mercoledì 22 aprile 2015

Stabilizziamo squilibri e facciamo crescere i morti?

di
Francesco Zanotti


Lapidariamente …
E’ grottesco sentire parlare di stabilità e di crescita quando il Mediterraneo diventa la tomba di migliaia di persone in cerca della felicità, come li ha definiti Papa Francesco.
I Governi europei sappiano che stanno solo cercando di stabilizzare profonde ingiustizie e aumentare il numero di morti.
Invece di cercare stabilità e crescita di questo tipo discietà i governi europei dovrebbero progettare un nuovo mondo. Ed aiutare gli Africani a progettare l’Africa del futuro. La BCE dovrebbe battere moneta solo per finanziare progetti di Sviluppo Paese alti e forti. I progetti di sviluppo di tutti i Paesi che a lei si rivolgessero.

Ovviamente Governi e BCE dovrebbero disporre delle risorse cognitive per stimolare una nuova progettualità a livello di Sistemi Paese e valutarne i risultati. Poiché non ne dispongono, dovrebbero procurarsele.

sabato 18 aprile 2015

E’ stata un modello, ma nel passato ...

di
Francesco Zanotti

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La società americana è stato un modello. Ci ha fornito la visione della società che ha guidato lo sviluppo del nostro miracolo economico. E’ stato un modello per lo sviluppo della democrazia e delle scienza classiche. Ma ora non può più essere considerata un riferimento per la costruzione del futuro.
Ovviamente non sto proponendo il solito anti-americanismo di matrice vetero anti-capitalista.
Sto, da un lato, riconoscendo che il modello di società americano che ci ha guidato nel nostro miracolo economico è stato fecondo, fino ad essere profetico.
Ma, contemporaneamente, sto sostenendo che gli Stati Uniti oggi non hanno un nuovo modello di società da proporre.
Non sono neanche più il faro della ricerca scientifica fondamentale perché sono rimasti alla visione del mondo della fisica classica.
In realtà nessuno potrà mai più avere un modello di società da proporre al mondo.
Oggi è necessario capire come governare i processi che faranno emergere i modelli sociali del futuro.

E l’Italia potrà diventare il Paese guida in questa ricerca.

venerdì 17 aprile 2015

Cosa perdincibacco è la cultura?

di
Francesco Zanotti


Ho una mia idea, ma, in questo post voglio fare alcun domande.
Che differenza vi è tra cultura e conoscenza? Un qualche legame ci deve essere …
Perché si usa sempre la parola “cultura” e non “conoscenza”? Una qualche ragione ci deve essere …
Butto lì qualche suggerimento.
Quando si parla di cultura si pensa sostanzialmente ai manufatti del passato. Per valorizzarli. Parlando di cultura le classi dirigenti non si sentono scosse: poste così le cose, il problema non li tocca personalmente. Devono solo fare finta di (o anche essere impegnati convintamente a) cercare i soldi per promuoverla.

Se si usasse la parola conoscenza le cose diventerebbero un po’ più complicate. Conoscenza e quella cosa che cresce e si rinnova. Che richiama almeno alla responsabilità di investimento per farla progredire, sperimentazione per renderla utile, insegnamento e apprendimento per diffonderla. Allora la conoscenza tocca personalmente le classi dirigenti: di quanta e quale conoscenza dispongono? Come promuovo lo sviluppo di nuova conoscenza? Quali processi di apprendimento mettono in atto?

Allora il problema del rapporto tra cultura e conoscenza non è banale, anche dal punto di vista del costruire il mondo prossimo venturo.

Allora vale la pena di approfondire questo tema. Che ne pensano i lettori di questo blog?


martedì 14 aprile 2015

Frammentazione politica e sintesi

di
Francesco Zanotti


La frammentazione politica aumenta inesorabilmente. Tutti la vedono come una minaccia alla governabilità. E, invece, è solo una minaccia ad una classe dirigente, ma una speranza per il mondo.
Infatti, si scrive frammentazione, ma si legge aumento di complessità di ricchezza. La frammentazione è l’inevitabile risultato della crescita della ricchezza cognitiva della società che vede continuamente aumentare visioni e protagonisti.
Fermare questo aumento di complessità è impossibile. E cercare di farlo è dannoso.
Occorre, allora, una classe politica capace di sintesi.
Ma l’attuale classe politica non sa neppure da dove si cominci a fare sintesi. E’ ancora legata alla democrazia come battaglia tra destra e sinistra. Ma, cari amici politici incartapecoriti, vi rendere conto che non sapete neppure distinguere chiaramente i nomi delle sue parti che si dovrebbero contendere il governo? Siete costretti a definirli con nomi composti con una area di sovrapposizione: centro-destra e centro-sinistra.
Il più grave è che ad essere incartapecorita sul passato dei conflitti è una classe di governo giovane.


