lunedì 30 maggio 2011

E’ insensata la competizione politica: Roosevelt epigono di Berlusconi e … degli altri


di
Francesco Zanotti


… lo è anche la competizione economica, ma non ne parlo in questo blog. Il Lettore può leggere della mia convinzione che il competere sia distruttivo, che occorra l’intraprendere e che le due cose non sono compatibili sul nostro blog http://imprenditorialitaumentata.blogspot.com/.

Qui voglio parlare di politica, non di economia. E sostenere che la competizione politica è insensata.

Primo indizio di insensatezza, quando scrivo stanno ancora svolgendosi le operazioni di voto dei ballottaggi per le Amministrative 2011. Ho seguito gli sforzi dei giornali per differenziare le proposte (i programmi) dei due candidati. Tutte le tabelle che sono state presentate per confrontare i due candidati nelle città principali (Milano e Napoli) hanno individuato grandi somiglianze.
Le differenze esistono e sono ispirate da sensibilità politiche diverse, grosso modo ancora legate al vecchio dibattito pro o contro l’iniziativa privata e l’industrializzazione.
Ma, se non si è sfegatatamente partigiani, si fa in fretta a concludere che sono due sensibilità complementari che ogni persona di buon senso (interessata al proprio e altrui benessere) vorrebbe sintetizzare.

Ed allora perché proposte molto “sovrapponibili” e, quando diverse, integrabili e da integrare, scatenano battaglie ferocissime con colpi bassi immiserenti?
Io credo che le risposte siano le seguenti.

La prima: una sintesi non è neanche pensabile proprio perché abbiamo costruito una democrazia fondata sul concetto di competizione. E sembra che una democrazia non possa che essere fondata sul concetto di competizione. Il ragionamento che si fa è il seguente.Tutte le idee e le proposte hanno diritto di cittadinanza. Poiché esistono idee opposte, opzioni opposte di società, allora occorre creare attori politici (i partiti) che portano avanti queste opzioni e trovare un meccanismo decisionale per scegliere tra le une e le altre: le votazioni precedute da una campagna elettorale. Nella campagna elettorale, le diverse parti politiche organizzate raccontano le loro proposte. Nel momento ritualmente forte delle elezioni, il cittadino sovrano sceglie.

In queste elezioni (ma anche nelle altre precedenti) si è visto che il presupposto iniziale della competizione (esistono opzioni opposte) si è squagliato. Così profondamente che ogni persona di buon senso vede che i programmi dei due candidati sono molto simili e che potrebbero e dovrebbero essere integrabili. Ma le parti politiche hanno senso solo se sono diverse le une dalle altre. E se i loro programmi non sono diversi, allora occorre costruire quelle differenze che non ci sono. E così la vera differenza che si riesce a costruire è la demonizzazione dell’avversario che impedisce di ammettere che esistono proposte comuni, che impedisce a maggior ragione di tentare sintesi.

Ma da dove proviene questa ansia, questa voglia perversa di diversità a tutti i costi? Da una ragione profonda e da bassi interessi di bottega.

La ragione profonda sta nella visione del mondo che sta alla base della nostra società. Essa è sostanzialmente una caricatura della visione del mondo di Galileo che mi chiamerei “riduzionismo ideologico”.
E’ questo riduzionismo che mi fa scambiare la mia visione delle cose come “oggettiva”. E che mi fa dire che quelli che non concordano sono ciechi, che tutte le visioni diverse  sono errate.
E’ questo riduzionismo  che mi fa credere che il mio modo di ragionare sia quello “logico”.
Sommando una visione oggettiva con un ragionare logico, si arriva a concludere che quello che si propone è il meglio. Chi non lo capisce o è scemo o è in malafede.

E’ una visione così profonda che la condividono personaggi così diversi come Roosevelt e Berlusconi. Se il lettore si va a rileggere il primo discorso di insediamento di Franklin Delano Roosevelt (4marzo 1933) trova il seguente passo: : “Nel caso però che il Congresso non riesca ad aderire a queste direttive e che la situazione del paese rimanga critica non fuggirò dalle evidenti responsabilità che mi troverò di fronte. Chiederò al Congresso l’unico elemento per affrontare la crisi: il conferimento di ampi poteri all’esecutivo per ingaggiare una guerra contro l’emergenza, poteri paragonabili a quelli che mi sarebbero assegnati se fossimo davanti ad un nemico straniero.”
Chi non sente echeggiare queste parole nel desiderio del nostro Premier di maggior potere per guidare un Paese che non capisce?.

