Stamattina mentre stavo chiudendo la porta di casa mi è balenata per la testa una idea che, nel tragitto tra casa e ufficio, si è andata precisando e mi è apparsa degna di essere socializzata. Allora lo scrivere è diventato inevitabile … E lo scrivere riguarda Dante, la tecnologia e il futuro.
Dante ha scritto una grande storia su come egli immaginava il mondo definitivo, cioè l’ “al di là”. Una storia che si è ingigantita nei secoli. E che ancora oggi raduna folle, quando viene proposta in pubblico. Raduna folle silenti e pensanti.
Ma Dante aveva a sua disposizione strumenti molto più limitati dei nostri. Strumenti molto più limitati per rappresentare, comunicare e realizzare storie: carta e penna, neanche la stampa. Certo non aveva nessuna tecnologia per realizzare l’ “al di là” immaginato.
Nonostante questa povertà di strumenti, egli ha scritto una delle più grandi storie del mondo. Tanti altri uomini (o gruppi di uomini) hanno scritto storie immense. In tempi in cui vi erano ancora meno strumenti e tecnologie.
Arriviamo a noi.
Noi disponiamo, per rappresentare le storie che immaginiamo nella nostra mente, strumenti di scrittura e di rappresentazione incommensurabilmente più potenti della carta e della penna d’oca: dal pc agli strumenti di fotografia, di ripresa, di simulazione, di grafica.
Disponiamo di strumenti incommensurabilmente più potenti di diffusione: dalla stampa, ad un sistema di trasporti e di distribuzione, alle rete.
Disponiamo di tecnologie potentissime per realizzare quello che abbiamo immaginato. Forse non mondi ultraterreni, ma quasi tutti i mondi terreni che ci possiamo immaginare.
Disponiamo di strumenti incommensurabilmente più potenti, ma li usiamo per scrivere e realizzare storie banali. Quasi sempre le stesse storie da circa quaranta anni …
Le stesse storie economiche.
Cioè le stesse imprese, lo stesso sistema finanziario, lo stesso sistema di servizi. Quando abbiamo tentato di scrivere una “New economy”, ci siamo persi nei biglietti di auguri via internet, come massima espressione creativa.
Le stesse storie istituzionali.
Siamo fermi alla divisione settecentesca dei potere e ad una democrazia rappresentativa molto rudimentale: la dittatura della maggioranza al di là del giusto, del vero e del bello.
Le stesse storie politiche.
Sostanzialmente le stesse parti politiche che si contrappongono come eserciti in guerra in nome di valori che, quando assumono i grandi nomi di libertà e giustizia sociale, appaiono, al sentirli, mobilitanti. Ma, poi, si dimostrano subito scatole vuote che vengono usate solo come armi per combattere l’avversario. Perché se qualcuno chiede come si fa a realizzare libertà e giustizia sociale, la riposta è sempre la stessa. Basta eliminare i cattivi. Cioè gli avversari politici, peste li colga.
Le stesse reazioni civili: forse chiarezza contestativa, ma ci vuole poco a capire che se si vuole conservare una società che ha fatto il suo tempo, in ogni sua dimensione apparirà insoddisfacente. Le stesse reazioni civili, ma poi la stessa isteria etica che risolve la sfida del costruire una nuova società con assurde pretesi di alterità del contestatore di turno.
La stessa visione del mondo che aveva Galileo, dimenticando tutte le conoscenze alternative che, da allora, nel tempo, nello spazio e nelle civiltà, si sono aggiunte alla sua visione ed alle sue conoscenze. Certo benemerite, anzi profetiche. Ma quasi 500 anni fa …
Allora forse la crisi economica, sociale, politica istituzionale, culturale e personale che stiamo vivendo non viene da qualche demiurgo incattivito. Ma dal fatto che stiamo riscrivendo da decenni le stesse storie banali mentre il mondo sta cambiando radicalmente. Come se fossimo rimasti nelle vecchie stalle invernali della bassa padana a raccontare storie di mondine, al tempo del Grande Fratello e delle veline.
