sabato 13 maggio 2017

Anche la pubblicità è spaventata di fronte al futuro

di
Francesco Zanotti

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Mi riferisco ad una pubblicità di Audi presente oggi sui giornali.
Suona così: “C’è chi insegue il progresso e chi lo anticipa”. Perché dico che questo è un ulteriore segnale di paura di fronte al futuro?

Perché si immagina che esista un progresso che … progredisce da solo. Il progresso progredisce, i più sfigati lo inseguono, mentre i più bravi lo anticipano …
Manca, però, completamente l’assunzione della responsabilità di fronte al progresso.
Credo che sia il momento di accettare che non esiste alcun progresso che si sviluppa autonomamente, quasi a percorrere una via di futuro obbligata. Siamo noi che costruiamo il progresso e uno specifico progresso tra gli infiniti possibili.

A quando l’emergere di questa consapevolezza? A quando una seria (e non isterica o retorica) assunzione di una forte responsabilità progettuale verso il futuro?

venerdì 12 maggio 2017

Il valore del lavoro domestico

di
Francesco Zanotti. Un cittadino che si impiccia di scienza

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Oggi Massimo Gramellini nel suo “caffè” del Corriere della Sera parla del valore del lavoro delle casalinghe ...  Domanda: perché la società non è in grado di riconoscere questo valore? Avanzerò una proposta semplicissima. Se qualche economista non fosse d’accordo …  

Massimo Gramellini descrive le prestazioni che una casalinga svolge gratuitamente. Sono prestazioni di rilevante impatto sociale. Più precisamente il lavoro delle casalinghe è un contributo diretto, forte e gratuito al nostro sistema di Welfare complessivo.
Bene, allora occorre provare a calcolare questo valore. Nel suo pezzo Gramellini cita due diversi calcoli. Uno più restrittivo parla di circa 3.000 Euro al mese. Un altro, molto più generoso di 7.000.
Fissato questo valore occorre fare due cose.
La prima è quella di aggiungere questo valore complessivo al PIL. Diciamo che non cresciamo? Magari accade nelle attività che vengono riconosciute nel PIL. Ma cresciamo in tante altre attività che, però, siamo così stupidi (mi scusi il lettore, ma non ho trovato aggettivo più adatto a descrivere questo nostro atteggiamento) da non contare.
La seconda è che questo lavoro deve essere retribuito. Come? Direttamente dalla BCE attraverso l’emissione di nuova moneta.
Mi rendo conto della “diversità” della mia proposta. Ma che vi aspettate che si esca da una crisi senza camminare per territori sconosciuti?
Se, poi, qualche economista non fosse d’accordo con la mia proposta, gli chiederei di spiegarmi in base a quale teoria non lo è, che senso ha questa teoria e a che verifica sperimentale è stata sottoposta. E se non mi sapesse rispondere a queste domande gli direi che è da irresponsabili (per di più pagati in genere con stipendi pubblici per prestazioni riconosciute, ma certo non più nobili del lavoro delle casalinghe che non viene riconosciuto) pontificare, porre limiti, leticare tra di loro senza avere solide teorie dietro le spalle. E’ da “Pierini incoscienti” zampettare tra le gambe dei giganti cognitivi e sociali che popolano la nostra società, cercando con la prosopopea di colmare il gap con le loro altezze dei giganti ed avendo come unica strategia quella di farli inciampare. Se tutti finiamo nella polvere la differenza tra nani e giganti scompare.

mercoledì 10 maggio 2017

Obama il velleitario ...

di
Francesco Zanotti

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… lui e troppi altri “innovatori” banali …

Mi direte: ma ha fatto grandi innovazioni. Una su tutte: una straordinaria riforma sanitaria …
Ecco sta proprio qui il punto: non ha fatto nessuna riforma sanitaria. Ha solo fatto una esercitazione giuridica, un compito in classe che aveva come obiettivo quello di prendere un bel voto.
Mi spiego. Una riforma è “fatta” quando diventa vissuta, quando un popolo la pratica e la considera strumento fondamentale per il suo sviluppo. Nulla di tutto questo. La riforma sanitaria di Obama è stata osteggiata prima di essere approvata. E cancellata appena Obama se ne è andato.
La sua colpa: non essere riuscito a farla diventare una riforma di popolo. Per questo penso che sia velleitario. E i Ray-ban da rock star risuonano superficialità.

