verde …
Ma poi arriva qualcuno che ci convince che un certo barattolo contiene il rosso. Ma apparirà rosso solo quando lo stendiamo sulla parete … Così, spinti da nuova fiducia e dalla voglia di avere nuova fiducia, cominciamo a dipingere. Ma, anche dopo averlo steso sulla parete, quel colore continua ad essere l’ennesima gradazione del verde. Allora la nostra collera e massima: certo solo un grande complotto di qualche potentato molto potente ci può costringere a naufragare in un mare di verde …
Maledetti poteri forti .. .
Così attiviamo un Gruppo antiverde. Che, innanzitutto, continua ossessivamente a dimostrare che tutto è di quel verde che, oramai invece di speranza, sta a segnalare schifezza. E poi cerca di buttare via tutti i barattoli …
Cosa significa partire dai linguaggi e dal metodo per usarli?
Significa togliersi gli occhiali verdi. E riuscire così a scoprire che tutti i barattoli sono effettivamente di mille colori. Riuscendo a vedere mille colori rinasce davvero la speranza di poter dipingere diversamente la stanza. Ma non possiamo stare senza occhiali ed ogni tipo di occhiale, anche il più sofisticato, altera i colori … Anche il rosso più sfavillante sarà, poi, sempre, ideologicamente, rosso … Ed allora che fare? Impariamo a cambiare occhiali quando vogliamo vedere cose diverse. Ma, poi, come dipingiamo quella stanza? Inevitabilmente tutti insieme con occhiali diversi. Perché ognuno può portare un solo tipo di occhiali per volta. E per fare della stanza un capolavoro, sono necessari tutti i colori. Quando il dipinto a mille mani sarà finito potremmo vedere un miracolo che piacerà a tutti e che tutti potranno vederlo in modo sempre diverso. Basterà indossare gli occhiali degli altri e se ne scoprirà un bellezza diversa.
Allora il nostro programma è molto semplice. Apparirà forse banale e ininfluente: diffonderemo nuovi linguaggi ed attiveremo gruppi progettuali che li useranno per progettare i mille aspetti di una nuova società.
I linguaggi sono i modelli e le metafore che nell'ultimo secolo, provenendo sostanzialmente dalle scienze della natura, si sono aggiunti a quelli tipici della società industriale.
Il metodo con il quale li useremo sarà Sorgente Aperta …
Ma perché “balbettanti”? Perché nel progettare un nuovo mondo ci rendiamo conto che il primo esprimersi non sarà che un balbettio. E, perché “poietici”? Perché il balbettio dovrà essere fecondo. Si trasformerà certamente in storie che cominceranno ad essere vissute.
Allora anche questo manifesto è un balbettio poietico? Certamente. Speriamo di doverlo riscrivere al più presto meno balbettante e più fecondo.