domenica 11 dicembre 2016

Il bilancio del Governo Renzi. E domani?

di
Francesco Zanotti

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Lo sintetizza Luca Ricolfi sul Sole 24 Ore di oggi: si è aumentato un po’ il debito per dare qualche mancia a destra e a manca …

Si è cercato di dare un po’ di ossigeno a famiglie e imprese a spese del debito pubblico che è aumentato di circa 100 mld. Il tutto favorito da un abbassamento del costo del debito.

giovedì 8 dicembre 2016

Caduta degli dei?

di
Francesco Zanotti

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Ovviamente si tratta di un titolo iperbole: Renzi e i suoi seguaci non erano dei. E, poi, si tratta di una caduta da uno sgabellino che fa rumore come l’inciampo di un bambino che poi piange, ma non pregiudica il futuro.
E lo stesso discorso vale per Obama. Purtroppo era tutto prevedibile e previsto come sanno i lettori di questo blog.

In una società complessa, non serve un uomo al comando. Soprattutto se le sue visioni sono piccole piccole. Gli uomini così generano illusioni e poi se vanno con la coda tra le gambe lasciando un vuoto progettuale.
Il destino comune di Renzi e Obama.
Hanno rappresentato una voglia di nuovo che è rimasta in superficie. Non è importante che Obama abbia concluso un mandato e Renzi no.
Ambedue hanno cercato di rispondere alle esigenze di cambiamento con un volontarismo ossessivo: lo “yes we can” di Obama che risuonava quasi come sfondo ai comizi di Renzi.
Ma poi Obama si è trovato costretto ad agire sempre in difesa. E Renzi ha attaccato dove non c’era alcuni nemico.
Cosa occorre? Una classe dirigente che si qualifichi per usare nuove risorse cognitive e che attivi processi progettuali invece di logorarsi in battaglie comunicative. Purtroppo di questa classe dirigente non vi è traccia.


lunedì 5 dicembre 2016

Dopo il referendum: lettera aperta a Mario Calabresi

di
Francesco Zanotti

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C’è peggior sordo di chi non vuol sentire. Ed è chi non riesce a vedere, sentire, ascoltare perché guarda solo al vuoto … basta che sia firmato.

Egregio Direttore,
certo l’incipit della mia lettera è un po’ criptico, ma alla fine, se avrà la cortesia di leggerla, le sembrerà una sintesi efficace del pensiero che voglio comunicarle.
Inizio con una apparente distrazione, un po’ autocelebrativa, ma poi vedrà che c’entra.
Due giorni fa su questo blog scrivevo: “il no vincerà se Renzi troverà appoggio (al si, ovviamente) dalla grande stampa e dagli opinion leader. Come è accaduto a Hilary Clinton nelle ultime elezioni americane.” Dal suo pezzo sulla Repubblica di oggi è evidente il suo rammarico che Renzi non abbia vinto. A conferma della mia previsione: la grande stampa è riuscita ad arruolarlo nell’establishment e, così, l’ha fatto perdere.
Sono un fan di Renzi? No, ma neanche un detrattore.
Se vuole conoscere la mia opinione, dia una occhiata qui

Fine della digressione che, però, è in realtà il contesto della mia comunicazione.
Scrive alla fine del suo articolo di oggi: “Questi italiani (quelli che sono andati a votare), non importa se hanno votano sì o no, si meritano una proposta di Paese credibile, che parli di un futuro e non di salti nel buio.
Sono d’accordo, ma le faccio notare che le proposte credibili ci sono. E’ che la grande stampa sembra non le possa sentire, vedere e ascoltare. E credo che la ragione sia che le manca la conoscenza per farlo. Ed allora è costretta a leggere prima la firma che le proposte. Se la firma è nota allora la grande stampa ci va a nozze. Se poi due firme note la pensano diversamente, ci va a “nozzissime”. Ma le firme note non possono che riproporre le idee di sempre.