domenica 7 maggio 2017

Francia: affidereste ad una persona di destra o di sinistra la guida di una Formula 1?

di
Francesco Zanotti

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Tutti dicono che oggi vincerà Macron. Forse hanno ragione, salvo sorprese. Tutti i benpensanti dicono che sarà la salvezza dell’Europa … E qui non si capisce il perché … Le elezioni sono la storia di battaglie che sono fine a loro stesse. Ai vincitori diamo medaglie, anche d’oro, ma non potere di governare.
Pensare che sia importante che a vincere sia una persona di destra o di sinistra è come chiedersi se può guidare con maggiore efficacia una Formula 1 un politico/a di destra o di sinistra. E chi lo sa? L'ipotesi più probabile è che siano tutt’e due piloti incompetenti.

Insomma, bisogna piantarla con due miti: uno contingente (di questi giorni) e uno “stabile” perché ce lo portiamo dentro da decenni.
Quello “contingente”: è importante il risultato delle elezioni francesi. Non è vero, per costruire il futuro è indifferente chi vince tra due candidati … troppo “non sapenti”.
Il mito che ci opprime da quasi sempre: Le lezioni sono il momento più alto della democrazia. Non è vero: le elezioni sono la degenerazione banalizzante della democrazia. Fino a che democrazia significa: tutti siamo responsabili, insieme, del nostro futuro collettivo.
Ecco il ragionamento …
In ogni battaglia elettorale l’obiettivo è vincere. Oggi la vittoria è addirittura solo il non far vincere l’avversario.
Poi chi vincerà domani si troverà davanti a “giochi” che non hanno nulla a che vedere con i dibattiti elettorali.
Le elezioni non sono una farsa, ma un gioco autoreferenziale fine a se stesso. Il che è peggio.
Non è vera la vulgata pro Macron che se vince lui l’Europa è salva. Non si sa neppure che tipo di Europa è quella che deve salvare.
Non è vero che se vince la sua Avversaria l’Europa è finita. Non si sa che tipo di Europa finirebbe.
E allora?
Occorre un nuovo impegno politico: una nuova progettualità sociale diffusa. Che le “elezioni” siano questo momento di progettualità non una battaglia un po’ infantile tra personaggi dopo tutto sempre più mediocri.


giovedì 4 maggio 2017

La scienza bistrattata a Milano

di
Francesco Zanotti

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Poi davvero non lamentiamoci
Le classi politiche ed intellettuali milanesi vogliono parlare di innovazione scientifico-tecnologica, ma inanellano strafalcioni su strafalcioni. Costruendo un loro pensiero scientifico che definire “fake” è essere magnanimi. Ragazzi è un casino!

Il Sindaco di Milano parla dell’ “Osservatorio Milano 2017” e sostiene (fonte Corriere della sera di oggi, pagine milanesi) magnificando della nostra città la grande modernità e la consapevolezza non banale del proprio ruolo internazionale. Ed aggiunge “Questo cammino dovrà continuare registrando ogni anno l’andamento delle principali realtà milanesi non più sull’onda di sensazioni o giudizi di parte, ma sulla base di una misura verificata dal punto di vista scientifico”.
Dove stanno le sciocchezze scientifiche?
Lo si scopre quando prima si cerca di capire cosa vuol dire "registrare misurando scientificamente”.
Possiamo non approfondire dicendo che si tratta di una cosa misteriosa che sanno fare gli “esperti” e noi ne prendiamo atto e usiamo i risultati di questa registrazione.
Ma sarebbe come nascondere la testa sotto la sabbia. Invece, dobbiamo guardarci dentro perché il processo del “misurare scientificamente”, nel caso di realtà complesse, ottiene risultati quasi opposti a quelli che il Sindaco si attende. Non è un processo che porta a risultati oggettivi e indiscutibili, ma è infarcito di soggettività. E’ infarcito proprio di quelle sensazioni o giudizi di parte che si vogliono eliminare.
Andiamo a scoprire questa soggettività.
Per misurare scientificamente un qualunque aspetto di una realtà complessa come una città, dobbiamo sapere come è fatta. Dobbiamo scegliere un modello di quello che vogliamo misurare. Ora, a meno che la cosa da misurare non sia il numero di scarpe del sindaco, in ogni sistema complesso la scelta di un modello per descriverlo è assolutamente soggettiva e non oggettiva. Cioè: la prima soggettività emerge nella scelta delle cose da misurare.
Poi dobbiamo scegliere un’unità di misura e definire il processo di misura. Ed anche qui, soggettività a palla.
Da ultimo la soggettività delle soggettività: il processo di misura di un sistema complesso (ripeto, questo non vale per le scarpe del sindaco) costruisce la misura che ottiene. Un po’ come se la caratteristica da misurare fosse la forma dell’acqua. La forma non è una proprietà intrinseca dell’acqua. Ma è una proprietà che emerge dal processo di misura del suo volume che consiste nel metterla in un recipiente.
Conclusione: ma come possiamo pensare che guidi la città verso l’innovazione tecnico-scientifica (se è questo che si vuole) chi è analfabeta di scienza? E come pensiamo possa evidenziare questo problema un sistema di forze politiche che condivide una profonda ignoranza scientifica?

