sabato 22 maggio 2010

Domande profonde a cui rispondere


Vorrei proporre non soluzioni di contenuto o di processo, ma alcune domande, ed ascoltare le vostre risposte. Sono tante, alcune collegate tra loro, ma sono domande profonde perchè non possiamo semplicemente fermarci a chiederci dell'attualità. E' del senso generale che dobbiamo occuparci, delle cose grandi che ci stanno attorno, di tutte le cose, non dei pezzetti delle stesse, se vogliamo definire insieme una strategia, una visione, le modalità per camminare in quella direzione e poi cambiarla, se lo si ritiene, e per capire su quale percorso si identificano le nuove leadership, e così proviamo a rispodere a domande complessive...

CHE FACCIAMO ?

I beni prodotti dalle aziende sembrano aver perso di significato, si riducono drasticamente i consumi. E se i consumi non si riducessero, dovrebbero rimanere altissime le disuguaglianze sociali internazionali, cosa che evidentemente non sta avvenendo... e quindi... non ci sono risorse naturali perchè molti altri arrivino ai livelli di consumo dell'occidente... una crescita a cui corrisponde una decrescita? Di quanto? Per chi? Ci stiamo? Come? Non ci stiamo, come?

La competizione sempre più forte con imprese di tutto il mondo su prezzi sta distruggendo il nostro sistema imprenditoriale.

I tanti bravissimi creativi non hanno più molte aziende che richiedono la loro creatività.

Il made in Italy, a cui noi diamo molto più valore di quanto facciano all'estero, si gioca su un patrimonio che ha 500 anni, cade a pezzi e stenta a rinnovarsi

La Natura ci perseguita sempre di più. Sostenibilità dice solo che non dobbiamo distruggere più di quel che possiamo ricostruire.

Candidati e partiti si combattono duramente, ma non si intravede una strategia complessiva, una visione per il Paese.

Crescono paura, insicurezza ed allarmi, solitudine, persone e moltitudini piene di bisogni

La società a rete e plurale si immerge in un flusso di discussioni....e non ci sono sintesi e azioni.

Alcuni pezzi di società avanzano proposte alternative, ma sono per pochi, risultano estranee ed incomprensibili ai più.

Lo stato contribuisce pesantemente a tenere in piedi il sistema: le banche, le imprese, i disoccupati. Chi è lo stato? Un capitalismo socialista è possibile ?

La struttura demografica del paese e i rapporti coi "gli stranieri".

Emergono pochissimi grandi progetti, grandi sogni, grandi visioni per tutti.

La finanza non sa scegliere progetti, aziende, persone da far crescere.

Siamo andati sulla Luna, ma ancora la fame e la salute del mondo sono un problema irrisolvibile.

Il disagio di senso che coinvolge l'uomo e le giovani generazioni in particolare è profondo.

Il non profit non ci ha salvato, così come nessun "mondo alternativo".

Scienze e saperi sono iper specializzati, difficli da valutare e capire per i non tecnici, ma la conoscenza ci serve, quale senso per la Ricerca? Quale responsabilità sociale di capirla e di farsi capire ?

Di cosa vivranno le prossime generazioni se chiudono il 30% delle imprese, lo stato è stra indebitato e gli anziani assorbono tute le risorse ?

Spesso si dice che ci sono competenze, capacità ed esperienze vitali e valide, che però non emergono.

3 commenti:

  1. Facciamo come facevano gli antichi: aspettiamo una guerra che porti via tutto per costruire, speriamo meglio, tutto daccapo!
    Purtroppo fin quando la pancia è piena non c'è nessuna volontà di cambiare. Soffriamo la maledizione del cane che lecca la lima: si ferisce la lingua e sente il sapore del suo sangue, gli piace e continua e così facendo provoca emorragia più abbondante e dunque prova maggior piacere... fino a morirne dissanguato!

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  2. Alfredo Bregni22 maggio 2010 11:50

    Vorrei aggiungere tre domande, alle cui risposte ritengo che i fisici possano contribuire.
    Premessa: se un sistema si autorganizza e aumenta il proprio ordine, lo fa a spese dell'entropia del sistema esterno. Spero che questo sia esatto. Il problema è che, se è esatto, potrebbe essere molto grave.
    Domanda 1: questo vuol dire che se una nazione fiorisce, necessariamente invia i propri "rifiuti" (intesi in tutti i sensi, dal chimico all'economico, al culturale) altrove? Se sì, la cosa mi preoccupa, per quanto segue.
    Domanda 2: quando arriva la globalizzazione, i rifiuti ci tornano in casa? Il pianeta è un sistema chiuso: è aperto nel ricevere energia dal sole e da irradiare un po' di calore nel cosmo durante la notte ...mentre ne riceve dall'altra parte, ma i rifiuti non escono (il terzo millennio è cominciato con l'11 settembre, per cui temo che la mia ipotesi possa essere corretta).
    Domanda 3: sempre se tutto quanto prima è giusto, che si fa? Un'Expo della convivenza, invece che della conoscenza?
    Saluti,
    Alf