venerdì 10 aprile 2015

Il rimborso e il progetto

di
Francesco Zanotti


<p>Infophoto</p>

Il rimborso è quello della Grecia. Il Progetto dovrebbe essere anche questo della Grecia, ma non c’è.
Più in dettaglio…
E’ vero che la Grecia ha rimborsato alla scadenza una rata dovuto al FMI. Ma è una buona notizia?
Che vantaggio ha la comunità internazionale ad essersi dimostrata così forte da costringere la Grecia a rimborsare il suo debito? Nessuno! Mica stiamo facendo una infantile gara di muscoli.

Allora bisognava lasciare perdere e basta? Ovviamente no! A mio modesto avviso la soluzione era chiedere alla Grecia di usare quei soldi per finanziare un grande progetto di Sviluppo. Purtroppo il grande progetto di sviluppo la Grecia non ce l’ha. E la comunità internazionale non glielo chiede. Continua a chiedere riforme non accettando il fatto che tra riforme e sviluppo non vi è nessun nesso di causa ed effetto.

giovedì 9 aprile 2015

Intelligenza artificiale: non si può cavare sangue dalle rape

di
Francesco Zanotti

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La speranza di costruire machine intelligenti cala e cresce ad ondate.
Oggi siamo su di una onda crescente di speranze, e veniamo da una stagione di delusioni.
E’ possibile trovare qualche aggancio solido in questo altalenare?
La risposta è decisamente sì!
Siamo assolutamente sicuri che con il computer digitale (la realizzazione concreta del modello della macchina di Turing) non è possibile realizzare una macchina intelligente.
Con questo non sostengo che è impossibile costruire macchine intelligenti. Sostengo (ma non è una opinione: ne abbiamo una dimostrazione matematica) solo che non potranno essere fondate sul computer digitale. E la speranza che aumentando la velocità del processare si possa ottenere prestazioni intelligenti è una sciocchezza.
Se qualcuno ha qualche altra idea su qualche altra via che non sia quella del computer digitale, si faccia avanti.
Il mio sospetto è che quando qualcuno costruirà una “macchina” intelligente, si accorgerà che non sarà una macchina: avrà una sua volontà, non potrà essere usata da un terzo, auto evolverà costruendo un suo ambiente specifico.
Non è detto che questa entità artificiale intelligente debba disporre di un cervello simile a quello di un uomo. Potrà anche avere una struttura completamente diversa, essere “aliena”. Ma non sarà mai un computer digitale. Il computer digitale è la rapa dalla quale non si può sperare emerga il sangue dell’intelligenza.


...continua

Ce ne stiamo accorgendo a colpi di crisi ricorrentesi in ogni dimensione dell'umano. E' evidente che dovunque guardiamo c'è qualcosa che, gravemente, non va: lo sviluppo economico, la povertà, il rapporto con la natura, la soddisfazione sul lavoro e le profonde esigenze di realizzare una vita degna... E allora vogliamo smetterla di denunciare il passato? Sta diventando stucchevole cercare l'ennesimo cantuccio della stanza della società industriale e scoprire ancora una volta l'accumularsi di una polvere. E' il momento di lasciar riposare per un po' la denuncia e la protesta anche perché, se siamo onesti, dobbiamo chiederci: ma noi dove eravamo in questi anni?