lunedì 1 maggio 2017

Primarie banali e rischiose

di
Francesco Zanotti

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Ha vinto che non poteva che vincere. Purtroppo l’obiettivo di una vittoria è solo sperare in una vincita più grande. Hai vinto il campionato delle primarie? Allora vuoi vincere la Champions League delle elezioni. Ma solo per alzare la coppa al cielo.
Affrontiamo qui le primarie perché il primo paggio lo abbiamo onorato in un altro dei nostri blog …

Sembra che l’obiettivo fondamentale di tutti sia solo battere gli avversari. L’ipotesi, forse inconscia, ma non per questo meno fondante, è che ognuno dei contendenti in una campagna elettorale sia convinto che “lui si che saprebbe come sistemare le cose”. Peccato che ci sono quei buzzurri disonesti degli avversari che motivati da desideri inconfessabili, cercano di mettere i bastoni tra le ruote. Così pensando, si finisce per immergersi nella mentalità dei campionati e delle Champions League.
Ma Renzi ha detto che il futuro lo si scriverà insieme … Non specificando a chi, ma certamente escludendo tutti gli avversari. Io credo, invece, che sono proprio gli avversari che vanno ascoltati. Insieme agli sconosciuti che sono gli unici che posso portare idee nuove.
E, poi, io crederò ad una partecipazione sostanziale quanto vedrò un leader che fa domande e prende appunti tra il pubblico. Mi fido meno di un leader che confonde la partecipazione con l’applauso dall’alto di un palco.

...continua

Ce ne stiamo accorgendo a colpi di crisi ricorrentesi in ogni dimensione dell'umano. E' evidente che dovunque guardiamo c'è qualcosa che, gravemente, non va: lo sviluppo economico, la povertà, il rapporto con la natura, la soddisfazione sul lavoro e le profonde esigenze di realizzare una vita degna... E allora vogliamo smetterla di denunciare il passato? Sta diventando stucchevole cercare l'ennesimo cantuccio della stanza della società industriale e scoprire ancora una volta l'accumularsi di una polvere. E' il momento di lasciar riposare per un po' la denuncia e la protesta anche perché, se siamo onesti, dobbiamo chiederci: ma noi dove eravamo in questi anni?

Vivevamo su Marte e improvvisamente siamo tornati sulla terra ed abbiamo scoperto che quegli inetti di terrestri, dopo la nostra denuncia, non aveva fatto nulla. E tocca ancora a noi risvegliare le coscienze? Certo che no! Noi abbiamo vissuto immersi in questa società. Sono anche le nostre azioni che hanno mantenuta chiusa la stanza. Lasciando accumulare e incancrenire polvere. Viene quasi da dire: l’accumularsi e l’incancrenirsi ci fa comodo perché la nostra unica competenza era il contestare. Visto che sul costruire abbiamo dato tutti pessima prova.
E non si dica che qualche potere forte, da qualche parte ha impedito che le nostre folgoranti idee liberassero la stanza dalla polvere dell’ingiustizia, del privilegio … Quelli che sembrano poteri forti lo sono solo di fronte alla nostra incapacità di costruire alternative.
Cara e vecchia società di tutti noi, dunque. Che ci ha permesso di superare secolari infelicità … Certo non tutte, certo non a tutti, certo non ugualmente, ma molto.
Cara e vecchia società dalla quale ora dobbiamo allontanarci con un pizzico di nostalgia. Portandoci dentro lo zaino che accompagna ogni viaggio tutto quello che di buono ha prodotto.
E con il passo che diventa sempre più baldanzoso a mano a mano che diventa chiaro il luogo, la nuova società verso la quale siamo diretti ..
Ma verso quale luogo vogliamo dirigerci? Quale nuova società vogliamo costruire?
Noi certo non lo sappiamo! Sappiamo solo come fare a costruirla!