Le propongo qualche nota a dimostrazione di questa mia affermazione. L’attuale teoria macro-economica (non vi sono teorie diverse, vi è una sola macroeconomia che poi si declina in dialetti non sostanzialmente diversi gli uni dagli altri) è del tutto insignificante. E non le sto parlando di pinzillacchere, le sto parlando di matematica. Supponiamo di prendere sul serio che sia necessario ricercare posizioni di equilibrio (ma che senso ha cercare un equilibrio, che si intende come stabilità, in un mondo straziato dalle ingiustizie e che sta distruggendo il Pianeta?). Bene gli ecomomisti propongono equazioni dalle quali emergono certamente punti di equilibrio. Il problema è che questi punti di equilibrio sono infiniti. Questo significa che i dibattiti economici non si rendono contro che quando vi è discordanza è perché si cerca di raggiungere punti di equilibrio che sono diversi, ma ambedue matematicamente insensati. E di posizioni alternative ulteriori ve ne sono infinite.
Sono dibattiti senza senso, portati avanti col furore insano di Orlando, ma che la stampa riprende compiacendosene.
Le conoscenze che mancano e impediscono di vedere, ascoltare e sentire? Le conoscenze matematiche senza le quali oggi pubblicare qualcosa di macroeconomia è come firmare una cambiale in bianco all’economista di turno.

Per essere più concreto, ecco un altro tema.

domenica 4 dicembre 2016

Ogni innovazione è frutto di “conversione”

di
Francesco Zanotti

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Leggiamo laicamente il messaggio di Papa Francesco agli imprenditori. E contempliamone, sempre laicamente, cognitivamente, il valore pratico universale. Magari proprio oggi: così scopriremo che è davvero sciocco pensare che un rito elettorale possa costruire il futuro.

L’udienza è stata concessa ai Partecipanti al Global Forum di Fortune-Time sulle sfide del XXI secolo.
Il messaggio del Papa è che il Rinnovamento (parola forse più profonda di innovazione) nasce da una conversione, sostanzialmente, dall’egoismo alla generosità.
Ma come fare questo passaggio?
Non tocca al Papa fornire soluzioni, ma a noi sì. E lo si può fare leggendo, declinando laicamente il suo messaggio.
La conversione è un cambiamento delle risorse cognitive di riferimento. Un loro rinnovamento radicale. Se le classi dirigenti e tutti noi non “impariamo” (sì, anche attraverso lo studio) ad usare schemi mentali diversi, ogni invocazione, pure alta e forte, finisce nel nulla. Ma purtroppo oggi nessuno aiuta le classi dirigenti a dotarsi di nuove risorse cognitive. Noi ci proviamo ed anche con un discreto successo. Anche se nell’attuale momento storico un successo solo “discreto” rischia di essere troppo banale.
Con queste cose in mente torniamo al referendum che sembra segnare il giorno del giudizio. Con esse non c’entra nulla. Stasera quando conosceremo i risultati scopriremo che abbiamo passato mesi a creare un evento conflittuale che, alla fine, non solo non ci ha permesso di acquisire le nuove risorse cognitive di cui abbiamo bisogno, ma neanche riflettere sul fatto che ne abbiamo bisogno. Non importa chi vincerà il referendum. Importa che esso ha costituito un forte blocco ad ogni progresso cognitivo.


giovedì 1 dicembre 2016

Perché ci scaldiamo tanto per le competizioni elettorali?

di
Francesco Zanotti

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Non ha senso scaldarsi per i risultati elettorali.
E la ragione è semplice: nessuno sa cosa accadrà dopo, chiunque vinca. Tanto nessuno può realizzare le promesse elettorali.