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  3. Caro Alfredo tento una risposta alle tue domande. Sottolineando che io non dispenso certo la verità. E che vorrei che in contraccambio tu cercassi di tentare una risposta alle nostre domande di perché riteniamo siano una buon inizio per progettare un nuovo mondo.

    La mia risposta è ispirata da due Signori (uno più famoso, l’altro meno famoso, ma altrettanto serio).

    «Un ordine osservato in natura appare tale solo all’osservatore che vi proietta significati noti o supposti. Così, misurare il disordine fisico tramite l’entropia termodinamica implica che si affronti solo un aspetto molto particolare dell’ordine». Di Henri Altan

    "A questo scopo, sembra piuttosto opportuno introdurre nuove «entropie informazionali» che sviluppano l’intuizione di Shannon in modo svincolato dal collegamento con l’entropia termodinamica: grandezze che mantengono la caratteristica di codificare l’informazione, ma recidono il legame con il contesto termodinamico di origine." di Gianni Zanarini

    "... soltanto una approfondita riflessione ulteriore, che si sviluppi intorno ai concetti di complessità e di organizzazione, potrà rendere utili e fertili le applicazioni dei concetti di informazione e di entropia ai di fuori dei contesti che storicamente ne hanno visto lo sviluppo e la connessione reciproca. Ma naturalmente, nel corso di una tale riflessione, potrà mutare (anche in modo radicale) il significato dei concetti da cui la riflessione stessa si è sviluppata." di Gianni Zanarini

    Conclusione mia: la metafora termodinamica descrive sistemi in equilibrio e non è adatta a descrivere l'emergere di sistemi complessi.

    Ispirato da questa mia prima e generale risposta aggiungo qualche osservazione più puntale.


    Domanda 1:

    Io credo che il problema dei rifiuti non riguardi tanto lo scambio di essi tra le nazioni. Ma il problema stia nel rapporto complessivo tra la società industriale e la natura. L’attuale rapporto è complessivamente insostenibile. Anche se adottiamo le politiche più eque nei singoli scambi di rifiuti, non sta in piedi lo stesso.
    Oggi dobbiamo immaginare nuovi manufatti e nuovi sistemi di produzione. Ispirati ad esempio dalla prima delle domande che abbiamo proposto.
    L’attuale sistema di prodotti e sistemi di produzione nasce dalla visione del mondo di Galileo. Per progettarne di nuovi occorre usare una nuova visione del mondo. Che è poi la proposta fondamentale dell’Expo della conoscenza.

    Alle altre domande la mia risposta è se ci affrettiamo a costruire una nuovo sistema industriale in una nuova società semplicemente perdono di senso.

    Mi sono venute in mente altre osservazioni, ma molte di esse le ho inserite nella proposta ad un gentile Sig. G. che mi ha chiesti spiegazioni al post che segue questo.

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...continua

Ce ne stiamo accorgendo a colpi di crisi ricorrentesi in ogni dimensione dell'umano. E' evidente che dovunque guardiamo c'è qualcosa che, gravemente, non va: lo sviluppo economico, la povertà, il rapporto con la natura, la soddisfazione sul lavoro e le profonde esigenze di realizzare una vita degna... E allora vogliamo smetterla di denunciare il passato? Sta diventando stucchevole cercare l'ennesimo cantuccio della stanza della società industriale e scoprire ancora una volta l'accumularsi di una polvere. E' il momento di lasciar riposare per un po' la denuncia e la protesta anche perché, se siamo onesti, dobbiamo chiederci: ma noi dove eravamo in questi anni?