Vivevamo su Marte e improvvisamente siamo tornati sulla terra ed abbiamo scoperto che quegli inetti di terrestri, dopo la nostra denuncia, non aveva fatto nulla. E tocca ancora a noi risvegliare le coscienze? Certo che no! Noi abbiamo vissuto immersi in questa società. Sono anche le nostre azioni che hanno mantenuta chiusa la stanza. Lasciando accumulare e incancrenire polvere. Viene quasi da dire: l’accumularsi e l’incancrenirsi ci fa comodo perché la nostra unica competenza era il contestare. Visto che sul costruire abbiamo dato tutti pessima prova.
E non si dica che qualche potere forte, da qualche parte ha impedito che le nostre folgoranti idee liberassero la stanza dalla polvere dell’ingiustizia, del privilegio … Quelli che sembrano poteri forti lo sono solo di fronte alla nostra incapacità di costruire alternative.
Cara e vecchia società di tutti noi, dunque. Che ci ha permesso di superare secolari infelicità … Certo non tutte, certo non a tutti, certo non ugualmente, ma molto.
Cara e vecchia società dalla quale ora dobbiamo allontanarci con un pizzico di nostalgia. Portandoci dentro lo zaino che accompagna ogni viaggio tutto quello che di buono ha prodotto.
E con il passo che diventa sempre più baldanzoso a mano a mano che diventa chiaro il luogo, la nuova società verso la quale siamo diretti ..
Ma verso quale luogo vogliamo dirigerci? Quale nuova società vogliamo costruire?
Noi certo non lo sappiamo! Sappiamo solo come fare a costruirla!

Allora la nostra proposta è strana. Non abbiamo soluzioni, linee politiche, idee originali. Ma un metodo con il quale generarle.
Primo passo di questo metodo: cambiamo i linguaggi. Secondo usiamo questi nuovi linguaggi per progettare insieme .. Accidenti, mi rendo conto che mi sto avventurando in un sentiero accidentato …
Allora provo con una storiella. Pensiamo di indossare occhiali verdi e di dover dipingere una parete di un nuovo colore: il verde ci ha seccati. Ai nostri piedi abbiamo una vasta gamma di barattoli di vernice. Ma tutti i colori ci sembrano gradazioni del verde. E, così, piano piano ci sembra inutile ridipingere una stanza di un nuovo colore che potrà essere solo una gradazione di verde. Accidenti ai poteri forti che ci costringono a dipingere sempre e solo di verde …
Ma poi arriva qualcuno che ci convince che un certo barattolo contiene il rosso. Ma apparirà rosso solo quando lo stendiamo sulla parete … Così, spinti da nuova fiducia e dalla voglia di avere nuova fiducia, cominciamo a dipingere. Ma, anche dopo averlo steso sulla parete, quel colore continua ad essere l’ennesima gradazione del verde. Allora la nostra collera e massima: certo solo un grande complotto di qualche potentato molto potente ci può costringere a naufragare in un mare di verde …
Maledetti poteri forti .. .
Così attiviamo un Gruppo antiverde. Che, innanzitutto, continua ossessivamente a dimostrare che tutto è di quel verde che, oramai invece di speranza, sta a segnalare schifezza. E poi cerca di buttare via tutti i barattoli …
Cosa significa partire dai linguaggi e dal metodo per usarli?
Significa togliersi gli occhiali verdi. E riuscire così a scoprire che tutti i barattoli sono effettivamente di mille colori. Riuscendo a vedere mille colori rinasce davvero la speranza di poter dipingere diversamente la stanza. Ma non possiamo stare senza occhiali ed ogni tipo di occhiale, anche il più sofisticato, altera i colori … Anche il rosso più sfavillante sarà, poi, sempre, ideologicamente, rosso … Ed allora che fare? Impariamo a cambiare occhiali quando vogliamo vedere cose diverse. Ma, poi, come dipingiamo quella stanza? Inevitabilmente tutti insieme con occhiali diversi. Perché ognuno può portare un solo tipo di occhiali per volta. E per fare della stanza un capolavoro, sono necessari tutti i colori. Quando il dipinto a mille mani sarà finito potremmo vedere un miracolo che piacerà a tutti e che tutti potranno vederlo in modo sempre diverso. Basterà indossare gli occhiali degli altri e se ne scoprirà un bellezza diversa.
Allora il nostro programma è molto semplice. Apparirà forse banale e ininfluente: diffonderemo nuovi linguaggi ed attiveremo gruppi progettuali che li useranno per progettare i mille aspetti di una nuova società.
I linguaggi sono i modelli e le metafore che nell'ultimo secolo, provenendo sostanzialmente dalle scienze della natura, si sono aggiunti a quelli tipici della società industriale.
Il metodo con il quale li useremo sarà Sorgente Aperta …
Ma perché “balbettanti”? Perché nel progettare un nuovo mondo ci rendiamo conto che il primo esprimersi non sarà che un balbettio. E, perché “poietici”? Perché il balbettio dovrà essere fecondo. Si trasformerà certamente in storie che cominceranno ad essere vissute.
Allora anche questo manifesto è un balbettio poietico? Certamente. Speriamo di doverlo riscrivere al più presto meno balbettante e più fecondo.