Purtroppo abbiamo ancora in mente il modello della società industriale. Si presenta un programma e si cerca consenso per realizzarlo. Chi vince lo realizza.
Ma le cose non stanno così.
I programmi nascono per vincere le elezioni e non per essere realizzati. E, per di più,  evolvono durante la campagna elettorale. Tanto che alla fine un vero e proprio programma elettorale non esiste. E se non esiste non può certo essere realizzato.
Ma supponiamo anche che, alla fine, le diverse parti politiche in competizione e, quindi, in conflitto elettorale, riescano a esprimere programmi coerenti. Accade che sarebbero il frutto delle conversazioni (conflittuali) autopoietiche elettorali.
Finite quelle conversazioni i programmi che esse hanno generato perdono di senso. E chi governa farà scelte che dipendono dalle nuove conversazioni imprenditoriali, economiche e politiche che verranno messe in atto.

Per il referendum tutto questo è estremizzato.
Non si confrontano programmi, ma si discute se attuare o meno cambiamenti costituzionali. In questo caso il non sense è più profondo:

domenica 27 novembre 2016

Fidel Castro e Unipolsai

di
Francesco Zanotti

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Con Fidel Castro muore un protagonista della conflittualità sociale. Da UnipolSai un minuscolo segno che il passato sta per essere superato.

Fidel Castro è stato uno dei simboli del lottare. Senza aggettivi. Ci sono personaggi che sanno vivere solo di lotta. Fidel Castro era uno dei più bravi tra questi. Significativa è una frase di Ugo Tramballi che, sul Sole24Ore di oggi, raccontando della vita di Castro scrive “Il rivoluzionario cresceva (dopo le esperienze in Colombia), ma gli mancava ancora la sua rivolta.”
Oggi non abbiamo più bisogno di uomini che hanno bisogno della lotta. Abbiamo bisogno di uomini che hanno bisogno di pace.
Il secolo scorso è stato il secolo della lotta: da quelle lotte tragiche che si chiamano guerre a quelle comiche che si chiamano campagne elettorali.
Oggi non abbiamo più bisogno di lotte. Abbiamo bisogno di progetti di futuro che costruiscono pace. Che è molto di più che abbattere ingiustizie.
E UnipolSai?

...continua

Ce ne stiamo accorgendo a colpi di crisi ricorrentesi in ogni dimensione dell'umano. E' evidente che dovunque guardiamo c'è qualcosa che, gravemente, non va: lo sviluppo economico, la povertà, il rapporto con la natura, la soddisfazione sul lavoro e le profonde esigenze di realizzare una vita degna... E allora vogliamo smetterla di denunciare il passato? Sta diventando stucchevole cercare l'ennesimo cantuccio della stanza della società industriale e scoprire ancora una volta l'accumularsi di una polvere. E' il momento di lasciar riposare per un po' la denuncia e la protesta anche perché, se siamo onesti, dobbiamo chiederci: ma noi dove eravamo in questi anni?

Vivevamo su Marte e improvvisamente siamo tornati sulla terra ed abbiamo scoperto che quegli inetti di terrestri, dopo la nostra denuncia, non aveva fatto nulla. E tocca ancora a noi risvegliare le coscienze? Certo che no! Noi abbiamo vissuto immersi in questa società. Sono anche le nostre azioni che hanno mantenuta chiusa la stanza. Lasciando accumulare e incancrenire polvere. Viene quasi da dire: l’accumularsi e l’incancrenirsi ci fa comodo perché la nostra unica competenza era il contestare. Visto che sul costruire abbiamo dato tutti pessima prova.
E non si dica che qualche potere forte, da qualche parte ha impedito che le nostre folgoranti idee liberassero la stanza dalla polvere dell’ingiustizia, del privilegio … Quelli che sembrano poteri forti lo sono solo di fronte alla nostra incapacità di costruire alternative.
Cara e vecchia società di tutti noi, dunque. Che ci ha permesso di superare secolari infelicità … Certo non tutte, certo non a tutti, certo non ugualmente, ma molto.
Cara e vecchia società dalla quale ora dobbiamo allontanarci con un pizzico di nostalgia. Portandoci dentro lo zaino che accompagna ogni viaggio tutto quello che di buono ha prodotto.
E con il passo che diventa sempre più baldanzoso a mano a mano che diventa chiaro il luogo, la nuova società verso la quale siamo diretti ..
Ma verso quale luogo vogliamo dirigerci? Quale nuova società vogliamo costruire?
Noi certo non lo sappiamo! Sappiamo solo come fare a costruirla!

