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giovedì 17 dicembre 2015

Dimentichiamo normalità e stabilità

di
Francesco Zanotti
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I commenti più comuni sull’innalzamento dei tassi USA riguardano normalità e stabilità.
Sono salutati come un ritorno a una normalità che ha come caratteristica di fondo la stabilità.
Ora, nessun sistema umano è stabile, fisso nel tempo. Lo sono solo le macchine, se si tralascia quel continuo attacco alla loro stabilità che è l’erosione.
Oggi nessun sistema umano è così “ottimo” per cui si desideri mantenerlo così come è nel tempo.
Non lo è l’economia industriale che sta producendo cose sempre meno interessanti, distruggendo la natura e mortificando l’uomo. Più in piccolo, più legato alla cronaca: vorreste stabilizzare un sistema bancario che vende bufale?
Mi si dirà: va bene, facciamo pure i cambiamenti necessari, ma quando abbiamo raggiunto una situazione ecologica, economica e finanziaria soddisfacente fermiamoci. Ecco la richiesta “fermate il mondo: voglio scendere”, non può essere soddisfatta.
Non la si può soddisfare perché tutto il mondo evolve. Evolve la nostra mente e il nostro fisico. Evolve la Natura. Evolve anche l’Universo. Evolve anche la nostra conoscenza. E generazione dopo generazione si produce nuova conoscenza e nuova arte.
Volete che noi si riesca e si desideri costruire una Società artificiale che riesce a non evolvere?

Dobbiamo accettare che la vera normalità sia l’evoluzione, non la stabilità. Non possiamo cercare stabilità economica, sociale, istituzionale, culturale e naturale. Dobbiamo imparare a convivere e guidare una evoluzione continua in tutte le dimensioni del vivere umano.

giovedì 26 novembre 2015

Lezioni di futuro dal Sole24Ore

di
Francesco Zanotti


Ogni giovedì troverete allegato al Sole 24 Ore un volumetto della serie “Lezioni di Futuro”. Ovviamente si tratta di una lodevolissima iniziativa.
Noi proveremo a dare il nostro contributo di idee, approfondimenti. Niente di sistematico, ma speriamo quasi tutto di intrigante.
Forse qualche commento avrà la parvenza della critica. Ma è colpa del male della mia generazione. Siamo stati contagiati dal virus della contestazione: capiteci e perdonateci. E non buttate le idee perché sono appesantite dal sapore della critica.

Innanzitutto un commento generale sulla collana: io propongo di cambiare in molti casi la forma comune dei sottotitoli: “come funziona”. Per molti tipi di sistemi la metafora fondamentale non dovrebbe essere il “funzionamento”, ma l’ “evoluzione”. Ad esempio: “come funzionano i geni” andrebbe sostituito con “come evolve il sistema dei geni”. Intendendo: “come evolve all’interno del corpo umano e nelle relazioni con l’ambiente esterno”.

E veniamo al primo volumetto sulla robotica. Serio e professionale, opportunamente orientato a informare esaurientemente e a de-emotivizzare il tema con ombre poco scientifiche come la “guerra tra umani e robot” spiegando la profonda differenza tra il funzionamento di una mente artificiale e la vita evolutiva di una mente naturale.
Propongo, però, qualche tema che affronterei (magari in connessione con il tema dell’intelligenza artificiale) che non è stato affrontato, ma sarebbe necessario farlo.
Innanzitutto, penso che occorra cambiare alcune delle parole chiave in uso. Ad esempio la parola “apprendimento”. Il processo di “apprendimento” di una macchina è ben definito: si sa esattamente in cosa consista. Il processo di apprendimento di un uomo è cosa radicalmente diversa e non sappiamo esattamente in cosa consista. Allora se usiamo la stessa parola per indicare due processi che sono radicalmente diversi, certamente generiamo confusione. Io non userei la parola “apprendimento” per le macchine.