Se questo è il problema, allora la soluzione è quasi banale, almeno a dichiararsi: occorre cominciare a scrivere la storia della nuova società nella quale vorremmo vivere.
Non stiamo a discutere di quali modalità di controllo sull'economia Progettiamo una nuova economia: come dovrà essere il nuovo sistema produttivo prossimo futuro che dovrà fornire prodotti completamente nuovi, attraverso processi produttivi altrettanto nuovi. E come dovranno essere i nuovi sistemi finanziario e distributivo? Dove dovrebbe guardare la ricerca? Perché qualche problema ce l’abbiamo se spendiamo quasi dieci miliardi di dollari per costruire il più grande martello del mondo. Che, poi, si guasta appena dopo aver dato le prime martellatine di prova.
Quali nuove istituzioni che, invece di decidere chi comanda e su chi, possano permettere lo svilupparsi di una nuova progettualità sociale.
Che senso hanno parti politiche istituzionalizzate? Come si può pensare che non diventino autoreferenziali? Come si può pretendere che esita una netta divisione dei poteri quando una società complessa è proprio quella nella quale tutto si mischia?
Quale nuova visione del mondo, dopo quella galileiana, che condensi tutti le nuove idee emerse durante il ‘900?
Vale la pena di provare a scrivere questa storia perché abbiamo tutte le tecnologie per scrivere e, poi, realizzare. E’ obbligatorio provar a scrivere questa storia, altrimenti la Storia si scriverà da sola la storia della società prossima ventura. E, se si fa agire la Storia da sola, essa finirà con lo scrivere storie che finiscono troppo spesso nella tragedia.
Vogliamo cominciare?
Quale nuovo sistema economico? Quale nuovo sistema sociale, politico, istituzionale, culturale e mediatico vogliamo?
Io qualche primo capitolo della storia della società prossima ventura ho cominciato a scriverlo. E non ha come personaggi, né chiave, né comprimari, Berlusconi e Veltroni. Citati in rigoroso ordine alfabetico, come i ragazzini a scuola …
Da solo non riuscirò certo a finirla. Ma in tanti insieme, sì. Così tra cinque secoli diranno che più di sette secoli dopo Dante è nato un nuovo Dante sociale che ha saputo scrivere una nuova e più intensa commedia, degna delle mille nuove penne e dei mille nuovi calamai di cui disponiamo.
Francesco Zanotti
Dante ha scritto una grande storia su come egli immaginava il mondo definitivo, cioè l’ “al di là”. Una storia che si è ingigantita nei secoli. E che ancora oggi raduna folle, quando viene proposta in pubblico. Raduna folle silenti e pensanti.

Nonostante questa povertà di strumenti, egli ha scritto una delle più grandi storie del mondo. Tanti altri uomini (o gruppi di uomini) hanno scritto storie immense. In tempi in cui vi erano ancora meno strumenti e tecnologie.
Arriviamo a noi.
Noi disponiamo, per rappresentare le storie che immaginiamo nella nostra mente, strumenti di scrittura e di rappresentazione incommensurabilmente più potenti della carta e della penna d’oca: dal pc agli strumenti di fotografia, di ripresa, di simulazione, di grafica.
Disponiamo di strumenti incommensurabilmente più potenti di diffusione: dalla stampa, ad un sistema di trasporti e di distribuzione, alle rete.
Disponiamo di tecnologie potentissime per realizzare quello che abbiamo immaginato. Forse non mondi ultraterreni, ma quasi tutti i mondi terreni che ci possiamo immaginare.
Disponiamo di strumenti incommensurabilmente più potenti, ma li usiamo per scrivere e realizzare storie banali. Quasi sempre le stesse storie da circa quaranta anni …
Le stesse storie economiche.
Cioè le stesse imprese, lo stesso sistema finanziario, lo stesso sistema di servizi. Quando abbiamo tentato di scrivere una “New economy”, ci siamo persi nei biglietti di auguri via internet, come massima espressione creativa.