Allora la nostra proposta è strana. Non abbiamo soluzioni, linee politiche, idee originali. Ma un metodo con il quale generarle.
Primo passo di questo metodo: cambiamo i linguaggi. Secondo usiamo questi nuovi linguaggi per progettare insieme .. Accidenti, mi rendo conto che mi sto avventurando in un sentiero accidentato …
Allora provo con una storiella. Pensiamo di indossare occhiali verdi e di dover dipingere una parete di un nuovo colore: il verde ci ha seccati. Ai nostri piedi abbiamo una vasta gamma di barattoli di vernice. Ma tutti i colori ci sembrano gradazioni del verde. E, così, piano piano ci sembra inutile ridipingere una stanza di un nuovo colore che potrà essere solo una gradazione di verde. Accidenti ai poteri forti che ci costringono a dipingere sempre e solo di verde …
Ma poi arriva qualcuno che ci convince che un certo barattolo contiene il rosso. Ma apparirà rosso solo quando lo stendiamo sulla parete … Così, spinti da nuova fiducia e dalla voglia di avere nuova fiducia, cominciamo a dipingere. Ma, anche dopo averlo steso sulla parete, quel colore continua ad essere l’ennesima gradazione del verde. Allora la nostra collera e massima: certo solo un grande complotto di qualche potentato molto potente ci può costringere a naufragare in un mare di verde …
Maledetti poteri forti .. .
Così attiviamo un Gruppo antiverde. Che, innanzitutto, continua ossessivamente a dimostrare che tutto è di quel verde che, oramai invece di speranza, sta a segnalare schifezza. E poi cerca di buttare via tutti i barattoli …
Cosa significa partire dai linguaggi e dal metodo per usarli?
Significa togliersi gli occhiali verdi. E riuscire così a scoprire che tutti i barattoli sono effettivamente di mille colori. Riuscendo a vedere mille colori rinasce davvero la speranza di poter dipingere diversamente la stanza. Ma non possiamo stare senza occhiali ed ogni tipo di occhiale, anche il più sofisticato, altera i colori … Anche il rosso più sfavillante sarà, poi, sempre, ideologicamente, rosso … Ed allora che fare? Impariamo a cambiare occhiali quando vogliamo vedere cose diverse. Ma, poi, come dipingiamo quella stanza? Inevitabilmente tutti insieme con occhiali diversi. Perché ognuno può portare un solo tipo di occhiali per volta. E per fare della stanza un capolavoro, sono necessari tutti i colori. Quando il dipinto a mille mani sarà finito potremmo vedere un miracolo che piacerà a tutti e che tutti potranno vederlo in modo sempre diverso. Basterà indossare gli occhiali degli altri e se ne scoprirà un bellezza diversa.
Allora il nostro programma è molto semplice. Apparirà forse banale e ininfluente: diffonderemo nuovi linguaggi ed attiveremo gruppi progettuali che li useranno per progettare i mille aspetti di una nuova società.
I linguaggi sono i modelli e le metafore che nell'ultimo secolo, provenendo sostanzialmente dalle scienze della natura, si sono aggiunti a quelli tipici della società industriale.
Il metodo con il quale li useremo sarà Sorgente Aperta …
Ma perché “balbettanti”? Perché nel progettare un nuovo mondo ci rendiamo conto che il primo esprimersi non sarà che un balbettio. E, perché “poietici”? Perché il balbettio dovrà essere fecondo. Si trasformerà certamente in storie che cominceranno ad essere vissute.
Allora anche questo manifesto è un balbettio poietico? Certamente. Speriamo di doverlo riscrivere al più presto meno balbettante e più fecondo.