Poi credo che occorra anche riflettere sul processo decisionale. In questo caso, penso sia corretto fare il contrario. Penso sia corretto usare l’espressione “presa di decisione” per quanto riguarda un robot (più generalmente, per una macchina di Turing). Ma non penso sia corretto usarla per un essere umano. Un essere umano non prende decisioni costruisce continuamente storie e mondi. 

martedì 18 novembre 2014

Ma che stabilità del piffero!

di
Francesco Zanotti


Credo che sarebbe meglio di piantarla con il valore della stabilità. Per cominciare, in un sistema biologico ed umano la stabilità è praticamente insensata. I sistemi biologici ed umani si costruiscono ogni istante la loro evoluzione. Cercare di mantenerli stabili è una sciocca illusione.
Poi … ma cosa abbiamo di così prezioso da stabilizzare? Vi sembra che abbia senso cercare di stabilizzare l’attuale modello socio-economico che ha esaurito la sua funziona storica?
Lo sforzo di stabilizzazione ottiene l’effetto contrario: costruisce disequilibri devastanti.
Noi non possiamo e non dobbiamo stabilizzare, ma costruire un nuovo e continuo sviluppo etico ed estetico.




venerdì 12 aprile 2013

Un identikit …


di
Francesco Zanotti


… di una nuova classe dirigente. 
Se volete: del nuovo Presidente della Repubblica.
Primum la conoscenza. Occorre una classe dirigente che padroneggi tutta la conoscenza prodotta dall'uomo.  Che si senta protagonista del costruire nuova conoscenza.
Immaginate: sarà una classe dirigente che, innanzitutto, condividerà i linguaggi che utilizza. Sarà “naturalmente dialogante” perché la nuova conoscenza è solo un risultato collettivo. Sarà esteticamente concreta perché la conoscenza può essere espressa solo nel mondo: opere d’arte, imprese opere d’arte, una società opera d’arte all'interno della Natura opera d’arte dell’evoluzione. Sarà solidale perché l’infelicità è insopportabile. Il potere sarà solo uno strumento organizzativo per costruire opere d’arte sempre più collettive. Il richiamo all'etica non sarà né un momento di auto rappresentazione  né uno strumento di discriminazione. L’etica sarà solo un traguardo da raggiungere tutti insieme, risultato di una solidarietà profonda … che quando qualcuno cade, tutti tendono la mano per sorreggerlo.
Una classe dirigente che non ha nulla a che fare con quella attuale.

...continua

Ce ne stiamo accorgendo a colpi di crisi ricorrentesi in ogni dimensione dell'umano. E' evidente che dovunque guardiamo c'è qualcosa che, gravemente, non va: lo sviluppo economico, la povertà, il rapporto con la natura, la soddisfazione sul lavoro e le profonde esigenze di realizzare una vita degna... E allora vogliamo smetterla di denunciare il passato? Sta diventando stucchevole cercare l'ennesimo cantuccio della stanza della società industriale e scoprire ancora una volta l'accumularsi di una polvere. E' il momento di lasciar riposare per un po' la denuncia e la protesta anche perché, se siamo onesti, dobbiamo chiederci: ma noi dove eravamo in questi anni?

Vivevamo su Marte e improvvisamente siamo tornati sulla terra ed abbiamo scoperto che quegli inetti di terrestri, dopo la nostra denuncia, non aveva fatto nulla. E tocca ancora a noi risvegliare le coscienze? Certo che no! Noi abbiamo vissuto immersi in questa società. Sono anche le nostre azioni che hanno mantenuta chiusa la stanza. Lasciando accumulare e incancrenire polvere. Viene quasi da dire: l’accumularsi e l’incancrenirsi ci fa comodo perché la nostra unica competenza era il contestare. Visto che sul costruire abbiamo dato tutti pessima prova.
E non si dica che qualche potere forte, da qualche parte ha impedito che le nostre folgoranti idee liberassero la stanza dalla polvere dell’ingiustizia, del privilegio … Quelli che sembrano poteri forti lo sono solo di fronte alla nostra incapacità di costruire alternative.
Cara e vecchia società di tutti noi, dunque. Che ci ha permesso di superare secolari infelicità … Certo non tutte, certo non a tutti, certo non ugualmente, ma molto.
Cara e vecchia società dalla quale ora dobbiamo allontanarci con un pizzico di nostalgia. Portandoci dentro lo zaino che accompagna ogni viaggio tutto quello che di buono ha prodotto.
E con il passo che diventa sempre più baldanzoso a mano a mano che diventa chiaro il luogo, la nuova società verso la quale siamo diretti ..
Ma verso quale luogo vogliamo dirigerci? Quale nuova società vogliamo costruire?
Noi certo non lo sappiamo! Sappiamo solo come fare a costruirla!