Allora la nostra proposta è strana. Non abbiamo soluzioni, linee politiche, idee originali. Ma un metodo con il quale generarle.
Primo passo di questo metodo: cambiamo i linguaggi. Secondo usiamo questi nuovi linguaggi per progettare insieme .. Accidenti, mi rendo conto che mi sto avventurando in un sentiero accidentato …
Allora provo con una storiella. Pensiamo di indossare occhiali verdi e di dover dipingere una parete di un nuovo colore: il verde ci ha seccati. Ai nostri piedi abbiamo una vasta gamma di barattoli di vernice. Ma tutti i colori ci sembrano gradazioni del verde. E, così, piano piano ci sembra inutile ridipingere una stanza di un nuovo colore che potrà essere solo una gradazione di verde. Accidenti ai poteri forti che ci costringono a dipingere sempre e solo di verde …
Ma poi arriva qualcuno che ci convince che un certo barattolo contiene il rosso. Ma apparirà rosso solo quando lo stendiamo sulla parete … Così, spinti da nuova fiducia e dalla voglia di avere nuova fiducia, cominciamo a dipingere. Ma, anche dopo averlo steso sulla parete, quel colore continua ad essere l’ennesima gradazione del verde. Allora la nostra collera e massima: certo solo un grande complotto di qualche potentato molto potente ci può costringere a naufragare in un mare di verde …
Maledetti poteri forti .. .
Così attiviamo un Gruppo antiverde. Che, innanzitutto, continua ossessivamente a dimostrare che tutto è di quel verde che, oramai invece di speranza, sta a segnalare schifezza. E poi cerca di buttare via tutti i barattoli …
Cosa significa partire dai linguaggi e dal metodo per usarli?
Significa togliersi gli occhiali verdi. E riuscire così a scoprire che tutti i barattoli sono effettivamente di mille colori. Riuscendo a vedere mille colori rinasce davvero la speranza di poter dipingere diversamente la stanza. Ma non possiamo stare senza occhiali ed ogni tipo di occhiale, anche il più sofisticato, altera i colori … Anche il rosso più sfavillante sarà, poi, sempre, ideologicamente, rosso … Ed allora che fare? Impariamo a cambiare occhiali quando vogliamo vedere cose diverse. Ma, poi, come dipingiamo quella stanza? Inevitabilmente tutti insieme con occhiali diversi. Perché ognuno può portare un solo tipo di occhiali per volta. E per fare della stanza un capolavoro, sono necessari tutti i colori. Quando il dipinto a mille mani sarà finito potremmo vedere un miracolo che piacerà a tutti e che tutti potranno vederlo in modo sempre diverso. Basterà indossare gli occhiali degli altri e se ne scoprirà un bellezza diversa.
Allora il nostro programma è molto semplice. Apparirà forse banale e ininfluente: diffonderemo nuovi linguaggi ed attiveremo gruppi progettuali che li useranno per progettare i mille aspetti di una nuova società.
I linguaggi sono i modelli e le metafore che nell'ultimo secolo, provenendo sostanzialmente dalle scienze della natura, si sono aggiunti a quelli tipici della società industriale.
Il metodo con il quale li useremo sarà Sorgente Aperta …
Ma perché “balbettanti”? Perché nel progettare un nuovo mondo ci rendiamo conto che il primo esprimersi non sarà che un balbettio. E, perché “poietici”? Perché il balbettio dovrà essere fecondo. Si trasformerà certamente in storie che cominceranno ad essere vissute.
Allora anche questo manifesto è un balbettio poietico? Certamente. Speriamo di doverlo riscrivere al più presto meno balbettante e più fecondo.