Le stesse storie istituzionali.
Siamo fermi alla divisione settecentesca dei potere e ad una democrazia rappresentativa molto rudimentale: la dittatura della maggioranza al di là del giusto, del vero e del bello.
Le stesse storie politiche.
Sostanzialmente le stesse parti politiche che si contrappongono come eserciti in guerra in nome di valori che, quando assumono i grandi nomi di libertà e giustizia sociale, appaiono, al sentirli, mobilitanti. Ma, poi, si dimostrano subito scatole vuote che vengono usate solo come armi per combattere l’avversario. Perché se qualcuno chiede come si fa a realizzare libertà e giustizia sociale, la riposta è sempre la stessa. Basta eliminare i cattivi. Cioè gli avversari politici, peste li colga.
Le stesse reazioni civili: forse chiarezza contestativa, ma ci vuole poco a capire che se si vuole conservare una società che ha fatto il suo tempo, in ogni sua dimensione apparirà insoddisfacente. Le stesse reazioni civili, ma poi la stessa isteria etica che risolve la sfida del costruire una nuova società con assurde pretesi di alterità del contestatore di turno.

Allora forse la crisi economica, sociale, politica istituzionale, culturale e personale che stiamo vivendo non viene da qualche demiurgo incattivito. Ma dal fatto che stiamo riscrivendo da decenni le stesse storie banali mentre il mondo sta cambiando radicalmente. Come se fossimo rimasti nelle vecchie stalle invernali della bassa padana a raccontare storie di mondine, al tempo del Grande Fratello e delle veline.
Se questo è il problema, allora la soluzione è quasi banale, almeno a dichiararsi: occorre cominciare a scrivere la storia della nuova società nella quale vorremmo vivere.
Non stiamo a discutere di quali modalità di controllo sull'economia Progettiamo una nuova economia: come dovrà essere il nuovo sistema produttivo prossimo futuro che dovrà fornire prodotti completamente nuovi, attraverso processi produttivi altrettanto nuovi. E come dovranno essere i nuovi sistemi finanziario e distributivo? Dove dovrebbe guardare la ricerca? Perché qualche problema ce l’abbiamo se spendiamo quasi dieci miliardi di dollari per costruire il più grande martello del mondo. Che, poi, si guasta appena dopo aver dato le prime martellatine di prova.
Quali nuove istituzioni che, invece di decidere chi comanda e su chi, possano permettere lo svilupparsi di una nuova progettualità sociale.
Che senso hanno parti politiche istituzionalizzate? Come si può pensare che non diventino autoreferenziali? Come si può pretendere che esita una netta divisione dei poteri quando una società complessa è proprio quella nella quale tutto si mischia?
Quale nuova visione del mondo, dopo quella galileiana, che condensi tutti le nuove idee emerse durante il ‘900?
Vale la pena di provare a scrivere questa storia perché abbiamo tutte le tecnologie per scrivere e, poi, realizzare. E’ obbligatorio provar a scrivere questa storia, altrimenti la Storia si scriverà da sola la storia della società prossima ventura. E, se si fa agire la Storia da sola, essa finirà con lo scrivere storie che finiscono troppo spesso nella tragedia.
Vogliamo cominciare?
Quale nuovo sistema economico? Quale nuovo sistema sociale, politico, istituzionale, culturale e mediatico vogliamo?
Io qualche primo capitolo della storia della società prossima ventura ho cominciato a scriverlo. E non ha come personaggi, né chiave, né comprimari, Berlusconi e Veltroni. Citati in rigoroso ordine alfabetico, come i ragazzini a scuola …
Da solo non riuscirò certo a finirla. Ma in tanti insieme, sì. Così tra cinque secoli diranno che più di sette secoli dopo Dante è nato un nuovo Dante sociale che ha saputo scrivere una nuova e più intensa commedia, degna delle mille nuove penne e dei mille nuovi calamai di cui disponiamo.
Francesco Zanotti
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