Questa voglia di potere è  frutto della voglia smodata di potere e di ricchezza? Credo proprio di no! E’ frutto di una visione del mondo “ideologica” che fa credere che il proprio modo di vedere le cose e le proprie proposte sono le uniche efficienti ed etiche. Se ci aggiungete un grande “ego” … trovate questa filosofia del “non disturbate il navigatore che .. lui sì che sa come va il mondo” in ogni dimensione della società industriale. Lo trovate anche nella sciocca filosofia del “Macho Management”, troppo simile alla filosofia dell’ “Uomo del Destino”.

E’ chiaro che quando questo gioco della competizione diventa il riferimento del fare politica, esso viene anche usato per bassi giochi di bottega. La società industriale è fondata sui beni materiali, si crede che il benessere sia generato dal possedere il più possibile, una carica politica importante serve a possedere di più (e gratificare il proprio io perché il comando è segno di eccellenza) ed allora occorre vincere il gioco delle elezioni. A tutti i costi: ne va del “posto”. Che può lo scranno di Montecitorio o Palazzo Madama, per tanti onorevoli che così campano egregiamente. Oppure un posto nella storia, come è ambizione del Nostro.

Poi, gli esseri umani sono essere umani e la convinzione di essere “unti del Signore” e i piccoli interessi di bottega si sommano. Aggiungete un pizzico di infantilismo (presente egualitariamente nelle diverse parti politiche) e troverete le ragioni di una campagna violentemente fondata sul nulla.

E’ ovvio che una campagna fondata sul costruire conflitti intorno al nulla non serve a nessuno. Anche perché i risultati che verranno fuori dai risultati elettorali che genera saranno occasione di nuove campagne elettorali fondati sul nulla.

Che fare?

Prima di tutto, cominciare a diffondere l’idea che alla radice dei nostri problemi c’è una voglia di ideologia che nasce dalla nostra cultura profonda. Poi, cambiare questa nostra cultura profonda: tutto il mondo della scienza sta proponendo una visione del mondo alternativa: non ideologica, ma costruttiva. E, poi, trovare una nuova visione più profonda di democrazia nella quale il metodo di governo sia radicalmente diverso. Noi ce la siamo immaginata e l’abbiamo chiamata Sorgente Aperta.

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...continua

Ce ne stiamo accorgendo a colpi di crisi ricorrentesi in ogni dimensione dell'umano. E' evidente che dovunque guardiamo c'è qualcosa che, gravemente, non va: lo sviluppo economico, la povertà, il rapporto con la natura, la soddisfazione sul lavoro e le profonde esigenze di realizzare una vita degna... E allora vogliamo smetterla di denunciare il passato? Sta diventando stucchevole cercare l'ennesimo cantuccio della stanza della società industriale e scoprire ancora una volta l'accumularsi di una polvere. E' il momento di lasciar riposare per un po' la denuncia e la protesta anche perché, se siamo onesti, dobbiamo chiederci: ma noi dove eravamo in questi anni?

Vivevamo su Marte e improvvisamente siamo tornati sulla terra ed abbiamo scoperto che quegli inetti di terrestri, dopo la nostra denuncia, non aveva fatto nulla. E tocca ancora a noi risvegliare le coscienze? Certo che no! Noi abbiamo vissuto immersi in questa società. Sono anche le nostre azioni che hanno mantenuta chiusa la stanza. Lasciando accumulare e incancrenire polvere. Viene quasi da dire: l’accumularsi e l’incancrenirsi ci fa comodo perché la nostra unica competenza era il contestare. Visto che sul costruire abbiamo dato tutti pessima prova.
E non si dica che qualche potere forte, da qualche parte ha impedito che le nostre folgoranti idee liberassero la stanza dalla polvere dell’ingiustizia, del privilegio … Quelli che sembrano poteri forti lo sono solo di fronte alla nostra incapacità di costruire alternative.
Cara e vecchia società di tutti noi, dunque. Che ci ha permesso di superare secolari infelicità … Certo non tutte, certo non a tutti, certo non ugualmente, ma molto.
Cara e vecchia società dalla quale ora dobbiamo allontanarci con un pizzico di nostalgia. Portandoci dentro lo zaino che accompagna ogni viaggio tutto quello che di buono ha prodotto.
E con il passo che diventa sempre più baldanzoso a mano a mano che diventa chiaro il luogo, la nuova società verso la quale siamo diretti ..
Ma verso quale luogo vogliamo dirigerci? Quale nuova società vogliamo costruire?
Noi certo non lo sappiamo! Sappiamo solo come fare a costruirla!