Vivevamo su Marte e improvvisamente siamo tornati sulla terra ed abbiamo scoperto che quegli inetti di terrestri, dopo la nostra denuncia, non aveva fatto nulla. E tocca ancora a noi risvegliare le coscienze? Certo che no! Noi abbiamo vissuto immersi in questa società. Sono anche le nostre azioni che hanno mantenuta chiusa la stanza. Lasciando accumulare e incancrenire polvere. Viene quasi da dire: l’accumularsi e l’incancrenirsi ci fa comodo perché la nostra unica competenza era il contestare. Visto che sul costruire abbiamo dato tutti pessima prova.
E non si dica che qualche potere forte, da qualche parte ha impedito che le nostre folgoranti idee liberassero la stanza dalla polvere dell’ingiustizia, del privilegio … Quelli che sembrano poteri forti lo sono solo di fronte alla nostra incapacità di costruire alternative.
Cara e vecchia società di tutti noi, dunque. Che ci ha permesso di superare secolari infelicità … Certo non tutte, certo non a tutti, certo non ugualmente, ma molto.
Cara e vecchia società dalla quale ora dobbiamo allontanarci con un pizzico di nostalgia. Portandoci dentro lo zaino che accompagna ogni viaggio tutto quello che di buono ha prodotto.
E con il passo che diventa sempre più baldanzoso a mano a mano che diventa chiaro il luogo, la nuova società verso la quale siamo diretti ..
Ma verso quale luogo vogliamo dirigerci? Quale nuova società vogliamo costruire?
Noi certo non lo sappiamo! Sappiamo solo come fare a costruirla!

Allora la nostra proposta è strana. Non abbiamo soluzioni, linee politiche, idee originali. Ma un metodo con il quale generarle.
Primo passo di questo metodo: cambiamo i linguaggi. Secondo usiamo questi nuovi linguaggi per progettare insieme .. Accidenti, mi rendo conto che mi sto avventurando in un sentiero accidentato …
Allora provo con una storiella. Pensiamo di indossare occhiali verdi e di dover dipingere una parete di un nuovo colore: il verde ci ha seccati. Ai nostri piedi abbiamo una vasta gamma di barattoli di vernice. Ma tutti i colori ci sembrano gradazioni del verde. E, così, piano piano ci sembra inutile ridipingere una stanza di un nuovo colore che potrà essere solo una gradazione di verde. Accidenti ai poteri forti che ci costringono a dipingere sempre e solo di verde …
Ma poi arriva qualcuno che ci convince che un certo barattolo contiene il rosso. Ma apparirà rosso solo quando lo stendiamo sulla parete … Così, spinti da nuova fiducia e dalla voglia di avere nuova fiducia, cominciamo a dipingere. Ma, anche dopo averlo steso sulla parete, quel colore continua ad essere l’ennesima gradazione del verde. Allora la nostra collera e massima: certo solo un grande complotto di qualche potentato molto potente ci può costringere a naufragare in un mare di verde …
Maledetti poteri forti .. .
Così attiviamo un Gruppo antiverde. Che, innanzitutto, continua ossessivamente a dimostrare che tutto è di quel verde che, oramai invece di speranza, sta a segnalare schifezza. E poi cerca di buttare via tutti i barattoli …
Cosa significa partire dai linguaggi e dal metodo per usarli?
Significa togliersi gli occhiali verdi. E riuscire così a scoprire che tutti i barattoli sono effettivamente di mille colori. Riuscendo a vedere mille colori rinasce davvero la speranza di poter dipingere diversamente la stanza. Ma non possiamo stare senza occhiali ed ogni tipo di occhiale, anche il più sofisticato, altera i colori … Anche il rosso più sfavillante sarà, poi, sempre, ideologicamente, rosso … Ed allora che fare? Impariamo a cambiare occhiali quando vogliamo vedere cose diverse. Ma, poi, come dipingiamo quella stanza? Inevitabilmente tutti insieme con occhiali diversi. Perché ognuno può portare un solo tipo di occhiali per volta. E per fare della stanza un capolavoro, sono necessari tutti i colori. Quando il dipinto a mille mani sarà finito potremmo vedere un miracolo che piacerà a tutti e che tutti potranno vederlo in modo sempre diverso. Basterà indossare gli occhiali degli altri e se ne scoprirà un bellezza diversa.
Allora il nostro programma è molto semplice. Apparirà forse banale e ininfluente: diffonderemo nuovi linguaggi ed attiveremo gruppi progettuali che li useranno per progettare i mille aspetti di una nuova società.
I linguaggi sono i modelli e le metafore che nell'ultimo secolo, provenendo sostanzialmente dalle scienze della natura, si sono aggiunti a quelli tipici della società industriale.
Il metodo con il quale li useremo sarà Sorgente Aperta …
Ma perché “balbettanti”? Perché nel progettare un nuovo mondo ci rendiamo conto che il primo esprimersi non sarà che un balbettio. E, perché “poietici”? Perché il balbettio dovrà essere fecondo. Si trasformerà certamente in storie che cominceranno ad essere vissute.
Allora anche questo manifesto è un balbettio poietico? Certamente. Speriamo di doverlo riscrivere al più presto meno balbettante e più fecondo.