Allora la nostra proposta è strana. Non abbiamo soluzioni, linee politiche, idee originali. Ma un metodo con il quale generarle.
Primo passo di questo metodo: cambiamo i linguaggi. Secondo usiamo questi nuovi linguaggi per progettare insieme .. Accidenti, mi rendo conto che mi sto avventurando in un sentiero accidentato …
Allora provo con una storiella. Pensiamo di indossare occhiali verdi e di dover dipingere una parete di un nuovo colore: il verde ci ha seccati. Ai nostri piedi abbiamo una vasta gamma di barattoli di vernice. Ma tutti i colori ci sembrano gradazioni del verde. E, così, piano piano ci sembra inutile ridipingere una stanza di un nuovo colore che potrà essere solo una gradazione di verde. Accidenti ai poteri forti che ci costringono a dipingere sempre e solo di verde …
Ma poi arriva qualcuno che ci convince che un certo barattolo contiene il rosso. Ma apparirà rosso solo quando lo stendiamo sulla parete … Così, spinti da nuova fiducia e dalla voglia di avere nuova fiducia, cominciamo a dipingere. Ma, anche dopo averlo steso sulla parete, quel colore continua ad essere l’ennesima gradazione del verde. Allora la nostra collera e massima: certo solo un grande complotto di qualche potentato molto potente ci può costringere a naufragare in un mare di verde …
Maledetti poteri forti .. .
Così attiviamo un Gruppo antiverde. Che, innanzitutto, continua ossessivamente a dimostrare che tutto è di quel verde che, oramai invece di speranza, sta a segnalare schifezza. E poi cerca di buttare via tutti i barattoli …
Cosa significa partire dai linguaggi e dal metodo per usarli?
Significa togliersi gli occhiali verdi. E riuscire così a scoprire che tutti i barattoli sono effettivamente di mille colori. Riuscendo a vedere mille colori rinasce davvero la speranza di poter dipingere diversamente la stanza. Ma non possiamo stare senza occhiali ed ogni tipo di occhiale, anche il più sofisticato, altera i colori … Anche il rosso più sfavillante sarà, poi, sempre, ideologicamente, rosso … Ed allora che fare? Impariamo a cambiare occhiali quando vogliamo vedere cose diverse. Ma, poi, come dipingiamo quella stanza? Inevitabilmente tutti insieme con occhiali diversi. Perché ognuno può portare un solo tipo di occhiali per volta. E per fare della stanza un capolavoro, sono necessari tutti i colori. Quando il dipinto a mille mani sarà finito potremmo vedere un miracolo che piacerà a tutti e che tutti potranno vederlo in modo sempre diverso. Basterà indossare gli occhiali degli altri e se ne scoprirà un bellezza diversa.
Allora il nostro programma è molto semplice. Apparirà forse banale e ininfluente: diffonderemo nuovi linguaggi ed attiveremo gruppi progettuali che li useranno per progettare i mille aspetti di una nuova società.
I linguaggi sono i modelli e le metafore che nell'ultimo secolo, provenendo sostanzialmente dalle scienze della natura, si sono aggiunti a quelli tipici della società industriale.
Il metodo con il quale li useremo sarà Sorgente Aperta …
Ma perché “balbettanti”? Perché nel progettare un nuovo mondo ci rendiamo conto che il primo esprimersi non sarà che un balbettio. E, perché “poietici”? Perché il balbettio dovrà essere fecondo. Si trasformerà certamente in storie che cominceranno ad essere vissute.
Allora anche questo manifesto è un balbettio poietico? Certamente. Speriamo di doverlo riscrivere al più presto meno balbettante e più fecondo.