Allora la nostra proposta è strana. Non abbiamo soluzioni, linee politiche, idee originali. Ma un metodo con il quale generarle.
Primo passo di questo metodo: cambiamo i linguaggi. Secondo usiamo questi nuovi linguaggi per progettare insieme .. Accidenti, mi rendo conto che mi sto avventurando in un sentiero accidentato …
Allora provo con una storiella. Pensiamo di indossare occhiali verdi e di dover dipingere una parete di un nuovo colore: il verde ci ha seccati. Ai nostri piedi abbiamo una vasta gamma di barattoli di vernice. Ma tutti i colori ci sembrano gradazioni del verde. E, così, piano piano ci sembra inutile ridipingere una stanza di un nuovo colore che potrà essere solo una gradazione di verde. Accidenti ai poteri forti che ci costringono a dipingere sempre e solo di verde …
Ma poi arriva qualcuno che ci convince che un certo barattolo contiene il rosso. Ma apparirà rosso solo quando lo stendiamo sulla parete … Così, spinti da nuova fiducia e dalla voglia di avere nuova fiducia, cominciamo a dipingere. Ma, anche dopo averlo steso sulla parete, quel colore continua ad essere l’ennesima gradazione del verde. Allora la nostra collera e massima: certo solo un grande complotto di qualche potentato molto potente ci può costringere a naufragare in un mare di verde …
Maledetti poteri forti .. .
Così attiviamo un Gruppo antiverde. Che, innanzitutto, continua ossessivamente a dimostrare che tutto è di quel verde che, oramai invece di speranza, sta a segnalare schifezza. E poi cerca di buttare via tutti i barattoli …
Cosa significa partire dai linguaggi e dal metodo per usarli?
Significa togliersi gli occhiali verdi. E riuscire così a scoprire che tutti i barattoli sono effettivamente di mille colori. Riuscendo a vedere mille colori rinasce davvero la speranza di poter dipingere diversamente la stanza. Ma non possiamo stare senza occhiali ed ogni tipo di occhiale, anche il più sofisticato, altera i colori … Anche il rosso più sfavillante sarà, poi, sempre, ideologicamente, rosso … Ed allora che fare? Impariamo a cambiare occhiali quando vogliamo vedere cose diverse. Ma, poi, come dipingiamo quella stanza? Inevitabilmente tutti insieme con occhiali diversi. Perché ognuno può portare un solo tipo di occhiali per volta. E per fare della stanza un capolavoro, sono necessari tutti i colori. Quando il dipinto a mille mani sarà finito potremmo vedere un miracolo che piacerà a tutti e che tutti potranno vederlo in modo sempre diverso. Basterà indossare gli occhiali degli altri e se ne scoprirà un bellezza diversa.
Allora il nostro programma è molto semplice. Apparirà forse banale e ininfluente: diffonderemo nuovi linguaggi ed attiveremo gruppi progettuali che li useranno per progettare i mille aspetti di una nuova società.
I linguaggi sono i modelli e le metafore che nell'ultimo secolo, provenendo sostanzialmente dalle scienze della natura, si sono aggiunti a quelli tipici della società industriale.
Il metodo con il quale li useremo sarà Sorgente Aperta …
Ma perché “balbettanti”? Perché nel progettare un nuovo mondo ci rendiamo conto che il primo esprimersi non sarà che un balbettio. E, perché “poietici”? Perché il balbettio dovrà essere fecondo. Si trasformerà certamente in storie che cominceranno ad essere vissute.
Allora anche questo manifesto è un balbettio poietico? Certamente. Speriamo di doverlo riscrivere al più presto meno balbettante e più fecondo.